Pensioni 2019. Domande e risposte

Qual è la durata di accesso delle finestre per la pensione anticipata?

Una volta maturati i requisiti contributivi (i cui adeguamenti a speranza di vita sono bloccati fino al 2026) decorre una finestra mobile che dura tre mesi.

Esaurito tale periodo decorre materialmente la pensione anticipata. In fase di prima applicazione, per chi ha maturato il nuovo requisito contributivo dall’1° al 29 gennaio (data di entrata in vigore del decreto legge 4/2019), il diritto alla pensione scatterà comunque a partire dal prossimo aprile.

La finestra non si applica per chi ha maturato i requisiti nel 2018.

La finestra dura di più per i dipendenti pubblici?

No, la finestra della pensione anticipata avrà durata trimestrale mobile per lavoratori subordinati privati e del pubblico impiego, autonomi e parasubordinati.

Per l’ingresso a pensione in quota 100, invece, il pubblico impiego dovrà attendere una finestra di durata semestrale con primo ingresso possibile comunque ad agosto 2019.

Durante il periodo di finestra della pensione anticipata è obbligatorio cessare dal lavoro?

In analogia con le precedenti finestre già previste nel 2007 e nel 2010, no.

Il lavoratore potrà lavorare e continuare a contribuire fino all’esaurimento della finestra di tre mesi ed accedere, una volta cessato il rapporto di lavoro dipendente, direttamente a pensione senza alcuna attesa.

La pensione di vecchiaia registrerà la medesima finestra?

No, una volta maturato il requisito anagrafico della pensione di vecchiaia (67 anni nel 2019), se il soggetto ha 20 anni di contributi e ha cessato il rapporto di lavoro dipendente, accede a pensione direttamente dal mese successivo alla domanda con eventuale corresponsione degli arretrati.

Quando può essere presentata la domanda di pensione?

Ordinariamente il portale telematico Inps consente il deposito della pensione al massimo due o tre mesi prima della maturazione dei requisiti e quindi dalla decorrenza della pensione.

Pensione opzione donna: in sintesi

Cos’è. È la possibilità, prevista da quest’anno per le donne, di accedere alla pensione con almeno 35 anni di contributi e almeno 58 anni di età se dipendenti o 59 se autonome, come alternativa alle altre forme di pensionamento. I requisiti devono essere stati raggiunti entro il 2018

Importo. Se si sceglie questa soluzione, la pensione viene calcolata con il metodo contributivo a prescindere da quello a cui ha diritto la lavoratrice sulla base dei contributi accumulati nel tempo (in genere il sistema misto o quello ex retributivo).

Ciò comporta nella maggior parte dei casi una riduzione dell’importo dell’assegno determinato utilizzando gli altri sistemi di calcolo, riduzione che può arrivare al 40 per cento.

Decorrenza. Tra la maturazione del diritto e la corresponsione del primo assegno è prevista una finestra, cioè un periodo in cui o si continua a lavorare oppure si resta senza retribuzione e senza pensione.

La finestra è di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e di 18 mesi per le autonome, oltre alle decorrenze specifiche per il comparto scuola.

Contributi. Per il raggiungimento del minimo di 35 anni non sono utili i periodi di contribuzione figurativa a fronte di malattia o disoccupazione se previsto dalla gestione previdenziale interessata.

Domanda. È già possibile presentare la domanda di pensione all’Inps per gli iscritti alle gestioni private, pubblica e dello sport e spettacolo che hanno maturato i requisiti.

Opzione donna: in sintesi

Cos’è. È la possibilità, prevista da quest’anno per le donne, di accedere alla pensione con almeno 35 anni di contributi e almeno 58 anni di età se dipendenti o 59 se autonome, come alternativa alle altre forme di pensionamento. I requisiti devono essere stati raggiunti entro il 2018

Importo. Se si sceglie questa soluzione, la pensione viene calcolata con il metodo contributivo a prescindere da quello a cui ha diritto la lavoratrice sulla base dei contributi accumulati nel tempo (in genere il sistema misto o quello ex retributivo).

Ciò comporta nella maggior parte dei casi una riduzione dell’importo dell’assegno determinato utilizzando gli altri sistemi di calcolo, riduzione che può arrivare al 40 per cento.

Decorrenza. Tra la maturazione del diritto e la corresponsione del primo assegno è prevista una finestra, cioè un periodo in cui o si continua a lavorare oppure si resta senza retribuzione e senza pensione.

La finestra è di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e di 18 mesi per le autonome, oltre alle decorrenze specifiche per il comparto scuola.

Contributi. Per il raggiungimento del minimo di 35 anni non sono utili i periodi di contribuzione figurativa a fronte di malattia o disoccupazione se previsto dalla gestione previdenziale interessata.

