Lavoro intermittente

Ambito di applicazione. Il ricorso al lavoro intermittente riguarda soltanto il settore privato, poiché è stabilito espressamente che le disposizioni non trovano applicazione ai rapporti di lavoro pubblico.
Cosa è. Il contratto intermittente è il contratto di lavoro stipulabile anche tempo determinato (altrimenti, pertanto è sempre a tempo indeterminato), mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che ne può utilizzare la prestazione lavorativa in modo discontinuo ovvero in modo intermittente le esigenze individuate dai CCNL.
Le prestazioni. Le prestazioni lavorative possono essere effettate in periodi preordinati nell’arco della settimana, del mese o anno, secondo quanto stabilito dai CCNL. Attenzione: i CCNL dei settori privati sottoscritti dalla Fp CGIL non prevedono il lavoro intermittente. In caso di mancanza del CCNL i casi di utilizzo sono individuati con decreto del ministero del lavoro.
Soggetti interessati. In ogni caso, il contratto di lavoro intermittente può essere concluso con:

  • soggetti con meno di 24 anni di età, purché le prestazioni siano svolte entro il 25° anno di età
  • soggetti con più di 55 anni di età

Limite. Il contratto è ammesso per un periodo massimo di 400 giornate di effettivo lavoro nell’arco di tre anni da parte di ogni singolo lavoratore con il medesimo datore di lavoro. In caso di superamento del periodo il rapporto di lavoro si trasforma automaticamente in un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato.
Divieti. E’ vietato il ricordo al lavoro intermittente:

  • per sostituzione di lavoratori in sciopero
  • presso unità produttive nelle quali si è proceduto, entro 6 mesi precedenti, a licenziamenti collettivi, che hanno riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni cui si riferisce il contratto intermittente, ovvero presso unità produttive nelle quali sono operanti una sospensione del lavoro o una riduzione dell’orario in regime di cassa integrazione e che interessano lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto di lavoro intermittente
  • ai datori di lavoro che non hanno effettuato la valutazione dei rischi

Forma del contratto. l contratto di lavoro intermittente va stipulato in forma scritta per i fini di prova di esistenza e di natura del contratto, e deve contenere recependo quanto stabilito dai CCNL i seguenti elementi:

  • durata e ragioni del ricorso al lavoro intermittente;
  • luogo e modalità` della eventuale disponibilità garantita dal lavoratore e preavviso di chiamata;
  • modalità di chiamata e di rilevazione della prestazione eseguita ;
  • eventuali misure di sicurezza specifiche.
  • il trattamento economico e normativo spettante al lavoratore per la prestazione eseguita e la relativa indennità di disponibilità ove prevista
  • i tempi e le modalità di pagamento della retribuzione ovvero della indennità
  • Il contratto deve necessariamente individuare le ragioni e le esigenze che hanno determinato il ricorso a tale istituto.

Informazione RSU/RSA. Con cadenza annuale (fatte salve previsioni più favorevoli previste dai CCNL), il datore di lavoro è obbligato a informare le RSU/RSA sull’andamento del ricorso al contratto di lavoro intermittente.
Indennità di disponibilità. Durante i periodi in cui il lavoratore è disponibile e, quindi, non presta effettivamente l’attività lavorativa, non matura nessun diritto ne di carattere economico ne normativo, salvo che abbia garantito al datore di lavoro la propria disponibilità a rispondere alle chiamate, in questo caso gli spetta un indennità di disponibilità.
La misura dell’indennità è fissata dai CCNL e comunque  non può essere inferiore all’importo fissato con decreto del ministero del lavoro.
In caso di malattia o di altro evento che impedisca, temporaneamente, di rispondere alla chiamata del datore di lavoro, il lavoratore è tenuto ad informare il datore di lavoro specificando la natura dell’impedimento, durante il quale il lavoratore non matura nemmeno l’indennità di disponibilità.
Ove non provveda all’adempimento di cui sopra, il lavoratore perde il diritto all’indennità per un periodo di 15 giorni, salva diversa regolamentazione prevista dai CCNL. Il rifiuto ingiustificato di rispondere alla chiamata può comportare il licenziamento e la restituzione della quota di indennità riferita al periodo successivo al rifiuto.
Principio di non discriminazione. Il lavoratore intermittente deve ricevere, per i periodi lavorati e a parità di mansioni, lo stesso trattamento economico e normativo rispetto al lavoratore subordinato di pari livello. Il trattamento economico e previdenziale è riproporzionato in ragione della prestazione lavorativa effettivamente eseguita, in particolare per quanto riguarda l’importo della retribuzione globale e delle singole componenti di essa, nonché delle ferie e dei trattamenti di malattia e infortunio, del congedo di maternità e paternità.

Lavoratori extracomunitari. Il lavoro intermittente può essere stipulato da cittadini extracomunitari, con regolare permesso di soggiorno per motivi di lavoro, presenti in Italia. In base all’attuale normativa  un primo ingresso di lavoratore extracomunitario nel nostro Paese non può avvenire con un contratto di lavoro intermittente.