Maternità: buoni voucher

ll contributo per l’acquisto di servizi di baby-sitting (cd. voucher baby sitting), rappresenta la possibilità della madre lavoratrice di chiedere, alla fine del congedo di maternità ed entro gli 11 mesi successivi, in alternativa al congedo parentale, l’erogazione di voucher per acquistare servizi di baby-sitting (o un contributo per i servizi pubblici per l’infanzia o per quelli privati accreditati), fino a 6 mesi.

Il contributo in esame è erogato mediante la modalità del “Libretto Famiglia”.

I voucher già acquisiti telematicamente entro il 31 dicembre 2017 saranno validi fino al 31 dicembre 2018, e che quindi per essi è possibile inserire prestazioni lavorative solo con data fine, al massimo, 31 dicembre 2018.

Beneficiarie ed escluse.  Possono accedere al beneficio le lavoratrici madri:

  • dipendenti della PA
  • dipendenti da datori privati
  • iscritte alla Gestione separata; autonome o imprenditrici.

Esse possono accedere al beneficio anche per più figli, presentando una domanda per ogni figlio, purché ricorrano, per ciascuno di essi, i requisiti previsti.

Invece, non sono ammesse le lavoratrici:

  • non aventi diritto al congedo parentale;
  • gestanti; che siano ancora in congedo di maternità;
  • esentate dal pagamento della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati convenzionati; beneficiarie del Fondo per le Politiche relative ai diritti e alle pari opportunità.

Misura e durata. Il beneficio consiste, in alternativa, nel contributo per:

  1. a) gli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia (o dei servizi privati accreditati); o
  2. b) l’acquisto di servizi di baby-sitting erogato in modalità “Libretto Famiglia”.

L’importo è di 600 euro mensili ed è erogato per un massimo di 6 mesi (3 per le lavoratrici autonome), divisibile solo per frazioni mensili intere, comportando la rinuncia dell’interessata al congedo parentale.

Per frazione mensile intera si intende 1 mese continuativo di congedo (se la lavoratrice autonoma ha usufruito di 1 mese e 1 giorno di congedo potrà accedere al beneficio per 1 solo mese; gli altri 29 giorni potranno essere usati solo come congedo parentale).

Per il calcolo del congedo parentale, le frazioni di mese si sommano fino a raggiungere i 30 giorni, equivalenti a 1 mese, mentre i mesi interi si computano come tali, qualunque sia il numero di giorni di cui sono formati.

 

Per stabilire i mesi di congedo parentale spettanti, si considerano i periodi di congedo parentale fruiti dal padre del minore (in caso di part time, cfr. la tabella allegata al messaggio).

Modalità di erogazione. Pagamento diretto alla struttura scolastica scelta dalla madre, dietro esibizione, da parte della struttura stessa, dei documenti attestanti l’effettiva fruizione del servizio e la liberatoria di pagamento, fino a 600 euro mensili, per ogni mese di congedo parentale non fruito.

Contributo per pagare i servizi di baby-sitting. Con il “Libretto Famiglia”: le madri (già registrate in procedura “Prestazioni Occasionali”) devono acquisire in via telematica il contributo entro 120 giorni dalla comunicazione di accoglimento ricevuta tramite indirizzo PEC indicato in domanda o pubblicazione del provvedimento nella procedura telematica: il superamento di tale termine vale come rinuncia.

Dopo essersi registrate, le madri beneficiarie del bonus, verificata la capienza del portafoglio elettronico, per garantire il pagamento nei termini di legge da parte dell’Inps, inseriranno le prestazioni entro il giorno 3 del mese successivo rispetto a quello del loro svolgimento.

Domanda. Può essere effettuata via internet, presso il Patronato INCA CGIL o, infine, tramite il Contact Center Inps (per la prima e l’ultima delle modalità indicate occorre essere in possesso del PIN Inps di tipo “dispositivo”).

La domanda compilata on line può essere inviata immediatamente o in seguito: in tal caso, la domanda salvata e non inviata può essere modificata.

La lavoratrice può cambiare la struttura erogante i servizi scelta all’atto della domanda: tale variazione va effettuata accedendo di nuovo alla procedura telematica con cui ha presentato la domanda, o tramite patronato.

