Contratto collettivo: nozione generale

Nel nostro ordinamento ancor oggi non esiste una legge che, come nel settore pubblico, regolamenti la stipulazione dei contratti collettivi dei dipendenti da privati datori di lavoro.

Pertanto, in applicazione del principio di libertà sindacale (art. 39, Costituzione), tutte le organizzazioni di lavoro, sindacali e datoriali, sono libere di sedere al tavolo delle trattative per sottoscrivere accordi collettivi, primo fra tutti il contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL), con il solo limite che, al di là di quanto esposto in tema di rappresentanza e rappresentatività, non esiste un obbligo datoriale di stipulare con tutte le organizzazioni sindacali il contratto collettivo.

Quanto alla forma del contratto collettivo, anche in mancanza di una norma che ne preveda quella scritta ad substantiam, è impensabile oggi poter concepire la contrattazione collettiva, sia nazionale che aziendale, al di fuori dello schema della forma scritta, in quanto il contratto collettivo rappresenta un punto di riferimento per il lavoratore che compie scelte professionali importanti anche in relazione al contenuto medesimo.

Con riguardo alla struttura e all’oggetto del contratto collettivo, lo stesso può essere suddiviso in due grosse macro aree, strettamente connesse alla duplice funzione che svolge:

  • dettare tutte le regole normo – economiche del rapporto di lavoro subordinato relativo allo specifico settore collettivo di riferimento
  • parte economica e normativa;
  • regolamentare i rapporti sindacali fra i soggetti stipulanti (c.d. relazioni sindacali) – parte obbligatoria.

 

Contratto collettivo        Parte normativa               Soggetti esterni

Rapporto individuale di lavoro

Parte obbligatoria            Soggetti stipulanti

Rapporti tra parti sociali

I contenuti dei principali CCNL possono essere tutti così sintetizzati:

– parte generale che ha la finalità di descrivere chi sono le parti stipulanti, quali sono gli assetti contrattuali esistenti e qual è la sfera di applicazione del contratto;

– parte dedicata al sistema delle relazioni sindacali volta a definire i vari livelli, l’oggetto e la modalità della contrattazione di secondo livello, gli strumenti interni o esterni all’azienda idonei a favorire politiche di concertazione in tema di politiche del lavoro e dell’occupazione;

– parte relativa ai diritti sindacali finalizzata a definire le regole in tema di diritto d’assemblea, luoghi per svolgere attività di natura sindacale, permessi e tutele in materia sindacale, versamenti dei contributi sindacali, ecc.;

– parte sulla disciplina del rapporto di lavoro (fulcro della contrattazione nella quale è possibile ritrovare la definizione di tutte le regole che hanno impatti sul rapporto individuale di lavoro, quali, assunzione, periodo di prova, tipologie contrattuali, trasferte, trasferimenti, appalti, cessione e retribuzione, assenze permessi, anzianità, risoluzione del rapporto, ecc.);

– parte sulla tutela e la salute nei luoghi di lavoro;

– parte sulla definizione di particolari tipologie contrattuali come avviene per l’apprendistato, i contratti a tempo determinato e a tempo parziale, istituti per i quali la legge delega alla contrattazione collettiva la definizione di alcuni elementi.

È oggi concordemente ritenuto che il contratto collettivo sia fonte del diritto per due ragioni:

– perché il nostro sistema delle fonti del diritto è aperto e tollera l’esistenza di fonti atipiche

– perché è la stessa legge ad attribuirgli (seppur in via indiretta) questo status, consentendo il ricorso alla Corte di cassazione non solo per i casi di violazione della legge, ma anche per quelli di violazione delle norme dei contratti collettivi.