Retribuzione durante le assenze per allattamento

Durata dei permessi

La durata dei periodi di riposo varia a seconda dell’orario giornaliero della lavoratrice e del fatto che la stessa usufruisca o meno dell’asilo nido o di altra struttura idonea, istituiti dal datore di lavoro nell’unità produttiva.

  • Due ore al giorno se l’orario giornaliero della lavoratrice è pari oppure superiore a sei ore. In questo caso, infatti, il datore di lavoro deve concedere 2 riposi giornalieri della durata di un’ora ciascuno (1ora + 1 ora = 2 ore).
  • Un’ora al giorno quando l’orario giornaliero è inferiore a sei ore. In questo caso, infatti, il datore di lavoro deve concedere 1 solo riposo giornaliero della durata di un’ora (1ora).
  • Lavoratrice che usufruisce dell’asilo nido o di altra struttura istituiti dal datore di lavoro
  • Un’ora al giorno se l’orario giornaliero della lavoratrice è pari oppure superiore a sei ore. In questo caso, infatti, il datore di lavoro deve concedere 2 riposi giornalieri della durata di mezz’ora ciascuno (1/2ora + 1/2 ora = 1 ora).
  • Mezz’ora al giorno quando l’orario giornaliero è inferiore a sei ore. In questo caso, infatti, il datore di lavoro deve concedere 1 solo riposo giornaliero della durata di mezz’ora (1/2ora).

Parto Plurimo

I periodi di riposo, spettanti durante il primo anno di vita del bambino, sono raddoppiati nel caso di parto plurimo e che le ore aggiuntive possono essere fruite anche dal padre.

Estensione del diritto al padre

Il padre lavoratore dipendente può  fruire dei riposi previsti per la madre, nonché del relativo trattamento economico nei seguenti casi,

  • nel caso in cui i figli siano affidati al solo padre.
  • in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga. Questa ipotesi riguarda anche il caso di lavoratrice dipendente che non se ne possa avvalere, in quanto appartenente a categoria non avente diritto ai riposi in questione (lavoratrice domestica e a domicilio), non riguarda invece il caso di madre che non se ne avvalga perché sta fruendo del congedo di maternità o del congedo parentale. In caso di parto plurimo, invece, l’Inps ha precisato che le ore aggiuntive, di cui all’art. 41 del D. Lgs. 151/2001, possono essere utilizzate dal padre anche durante il congedo parentale della madre.
  • nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente, ovvero sia lavoratrice autonoma, libero professionista, eccetera.
  • in caso di morte o di grave infermità della madre.
  • nel caso in cui la madre casalinga si trovi nell’oggettiva impossibilità di accudire la prole perché impegnata in altre attività.
  • nei casi di oggettiva impossibilità da parte della madre casalinga di dedicarsi alla cura del neonato, perché impegnata in altre attività, quali, ad esempio, accertamenti sanitari, partecipazione a pubblici concorsi, cure mediche ed altre simili, opportunamente documentate. In questi casi, il padre deve presentare apposita domanda, corredata della necessaria documentazione, all’Inps ed al datore di lavoro.

Trattamento economico a carico dell’INPS

l’importo dell’indennità a carico dell’Inps che deve essere corrisposto alle lavoratrici o ai lavoratori che utilizzano i permessi mensili si determina attraverso i seguenti passaggi.

  • Prendendo in considerazione tutti gli elementi della retribuzione rientranti nel concetto di paga globale di fatto mensile anche di carattere accessorio assoggettabili a contributi ai sensi dell’art. 12 della legge n. 153/69 che vengono corrisposti normalmente ed in forma continuativa.
  • Determinando la quota oraria, dividendo la retribuzione di cui al punto a) per i diversi divisori orari previsti dai contratti collettivo applicati
  • Aggiungendo, a quanto ottenuto dal calcolo di cui al punto b), la quota oraria delle mensilità aggiuntive (tredicesima e/o quattordicesima mensilità);

Esempio. Di seguito si propone un esempio di busta paga

La lavoratrice ha diritto a due ore al giorno di riposo per allattamento, ne ha usufruito per tutti i giorni del mese di maggio in cui doveva prestare attività lavorativa, vale a dire dal lunedì al venerdì, ad eccezione dei giorni 1° maggio perché festivo e del 2 e 9 maggio nei quali ha goduto di due giorni di ferie.
La sua retribuzione mensile lorda è formata generalmente dai seguenti elementi:

Quindi, la somma a carico dell’Istituto, sarà così composta:La retribuzione ordinaria è dovuta per “ventisei/ventiseiesimi”, ma al netto dei riposi di due ore al giorno per allattamento, che sono a carico dell’Inps. I riposi giornalieri sono pari a 38 ore (= 19 gg x 2 h), perché dei 22 giorni lavorativi, dal lunedì al venerdì, del mese, la lavoratrice ne ha usufruito solo per 19 giorni, in quanto uno era festivo (1° maggio) e altri due era in ferie (2 e 9 maggio).
Prima di tutto, quindi, si determina la retribuzione ordinaria, pari a “ventisei/ventiseiesimi”, vale a dire:
Retribuzione ordinaria € 1.544,08

Indennità a carico dell’INPS

Si deve, poi, procedere a determinare l’indennità economica a carico dell’Inps per le 38 ore di allattamento. In occasione dei riposi giornalieri per allattamento, l’Inps indennizza, oltre al normale compenso dovuto per le ore di permesso, anche i ratei delle mensilità aggiuntive che maturano durante queste ore.

€ 1.544,08 : 164 (divisore orario del Ccnl) x 38 =
€ 357,77 +
€ 1.544,08 : 164 : 12 x 2 (ratei di 13^ e 14^) x 38 =
€ 15.69 =
Indennità per riposi giornalieri c/Inps
€ 373.46

E’ necessario, infine, procedere a recuperare, sottraendolo dalla retribuzione ordinaria, l’importo corrisposto dall’Inps per le ore di riposo per allattamento, che sono a totale carico dell’Istituto.
Nel nostro esempio, l’azienda procederà a trattenere anche i ratei di mensilità aggiuntive, inclusi nell’indennità a carico dell’Istituto, nella stessa busta paga in cui si verifica l’evento di assenza per riposi giornalieri.