Lavori vietati e maternità

Nel periodo della gestazione e fino ad un anno dopo il parto è’ vietato di adibire le lavoratrici al trasporto e al sollevamento di pesi, nonché ai lavori pericolosi, faticosi ed insalubri. Durante la gestione e fino ad un massimo di 7 mesi dopo il parto, le lavoratrici che prestino la loro opera in condizioni di lavoro e ambientali pregiudizievoli alla loro salute, possono essere spostate ad altre mansioni, garantendo, comunque, la qualifica e il livello/categoria di inquadramento. Tale provvisorio demansionamento è consentito solo con un patto scritto tra il datore di lavoro e la lavoratrice interessata. Tali lavori sono indicati nell’allegato A, inclusi quelli che comportano il rischio di esposizione agli agenti ed alle condizioni di lavoro – vedi allegato B. Allegato A – Art. 5 D.P.R. 25.11.1976, n. 1026 i

I lavori faticosi, pericolosi ed insalubri, vietati ai sensi dello stesso articolo, sono i seguenti:
A) quelli previsti dal D.Lgs. 4.8.1999, n. 345 e dal D.Lgs. 18.8.2000, n. 262 (sul lavoro minorile);
B) quelli indicati nella tabella allegata al D.P.R. 19.3.1956, n. 303 per i quali vige l’obbligo delle visite mediche preventive e periodiche: durante la gestazione e per 7 mesi dopo il parto;
C) quelli che espongono alla silicosi e all’asbestosi, nonché alle altre malattie professionali di cui agli allegati 4 e 5 al D.P.R. 30.6.1965, n. 1124 e successive modificazioni: durante la gestazione e fino a 7 mesi dopo il parto;
D) i lavori che comportano l’esposizione alle radiazioni ionizzanti: durante la gestazione e per 7 mesi dopo il parto;
E) i lavori su scale ed impalcature mobili e fisse: durante la gestazione e fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro;
F) i lavori di manovalanza pesante: durante la gestazione e fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro;
G) i lavori che comportano una stazione in piedi per più di metà dell’orario o che obbligano ad una posizione particolarmente affaticante, durante la gestazione e fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro;
H) i lavori con macchina mossa a pedale, o comandata a pedale, quando il ritmo del movimento sia frequente, o esiga un notevole sforzo: durante la gestazione e fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro;
I) i lavori con macchine scuotenti o con utensili che trasmettono intense vibrazioni: durante la gestazione e fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro;
L) i lavori di assistenza e cura degli infermi nei sanatori e nei reparti per malattie infettive e per malattie nervose e mentali: durante la gestazione e per 7 mesi dopo il parto.
Se il parere in merito al prolungamento del congedo post partum è richiesto direttamente dal datore di lavoro e non dalla DPL, a fronte del diniego espresso a seguito di accertamento medico effettuato da parte della ASL medesima, la DPL può richiedere un’ulteriore valutazione
M) i lavori agricoli che implicano la manipolazione e l’uso di sostanze tossiche o altrimenti nocive nella concimazione del terreno e nella cura del bestiame: durante la gestazione e per 7 mesi dopo il parto;
N) i lavori di monda e trapianto del riso: durante la gestazione e fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro;
O) i lavori a bordo delle navi, degli aerei, dei treni, dei pullman e di ogni altro mezzo di comunicazione in moto: durante la gestazione e fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro.

Allegato B – D.Lgs. 25.11.1996, n. 645, allegato 2

Elenco non esauriente di agenti e condizioni di lavoro
1. Agenti:
a) agenti fisici: lavoro in atmosfera di sovrapressione elevata, ad esempio in camere sotto pressione, immersione subacquea;
b) agenti biologici: toxoplasma; virus della rosolia, a meno che sussista la prova che la lavoratrice è sufficientemente protetta contro questi agenti dal suo stato di immunizzazione;
c) agenti chimici: piombo e suoi derivati, nella misura in cui questi agenti possono essere assorbiti dall’organismo umano.
2. Condizioni di lavoro: lavori sotterranei di carattere minerario.
B. Lavoratrici in periodo successivo al parto di cui all’art. 6 del testo unico.
1. Agenti: a) agenti chimici: piombo e suoi derivati, nella misura in cui tali agenti possono essere assorbiti dall’organismo umano.
2. Condizioni di lavoro: lavori sotterranei di carattere minerario