Domanda. È già possibile presentare la domanda di pensione all’Inps per gli iscritti alle gestioni private, pubblica e dello sport e spettacolo che hanno maturato i requisiti.

Isopensione

Riguarda i datori di lavoro che occupano mediamente più di 15 lavoratori e che risolvono il rapporto di lavoro con lavoratori a cui manchino non più di 7 anni per accedere alla pensione di vecchiaia o anticipata, con esclusione però di Quota 100. In pratica non si può accedere allo strumento dell’isopensione per arrivare poi a perfezionare Quota 100.

Il datore di lavoro deve però corrispondere ai lavoratori in esodo una prestazione di importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe in base alle regole vigenti, al momento della cessazione e deve corrispondere all’Inps la contribuzione figurativa fino al raggiungimento dei requisiti minimi per il pensionamento. Il tutto garantito da una fideiussione bancaria.

La prestazione conseguita dai lavoratori in esodo è cumulabile coi redditi da lavoro.

Pensione: isopensione

Riguarda i datori di lavoro che occupano mediamente più di 15 lavoratori e che risolvono il rapporto di lavoro con lavoratori a cui manchino non più di 7 anni per accedere alla pensione di vecchiaia o anticipata, con esclusione però di Quota 100. In pratica non si può accedere allo strumento dell’isopensione per arrivare poi a perfezionare Quota 100.

Il datore di lavoro deve però corrispondere ai lavoratori in esodo una prestazione di importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe in base alle regole vigenti, al momento della cessazione e deve corrispondere all’Inps la contribuzione figurativa fino al raggiungimento dei requisiti minimi per il pensionamento. Il tutto garantito da una fideiussione bancaria.

La prestazione conseguita dai lavoratori in esodo è cumulabile coi redditi da lavoro.

Forme di pensione anticipata 2019

Restano invariati, anche nel 2019, gli strumenti di accompagnamento alla pensione: dall’isopensione, alla pensione ai precoci, Ape sociale e Ape volontario.

Si aggiunge a questi l’uscita anticipata dal lavoro con l’opzione donna benché limitata a chi ha perfezionato i requisiti entro il 31 dicembre 2018.

Per l’accesso alla pensione è necessario rientrare nei requisiti indicati per la pensione di vecchiaia o anticipata, in parte attenuatisi per effetto di Quota 100.

Tuttavia, rimangono in piedi anche nel 2019 tutti quegli strumenti di pensionamento anticipato perfezionati dal legislatore nel corso degli ultimi anni, a cui si deve aggiungere, in virtù del D.L. n. 4/2019 , l’opzione donna cioé una forma di pensionamento anticipato a favore delle lavoratrici.

Tutti questi strumenti di anticipo possono interessare anche i datori di lavoro qualora intendano cessare il rapporto dei lavoratori anziani impiegati oppure procedere a un turn over degli stessi.

Opzione donna

Torna l’opzione donna che offre alle lavoratrici dipendenti e autonome la possibilità di andare in pensione prima dei canali ordinari, con una pensione calcolata però con le regole del sistema contributivo, purché entro il 31 dicembre 2018:

– abbiano maturato almeno 35 anni di contribuzione;

– siano in possesso di almeno 58 anni di età se dipendenti o 59 se autonome.

Ai predetti requisiti non si applica la speranza di vita, formula contradditoria quest’ultima, visto che la legge congela i requisiti anagrafici a un termine temporale ormai trascorso, senza possibilità, appunto, che possano essere suscettibili di aumentare col passare del tempo.

Occorre tenere conto che:

– la pensione sarà calcolata secondo le regole di calcolo del sistema contributivo previste dal D.Lgs. 30 aprile 1997, n. 180 ;

– la pensione decorrerà con il sistema delle finestre mobili di cui alla legge n. 122/2010 e quindi 12 mesi dopo per le dipendenti e 18 mesi dopo per le autonome.

Le lavoratrici che hanno perfezionano i prescritti requisiti entro il 31 dicembre 2018 possono conseguire il trattamento pensionistico anche successivamente alla prima decorrenza utile.

La decorrenza del trattamento pensionistico non può essere comunque anteriore al 31 gennaio 2019.

Per esempio: requisiti maturati da una lavoratrice dipendente il 5 luglio 2018, la decorrenza sarà il 1° agosto 2019.

La prestazione “opzione donna” conseguita dalle lavoratrici è cumulabile coi redditi da lavoro.

Isopensione

Riguarda i datori di lavoro che occupano mediamente più di 15 lavoratori e che risolvono il rapporto di lavoro con lavoratori a cui manchino non più di 7 anni per accedere alla pensione di vecchiaia o anticipata, con esclusione però di Quota 100. In pratica non si può accedere allo strumento dell’isopensione per arrivare poi a perfezionare Quota 100.

