Adozioni e affidamento

Nazionali

La disciplina sull’astensione dal lavoro per maternità non è più collegata solo alla maternità naturale. Anche alle persone affidatarie si estendono tutti i benefici in tema di astensione obbligatoria e facoltativa dal lavoro, permessi per malattia, riposi giornalieri, previsti per i genitori biologici.

La legge pone una serie di condizioni per l’adozione dei minori, dichiarati in stato di adottabilità, consentita ai coniugi uniti in matrimonio da almeno 3 anni.

Tra i coniugi non deve sussistere e non deve avere avuto luogo da almeno 3 anni separazione personale neppure di fatto.

Il requisito della stabilità del rapporto può ritenersi realizzato quando i coniugi abbiano convissuto in modo stabile continuativo prima del matrimonio per un periodo di 3 anni, l’età degli adottanti deve superare di almeno 18 anni e non più di 45 anni l’età dell’adottando. Tali limiti, tuttavia, possono essere derogati.
Ci sono, poi, una serie di casi particolari per l’adozione:

  • da persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore è orfano di padre e di madre
  • dal coniuge nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell’altro coniuge
  • quando il minore sia un soggetto disabile e sia orfano di padre e madre
  • quando vi sia la constata impossibilità di affidamento preadottivo

Congedo per maternità e paternità. Alle lavoratrici che abbiano adottato un minore spetta un periodo massimo di astensione dal lavoro di 5 mesi, successivi all’ingresso in famiglia del minore.

Nel caso di affidamento il congedo può essere fruito entro i 5 mesi dall’affidamento, per un periodo di 3 mesi.
I periodi fruite dalla madre non possono essere fruiti dal padre.

Il padre lavoratore ha comunque diritto di astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo per maternità o per la parte residua del congedo che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre.

Il diritto di fruire di 5 mesi di astensione dal lavoro prescinde dall’età del bambino all’atto dell’adozione.
Il diritto, pertanto, è riconosciuto anche se all’atto dell’adozione abbia superato i 6 anni di età e spetta l’intero  periodo, anche nell’ipotesi che  in cui durante il congedo lo stesso raggiunga la maggiore età.

La lavoratrice che prenda in affidamento un minore (affidamento non preadottivo) ha diritto all’astensione dal lavoro per un periodo complessivo pari a 3 mesi nell’arco temporale di 5 mesi decorrenti dalla data di affidamento del minore.

Entro i 5 mesi, il congedo è fruito in modo continuativo o frazionato. Il congedo spetta indipendentemente dall’età del minore all’atto dell’affidamento ed è riconosciuto anche per i minori di età superiore a 6 anni.

Nuovo Congedo per paternità. Il congedo sperimentale per gli anni 2013-2015 per il padre lavoratore dipendente è esteso anche in questo caso, Per cui il padre lavoratore, entro i 5 mesi dalla nascita del figlio ha l’obbligo di astenersi dal lavoro per un giorno. Entro i medesimo periodo il padre può astenersi per un ulteriore periodo di due giorni, anche continuativi, in sostituzione dell’astensione obbligatoria spettante a quest’ultima. Tale congedo non è applicabile ai dipendenti pubblici.

Il trattamento economico. Nel caso di adozione al padre lavoratore spetta, per il periodo del congedo di paternità obbligatorio e facoltativo, l’indennità giornaliera pari al 100%. Viene, dunque, riconosciuta un’indennità più elevata rispetto a quella percepita dalla madre (80% se dipendente private 100% se pubbliche).

Nel caso del congedo facoltativo l’indennità riconosciuta al padre e non alla madre (alla quale viene decurtato il relativo periodo fruito dal padre).

Modalità di fruizione. Come nel caso della maternità biologica anche per le adozioni il padre è obbligato a comunicare al proprio datore di lavoro in forma scritta i giorni in cui intende fruire del nuovo congedo obbligatorio/facoltativo con un anticipo non inferiore a 15 giorni dalla data di ingresso in famiglia/Italia.
Qualora il padre lavoratore fruisca del congedo di paternità facoltativo alla domanda dovrà allegare una dichiarazione della madre di non fruizione del congedo di maternità a lei spettante per un numero di giorni equivalente a quello fruito dal padre. Il congedo obbligatorio/facoltativo è fruibile anche nei periodi indennizzati dalla nuova NASPI dal 1° maggio 2015.

Collaborazioni coordinate e continuative e a progetto. Le tutele e diritti previsti per le lavoratrici e i lavoratori dipendenti sono estese anche per i rapporti di lavoro in collaborazione coordinata e continuativa e nelle collaborazioni a progetto.

