Adozione internazionale

CONDIZIONI E PROCEDURE: coloro che intendano adottare un minore straniero residente all’estero devono presentare una dichiarazione di disponibilità al tribunale per i minorenni del distretto in cui hanno la residenza e chiedono che lo stesso dichiari la loro idoneità all’adozione.

Il tribunale per i minorenni sente gli aspiranti all’adozione, anche a mezzo di un giudice delegato, dispone se necessario gli opportuni approfondimenti e pronuncia, entro i 2 mesi successivi, decreto motivato attestante la sussistenza ovvero l’insussistenza dei requisiti per adottare.

Gli aspiranti all’adozione, che abbiano ottenuto il decreto di idoneità, devono conferire incarico a curare la procedura di adozione ad uno degli enti autorizzati dalla Commissione per le adozioni internazionali (costituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri).

l tribunale dei minorenni può autorizzare gli aspiranti ad effettuare alcune delle attività anche direttamente. L’ente autorizzato che ha ricevuto l’incarico di curare la procedura di adozione:

– informa gli aspiranti sulle procedure che inizierà e sulle concrete prospettive di adozione;

– svolge le pratiche di adozione presso le competenti autorità del Paese indicato dagli aspiranti all’adozione tra quelli con cui esso intrattiene rapporti, trasmettendo alle stesse la domanda di adozione, unitamente al decreto di idoneità ed alla relazione ad esso allegata, affinché le autorità straniere formulino le proposte di incontro tra gli aspiranti all’adozione ed il minore da adottare;

– raccoglie dall’autorità straniera la proposta di incontro tra gli aspiranti all’adozione ed il minore da adottare, curando che sia accompagnata da tutte le informazioni di carattere sanitario riguardanti il minore, dalle notizie riguardanti la sua famiglia di origine e le sue esperienze di vita;

– trasferisce tutte le informazioni e tutte le notizie riguardanti il minore agli aspiranti genitori adottivi, informandoli della proposta di incontro tra gli aspiranti all’adozione ed il minore da adottare e assistendoli in tutte le attività da svolgere nel Paese straniero;

– riceve il consenso scritto all’incontro tra gli aspiranti all’adozione ed il minore da adottare, proposto dall’autorità straniera, da parte degli aspiranti all’adozione, ne autentica le firme e trasmette l’atto di consenso all’autorità straniera, svolgendo tutte le altre attività dalla stessa richieste; l’autenticazione delle firme degli aspiranti adottanti può essere effettuata anche dall’impiegato comunale delegato all’autentica o da un notaio o da un segretario di qualsiasi ufficio giudiziario;

– riceve dall’autorità straniera attestazione della sussistenza delle condizioni di cui all’art. 4 della Convenzione e concorda con la stessa, qualora ne sussistano i requisiti, l’opportunità di procedere all’adozione ovvero, in caso contrario, prende atto del mancato accordo e ne dà immediata informazione alla Commissione di cui all’art. 38 comunicandone le ragioni; ove sia richiesto dallo Stato di origine, approva la decisione di affidare il minore o i minori ai futuri genitori adottivi;

– informa immediatamente la Commissione, il tribunale per i minorenni e i servizi dell’ente locale della decisione di affidamento dell’autorità straniera e richiede alla Commissione, trasmettendo la documentazione necessaria, l’autorizzazione all’ingresso e alla residenza permanente del minore o dei minori in Italia;

– certifica la data di inserimento del minore presso i coniugi affidatari o i genitori adottivi;

– riceve dall’autorità straniera copia degli atti e della documentazione relativi al minore e li trasmette immediatamente al tribunale per i minorenni e alla Commissione;

– vigila sulle modalità di trasferimento in Italia e si adopera affinché questo avvenga in compagnia degli adottanti o dei futuri adottanti;

– svolge in collaborazione con i servizi dell’ente locale attività di sostegno del nucleo adottivo fin dall’ingresso del minore in Italia su richiesta degli adottanti;

– certifica, nell’ammontare complessivo agli effetti delle spese sostenute dai genitori adottivi per l’espletamento della procedura di adozione.