Termini di presentazione. Le domande possono essere inviate sino al 31 dicembre 2018, o comunque fino a esaurimento delle risorse, pari a: 40 milioni di euro per dipendenti e per iscritte alla Gestione separata; 10 milioni per le lavoratrici autonome; per lavoratrici dipendenti e iscritte alla GS, la domanda va presentata entro gli 11 mesi dalla fine del congedo di maternità o del periodo teorico di fruizione dell’indennità di maternità; quindi, nei casi di:

  1. a) parto: la domanda può essere presentata al termine dei 3 mesi successivi alla nascita;
  2. b) affidamento non preadottivo (per le sole lavoratrici dipendenti): la domanda può essere presentata decorso il periodo di 3 mesi dalla data di affidamento;
  3. c) adozione/affidamento preadottivo nazionale o internazionale: la domanda può essere presentata alla fine dei 5 mesi successivi all’effettivo ingresso del minore in famiglia/in Italia.

Accoglimento o rigetto. L’accoglimento o rigetto è pubblicato sul sito Inps ed è consultabile tramite procedura; esso viene anche trasmesso all’indirizzo di PEC che è stato indicato dalla madre nella domanda; se è stato indicata anche una normale e-mail, nessuna comunicazione è inviata a tale casella, prevalendo la trasmissione alla casella di PEC; se la madre ha indicato in domanda l’indirizzo di PEC del patronato, il provvedimento è inviato solo a quest’ultimo.

In ogni caso, il provvedimento è sempre consultabile sul sito Inps.

Se non è stato indicato un indirizzo di PEC, la notizia della comunicazione con pubblicazione sul sito Inps è fornita all’indirizzo di posta elettronica ordinaria comunicato dalla lavoratrice madre al momento della compilazione della domanda: la notizia trasmessa alla normale e-mail non contiene copia del provvedimento di accoglimento o rigetto, ma solo l’avvertenza che esso è stato pubblicato sul sito Inps, con l’invito ad accedere per la consultazione.

Rinuncia. La rinuncia può essere effettuata dal giorno dopo l’accoglimento della domanda, in via telematica con la stessa procedura di presentazione: poiché il beneficio è divisibile solo per frazioni mensili intere, la rinuncia parziale potrà essere effettuata per 1 o più mesi e non per frazioni di esso.

Per esempio: se la lavoratrice ha ottenuto un contributo baby-sitting di 2 mesi (importo 1.200 euro), ove lo abbia utilizzato per 610 euro e voglia rinunciare al residuo, non potrà chiedere di recuperare il 2° mese di congedo parentale, in quanto l’uso del contributo per un importo superiore a 600 euro si colloca nella seconda mensilità, che non può essere frazionata.

Infine, la mancata acquisizione telematica del contributo entro 120 i giorni decorrenti dalla ricezione della comunicazione di accoglimento della domanda in via telematica equivale a rinuncia tacita.

Baby Sitting:voucher per servizi

ll contributo per l’acquisto di servizi di baby-sitting (cd. voucher baby sitting), rappresenta la possibilità della madre lavoratrice di chiedere, alla fine del congedo di maternità ed entro gli 11 mesi successivi, in alternativa al congedo parentale, l’erogazione di voucher per acquistare servizi di baby-sitting (o un contributo per i servizi pubblici per l’infanzia o per quelli privati accreditati), fino a 6 mesi.

Il contributo in esame è erogato mediante la modalità del “Libretto Famiglia”.

I voucher già acquisiti telematicamente entro il 31 dicembre 2017 saranno validi fino al 31 dicembre 2018, e che quindi per essi è possibile inserire prestazioni lavorative solo con data fine, al massimo, 31 dicembre 2018.

Beneficiarie ed escluse.  Possono accedere al beneficio le lavoratrici madri:

  • dipendenti della PA
  • dipendenti da datori privati
  • iscritte alla Gestione separata; autonome o imprenditrici.

Esse possono accedere al beneficio anche per più figli, presentando una domanda per ogni figlio, purché ricorrano, per ciascuno di essi, i requisiti previsti.

Invece, non sono ammesse le lavoratrici:

  • non aventi diritto al congedo parentale;
  • gestanti; che siano ancora in congedo di maternità;
  • esentate dal pagamento della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati convenzionati; beneficiarie del Fondo per le Politiche relative ai diritti e alle pari opportunità.

Misura e durata. Il beneficio consiste, in alternativa, nel contributo per:

  1. a) gli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia (o dei servizi privati accreditati); o
  2. b) l’acquisto di servizi di baby-sitting erogato in modalità “Libretto Famiglia”.

