Aspettativa per avviare un’attività professionale

Si tratta di un periodo di aspettativa che può essere richiesto dal pubblico dipendente al proprio datore di lavoro nel caso in cui intenda avviare un’attività professionale o imprenditoriale.

La durata massima di questa aspettativa è di dodici mesi e può essere fruita anche in maniera frazionata.

Il diritto riconosciuto al pubblico dipendente è condizionato all’autorizzazione della pubblica amministrazione presso la quale lavora; quest’ultima, infatti, può negare la concessione dell’aspettativa qualora sussistano motivate esigenze di servizio.

Limiti. L’aspettativa è concessa dalla pubblica amministrazione di appartenenza del lavoratore, tenuto conto delle esigenze organizzative, previo esame della documentazione prodotta dal dipendente.

Quindi, non sorge un diritto in capo al lavoratore poiché l’amministrazione potrà negare la concessione di questa aspettativa qualora sia in contrasto con le esigenze di servizio.

Sono invece superati i limiti previsti dalla legge (art. 53 D. Lgs. n. 165/2001) per svolgere una seconda attività.

La legge infatti stabilisce che il pubblico dipendente può svolgere una seconda attività, in modo continuativo, soltanto se svolge la sua prestazione lavorativa presso una pubblica amministrazione con un contratto part-time con una riduzione dell’orario pari o superiore al 50%.

Il trattamento economico e previdenziale. Il trattamento economico spettante al dipendente pubblico che fruisce di questa aspettativa, bisogna ribadire innanzitutto che si tratta di un’aspettativa non retribuita, quindi l’amministrazione interrompe l’erogazione dello stipendio per tutta la durata dell’aspettativa.

Inoltre, il periodo di aspettativa interrompe l’anzianità di servizio.

Quindi, il periodo trascorso in aspettativa non rileva ai fini pensionistici.