Part-Time: orario di lavoro dipendenti del Comparto della Sanità Pubblica

  1. La prestazione lavorativa in tempo parziale non può essere inferiore al 30% di quella a tempo pieno. Il dipendente con rapporto di lavoro a tempo parziale copre una frazione di posto di organico corrispondente alla durata della prestazione lavorativa.
  2. Il rapporto di lavoro a tempo parziale può essere:
  3. a) orizzontale, con orario normale giornaliero di lavoro in misura ridotta rispetto al tempo pieno e con articolazione della prestazione di servizio ridotta in tutti i giorni lavorativi (5 o 6 giorni);
  4. b) verticale, con prestazione lavorativa svolta a tempo pieno ma limitatamente a periodi predeterminati nel corso della settimana, del mese, dell’anno e con articolazione della prestazione su alcuni giorni della settimana, del mese, o di determinati periodi dell’anno, in misura tale da rispettare la media della durata del lavoro settimanale prevista per il tempo parziale nell’arco temporale preso in considerazione (settimana, mese o anno);
  5. c) misto ossia con combinazione delle due modalità indicate nelle lettere a) e b).
  6. Il tipo di articolazione della prestazione e la sua distribuzione sono concordati con il dipendente. In presenza di particolari e motivate esigenze, il dipendente può concordare con l’azienda o ente ulteriori modalità di articolazione della prestazione lavorativa che contemperino le reciproche esigenze nell’ambito delle fasce orarie definite ai sensi dell’art. 5, comma 3, lett. a) (Confronto), in base alle tipologie del regime orario giornaliero, settimanale, mensile o annuale praticabili presso ciascuna azienda o ciascun ente, tenuto conto della natura dell’attività istituzionale, degli orari di servizio e di lavoro praticati e della situazione degli organici nei diversi profili professionali. La modificazione delle tipologie di articolazione della prestazione, di cui ai commi 2 e 3, richiesta dall’azienda o ente avviene con il consenso scritto dell’interessato.
  7. Il personale con rapporto di lavoro a tempo parziale al 50% con orario su due giorni settimanali, può recuperare i ritardi ed i permessi orari con corrispondente prestazione lavorativa in una ulteriore giornata concordata preventivamente con l’Azienda o Ente, senza effetti di ricaduta sulla regola del proporzionamento degli istituti contrattuali applicabili.
  8. Limitatamente ai casi di carenza organica, il personale del ruolo sanitario a tempo parziale orizzontale rientrante nelle attività individuate dall’art. 28 commi 12, 13, 14 (Servizio di pronta disponibilità) del presente CCNL, previo consenso e nel rispetto delle garanzie previste dalle vigenti diposizioni legislative, con particolare riferimento al D.lgs. 151/2001 e alla legge 104/1992, può essere utilizzato per la copertura dei turni di pronta disponibilità, turni proporzionalmente ridotti nel numero in relazione all’orario svolto.
  9. Nei casi di tempo parziale verticale le prestazioni di pronta disponibilità ed i turni sono assicurati per intero nei periodi di servizio.
  10. Al personale utilizzato ai sensi dei precedenti commi 5 e 6, si applica l’art. 28 (Servizio di pronta disponibilità) del presente CCNL, con la precisazione che per le eventuali prestazioni di lavoro supplementare si applica quanto stabilito dall’art. 62 (Trattamento economico-normativo del personale con rapporto di lavoro a tempo parziale) del presente CCNL. In ogni caso il lavoro supplementare effettuabile per i turni, compreso quello previsto dal comma 5 del citato articolo sulla pronta disponibilità, non può superare n. 102 ore annue individuali.
  11. Il dipendente con rapporto di lavoro a tempo parziale non può effettuare prestazioni aggiuntive così come le attività di supporto all’intramoenia.

Orario di lavoro nel rapporto di lavoro a part-time: disciplina generale

È part time il rapporto di lavoro caratterizzato da uno svolgimento della prestazione lavorativa per un orario ridotto rispetto a quello normale previsto dal legislatore (art. 3, comma 1,Dlgs n. 66/2003) o dalla contrattazione collettiva.

Nel contratto di lavoro part time è necessario che siano indicate in modo preciso: la durata della prestazione lavorativa, la collocazione temporale dell’orario, con riferimento a: giorno; settimana;mese; anno.

Tipologia

Il contratto a tempo parziale può essere di tre tipi: orizzontale; verticale;misto.

Nel primo caso, la riduzione di orario rispetto al tempo pieno è prevista in relazione all’orario normale di lavoro per cui, a titolo di esempio, il lavoratore presterà la propria attività per quattro ore giornaliere, laddove l’orario normale di lavoro previsto dal Ccnl preveda una prestazione di 8 ore giornaliere per 5 giorni la settimana.