Il datore di lavoro deve però corrispondere ai lavoratori in esodo una prestazione di importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe in base alle regole vigenti, al momento della cessazione e deve corrispondere all’Inps la contribuzione figurativa fino al raggiungimento dei requisiti minimi per il pensionamento. Il tutto garantito da una fideiussione bancaria.

La prestazione conseguita dai lavoratori in esodo è cumulabile coi redditi da lavoro.

Pensione ai precoci

Il vantaggio in questi casi è la possibilità di accedere alla pensione anticipata con 41 anni di anzianità contributiva (sia uomini che donne) senza incremento per la speranza di vita fino al 31 dicembre 2026, anziché con 41 anni e 10 mesi o 42 anni e 10 mesi. La decorrenza della pensione è però posticipata di 3 mesi da quando si perfezionano i requisiti.

Questa forma pensionistica interessa quei lavoratori che posseggono almeno 12 mesi di contribuzione per periodi di lavoro effettivo precedenti il raggiungimento del 19° anno di età. Inoltre, occorre fare parte di una delle seguenti categorie alternative:

– essere disoccupati privi di trattamento da almeno 3 mesi;

– assistere familiari portatori di handicap grave conviventi da almeno 6 mesi;

– avere un’invalidità minima del 74%;

– avere svolto lavori gravosi (D.M. 5 febbraio 2018 ) per almeno sette anni negli ultimi dieci ovvero almeno sei anni negli ultimi sette.

Chi beneficia della pensione con 41 anni di contribuzione non potrà cumulare i redditi da lavoro fino al compimento del requisito di 42 anni e 10 mesi se uomo o di 41 anni e 10 mesi se donna.

Ape sociale

Si tratta di una forma di accompagnamento alla pensione a vantaggio di chi ha i seguenti requisiti:

– un’età anagrafica di almeno 63 anni;

– fare parte in alternativa in una delle seguenti categorie:

1) disoccupati privi di trattamento da almeno 3 mesi,

2) assistere familiari portatori di handicap grave conviventi da almeno 6 mesi,

3) avere un’invalidità minima del 74%, purché in possesso di almeno 30 anni di contribuzione,

4) avere svolto lavori gravosi (D.M. 5 febbraio 2018) per almeno sette anni negli ultimi dieci ovvero almeno sei anni negli ultimi sette,

– essere in possesso di almeno 36 anni di contribuzione;

– avere la residenza in Italia (Inps, circ. n. 100/2017 );

– cessare l’attività lavorativa dipendente o autonoma.

L’Ape sociale è pari alla pensione maturata al momento di cessazione dell’attività con un massimale di euro 1.500 al mese.

Il beneficiario dell’Ape sociale può svolgere un’attività lavorativa, in Italia o all’estero, durante il godimento dell’indennità purché i redditi da lavoro dipendente o da collaborazione coordinata e continuativa percepiti nell’anno non superino l’importo di euro 8.000,00 lordi annui e quelli derivanti da lavoro autonomo non superino euro 4.800,00 lordi annui.

Ape volontario

L’Ape volontario (legge n. 232/2016 – Inps, circ. n. 28/2018 ) costituisce un prestito bancario, garantito da una polizza assicurativa che permette al lavoratore dipendente o autonomo con determinati requisiti, di percepire una certa somma fino al raggiungimento dell’età pensionabile per la pensione di vecchiaia. L’interessato può scegliere tra un minimo e un massimo l’entità del prestito la cui restituzione avverrà in 20 anni direttamente dalla pensione quando verrà liquidata.

L’Ape volontario può essere attivato fino al 31 dicembre 2019 in quanto a quella data è prevista la cessazione di tale istituto, salvo proroghe.

Riguarda tutti gli assicurati, occupati e non, che abbiano almeno 63 anni di età, 20 anni di anzianità contributiva, una pensione maturata non inferiore a una certa soglia minima (1,4 volte il trattamento minimo detratta la rata di rimborso).

Pertanto, il lavoratore che intende cessare prima della pensione il lavoro o l’attività può farlo avendo la garanzia di un prestito bancario che l’istituto di credito deve comunque autorizzare, fino alla liquidazione della pensione di vecchiaia.

Il datore di lavoro in questo scenario sta per così dire alla finestra e non sostiene costi di nessun tipo. Qualora, invece, volesse “accompagnare” il lavoratore verso questa decisione, convincendolo a farlo, soprattutto per ridurre l’effetto negativo di una riduzione della futura pensione, potrebbe proporre di versare all’Inps l’Ape sociale che è un contributo il cui minimo è pari al valore dei contributi volontari che servirebbero da quel momento fino alla pensione di vecchiaia (retribuzione degli ultimi 12 mesi diviso 52 settimane per il 33%, moltiplicato le settimane che distano dalla pensione).

Il contributo incrementerà la quota contributiva della pensione, alleggerendo in parte il peso della futura trattenuta per il rimborso del prestito.

