Allattamento (riposi)

La disciplina sulla maternità, riconosce alla madre la possibilità di prendersi cura del neonato durante il primo anno di vita, attraverso dei piccoli, ma quotidiani, permessi di lavoro, ossia i riposi orari giornalieri per allattamento.
Il Testo unico delle disposizioni legislativa in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, prevede i riposi giornalieri della madre, ossia che:

  • Il datore di lavoro deve consentire alle lavoratrici madri, durante il primo anno di vita del bambino, due periodi di riposo, anche cumulabili durante la giornata. Il riposo è uno solo quando l’orario giornaliero di lavoro è inferiore a sei ore;
  • I periodi di riposo hanno la durata di un’ora ciascuno e sono considerati ore lavorative agli effetti della durata e della retribuzione del lavoro. Essi comportano il diritto della donna ad uscire dall’azienda.
  • I periodi di riposo sono di mezz’ora ciascuno quando la lavoratrice fruisca dell’asilo nido o di altra struttura idonea, istituiti dal datore di lavoro nell’unità produttiva o nelle immediate vicinanze di essa.

I permessi giornalieri per allattamento. Pertanto la lavoratrice, nel primo anno di vita del bambino, ha diritto a riposi orari per allattamento di due ore se l’orario giornaliero della lavoratrice risulta pari o superiore a 6 ore al giorno, oppure permessi di un’ora in caso di orario giornaliero di lavoro di durata inferiore a 6 ore.
Va precisato, ed è importante ai fini del diritto ad una o due ore di allattamento quotidiano, che quando si parla di pari o superiore a 6 ore si intende se l’orario quotidiano è superiore o no a 5 ore e 59 minuti. Ne consegue che la lavoratrice che svolge 6 ore quotidiane di lavoro ha diritto a due ore di lavoro e non ad una.
Allattamento e astensione obbligatoria o facoltativa. Le ore di riposo per allattamento avendo la finalità di alimentazione e cura del bambino, non competono alla lavoratrice se si trova in astensione obbligatoria o facoltativa. La motivazione è ovvia, la donna non svolge attività lavorativa. Analogamente le ore di allattamento non competono alla lavoratrice madre se il padre lavoratore ha avuto la concessione dell’astensione facoltativa.
Conta l’orario contrattuale di lavoro, non quello prestato. E’ importante ancor di più precisare che ogni volta che l’orario di lavoro giornaliero della lavoratrice risulta inferiore al minimo di 6 ore previsto dalla legge sull’allattamento, come ad esempio quando capitano eventi particolari e occasionali (uno sciopero, un permesso retribuito o non retribuito previsto dal CCNL, ecc.), bisogna tener conto dell’orario previsto dal contratto individuale della lavoratrice e non dell’orario di lavoro effettivamente prestato in azienda.
La Corte di Cassazione ha sancito che i riposi giornalieri, come concordati tra lavoratrice e datore di lavoro, non possono subire spostamenti o soppressioni in relazione a particolari evenienze che in determinati giorni riducono la durata dell’orario di lavoro.
L’accordo col datore di lavoro per l’allattamento. Il Ministero del lavoro aggiunge che i riposi orari per allattamento sono concessi alla madre per la salvaguardia della salute del bambino neonato e per le sue esigenze di nutrizione, quindi per questi fini essi devono essere fissati tassativamente in base ad un accordo tra la lavoratrice e il datore di lavoro o mediante l’intervento della Direzione provinciale del lavoro (DPL). L’accordo deve essere volto a contemperare le esigenze proprie del regime biologico del bambino e quelle della produzione.
Permessi per allattamento in caso di sciopero. Il Ministero del lavoro ha disciplinato anche la relazione tra il diritto ai riposi orari per allattamento e il diritto allo sciopero, precisando che:

  • In caso di sciopero che comporti l’astensione dal lavoro per l’intera giornata non spettano alla lavoratrice i riposi giornalieri e nemmeno la relativa indennità;
  • In caso di sciopero parziale al quale partecipi la lavoratrice interessata e che comprenda un orario in cui siano inclusi i periodi di riposo, in precedenza fissati, i riposi non spetteranno e neanche la relativa indennità da parte dell’INPS;
  • In caso di sciopero parziale che si svolga in un orario non coincidente con quello fissato per il godimento dei riposi, la lavoratrice avrà diritto ad usufruire dei riposi medesimi e beninteso della relativa indennità da parte dell’INPS;
  • In caso di sciopero parziale, concernente un orario che coincida parzialmente con quello fissato per il godimento dei riposi, la lavoratrice avrà diritto ad usufruire ad uno solo dei riposi medesimi ed alla relativa indennità;

