Assegno per il nucleo familiare e maternità

L’assegno che è corrisposto dai Comuni, spetta alle donne residenti cittadine italiane o comunitarie ovvero extracomunitarie in possesso  – al momento della domanda – di permesso di soggiorni di lungo periodo (richiesto anche per il figlio) per le quali non siano stati versati contributi per la tutela previdenziale obbligatoria per la maternità, è corrisposto, per ogni figlio, e per ogni minore adottato o in affidamento preadottivo, un assegno di maternità annuale, rivalutato annualmente dall’ISTAT, che per il 2017 è pari a 1.694,45, 338.89 euro per cinque mensilità.

La residenza e l’età. La residenza nel territorio italiano deve essere posseduta al momento della nascita del figlio o dell’ingresso in famiglia del minore adottivo o in affidamento preadottivo, di età non superiore a 6 anni , e non superiore a 18 anni, se straniero.

Requisiti. Per il diritto all’assegno è necessario il possesso di uno dei seguenti requisiti:

  • almeno 3 mesi di contribuzione nel periodo che va dai 18 mesi ai 9 mesi antecedenti la nascita o dall’effettivo ingresso del minore nel nucleo familiare, quando la donna lavoratrice abbia in corso di godimento una qualsiasi forma di tutela previdenziale della maternità (per attività lavorativa subordinata  -anche presso le Pubbliche Amministrazioni – autonoma o parasubordinata, oppure quando la donna abbia esercitato il recesso, anche volontario, dal rapporto di lavoro durante il periodo di gravidanza
  • il periodo intercorrente tra la perdita del diritto alla prestazione di maternità, derivante da attività lavorativa, anche autonoma, di almeno 3 mesi, e la nascita o l’ingresso del bambino non sia superiore a quello di fruizione delle prestazioni o comunque a 9 mesi. L’inps a individuato le seguenti prestazioni:
  1. prestazioni per ASU e Lpu
  2. indennità di mobilità
  3. indennità di disoccupazione, compresa quella con requisiti ridotti
  4. indennità di cassa integrazione, ordinaria e straordinaria
  5. indennità di malattia o di maternità

Come data della perdita del diritto, ad una delle suddette prestazioni va considerata in linea di massima quella corrispondente all’ultimo giorno di percezione della prestazione.

Nel caso che non sia individuabile, si deve fare  riferimento al 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui cade l’evento che ha dato diritto alla prestazione.

Part-time. In caso di attività a tempo parziale, per il raggiungimento dei 3 mesi di contribuzione è necessario che l’attività lavorativa prestata abbia dato luogo all’accreditamento di 13 settimane di contributi settimanali. Tre mesi che devono coesistere con una delle condizioni sopra elencate, e cioè:

  • rapporto di lavoro in atto
  • recesso durante la gravidanza
  • perdita del diritto a prestazioni previdenziali

Lavoratrici parasubordinate. Le lavoratrici parasubordinate, quelle cioè che versano il contributo nella gestione separata dell’INPS, la tutela previdenziale per la maternità si considera in corso di godimento qualora  all’interessata risultano attribuite 3 mensilità di contribuzione dei 14 mesi precedenti l’evento.

Dimissioni volontarie. Le dimissioni volontarie, intervenute durante il periodo previsto per il divieto di licenziamento (anche nel caso di adozione e affidamento, entro un anno dall’ingresso del minore in famiglia) possono dare titolo all’indennità di disoccupazione.

Pertanto, se all’inizio dell’astensione obbligatoria o del periodo fruibile nei primi tre mesi di ingresso del bambino in famiglia, la lavoratrice è in godimento, anche teorico, dell’indennità di disoccupazione, la stessa ha diritto alla prestazione di maternità in luogo di quella di disoccupazione. Il problema, ovviamente, non si pone se l’astensione inizia entro i 60 giorni corrispondenti al periodo di protezione assicurativa.

Totalizzazione. I requisiti possono essere raggiunti anche attraverso la totalizzazione dei periodi italiani, con periodi, se non sovrapposti, effettuati nei paese UE, See e Svizzera.

Non sono, invece, totalizzabili i contributi accreditati in paese extracomunitari convenzionati.

Requisito ulteriore per il padre. Se sussistono, oltre a quelli generali, gli ulteriori periodi di seguito indicati, l’assegno può essere richiesto dal:

padre, in caso di abbandono del figlio da parte della madre o di affidamento esclusivo del figlio al padre, sempre che questi sia in possesso, al momento dell’abbandono o dell’affidamento, dei previsti requisiti contributivi (3 mesi di contributi fra i 18 e i 9 mesi precedenti o perdita del diritto, da non più di 9 mesi, a prestazioni assistenziali o previdenziali derivanti dallo svolgimento di almeno 3 mesi di attività di lavoro) e che sussistano congiuntamente le seguenti condizioni:

  • al momento della nascita anche la madre sia regolarmente soggiorante e residente in Italia
  • il figlio, al momento della domanda, sia stato riconosciuto dal padre, si trovi presso la famiglia anagrafica del padre, sia soggetto alla sua potestà e non sia in affidamento a terzi

L’assegno spetta in via esclusiva al padre e  ciò anche qualora la madre abbia a suo tempo beneficaito dell’assegno o di altra prestazione di maternità.

  • Padre affidatario preadottivo (nell’ipotesi di separazione dei coniugi intervenuta nel corso della procedura di affidamento preadottivo) o adottante (in caso di adozione senza affidamento) sempre che sussistano i previsti requisiti e congiuntamente le seguenti condizioni:
  1. Il minore si trovi, al momento della domanda, nella famiglia anagrafica dell’affidatario o adottante
  2. La moglie (ora separata) affidataria o adottante non abbia a suo tempo già usufruito dell’assegno
  • Adottante non coniugato ( in caso di adozione pronunciata solo nei sui confronti), sempre che sia in possesso, al momento dell’adozione, dei prescritti requisiti contributivi e  il minore si trovi nella famiglia anagrafica dell’adottante, sia soggetto alla sua potestà e non sia in affidamento presso terzi
  • Padre che ha riconosciuto il neonato o coniuge della donna adottante o affidataria preadottiva, in caso di decesso, rispettivamente, della madre o della donna che ha avuto il minore in adozione o in affidamento preadottivo sempreché sussistano congiuntamente le seguenti condizioni:
  1. Regolare soggiorno (compresa la carta di soggiorno per gli extracomunitari) e residenza in Italia del padre o coniuge della deceduta
  2. Il minore si trovi presso la famiglia anagrafica, sia soggetto alla sua potestà e non sia in affidamento a terzi
  3. La donna deceduta non abbia a suo tempo già fruito dell’assegno

Non sono necessari per il padre o coniuge di cui si tratta i requisiti contributivi (richiesti, invece, per la madre o la donna deceduta).

Affidatario/a non preadottivo/a. In caso di neonato non riconoscibile on non riconosciuto da entrambi i genitori, l’assegno può essere richiesto dal soggetto che, in aggiunta ai requisiti generali, risulti il possesso dei seguenti ulteriori requisiti:

  1. Abbia ottenuto l’affidamento (ovviamente non preadottivo) il bambino, con provvedimento del Giudice
  2. Il neonato si trovi nella sua famiglia anagrafica al momento della domanda di assegno

Due astensioni durante l’anno. Al verificarsi di due astensioni obbligatorie  per maternità nel corso dello stesso anno solare, spettano due indennità.

La domanda. La domanda per l’assegno va presentata all’INPS entro il termine perentorio di 6 mesi dalla  nascita o dall’effettivo ingresso del minore nel nucleo famigliare.