Aborto

L’ interruzione della gravidanza , spontanea o volontaria, è considerata (a tutti gli effetti) malattia. La lavoratrice ha diritto al trattamento economico di malattia in base alla durata contenuta nella certificazione medica prodotta. Il periodo di malattia connesso a gravidanza è escluso dal computo del limite massimo indennizzabile (180 giorni) per malattia nell’arco dell’anno solare, fatto salvo condizioni di migliore favore previste dai CCNL.
Per tale malattia non è necessaria la certificazione rilasciata da un medico specialista del SSN, ma è sufficiente la certificazione redatta anche dal proprio medico curante di medicina generale convenzionato.
Periodo di comporto. In caso di interruzione della gravidanza entro il 180° giorno dall’inizio della gestazione si applica la speciale tutela ex art. 20 D.P.R. 1026/1976 e i periodi di assistenza sanitaria per malattia determinata da gravidanza non fanno decorrere il periodo di comporto ai fini della conservazione del posto.

Aborto a decorrere dal 180° giorno (parto) E considerata come parto, a tutti gli effetti, l’interruzione spontanea, o terapeutica, della gravidanza verificatasi a decorrere dal 180° giorno dall’inizio della gestazione. La data di inizio della gestazione, da cui far decorrere i 180 giorni, viene individuata conteggiando a ritroso 300 giorni a partire dalla data presunta del parto, senza includere nel computo stesso tale ultima data. Conseguentemente, si applicano le disposizioni riguardanti: il divieto di lavori faticosi e pericolosi, il divieto di licenziamento e sospensione, il congedo di maternità e la relativa indennità, fatta eccezione, per la lavoratrice, di optare, in qualunque momento, per la ripresa dell’attività lavorativa, con preavviso di 10 giorni al datore di lavoro, a condizione che il medico specialista del servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente attestino che tale scelta non arrechi pregiudizio alla sua salute.
Certificazione In caso di aborto spontaneo o terapeutico, la lavoratrice deve produrre, entro 15 giorni , il certificato medico attestante il mese di gravidanza al momento dell’aborto e quella che sarebbe stata la data presunta del parto. Non è necessario che il certificato sia rilasciato da un medico specialista del SSN ma è sufficiente che provenga da un medico di base convenzionato con il SSN.
Divieti E’ vietato adibire al lavoro la donna che abbia subito un’interruzione di gravidanza dal 180° giorno di gravidanza durante:
1) i 2 mesi precedenti la data presunta del parto,
2) i 3 mesi dopo l’interruzione della gravidanza; in ogni caso per un periodo totale di 5 mesi
Il divieto riguarda i 3 mesi precedenti la data presunta del parto (in luogo dei 2 normali) e i 3 successivi alla data dell’interruzione di gravidanza, per un totale di 6 mesi, qualora la lavoratrice sia adibita a lavori gravosi o pregiudizievoli. Il divieto di ripresa del servizio dopo l’interruzione della gravidanza può essere rimosso solo su esplicita scelta della lavoratrice (da comunicarsi al datore di lavoro con preavviso di almeno 10 giorni), avvallata dalla certificazione medica, rilasciata dal medico specialista del SSN o con esso convenzionato e dal medico competente, attestante che detta scelta non arrechi pregiudizio alla sua salute. Per i 7 mesi successivi alla data di interruzione della gravidanza, è vietato adibire la donna a lavori faticosi, pericolosi e insalubri
Licenziamento La lavoratrice non può essere licenziata dall’inizio del periodo di gravidanza e fino al termine dei periodi di interdizione dal lavoro. Poiché il divieto è oggettivamente connesso allo stato di gravidanza, la lavoratrice (ove non abbia prodotto il certificato di gravidanza) potrà esibire il certificato attestante l’avvenuta interruzione della medesima.
E, invece, possibile il licenziamento per:

a) colpa grave, costituente giusta causa;
b) cessazione dell’attività aziendale;
c) ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice è stata assunta;
d) risoluzione del rapporto per scadenza del termine;
e) esito negativo della prova

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