La Commissione per le adozioni internazionali, ricevuti gli atti e valutate le conclusioni dell’ente incaricato, dichiara che l’adozione risponde al superiore interesse del minore e ne autorizza l’ingresso e la residenza permanente in Italia.

La dichiarazione non è ammessa:

1) quando dalla documentazione trasmessa dall’autorità del Paese straniero non emerge la situazione di abbandono del minore e la constatazione dell’impossibilità di affidamento o di adozione nello Stato di origine;

2) qualora nel Paese straniero l’adozione non determini per l’adottato l’acquisizione dello stato di figlio legittimo e la cessazione dei rapporti giuridici fra il minore e la famiglia di origine, a meno che i genitori naturali abbiano espressamente consentito al prodursi di tali effetti.

Anche quando l’adozione pronunciata nello Stato straniero non produca la cessazione dei rapporti giuridici con la famiglia d’origine, la stessa può essere convertita in una adozione che produca tale effetto, se il tribunale per i minorenni la riconosce conforme alla Convenzione.

Solo in caso di riconoscimento di tale conformità, è ordinata la trascrizione.

REQUISITI: l’art. 6, L. 184/1983 disciplina i requisiti degli adottanti. In particolare la declaratoria di idoneità degli aspiranti adottanti presuppone l’esame, da parte del giudice, della sussistenza dei requisiti posti e quindi anche della idoneità dei coniugi a educare, istruire e mantenere i minori che intendono adottare. EFFETTI dell’ADOZIONE: il minore che ha fatto ingresso nel territorio dello Stato sulla base di un provvedimento straniero di adozione o di affidamento a scopo di adozione gode, dal momento dell’ingresso, di tutti i diritti attribuiti al minore italiano in affidamento familiare.

Dal momento dell’ingresso in Italia e per almeno un anno, ai fini di una corretta integrazione familiare e sociale, i servizi socio-assistenziali degli enti locali e gli enti autorizzati, su richiesta degli interessati, assistono gli affidatari, i genitori adottivi e il minore.

Essi in ogni caso riferiscono al tribunale per i minorenni sull’andamento dell’inserimento, segnalando le eventuali difficoltà per gli opportuni interventi. Il minore adottato acquista la cittadinanza italiana per effetto della trascrizione del provvedimento di adozione nei registri dello stato civile.

L’adozione pronunciata all’estero produce nell’ordinamento italiano l’effetto che l’adottato acquista lo stato di figlio legittimo degli adottanti, dei quali assume e trasmette il cognome.

Il tribunale per i minorenni che ha emesso i provvedimenti e la Commissione per le adozioni internazionali conservano le informazioni acquisite sull’origine del minore, sull’identità dei suoi genitori naturali e sull’anamnesi sanitaria del minore e della sua famiglia di origine.

DIRITTO all’ASTENSIONE: sono estesi alle persone affidatarie tutti i benefici in tema di astensione obbligatoria e facoltativa dal lavoro, di permessi per malattia, di riposi giornalieri, previsti per i genitori biologici. Gli artt. 26 e 36, D.Lgs. 151/2001 stabiliscono, rispettivamente il diritto per il congedo di maternità e parentale nei casi di adozione e affidamento.

CONGEDO di MATERNITÀ e PATERNITÀ: spetta per un periodo massimo di 5 mesi.

In caso di adozione internazionale, il congedo può essere fruito prima dell’ingresso del minore in Italia, durante il periodo di permanenza all’estero richiesto per l’incontro con il minore e gli adempimenti relativi alla procedura adottiva.

Ferma restando la durata complessiva del congedo, questo può essere fruito entro i 5 mesi successivi all’ingresso del minore in Italia.

La lavoratrice, che per il periodo di permanenza all’estero, non richieda o richieda solo in parte il congedo di maternità, può fruire di un congedo non retribuito, senza diritto ad indennità.

