Ingresso in Italia cittadini stranieri

Quanti stranieri possono entrare in Italia

L’ingresso dei cittadini stranieri nel territorio dello Stato italiano avviene in via di principio sulla base di una programmazione stabilita dal Governo con alcuni atti di natura politica.

Dunque se un cittadino straniero intende stabilirsi in Italia con un progetto migratorio di lunga durata lo può fare solo quando le politiche governative lo prevedono.

Ogni anno vengono emanati uno o più decreti governativi (c.d. decreto flussi) che fissano le quote di ingressi per lavoro subordinato, anche stagionale, e per lavoro autonomo relative ai cittadini stranieri residenti all’estero che intendono emigrare nel nostro Paese.

Il decreto flussi fissa di solito dei limiti quantitativi, stabilendo quanti sono complessivamente i cittadini che possono fare ingresso per motivi di lavoro, ma anche dei limiti qualitativi perché ripartisce le quote anche a seconda delle nazionalità o delle figure professionali dei lavoratori stranieri.

Ai fini di tale programmazione si deve tenere conto degli ingressi per ricongiungimento familiare e delle misure di protezione temporaneamente disposte, essendo entrambi considerati ingressi fuori quota.

I requisiti generali richiesti per l’ingresso regolare

I  requisiti e le condizioni generali per l’ingresso regolare dei cittadini stranieri nel territorio dello Stato sono:

  • possesso di un visto di ingresso o di  transito
  • passaggio ai valichi di frontiera autorizzati
  • disponibilità di mezzi finanziari sufficienti in relazione alla natura e alla durata del soggiorno previsto e alle spese di ritorno nel Paese di provenienza o di transito verso uno Stato terzo. Tale disponibilità può essere dimostrata non solo mediante esibizione di denaro contante ma anche di fideiussioni bancarie, di polizze fideiussorie assicurative o di documenti comprovanti fonti di reddito in Italia. Lo straniero inoltre deve indicare l’esistenza di un idoneo alloggio nel territorio nazionale
  • assenza di un giudizio di pericolosità per l’ordine pubblico, la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi dell’Unione Europea e assenza di una segnalazione ai fini della non ammissione.

Non è ammesso in Italia lo straniero che sia stato condannato, anche con sentenza non definitiva (compresa quella adottata con patteggiamento) per i gravi reati previsti dall’art.380 c.p.p, commi 1 e 2, oppure quelli inerenti lo spaccio di stupefacenti, la libertà sessuale, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, lo sfruttamento della prostituzione e di minori da impiegare in attività illecite o per i reati inerenti la contraffazione e la tutela dei marchi e dei diritti d’autore.

Non possono fare ingresso nel territorio dello Stato gli stranieri espulsi, salvo speciale autorizzazione del Ministero dell’Interno o decorso dei termini (che può essere da 3 a 5 anni ), gli stranieri che debbono essere espulsi dal territorio dello Stato e quelli segnalati ai fini del respingimento o della non ammissione per gravi motivi di ordine pubblico, di sicurezza nazionale e di tutela delle relazioni internazionali.

  • possesso di passaporto, o di altro documento di viaggio equivalente, in corso di validità, riconosciuto dal Governo italiano per l’attraversamento delle frontiere

I controlli e le conseguenze

L’accertamento dei requisiti precedentemente elencati deve essere effettuato:

  • prima dell’ingresso, in occasione del rilascio del visto
  • all’ingresso, in occasione dei controlli alla frontiera e può essere ripetuto anche in seguito ai fini della permanenza nel territorio.

La presenza di un requisito negativo o l’assenza di un requisito positivo richiesto comporta il respingimento dello straniero alla frontiera, anche qualora in possesso di regolare visto d’ingresso.

Alla frontiera

Alla frontiera italiana lo straniero viene sottoposto ai controlli doganali relativi alle merci e al denaro trasportati. Superati positivamente i controlli, l’autorità di frontiera timbra il passaporto con la data ed il luogo di transito. Si considera il timbro un atto dovuto che qualora sia omesso dall’autorità di frontiera deve essere richiesto perché prova la data di ingresso dello straniero nel territorio dello Stato.

Nei casi in cui lo straniero sia respinto e sia entrato con mezzi altrui, il vettore del mezzo di trasporto utilizzato per attraversare la frontiera è obbligato a ricondurre lo straniero nello Stato di provenienza o in quello dove è stato rilasciato il biglietto di viaggio.

Ai fini del rilascio del visto d’ingresso lo straniero oltre ad essere in possesso dei requisiti generali previsti ai fini dell’ingresso nel territorio, deve dimostrare quelle ulteriori condizioni che sono richieste che sono qui indicate.

 

Permesso di soggiorno per gravidanza

La legge stabilisce il rilascio del permesso di soggiorno per cure mediche alle donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi al parto.

Prevede, inoltre, il divieto di espulsione delle donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio.

Gli aventi diritto. Hanno diritto al permesso di soggiorno per gravidanza, anche se presenti irregolarmente in Italia:

  • le donne in stato di gravidanza;
  • le donne nei sei mesi successivi al parto.
  • Il padre del nascituro

Il padre ha diritto al permesso di soggiorno anche per cure mediche anche al padre del nascituro, purchè coniugato e convivente .

Il padre dovrà quindi esibire il certificato di matrimonio debitamente tradotto e legalizzato.

Il genitore naturale (non coniugato) ha tuttavia una possibilità: potrebbe chiedere al Tribunale per i minorenni l’autorizzazione a restare in Italia per motivi attinenti alla crescita ed allo sviluppo psicofisico del bambino, a prescindere dal possesso di un permesso di soggiorno.

