Affido esclusivo

Prima della riforma del 2006 il giudice, quando pronunciava la separazione tra coppie che avevano dei figli, doveva stabilire a quale dei genitori fossero affidati.

Si parlava di affidamento esclusivo: al genitore non affidatario spettava il diritto di visitare i figli e di contribuire a prendere le decisioni particolarmente importanti.

Questo modello che sembrava essere superato e ormai eccezionale è stato reintrodotto dalla recente riforma attuata dal d.lgs. 154/2013.

Il nuovo art. 337-quater prevede due casi:

  1. possibilità per il giudice di disporre l’affidamento dei figli ad uno solo dei genitori qualora ritenga, con provvedimento motivato, che l’affidamento all’altro sia contrario all’interesse del minore;
  2. possibilità per ciascuno dei genitori di chiedere, in qualsiasi momento, l’affidamento esclusivo quando sussistano le condizioni indicate al punto 1.

Il giudice, se accoglie la domanda, dispone l’affidamento esclusivo al genitore richiedente, facendo salvi, per quanto possibile, i diritti del minore nei confronti del genitore non affidatario.

Se la domanda risulta manifestamente infondata, il giudice può considerare il comportamento del genitore richiedente ai fini della determinazione dei provvedimenti da adottare nell’interesse dei figli.

Il genitore cui sono affidati i figli esercita in via esclusiva la responsabilità genitoriale salvo diverse disposizioni, ma le decisioni di maggior interesse sono generalmente prese di comune accordo tra i coniugi.

Il genitore cui i figli non sono affidati ha il diritto ed il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione e può ricorrere al giudice quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse.

Non sono considerati validi motivi per l’affidamento ad un solo genitore:

  • il conflitto tra i genitori, se questi singolarmente non si comportano in modo contrario all’interesse del minore;
  • la lontananza fisica dei due genitori;
  • la tenera età del minore.