L’ente autorizzato che ha ricevuto l’incarico di curare la procedura di adozione certifica la durata del periodo di permanenza all’estero della lavoratrice.

Analogamente a quanto previsto in caso di adozione nazionale, la lavoratrice che adotta un minore straniero ha diritto all’astensione dal lavoro per un periodo pari a cinque mesi a prescindere dall’età del minore all’atto dell’adozione; il diritto spetta per l’intero periodo anche nel caso in cui, durante il congedo, il minore raggiunga la maggiore età. Il congedo può essere fruito nei cinque mesi successivi all’ingresso del minore in Italia risultante dall’autorizzazione rilasciata, a tal fine, dalla Commissione per le adozioni internazionali.

A tale periodo di congedo si aggiunge il giorno di ingresso in Italia del minore cosicché il periodo massimo complessivamente spettante è pari a cinque mesi ed un giorno.

Il congedo di permanenza all’estero può essere fruito anche in modo frazionato. Il congedo non fruito antecedentemente all’ingresso del minore in Italia è fruito, anche frazionatamente, entro i cinque mesi dal giorno successivo all’ingresso medesimo.

Le disposizioni trovano applicazione anche laddove, al momento dell’ingresso del minore in Italia, lo stesso si trovi in affidamento preadottivo; tali sono le ipotesi in cui l’adozione debba essere pronunciata dal Tribunale italiano successivamente all’ingresso del minore in Italia.

In caso di affidamento il diritto all’astensione dal lavoro spetta per un periodo complessivo di 3 mesi da fruire entro i 5 mesi decorrenti dalla data di affidamento in modo continuativo o frazionato.

Il congedo di maternità che non sia stato chiesto dalla lavoratrice spetta, alle medesime condizioni, al lavoratore (congedo di paternità).

Nel caso dell’adozione internazionale è dunque una libera scelta dei genitori, la fruizione del congedo di maternità o paternità con il solo limite temporale previsto dalla normativa.

Il congedo di paternità spetta comunque anche nel caso di adozione internazionale al padre lavoratore (per l’intero periodo di 5 mesi o per il periodo residuo ) in caso di decesso o grave infermità della madre, abbandono o affidamento esclusivo del bambino.

CONGEDO NON RETRIBUITO DEL PADRE: con l’art. 6 D.Lgs. 80/2015 è stata introdotta una precisazione importante per la fruizione del congedo non retribuito da parte del padre. Viene modificato l’art. 31, co. 2, D.Lgs. 151/2001 e aggiunto che il congedo di cui all’art. 26, co. 4, T.U. spetta, alle medesime condizioni, al lavoratore anche qualora la madre non sia lavoratrice. La modifica permetterà a entrambi i genitori, anche qualora la madre non sia lavoratrice dipendente, di recarsi all’estero per seguire la procedura di adozione.

CONGEDO di MATERNITÁ – ISCRITTI GESTIONE SEPARATA INPS: Anche per le lavoratrici iscritte alla Gestione separata, il periodo indennizzabile (pari a cinque mesi e un giorno) per adozione/affidamento preadottivo internazionale decorre dall’ingresso in Italia (non più in famiglia) del minore.

Il periodo indennizzabile può essere fruito, anche parzialmente, per i periodi di permanenza all’estero finalizzati all’incontro della lavoratrice con il minore.

In caso di fruizione frazionata del periodo di maternità dovuta alla permanenza all’estero finalizzata all’incontro della lavoratrice con il minore, il requisito contributivo delle 3 mensilità (versate o dovute) va accertato una sola volta e con riferimento ai 12 mesi antecedenti al mese di inizio del periodo indennizzabile; i medesimi 12 mesi sono presi a riferimento per il calcolo dell’indennità giornaliera di maternità.