Quando va richiesto. Il permesso di soggiorno per maternità può essere chiesto dal momento in cui viene certificato lo stato di gravidanza e nei sei mesi successivi al parto.  Sono necessari i seguenti documenti:

  • istanza compilata e sottoscritta dall’interessa;
  • marca da bollo da euro 14,62;
  • fotografie formato tessera avente posa uguale;
  • copia del passaporto (pagine relative a dati anagrafici, foto, date di rilascio e scadenza, visto di ingresso e timbri frontiera Schengen);
  • certificazione medica rilasciata da una struttura pubblica, oppure certificato rilasciato da struttura o medico privato con vidimazione dell’ASL, attestante lo stato di gravidanza e la data presunta del parto; in caso di nascita del figlio, occorre l’estratto dell’atto di nascita;
  • autocertificazione o certificato di residenza o altrimenti copia della comunicazione, da parte del soggetto ospitante, corredata dalla copia del documento di identità di quest’ultimo.

La domanda ed i documenti allegati devono essere presentati personalmente allo Sportello unico dell’immigrazione.

Revoca

Il permesso di soggiorno per gravidanza viene revocato in caso di interruzione volontaria di gravidanza.

Rinnovo

Il permesso di soggiorno per gravidanza viene rinnovato nei seguenti casi:

  • dal momento della nascita, per i sei mesi successivi;
  • in caso di morte del nascituro al momento del parto, fino ai sei mesi successivi alla data presunta di nascita del figlio.

Conversione

Il permesso di soggiorno per gravidanza può essere convertito in permesso di soggiorno per motivi familiari.

Ciò è possibile quando lo straniero ha i requisiti per il ricongiungimento familiare (deve avere un determinato rapporto di parentela, nonchè i requisiti di reddito e alloggio).

La conversione può essere chiesta entro un anno dalla scadenza del permesso.

Stranieri: conversione del permesso di soggiorno

La conversione del permesso di soggiorno è un procedimento amministrativo attraverso il quale il cittadino straniero, già autorizzato a soggiornare nel territorio italiano, richiede un titolo al soggiorno per un nuovo motivo diverso da quello originario, qualora ne sussistano i presupposti previsti dalla legge.

Le ipotesi di conversione del permesso di soggiorno

Si possono distinguere due gruppi di ipotesi di conversione:

  1. A) istanza di p.s. elettronico da presentare, senza bisogno di richiesta di attestazione di disponibilità di una quota, allo Sportello Unico per l’Immigrazione della Prefettura – UTG, mediante invio di un kit-postale direttamente alla Questura-Ufficio Immigrazione del luogo di residenza o di domicilio dell’interessato:
  2. conversione del permesso di soggiorno in motivi familiari da altro titolo al soggiorno, anche dopo la scadenza
  3. conversione del permesso di soggiorno in motivi di lavoro subordinato o autonomo da permesso di soggiorno per motivi familiari o per affidamento o per integrazione minore – lettere B-C;
  4. conversione del permesso di soggiorno in motivi di lavoro subordinato da permesso di soggiorno per motivi umanitari – lettera G;
  5. conversione del permesso di soggiorno in motivi di lavoro subordinato da permesso di soggiorno per protezione sociale o motivi umanitari – lettera H;
  6. conversione del permesso di soggiorno in motivi di studio da permesso di soggiorno per protezione sociale o motivi umanitari – lettera I;
  7. conversione del permesso di soggiorno in motivi di studio da permesso di soggiorno pe rmotivi familiari ,per affidamento o per integrazione minore – lettera L;
  8. conversione del permesso di soggiorno in motivi di residenza elettiva da permesso di soggiorno per lavoro subordinato o autonomo, per attesa occupazione o per motivi familiari – lettera M;
  9. conversione permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo rilasciato da altro Stato membro dell’UE in motivi di studio o soggiorno per altro scopo lecito- lettera N.
  10. B) istanza di p.s.elettronico da presentare, previa richiesta di attestazione di disponibilità di una quota allo Sportello Unico per l’Immigrazione della Prefettura – UTG, del luogo di residenza o domicilio dell’interessato (attraverso la procedura telematica prevista con la registrazione nel sito internet del Ministero dell’Interno mediante invio di kit-postale direttamente alla Questura-Ufficio Immigrazione del luogo di residenza domicilio dell’interessato :
  11. conversione del permesso di soggiorno in motivi di lavoro subordinato (Modello VA per attestazione quota) o autonomo (Modello Z per attestazione quota) da permesso di soggiorno per studio e tirocinio –  lettere D-E;
  12. conversione del permesso di soggiorno in motivi di lavoro subordinato (Modello VB per attestazione quota) da permesso di soggiorno per lavoro subordinato stagionale – lettera F.
  13. conversione permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo rilasciato da altro Stato membro dell’UE (art. 9-bis, T.U) in motivi di lavoro subordinato/domestico (Modello LS – LS1 per attestazione quota) o autonomo (Modello LS2 per attestazione quota) –  lettera N.

Stranieri: soggiorno in Italia

Requisiti

Il permesso di soggiorno è un atto amministrativo, che ha natura di autorizzazione, concesso al cittadino straniero per poter soggiornare nel territorio dello Stato italiano, per la durata in esso indicata, e per svolgervi le attività inerenti al motivo per il quale è stato rilasciato, o comunque per quelle consentite dalla legge.

Il motivo del permesso di soggiorno deve essere lo stesso indicato sul visto d’ingresso.

I requisiti generali per ottenere un permesso di soggiorno. I requisiti e le condizioni generali necessari per ottenere un permesso di soggiorno sono:

  1. possesso di un visto d’ingresso
  2. ingresso regolare, in base ai requisiti e condizioni generali
  3. presentazione della richiesta di permesso di soggiorno entro 8 giorni lavorativi dall’ingresso

L’ingresso del cittadino straniero in Italia è regolare se:

  • si presenti ad un valico di frontiera autorizzato;
  • sia in possesso di valido passaporto od altro documento di viaggio equivalente;
  • disponga di documenti che giustificano lo scopo e le condizioni del soggiorno e dimostri di disporre di mezzi finanziari sufficienti in relazione alla natura e alla durata del soggiorno ed alle spese di ritorno nel Paese di provenienza o di transito verso uno Stato terzo;
  • non sia segnalato ai fini della non ammissione;
  • non sia considerato pericoloso per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato;
  • non sia condannato, anche con sentenza non definitiva (compresa quella adottata a seguito di patteggiamento) per reati inerenti gli stupefacenti, la libertà sessuale, la contraffazione, la tutela dei marchi e dei diritti d’autore, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina verso l’Italia, dell’emigrazione clandestina dall’Italia verso altri Stati o per reati diretti al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o di minori da impiegare in attività illecite.

