Assegno di mantenimento

L’assegno di mantenimento è un provvedimento economico consistente, in caso di separazione tra coniugi e qualora ricorrano determinati presupposti, nel versamento periodico di una somma di denaro o di voci di spesa da parte di uno dei coniugi all’altro o ai figli (qualora vi siano), per adempiere all’obbligo di assistenza materiale.

Le condizioni per ottenerlo. Per il pagamento dell’assegno devono verificarsi le seguenti ipotesi:

  • deve esserne fatta esplicita richiesta nella domanda di separazione dal coniuge richiedente
  • al coniuge che richiede l’assegno non deve essere addebitata la separazione
  • il coniuge richiedente non deve avere “adeguati redditi propri”
  • il coniuge obbligato al pagamento dell’assegno deve disporre di mezzi economici idonei

La corresponsione. L’assegno viene generale mene corrisposto con cadenza  mensile e può consistere in una somma di denaro unica o in voci di spesa (per esempio il canone di affitto o le spese condominiali).

Nella stessa misura in cui continua a sussistere, in caso di separazione, l’obbligo all’assistenza materiale tra coniugi, permane l’obbligo dei genitori di contribuire al mantenimento, all’educazione e all’istruzione dei figli.

Occorre, pertanto, distinguere due situazioni:

  1. assegno di mantenimento a favore del coniuge
  2. assegno di mantenimento a favore dei figli

Assegno di mantenimento a favore del coniuge. Qualora uno dei coniugi non abbia redditi propri adeguati a consentirgli di conservare il precedente tenore di vita (spesso è la moglie a trovarsi in tale condizione, soprattutto quando abbia rinunciato, a beneficio della famiglia, a coltivare le proprie aspirazioni professionali), il giudice può imporre all’altro un obbligo di versare un assegno periodico, la cui entità deve essere determinata tenendo conto dei redditi del coniuge obbligato e dei bisogni dell’altro.

Questo assegno, tuttavia, non può essere attribuito al coniuge al quale sia stata addebitata la responsabilità della separazione, al quale, ricorrendone i presupposti, può essere riconosciuto solo il diritto agli alimenti, cioè a ricevere periodicamente una somma di denaro nei limiti di quanto necessario al suo sostentamento.

L’assegno di mantenimento ai figli. Il nostro legislatore dispone che ciascun genitore è obbligato al mantenimento dei figli, in misura proporzionale al proprio reddito.

In caso di separazione, il giudice dispone l’obbligo di corresponsione di un assegno di mantenimento, tenendo in considerazione i seguenti presupposti:

  • attuali esigenze del figlio;
  • tenore di vita tenuto dal minore in costanza di convivenza con entrambi i genitori
  • permanenza presso ciascun genitore
  • situazione reddituale dei genitori
  • valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti di ciascun genitore

Con l’affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori, non viene meno l’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento, tenuto conto delle loro esigenze di vita e del contesto sociale e familiare cui appartengono.

L’assegno di mantenimento ai figli maggiorenni.  Il conseguimento della maggiore età (18 anni) unitamente al fatto che il figlio sia economicamente indipendente e autosufficiente, sono i presupposti per richiedere la cessazione dell’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento da parte del genitore obbligato.

Il Codice Civile prevede che, qualora la coppia abbia figli maggiorenni non economicamente autosufficienti il giudice “valutate le circostanze” può disporre il pagamento di un assegno periodico che, salvo diversa determinazione dello stesso giudice, è versato direttamente al figlio.

Nel caso in cui i figli maggiorenni siano portatori di gravi handicap, si applica interamente la disciplina prevista per i figli minori.

La misura dell’assegno di mantenimento. Il giudice, quando è chiamato a valutare l’entità dell’assegno di mantenimento per il coniuge, deve tener conto non solo dei redditi che derivano dall’attività lavorativa del richiedente, ma anche delle proprietà immobiliari, della disponibilità della casa coniugale e di eventuali investimenti o ulteriori fonti di ricchezze.

Un altro elemento che deve essere valutato è l’attitudine a lavorare da parte del coniuge che richiede l’assegno: il giudice, infatti, dovrà considerare se quest’ultimo abbia la possibilità di svolgere attività lavorativa retribuita tenendo conto di diversi fattori quali l’età, l’esperienza lavorativa, le condizioni di salute, il tempo che è intercorso dall’ultima prestazione di lavoro e, sulla base di queste valutazioni, può disporre una diminuzione dell’assegno.