Incentivo all’esodo

L’incentivo all’esodo costituisce una forma di incentivazione alla cessazione del rapporto di lavoro soprattutto per i lavoratori prossimi alla pensione e in questo senso una forma di accompagnamento verso quest’ultima, non codificata dalla legge.

Di solito è composto da una parte che dovrebbe coprire il mancato reddito conseguente alla cessazione del rapporto e una parte che dovrebbe servire da provvista al lavoratore per coprire i periodi successivi coi versamenti volontari qualora ciò sia funzionale per incrementare l’anzianità contributiva utile per maturare la pensione.

La somma, a differenza dell’Ape sociale, viene erogata al lavoratore che, versando i contributi volontari, va a modificare la misura della pensione non solo nella parte contributiva ma anche in quella retributiva.

Se il rapporto cessa per licenziamento (magari concordato) sempreché ci siano i presupposti, il lavoratore ha diritto alla NASpI per un massimo di 24 mesi. La NASpI dal punto vista previdenziale copre ai fini pensionistici i 24 mesi di sussidio.

Pertanto il predetto incentivo all’esodo sarebbe più basso e l’azienda avrebbe un costo inferiore, anche se tenuta a pagare all’Inps il contributo di licenziamento.

L’accesso all’Ape sociale e alla pensione anticipata per i lavoratori precoci presuppone, tra l’altro, l’appartenenza alla categoria degli addetti ai lavori gravosi, individuati dal D.M. 5 febbraio 2018:

  • Professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni
  • Addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza
  • Professori di scuola pre–primaria
  • Personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia
  • Operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti

Pensione: quota 100

QUOTA 100

Quota 100 comporta l’abrogazione della pensione di vecchiaia e della pensione anticipata?

No. Quota 100 è un accesso anticipato a pensione di natura facoltativa, opzionato dal lavoratore senza alcun obbligo.

Rimangono sempre accessibili gli accessi ordinari a pensione della Riforma Monti-Fornero (art. 24, L. 214/2011), vale a dire la pensione di vecchiaia e quella di anzianità contributiva (anticipata).

 

Ho 63 anni di età e 37 anni di contributi. Posso accedere a Quota 100?

No. Bisogna possedere almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi; il totale di 100 non può essere raggiunto con altre combinazioni numeriche.

Gli assicurati possono ovviamente anche avere più di 62 anni di età e di 38 anni di contributi al momento della richiesta.

 

Compio 62 anni nel 2022 e ho 38 anni di contributi già a gennaio 2019. Posso andare in pensione con Quota 100?

No. Quota 100 è un accesso sperimentale con possibilità di accesso a tale forma di pensionamento solo nel triennio 2019-2021.

Dunque, possono accedere, anche dopo il 2021, solo coloro che hanno già maturato i requisiti anagrafici e contributivi al 31.12.2018 o coloro che li matureranno entro la fine del triennio 2019-2021.

 

Ho 63 anni di età, 35 anni di contributi e 3 anni di contribuzione da disoccupazione. Posso accedere a Quota 100?

Si. Il testo del decreto non esclude la contribuzione figurativa e l’articolo

22 della Legge n.153/1969 dispone un requisito generalizzato per le pensioni di anzianità contributiva di 35 anni di contribuzione effettiva (escludendo quindi sia i contributi da disoccupazione che quelli da malattia). Nel caso dell’esempio i 35 anni di contribuzione effettiva sono presenti, così come i 38 complessivi richiesti dal decreto.

 

Ho 62 anni di età e 38 anni di contributi. Sono un lavoratore autonomo iscritto a Gestione Separata con partita Iva al momento. Posso mantenere la mia attività anche dopo la richiesta di pensione in Quota 100?

No. Anche  se per la decorrenza  della pensione è sufficiente  la cessazione dal rapporto di lavoro subordinato, Quota 100 prevede una completa  incumulabilità reddituale fra l’assegno pensionistico e qualsiasi reddito di

lavoro dipendente o autonomo dal momento della sua decorrenza fino al compimento dell’età pensionabile di vecchiaia (67 anni fino al 2020).

Potrà essere tuttavia percepito il reddito derivante da lavoro autonomo occasionale (art. 67 TUIR) nel limite annuale di 5.000 euro lordi annui.

 

Quanto perdo andando in pensione con Quota 100 e non con la pensione anticipata a 42 o 41 anni e 10 mesi di contributi (requisito bloccato per uomini e donne fino al 2026)?

Il testo del decreto non prevede alcun ricalcolo dell’assegno, cui si continueranno ad applicare le regole di calcolo pensionistiche tradizionali (metodo retributivo, misto o contributivo a seconda della contribuzione posseduta al 31.12.1995).