L’importo è di 600 euro mensili ed è erogato per un massimo di 6 mesi (3 per le lavoratrici autonome), divisibile solo per frazioni mensili intere, comportando la rinuncia dell’interessata al congedo parentale.

Per frazione mensile intera si intende 1 mese continuativo di congedo (se la lavoratrice autonoma ha usufruito di 1 mese e 1 giorno di congedo potrà accedere al beneficio per 1 solo mese; gli altri 29 giorni potranno essere usati solo come congedo parentale).

Per il calcolo del congedo parentale, le frazioni di mese si sommano fino a raggiungere i 30 giorni, equivalenti a 1 mese, mentre i mesi interi si computano come tali, qualunque sia il numero di giorni di cui sono formati.

 

Per stabilire i mesi di congedo parentale spettanti, si considerano i periodi di congedo parentale fruiti dal padre del minore (in caso di part time, cfr. la tabella allegata al messaggio).

Modalità di erogazione. Pagamento diretto alla struttura scolastica scelta dalla madre, dietro esibizione, da parte della struttura stessa, dei documenti attestanti l’effettiva fruizione del servizio e la liberatoria di pagamento, fino a 600 euro mensili, per ogni mese di congedo parentale non fruito.

Contributo per pagare i servizi di baby-sitting. Con il “Libretto Famiglia”: le madri (già registrate in procedura “Prestazioni Occasionali”) devono acquisire in via telematica il contributo entro 120 giorni dalla comunicazione di accoglimento ricevuta tramite indirizzo PEC indicato in domanda o pubblicazione del provvedimento nella procedura telematica: il superamento di tale termine vale come rinuncia.

Dopo essersi registrate, le madri beneficiarie del bonus, verificata la capienza del portafoglio elettronico, per garantire il pagamento nei termini di legge da parte dell’Inps, inseriranno le prestazioni entro il giorno 3 del mese successivo rispetto a quello del loro svolgimento.

Domanda. Può essere effettuata via internet, presso il Patronato INCA CGIL o, infine, tramite il Contact Center Inps (per la prima e l’ultima delle modalità indicate occorre essere in possesso del PIN Inps di tipo “dispositivo”).

La domanda compilata on line può essere inviata immediatamente o in seguito: in tal caso, la domanda salvata e non inviata può essere modificata.

La lavoratrice può cambiare la struttura erogante i servizi scelta all’atto della domanda: tale variazione va effettuata accedendo di nuovo alla procedura telematica con cui ha presentato la domanda, o tramite patronato.

Termini di presentazione. Le domande possono essere inviate sino al 31 dicembre 2018, o comunque fino a esaurimento delle risorse, pari a: 40 milioni di euro per dipendenti e per iscritte alla Gestione separata; 10 milioni per le lavoratrici autonome; per lavoratrici dipendenti e iscritte alla GS, la domanda va presentata entro gli 11 mesi dalla fine del congedo di maternità o del periodo teorico di fruizione dell’indennità di maternità; quindi, nei casi di:

  1. a) parto: la domanda può essere presentata al termine dei 3 mesi successivi alla nascita;
  2. b) affidamento non preadottivo (per le sole lavoratrici dipendenti): la domanda può essere presentata decorso il periodo di 3 mesi dalla data di affidamento;
  3. c) adozione/affidamento preadottivo nazionale o internazionale: la domanda può essere presentata alla fine dei 5 mesi successivi all’effettivo ingresso del minore in famiglia/in Italia.

Accoglimento o rigetto. L’accoglimento o rigetto è pubblicato sul sito Inps ed è consultabile tramite procedura; esso viene anche trasmesso all’indirizzo di PEC che è stato indicato dalla madre nella domanda; se è stato indicata anche una normale e-mail, nessuna comunicazione è inviata a tale casella, prevalendo la trasmissione alla casella di PEC; se la madre ha indicato in domanda l’indirizzo di PEC del patronato, il provvedimento è inviato solo a quest’ultimo.

In ogni caso, il provvedimento è sempre consultabile sul sito Inps.

Se non è stato indicato un indirizzo di PEC, la notizia della comunicazione con pubblicazione sul sito Inps è fornita all’indirizzo di posta elettronica ordinaria comunicato dalla lavoratrice madre al momento della compilazione della domanda: la notizia trasmessa alla normale e-mail non contiene copia del provvedimento di accoglimento o rigetto, ma solo l’avvertenza che esso è stato pubblicato sul sito Inps, con l’invito ad accedere per la consultazione.