Non da ultimo deve essere accertato il tenore di vita goduto dai coniugi nel corso del matrimonio e verificare se i mezzi economici a disposizione del coniuge richiedente possano consentire di mantenere quel livello di vita indipendentemente dalla percezione dell’assegno: se ciò non si verifica, il giudice deciderà l’importo dell’assegno cercando di equilibrare la disparità.

Revisione dell’assegno. È sempre possibile chiedere la revisione dell’assegno di mantenimento nel caso in cui vi sia un provato e obiettivo mutamento della situazione di fatto accertata al momento della pronuncia del provvedimento.

I mutamenti cui si è fatto cenno sopra si verificano principalmente in due ipotesi:

  • vi sia stato un notevole incremento dei redditi di uno dei coniugi (ad es.: perché è erede di un ingente patrimonio);
  • vi sia stato un deterioramento della situazione economica di uno dei coniugi (ad es.: perdita del lavoro, fallimento della società amministrata etc…).

L’assegno di mantenimento, sia a favore dell’altro coniuge sia a favore dei figli, è rivalutato annualmente secondo gli indici Istat.

La domanda di revisione dell’assegno può essere avanzata sia dall’avente diritto sia dal coniuge obbligato a versarlo.

Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno. Per il coniuge separato che si trovi in stato di bisogno, di ottenere dallo Stato un’anticipazione delle somme dovute dall’altro coniuge a titolo di mantenimento. Per il momento il fondo opera solo in via sperimentale, presso alcuni Tribunali da individuarsi con appositi decreti ministeriali.

I presupposti per poter ricorrere al Fondo di solidarietà sono i seguenti:

  • vi deve essere – in capo al coniuge separato che usufruiva dell’assegno di mantenimento – un oggettivo stato di bisogno che gli impedisca di provvedere al mantenimento proprio e dei figli minori o dei figli maggiorenni portatori di handicap grave conviventi (secondo i primi commenti, non potrebbero quindi ricorrere al Fondo i coniugi separati senza figli, i coniugi separati con figli maggiorenni non disabili e i divorziati);
  • il coniuge tenuto all’erogazione dell’assegno non provvede in tal senso, a prescindere dalle motivazioni (scelta volontaria, carenza di mezzi, ecc.).

Assegno di mantenimento e pensione di reversibilità. La pensione di reversibilità può essere erogata in favore:

  • del coniuge (marito o moglie) superstite anche se al momento della morte è separato;
  • dei figli che al momento della morte del genitore sono minorenni, inabili, studenti universitari e a carico dei genitori;
  • dei nipoti che alla morte del nonno o della nonna erano a loro totale carico.

In caso di coniuge superstite separato o divorziato occorre però effettuare alcune precisazioni.

Quanto al coniuge separato, se all’atto della separazione il giudice aveva addebitato la separazione al coniuge poi sopravvissuto (la c.d. separazione per colpa) il diritto alla pensione di reversibilità nasce soltanto se il Giudice aveva riconosciuto in suo favore gli alimenti, ovverosia il diritto di ricevere una somma (di importo ridotto rispetto all’assegno di mantenimento) dovuta in ragione delle condizioni economiche del tutto precarie tali da non consentirgli di avere mezzi di sostentamento.

Per quanto riguarda invece il coniuge superstite divorziato, il diritto alla reversibilità nasce soltanto se in sede di divorzio il Giudice aveva riconosciuto in suo favore un assegno divorzile, ovverosia il diritto di ricevere una somma di denaro periodica (normalmente mensile) con una funzione analoga a quella dell’assegno di mantenimento che viene stabilito in sede di separazione.

Se mancano il coniuge, i figli o i nipoti la pensione può essere assegnata anche ai genitori che hanno un’età inferiore a 65 anni e che non siano già, a loro volta, titolari di una pensione, sempre che alla data della morte del parente risultino a carico di quest’ultimo.

Convivenza di fatto. La convivenza di fatto tra due persone, sia eterosessuali che omosessuali, che non sono sposate possono stipulare i contratti di convivenza, in forma scritta, davanti a un notaio.

È un rapporto che lega due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile.

Se manca anche il genitore la pensione può essere assegnata ai fratelli (non sposati) inabili che non siano a loro volta titolari di una pensione sempre che alla data della morte del parente risultino a carico di quest’ultimo.

In caso di cessazione della convivenza di fatto, il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro convivente gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento.

Gli alimenti sono assegnati per un periodo proporzionale alla durata della convivenza. Ai fini della determinazione dell’ordine degli obbligati, l’obbligo alimentare del convivente è adempiuto con precedenza sui fratelli e sorelle