Non vi sono, dunque, decurtazioni riservate alle pensioni in Quota 100 né passaggi di metodo di calcolo (come l’obbligo di opzione per il contributivo che si attiva con opzione donna).

Evidentemente, qualora l’assicurato proseguisse a contribuire, il montante contributivo continuerebbe a crescere restituendo una pensione più alta.

 

Al momento sto godendo di una isopensione, perché la mia azienda ha firmato un accordo di prepensionamento ex art. 4 L. 92/2012. Maturo Quota 100 nel 2020, posso aderire?

L’art. 14, c. 9, del decreto legge n. 4/2019 prevede che la prestazione di isopensione, così come quella dell’assegno straordinario ‘classico’, erogabile dai fondi di solidarietà bilaterali anche alternativi di cui al D.Lgs. n.148/2015, non possa essere erogata direttamente puntando all’ingresso in Quota 100.

Se tuttavia il soggetto decidesse di interrompere la fruizione dell’assegno o dell’isopensione richiedendo Quota 100, tale diritto soggettivo rimane da lui esercitabile non essendo esplicitamente inibito, ferma restando la decadenza dalla prestazione di accompagnamento alla pensione.

 

PENSIONE ANTICIPATA

La pensione anticipata subisce una riforma integrale?

No, il testo del decreto stabilisce che gli adeguamenti a speranza di vita (L. 122/2010), che avrebbero portato il requisito contributivo a essere incrementato ogni due anni, vengono congelati dal 2019 al 2026 incluso. Pertanto, il requisito per gli uomini rimane pari a 42 anni e 10 mesi e per le donne a 41 anni e 10 mesi con l’applicazione di una finestra trimestrale prima della decorrenza della pensione.

Gli adeguamenti a speranza di vita, salvo ulteriori modifiche, saranno riattivati a partire dal 2027.

 

Le finestre previste per Quota 100 sono le stesse che saranno applicate alla pensione anticipata?

No, le finestre della pensione anticipata sono trimestrali per tutti gli assicurati INPS (lavoratori dipendenti privati e pubblici, nonché autonomi).

Decorrono dalla data di maturazione dei requisiti contributivi (finestre mobili).

Per coloro che avranno maturato i requisiti dal 01.01.2019 alla data di entrata in vigore del decreto, la fine della finestra sarà comunque fissata al 01.04.2019 con contestuale ingresso in pensione (previa cessazione dal rapporto di lavoro e deposito della domanda telematica di pensione).

 

OPZIONE DONNA

Entro quando vanno maturati i nuovi requisiti?

Il requisito anagrafico (58 o 59 anni di età) e quello contributivo di 35 anni di contributi vanno maturati entro il 31.12.2018, mentre le finestre possono decorrere anche successivamente.

Si ricorda che per espressa previsione della norma il requisito anagrafico non è adeguato a speranza di vita (5 mesi nel biennio 2019-2020).

 

Quanto durano le finestre? Sempre 3 mesi?

Le finestre di opzione donna sono quelle stabilite dalla L. 122/2010, pari a 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e a 18 mesi per le lavoratrici autonome, al termine delle quali decorre l’assegno pensionistico.

Anche un solo contributo in una gestione dei lavoratori autonomi nella carriera della lavoratrice comporta l’applicazione della finestra di maggiore durata di 18 mesi, nonché della maggiore età anagrafica.

 

Le decurtazioni dimezzano l’assegno?

Chi sceglie opzione donna vedrà applicato integralmente il metodo contributivo alla propria pensione, anche in presenza di 18 anni di contributi al 1995.

Ciò comporta, in carriere con retribuzioni che registrino un incremento spiccato negli ultimi anni, una penalizzazione rispetto alle caratteristiche di calcolo del metodo retributivo o misto. Il decremento viene stimato di solito fra il 20% e il 40%; vi sono comunque alcuni casi (retribuzioni considerevolmente alte e costanti nel tempo) in cui il metodo contributivo risulta più conveniente rispetto a quello retributivo.

 

APE SOCIALE, LAVORATORI PRECOCI E RISCATTI

 

L’Ape sociale diventa strutturale?

No, la misura è prorogata di un solo anno, dunque sarà possibile richiederla fino alla fine di novembre 2019. Le sue caratteristiche rimangono identiche (requisiti di 63 anni di età, 30 o 36 anni di contributi, cessazione dal lavoro e possesso di uno dei 4 status di bisogno codificati dalla L. 232/2016), ma ne viene determinata la prosecuzione della sperimentazione per un ulteriore anno, raccordandone così il termine a quello già prorogato dell’Ape volontario e aziendale (che chiude anch’esso la sua sperimentazione nel 2019).

 

La nuova pace contributiva estingue le cartelle esattoriali generate da debiti contributivi?

No, questo riscatto sperimentale (richiedibile solo dal 2019 al 2021) si applica solo per periodi scoperti da contributi, non sottoposti ad alcun obbligo di contribuzione.

