Accordo di transazione in caso di controversie da lavoro

Qualsiasi domanda giudiziale promossa avanti al giudice del lavoro può essere preceduta da un tentativo facoltativo di conciliazione, previa richiesta della parte interessata alla competente Direzione Provinciale del lavoro.

Se il tentativo facoltativo si conclude con un accordo, la controversia viene conciliata e l’azione rinunciata.

ll tentativo facoltativo di conciliazione può essere proposto per tutte le domande scaturenti da uno dei rapporti previsti dall’art. 409 c.p.c. (rapporti di lavoro subordinato, rapporti di collaborazione continuativa e coordinata).

Il tentativo di conciliazione continua a essere obbligatorio nel caso in cui il contratto di lavoro oggetto della controversia sia stato certificato da una Commissione di certificazione; in tal caso, in tentativo si svolge obbligatoriamente avanti alla Commissione che ha certificato il contratto..

Il Giudice ha l’obbligo di tentare, nella prima udienza di trattazione della causa, la conciliazione tra le parti, al fine di evitare la prosecuzione del processo.

Tale adempimento è diverso dal tentativo obbligatorio di conciliazione che, a pena di improcedibilità, deve essere esperito prima dell’azione giudiziaria avanti alla sede amministrativa e sindacale, in quanto costituisce un momento interno alla fase processuale.

In tale fase, le parti possono farsi rappresentare da un procuratore munito di procura conferita con atto pubblico o autenticata ed estesa alla facoltà di conciliare e transigere; il procuratore deve essere a conoscenza dei fatti di causa.

Qualora la conciliazione tentata dal Giudice abbia esito positivo, il suo contenuto deve essere tradotto in un accordo che va allegato al verbale di udienza; la causa viene dichiarata estinta per intervenuta conciliazione.

Nel corso del giudizio, il Giudice può riproporre il tentativo di conciliazione. Inoltre, qualora tra le parti si raggiunga – fuori del giudizio – un accordo transattivo sui fatti di causa, le stesse possono comparire avanti al giudice in qualsiasi momento della controversia e formalizzare la transazione stessa.

Una volta che una parte chiede l’esperimento del tentativo di conciliazione, la controparte può accettare la procedura, depositando entro 20 giorni dal ricevimento della comunicazione una memoria contenente le difese e le eccezioni in fatto e in diritto. Se la parte non deposita tale memoria, ciascuna parte può adire il Giudice del lavoro.

Il mancato esperimento del tentativo facoltativo di conciliazione non preclude la facoltà di agire in giudizio. Solo nel caso in cui il contratto di lavoro sia stato certificato, l’esperimento del tentativo di conciliazione costituisce condizione di procedibilità della domanda.

In tale ipotesi qualora il giudizio sia promosso senza preventivo esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione, il Giudice è tenuto a sospendere il giudizio ed assegnare alle parti un termine perentorio (60 gg.) per promuovere il tentativo di conciliazione.

La stessa regola si applica nel caso in cui il giudizio sia promosso prima del decorso del termine dilatorio di 60 giorni che devono necessariamente passare tra la richiesta del tentativo di conciliazione e la promozione del giudizio.

In tal caso, il giudice sospende il giudizio e contestualmente fissa un termine perentorio di 60 giorni entro il quale deve essere promosso il tentativo stesso.

Una volta che la parte, entro questo termine perentorio, ha presentato la richiesta di convocazione della commissione per l’esperimento del tentativo di conciliazione, la stessa può riassumere il processo nel termine perentorio di 180 giorni (computati a partire dal decorso del termine di 60 giorni concesso dal giudice). In caso di mancata riassunzione del processo, il giudice dichiara con proprio decreto l’estinzione d’ufficio del processo.

La promozione del tentativo di conciliazione interrompe il decorso della prescrizione e sospende, per tutta la durata della procedura e per i 20 giorni successivi alla sua conclusione, il decorso di qualsiasi termine di decadenza.

 

Il tentativo obbligatorio può essere esperito alternativamente avanti alla commissione di conciliazione istituita presso la DPL territorialmente competente, nell’ambito delle procedure previste dai contratti o accordi collettivi. In caso di contratto certificato, il tentativo obbligatorio si svolge avanti alla commissione che ha certificato il contratto da cui scaturisce la controversia.

Tentativo di conciliazione in sede amministrativa. Il tentativo di conciliazione in sede amministrativa può essere promosso avanti alla Commissione istituita presso la DPL, presso la sede nel cui ambito territoriale è sorto il rapporto di lavoro o dove si trova l’azienda o una sua dipendenza.

La Commissione di conciliazione presso la DPL è costituita con provvedimento del Direttore ed è composta da:

  • direttore dell’ufficio, o suo delegato, in qualità di Presidente;
  • quattro rappresentanti effettivi dei datori di lavoro e, nello stesso numero, dei lavoratori, designati dalla rispettive organizzazioni maggiormente rappresentative;
  • un numero di supplenti pari a quello dei membri effettivi, nominati con le medesime modalità.

Tentativo di conciliazione in sede sindacale. Il tentativo obbligatorio di conciliazione può essere svolto, in alternativa alla sede amministrativa, in sede sindaca.

Ai fini della validità delle conciliazioni raggiunte in questa sede, è necessario che:

  • la procedura conciliativa sia prevista dal contratto collettivo applicato dalle parti;
  • i lavoratori intervenuti siano assistiti, in sede di conciliazione, dai propri rappresentanti sindacali;
  • la conciliazione sia raggiunta con l’intervento di organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Le conciliazioni raggiunte in sede sindacale sono conciliazioni individuali e si differenziano dalle altre solo per la sede nella quale sono raggiunte.

Tentativo di conciliazione presso la commissione di certificazione.  Il ricorso promosso avanti al Giudice del lavoro contro un contratto certificato deve essere preceduto dal tentativo obbligatorio di conciliazione, da svolgersi avanti all’organo che ha proceduto alla certificazione.

In caso di accordo, le parti redigono un apposito verbale di conciliazione. Il verbale di conciliazione – sia se raggiunta in sede amministrativa, sia se intervenuta in sede sindacale è un atto dotato di efficacia esecutiva.

Nel caso in cui sia raggiunto un accordo tra le parti avanti alla Commissione di conciliazione istituita presso la DPL, viene redatto un verbale, che è depositato nella cancelleria del Tribunale competente per territorio a cura delle parti o della Commissione.

Il giudice, su istanza della parte interessata, dopo averne accertato la regolarità sotto il profilo formale, lo dichiara esecutivo con proprio decreto.

La conciliazione intervenuta in sede sindacale è soggetta alla stessa efficacia di quella raggiunta in sede amministrativa; pertanto, il relativo verbale acquista efficacia esecutiva una volta esperite le procedure previste per il deposito.