Ammortizzatori sociali

NUOVI AMMORTIZZATORI SOCIALI. A partire dal 1° maggio 2015 entrano in vigore nuove disposizioni. A tale proposito di vedano le voci: NASPI, ASDI, DIS-COLL, CONTRATTO DI RICOLLOCAZIONE e JOB CATS

Premessa
Le nostre leggi prevedono sia specifici strumenti di sostegno economico (cd. ammortizzatori sociali) a favore dei lavoratori che hanno perso il lavoro o sono momentaneamente sospesi dal lavoro o con orario ridotto, sia una serie di strumenti volti a favorire il reinserimento nel mondo del lavoro.

Beneficiari. A decorrere dal 1° gennaio 2013, è istituita l’Assicurazione sociale per l’impiego (ASPI), con la funzione di fornire, ai lavoratori che abbiano perduto il posto di lavoro, una tutela economica contro la disoccupazione.
Ne possono beneficare, oltre che tutti i lavoratori subordinati, gli apprendisti, i soci di cooperativa che abbiano un rapporto di lavoro subordinato. Mentre sono esclusi i dipendenti di tutte le Pubbliche Amministrazioni.
Requisiti. L’indennità è riconosciuta ai lavoratori che posseggono i seguenti requisiti:
siano in stato di disoccupazione, ovvero siano privi di lavoro ed immediatamente disponibili allo svolgimento e alla ricerca di una attività lavorativa. La cessazione dal lavoro non deve avvenire per dimissioni (salvo l’ipotesi di giusta causa), né per risoluzione consensuale, salvo il caso in cui quest’ultima sia intervenuta nell’ambito di procedure di conciliazione a seguito di controversie inerenti il rapporto di lavoro
possono far valere almeno due anni di assicurazione e almeno un anno di contribuzione (52 settimane) nel biennio precedente l’inizio del periodo di disoccupazione.
Durata. Per le prestazioni relative al 2013:
– 8 mesi, per i soggetti con età anagrafica inferiore a 50 anni
-12 mesi, per i soggetti con età anagrafica pari o superiore a 50 anni
Per le prestazioni relative agli eventi intercorsi nel 2014
– 8 mesi, per i soggetti con età anagrafica inferiore a 50 anni
– 12 mesi, per i soggetti con età anagrafica pari o superiore a 50 anni e inferiore a 55 anni
– 14 mesi, per i soggetti con età anagrafica pari o superiore a 55 anni, nei limiti delle settimane di contribuzione negli ultimi due anni
Per la prestazioni relative agli eventi intercorsi nell’anno 2015
– 8 mesi, per i soggetti con età anagrafica inferiore a 50 anni
– 12 mesi, per i soggetti con età anagrafica pari o superiore a 50 anni e inferiore a 55 anni
– 14 mesi, per i soggetti con età anagrafica pari o superiore a 55 anni, nei limiti delle settimane di contribuzione negli ultimi due anni
Dal 1° gennaio 2016, l’indennità sarà erogata:
Per tutti i lavoratori con età anagrafica inferiore a 55 anni, per un periodo massimo di 12 mesi, detratti i periodi di indennità eventualmente fruiti nel medesimo periodo, ivi inclusa la mini-ASPI
Per i lavoratori di età pari o superiore a 55 anni, per un periodo massimo di 18 mesi, nei limiti delle settimane di contribuzione negli ultimi due anni, detratti i periodi di indennità eventualmente fruiti nel medesimo periodo.
Decorrenza. L’indennità spetta dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione del rapporto di lavoro, se la domanda è presentata entro detto termine, essa compete dal giorno successivo a quello in cui è stata presentata la domanda.
In ogni caso la domanda va presentata all’INPS in via esclusivamente telematica, entro il termine di due mesi dalla data di spettanza, a pena di decadenza.
Misura dell’indennità. L’indennità mensile è rapportata alla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi due anni, divisa per il numero delle settimane di contribuzione e moltiplicata per il coefficiente 4.33. Qualora la retribuzione sia pari o superiore nel 2013 all’importo di 1.180 euro, rivalutato annualmente, l’indennità compete nella misura del 75%.