I requisiti consistono nel non avere contribuzione obbligatoria prima del 1996 e nell’avere periodi senza contributi compresi nel periodo fra l’inizio della contribuzione e il momento della richiesta. Il periodo massimo richiedibile è di 5 anni; il costo è calcolato con il metodo percentuale, applicando l’aliquota IVS vigente (fra il 33% e il 34%) sull’ultimo imponibile previdenziale da lavoro maturato nelle 52 settimane antecedenti alla richiesta.

L’onere può essere rateizzato in 5 anni senza interessi, con rate minime mensili da 30 euro. La norma specifica che costituisce un onere detraibile al 50%, spalmabile su 5 anni di imposta (da quello di pagamento dell’onere al quadriennio successivo).

 

Il riscatto “light” della laurea può essere utilizzato per Quota 100?

La formula “economica” del riscatto di laurea viene prevista in modo stabile nel nostro ordinamento e può essere richiesta per ottenere l’accreditamento della contribuzione, ai fini del diritto e della misura, fino al compimento del quarantacinquesimo anno di età e per periodi di competenza del metodo contributivo (non prima del 01.01.1996).

Visto il limite anagrafico questa modalità è incompatibile con Quota 100, che chiude la sua sperimentazione nel 2021: anno entro il quale va compiuto il requisito anagrafico di 62 anni.

 

 

Accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita 2019

Requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici adeguati agli incrementi della speranza di vita.

Si riportano di seguito, in sintesi, i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia, alla pensione anticipata e alla pensione di anzianità con il sistema delle c.d. quote, adeguati agli incrementi della speranza di vita, valevoli dal 2019.

Pensione di vecchiaia requisito anagrafico.

Il requisito per la pensione di vecchiaia per gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima e alla Gestione separata, è il seguente:

Anno Età pensionabile
Dal 1° gennaio 2019

Al 31 dicembre 2020

67 anni
Dal 1° gennaio 2021 67 anni

Con riferimento ai soggetti il cui primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996, l’adeguamento all’incremento della speranza di vita previsto dal decreto in parola deve altresì applicarsi al requisito anagrafico che consente l’accesso alla pensione di vecchiaia con un’anzianità contributiva minima effettiva di cinque anni e che, dal 1° gennaio 2019, si perfeziona al raggiungimento dei 71 anni.

Si precisa, inoltre, che il requisito anagrafico di accesso alla pensione di vecchiaia per le lavoratrici iscritte all’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti e alle forme sostitutive della medesima, nonché alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, è pari, per l’anno 2018, a 66 anni e 7 mesi.

Pensione anticipata, requisito contributivo

Il requisito per la pensione anticipata è il seguente:

Anno Uomini Donne
Dal 1° gennaio 2019

al 31 dicembre 2020

43 anni e tre mesi

(2249 settimane)

42 anni e tre mesi

(2197 settimane)

Dal 1° gennaio 2021 43 anni e tre mesi*

(2249 settimane)

42 anni e tre mesi

(2197 settimane)

Con riferimento ai soggetti il cui primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996, l’adeguamento all’incremento della speranza di vita, previsto dal decreto in parola, deve altresì applicarsi al requisito anagrafico che consente l’accesso alla pensione anticipata con almeno venti anni di contribuzione effettiva e con il requisito del c.d. importo soglia mensile e che, dal 1° gennaio 2019, si perfeziona al raggiungimento dei 64 anni.

Pensione anticipata per i lavoratori “precoci

Il requisito per la pensione anticipata per i lavoratori “precoci” , è il seguente:

Anno Requisito contributivo
Dal 1° gennaio 2019

al 31 dicembre 2020

41 anni e cinque mesi

(2154 settimane)

Dal 1° gennaio 2021 41 anni e cinque mesi*

(2154 settimane)

Adeguamento all’incremento della speranza di vita dei requisiti per l’accesso al pensionamento del personale appartenente al comparto difesa, sicurezza e vigili del fuoco.

L’adeguamento dei requisiti relativi alla speranza di vita, di cui al decreto in esame, trova applicazione anche nei confronti del personale appartenente al comparto difesa, sicurezza e vigili del fuoco, nonché del personale delle Forze Armate, dell’Arma dei Carabinieri, del Corpo della guardia di finanza, del personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile (Polizia di Stato e Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

Pertanto, a decorrere dal 1° gennaio 2019, l’ulteriore incremento della speranza di vita, pari a 5 mesi, si applica ai requisiti anagrafici e, qualora l’accesso al pensionamento avvenga a prescindere dall’età, a quello contributivo previsto per il trattamento pensionistico.

Al riguardo, si specificano i nuovi requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2019.

