Arbitrato costituito dalle parti

L’art. 412 quater del codice di procedura civile,  consente alle parti, ferma restando la facoltà di ciascuna di adire l’autorità giudiziaria e di avvalersi delle procedure di conciliazione e di arbitrato previste dalla legge, di proporre le controversie di lavoro innanzi a un Collegio di conciliazione e arbitrato irrituale, composto da un rappresentante di ciascuna delle parti e da un terzo membro, in funzione di presidente, scelto di comune accordo dagli arbitri di parte tra i professori universitari di materie giuridiche e gli avvocati ammessi al patrocinio davanti alla Corte di cassazione.

La parte che intende ricorrere al Collegio deve notificare all’altra parte un ricorso sottoscritto personalmente o da un suo rappresentante al quale abbia conferito mandato e presso il quale deve eleggere il domicilio. Il ricorso deve:

– contenere la nomina dell’arbitro di parte;

– indicare l’oggetto della domanda;

– indicare le ragioni di fatto e di diritto sulle quali si fonda la domanda;

– indicare i mezzi di prova;

– determinare il valore della controversia entro il quale si intende limitare la domanda;

– contenere il riferimento alle norme invocate a sostegno della pretesa;

– contenere l’eventuale richiesta di decidere secondo equità, nel rispetto dei princìpi generali dell’ordinamento e dei princìpi regolatori della materia, anche derivanti da obblighi comunitari.

Se la parte convenuta intende accettare la procedura di conciliazione e arbitrato nomina il proprio arbitro di parte, il quale entro 30 giorni dalla notifica del ricorso procede, ove possibile, concordemente con l’altro arbitro, alla scelta del presidente e della sede del Collegio.

Ove ciò non avvenga, la parte che ha presentato ricorso può chiedere che la nomina sia fatta dal presidente del tribunale nel cui circondario è la sede dell’arbitrato.

Se le parti non hanno ancora determinato la sede, il ricorso è presentato al presidente del tribunale del luogo in cui è sorto il rapporto di lavoro oppure ove si trova l’azienda o una sua dipendenza alla quale è addetto il lavoratore o presso la quale egli prestava la sua opera al momento della fine del rapporto.

In caso di scelta concorde del terzo arbitro e della sede del Collegio, la parte convenuta, entro 30 giorni da tale scelta, deve depositare presso la sede del Collegio una memoria difensiva sottoscritta da un avvocato cui abbia conferito mandato e presso il quale deve eleggere il domicilio.

La memoria difensiva deve contenere:

– le difese e le eccezioni in fatto e in diritto;

– le eventuali domande in via riconvenzionale;

– l’indicazione dei mezzi di prova.

Entro ulteriori dieci giorni dal deposito della memoria difensiva il ricorrente può depositare presso la sede del Collegio una memoria di replica, senza modificare il contenuto del ricorso.

Nei successivi 10 giorni il convenuto può depositare presso la sede del Collegio una controreplica, senza modificare il contenuto della memoria difensiva.

Il Collegio fissa il giorno dell’udienza, da tenere entro 30 giorni dalla scadenza del termine per la controreplica del convenuto, dandone comunicazione alle parti, nel domicilio eletto, almeno 10 giorni prima. All’udienza il Collegio esperisce il tentativo di conciliazione.

Se la conciliazione riesce, si forma processo verbale, che deve essere sottoscritto dalle parti e dal presidente del Collegio che ha esperito il tentativo, il quale certifica l’autografia della sottoscrizione delle parti o la loro impossibilità di sottoscrivere. Il processo verbale di avvenuta conciliazione è depositato presso la Direzione territoriale del lavoro a cura di una delle parti o per il tramite di un’associazione sindacale.

Il direttore, o un suo delegato, accertatane l’autenticità, provvede a depositarlo nella cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione è stato redatto. Il giudice, su istanza della parte interessata, accertata la regolarità formale del verbale di conciliazione, lo dichiara esecutivo con decreto.

Se la conciliazione non riesce, il Collegio provvede:

– ove occorra, ad interrogare le parti e ad ammettere e assumere le prove;

– altrimenti invita all’immediata discussione orale.

Nel caso di ammissione delle prove, il Collegio può rinviare ad altra udienza, a non più di 10 giorni di distanza, l’assunzione delle stesse e la discussione orale.

La controversia è decisa, entro 20 giorni dall’udienza di discussione, mediante un lodo che, sottoscritto dagli arbitri e autenticato, produce tra le parti gli effetti tipici del contratto e rende inoppugnabile il contenuto dispositivo dei diritti individuali al pari della conciliazione.

Il lodo è impugnabile ai sensi dell’articolo 808-ter cod. proc. civ.; sulle controversie aventi ad oggetto la validità del lodo decide in unico grado il tribunale, in funzione di giudice del lavoro, nella cui circoscrizione è la sede dell’arbitrato.

Il ricorso va depositato entro il termine di 30 giorni dalla notificazione del lodo. Decorso tale termine, o se le parti hanno comunque dichiarato per iscritto di accettare la decisione arbitrale, ovvero se il ricorso è stato respinto dal tribunale, il lodo è depositato nella cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione è la sede dell’arbitrato. Il giudice, su istanza della parte interessata, accertata la regolarità formale del lodo arbitrale, lo dichiara esecutivo con decreto.