Esempio. Lavoratore con una retribuzione imponibile degli ultimi due anni pari a 27.800 euro.
Retribuzione imponibile mensile 27.800/104×4.33= 1.157.44
Indennità mensile 1.157.44×75%= 868.08
Nel caso, invece, risulti una retribuzione mensile superiore al limite prima indicato di euro 1.180, l’indennità è incrementata di una somma pari al 25% del differenziale tra detta retribuzione e l’importo limite.
In ogni caso, l’indennità mensile non può superare l’importo mensile massimo del trattamento di disoccupazione.
Esempio. Lavoratore con retribuzione imponibile previdenziale negli ultimi due anni pari a 44.800 euro
Retribuzione imponibile mensile 44.800/104×4.33= 1.855.23
Indennità mensile (1.180) 75% + (1.855.43 – 1.180) 25% = 1.056.31
L’indennità è ridotta del 15% dopo i primi sei mesi di fruizione e, ove dovuta, è ulteriormente decurtata del 15% dopo il dodicesimo mese.
Accredito figurativo. Per i periodi di fruizione dell’indennità sono riconosciuti i contributi figurativi utili ai fini del diritto e della misura della pensione.
Sospensione. In caso di nuova occupazione con un contratto di lavoro subordinato, sia a tempo determinato che determinato, in entrambi i casi per un periodo non superiore a sei mesi, l’indennità viene sospesa d’ufficio per tutta la durata del rapporto. Al termine di detto periodo l’indennità riprende dal momento in cui era stata sospesa.
Anticipazione. In via sperimentale per gli anni 2013-2015, il lavoratore avente diritto all’indennità può chiedere la liquidazione degli importi pari al numero delle mensilità non ancora percepite, al fine di intraprendere un’attività autonoma o ‘d’impresa o per associarsi in cooperativa.
Decadenza. Si decade dalla fruizione dell’indennità nei seguenti casi:
perdita dello stato di disoccupazione
inizio di un’attività autonoma senza che il lavoratore comunichi il reddito presunto
raggiungimento dei requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato
acquisizione del diritto a pensione o assegno ordinario di invalidità, sempre che l’interessato non opti per l’indennità ASPI
rifiuto di partecipare senza giustificato motivo d un’iniziativa di politica attiva o di attivazione dai servizi competenti ovvero non vi partecipi regolarmente
non accetti un’offerta di lavoro inquadrato in un livello retributivo superiore almeno del 20% rispetto all’importo dell’indennità lorda di cui ha diritto
Le attività formative o lavorative devono svolgersi in un luogo che non dista più di 50 chilometri dalla residenza del lavoratore, o comunque che è raggiungibile mediamente in 80 minuti con i mezzi di trasporto pubblico.

Dal 1° gennaio 2013, ai soggetti beneficiari dell’ASPI, i quali però non posseggono il requisito contributivo di 52 settimane di contribuzione negli ultimi due anni, ma possono far valere almeno 13 settimane di contribuzione di attività lavorativa negli ultimi 12 mesi, compete un’indennità denominata MINI ASPI.
L’indennità è corrisposta mensilmente, per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione nell’ultimo anno.
All’indennità si applicano le disposizioni di cui all’ASPI, in relazione a:
requisiti, tranne che per la sussistenza del requisito contributivo delle 52 settimane

  • misura del trattamento
  • accredito figurativo
  • decorrenza del trattamento
  • sospensione, riduzione e anticipazione dell’indennità; salvo che in caso di nuova occupazione con contratto di lavoro subordinato, il periodo di sospensione d’ufficio dell’indennità non può eccedere i cinque giorni

Abrogazioni. A partire dal 1° gennaio 2013 sono abrogate:
– la disposizione disciplinante i casi di esclusione dall’assicurazione contro la disoccupazione involontaria
– la norma istitutiva dell’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti
– le norme istitutive delle indennità ordinarie di disoccupazione (con requisiti ordinari e ridotti) a favore dei lavoratori sospesi per crisi aziendali o occupazionali.
A partire del 1° gennaio 2017
– Le disposizioni relative all’indennità di mobilità
– Collocamento lavoratori e agevolazioni contributive

Periodo transitorio. In via transitoria, per i lavoratori collocati in mobilità a decorrere dal 1° gennaio 2013, continuerà ad essere erogata l’indennità di mobilità, il cui periodo massimo è stato ridefinito dalla legge di riforma del mercato del lavoro.