Congedo parentale lavoratori dipendenti. La legge riconosce il diritto al congedo parentale per i lavoratori dipendenti anche nel caso di adozione, nazionale e internazionale e di affidamento. Il congedo può essere fruito dai genitori adottivi e affidatari, qualunque sia l’età del minore, entro 12 anni dall’ingresso in famiglia del minore in famiglia e comunque non oltre il raggiungimento della maggiore età.
La relativa indennità è dovuta per il periodo massimo complessivo, entro sei mesi dall’ingresso in famiglia del minore e non più di tre anni. Il congedo parentale è fruibile anche ad ore, anche in assenza di disciplina contrattuale, cosi come specificato nell’apposito capitolo.

Riposi giornalieri. Il diritto a fruire delle disposizioni in materia di riposi (a favore della madre  e del padre e in caso di parto plurimo) è esteso anche in caso di adozione e di affidamento entro il primo anno dall’ingresso in famiglia del minore.
Quindi, anche nei casi di adozione e affidamento  del minore spettano alla lavoratrice madre oppure al padre, nei casi consentiti, i permessi giornalieri (2 ore retribuite e 1 ora quando l’orario giornaliero di lavoro è inferiore alle 6 ore.
I riposi giornalieri spettano al lavoratore padre anche nell’ipotesi che la madre sia casalinga. Inoltre, i permessi giornalieri sono raddoppiati in caso di adozione o affidamento contemporaneo di due o più minori.

Lavoro notturno. Il datore di lavoro non può obbligare a prestare lavoro notturno la lavoratrice madre adottiva o affidataria di un minore o, in alternativa e alle stesse condizioni, il padre lavoratore con la stessa convivente, nei primi 3 anni dall’ingresso del minore in famiglia, e comunque non oltre il 12° anno di età del bambino.

INTERNAZIONALI

L’adozione internazionale è lo strumento che permette di dare una famiglia ad un minore straniero o italiano, all’interno della quale è considerato figlio legittimo  (ora figlio nato nel matrimonio) a tutti gli effetti. Quando si parla, infatti, di adozione internazionale si intende sia l’adozione di minori stranieri residenti all’estero da parte di persone sia italiane che straniere residenti in Italia, sia anche l’adozione di minori italiani residenti in Italia da parte di persone straniere o italiane residenti all’estero. L’adozione potrà avvenire se gli aspiranti genitori adottivi sono in possesso di determinati requisiti e se vi sono i presupposti previsti dalla legge.
Chi può adottare un minore straniero. Possono adottare un minore straniero:

  • le persone italiane o straniere residenti in Italia;
  • i cittadini italiani residenti in uno stato estero.

I presupposti dell’adozione legittimante internazionale. I presupposti dell’adozione legittimante internazionale sono:

  • che vi sia un minore in stato di abbandono, ovvero che il minore sia privo di assistenza morale e materiale da parte dei genitori e non siano possibili misure di tutela nel suo Stato di origine;
  • che gli aspiranti genitori adottivi siano in possesso dei requisiti richiesti dalla legge per un’adozione legittimante di un minore italiano

I requisiti. Gli aspiranti genitori adottivi devono essere in possesso dei seguenti requisiti:

  • devono avere la residenza in Italia o essere cittadini italiani residenti all’estero;
  • i coniugi devono essere uniti in matrimonio da almeno tre anni e tra loro non deve sussistere e non deve aver avuto luogo negli ultimi tre anni separazione personale neppure di fatto (tale requisito di stabilità è riconosciuto tale dalla legge anche quando i coniugi siano sposati da meno di tre anni, ma abbiano convissuto in modo stabile e continuativo prima del matrimonio per un periodo di tre anni);
  • l’età degli adottanti deve superare di almeno 18 e di non più di 45 anni l’età dell’adottando (in taluni casi è consentita una deroga);
  • i coniugi devono risultare affettivamente idonei e capaci di educare, istruire e mantenere i minori che intendano adottare;
  • i coniugi devono essere stati dichiarati idonei all’adozione e cioè deve essere stato emanato, in loro favore, da parte del Tribunale per i minorenni competente, il decreto di idoneità all’adozione.