RICOVERO IN STRUTTURA OSPEDALIERA: La Corte Costituzionale (n. 116/2011) ha dichiarato costituzionalmente illegittimo quella parte dell’art. 16, lett. c, D.Lgs. 151/2001 dove non consente, che la madre lavoratrice possa fruire, a sua richiesta e compatibilmente con le sue condizioni di salute risultanti da certificazione medica, del congedo di maternità dalla data di ingresso del bambino nella casa familiare (data di uscita dalla struttura sanitaria dove era ricoverato).

Ciò anche ai casi di adozione e di affidamento, inserendo all’art. 26, D.Lgs. 151/2001 il co. 6-bis. Operando in questo modo la disciplina sarà allora applicabile anche alle adozioni internazionali (e nazionali).

L’opzione è possibile solo per le lavoratrici dipendenti e non invece per le lavoratrice iscritte alla gestione separata alle quali non si applica l’art. 26, D.Lgs. 151/2001, ma l’art. 2 D.M. 4 aprile 2002.

Il congedo di maternità residuo può essere fruito dalla data di dimissioni del bambino (o da data precedente le dimissioni comunicata dalla lavoratrice), anche oltre il termine di 5 mesi di durata previsto. Durante il periodo di sospensione del congedo, non è possibile fruire per lo stesso neonato del congedo parentale, ma sono fruibili i riposi per allattamento.

REVOCA DELL’AFFIDAMENTO PREADOTTIVO: in caso di revoca dell’affidamento preadottivo pronunciata dal Tribunale, il diritto al congedo ed il diritto alla relativa indennità cessano dal giorno successivo; di tale circostanza la lavoratrice interessata dovrà darne opportuna e tempestiva comunicazione all’Istituto .

CONGEDO PARENTALE: poteva essere fruito dai genitori adottivi e affidatari, qualunque sia l’età del minore, entro 8 anni dall’ingresso del minore in famiglia, e comunque non oltre il raggiungimento della maggiore età anche nel caso di adozione o affidamento internazionale. Dal 25.06.2015 l’art. 10, D.Lgs. 80/2015 modifica l’art. 36, D.Lgs. n. 151/2001. Da tale data il congedo parentale può essere fruito dai genitori adottivi e affidatari, qualunque sia l’età del minore, entro dodici anni dall’ingresso del minore in famiglia, e comunque non oltre il raggiungimento della maggiore età. La relativa indennità è dovuta, adesso, per il periodo massimo complessivo previsto, entro sei anni dall’ingresso del minore in famiglia (e non più tre anni).

RIPOSI GIORNALIERI della MADRE: spettano anche in caso di adozione internazionale. Di conseguenza anche nei casi di adozione e affidamento del minore spettano alla lavoratrice madre oppure al padre, nei casi consentiti, i permessi giornalieri (due ore retribuite e una sola quando l’orario giornaliero di lavoro è inferiore a sei ore).

I riposi giornalieri spettano al lavoratore padre anche nell’ipotesi in cui la madre svolga lavoro casalingo.

A tale diritto non possono essere posti limiti o condizioni da parte dell’INPS. Inoltre, i permessi giornalieri sono raddoppiati in caso di adozione o affidamento contemporaneo di due o più minori.

Il diritto di fruire dei riposi ha natura di diritto potestativo; il datore deve consentire alla madre la fruizione dei permessi qualora la stessa presenti esplicita richiesta. S

e la lavoratrice madre presenta una preventiva richiesta al datore di lavoro per il godimento dei permessi giornalieri e successivamente, in modo spontaneo e per proprie esigenze non usufruisca degli stessi per alcune giornate, non sembra ravvisabile la violazione dell’art. 39 T.U.

MALATTIA del BAMBINO: anche per i casi di adozione internazionale spetta il diritto di astenersi dal lavoro per le malattie del bambino.

Ciascun genitore, alternativamente, ha altresì diritto di astenersi dal lavoro, nel limite di 5 giorni lavorativi all’anno, per le malattie di ogni figlio di età compresa fra i 6 e gli 8 anni.