  • Lavoratori collocati in mobilità nel periodo 1° gennaio 31 dicembre 2013
  • 12 mesi, elevati a 24 per i lavoratori che hanno compiuto i 40 anni e a 36 per i lavoratori che hanno compiuto 50 anni
  • 24 mesi, elevati a 36 per i lavoratori che hanno compiuto 40 anni e a 48 per i lavoratori che hanno compiuto 50 anni
  • Lavoratori collocati in mobilità nel periodo 1° gennaio 31 dicembre 2014
  • 12 mesi, elevati 24 per i lavoratori che hanno compiuto i 40 anni e a 30 per i lavoratori che hanno compiuto 50 anni
  • 18 mesi, elevati a 30 per i lavoratori che hanno compiuto i 40 anni e 42 per i lavoratori che hanno compiuto i 50 anni
  • Lavoratori collocati in mobilità nel periodo 1° gennaio 31 dicembre 2015
  • 12 mesi, elevati a 18 per i lavoratori che hanno compiuto i 40 anni e a 24 per i lavoratori che hanno compiuto i 50 anni
  • 12 mesi, elevati a 24 per i lavoratori che hanno compiuto i 40 anni e a 24 per i lavoratori che hanno compiuto i 50 anni
  • Lavoratori collocati in mobilità nel periodo 1° gennaio 31 dicembre 2016
  • 12 mesi, elevati a 18 per i lavoratori che hanno compiuto i 50 anni
  • 12 mesi, elevati a 18 per i lavoratori che hanno compiuto i 40 anni e a 24 per i lavoratori che hanno compiuto i 50 anni

MiniASpI e stagionali. La legge dice che il MiniASpI sarà erogata “detratti gli importi già fruiti nel corso dell’anno”. Ciò significa che un lavoratore stagionale che lavori, ad es., da giugno a settembre nel corso del 2013 e quindi abbia avuto versamenti contributivi per 17 settimane avrà sì il MiniASpI per 8,5 settimane a decorrere da ottobre 2013, ma, se non avrà un’altra occasione di impiego prima del periodo giugno- settembre dell’anno successivo, nel 2014 non potrà beneficiare di alcuna indennità.
Basta fare il conto: un lavoratore che avesse lavorato per i mesi giugno/settembre 2013 avrà beneficiato di una MiniASpI per 8 settimane e mezzo (la metà delle 17 settimane lavorate); ebbene, nei 12 mesi antecedenti ottobre 2014, data presumibile in cui il lavoratore presenterà la domanda per il periodo giugno/settembre 2014, quel lavoratore ha già beneficiato di 8,5 settimane di MiniASpI…che è esattamente quanto gli spetterebbe in base alle prestazioni lavorative svolte nel 2014.
Ne consegue che la MiniASpI, per la stragrande maggioranza dei lavoratori stagionali, si percepirà…a stagioni alterne.
A chi sarà mantenuto lo status di disoccupati e i diritti relativi?Il sistema in vigore prima della riforma Fornero consentiva l’acquisizione dello stato di disoccupazione non solo in caso di totale assenza di un rapporto di lavoro subordinato, bensì anche nel caso di svolgimento di lavoro in parasubordinazione (co.co. co, co.co.pro ) o di lavoro autonomo. Vale a dire che qualsiasi lavoro dava titolo ad acquisire e conservare lo status di disoccupato, purché garantisse un reddito annuale inferiore al reddito minimo escluso da imposizione fiscale. ( 8.000,00 euro per i rapporti di lavoro subordinato e parasubordinati, 4.500,00 per i lavoratori autonomi). La nuova legge ha invece eliminato il reddito come elemento per mantenere lo status di disoccupato, e pertanto potranno acquisire e mantenere lo status di disoccupato solo coloro che?non svolgono alcun tipo di attività  lavorativa. Insomma, a partire dal 1/1/ 2013 dovranno essere cancellati dagli elenchi anagrafici dei Centri per l’impiego tutti coloro che attualmente hanno titolo all’iscrizione in quanto percettori di redditi minimi (per es. occupati a part-time, con un rapporto di lavoro autonomo o di para subordinazione).
L’altra modifica che produrrà un forte impatto su un cospicuo numero di persone è l’aver previsto che lo status di disoccupato si sospende solo in caso di instaurazione di un rapporto di lavoro subordinato inferiore a 6 mesi. Ne consegue che un contratto di lavoro di natura parasubordinata o autonomo non determina la sospensione dello stato di disoccupazione bensì la perdita. Tale nuova formulazione dello stato di disoccupazione potrà produrre notevoli impatti dal punto di vista sociale, considerato che lo stato di disoccupazione è la condizione per una serie di benefici ed agevolazioni, quali per esempio l’erogazione di indennità previdenziali o l’esenzione dalle spese sanitarie. Il non consentire il mantenimento dello status di disoccupazione anche in presenza di redditi minimi, incoraggerà i lavoratori disoccupati ad accettare occasioni di lavoro al nero al fine di non perdere lo status di disoccupato.