Questi orientamenti sono applicabili anche in tutti gli altri casi per i quali si verifichi la sospensione temporanea (totale o parziale) della prestazione lavorativa e della retribuzione.
L’indennità per allattamento a carico dell’Inps. La lavoratrice ha diritto ad uscire dall’azienda per la durata del riposo orario per allattamento, ma tali ore di permessi giornalieri sono considerate a tutti gli effetti come ore di lavoro con diritto alla percezione della retribuzione. Quindi anche in questo caso, come per l’astensione obbligatoria dal lavoro per congedo di maternità, la lavoratrice (o il lavoratore, vedremo in quali casi) ha diritto ad una indennità da parte dell’Inps.
Il trattamento economico a carico dell’Inps. Per i riposi giornalieri è dovuta un’indennità, a carico dell’Inps, pari all’intero ammontare della retribuzione relativa ai riposi. L’indennità è anticipata dal datore di lavoro ed è portata a conguaglio con i contributi dovuti all’Inps stessa.
Riposi orari e ferie, tredicesima e anzianità. Va precisato che i permessi giornalieri di una o due ore per allattamento sono considerati utili ai fini dell’anzianità di servizio a tutti gli effetti, mentre sono esclusi dalla maturazione della tredicesima mensilità, fatto salvo eventuali condizione di miglior favore previste dai vari CCNL. La giornata lavorativa ad orario ridotto dà invece diritto alla maturazione delle ferie retribuite.
Non è consentito invece alcun trattamento economico sostitutivo dei riposi giornalieri per allattamento, cioè la lavoratrice non può rinunciare alla funzione fondamentale dell’allattamento del bambino dietro percezione di una retribuzione aggiuntiva sostitutiva.
Riposi orari per dirigenti e calcolo delle ore. Nel caso di permessi per allattamento richiesti da lavoratori con qualifica di dirigente, ai fini della determinazione dei periodi di riposi giornalieri e della relativa indennità, nel caso in cui la contrattazione non preveda espressamente la durata della prestazione lavorativa, l’orario lavorativo da prendere a riferimento è quello in vigore per impiegati di massima categoria dipendenti dell’azienda cui il dirigente appartiene.
La copertura con contributi figurativi. Per le ore di allattamento, che siano due o un ora al giorno, la legge prevede la copertura con contribuzione figurativa ridotta, ma solo per i periodi successivi al 28 marzo 2000.
La madre del bambino è la naturale destinataria dei riposi orari e dell’accredito dei contributi figurativi. Tale disposizione sulla percezione dell’indennità e sull’accredito dei contributi figurativi si applica a tutte le lavoratrici dipendenti, comprese le apprendiste. Viene inoltre riconosciuto il riposo orario e l’accredito dei contributi figurativi anche alle lavoratrici impegnate in lavori socialmente utili (L.S.U.) e i lavori di pubblica utilità (L.P.U.). Mentre sono escluse dalla prestazione erogata dall’Inps le lavoratrici a domicilio, le addette ai servizi domestici e familiari e, soprattutto, le lavoratrici autonome.

QUANDO I PERMESSI PER ALLATTAMENTO PASSANO AL PADRE

Riposi giornalieri del padre. Il padre lavoratore ha diritto di fruire dei riposi orari per allattamento nelle seguenti situazioni :

  • nel caso in cui i figli siano affidati al solo padre;
  • in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga;
  • nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente;
  • in caso di morte o di grave infermità della madre.

