Cumulo pensione/stipendio nelle Pubbliche Amministrazioni

In assenza di provvedimenti legislativi ad hoc, l’INPS riconosce integralmente gli emolumenti in questione (tredicesima mensilità e indennità integrativa speciale) a decorrere dalla pubblicazione della circolare 10 novembre 2016, n. 195.

Il quadro di riferimento

Il D.P.R. 29.12.1973, n. 1092, aveva dettato delle disposizioni in materia di cumulabilità tra pensione e trattamento stipendiale. Nello specifico, all’art. 97, c. 1, si era previsto che al titolare di pensione prestante opera retribuita alle dipendenze dello Stato, di amministrazioni pubbliche o di enti pubblici, non competesse la tredicesima mensilità per il periodo di prestazione. Qualora, però, l’importo della tredicesima mensilità relativa alla pensione fosse superiore a quello della tredicesima mensilità dovuta in relazione alla nuova prestazione retribuita, spettava la tredicesima mensilità della pensione in misura pari alla differenza tra i due importi. Inoltre, ai sensi dell’art. 99, co. 5, la corresponsione dell’indennità integrativa speciale a favore del titolare di pensione, prevista dal comma 1, doveva essere sospesa nei confronti del pensionato prestante opera retribuita presso lo Stato, amministrazioni pubbliche/enti pubblici.

Tali disposizioni sono state successivamente dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale (sentenze, rispettivamente, del 18-27 maggio 1992, n. 232 e del 13-22 dicembre 1989, n. 566) in considerazione del fatto che il legislatore:

  • per quanto riguarda l’art. 97, c. 1, non aveva determinato la misura della retribuzione, oltre la quale non competeva la tredicesima;
  • relativamente all’art. 99, c. 5, non aveva stabilito il limite dell’emolumento per le attività di riferimento, dovendosi ritenere ammissibile, al di sotto di tale limite, il cumulo integrale fra il trattamento pensionistico e la retribuzione, senza sospensione della corresponsione dell’indennità integrativa speciale. Nel rispetto del principio di ragionevolezza la fissazione di detto limite competerebbe al legislatore, che dovrebbe provvedere a riformulare la norma.

Non essendo stata approvata, dopo tali sentenze, una norma legislativa per adeguare le disposizioni in materia di cumulabilità a quanto disposto dalla Corte Costituzionale e non risultando legittimo operare in via amministrativa una sorta di interpretazione “adeguatrice” e tenendo anche conto dell’evoluzione della normativa successiva che ha gradualmente portato all’eliminazione del divieto di cumulo tra pensione e redditi di lavoro autonomo e dipendente, l’adesione a quanto stabilito dalla Corte, a parere dell’Istituto, non può che basarsi sul riconoscimento in toto del diritto alla corresponsione degli emolumenti in questione.

La soluzione adottata dall’Inps

Sulla base di queste considerazioni, l’INPS ha adottato, in via amministrativa, una soluzione volta al riconoscimento delle voci in esame, anche in assenza e a prescindere dalla proposizione di ricorsi da parte degli interessati; soluzione condivisa dal vigilante Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Pertanto, per le pensioni decorrenti dalla data di pubblicazione della circolare n. 195/2016 (10 novembre 2016), indennità integrativa speciale e tredicesima vengono ad essere corrisposte integralmente e gli interessati potranno richiedere alla sede Inps che gestisce la relativa pensione la corresponsione della tredicesima mensilità e/o dell’indennità integrativa speciale su pensione in godimento in costanza di attività lavorativa dipendente. Acquisita la domanda la Sede provvederà al ripristino degli importi di indennità integrativa speciale e/o di tredicesima mensilità prevedendo la corresponsione del valore capitale, interessi legali e/o rivalutazione monetaria secondo la normativa vigente, nei limiti della prescrizione quinquennale. In ipotesi di pendenza di causa le sedi provvederanno a riconoscere l’indennità integrativa speciale e la tredicesima con gli accessori di legge nei limiti della prescrizione. La documentazione attestante l’avvenuto adempimento sarà depositata in giudizio al fine di conseguire la pronuncia di cessazione della materia del contendere.