La richiesta di rilascio di permesso di soggiorno che non soddisfi tali requisiti verrà rifiutata, salvo non ricorrano gravi motivi, in particolare di carattere umanitario, o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato.

In questa ipotesi, il cittadino straniero può ottenere un permesso di soggiorno per motivi umanitari, in deroga ai principi generali sopra esposti, sulla base di una valutazione discrezionale fatta caso per caso dal Questore.

Requisiti particolari per ottenere un permesso di soggiorno

I requisiti e le condizioni particolari, che si aggiungono a quelli generali e variano in relazione allo specifico motivo del soggiorno.

Il permesso di soggiorno viene rilasciato per il motivo previsto dal visto d’ingresso o dalle disposizioni vigenti e la sua durata, eccetto quello rilasciato per motivi di lavoro, è quella prevista dal visto d’ingresso.

I principali motivi del soggiorno sono:

  • attesa occupazione
  • asilo politico già riconosciuto (rinnovo)
  • permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (ex carta soggiorno)
  • conversione permesso di soggiorno (da famiglia a lavoro; da lavoro a famiglia; da studio, dopo il conseguimento del diploma di laurea o di laurea specialistica a lavoro;)
  • duplicato permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (ex carta di soggiorno)
  • duplicato permesso di soggiorno
  • famiglia
  • famiglia minore 14-18 anni
  • lavoro autonomo
  • lavoro subordinato
  • lavoro in casi particolari ex art.27 D.lgs n.286/98 e succ. mod. T.U.
  • lavoro subordinato stagionale
  • missione (superiore ai 90 gg)
  • motivi religiosi
  • residenza elettiva
  • ricerca scientifica • status apolide (rinnovo)
  • studio (superiore ai 90 gg)
  • tirocinio
  • attesa cittadinanza
  • formazione professionale
  • aggiornamento permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, ex carta di soggiorno (cambio domicilio o stato civile, inserimento figli, cambio passaporto, aggiornamento foto)
  • aggiornamento permesso di soggiorno (cambio domicilio o stato civile, inserimento figli, cambio passaporto).

Al cittadino straniero già presente nel territorio, ma che ha fatto ingresso senza apposito visto, in casi eccezionali tassativamente previsti, può essere rilasciato il permesso di soggiorno.

Tali casi sono:

  • Minori in stato di abbandono (minore età)
  • protezione sociale
  • assistenza minore
  • cure mediche (cittadina straniera irregolare in gravidanza o che ha partorito da meno di sei mesi / coniuge di cittadina straniera irregolare in gravidanza o che ha partorito da meno di 6 mesi
  • motivi di giustizia
  • motivi umanitari / protezione sussidiaria
  • richiesta asilo – asilo politico
  • emigrazione in un altro paese e attesa cittadinanza

Come si ottiene un permesso di soggiorno

La richiesta deve essere presentata entro il termine di 8 giorni lavorativi dall’ingresso, pena il rifiuto del permesso e l’espulsione, salvo “che il ritardo sia dipeso da forza maggiore” (es. ricovero ospedaliero…).

La richiesta di primo rilascio, rinnovo, conversione o aggiornamento delle principali tipologie di titoli al soggiorno viene  presentata alla Questura competente, utilizzando un apposito kit predisposto che è a disposizione presso gli stessi uffici postali.

Il pagamento

La richiesta di rilascio e di rinnovo, o di duplicato del permesso di soggiorno di durata superiore a tre mesi è stata altresì sottoposta al versamento di un contributo economico, il cui importo è fissato fra un minimo di 80 ed un massimo di 200 euro.

La misura del contributo è determinata in base alla durata del permesso di soggiorno:

  • € 80 per i permessi di soggiorno di durata superiore a tre mesi e inferiore o pari a un anno
  • € 100,00 per i permessi di soggiorno di durata superiore a un anno e inferiore o pari a due anni
  • € 200,00 per il rilascio del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo e per i richiedenti il permesso di soggiorno

Non viene richiesto il versamento di tale contributo per il rilascio ed il rinnovo del permesso di soggiorno per:

  • asilo, richiesta asilo, protezione sussidiaria, motivi umanitari
  • minori,compresi quelli arrivati per ricongiungimento familiare
  • cure mediche (anche per gli accompagnatori)
  • aggiornamento o conversione del permesso di soggiorno in corso di validità
  • carta di soggiorno UE per familiare extracomunitario di cittadino comunitario/italiano

Documento di identificazione

Solo il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo (ex carta di soggiorno), è anche un documento di identificazione, ma solo nei primi 5 anni dal rilascio.

Il permesso di soggiorno invece, è solo un documento di riconoscimento, quindi il cittadino straniero quando deve essere identificato deve esibire anche il passaporto o altro documento identificativo.

Dichiarazione di ospitalità

Chiunque, a qualsiasi titolo, dà alloggio, ovvero ospita, un cittadino straniero extracomunitario o un apolide, anche se parente o affine, ovvero cede allo stesso la proprietà o il godimento di beni immobili, rustici o urbani, posti nel territorio dello Stato, ha l’obbligo di darne comunicazione scritta, entro 48 ore.

In caso di violazione di tale obbligo, si applica la sanzione amministrativa corrispondente al pagamento di una somma da € 160,00 a € 1.100,00.