Nel rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo verticale l’attività lavorativa viene svolta a tempo pieno, ma limitatamente a periodi predeterminati nel corso della settimana, del mese o dell’anno, per cui per esempio il lavoratore potrà lavorare a tempo pieno ma solo per alcuni giorni della settimana o per alcuni mesi dell’anno.

Il rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo misto combina le modalità del part time orizzontale con quelle del part time verticale.

Clausole elastiche e flessibili

Le clausole elastiche permettono di variare in aumento la durata della prestazione lavorativa fino al limite dell’orario normale del tempo pieno, mentre le clausole flessibili consentono di distribuire la prestazione lavorativa in modo diverso a quanto stabilito, nell’ambito della giornata, della settimana, del mese o dell’anno.

Le parti del contratto di lavoro a tempo parziale possono stabilire clausole flessibili relative alla variazione della collocazione temporale della prestazione stessa.

Va ricordato che sussiste il diritto al ripensamento, vale a dire di revocare il consenso alle clausole anzidette.

I CCNL possono disciplinare le causali, fatte salve quelle già previste dalla legge:

  • affetti da patologie oncologiche, con una riduzione della capacità lavorativa, anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita (accertata da una commissione medica istituita presso la ASL territorialmente competente);
  • ai lavoratori aventi il coniuge, un figlio o un genitore affetto da simili patologie, ovvero assistano una persona convivente con totale e permanente inabilità lavorativa (che assuma connotazione di gravità ex art. 3, co. 3, legge n. 104 del 1992, alla quale è stata riconosciuta una percentuale di invalidità pari al 100%, con necessità di assistenza continua in quanto non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita);
  • ai lavoratori con figlio convivente di età non superiore a 13 anni o con figlio convivente portatore di handicap ai sensi dell’art. 3, legge n. 104 del 1992;
  • ai lavoratori studenti, iscritti e frequentanti corsi regolari di studio in scuole di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale, statali, pareggiate o legalmente riconosciute o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio legali.

I contratti collettivi nazionali stabiliscono:

  • condizioni e modalità in relazione alle quali il datore di lavoro può modificare la collocazione temporale della prestazione lavorativa;
  • condizioni e modalità in relazioni alle quali il datore di lavoro può variare in aumento la durata della prestazione lavorativa;
  • i limiti massimi di variabilità in aumento della durata della prestazione lavorativa;
  • condizioni e modalità che consentono al lavoratore di richiedere l’eliminazione
  • ovvero la modifica delle clausole flessibili e delle clausole elastiche L’esercizio, da parte del datore di lavoro del potere di variare in aumento la durata della prestazione lavorativa, nonché di modificare la collocazione
  • temporale della stessa, comporta in favore del prestatore di lavoro un preavviso, fatte salve le intese fra le parti, di almeno due giorni lavorativi, nonché il diritto a specifiche compensazioni, nella misura ovvero nelle forme fissate dai contratti collettivi.

La disponibilità all’adozione delle clausole elastiche e flessibili richiede il consenso del lavoratore formalizzato attraverso uno specifico patto scritto, anche contestuale al contratto di lavoro, reso, su richiesta del lavoratore, con l’assistenza di un componente della rappresentanza sindacale aziendale indicato dal lavoratore medesimo.

L’eventuale rifiuto del lavoratore non integra gli estremi del giustificato motivo di licenziamento.

Lavoro supplementare

Si intende lavoro supplementare quello corrispondente alle prestazioni lavorative svolte oltre l’orario di lavoro parttime concordato fra le parti, ed entro il limite del tempo pieno.

Ai sensi dell’art. 3, comma 1, Dlgs n. 61/2000, nelle ipotesi di lavoro a tempo parziale di tipo orizzontale, anche a tempo determinato, il datore di lavoro ha facoltà di richiedere lo svolgimento di prestazioni supplementari rispetto a quelle concordate con il lavoratore.

Spetta ai contratti collettivi stabilire:

  • numero massimo delle ore di lavoro supplementare effettuabili;
  • causali in relazione alle quali si consente di richiedere ad un lavoratore a tempo parziale lo svolgimento di lavoro supplementare;
  • le conseguenze del superamento delle ore di lavoro supplementare consentite dai contratti collettivi stessi.

 

Pensione: part-time agevolato lavoratori anziani

La legge di stabilità 2016 introduce lo strumento del part time per quei lavoratori che dal 2016 al 2018 maturano 63 anni e 7 mesi di età, esperibile anche sulla base di un accordo individuale con l’azienda.

