Area Shengen

Alcuni Stati membri dell’Unione Europea (Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi) nel 1985 hanno sottoscritto un primo Accordo di Schengen finalizzato ad assicurare la libera circolazione di merci e persone e la progressiva abolizione di frontiere comuni.

Nel 1990 fu poi firmata la Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen, alla quale hanno aderito, oltre ai firmatari originari dell’Accordo, anche Italia (1990), Spagna, Portogallo e Grecia (1992), Austria (1995), Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia e Islanda (1996) e successivamente Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovenia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Malta (2003), Svizzera (2008) e Lichtenstein (2011).

L’applicazione di tali Accordi prevede l’attuazione di una politica comune dei Paesi europei in tema di asilo ed immigrazione, di controllo alle frontiere, di disciplina dei visti di ingresso e di cooperazione giudiziaria e tra polizie in materia penale e di estradizione.

Stati terzi sono tutti gli Stati, anche appartenenti all’UE (Gran Bretagna e Irlanda) che non hanno sottoscritto gli Accordi di Schengen.

Spazio Schengen: è l’insieme dei territori nazionali degli Stati che applicano la Convenzione. Tali Paesi sono: Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera e Ungheria. E di fatto, attraverso altri Paesi che applicano la Convenzione, anche Monaco, San Marino e Vaticano. Altri quattro Stati (Bulgaria, Cipro, Croazia e Romania) hanno sottoscritto l’Accordo di Schengen, ma per essi non è al momento ancora in vigore, poiché non hanno attuato tutti gli adempimenti tecnici previsti: quindi, in via provvisoria, mantengono ancora i controlli alle frontiere.

Frontiere interne: sono le frontiere terrestri comuni dei Paesi dello Spazio Schengen; i loro aeroporti adibiti al traffico interno; i porti marittimi adibiti ai collegamenti regolari – per passeggeri – esclusivamente con gli altri porti situati nel territorio dei Paesi dello Spazio Schengen.

Frontiere esterne: sono il perimetro esterno dello Spazio Schengen dai cui valichi di frontiera lo straniero può far ingresso: le frontiere terrestri, le frontiere marittime, gli aeroporti ed i porti marittimi dei Paesi dello Spazio Schengen che non siano frontiere interne.

Libera circolazione dei cittadini stranieri nello spazio Schengen. In base all’attuale processo di comunitarizzazione della disciplina dell’immigrazione il cittadino straniero regolarmente soggiornante in uno Stato contraente ha diritto di libera circolazione solo per motivi di turismo (fino a tre mesi) in tutti gli altri Stati che hanno aderito agli Accordi di Schengen.

Il diritto di libera circolazione è però condizionato al rispetto delle norme di pubblica sicurezza previste dall’ordinamento interno dello Stato contraente, che spesso prevede degli obblighi di dichiarazione all’autorità della propria presenza entro termini tassativi.

Per l’ordinamento italiano “Gli stranieri muniti del permesso di soggiorno o titolo equipollente rilasciato dall’autorità di uno Stato appartenente all’Unione Europea, valido per il soggiorno in Italia sono tenuti a dichiarare la loro presenza al Questore” entro 8 giorni lavorativi dall’ingresso.

Ai cittadini stranieri che adempiono a questo obbligo viene rilasciata una ricevuta della dichiarazione di soggiorno resa all’autorità che attesta la loro regolarità sul territorio italiano.

Ai cittadini stranieri titolari di un permesso di soggiorno concesso da un altro Stato membro dell’Unione che si trovano sul territorio italiano e non dichiarano la propria presenza, si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 103 a euro 309.

Qualora la dichiarazione non venga resa entro 60 giorni dall’ingresso nel territorio dello Stato può essere disposta anche l’espulsione amministrativa.

L’espulsione amministrativa può essere adottata anche nei confronti dello straniero che si è trattenuto nel territorio italiano oltre i tre mesi dall’ingresso e ha violato l’intimazione del Questore di recarsi nello Stato membro dell’Unione europea che ha rilasciato il permesso di soggiorno, o altra autorizzazione, in corso di validità, che gli ha conferito il diritto di soggiornare in Italia.