Si precisa che all’ipotesi “in cui i figli sono stati affidati al padre”, per effetto della sentenza della Cassazione n. 1/1987 è equiparata quella del decesso o grave infermità della madre, indipendentemente dalla condizione di lavoratrice o meno.
Quindi se il bambino è rimasto privo dell’assistenza a seguito del decesso della madre durante o dopo il parto, oppure c’è una grave infermità della madre, indipendentemente se è stata lavoratrice dipendente o meno, il padre ha il diritto di fruire dei riposi orari per allattamento e al riconoscimento della contribuzione figurativa per le ore di riposo.
Il padre del bambino ha diritto a fruire dei riposi orari e dell’accredito contributivo anche quando la madre presta attività ma come lavoratrice non dipendente, cioè come lavoratrice autonoma, libera professionista. Inoltre il padre ha diritto a riposi aggiuntivi, e relativi contributi figurativi, di una o due ore secondo il suo orario di lavoro, anche in caso di parto plurimo.
Madre casalinga e allattamento al padre. C’è stata una importante sentenza del Consiglio di stato sulla situazione familiare, non inusuale, col padre lavoratore e la madre casalinga, cioè non lavoratrice dipendente. In questo caso il diritto alla fruizione dei riposi giornalieri p riconosciuto al padre.
Più precisamente, la sentenza 9 settembre 2008 n. 4293 del Consiglio di Stato, ripresa dalla lettera circolare del Ministero del Lavoro n. 19605 del 2009 e dalla circolare Inps n. 118 del 2009, ha stabilito il diritto al padre lavoratore a fruire dei riposi giornalieri è riconosciuto anche nel caso di madre casalinga, che deve essere considerata alla stregua della lavoratrice non dipendente, senza eccezioni ed indipendentemente dalla sussistenza di situazioni che determinano l’oggettiva impossibilità della madre stessa di accudire il bambino.
Riposo orari per allattamento al padre e lavoratrici domestiche o a domicilio. L’Inps ha precisato che l’ipotesi di riconoscimento al padre del diritto ai riposi in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga, è comprensiva anche del caso di lavoratrice dipendente che non si può avvalere dell’astensione facoltativa, in quanto appartenente a categoria di lavoratori non aventi diritto ai congedi per allattamento. E’ il caso delle lavoratrici a domicilio o di quelle domestiche. Mentre non comprende il caso della madre che non se ne avvalga perché sta fruendo di astensione obbligatoria o facoltativa.
Permessi per allattamento del padre e congedo per maternità o parentale della madre. La madre ha diritto ad usufruire dei riposi durante il congedo parentale del padre. Il padre invece non può utilizzare i riposi giornalieri durante il congedo di maternità o il congedo parentale della madre, neppure nei casi in cui la madre non si avvalga dei riposi in quanto assente dal lavoro per cause che determinano una sospensione del rapporto di lavoro (cioè nel caso di aspettative, permessi non retribuiti, pause lavorative previste nei contratti part-time di tipo verticale di tipo settimanale, mensile o annuale), mentre li può utilizzare in alternativa alla madre che non si avvale in quanto è in congedo di maternità o parentale per un altro figlio.
Riposi al padre e madre lavoratrice autonoma. Se la madre è artigiana, commerciante, coltivatrice diretta o colona, imprenditrice agricola, una lavoratrice parasubordinata (lavoratrice a progetto), una libera professionista (con o senza cassa), il padre può fruire dei riposi dal giorno successivo a quello finale del periodo di trattamento economico spettante alla madre dopo il parto, ossia il congedo di maternità per le lavoratrici parasubordinate, o il congedo di maternità per le lavoratrici autonome. Questo sempre che la madre non abbia chiesto di fruire ininterrottamente, dopo il periodo di astensione obbligatoria, del congedo parentale, ossia l’astensione facoltativa.
La domanda di permesso per allattamento da parte del padre. Il padre lavoratore dipendente che vuole usufruire di permessi orari dal lavoro per allattamento, nei casi in cui è previsto, deve fare la richiesta. La domanda va presentata all’Inps e al proprio datore di lavoro. Le modalità sono diverse a seconda dell’ipotesi ricorrente che dà diritto al padre di fruire dell’astensione facoltativa dal lavoro.
Nei casi in cui i figli siano affidati al padre, la domanda deve essere corredata dai seguenti documenti:

  • dal certificato di nascita da cui risulti la paternità e la maternità o da una certificazione attestante gli stessi elementi ovvero da una dichiarazione sostitutiva;
  • da un provvedimento formale da cui risulti l’affidamento esclusivo del bambino al padre;
  • l’impegno del richiedente a comunicare eventuali variazioni successive.