Soggetti/enti/organismi che intervengono nella procedura della adozione internazionale. Sono coinvolti nella procedura dell’adozione internazionale i seguenti soggetti:

  • il Tribunale per i minorenni: è l’organo giuridico competente preposto ad emettere il decreto di idoneità all’adozione a favore di quei genitori che hanno presentato la dichiarazione di disponibilità all’adozione;
  • i servizi sociali presso gli enti locali: sono i servizi presenti a livello territoriale, pubblici, che, tramite i loro assistenti sociali, sostengono e svolgono i controlli sugli aspiranti adottanti;
  • gli enti autorizzati: sono le organizzazioni/associazioni senza scopo di lucro, e cioè che non prevedono la realizzazione di profitti economici, dirette da persone formate nel campo dell’adozione internazionale con idonee qualità morali, che curano le pratiche della adozione, informano e sostengono gli aspiranti genitori, li fanno incontrare con il minore, si occupano del suo ingresso in Italia, aiutano e vigilano l’andamento della adozione nel periodo immediatamente successivo alla stessa e sono aiutate nello svolgimento del loro lavoro da professionisti nel campo sociale, giuridico e psicologico;
  • la Commissione per le adozioni internazionali: è un organo istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e presieduta da un magistrato che ha esperienza nel settore minorile o da un dirigente dello Stato con analoga specifica esperienza. Ha funzioni di controllo sul provvedimento di adozione emesso dall’autorità straniera ed autorizza l’ingresso del minore in Italia per l’adozione.

Gli effetti produce l’adozione pronunciata all’estero.  L’adozione pronunciata all’estero produce gli stessi effetti dell’adozione di minorenni pronunciata in Italia e cioè:

  • l’adottato acquista lo stato di figlio nato nel matrimonio degli adottanti;
  • assume e trasmette il cognome del padre adottivo;
  • assume il cognome della famiglia della madre adottiva se l’adozione viene disposta a favore della moglie separata;
  • cessano i rapporti dell’adottato con la famiglia d’origine, salvi i divieti matrimoniali.

Se l’autorità straniera ha emesso un provvedimento di adozione prima che il minore arrivi in Italia, tale provvedimento produce nell’ordinamento italiano gli stessi effetti dell’adozione di minorenni se il Tribunale accerta:

  • che siano stati acquisiti i consensi, liberamente prestati, dalle persone tenute a manifestarli;
  • che non sia stato pagato alcun corrispettivo per ottenere tali consensi;
  • che l’adozione non sia contraria ai principi fondamentali che regolano nello Stato il diritto di famiglia e dei minori (ad es. le regole relative alla differenza di età tra adottanti e adottato).

Periodo di permanenza all’estero per tutta la durata della pratica dell’adozione.  Per i lavoratori dipendenti è previsto un apposito congedo dal lavoro a questo scopo. Il congedo spetta ad entrambi i genitori adottivi ed è di durata corrispondente al periodo di permanenza nello Stato straniero. Durante tale congedo non spetta alcuna indennità o retribuzione, fatto salvo condizioni di miglior favore previsti dai CCNL.  L’ente autorizzato che ha ricevuto l’incarico di curare la procedura di adozione certifica la durata del periodo di permanenza all’estero.
Congedo di maternità. La lavoratrice dipendente che abbia adottato un minore straniero ha diritto all’astensione dal lavoro per un periodo pari a cinque mesi e un giorno (che corrisponde al giorno di ingresso del minore in Italia), quale che sia l’età del minore all’atto dell’adozione. Il congedo è strettamente legato all’effettivo ingresso del minore in Italia e può essere fruito entro i cinque mesi successivi alla data dell’ingresso. Al riguardo fa fede la data dell’autorizzazione all’ingresso ed alla residenza permanente in Italia rilasciata dalla Commissione per le adozioni internazionali. Per tutta la durata del congedo di maternità la lavoratrice ha diritto ad un’indennità pari all’80% della retribuzione media globale giornaliera percepita nell’ultimo mese precedente all’inizio dell’astensione, il 100% per i dipendenti pubblici. I periodi di congedo di maternità sono computati nell’anzianità di servizio a tutti gli effetti e nel calcolo della tredicesima mensilità e delle ferie.

La madre lavoratrice dipendente congedo di maternità anche prima dell’ingresso del minore in Italia.

Ferma restando la durata massima complessiva del congedo (5 mesi ed un giorno), la madre adottiva può usufruire di parte del congedo di maternità anche prima dell’ingresso del minore in Italia, e cioè durante il periodo di permanenza all’estero, richiesto per l’incontro con il minore e gli adempimenti relativi alla procedura adottiva.

La parte residua del congedo di maternità, che non sia stata fruita antecedentemente all’ingresso del minore in Italia, può essere utilizzata, anche in maniera frazionata, entro i cinque mesi dal giorno successivo all’ingresso medesimo.

Il trattamento economico e normativo è quello che si applica al congedo di maternità della lavoratrice dipendente.

