Asilo politico e rifugiati

Lo straniero perseguitato nel suo Paese d’origine può trovare asilo e protezione sul nostro territorio con il riconoscimento dello status di rifugiato. Può richiedere asilo nel nostro Paese presentando una domanda di riconoscimento dello status di rifugiato il cittadino straniero il quale, per il timore fondato di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica, si trova fuori dal territorio del Paese di cui ha la cittadinanza e non può o, a causa di tale timore, non vuole avvalersi della protezione del suo Paese. Le medesime norme si applicano anche agli apolidi (cioè a quelle persone prive di nazionalità) che, per gli stessi motivi, non vogliono fare ritorno nel Paese nel quale avevano precedentemente la dimora abituale. Anche nel caso in cui non ci fossero gli estremi per attribuire lo status di rifugiato ad uno straniero, qualora quest’ultimo corra un grave pericolo nel suo paese, può essere prevista una particolare tutela chiamata protezione sussidiaria. In entrambi i casi si parla di protezione internazionale.
Cosa è lo status di rifugiato
I rifugiati sono coloro che hanno ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato in seguito all’accoglimento della domanda da loro presentata per richiedere asilo nel nostro paese. La domanda può essere presentata dallo straniero perseguitato nel suo Paese d’origine per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica.
Queste disposizioni sono contenute in una Legge italiana del 1954 che ha dato attuazione alla nota Convenzione di Ginevra del 1951 la quale ha stabilito le condizioni per essere considerato un rifugiato, le forme di protezione legale, altri tipi di assistenza, i diritti sociali che il rifugiato dovrebbe ricevere dagli Stati aderenti al documento e gli obblighi di quest’ultimo nei confronti dei governi ospitanti. Il rifugiato gode della cosiddetta protezione internazionale.
La protezione sussidiaria
Lo status di protezione sussidiaria è lo status riconosciuto dallo Stato italiano al cittadino straniero che non possiede i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato, ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel Paese di origine, o, nel caso di un apolide, se ritornasse nel Paese nel quale aveva precedentemente la dimora abituale, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno e il quale non può o, a causa di tale rischio, non vuole avvalersi della protezione del suo Paese. Si tratta di una forma di protezione internazionale.
Ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria, sono considerati danni gravi:

  • la condanna a morte;
  • la tortura o altra forma di pena o trattamento inumano;
  • la minaccia grave e individuale alla vita o alla persona di un civile derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale.

Motivi per i quali si può richiedere asilo
Può richiedere asilo nel nostro Paese il cittadino straniero che ha il fondato timore di essere perseguitato nel suo paese di origine per motivi di:

  • razza: si riferisce, in particolare, a considerazioni inerenti al colore della pelle, alla discendenza o all’appartenenza ad un determinato gruppo etnico;
  • religione: include le convinzioni ateiste e la partecipazione/astensione a/da riti di culto celebrati in privato o in pubblico, sia singolarmente sia in comunità, altri atti religiosi o professioni di fede, nonché le forme di comportamento personale o sociale fondate su un credo religioso o da esso prescritte;
  • nazionalità: non si riferisce esclusivamente alla cittadinanza ma anche, più semplicemente, all’appartenenza ad un gruppo caratterizzato da un’identità culturale, etnica o linguistica, comuni origini geografiche o politiche o la sua affinità con la popolazione di un altro Stato;
  • particolare gruppo sociale: è quello costituito da membri che condividono una caratteristica innata o una storia comune, che non può essere mutata oppure condividono una caratteristica o una fede che è così fondamentale per l’identità o la coscienza che una persona non dovrebbe essere costretta a rinunciarvi;
  • opinione politica: si riferisce, in particolare, alla professione di un’opinione, un pensiero o una convinzione su una questione inerente ai potenziali persecutori e alle loro politiche o ai loro metodi, indipendentemente dal fatto che il richiedente abbia tradotto tale opinione, pensiero o convinzione in atti concreti.

A questi fini, però, è necessario che i responsabili della persecuzione o del danno grave nel paese di provenienza dello straniero siano:

  • lo Stato;
  • i partiti o le organizzazioni che controllano lo Stato o una parte consistente del suo territorio;
  • anche soggetti non appartenenti allo Stato qualora, però, quest’ultimo si rifiuti di fornire protezione contro persecuzioni o danni gravi.

Atti di persecuzione valutabili
Ai fini della valutazione del riconoscimento dello status di rifugiato, gli atti di persecuzione devono:

essere sufficientemente gravi, per loro natura o frequenza, da rappresentare una violazione grave dei diritti umani fondamentali;
costituire la somma di diverse misure, tra cui violazioni dei diritti umani, il cui impatto sia grave al punto da esercitare sulla persona un effetto analogo alla violazione dei diritti umani fondamentali.

Possono, a titolo esemplificativo, essere ritenuti atti persecutori:

  • gli atti di violenza fisica o psichica, compresa la violenza sessuale;
  • i provvedimenti legislativi, amministrativi, di polizia o giudiziari, discriminatori per loro stessa natura o attuati in modo discriminatorio;
  • le azioni giudiziarie o sanzioni penali sproporzionate o discriminatorie;
  • il rifiuto di accesso ai mezzi di tutela giuridici e conseguente sanzione sproporzionata o discriminatoria;
  • gli atti specificamente diretti contro un genere sessuale o contro l’infanzia.