Rinuncia. La rinuncia può essere effettuata dal giorno dopo l’accoglimento della domanda, in via telematica con la stessa procedura di presentazione: poiché il beneficio è divisibile solo per frazioni mensili intere, la rinuncia parziale potrà essere effettuata per 1 o più mesi e non per frazioni di esso.

Per esempio: se la lavoratrice ha ottenuto un contributo baby-sitting di 2 mesi (importo 1.200 euro), ove lo abbia utilizzato per 610 euro e voglia rinunciare al residuo, non potrà chiedere di recuperare il 2° mese di congedo parentale, in quanto l’uso del contributo per un importo superiore a 600 euro si colloca nella seconda mensilità, che non può essere frazionata.

Infine, la mancata acquisizione telematica del contributo entro 120 i giorni decorrenti dalla ricezione della comunicazione di accoglimento della domanda in via telematica equivale a rinuncia tacita.

Voucher socio-sanitario

Provvidenza economica, utilizzata in alcune Regioni,  prioritariamente rivolta ai soggetti fragili (es . anziani non autosufficienti affetti da patologie cronico-degenerative, disabili) utilizzabile per l’acquisto di prestazioni di assistenza domiciliare sociosanitaria integrata da soggetti pubblici e privati, profit e no profit. 

Voucher per i servizi di baby sitting

ll contributo per l’acquisto di servizi di baby-sitting (cd. voucher baby sitting), rappresenta la possibilità della madre lavoratrice di chiedere, alla fine del congedo di maternità ed entro gli 11 mesi successivi, in alternativa al congedo parentale, l’erogazione di voucher per acquistare servizi di baby-sitting (o un contributo per i servizi pubblici per l’infanzia o per quelli privati accreditati), fino a 6 mesi.

Il contributo in esame è erogato mediante la modalità del “Libretto Famiglia”.

I voucher già acquisiti telematicamente entro il 31 dicembre 2017 saranno validi fino al 31 dicembre 2018, e che quindi per essi è possibile inserire prestazioni lavorative solo con data fine, al massimo, 31 dicembre 2018.

Beneficiarie ed escluse.  Possono accedere al beneficio le lavoratrici madri:

  • dipendenti della PA
  • dipendenti da datori privati
  • iscritte alla Gestione separata; autonome o imprenditrici.

Esse possono accedere al beneficio anche per più figli, presentando una domanda per ogni figlio, purché ricorrano, per ciascuno di essi, i requisiti previsti.

Invece, non sono ammesse le lavoratrici:

  • non aventi diritto al congedo parentale;
  • gestanti; che siano ancora in congedo di maternità;
  • esentate dal pagamento della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati convenzionati; beneficiarie del Fondo per le Politiche relative ai diritti e alle pari opportunità.

Misura e durata. Il beneficio consiste, in alternativa, nel contributo per:

  1. a) gli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia (o dei servizi privati accreditati); o
  2. b) l’acquisto di servizi di baby-sitting erogato in modalità “Libretto Famiglia”.

L’importo è di 600 euro mensili ed è erogato per un massimo di 6 mesi (3 per le lavoratrici autonome), divisibile solo per frazioni mensili intere, comportando la rinuncia dell’interessata al congedo parentale.

Per frazione mensile intera si intende 1 mese continuativo di congedo (se la lavoratrice autonoma ha usufruito di 1 mese e 1 giorno di congedo potrà accedere al beneficio per 1 solo mese; gli altri 29 giorni potranno essere usati solo come congedo parentale).

Per il calcolo del congedo parentale, le frazioni di mese si sommano fino a raggiungere i 30 giorni, equivalenti a 1 mese, mentre i mesi interi si computano come tali, qualunque sia il numero di giorni di cui sono formati.

 

Per stabilire i mesi di congedo parentale spettanti, si considerano i periodi di congedo parentale fruiti dal padre del minore (in caso di part time, cfr. la tabella allegata al messaggio).

Modalità di erogazione. Pagamento diretto alla struttura scolastica scelta dalla madre, dietro esibizione, da parte della struttura stessa, dei documenti attestanti l’effettiva fruizione del servizio e la liberatoria di pagamento, fino a 600 euro mensili, per ogni mese di congedo parentale non fruito.