Qualora, all’atto dell’adozione o dell’affidamento, il minore abbia un’età compresa fra i 6 e i 12 anni, il congedo per la malattia del bambino è fruito nei primi tre anni dall’ingresso del minore nel nucleo familiare nel limite di 5 giorni lavorativi all’anno.

DIVIETO DI LICENZIAMENTO: le disposizioni di tutela previste in materia di licenziamento si applicano anche in caso di adozione internazionale. Il divieto di licenziamento si applica fino a un anno dall’ingresso del minore straniero nel nucleo familiare. In caso di adozione internazionale, il divieto opera dal momento della comunicazione della proposta di incontro con il minore adottando, ovvero della comunicazione dell’invito a recarsi all’estero per ricevere la proposta di abbinamento.

LAVORO NOTTURNO: l’art. 53 D.Lgs. 151/2001 impone un divieto generale di adibire le donne al lavoro, dalle ore 24 alle ore 6, dall’accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino.

Accanto a tale divieto di carattere generale non sono obbligati a prestare lavoro notturno la lavoratrice madre di un figlio di età inferiore a 3 anni o, in alternativa, il lavoratore padre convivente con la stessa; la lavoratrice o il lavoratore che sia l’unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore a 12 anni; la lavoratrice o il lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto disabile ai sensi della L. 104/1992. La norma non conteneva però una esplicita previsione per i casi di adozione e affidamenti. Dal 25.06.2015, il D.Lgs. 80/2015 interviene anche sulla materia del lavoro notturno ed estende la tutela anche alle adozioni mediante l’inserimento di una lettera b-bis) all’art. 53, co. 2, D.Lgs. 151/2001.

Non saranno, allora, tenute a prestare lavoro notturno la lavoratrice madre adottiva o affidataria di un minore, nei primi 3 anni dall’ingresso del minore in famiglia, e comunque non oltre il 12° anno di età o, in alternativa ed alle stesse condizioni, il lavoratore padre adottivo o affidatario convivente con la stessa.

TRATTAMENTO ECONOMICO – CONGEDO DI MATERNITÀ: durante il congedo di maternità o paternità  (per i lavoratori dipendenti) spetta l’indennità giornaliera pari all’80% della retribuzione (fatto salvo condizioni di miglior favore previste dai CCNL)per tutto il periodo (senza soluzione di continuità o frazionato).

All’indennità giornaliera riconosciuta dall’INPS va poi aggiunta l’eventuale integrazione retributiva a carico del datore di lavoro prevista dalla contrattazione collettiva.

TRATTAMENTO ECONOMICO – CONGEDO PARENTALE: fermi restando i limiti temporali (8 anni dall’ingresso del minore in famiglia e comunque non oltre il raggiungimento della maggiore età – oltre i quali non spettano né il congedo né la relativa indennità) previsti per il trattamento economico durante il congedo parentale, pari al 30% della retribuzione. (Fatto salvo condizioni di miglior favore previste dai CCNL)

SERVIZI DI BABYSITTING: Dal tenore letterale della norma sembra che questa possibilità trovi applicazione anche per le adozioni (nazionali e internazionali) perché il decreto ministeriale si riferisce alle madri cui sia riconosciuto il congedo di maternità. L’INPS ha poi precisato che possono accedere al beneficio (anche per più figli) esclusivamente le madri, anche adottive o affidatarie, sia lavoratrici dipendenti, sia iscritte alla gestione separata, secondo i criteri definiti dall’INPS, per i bambini già nati (o entrati in famiglia o in Italia) o quelli la cui data presunta del parto è fissata entro i quattro mesi successivi alla scadenza del bando per la presentazione della domanda; sono escluse le lavoratrici autonome iscritte ad altra gestione.

