Lavoro notturno femminile

L’art. 53 del Testo Unico in materia di maternità e paternità, ribadito altresì dall’art. 11, e. 2, D.Lgs. 66/2003, stabilisce il divieto assoluto di adibire le donne al lavoro dalle ore 24 alle ore 6 dal momento dell’accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino e, al secondo comma invece, una serie di casi in cui il lavoratore è libero di scegliere se prestare o meno la propria attività in detti orari, senza peraltro esserne obbligato dal datore di lavoro. Le fattispecie previste sono:
a) lavoratrice madre di un figlio di età inferiore a 3 anni o, in alternativa, il lavoratore padre convivente con la stessa;
b) la lavoratrice o il lavoratore che sia l’unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore a 12 anni;
c) la lavoratrice o al lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto disabile ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104 e successive modificazioni.
Il dissenso a effettuare prestazioni notturne nelle fattispecie di cui sopra deve essere espresso in forma scritta e comunicato al datore di lavoro entro 24 ore anteriori al previsto inizio delle prestazioni.