Contributo per pagare i servizi di baby-sitting. Con il “Libretto Famiglia”: le madri (già registrate in procedura “Prestazioni Occasionali”) devono acquisire in via telematica il contributo entro 120 giorni dalla comunicazione di accoglimento ricevuta tramite indirizzo PEC indicato in domanda o pubblicazione del provvedimento nella procedura telematica: il superamento di tale termine vale come rinuncia.

Dopo essersi registrate, le madri beneficiarie del bonus, verificata la capienza del portafoglio elettronico, per garantire il pagamento nei termini di legge da parte dell’Inps, inseriranno le prestazioni entro il giorno 3 del mese successivo rispetto a quello del loro svolgimento.

Domanda. Può essere effettuata via internet, presso il Patronato INCA CGIL o, infine, tramite il Contact Center Inps (per la prima e l’ultima delle modalità indicate occorre essere in possesso del PIN Inps di tipo “dispositivo”).

La domanda compilata on line può essere inviata immediatamente o in seguito: in tal caso, la domanda salvata e non inviata può essere modificata.

La lavoratrice può cambiare la struttura erogante i servizi scelta all’atto della domanda: tale variazione va effettuata accedendo di nuovo alla procedura telematica con cui ha presentato la domanda, o tramite patronato.

Termini di presentazione. Le domande possono essere inviate sino al 31 dicembre 2018, o comunque fino a esaurimento delle risorse, pari a: 40 milioni di euro per dipendenti e per iscritte alla Gestione separata; 10 milioni per le lavoratrici autonome; per lavoratrici dipendenti e iscritte alla GS, la domanda va presentata entro gli 11 mesi dalla fine del congedo di maternità o del periodo teorico di fruizione dell’indennità di maternità; quindi, nei casi di:

  1. a) parto: la domanda può essere presentata al termine dei 3 mesi successivi alla nascita;
  2. b) affidamento non preadottivo (per le sole lavoratrici dipendenti): la domanda può essere presentata decorso il periodo di 3 mesi dalla data di affidamento;
  3. c) adozione/affidamento preadottivo nazionale o internazionale: la domanda può essere presentata alla fine dei 5 mesi successivi all’effettivo ingresso del minore in famiglia/in Italia.

Accoglimento o rigetto. L’accoglimento o rigetto è pubblicato sul sito Inps ed è consultabile tramite procedura; esso viene anche trasmesso all’indirizzo di PEC che è stato indicato dalla madre nella domanda; se è stato indicata anche una normale e-mail, nessuna comunicazione è inviata a tale casella, prevalendo la trasmissione alla casella di PEC; se la madre ha indicato in domanda l’indirizzo di PEC del patronato, il provvedimento è inviato solo a quest’ultimo.

In ogni caso, il provvedimento è sempre consultabile sul sito Inps.

Se non è stato indicato un indirizzo di PEC, la notizia della comunicazione con pubblicazione sul sito Inps è fornita all’indirizzo di posta elettronica ordinaria comunicato dalla lavoratrice madre al momento della compilazione della domanda: la notizia trasmessa alla normale e-mail non contiene copia del provvedimento di accoglimento o rigetto, ma solo l’avvertenza che esso è stato pubblicato sul sito Inps, con l’invito ad accedere per la consultazione.

Rinuncia. La rinuncia può essere effettuata dal giorno dopo l’accoglimento della domanda, in via telematica con la stessa procedura di presentazione: poiché il beneficio è divisibile solo per frazioni mensili intere, la rinuncia parziale potrà essere effettuata per 1 o più mesi e non per frazioni di esso.

Per esempio: se la lavoratrice ha ottenuto un contributo baby-sitting di 2 mesi (importo 1.200 euro), ove lo abbia utilizzato per 610 euro e voglia rinunciare al residuo, non potrà chiedere di recuperare il 2° mese di congedo parentale, in quanto l’uso del contributo per un importo superiore a 600 euro si colloca nella seconda mensilità, che non può essere frazionata.

Infine, la mancata acquisizione telematica del contributo entro 120 i giorni decorrenti dalla ricezione della comunicazione di accoglimento della domanda in via telematica equivale a rinuncia tacita.

VOUCHER

La disciplina sulle prestazioni di lavoro occasionale (c.d. voucher) è stata introdotta dal D.L. 50/2017 con l’introduzione dell’art. 54 bis che ha sostituito la normativa sul lavoro accessorio prevista dal D.L. 25/2017.