La convenienza dell’adesione al fondo Perseo-Sirio

Sono un dipendente pubblico a tempo indeterminato dal 1° dicembre 2000, inizialmente in servizio in un’amministrazione centrale e dal dicembre 2009 in una Regione. Sto valutando l’opportunità di aderire al fondo Perseo, ma ho qualche perplessità sul passaggio al regime di Tfr, presupposto per l’adesione. Mi chiedo se convenga tale passaggio o se sia più opportuno conservare il regime di Tfs (trattamento di fine servizio) e optare per un fondo pensione aperto. Vorrei altresì sapere se e in che misura il Tfs maturato prima della scelta di adesione al fondo contribuirà alla costituzione della pensione complementare.

Risposta

Nel valutare la convenienza dell’adesione a un fondo pensione interagiscono diversi fattori difficilmente sintetizzabili in poche righe. La convenienza principale consiste nella possibilità di costruire, mediante un piano di accumulo previdenziale di lungo periodo, una seconda pensione che si aggiungerà alla quella obbligatoria che sempre più, in futuro, a causa del prevalere del sistema di calcolo contributivo, sarà meno vantaggiosa della pensione calcolata con il sistema prevalentemente retributivo. La normativa prevede inoltre benefici fiscali: in particolare, l’importo della rendita complementare non sarà tassato cumulandosi agli altri redditi, ma sarà soggetto a imposta sostitutiva del 15%, che si riduce dello 0,3% per ogni anno di partecipazione alla previdenza complementare eccedente il quindicesimo, nel limite minimo di un’imposta pari al 9 per cento.Per costruire la seconda pensione è necessario accantonare periodicamente del denaro in misura significativa: in questo senso è stata prevista la possibilità di destinare il Tfr al fondo pensione, considerando tale somma il “piatto forte” del risparmio previdenziale.Il lettore, nel caso in esame, in regime di trattamento di fine servizio (Tfs): pertanto, aderendo a Perseo-Sirio il Tfs maturando si trasformerà in Tfr, che non verrà versato direttamente al fondo, ma verrà accantonato figurativamente presso l’Inps, e rivalutato secondo un tasso di rendimento pari alla media dei rendimenti netti di un “paniere” di fondi di previdenza complementare attivi sul mercato; il Tfs maturato non potrà invece essere destinato a previdenza complementare. Va invece versata al fondo l’eventuale contribuzione aggiuntiva a carico del lavoratore, che, se erogata in misura non inferiore all’1% della retribuzione, dà diritto a una contribuzione aggiuntiva nella stessa misura a totale carico del datore di lavoro. Aderendo a un fondo aperto, un pubblico dipendente non vi potrà destinare il Tfr, né potrà fruire della contribuzione aggiuntiva a carico datoriale, ma potrà devolvere somme di denaro a proprio piacimento, tutte fiscalmente deducibili nel limite annuo di 5.164,57 euro; ma in questo caso, il mancato versamento del Tfr costringe il lavoratore che voglia costruirsi una seconda pensione, che non sia di importo esiguo, a destinare somme di un certo rilievo privandosi di parte del reddito.Va infine osservato che il Tfs non destinato a previdenza complementare sarà versato agli interessati dai 12 ai 24 mesi dopo la cessazione dal servizio, a seconda della motivazione della cessazione, mentre il Tfr destinato a previdenza complementare sarà erogato direttamente al pensionamento come prestazione previdenziale.

Nel 2019 pensione anticipata con 43 anni e 3 mesi

Vorrei informazioni riguardo l’uscita dal lavoro nel 2019. Sono un dipendente pubblico, ho 65 anni e 42 anni e uno o due mesi di versamenti al 31 dicembre 2018. Ci sarebber penalizzazioni riguardo un eventuale uscita con «Quota 100»?

Risposta

Nel biennio 2019/2020 l’accesso alla pensione anticipata sarà possibile con 43 anni 3 mesi di contributi per i lavoratori mentre saranno richiesti 42 anni 3 mesi per le lavoratrici. Pertanto, sulla base dei dati forniti, il requisito sarà perfezionato al più tardi 29 febbraio 2020 quando saranno raggiunti i 43 anni 3 mesi di anzianità, e sempreché il lettore abbia una età non superiore ai 67 anni a tale data. La pensione di vecchiaia sarà perfezionata al raggiungimento dei 67 anni di età. In merito ai criteri di calcolo della «Quota 100» non è possibile fornire riscontro, considerata l’assenza di un testo normativo di riferimento..