Pensione di vecchiaia (art. 2 del decreto legislativo n. 165/1997)

Per effetto dell’adeguamento all’incremento della speranza di vita, a decorrere dal 1° gennaio 2019, i limiti di età previsti in relazione alla qualifica o grado di appartenenza sono incrementati di 12 mesi rispetto al limite ordinamentale.

Restano in ogni caso fermi il regime delle decorrenze introdotto dall’articolo 12, commi 1 e 2, della legge n. 122 del 2010 (c.d. finestra mobile) e le indicazioni fornite con il messaggio n. 545 del 10 gennaio 2013.

Pensione di anzianità (art. 6 del decreto legislativo n. 165/1997)

A decorrere dal 1° gennaio 2019 l’accesso al pensionamento anticipato, fermo restando il regime delle decorrenze previsto dall’articolo 12, comma 2, della legge n. 122 del 2010, avviene con i seguenti requisiti:

1) raggiungimento di un’anzianità contributiva di 41 anni, indipendentemente dall’età;

2) raggiungimento della massima anzianità contributiva corrispondente all’aliquota dell’80%, a condizione che essa sia stata raggiunta entro il 31 dicembre 2011 e in presenza di un’età anagrafica di almeno 54 anni;

3) raggiungimento di un’anzianità contributiva non inferiore a 35 anni e con un’età anagrafica di almeno 58 anni.

Nel caso di accesso alla pensione con il requisito di cui al punto 1) continuano a trovare applicazione le disposizioni di cui all’articolo 18, comma 22-ter, del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111 (ulteriore posticipo di tre mesi rispetto ai dodici mesi di finestra mobile).

Per tutte le fattispecie di accesso al pensionamento di cui al presente paragrafo 3, si precisa che a decorrere dal 1° gennaio 2021 i requisiti sopra riportati dovranno essere adeguati alla speranza di vita ai sensi dell’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

Pensione di vecchiaia

Anno Età pensionabile
Dal 1° gennaio 2019

al 31 dicembre 2020

66 anni
Dal 1° gennaio 2021 66 anni*

Pensione di anzianità

Anno Requisito contributivo
Dal 1° gennaio 2019

al 31 dicembre 2020

41 anni
Dal 1° gennaio 2021 41 anni

Pensione: ape volontaria e liquidazione

L’adesione al prestito pensionistico non farà slittare i termini di pagamento del trattamento di fine rapporto o di fine servizio per i dipendenti pubblici.

A differenza di coloro che fanno domanda di Ape sociale o del pensionamento con 41 anni di contributi per i quali il legislatore ha previsto una sensibile dilatazione nella data di decorrenza dei termini per il pagamento delle indennità.

Invece il prestito pensionistico risulta assolutamente neutro dal punto di vista del pagamento delle indennità di fine rapporto.

I nuovi termini di pagamento

In sostanza ai dipendenti pubblici che aderiranno allo strumento continueranno ad applicarsi i termini di pagamento fissati dal 1° gennaio 2014 dalla legge 147/2013 (legge di bilancio per il 2014).

La disposizione da ultimo richiamata, come noto, ha operato una nuova modalità di corresponsione del TFR/TFS in più importi a seconda dell’ammontare della prestazione al lordo delle trattenute fiscali ed ha ulteriormente dilatato il termine ordinario di pagamento a seconda della causa che ha dato origine alla cessazione del rapporto di lavoro.

In particolare se il rapporto di lavoro è cessato per dimissioni volontarie la prima rata del TFR/TFS decorre dopo 24 mesi + 90 GG dalla data di cessazione del rapporto di lavoro; negli altri casi il termine di pagamento della prima rata del TFR/TFS sarà di 12 mesi + 90 GG dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Resta salvo il caso di cessazione per inabilità/decesso (il cui termine di pagamento è pari a 15 gg + 90 gg dalla cessazione dal servizio).

Il pagamento dell’indennità resta sempre soggetto ai nuovi termini di rateazione introdotti dalla disposizione citata.

In particolare la prima rata è pari all’importo del trattamento maturato entro un massimo di 50mila euro lordi; la seconda è pari all’eccedenza compresa tra i 50 e i 100 mila euro del trattamento lordo complessivamente maturato e la terza rata è pari alla parte eccedente la somma di 100mila euro lordi.

La seconda e la terza rata vengono poste in pagamento a distanza rispettivamente di dodici e ventiquattro mesi dalla corresponsione della prima rata.

Le scelte dei lavoratori

Fatta questa premessa i dipendenti pubblici che aderiranno all’Ape volontario potranno concretamente percorrere due strade a seconda se decidono di cessare il servizio oppure se proseguire l’attività lavorativa, magari in regime di part-time (ove possibile), sino al naturale pensionamento di vecchiaia e, quindi, alla cessazione d’ufficio.