I voucher consentono di retribuire le attività lavorative occasionali entro limiti stabiliti senza influire sullo stato di disoccupazione del lavoro, esenti da imposizione fiscale e validi per il rilascio del permesso di soggiorno.

I limiti di compensi annui non devono superare:

  • 000 euro, per ciascun prestatore, con riferimento alla totalità degli utilizzatori;
  • 000 euro, per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori;
  • 500 euro, per prestazioni rese complessivamente da ogni prestatore in favore dello stesso utilizzatore.

Superare il limite di 2500 euro o una durata della prestazione superiore a 280 ore all’anno trasforma il rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Per alcuni prestatori i limiti di reddito sono computati al 75%.

Si tratta: dei titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità; dei giovani con meno di 25 anni di età (se regolarmente iscritti a un ciclo di studi scolastico o universitario); delle persone disoccupate (ex articolo 19 del D.Lgs. 150/2015); dei percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di inclusione (REI) ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito.

Alle prestazioni di lavoro occasionale possono ricorrere le persone fisiche o altri utilizzatori.

Le persone fisiche utilizzando il Libretto di Famiglia, gli altri utilizzatori mediante uno specifico contratto di prestazione occasionale.

Il compenso minimo è pari a 9 euro ad eccezione per il settore agricolo dove si fa riferimento alla retribuzione oraria prevista dai contratti collettivi del settore.

È vietato l’utilizzo del contratto di prestazione occasionale:

  • per gli utilizzatori che hanno alle proprie dipendenze più di 5 lavoratori subordinati a tempo indeterminato (elevato a 8 dal decreto dignita’ per le imprese nel settore turistico);
  • per le imprese dell’edilizia e di settori affini, per le imprese esercenti l’attività di escavazione e/o lavorazione di materiale lapideo, per le imprese del settore miniere, cave e torbiere.
  • nell’esecuzione di appalti di opere o servizi;
  • da parte di imprese del settore agricolo, salvo per specifici soggetti (pensionati, studenti, disoccupati, precettori di prestazioni integrative del salario), purché non iscritti l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli.

Il prestatore ha diritto alla copertura previdenziale, assicurativa e infortunistica, ed ha l’obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS.

Possibilità di utilizzo dei voucher anche per la Pubblica Amministrazione

Le pubbliche amministrazioni possono fare ricorso al contratto di prestazione occasionale esclusivamente:

  • nell’ambito di progetti speciali rivolti a specifiche categorie di soggetti in stato di povertà, di disabilità, di detenzione, di tossicodipendenza o di fruizione di ammortizzatori sociali;
  • per lo svolgimento di lavori di emergenza correlati a calamità o eventi naturali improvvisi;
  • per attività di solidarietà, in collaborazione con altri enti pubblici e/o associazioni di volontariato;
  • per l’organizzazione di manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritatevoli

Nel settore agricolo le prestazioni occasionali sono ammesse unicamente per le seguenti categorie di lavoratori e a condizione che non risultino iscritti nell’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli:

1) titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità;

2) giovani con meno di venticinque anni di età, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado ovvero a un ciclo di studi presso l’università;

3) persone disoccupate, ai sensi dell’articolo 19 del Dlgs n. 150/2015;

4) percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di inclusione (Rei o Sia, che costituisce la prestazione di sostegno all’inclusione attualmente vigente e destinata ad essere sostituita dal Rei), ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito.

 

Il compenso minimo orario deve essere pari all’importo della retribuzione oraria delle prestazioni di natura subordinata individuata dal contratto collettivo stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Gli importi: area 1: 7,57 euro; area 2: 6,94 euro; area 3: 6,52 euro.

Compensi per il lavoro occasionale e indennità di disoccupazione

Non è possibile cumulare questi compensi con eventuali prestazioni percepite (Naspi, Cig ecc.) ma che siano comunque compatibili.

Durata. Le prestazioni occasionali sono sottoposte ad un vincolo di durata: massimo 280 ore in anno civile.

Nel settore agricolo, il limite di durata è pari al rapporto tra il limite di importo di 2.500 euro e retribuzione prevista dal CCNL.

In caso di superamento il rapporto si trasforma a tempo indeterminato (con esclusione dei rapporti di lavoro pubblici).