La dichiarazione di ospitalità è un documento che può certificare l’effettiva dimora del cittadino extracomunitario nel territorio dello Stato e viene solitamente richiesto per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno. E’ opportuno, quindi, che il dichiarante ed il cittadino extracomunitario ospitato ne conservino una copia appositamente vidimata dall’ufficio di Pubblica Sicurezza.

Tale dichiarazione non deve essere resa se si dà ospitalità ad un cittadino comunitario.

Accordo di integrazione

Lo straniero extracomunitario, di età superiore ai 16 anni, che fa ingresso in Italia per la prima volta e chiede il rilascio di un permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno, deve sottoscrivere il c.d. accordo di integrazione.

Non devono, invece, sottoscrivere l’accordo:

  • i minori non accompagnati o legalmente affidati per i quali l’accordo è sostituito dal completamento del progetto di integrazione sociale e civile
  • gli stranieri che ottengono un permesso di soggiorno per motivi umanitari sulla base di un progetto di assistenza e integrazione sociale per i quali l’accordo è sostituito dal completamento del programma di assistenza ed integrazione sociale
  • gli stranieri affetti da patologie o da disabilità tali da limitare gravemente l’autosufficienza o da determinare gravi difficoltà di apprendimento linguistico e culturale (condizione da dimostrare mediante certificazione rilasciata da una struttura sanitaria, pubblica o privata, o da un medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale)

La sottoscrizione, da parte dello straniero dell’accordo di integrazione si articola in crediti, con l’impegno a sottoscrivere specifici obiettivi di integrazione, da conseguire nel periodo di validità del permesso di soggiorno.

La perdita integrale dei crediti o la risoluzione dell’accordo per inadempimento (se il numero dei crediti finali sia pari o inferiore a zero) determina la revoca del permesso di soggiorno e l’espulsione dello straniero dal territorio dello Stato.

Fanno eccezione gli stranieri titolari di permesso di soggiorno per asilo, protezione sussidiaria, motivi umanitari, motivi familiari, permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, carta di soggiorno per familiare straniero di cittadino dell’UE, nonchè lo straniero, titolare di altro permesso di soggiorno, che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare.

Entro tre mesi dalla firma lo straniero deve seguire un breve corso gratuito di “formazione civica e informazione sulla vita civile”, realizzato a cura degli Sportelli Unici per l’Immigrazione.

Un mese prima della scadenza del biennio di durata dell’accordo, lo Sportello Unico per l’Immigrazione esamina la documentazione presentata dallo straniero (attestati di frequenza a corsi, titolo di studio ecc.) o, se questa manca, lo sottopone a un test sulla conoscenza della lingua italiana.

5.8 Diritti e obblighi collegati al permesso di soggiorno

Il cittadino straniero ha l’obbligo di esibire il proprio permesso di soggiorno ogni volta che gli venga richiesto dagli ufficiali o dagli agenti di pubblica sicurezza. Se si rifiuta, senza giustificato motivo, viene punito con l’arresto fino ad un anno ed un’ammenda fino a € 2.000.

Il cittadino straniero, inoltre, ha l’obbligo di esibire i documenti originali inerenti al soggiorno (permesso di soggiorno, ricevuta della dichiarazione di presenza, permesso di soggiorno UE SLP, ricevuta postale in caso di rinnovo, unitamente al permesso scaduto o appuntamento/cedolino rilasciato dalla Questura/Commissariato di Polizia competente) agli uffici della Pubblica Amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni, o altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati, pena l’irricevibilità dell’istanza relativa a questi procedimenti amministrativi. Come ad esempio: iscrizione presso le liste di disponibilità al lavoro presso il Centro per l’Impiego competente, iscrizione presso Ufficio Anagrafe di un Comune, iscrizione presso una ASL.

5.9 I diritti

ll permesso di soggiorno dà diritto a circolare liberamente nel territorio dello Stato italiano e di porre la propria dimora nel luogo prescelto.

Lo straniero in possesso di un titolo al soggiorno in corso di validità è libero di lasciare il territorio dello Stato italiano e di circolare liberamente per motivi di turismo anche nell’area dei Paesi che hanno aderito alla Convenzione applicativa dell’accordo di Schengen.

Tale possibilità è concessa, però, fino ad un massimo di tre mesi, dopo aver dichiarato la propria presenza all’autorità locale di pubblica sicurezza, in base alle modalità e nel rispetto dei termini stabiliti dalle singole normative nazionali.

Il permesso di soggiorno autorizza a svolgere le attività per le quali è stato concesso.

La legge consente il suo utilizzo, in taluni casi, anche per altre attività:

  • il permesso per lavoro subordinato non stagionale consente l’esercizio di lavoro autonomo, se lo straniero è munito delle necessarie autorizzazioni, nonché l’esercizio di attività lavorativa quale socio lavoratore di cooperative;
  • il permesso per lavoro autonomo consente l’esercizio di lavoro subordinato, previa iscrizione presso il Centro per l’Impiego competente;
  • il permesso per famiglia ottenuto mediante il ricongiungimento familiare o per ingresso al seguito del lavoratore consente l’esercizio sia di lavoro subordinato che di lavoro autonomo (

Durata del permesso. La durata del permesso di soggiorno, di solito, è quella prevista dal visto di ingresso e comunque varia a seconda del motivo per cui lo straniero è autorizzato a soggiornare nel territorio:

  1. fino a tre mesi nel caso di soggiorni di breve durata per visite e affari.
  2. fino a sei mesi, rinnovabile per un anno, nel caso di permesso per motivi di protezione sociale
  3. fino a nove mesi nel caso di soggiorno per lavoro stagionale, non rinnovabile
  4. fino ad un anno in relazione alla frequenza di un corso per studio o per formazione rinnovabile annualmente se corso pluriennale
  5. fino a due anni nel caso di soggiorni per lavoro autonomo per lavoro subordinato a tempo indeterminato e per ricongiungimento familiare
  6. fino ad un anno se si tratta di lavoro subordinato a tempo determinato
  7. secondo le necessità specificamente documentate, negli altri casi consentiti dal Testo Unico o dal suo Regolamento di Attuazione

Rinnovo del permesso di soggiorno

Il rinnovo consiste nel rilascio al cittadino straniero di un nuovo permesso di soggiorno di durata non superiore a quella stabilita con il rilascio iniziale.

