Assenze dal lavoro dipendenti pubblici

I nuovi artt. 55-septies e 55-octies del D.Lgs.n. 165/2001 e ss.mm. prevedono l’obbligo di attestazione della patologia che comporti un’assenza protratta per più di dieci giorni -oppure, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell’anno solare- solo mediante certificazione medica rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato con il servizio sanitario nazionale.

In tutti i casi di assenza per malattia la certificazione medica è inviata per via telematica, direttamente dal medico o dalla struttura sanitaria che la rilascia, all’Istituto nazionale della previdenza sociale (l’inosservanza degli obblighi di trasmissione per via telematica della certificazione medica costituisce illecito disciplinare).

Resta fermo dunque anche nel nuovo sistema il principio (già affermato dalla delibera del Garante per la protezione dei dati personali del 14 giugno 2007) della necessità dell’indicazione sul certificato di malattia che giunge al datore di lavoro della sola prognosi e non anche della diagnosi.

L’Amministrazione dispone il controllo in ordine alla sussistenza della malattia del dipendente anche nel caso di assenza di un solo giorno, tenuto conto delle esigenze funzionali e organizzative; qualora in sede di controllo o comunque si accerti che la patologia si traduca in una inidoneità psicofisica permanente al servizio l’Amministrazione Pubblica può risolvere il rapporto di lavoro (cfr. circolare n. 7 del 12 novembre 2009 del Dipartimento Funzione Pubblica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri).

In ordine al controllo della malattia, rimane immutata la disciplina sostanziale già introdotta con l’art. 71, comma 3, del D.L. n. 112/2008, conv. in legge n. 133 del 2008 (il quale viene contestualmente abrogato dall’art. 72, comma 1, del D.Lgs. n. 150 del 2009).

Si ribadisce pertanto che la legge ha voluto prevedere per le Amministrazioni un dovere generale di richiedere la visita fiscale, anche nelle ipotesi di prognosi di un solo giorno (salvo casi eccezionali dovuti a carico di lavoro particolare o urgenze della giornata), ma che ha tenuto conto anche della possibilità che ricorrano particolari situazioni, che giustificano un certo margine di flessibilità nel disporre il controllo valutandone altresì l’effettiva utilità.

Ad esempio, nel caso di imputazione a malattia dell’assenza per effettuare visite specialistiche, cure o esami diagnostici, l’Amministrazione che ha conoscenza della circostanza a seguito della comunicazione del dipendente, deve valutare di volta in volta, in relazione alla specificità delle situazioni, se richiedere la visita domiciliare di controllo per i giorni di riferimento.

Infatti, il tentativo di effettuare l’accesso al domicilio del lavoratore da parte del medico della struttura competente potrebbe configurarsi come ingiustificato aggravio di spesa per l’Amministrazione in quanto, in assenza del dipendente, potrebbe non avere lo scopo di convalidare la prognosi.

La riforma fa poi rinvio ad un decreto del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione per determinare le fasce orarie di reperibilità entro le quali debbono essere effettuate le visite di controllo.

In proposito, la materia è stata oggetto di successivi interventi normativi. Infatti, l’originario comma 3 dell’art. 71 del D.lL n. 112/2008, convertito, con modificazioni, in L. n. 133/2008, prevedeva che “(…) le fasce orarie di reperibilità del lavoratore, entro le quali devono essere effettuate le visite mediche di controllo, sono dalle ore 8.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14.00 alle ore 20.00 di tutti i giorni, compresi i non lavorativi e i festivi”.

Con questa disposizione veniva superata la disciplina dei CCNL di comparto delle fasce di reperibilità che individuava un regime orario più ridotto di quattro ore al giorno (dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 17 alle ore 19). Successivamente, l’art.17, comma 23, lett. c), del D.L. n. 78/2009, convertito, con modificazioni, in L. n. 102/2009, ha abrogato la menzionata disposizione.

Ciò ha comportato la necessità di far riferimento alle fasce già individuate in precedenza con la disciplina contrattuale, le quali pertanto sono da ritenersi vincolanti sino a quando non entrerà in vigore la regolamentazione che sarà contenuta nel decreto ministeriale.