Congedo per genitore disabile con dichiarazione dei fratelli

Una dipendente pubblica presenta al suo ente pubblico (datore di lavoro) la richiesta di congedo biennale retribuito per assistere la madre disabile grave ex articolo 3, comma 3, legge 104/92 (congedo previsto dall’articolo 42 del Dlgs 151/2001). La dipendente è convivente con la madre disabile.Nella pratica di richiesta del congedo viene allegata una dichiarazione del fratello della dipendente (l’altro figlio della madre disabile), che dichiara di essere in pensione, di non essere disabile a sua volta e di vivere nello stesso appartamento della sorella (cioè la dipendente che richiede il congedo). Ci sono gli estremi per rifiutare la concessione del congedo alla dipendente, per il fatto che vi è un altro figlio (convivente e in pensione) che può assistere la madre disabile?

Risposta

In linea generale, si ritiene che la circostanza che fratelli/sorelle di chi richiede il congedo biennale (ex articolo 42 del Dlgs 151/2001) possano assistere il genitore disabile in situazione di gravità, potrebbe pregiudicare la concessione del beneficio, salvo che tali parenti non dichiarino di essere impossibilitati ad assistere il genitore. Infatti, nell’ambito del rapporto di lavoro di pubblico impiego, la domanda di congedo straordinario per l’assistenza al genitore con disabilità deve essere presentata all’amministrazione di appartenenza, che per concedere il beneficio richiede che l’interessato, nel caso in cui abbia fratelli/sorelle, sia l’unico a occuparsi del proprio genitore, per l’impossibilità di fratelli o sorelle.In tale circostanza si dovrà allegare la dichiarazione dei fratelli/sorelle, che dovranno debitamente specificare il motivo dell’impossibilità ad assistere il genitore con disabilità grave. Nel caso in cui tale motivo non fosse ritenuto sufficiente, l’amministrazione potrebbe comunque rifiutare la concessione del beneficio in argomento

Congedo per genitore disabile con dichiarazione dei fratelli

Una dipendente pubblica presenta al suo ente pubblico (datore di lavoro) la richiesta di congedo biennale retribuito per assistere la madre disabile grave ex articolo 3, comma 3, legge 104/92 (congedo previsto dall’articolo 42 del Dlgs 151/2001). La dipendente è convivente con la madre disabile.Nella pratica di richiesta del congedo viene allegata una dichiarazione del fratello della dipendente (l’altro figlio della madre disabile), che dichiara di essere in pensione, di non essere disabile a sua volta e di vivere nello stesso appartamento della sorella (cioè la dipendente che richiede il congedo). Ci sono gli estremi per rifiutare la concessione del congedo alla dipendente, per il fatto che vi è un altro figlio (convivente e in pensione) che può assistere la madre disabile?

Risposta

In linea generale, si ritiene che la circostanza che fratelli/sorelle di chi richiede il congedo biennale (ex articolo 42 del Dlgs 151/2001) possano assistere il genitore disabile in situazione di gravità, potrebbe pregiudicare la concessione del beneficio, salvo che tali parenti non dichiarino di essere impossibilitati ad assistere il genitore. Infatti, nell’ambito del rapporto di lavoro di pubblico impiego, la domanda di congedo straordinario per l’assistenza al genitore con disabilità deve essere presentata all’amministrazione di appartenenza, che per concedere il beneficio richiede che l’interessato, nel caso in cui abbia fratelli/sorelle, sia l’unico a occuparsi del proprio genitore, per l’impossibilità di fratelli o sorelle.In tale circostanza si dovrà allegare la dichiarazione dei fratelli/sorelle, che dovranno debitamente specificare il motivo dell’impossibilità ad assistere il genitore con disabilità grave. Nel caso in cui tale motivo non fosse ritenuto sufficiente, l’amministrazione potrebbe comunque rifiutare la concessione del beneficio in argomento