Il rinnovo deve essere chiesto al Questore della provincia in cui dimora lo straniero almeno 60 giorni prima.

Se invece sono decorsi più di 60 giorni dalla data di scadenza del permesso di soggiorno, senza che sia stata fatta domanda di rinnovo, salvo che il ritardo sia dipeso da cause di forza maggiore, può essere disposta l’espulsione.

Pertanto, la domanda di rinnovo presentata dopo il termine ultimo previsto dalla legge, ma entro il sessantesimo giorno successivo alla data di scadenza del permesso di soggiorno, deve essere esaminata ed un eventuale provvedimento di espulsione amministrativa potrà essere effettuato solo per sopravvenuta mancanza dei requisiti richiesti per l’ingresso ed il soggiorno, di cui quel ritardo può eventualmente costituire un indice rivelatore.

Una volta superati i 60 giorni dalla scadenza del permesso di soggiorno,il cittadino straniero può richiedere una speciale autorizzazione all’Ufficio Immigrazione della Questura competente per inviare istanza tardiva di rinnovo.

La proroga si distingue dal rinnovo in quanto mera dilazione del periodo di validità del permesso senza alcuna altra modifica del titolo,  per prassi le questure non usano specificare a che titolo concedono il prolungamento del permesso di soggiorno.

Il permesso non potrà essere rinnovato, o prorogato, qualora risulti che lo straniero abbia interrotto il soggiorno in Italia per un periodo continuativo superiore a 6 mesi o, per i permessi di durata almeno biennale, per un periodo continuativo superiore alla metà del periodo di validità del permesso di soggiorno, salvo che l’interruzione sia dovuta all’adempimento degli obblighi militari o altri gravi e comprovati motivi.

Il pagamento

La richiesta di rilascio e di rinnovo, o di duplicato del permesso di soggiorno di durata superiore a tre mesi è stata altresì sottoposta al versamento di un contributo economico, il cui importo è fissato fra un minimo di 80 ed un massimo di 200 euro.

La misura del contributo è determinata in base alla durata del permesso di soggiorno:

  • € 80 per i permessi di soggiorno di durata superiore a tre mesi e inferiore o pari a un anno
  • € 100,00 per i permessi di soggiorno di durata superiore a un anno e inferiore o pari a due anni
  • € 200,00 per il rilascio e il duplicato del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo

Non viene richiesto il versamento di tale contributo per il rilascio ed il rinnovo del permesso di soggiorno per:

asilo, richiesta asilo, protezione sussidiaria, motivi umanitari

minori, compresi quelli arrivati per ricongiungimento familiare

  • cure mediche (anche per gli accompagnatori)
  • aggiornamento (anche del permesso UE per soggiornante di lungo periodo) o conversione del titolo di soggiorno in corso di validità
  • carta di soggiorno UE per familiare extracomunitario di cittadino comunitario

Revoca o annullamento del  permesso di soggiorno. Il permesso di soggiorno può cessare prima della scadenza per revoca o annullamento. Il provvedimento di revoca viene adottato quando, in un momento successivo al rilascio del permesso, vengono a mancare i requisiti richiesti per l’ingresso ed il soggiorno nel territorio dello Stato oppure, sulla base di convenzioni o accordi internazionali, resi esecutivi in Italia, quando lo straniero non soddisfi le condizioni di soggiorno applicabili in uno degli Stati contraenti.

Perdita del posto di lavoro

La legge esclude che si possa procedere a revoca del permesso di soggiorno del lavoratore straniero o dei suoi familiari in caso di perdita del  posto di lavoro.

Il provvedimento di annullamento si ha invece quando, in un momento successivo al rilascio del titolo, si accerti che esso è stato concesso illegittimamente per mancanza originaria dei requisiti.

contenuti nel kit postale, ma un’istanza su modulo cartaceo fornito direttamente dall’Ufficio Immigrazione. Questo comporta anche che non si debba versare la quota di 30 euro necessaria per l’inoltro della assicurata postale, ma solo il pagamento del bollettino postale di 27.50 euro per la smart card, che dovrà essere esibito insieme al resto della documentazione necessaria.

Carta blu per i lavoratori stranieri

Viene rilasciata al lavoratore straniero altamente qualificato, autorizzato allo svolgimento di attività lavorativa, a seguito della stipula del contratto di soggiorno per lavoro.

La Carta Blu  UE ha una durata biennale, nel caso di contratto di lavoro a tempo indeterminato, ovvero, negli altri casi, ha la stessa durata del rapporto di lavoro.

La Carta Blu UE può essere richiesta dal lavoratore straniero residente in un Paese extracomunitario, che si dovrà munire di apposito visto di ingresso. Invece, qualora lo straniero sia già regolarmente soggiornante in un altro Paese dell’Unione Europea o in Italia, potrà chiedere direttamente la Carta Blu UE, se in possesso dei requisiti richiesti.

In entrambi i casi, la procedura per ottenere la Carta Blu UE presuppone la richiesta di nulla-osta al lavoro allo Sportello Unico per l’Immigrazione territorialmente competente, da parte del datore di lavoro.

Il titolare del permesso di soggiorno “Carta Blu UE” beneficia della parità di trattamento in materia di condizioni di lavoro, istruzione e formazione professionale, sicurezza ed assistenza sociale, all’accesso ai beni e servizi offerti al pubblico, incluso l’alloggio.

Nei primi due anni di occupazione legale sul territorio nazionale, può esercitare esclusivamente attività lavorative “altamente qualificate”, limitatamente a quelle per le quali è stata rilasciata la Carta Blu.