Pertanto, le fasce allo stato da osservare per l’effettuazione delle visite fiscali sono le seguenti: dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 17 alle ore 19.

È stata quindi introdotta (risolvendo vecchie questioni giurisprudenziali relative all’applicazione al caso delle norme della truffa aggravata o del falso in atto pubblico) una nuova fattispecie penale specifica a carico del lavoratore dipendente di una Pubblica Amministrazione che attesta falsamente la propria presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustifica l’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o falsamente attestante uno stato di malattia; la stessa pena della reclusione da uno a cinque anni e con la multa da 400 a 1.600 euro si applica al medico e a chiunque altro concorre nella commissione del delitto (art. 55 quinquies, comma 1, T.U.).

La fattispecie ricorre dunque anche quando l’entità dell’assenza fraudolenta del dipendente non sarebbe idonea ad integrare il nocumento patrimoniale richiesto dalla diversa fattispecie di truffa, oggi non più applicabile.

Con riferimento al medico, viene sanzionato anche il rilascio di certificazioni che attestano dati clinici non direttamente constatati né oggettivamente documentati, e si prevede altresì la sanzione della destituzione del medico dipendente pubblico (che andrebbe però interpretata alla luce del divieto di automatismi, e quindi sarebbe applicabile solo all’esito di un regolare e tempestivo procedimento disciplinare).

Infine, va ricordato che il lavoratore responsabile del reato di falsa attestazione della presenza in servizio, “ferme la responsabilità penale e disciplinare e le relative sanzioni, è obbligato a risarcire il danno patrimoniale, pari al compenso corrisposto a titolo di retribuzione nei periodi per i quali sia accertata la mancata prestazione, nonché il danno all’immagine subiti dall’amministrazione” (art. 55 quinquies, comma 2, T.U.).

Nel contesto più generale della responsabilizzazione dei dirigenti, obiettivo perseguito con l’approvazione della riforma contenuta nel D.Lgs. n. 150/2009, l’art. 55-septies del T.U., introdotto dalla riforma, al comma 6 prevede che il responsabile della struttura in cui il dipendente lavora e il dirigente eventualmente preposto alla gestione del personale, secondo le rispettive competenze, curano l’osservanza delle disposizioni relative alle assenze per malattia, al fine di “prevenire o contrastare, nell’interesse della funzionalità dell’ufficio, le condotte assenteistiche”.

Per il caso di inadempimento colposo rispetto a questo dovere di vigilanza la legge prevede la possibilità, nel rispetto del contraddittorio, di comminare una sanzione a carico del dirigente consistente nella decurtazione della retribuzione di risultato (art. 21 del D.Lgs. n. 165/2001 come modificato dal D.Lgs. n. 150/2009, secondo il quale “al di fuori dei casi di cui al comma 1, al dirigente nei confronti del quale sia stata accertata, previa contestazione e nel rispetto del principio del contraddittorio secondo le procedure previste dalla legge e dai contratti collettivi nazionali, la colpevole violazione del dovere di vigilanza sul rispetto, da parte del personale assegnato ai propri uffici, degli standard quantitativi e qualitativi fissati dall’amministrazione, conformemente agli indirizzi deliberati dalla Commissione di cui all’articolo 13 del decreto legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, la retribuzione di risultato è decurtata, sentito il Comitato dei garanti, in relazione alla gravità della violazione di una quota fino all’ottanta per cento.”).

A questa si possono aggiungere anche le sanzioni previste per il mancato esercizio o la decadenza dell’azione disciplinare per omissioni del dirigente di cui all’art. 55-sexies, comma 3, T.U., consistenti nella sospensione dal servizio con privazione della retribuzione di un ammontare variabile a seconda della gravità del fatto e nella mancata attribuzione della retribuzione di risultato in proporzione alla durata della sospensione dal servizio, secondo quanto si è già sopra riferito.

PER LE ASSENZE DAL LAVORO SI FA RINVIO AI SINGOLI CCNL