Adibizione ad altre mansioni Nel periodo per il quale è previsto il divieto la lavoratrice deve essere adibita ad altre mansioni.
Inoltre, la lavoratrice è spostata ad altre mansioni nei casi in cui i servizi ispettivi del Ministero del lavoro, d’ufficio o su istanza della lavoratrice, accertino che le condizioni di lavoro o ambientali sono pregiudizievoli alla salute della donna.
Qualora la lavoratrice è adibita a mansioni inferiori a quelle abituali conserva la retribuzione corrispondente alle mansioni precedentemente svolte, nonché la qualifica originale.
Quando, invece, la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni, il servizio ispettivo del Ministero del lavoro può disporre l’interdizione anticipata dal lavoro per tutto il periodo.
L’intervento dei servizi ispettivi risponde ad un’esigenza di tutela della lavoratrice madre attraverso valutazione sostanziale e diretta delle condizioni di lavoro e dell’organizzazione aziendale.
Resta inteso che ove un accertamento medico risultasse necessario, l’Ispettorato del lavoro potrà rivolgersi ai servizi delle aziende sanitarie.
La verifica di tale ipotesi, al fine della proroga dell’astensione, può prescindere dal documento di valutazione dei rischi che comunque l’ispettore ha facoltà di esaminare, mentre, nei casi in cui il servizio necessiti di una valutazione sanitaria, questa costituirà uno dei fondamenti su cui concedere l’astensione, insieme alla verifica della circostanza che la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni.
L’accertamento medico effettuato dall’ASL anche su richiesta del datore di lavoro, costituendo un giudizio di carattere tecnico, è senz’altro vincolante per la DPL ai fini dell’adozione del relativo provvedimento di interdizione dal lavoro anticipata o posticipata.
Adibizione temporanea ad altre mansioni. E’ possibile il temporaneo spostamento della lavoratrice a mansioni non vietate anche al di fuori dell’unità produttiva in cui la stessa era inserita, ma con alcune limitazioni.
In particolare in materia di rientro al lavoro dopo i congedi per maternità e paternità, la lavoratrice potrà essere spostata ad altra sede di lavoro ove vi siano condizioni ambientali compatibili, purché ubicata nello stesso comune e previo consenso dell’interessata.
Il presupposto dell’impossibilità non va intesa in senso assoluto ma relativo, potendo quindi essere adottato il provvedimento di interdizione dal lavoro non solo quando non sussista in assoluto alcuna mansione alternativa cui spostare la lavoratrice, ma anche quando la mansione alternativa astrattamente reperibile, risulti in concreto così poco impegnativa, ad esempio per il fatto di essere già svolta da altri dipendenti, da potersi considerare effettivamente inesigibile.
Radiazioni ionizzanti. Il divieto all’esposizione vale per il periodo prima del parto, ma anche successivamente durante quello di allattamento. La lavoratrice è obbligata a comunicare al datore di lavoro il proprio stato di gravidanza, non appena accertato.
Le donne, durante la gravidanza, non possono svolgere attività in zone classificate o, comunque, essere adibite ad attività che potrebbero esporre il nascituro ad una dose che ecceda un millisievert durante il periodo della gravidanza.
È altresì vietato adibire le donne che allattano ad attività comportanti un rischio di contaminazione.
Va evidenziato che il “periodo di allattamento” non coincide necessariamente con il periodo di un anno che decorre dalla nascita del bambino previsto per il godimento dei “permessi per allattamento”.
Il periodo di un anno per usufruire di tali permessi è giustificato da una cura anche affettiva nei confronti del nascituro, mentre l’interdizione dal lavoro in caso di esposizione a rischio di contaminazione è legata all’effettivo allattamento del bambino.