Assenza alla visita di controllo domiciliare

Il lavoratore ha l’obbligo di essere reperibile presso l’indirizzo abituale o il domicilio occasionale durante tutta la durata della malattia (comprese le domeniche e i giorni festivi) nelle «fasce di reperibilità» giornaliere dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, se dipendente del mondo del lavoro privato, dalle ore 9 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 18 per i lavoratori pubblici – per consentire il controllo dello stato di malattia.

Se il lavoratore risulta assente alla visita di controllo domiciliare, il medico (DM 15 luglio 1986):

– rilascia, possibilmente a persona presente nell’abitazione del lavoratore, un avviso recante l’invito per quest’ultimo a presentarsi il giorno successivo (non festivo) alla visita di controllo ambulatoriale, salvo che l’interessato non riprenda l’attività lavorativa;

– comunica l’assenza del lavoratore all’INPS che, a sua volta, avvisa il datore di lavoro.

Se il lavoratore non si reca alla visita ambulatoriale, l’INPS ne dà comunicazione al datore di lavoro ed invita il lavoratore a fornire le proprie giustificazioni entro 10 giorni.

L’assenza ingiustificata del lavoratore può comportare la perdita del trattamento e l’irrogazione di sanzioni disciplinari.

Casi in cui l’assenza si considera giustificata

L’assenza si considera giustificata e pertanto non è sanzionabile in caso di:

– ricovero ospedaliero;

– periodi già accertati da precedente visita di controllo;

– assenza dovuta a giustificato motivo.

Il giustificato motivo ricorre nelle seguenti ipotesi (Circ. INPS 8 agosto 1984 n. 183):

– forza maggiore;

– situazioni che abbiano reso imprescindibile ed indifferibile la presenza del lavoratore altrove (Cass. 19 febbraio 2016 n. 3294);

– concomitanza di visite, prestazioni e accertamenti specialistici se si dimostra che le stesse non potevano essere effettuate in ore diverse da quelle corrispondenti alle fasce orarie di reperibilità (Cass. 20 febbraio 2007 n. 3921).

Cosa accade in caso di assenza ingiustificata

  1. Perdita del trattamento (art. 5, c. 14, DL 463/83 conv. in L. 638/83; C.Cost. 26 gennaio 1988 n. 78) L’assenza ingiustificata del lavoratore comporta la perdita del trattamento di malattia (indipendentemente dall’esistenza di un accertato stato di malattia: Cass. 24 luglio 2000 n. 9709), con modalità differenti a seconda del momento in cui si è verificata l’assenza:

Assenza               Conseguenze

Prima visita        Perdita totale di qualsiasi trattamento economico per i primi 10 giorni di malattia

Seconda visita (*)Oltre alla precedente sanzione, riduzione del 50% del trattamento economico per il residuo periodo

Terza visita         L’erogazione dell’indennità INPS viene interrotta da quel momento e fino al termine del periodo di malattia: il caso si configura come mancato riconoscimento della malattia ai fini della corresponsione della relativa indennità (Circ. INPS 31 marzo 1989 n. 65)

(*) Può essere la visita medica domiciliare o la visita medica ambulatoriale.

1) Quando il lavoratore, assente dal proprio domicilio all’arrivo del medico, vi ritorna prima che lo stesso si sia allontanato dall’abitazione, la visita di controllo può essere ugualmente effettuata. Tuttavia bisogna distinguere due situazioni (Mess. INPS 21 ottobre 1999 n. 13385):

– se il lavoratore si trovava presso una pertinenza della propria abitazione (cantina, garage, ecc.), l’iniziale irreperibilità non è configurabile come assenza ed il medico deve annotare la circostanza sul referto già redatto;

– se il lavoratore proveniva da un luogo esterno al domicilio, si è in presenza di un’assenza sanzionabile anche se il medico ha potuto comunque effettuare la visita di controllo. Nel referto deve essere annotata l’esatta provenienza del lavoratore ai fini dell’irrogazione della sanzione.

2) In merito al diritto al trattamento economico di malattia, fa fede fino a prova contraria la dichiarazione del medico incaricato circa l’impossibilità di eseguire il controllo per l’assenza del lavoratore dal domicilio. A fronte di un’attestazione in tal senso grava sul lavoratore l’onere di provare di essere stato presente e reperibile al proprio domicilio, oppure di avere avuto un giustificato motivo idoneo ad escludere l’illegittimità dell’irreperibilità (Cass. 24 settembre 1996 n. 8423).

  1. Sanzioni disciplinari L’assenza del lavoratore durante le fasce orarie di reperibilità configura un’inadempienza, non solo verso l’INPS, ma anche nei confronti del datore di lavoro, che ha interesse a ricevere regolarmente la prestazione lavorativa e perciò a controllare l’effettiva sussistenza della causa che impedisce tale prestazione (Cass. 21 maggio 1998 n. 5090).

Il lavoratore può essere sanzionato, in relazione alla gravità del caso, anche con il licenziamento per giusta causa (Cass. 20 marzo 2007 n. 6618), a prescindere dalla presenza o meno dello stato di malattia (Cass. 11 febbraio 2008 n. 3226). In ogni caso, le sanzioni disciplinari devono essere proporzionate al comportamento tenuto complessivamente dal lavoratore nel corso dell’intero rapporto di lavoro. Ad esempio, il licenziamento è stato considerato:

– illegittimo, essendosi la lavoratrice, affetta da sindrome ansioso-depressiva, recata in spiaggia. In questo caso la breve assenza non rileva, in mancanza di altri elementi che ne evidenzino l’influenza negativa sia sullo stato di salute sia sull’assetto funzionale del rapporto di lavoro (Cass. 21 ottobre 2010 n. 21621);

– legittimo, essendo il lavoratore ripetutamente assente alle visite domiciliari di controllo, reiterando così il medesimo comportamento rilevante sul piano disciplinare; ciò anche dopo l’applicazione, da parte del datore di lavoro, della prima sanzione (multa) e di quelle successive (sospensione dal servizio), secondo una progressione crescente (1 giorno, 5 e 10 giorni). In tal caso, ai fini del giudizio di proporzionalità in rapporto alla più grave misura espulsiva, nella valutazione della condotta rileva il contenuto delle mansioni assegnate al lavoratore, cioè di preposto ad un ufficio, tali da comportare compiti di coordinamento e di controllo di altri dipendenti (Cass. 2 dicembre 2016 n. 24681).

Il recesso del datore di lavoro non presuppone necessariamente l’esistenza di una specifica previsione di tale mancanza nel codice disciplinare, che è invece indispensabile se il datore di lavoro intende adottare una misura conservativa. Il potere di recedere dal rapporto per giusta causa o per giustificato motivo deriva direttamente dalla legge (Cass. 27 aprile 1996 n. 3915).