Accordo. A seguito di accordi tra i datori di lavoro e le OO.SS, nei casi di eccedenza di personale nelle aziende che occupano mediamente più di 15 dipendenti, al fine di incentivare l’esodo di lavoratori anziani, il datore di lavoro si impegna ad erogare una prestazione d’importo pari al trattamento di pensione che spetterebbe al lavoratore, nonché al versamento della contribuzione all’INPS.Beneficiari. I lavoratori coinvolti devono raggiungere i requisiti minimi per il pensionamento di vecchiaia o anticipato, nei 4 anni successivi alla cessazione dal rapporto di lavoro.

Beneficiari. A decorrere dal 1° gennaio 2013, nei limiti delle risorse disponibili, è riconosciuta un’indennità ai collaboratori coordinati e continuativi a progetto.Requisiti. L’indennità è riconosciuta a condizione che i collaboratori soddisfino le seguenti condizioni:abbiamo operato, nel corso dell’anno precedente, in regime di monocommitenzaabbiano conseguito nell’anno precedente un reddito lordo complessivo non superiore a 20.00 euro
abbiano avuto un periodo di disoccupazione ininterrotta di almeno due mesi nell’anno precedente
con riguardo all’anno di riferimento, sia accreditato un numero di mensilità non inferiore a uno di contribuzione nella gestione separata all’INPS
In via transitoria, per gli anni 2013-2015, il requisito relativo alle mensilità accreditate è ridotto da quattro a a tre mesi.
Misura. L’indennità è pari al 5% del limite annuo di reddito ai fini del versamento dei contributi previdenziali dovuti alla gestione separata, moltiplicato per il minor numero tra le mensilità accreditate l’anno precedente e quelle coperte da contribuzione.
Per gli anni 2013-2015, l’indennità è pari ad una somma del 7% del minimale annuo.

Perdita dello stato di disoccupazione. Con la riforma del mercato del lavoro cambiano i criteri di accertamento dello stato di disoccupazione. In primo luogo lo svolgimento di attività lavorativa tale da assicurare un reddito annuale non superiore al reddito minimo esente da imposizione non consente più la conservazione dello stato di disoccupazione. Inoltre, il rifiuto senza giustificato motivo di una congrua offerta di lavoro a tempo pieno e indeterminato o determinato o di lavoro temporaneo nell’ambito dei bacini, distanza del domicilio e tempi di trasporto con mezzi pubblici, stabiliti dalle Regioni, implica, in ogni caso, la perdita dello stato di disoccupazione.
Anche in caso di lavoro subordinato di durata inferiore a 6 mesi comporta la sospensione della disoccupazione.
Azioni attive. I centri per l’impiego (vedi) effettuano, al fine di favorire l’incontro fra domanda e offerta di lavoro, politiche attive:

  • colloqui di orientamento entro 3 mesi dall’inizio dello stato di disoccupazione
  • azioni di orientamento collettive fra i tre e i sei mesi dall’inizio della disoccupazione, con formazione sulle modalità più efficaci di ricerca di occupazione
  • formazione della durata non inferiore a due settimane, tra i sei e i dodici mesi dall’inizio della disoccupazione
  • proposta di adesione ad iniziative di inserimento lavorativo entro la scadenza del periodo di percezione del trattamento di sostegno al reddito
  • in caso di sospensione dell’attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi, nel caso in cui si sia percettori di trattamenti di integrazione salariale, l’offerta di formazione professionale non può essere inferiore a due settimane

Per i settori, per i quali non siano stipulati accordi costitutivi il fondo di solidarietà entro il 18 luglio 2013, è istituto, con decreto del Ministero del lavoro, un fondo di solidarietà residuale. I fondi devono assicurare la prestazione di un assegno ordinario di importo almeno pari all’integrazione salariale.La durata massima della prestazione non deve essere inferiore a un ottavo delle ore complessivamente lavorabili da computare in un biennio mobile, e non superiore a 3 mesi continuativi; in casi eccezionali detto periodo può essere prorogato trimestralmente fino ad un massimo complessivo di 12 mesi. I fondi possono erogare anche le seguenti prestazioni:

  • prestazioni integrative
  • assegni straordinari
  • finanziamento di programmi formativi

Per i settori, per i quali non siano stipulati accordi costitutivi il fondo di solidarietà entro il 31 marzo 2014, è istituto, con decreto del Ministero del lavoro, un fondo di solidarietà residuale.
Il fondo residuale garantisce la prestazione di un assegno ordinario di importo pari all’integrazione salariale, per una durata non superiore ad un ottavo delle ore lavorabili computabili in un biennio mobile.