La lavoratrice può tuttavia scegliere di utilizzare il congedo (senza retribuzione né indennità) per il periodo di permanenza all’estero, e riservare tutto il periodo di congedo di maternità per i mesi successivi all’ingresso del bambino in Italia.

L’ente autorizzato che ha ricevuto l’incarico di curare la procedura di adozione certifica la durata del periodo di permanenza all’estero.

Padre  lavoratore dipendente e  congedo di paternità. Il congedo di maternità per adozione, che non sia stato chiesto dalla lavoratrice, spetta, e alle medesime condizioni, al padre lavoratore dipendente.

E’ necessario, in ogni caso, che la madre adottiva sia lavoratrice dipendente e rinunci al congedo di maternità.

Il padre lavoratore può usufruire del congedo di paternità anche in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre. 42.18 Adozione di  due o più minori e diritto ad un estensione della durata del congedo di maternità/paternità. Il congedo di maternità è collegato alla procedura adottiva, che è sempre unica, anche in caso di adozione di due o più fratelli. Ne consegue che non si ha diritto ad un’estensione del congedo.

Genitori lavoratori dipendente usufruire del congedo parentale. Il congedo parentale è un’astensione facoltativa dal lavoro riconosciuta dalla legge ad entrambi i genitori, anche contemporaneamente, anche in caso di adozione.

Il congedo parentale può essere usufruito solo dopo l’ingresso in Italia del minore adottato, indipendentemente dall’età del bambino all’atto dell’adozione o affidamento e comunque non oltre il compimento della maggiore età dello stesso.

Entro i primi otto anni dall’ingresso del minore nel nucleo familiare ciascun genitore può astenersi dal lavoro per un periodo, continuativo o frazionato, non superiore a 6 mesi, elevabile a sette per il padre che ne usufruisca per almeno sei mesi.

Complessivamente, il periodo di congedo parentale goduti dai due genitori non può superare i dieci mesi, (undici nel caso in cui il padre ne usufruisca per almeno tre mesi) (in realtà da quando è stato aggiunto consecutivi o frazionati, di fatto il il vincolo dei 3 mesi è stato tolto).

Durante il congedo parentale usufruito entro i primi 3 anni dall’ingresso del minore nel nucleo familiare, il lavoratore/la lavoratrice dipendente hanno diritto ad un’indennità pari al 30% della retribuzione, per un periodo massimo complessivo (sommando la durata dei congedi parentali goduti da entrambi i genitori) di sei mesi.

Nel caso in cui il reddito individuale dell’interessato sia inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione, l’indennità pari al 30% della retribuzione spetta altresì anche per il rimanente periodo di congedo parentale.

Il lavoratore dipendente che voglia godere del congedo parentale deve presentare la domanda al datore di lavoro ed all’INPS (se si tratta di lavoratori dipendenti privati) con 15 giorni di preavviso, fatta salva l’impossibilità a dare preavviso.

Adozione di due o più minori. Il congedo parentale, al contrario del congedo di maternità, è legato alla persona fisica del figlio.

Pertanto, se l’adozione riguarda due o più minori (sia per la madre che il padre), il periodo di congedo spetta nella sua interezza per ciascun figlio (es. un figlio = 11 mesi; due figli = 22 mesi; tre figli = 33 mesi; ecc)

Madre lavoratrice a progetto e categorie assimilate iscritte alla gestione separata e congedo di maternità. Alle lavoratrici a progetto e categorie assimilate iscritte alla Gestione separata è stato esteso il diritto ad astenersi dal lavoro per congedo di maternità.

Tale congedo, è pari a cinque mesi. Per avere diritto all’indennità la madre lavoratrice a progetto deve avere maturato almeno tre mesi di contribuzione.

L’indennità di maternità è calcolata, per ciascuna giornata del periodo indennizzabile, comprese le festività, in misura pari all’80% di 1/365 del reddito utile ai fini contributivi, percepito nei 12 mesi precedenti l’inizio del periodo indennizzabile.

I periodi di astensione dall’attività lavorativa per i quali è corrisposta l’indennità di maternità sono coperti da contribuzione figurativa ai fini del diritto alla pensione e della determinazione della misura stessa.

Padre lavoratore a progetto e categorie assimilate iscritto alla gestione separata e congedo di paternità. Il padre lavoratore a progetto e categorie assimilate può fruire del congedo di paternità durante i 5 mesi successivi alla data effettiva dell’ingresso del minore in Italia in caso di espressa rinuncia della madre che abbia diritto al congedo, ovvero per il periodo residuo che sarebbe spettato alla madre, in caso di decesso o grave infermità della stessa, abbandono ovvero affidamento esclusivo.