Nel tragico evento della morte della madre, la domanda del padre deve essere corredata dai seguenti documenti:

  • dal certificato di nascita da cui risulti la paternità e la maternità o da una certificazione attestante gli stessi elementi ovvero da una dichiarazione sostitutiva;
  • da una certificazione, o dichiarazione sostitutiva, di morte della madre;
  • dall’impegno del richiedente a comunicare eventuali variazioni successive.

Nel caso di grave infermità della madre, i documenti da allegare alla domanda sono i seguenti:

  • dal certificato di nascita da cui risulti la paternità e la maternità o da una certificazione attestante gli stessi elementi ovvero da una dichiarazione sostitutiva;
  • da una certificazione sanitaria attestante la grave infermità della madre;
  • dall’impegno del richiedente a comunicare eventuali variazioni successive.

Nel caso in cui il padre intenda godere i riposi giornalieri in alternativa alla madre lavoratrice dipendente e nel caso di parto plurimo la domanda deve essere corredata dai seguenti documenti:

  • dal certificato di nascita da cui risulti la paternità e la maternità o da una certificazione attestante gli stessi elementi ovvero da una dichiarazione sostitutiva;
  • da una dichiarazione della madre relativa alla non fruizione delle ore di riposo, confermata dal relativo datore di lavoro;
  • dall’impegno di entrambi i genitori, padre e madre, a comunicare eventuali variazioni successive.

Nel caso in cui la madre sia lavoratrice non dipendente, e nel caso di parto plurimo, i documenti da allegare sono i seguenti:

  • dal certificato di nascita da cui risulti la paternità e la maternità o da una certificazione attestante gli stessi elementi ovvero da una dichiarazione sostitutiva;
  • da una dichiarazione della madre relativa alla sua attività di lavoro non dipendente;
  • dall’impegno di entrambi i genitori, padre e madre, a comunicare eventuali variazioni successive.
  • Quest’ultimo caso è quello relativo alla presenza di un padre lavoratore e della madre casalinga, oggetto della importante sentenza del Consiglio di Stato.

L’ALLATTAMENTO NEL PARTO GEMELLARE O PLURIMO.

La durata dei riposi giornalieri raddoppia in caso di parto plurimo. Quindi, quando in famiglia la nascita è almeno gemellare, i periodi di riposo spettanti durante il primo anno di vita dei bambini raddoppiano nella misura. Ciò significa, in altre parole, che spettano 4 ore o 2 ore di permessi al giorno, a seconda che l’orario quotidiano di lavoro svolto dal genitore richiedente sia pari ad almeno 6 ore o inferiore alle 6 ore. Va però evidenziato che il raddoppio delle ore vale indipendentemente dal numero di neonati, a partire dai gemelli. In sostanza, se nascono tre gemelli, non si triplicano le ore ma restano raddoppiate.
Ciascun genitore, ossia la lavoratrice dipendente madre e il lavoratore dipendente padre, acquistano un proprio diritto ai riposi per allattamento. Alla madre per tutte le ore spettanti, al pare per la parte eccedente la misura ordinaria, quando la madre vi rinuncia. Resta inteso che la possibilità di fruizione dei riposi orari è ovviamente collegata alla qualifica di lavoratore dipendente della madre.
Riposi orari per allattamento al padre in caso di parto plurimo. Mentre per il normale parto di un solo figlio non è consentita, l’utilizzazione delle ore aggiuntive previste per il caso di parto plurimo è invece consentita al padre anche durante il congedo di maternità della madre lavoratrice dipendente. Il diritto ai riposi è in misura raddoppiata anche per il padre, quando la madre è lavoratrice autonoma o parasubordinata.
Permessi per allattamento nell’adozione e affidamento. Anche i genitori adottivi o affidatari hanno diritto ai riposi orari per allattamento. Dall’11 agosto 2011, i riposi sono fruibili entro il primo anno dall’ingresso del minore nella famiglia (anziché entro il primo anno di vita del bambino, come previsto prima dal D. Lgs. 151 del 2001). Inoltre nel caso dei dipendenti pubblici assegnati ad altra sede temporaneamente, la disciplina dei riposi orari per allattamento può applicarsi entro i primi tre anni dall’ingresso del minore nella famiglia, indipendentemente dalla sua età.
A differenza di quanto previsto per i figli biologici, per i quali i genitori possono fruire dei riposi giornalieri solo al termine del periodo di astensione obbligatoria post partum (3 mesi dopo il parto, in genere), il lavoratore o la lavoratrice che abbia adottato o preso in affidamento un minore può utilizzare i riposi giornalieri a partire dal giorno successivo all’ingresso del bambino in famiglia, in luogo del congedo di maternità o del congedo di paternità, che pure spettano in caso di adozione o affidamento.