Ricongiungimenti. Il ricongiungimento familiare è riconosciuto, indipendentemente dalla durata del permesso di soggiorno, alle condizioni generali previste dall’ art. 29 T.U. Immigrazione. Ai familiari e’ rilasciato un permesso di soggiorno per motivi di famiglia di durata pari a quello del titolare di Carta Blu UE.

Soggiorno in altri Paesi. Un cittadino straniero, titolare di Carta Blu rilasciata da altro Stato membro UE, dopo i  18 mesi di soggiorno legale nel Paese in cui ha conseguito il titolo al soggiorno, può fare ingresso in Italia senza necessità di visto, per lo svolgimento di un’attività lavorativa altamente qualificata. In tal caso il datore di lavoro dovrà presentare domanda di nulla-osta al lavoro entro un mese dall’ingresso dello straniero nel territorio nazionale.

Esclusioni. Sono esclusi dalla possibilità di chiedere la Carta Blu UE gli stranieri che:

  • soggiornano a titolo di protezione temporanea, o per motivi umanitari o che hanno richiesto il relativo permesso di soggiorno e sono in attesa di una decisione;
  • soggiornano in quanto beneficiari di protezione internazionale, ovvero hanno chiesto il riconoscimento di tale protezione e sono in attesa di una decisione definitiva;
  • chiedono di soggiornare in qualità di ricercatori ai sensi dell’articolo art.(art. 27-ter T.U. Immigrazione;
  • sono familiari di cittadini dell’Unione Europea che hanno esercitato o esercitano il loro diritto alla libera circolazione in conformità alle norme comunitarie;
  • beneficiano dello status di soggiornante di lungo periodo e soggiornano per motivi di lavoro autonomo o subordinato;
  • fanno ingresso in uno Stato membro dell’Unione Europea in virtù di impegni previsti da un accordo internazionale che agevola l’ingresso e il soggiorno temporaneo di determinate categorie di persone fisiche connesse al commercio e agli investimenti;
  • soggiornano in qualità di lavoratori stagionali;
  • soggiornano in Italia, in qualità di lavoratori distaccati ai sensi dell’art. art. 27, , comma 1 lett.a), g) e i) T.U. Immigrazione;
  • beneficiano, in virtù di accordi conclusi tra il Paese terzo di appartenenza e l’Unione Europea e i suoi Stati membri, dei diritti della libera circolazione equivalente a quelli dei cittadini dell’Unione

Accordi di Schengen

Alcuni Stati membri dell’Unione Europea (Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi) nel 1985 hanno sottoscritto un primo Accordo di Schengen finalizzato ad assicurare la libera circolazione di merci e persone e la progressiva abolizione di frontiere comuni.

Nel 1990 fu poi firmata la Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen, alla quale hanno aderito, oltre ai firmatari originari dell’Accordo, anche Italia (1990), Spagna, Portogallo e Grecia (1992), Austria (1995), Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia e Islanda (1996) e successivamente Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovenia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Malta (2003), Svizzera (2008) e Lichtenstein (2011).

L’applicazione di tali Accordi prevede l’attuazione di una politica comune dei Paesi europei in tema di asilo ed immigrazione, di controllo alle frontiere, di disciplina dei visti di ingresso e di cooperazione giudiziaria e tra polizie in materia penale e di estradizione.

Stati terzi sono tutti gli Stati, anche appartenenti all’UE (Gran Bretagna e Irlanda) che non hanno sottoscritto gli Accordi di Schengen.

Spazio Schengen: è l’insieme dei territori nazionali degli Stati che applicano la Convenzione. Tali Paesi sono: Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera e Ungheria. E di fatto, attraverso altri Paesi che applicano la Convenzione, anche Monaco, San Marino e Vaticano. Altri quattro Stati (Bulgaria, Cipro, Croazia e Romania) hanno sottoscritto l’Accordo di Schengen, ma per essi non è al momento ancora in vigore, poiché non hanno attuato tutti gli adempimenti tecnici previsti: quindi, in via provvisoria, mantengono ancora i controlli alle frontiere.

Frontiere interne: sono le frontiere terrestri comuni dei Paesi dello Spazio Schengen; i loro aeroporti adibiti al traffico interno; i porti marittimi adibiti ai collegamenti regolari – per passeggeri – esclusivamente con gli altri porti situati nel territorio dei Paesi dello Spazio Schengen.

Frontiere esterne: sono il perimetro esterno dello Spazio Schengen dai cui valichi di frontiera lo straniero può far ingresso: le frontiere terrestri, le frontiere marittime, gli aeroporti ed i porti marittimi dei Paesi dello Spazio Schengen che non siano frontiere interne.

Libera circolazione dei cittadini stranieri nello spazio Schengen. In base all’attuale processo di comunitarizzazione della disciplina dell’immigrazione il cittadino straniero regolarmente soggiornante in uno Stato contraente ha diritto di libera circolazione solo per motivi di turismo (fino a tre mesi) in tutti gli altri Stati che hanno aderito agli Accordi di Schengen.

Il diritto di libera circolazione è però condizionato al rispetto delle norme di pubblica sicurezza previste dall’ordinamento interno dello Stato contraente, che spesso prevede degli obblighi di dichiarazione all’autorità della propria presenza entro termini tassativi.

Per l’ordinamento italiano “Gli stranieri muniti del permesso di soggiorno o titolo equipollente rilasciato dall’autorità di uno Stato appartenente all’Unione Europea, valido per il soggiorno in Italia sono tenuti a dichiarare la loro presenza al Questore entro 8 giorni lavorativi dall’ingresso.

Ai cittadini stranieri che adempiono a questo obbligo viene rilasciata una ricevuta della dichiarazione di soggiorno resa all’autorità che attesta la loro regolarità sul territorio italiano.

Ai cittadini stranieri titolari di un permesso di soggiorno concesso da un altro Stato membro dell’Unione che si trovano sul territorio italiano e non dichiarano la propria presenza, si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 103 a euro 309.