La maternità non sospende il preavviso di licenziamento

Nel caso in cui una lavoratrice, nel periodo di preavviso, prenda la maternità facoltativa, il preavviso di licenziamento viene sospeso, così come avviene per la maternità e la malattia?
Risposta

Se si è nel primo anno di età del bambino, e sono state date le dimissioni, la lavoratrice non è tenuta al preavviso: può cioè non lavorare il relativo periodo e percepire l’indennità sostitutiva (articolo 55, Dlgs 151/2001).Oltre il primo anno di età, la legge non disciplina il caso specifico. Pertanto, salvo che il Ccnl disponga esplicitamente la regola da seguire, non è così immediato applicare a tale situazione il principio giurisprudenziale secondo cui la malattia intervenuta durante il periodo di preavviso ne sospende il decorso. Infatti, nel caso della malattia si vuole salvaguardare il diritto della lavoratrice di cercare una nuova occupazione (che, in pendenza di malattia, sarebbe alquanto difficile cercare).Diverso è il caso del congedo parentale, in cui l’assistenza al minore non impedisce al lavoratore di poter dedicare del tempo alla ricerca di una nuova occupazione. Per questo riteniamo che il congedo parentale fruito in pendenza del preavviso lavorato non ne sospenda il decorso.

 

Vietata l’attività autonoma durante il congedo parentale

Un dipendente che sta fruendo del congedo parentale Inps può fare corsi professionali o lavorare con partita Iva al di fuori delle ore per le quali beneficia del congedo? Nell’ipotesi che il lavoratore abbia un impiego da dipendente dalle 8 alle 16, dal lunedì al venerdì, se è in congedo parentale può fare corsi professionali o lavorare con partita Iva dalle 16 in avanti, o il sabato e la domenica?

Risposta

L’Inps, nella circolare 62/2010, ha chiarito che, oltre al profilo disciplinare, lo svolgimento di un’altra attività lavorativa – per il lavoratore dipendente che, durante l’assenza per congedo parentale, intraprende un’attività lavorativa dipendente, parasubordinata o autonoma – comporta la perdita del diritto all’indennità e il rimborso all’Istituto di quanto eventualmente già indebitamente percepito (per i periodi di sovrapposizione tra congedo e lavoro).

Tempo determinato. Selezione pubblica prevista anche per la stabilizzazione

Vorrei sapere se il rapporto di lavoro a tempo determinato (categoria D, funzionario amministrativo contabile finanziario) in un ente locale sia – come nel rapporto privatistico – estendibile a indeterminato; e se per l’assunzione sia necessario un concorso pubblico al pari dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato.

Risposta

Uno dei decreti attuativi della legge 124/2015 (“riforma Madia”) affronta il tema della cosiddetta “stabilizzazione” del precariato, attraverso la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo determinato in rapporto di lavoro a tempo indeterminato, sussistendone le condizioni (commi 1e 2 dell’art.20 Dlgs.n.75/2017). Ciò in quanto al pubblico impiego non si applica la normativa dei rapporti di lavoro privati, circa la trasformazione in tempo indeterminato al superamento di uno specifico limite temporale (c’è infatti l’obbligo di accesso attraverso il pubblico concorso ex articolo 97 della Costituzione).

Nelle disposizioni contenute nel citato articolo 20 del Dlgs 75/2017, nonostante le disposizioni a contenuto derogatorio rispetto a quelle ordinarie per l’accesso, è comunque previsto il ricorso alla selezione pubblica, come uno dei presupposti per la stabilizzazione (comma 1, per la stabilizzazione “diretta”) o come condizione per l’accesso riservato (comma 2, nelle selezioni con “riserva” di posti per i precari.