Chi si trova a tre anni dalla pensione (passati i 63 anni e 7 mesi) potrà richiedere il part-time mantenendo gli stessi contributi che garantiva l’impiego a tempo pieno.

Si tratta di un accordo tra l’azienda e il dipendente con il quale il datore di lavoro si impegna a versare in busta paga sia lo stipendio part-time che i contributi (esentasse).

Chi può ottenerlo.  I lavoratori e le lavoratrici dei settori privati da 63 anni e sette mesi di età .

Come funziona. Il part-time consente di ottenere una riduzione dell’orario di lavoro tra il 40% ed il 60%, il datore di lavoro sarà tenuto a versare in busta paga i contributi netti che avrebbe dovuto versare all’Inps mentre il lavoratore avrà i contributi figurativi dallo Stato.

Quale reddito.  II reddito dovrebbe stabilizzarsi sul 65% dell’ultima busta paga intera.

La domanda. Il lavoratore in possesso dei predetti requisiti potrà accedere alla facoltà di ricorso al lavoro a tempo parziale, a domanda e nei limiti delle risorse, previo accordo con il datore di lavoro, con comunicazione all’INPS e alla Direzione territoriale del lavoro della stipulazione del contratto e della relativa cessazione.

 

Maternità: lavoratrice a part-time

In linea di principio il lavoratore e la lavoratrice hanno di medesimi diritti del lavoratore a tempo pieno; ovviamente dal punto di vista economico il trattamento deve essere riproporzionato in ragione della ridotta prestazione lavorativa.

Part-time verticale e misto. Quando la prestazione lavorativa si svolge per alcuni giorni o settimane o mesi, oppure con un mix di prestazione ridotta durante il giorno ma non tutti i giorni della settimana, occorre precisare che:

  • il congedo di maternità è sempre indennizzabile anche se cade nel periodo di sospensione (nel periodo di sospensione il congedo insorge entro 60 giorni dall’ultimo lavorato)
  • congedo di maternità sorto durante la sospensione dopo 60 giorni dall’ultimo giorno lavorato: la retribuzione spetta per le giornate che andranno a cadere nel periodo di lavoro previsto

Congedi parentali: opzione in part-time. Il lavoratore, per una sola volta, ha la facoltà di optare, in luogo del congedo parentale od entro i limiti del congedo ancora spettante, ad una trasformazione a tempo parziale con riduzione dell’orario del lavoro non superiore al 50%. Il datore è obbligato ad effettuare la trasformazione entro 15 giorni.

Vedi la guida completa alla maternità e paternità

Part-Time: clausole elastiche e flessibili

La legge 92/2012 prevede che i CCNL possono stabilire le condizioni e le modalità affinché il lavoratore possa essere nella condizione di richiedere l’eliminazione della clausola flessibile o elastica.

La clausola flessibile è un accordo scritto stipulato tra le parti, con cui il datore di lavoro ottiene il potere di modificare, rispetto a quanto previsto nel contratto di lavoro, la collocazione temporale della prestazione lavorativa.

La clausola elastica è un accordo scritto stipulato tra le parti, che può essere previsto solo nel part time di tipo verticale o misto, con cui il datore di lavoro può invece aumentare, rispetto a quanto previsto nel contratto di lavoro, la durata della prestazione lavorativa. La clausola elastica determina un incremento definitivo della quantità della prestazione, a differenza dello straordinario o del supplementare ove si verifica solo un aumento temporaneo della stessa.

La facoltà di revocare il consenso alle clausole è comunque consentita nei seguenti casi:

  • convivenza con figli di età non superiore a 13 anni
  • presenza di patologie oncologiche che comportino una ridotta capacità lavorativa, anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita
  • patologie oncologiche riguardanti il coniuge, i figli o i genitori del lavoratore
  • convivenza con familiari portatori di handicap
  • lavoratori studenti

Con il Job Act. Con il Job Act (Decreto legislativo 81/2015) è stato stabilito che nel rispetto di quanto previsto dai CCNL, le parti del contratto di lavoro a tempo parziale possono pattuire, per iscritto, clausole elastiche relative alla variazione temporale della prestazione lavorativa ovvero relative alla variazione in aumento della durata, in tal caso la durata non può superare il 25% della normale prestazione.

Esempio,  part-time al 50% a 20 ore, quindi il datore di lavoro può richiedere al lavoratore delle ore di lavoro supplementare nel limite del 25% di 20 ore, quindi per sole 4 ore settimanali oltre le 20 ore, quindi per 24 ore settimanali massime.