Richiesta di  protezione internazionale
La richiesta di protezione internazionale, finalizzata all’ottenimento dello status di rifugiato o dello status di protezione sussidiaria, deve essere presentata dal cittadino straniero all’Ufficio di polizia di frontiera al momento dell’ingresso in Italia oppure facendo domanda direttamente all’Ufficio immigrazione della Questura.
La Questura provvede ad inviare la domanda alla Commissione Territoriale, che rappresenta l’unico organo competente a decidere in ordine al riconoscimento dello status, e rilascia allo straniero un permesso di soggiorno per richiesta asilo in attesa della definizione del procedimento.
Lo straniero deve presentare:

  • il modulo di richiesta, con le motivazioni per le quali si richiede asilo, redatto nella lingua conosciuta dalla straniero;
  • copia del passaporto, se posseduto;
  • ogni altra documentazione comprovante i motivi della richiesta.

La legge prevede che la Commissione territoriale provveda all’audizione del richiedente entro 30 giorni dalla trasmissione dell’istanza fatta dalla Questura e che la decisione venga poi adottata entro i successivi 3 giorni.
Una volta ricevuto lo status di rifugiato, lo straniero potrà richiedere il rilascio del permesso di soggiorno per asilo.
Cosa comporta lo status di rifugiato
La Commissione territoriale che esamina la richiesta, qualora questa abbia un esito positivo, rilascia allo straniero un tesserino che attesta la sua ammissione allo status di rifugiato e, quindi, il riconoscimento di un insieme di diritti e di doveri. Il certificato non ha valore di documento di identità che dovrà, invece, essere richiesto al  Comune di residenza. Con lo status di rifugiato si ottengono gli stessi diritti e doveri di cui godono i cittadini italiani, a esclusione dei diritti che presuppongono la cittadinanza italiana. Al rifugiato si applicano tutte le norme civili, penali e amministrative vigenti in Italia. Il rifugiato potrà recarsi all’estero, ma dovrà dotarsi di un documento di viaggio, rilasciato dalla Questura, che gli consente di uscire e di fare poi rientro in Italia. Il tesserino ha una validità temporale pari a quella del permesso di soggiorno e dovrà quindi essere periodicamente rinnovato insieme al permesso di soggiorno.
Tutti i diritti e i doveri sopraccitati si applicano anche ai figli di rifugiati purchè nati in Italia.
Protezione internazionale e permesso di soggiorno
Il riconoscimento dello status di rifugiato dà diritto a un permesso di soggiorno di durata quinquennale. Dopo almeno cinque anni è possibile richiedere la cittadinanza italiana.
Ai titolari dello status di protezione sussidiaria è rilasciato un permesso di soggiorno per protezione sussidiaria con validità quinquiennale rinnovabile previa verifica della permanenza delle condizioni che hanno consentito il riconoscimento della protezione sussidiaria. Tale permesso di soggiorno consente l’accesso al lavoro e allo studio ed è convertibile per motivi di lavoro, sussistendone i requisiti.
Cause di esclusione e motivi di cessazione dallo status di rifugiato
Lo status di rifugiato non viene concesso se mancano i requisiti previsti dalla legge e quando sussistono fondati motivi per ritenere che lo straniero costituisca un pericolo per la sicurezza dello Stato. Oltre a questi casi, lo straniero è escluso dallo status di rifugiato ove sussistono fondati motivi per ritenere:

  • che abbia commesso un crimine contro la pace, un crimine di guerra o un crimine contro l’umanità;
  • che abbia commesso al di fuori del territorio italiano, prima di essere ammesso in qualità di richiedente la protezione internazionale, un reato grave;
  • che si sia reso colpevole di atti contrari alle finalità e ai principi delle Nazioni Unite.

Lo straniero cessa di essere rifugiato quando:

  • si sia volontariamente avvalso di nuovo della protezione del Paese di cui ha la cittadinanza;
  • avendo perso la cittadinanza, l’abbia volontariamente riacquistata;
  • abbia acquistato la cittadinanza italiana ovvero altra cittadinanza e goda della protezione del Paese di cui ha acquistato la cittadinanza;
  • si sia volontariamente ristabilito nel Paese che ha lasciato o in cui non ha fatto ritorno per timore di essere perseguitato;
  • non possa più rinunciare alla protezione del Paese di cui ha la cittadinanza, perché sono venute meno le circostanze che hanno determinato il riconoscimento dello status di rifugiato e, nel caso di apolide, quando questo sia in grado di tornare nel Paese nel quale aveva la dimora abituale, perché sono venute meno le circostanze che hanno determinato il riconoscimento dello status di rifugiato (il cambiamento delle circostanze deve avere una natura non temporanea e tale da eliminare il fondato timore di persecuzioni)

Trattamento dei familiari del rifugiato
La legge tutela l’unità del nucleo familiare dei beneficiari dello status di rifugiato e dello status di protezione sussidiaria. I familiari che hanno individualmente diritto allo status di protezione internazionale hanno i medesimi diritti riconosciuti al familiare titolare dello status, mentre ai familiari che individualmente non hanno diritto a tale status è rilasciato il permesso di soggiorno per motivi familiari. Lo straniero ammesso alla protezione sussidiaria ha diritto al ricongiungimento familiare.
I costi
La domanda presentata per richiedere lo status di rifugiato o lo status di protezione sussidiaria non prevede costi. Qualora gli status vengano riconosciuti, il successivo rilascio del permesso di soggiorno è soggetto ai costi di marca da bollo (euro 16,00 di marca da bollo) e a quelli di rilascio del permesso elettronico (euro 27,50).
Il permesso di soggiorno rilasciato in questi casi, invece, non è soggetto al versamento del contributo, il cui importo è fissato fra un minimo di 80 e un massimo di 200 euro (vedi scheda sul permesso di soggiorno).