Qualora la dichiarazione non venga resa entro 60 giorni dall’ingresso nel territorio dello Stato può essere disposta anche l’espulsione amministrativa.

L’espulsione amministrativa può essere adottata anche nei confronti dello straniero che si è trattenuto nel territorio italiano oltre i tre mesi dall’ingresso e ha violato l’intimazione del Questore di recarsi nello Stato membro dell’Unione europea che ha rilasciato il permesso di soggiorno, o altra autorizzazione, in corso di validità, che gli ha conferito il diritto di soggiornare in Italia.

Schengen (Accordo)

Alcuni Stati membri dell’Unione Europea (Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi) nel 1985 hanno sottoscritto un primo Accordo di Schengen finalizzato ad assicurare la libera circolazione di merci e persone e la progressiva abolizione di frontiere comuni.

Nel 1990 fu poi firmata la Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen, alla quale hanno aderito, oltre ai firmatari originari dell’Accordo, anche Italia (1990), Spagna, Portogallo e Grecia (1992), Austria (1995), Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia e Islanda (1996) e successivamente Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovenia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Malta (2003), Svizzera (2008) e Lichtenstein (2011).

L’applicazione di tali Accordi prevede l’attuazione di una politica comune dei Paesi europei in tema di asilo ed immigrazione, di controllo alle frontiere, di disciplina dei visti di ingresso e di cooperazione giudiziaria e tra polizie in materia penale e di estradizione.

3.1 Stati terzi sono tutti gli Stati, anche appartenenti all’UE (Gran Bretagna e Irlanda) che non hanno sottoscritto gli Accordi di Schengen.

Spazio Schengen: è l’insieme dei territori nazionali degli Stati che applicano la Convenzione. Tali Paesi sono: Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera e Ungheria. E di fatto, attraverso altri Paesi che applicano la Convenzione, anche Monaco, San Marino e Vaticano. Altri quattro Stati (Bulgaria, Cipro, Croazia e Romania) hanno sottoscritto l’Accordo di Schengen, ma per essi non è al momento ancora in vigore, poiché non hanno attuato tutti gli adempimenti tecnici previsti: quindi, in via provvisoria, mantengono ancora i controlli alle frontiere.

Frontiere interne: sono le frontiere terrestri comuni dei Paesi dello Spazio Schengen; i loro aeroporti adibiti al traffico interno; i porti marittimi adibiti ai collegamenti regolari – per passeggeri – esclusivamente con gli altri porti situati nel territorio dei Paesi dello Spazio Schengen.

Frontiere esterne: sono il perimetro esterno dello Spazio Schengen dai cui valichi di frontiera lo straniero può far ingresso: le frontiere terrestri, le frontiere marittime, gli aeroporti ed i porti marittimi dei Paesi dello Spazio Schengen che non siano frontiere interne.

Libera circolazione dei cittadini stranieri nello spazio Schengen. In base all’attuale processo di comunitarizzazione della disciplina dell’immigrazione il cittadino straniero regolarmente soggiornante in uno Stato contraente ha diritto di libera circolazione solo per motivi di turismo (fino a tre mesi) in tutti gli altri Stati che hanno aderito agli Accordi di Schengen.

Il diritto di libera circolazione è però condizionato al rispetto delle norme di pubblica sicurezza previste dall’ordinamento interno dello Stato contraente, che spesso prevede degli obblighi di dichiarazione all’autorità della propria presenza entro termini tassativi.

Per l’ordinamento italiano “Gli stranieri muniti del permesso di soggiorno o titolo equipollente rilasciato dall’autorità di uno Stato appartenente all’Unione Europea, valido per il soggiorno in Italia sono tenuti a dichiarare la loro presenza al Questore” entro 8 giorni lavorativi dall’ingresso.

Ai cittadini stranieri che adempiono a questo obbligo viene rilasciata una ricevuta della dichiarazione di soggiorno resa all’autorità che attesta la loro regolarità sul territorio italiano.

Ai cittadini stranieri titolari di un permesso di soggiorno concesso da un altro Stato membro dell’Unione che si trovano sul territorio italiano e non dichiarano la propria presenza, si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 103 a euro 309.

Qualora la dichiarazione non venga resa entro 60 giorni dall’ingresso nel territorio dello Stato può essere disposta anche l’espulsione amministrativa.

L’espulsione amministrativa può essere adottata anche nei confronti dello straniero che si è trattenuto nel territorio italiano oltre i tre mesi dall’ingresso e ha violato l’intimazione del Questore di recarsi nello Stato membro dell’Unione europea che ha rilasciato il permesso di soggiorno, o altra autorizzazione, in corso di validità, che gli ha conferito il diritto di soggiornare in Italia.

Visto di Ingresso Lavoratori Stranieri

Il visto è un’autorizzazione amministrativa all’ingresso nel territorio dello Stato, rilasciata dalla Rappresentanza diplomatica e consolare italiana del Paese d’origine o di stabile residenza dello straniero, entro 90 giorni dalla data della richiesta.

Nei casi di assoluta necessità la Polizia di Frontiera può essere autorizzata a concedere:

  • visti d’ingresso non superiori a 10 giorni;
  • visti di transito non superiore a 5 giorni.

Sono esentati dal visto di ingresso:

  • i titolari di carta di soggiorno, anche rilasciata da un altro Stato Membro dell’Unione Europea
  • i titolari di carta blu UE rilasciata da uno Stato Membro dell’Unione Europea
  • alcune categorie di stranieri che in base ad accordi internazionali giungono in Italia per soggiorni di breve durata.