Preavviso. Il lavoratore ha diritto ad un preavviso di 2 giorni lavorativi, fatte salve diverse intese tra le parti ivi comprese eventuali disposizioni diverse previste dai CCNL.

Maggiorazione. Lo svolgimento della prestazione supplementare, deve essere compensato con una maggiorazione della retribuzione oraria del 15%; fermo restando i CCNL possono prevedere una maggiorazione superiore.

Rifiuto del lavoratore. Il lavoratore può rifiutare lo svolgimento del lavoro supplementare, qualora giustificato da esigenze lavorative, familiari, di salute e di formazione professionale.

Tuttavia i CCNL  dei nostri comparti e settori (a cui non possiamo che rinviare) prevedono un limite massimo annuale di lavoro supplementare.

Guida al Part-Time

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Il tema del part-time è oggetto di crescente attenzione negli anni recenti, soprattutto in relazione con la Strategia Europea per l’Occupazione e con gli obiettivi di aumento dell’occupazione definiti a Lisbona.

Il lavoro a tempo parziale è considerato, infatti, uno strumento importante per accrescere la partecipazione e l’occupazione di tutte le fasce “secondarie” del mercato del lavoro: donne, giovani, popolazione anziana. Il lavoro part-time sta assumendo un ruolo centrale nel dibattito europeo anche sul piano dell’organizzazione sociale e della compatibilità fra il lavoro e altri ambiti della vita, riferite soprattutto all’occupazione femminile.

Con il Decreto Legislativo numero 81 del 15 giugno 2015, disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, in attuazione della Legge delega 183 del 2014 c.d. Jobs Act, anche il contratto part-time o a tempo parziale ha subito dei ritocchi, in questa piccola guida vedremo cosa è cambiato.

E’ necessario precisare che per una più completa trattazione dell’argomento di questa breve guida, è necessario consultare anche le norme sul rapporto di lavoro a tempo parziale (part-time) prevista dai CCNL.

 

Clausole Flessibili ed Elastiche nel part-time

La legge 92/2012 prevede che i CCNL possono stabilire le condizioni e le modalità affinché il lavoratore possa essere nella condizione di richiedere l’eliminazione della clausola flessibile o elastica.

La clausola flessibile è un accordo scritto stipulato tra le parti, con cui il datore di lavoro ottiene il potere di modificare, rispetto a quanto previsto nel contratto di lavoro, la collocazione temporale della prestazione lavorativa.

La clausola elastica è un accordo scritto stipulato tra le parti, che può essere previsto solo nel part time di tipo verticale o misto, con cui il datore di lavoro può invece aumentare, rispetto a quanto previsto nel contratto di lavoro, la durata della prestazione lavorativa. La clausola elastica determina un incremento definitivo della quantità della prestazione, a differenza dello straordinario o del supplementare ove si verifica solo un aumento temporaneo della stessa.

La facoltà di revocare il consenso alle clausole è comunque consentita nei seguenti casi:

  • convivenza con figli di età non superiore a 13 anni
  • presenza di patologie oncologiche che comportino una ridotta capacità lavorativa, anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita
  • patologie oncologiche riguardanti il coniuge, i figli o i genitori del lavoratore
  • convivenza con familiari portatori di handicap
  • lavoratori studenti

Con il Job Act. Con il Job Act (Decreto legislativo 81/2015) è stato stabilito che nel rispetto di quanto previsto dai CCNL, le parti del contratto di lavoro a tempo parziale possono pattuire, per iscritto, clausole elastiche relative alla variazione temporale della prestazione lavorativa ovvero relative alla variazione in aumento della durata, in tal caso la durata non può superare il 25% della normale prestazione.

Esempio,  part-time al 50% a 20 ore, quindi il datore di lavoro può richiedere al lavoratore delle ore di lavoro supplementare nel limite del 25% di 20 ore, quindi per sole 4 ore settimanali oltre le 20 ore, quindi per 24 ore settimanali massime.

Preavviso. Il lavoratore ha diritto ad un preavviso di 2 giorni lavorativi, fatte salve diverse intese tra le parti ivi comprese eventuali disposizioni diverse previste dai CCNL.

Maggiorazione. Lo svolgimento della prestazione supplementare, deve essere compensato con una maggiorazione della retribuzione oraria del 15%; fermo restando i CCNL possono prevedere una maggiorazione superiore.

Rifiuto del lavoratore. Il lavoratore può rifiutare lo svolgimento del lavoro supplementare, qualora giustificato da esigenze lavorative, familiari, di salute e di formazione professionale.

Tuttavia i CCNL  dei nostri comparti e settori (a cui non possiamo che rinviare) prevedono un limite massimo annuale di lavoro supplementare.