Per avere diritto all’indennità il padre lavoratore a progetto deve avere maturato almeno tre mesi di contribuzione. Il trattamento economico e normativo è quello che si applica al congedo di maternità delle lavoratrici a progetto ed assimilate.

Genitori lavoratori a progetto e categorie assimilate iscritti alla gestione separata e di congedi parentali. In caso di adozione internazionale, il congedo parentale è riconoscibile per un periodo complessivo di tre mesi entro il primo anno dall’ingresso in famiglia del minore adottato, a condizione il bambino non abbia superato, all’atto dell’adozione o dell’affidamento, i dodici anni di età.

Durante il periodo di congedo parentale spetta al genitore un’indennità pari al 30% di 1/365 del reddito utile per il calcolo dell’indennità di maternità.

Madre lavoratrice dipendente riposi giornalieri per allattamento. Anche la lavoratrice madre adottiva ha diritto ai riposi giornalieri per allattamento entro il primo anno dall’ingresso del minore in famiglia, anche se il minore ha più di un anno di vita. I riposi, della durata di un’ora ciascuno, sono due per un orario di lavoro di sei ore o superiore ed uno solo quando l’orario giornaliero di lavoro è inferiore a sei ore.
Padre lavoratore dipendente riposi per allattamento. I periodi di riposo per allattamento sono riconosciuti al padre lavoratore solo se si verifica una delle seguenti condizioni: a) nel caso in cui i figli siano affidati al solo padre;

b) in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga;
c) nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente;
d) in caso di morte o di grave infermità della madre. Il diritto non può essere riconosciuto al padre se la madre è in congedo di maternità o in congedo parentale.

L’adozione due o più minori  riposi per allattamento raddoppiati. I periodi di riposo per allattamento spettanti entro il primo anno dall’ingresso del minore in Italia sono raddoppiati in caso di adozione di due o più minori in famiglia.

Madre e il padre lavoratori dipendenti diritto ad astenersi dal lavoro se il bambino si ammala.  La madre lavoratrice dipendente o, in alternativa, il padre lavoratore dipendente possono astenersi dal lavoro in caso di malattia del figlio adottivo, secondo una serie di ipotesi previste dall’art. 50 del D.Lgs n. 151/2001. Più precisamente, la legge prevede quanto segue, distinguendo i casi in base all’età del minore al momento dell’ingresso in Italia:

  • minori che all’atto dell’adozione o dell’affidamento non hanno ancora compiuto i sei anni:
    1) fino al compimento del sesto anno di età entrambi i genitori, alternativamente tra loro, hanno diritto di astenersi dal lavoro per i periodi corrispondenti alle malattie del figlio  sulla base della certificazione del pediatra;

2) fino agli otto anni di età, entrambi i genitori, alternativamente tra loro, hanno inoltre diritto di astenersi dal lavoro per le malattie del figlio, nel limite di cinque giorni lavorativi all’anno (anno di vita e non anno solare);

  • minori che, al momento dell’adozione o dell’affidamento preadottivo, hanno un’età compresa fra i sei e i dodici anni: entro i primi tre anni dall’ingresso, entrambi i genitori, alternativamente tra loro, hanno diritto di astenersi dal lavoro per le malattie del figlio, nel limite di cinque giorni lavorativi all’anno.

Per fruire dei congedi per la malattia del figlio, il genitore deve presentare il certificato di malattia rilasciato dal pediatra del servizio sanitario nazionale. I periodi di congedo per la malattia del figlio non comportano retribuzione né indennità alcuna (salve disposizioni di miglior favore previste dalla contrattazione collettiva), ma la sola conservazione del posto di lavoro.

Essi sono peraltro computati nell’anzianità di servizio, esclusi gli effetti relativi alle ferie e alla tredicesima mensilità o alla gratifica natalizia.

Madre e il padre lavoratori a progetto diritto ad astenersi dal lavoro se il bambino si ammala. La norma non prevede astensioni dal lavoro per questa motivazione.

Tutela al licenziamento anche in caso di maternità/paternità adottiva. Il D.Lgs n. 5/10 ha esteso il divieto di licenziamento previsto dall’art. 54 del D.Lgs n. 151/01 fino ad un anno dall’ingresso del minore nel nucleo familiare. In caso di adozione internazionale, il divieto opera dal momento della comunicazione della proposta di incontro con il minore adottando, ai sensi dell’art. 31, terzo comma, lettera d), della legge n. 184/83, ovvero della comunicazione dell’invito a recarsi all’estero per ricevere la proposta di abbinamento. al lavoro per le malattie del figlio, nel limite di cinque giorni lavorativi all’anno.