L’ape volontario è, infatti, compatibile con la prosecuzione dell’attività lavorativa a differenza dell’ape sociale, per cui un lavoratore potrebbe teoricamente decidere di prendere il prestito, in misura chiaramente ridotta, e continuare a lavorare.

Nella prima ipotesi il pagamento della buonuscita avverrà dopo due anni dalle dimissioni; nella seconda ipotesi il pagamento dell’indennità avverrà dopo da 12 mesi dalla cessazione.

La prima ipotesi è più probabile e consente pure di destinare il TFR/TFS per estinguere anticipatamente l’intera o parte del prestito prima ancora dell’andata in pensione.

A seconda di come si calibra l’uscita il dipendente pubblico potrebbe chiedere un anticipo di 36 mesi dalla pensione di vecchiaia destinando le prime due rate di TFR/TFS che verranno poste in pagamento proprio nei successivi 36 mesi per estinguere il prestito prima dell’andata in pensione. Evitando così una decurtazione ventennale della pensione.

Si tratta sicuramente di un effetto da tenere in considerazione che può aiutare i lavoratori ad effettuare una valutazione di convenienza o meno dell’operazione “APE”.

Ape Volontario e pagamento della buonuscita dipendenti pubblici

L’adesione al prestito pensionistico non farà slittare i termini di pagamento del trattamento di fine rapporto o di fine servizio per i dipendenti pubblici.

A differenza di coloro che fanno domanda di Ape sociale o del pensionamento con 41 anni di contributi per i quali il legislatore ha previsto una sensibile dilatazione nella data di decorrenza dei termini per il pagamento delle indennità.

Invece il prestito pensionistico risulta assolutamente neutro dal punto di vista del pagamento delle indennità di fine rapporto.

I nuovi termini di pagamento

In sostanza ai dipendenti pubblici che aderiranno allo strumento continueranno ad applicarsi i termini di pagamento fissati dal 1° gennaio 2014 dalla legge 147/2013 (legge di bilancio per il 2014).

La disposizione da ultimo richiamata, come noto, ha operato una nuova modalità di corresponsione del TFR/TFS in più importi a seconda dell’ammontare della prestazione al lordo delle trattenute fiscali ed ha ulteriormente dilatato il termine ordinario di pagamento a seconda della causa che ha dato origine alla cessazione del rapporto di lavoro.

In particolare se il rapporto di lavoro è cessato per dimissioni volontarie la prima rata del TFR/TFS decorre dopo 24 mesi + 90 GG dalla data di cessazione del rapporto di lavoro; negli altri casi il termine di pagamento della prima rata del TFR/TFS sarà di 12 mesi + 90 GG dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Resta salvo il caso di cessazione per inabilità/decesso (il cui termine di pagamento è pari a 15 gg + 90 gg dalla cessazione dal servizio).

Il pagamento dell’indennità resta sempre soggetto ai nuovi termini di rateazione introdotti dalla disposizione citata.

In particolare la prima rata è pari all’importo del trattamento maturato entro un massimo di 50mila euro lordi; la seconda è pari all’eccedenza compresa tra i 50 e i 100 mila euro del trattamento lordo complessivamente maturato e la terza rata è pari alla parte eccedente la somma di 100mila euro lordi.

La seconda e la terza rata vengono poste in pagamento a distanza rispettivamente di dodici e ventiquattro mesi dalla corresponsione della prima rata.

Le scelte dei lavoratori

Fatta questa premessa i dipendenti pubblici che aderiranno all’Ape volontario potranno concretamente percorrere due strade a seconda se decidono di cessare il servizio oppure se proseguire l’attività lavorativa, magari in regime di part-time (ove possibile), sino al naturale pensionamento di vecchiaia e, quindi, alla cessazione d’ufficio.

L’ape volontario è, infatti, compatibile con la prosecuzione dell’attività lavorativa a differenza dell’ape sociale, per cui un lavoratore potrebbe teoricamente decidere di prendere il prestito, in misura chiaramente ridotta, e continuare a lavorare.

Nella prima ipotesi il pagamento della buonuscita avverrà dopo due anni dalle dimissioni; nella seconda ipotesi il pagamento dell’indennità avverrà dopo da 12 mesi dalla cessazione.

La prima ipotesi è più probabile e consente pure di destinare il TFR/TFS per estinguere anticipatamente l’intera o parte del prestito prima ancora dell’andata in pensione.

A seconda di come si calibra l’uscita il dipendente pubblico potrebbe chiedere un anticipo di 36 mesi dalla pensione di vecchiaia destinando le prime due rate di TFR/TFS che verranno poste in pagamento proprio nei successivi 36 mesi per estinguere il prestito prima dell’andata in pensione. Evitando così una decurtazione ventennale della pensione.

Si tratta sicuramente di un effetto da tenere in considerazione che può aiutare i lavoratori ad effettuare una valutazione di convenienza o meno dell’operazione “APE”.