Paesi  esenti dall’obbligo di visto d’ingresso solo in caso di soggiorni di breve durata (massimo di 90 giorni) per turismo, missione, affari, invito e gara sportiva:

Albania, Andorra, Antigua e Barbuda, Argentina, Australia, Bahamas, Barbados, Bosnia-Erzegovina, Brasile, Brunei Daru Salam, Canada, Cile, Corea del Sud, Costa Rica, Croazia, El Salvador, Giappone, Guatemala, Honduras, Hong Kong, Israele, Macao, Macedonia, Malesia, Marianne del Nord, Mauritius, Messico, Moldavia, Monaco, Montenegro, Nicaragua, Nuova Zelanda, Panama, Paraguay, Repubblica Democratica di Timor Est, Repubblica di Vanuatu, Saint Kitts e Nevis, Samoa, Serbia, Seychelles, Singapore, Stati Uniti, Taiwan, Uruguay, Venezuela.

Rilascio del visto

Il rilascio dei visti di ingresso o di transito nel territorio dello Stato è di competenza delle Rappresentanze diplomatiche o consolari italiane del Paese di origine o di stabile residenza dello straniero.

Qualora la parte contraente competente al rilascio del visto non abbia una propria Rappresentanza nel Paese di residenza dello straniero, o in Paesi di grande estensione territoriale, nella regione di residenza, il Visto Schengen Uniforme (di breve durata) può essere rilasciato dalla Rappresentanza di un’altra parte contraente in nome e per conto di quella competente.

Documentazione

Il visto è rilasciato a seguito di domanda presentata personalmente dallo straniero maggiorenne o, nel caso di minori, da un maggiorenne con l’assenso di entrambi i genitori o degli esercenti la potestà genitoriale.

Nella domanda egli deve indicare le proprie generalità complete e quelle degli eventuali familiari al seguito, gli estremi del passaporto o di altro documento di viaggio equivalente, il luogo dove è diretto, il motivo e la durata del soggiorno.

Alla domanda, redatta su apposito modulo, vanno allegati:

  • passaporto o altro documento di viaggio riconosciuto equivalente
  • documentazione necessaria per il tipo di visto richiesto e in ogni caso quella concernente le finalità del viaggio, i mezzi di trasporto utilizzati, i mezzi di sussistenza e le condizioni dell’alloggio

Esito della richiesta di visto

L’autorità competente esegue gli accertamenti previsti in relazione al tipo di visto richiesto, comprese le verifiche preventive di sicurezza, e provvede entro 90 giorni dalla domanda.

Nel caso di richiesta di visto per lavoro autonomo il termine è fissato in 120 giorni.

L’autorità che rilascia il visto consegna all’interessato una comunicazione scritta in lingua a lui comprensibile che illustri i diritti e i doveri dello straniero relativi all’ingresso e al soggiorno in Italia.

Il diniego del visto è adottato con provvedimento scritto e deve essere comunicato all’interessato unitamente alle modalità di impugnazione e ad una traduzione in lingua a lui comprensibile o in mancanza in inglese,francese, spagnolo o arabo.

In caso di diniego di visto per motivi familiari, gli eventuali ricorsi potranno essere presentati presso il Tribunale Ordinario competente senza limiti di tempo.

Il diniego non deve essere motivato, salvo in caso di visto per motivi di lavoro subordinato, anche stagionale, lavoro autonomo, lavoro in tutti i casi particolari, motivi familiari, cure mediche e studio.

Categorie e tipologie di visti

Secondo la Convenzione di Applicazione dell’Accordo di Schengen i visti di ingresso si dividono in tre grandi categorie:

1 – Visti Schengen Uniformi (VSU): validi per il territorio dell’insieme delle parti contraenti. Possono  essere:

  • di transito aeroportuale (tipo A), obbligatori solo per i cittadini di alcuni Paesi (Afghanistan, Bangladesh, Eritrea, Etiopia, Ghana, India, Iran, Iraq, Nigeria, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo, Senegal, Somalia e Sri Lanka) per transitare nella zona internazionale di un aeroporto senza entrare in territorio nazionale.
  • per soggiorni di breve durata o di viaggio (tipo C) fino a 90 giorni, con uno o più ingressi, purché la durata di un soggiorno ininterrotto o il totale dei soggiorni successivi, non siano superiori a 3 mesi per semestre a decorrere dalla data del primo ingresso nello spazio Schengen (art.11, comma 1, lettera a, Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen).

2 – Visti a validità territoriale limitata (VTL): validi soltanto per la parte contraente la cui Rappresentanza abbia rilasciato il visto (o, in casi particolari, anche per altri Stati Schengen specificatamente indicati), senza alcuna possibilità di accesso, neppure per solo transito, al territorio di altri Stati Schengen; possono essere anch’essi di transito aeroportuale (tipo A), o per soggiorni di breve durata o di viaggio (tipo C).

3 – Visti per soggiorni di lunga durata o Nazionali (VN): validi solo per soggiorni di oltre 90 giorni (tipo D) commisurati alle caratteristiche di ciascuna tipologia di visto, con uno o più ingressi, soltanto nel territorio della parte contraente che abbia rilasciato il visto e per il solo eventuale transito (non più di 5 giorni) attraverso il territorio di altri Stati Schengen.

 Le tipologie di visto  

1 – Visto per adozione (VN)

2 – Visto per affari (VSU)

3 – Visto per cure mediche (VSU o VN)

4 – Visto diplomatico per accreditamento o notifica (VN)

5 – Visto per gara sportiva (VSU)

6 – Visto per invito (VSU)

7 – Visto per lavoro autonomo (VSU o VN)

8 – Visto per lavoro subordinato (VSU o VN)

9 – Visto per missione (VSU o VN)

10 – Visto per motivi familiari (VN)

11 – Visto per motivi religiosi (VSU o VN)

12 – Visto di reingresso (VN)

13 – Visto per residenza elettiva  (VN)

14 – Visto per ricerca (VSU o VN)

15 – Visto per studio (VSU o VN)

16 – Visto per transito aeroportuale (VTL)

17 – Visto per transito (VSU)

18 – Visto per trasporto (VSU)

19 – Visto per turismo (VSU)

20 – Visto per vacanze – lavoro (VN)

21 – Visto per volontariato (VSU o VN)