Affidamento e adozione plurime. Il Decreto Legislativo n. 151 del 2001 ha previsto che l’applicazione delle disposizioni in materia di riposi giornalieri per allattamento della madre e del padre, e dei parti plurimi, siano estesi anche nel caso di adozione o affidamento. Quindi anche nel caso di adozione o affidamento di più di un bambino.
Al riguardo l’Inps ha avuto modo di precisare che, in caso di adozione o affidamento di bambini, anche non fratelli, entrati in famiglia anche in date diverse, i genitori adottivi o affidatari hanno diritto al raddoppio delle ore di riposo, analogamente ai genitori naturali.
Così pure è da ritenersi che una coppia di lavoratori dipendenti che abbiano in adozione o affidamento un minore e, intanto, hanno diritto alle ore di riposo per allattamento di un figlio naturale, potranno fruire di ulteriori ore di riposo giornaliero fino al compimento di un anno di età del minore adottato o avuto in affidamento.
Domanda per l’allattamento e adempimenti amministrativi. Domanda della madre. Per avere la possibilità di usufruire dei riposi giornalieri per allattamento la lavoratrice madre non deve fare molto, deve semplicemente presentare una richiesta al datore di lavoro. E, nei limiti delle rispettive esigenze, coordinare con il datore di lavoro la fruizione delle 1 o 2 ore di permesso retribuito giornaliero per l’allattamento.
Domanda del padre. Caso diverso è quando è il padre ad avere diritto alla fruizione delle ore di permesso per allattamento, nei casi previsti precedentemente elencati. In questo caso, è previsto l’onere di presentare la domanda all’Inps e al datore  di. Analoga richiesta va effettuata se si richiedono le ore aggiuntive per parto plurimo.
Nei casi in cui i figli siano affidati al padre, la domanda deve essere corredata dal certificato di nascita da cui risulti la paternità e la maternità, e dalla certificazione di morte della madre, ovvero dalla certificazione sanitaria attestante la grave infermità della madre, ovvero da un provvedimento formale da cui risulti l’affidamento esclusivo del padre.
Nel caso in cui il padre intenda godere i riposi giornalieri in alternativa alla madre lavoratrice dipendente e nel caso di parto plurimo la domanda deve essere corredata oltre che dal certificato di nascita da cui risulti la paternità e la maternità, da una dichiarazione della madre relativa alla non fruizione delle ore di riposo, confermata dal relativo datore di lavoro.
Nel caso in cui la madre sia lavoratrice non dipendente e nel caso di parto plurimo, al domanda deve essere corredata oltre che dal certificato di nascita da cui risulti la paternità e la maternità, da una dichiarazione della madre relativa alla sua attività di lavoro non dipendente. In tutti i casi entrambi in genitori devono impegnarsi a comunicare eventuali variazioni successive rispetto a quanto dichiarato.
Riposi per allattamento e la banca ore. E’ la circolare n. 95 bis del 2006 che chiarisce il rapporto tra i permessi orari giornalieri per allattamento e le ore di recupero della banca ore, sistema presente in molti CCNL. L’Inps ha precisato che ai fini del diritto ai riposi giornalieri, nonché al relativo trattamento economico, va preso in considerazione l’orario di lavoro giornaliero contrattuale normale, quello cioè in astratto previsto nel contratto, e non quello effettivamente prestato in concreto nelle singole giornate.
Ne consegue pertanto che i riposi in questione sono riconoscibili anche laddove la somma delle ore di recupero e delle ore di allattamento esauriscano l’intero orario giornaliero di lavoro comportando di fatto la totale astensione dall’attività lavorativa.
Riposi giornalieri nel part-time orizzontale. L’ipotesi appena descritta potrebbe verificarsi, come caso limite, quando ad esempio una lavoratrice ha un contratto part-time orizzontale, tenuta ad effettuare una sola ora di lavoro al giorno: in tal caso, l’eventuale coincidenza del riposo giornaliero con l’unica ora di riposo, pur comportando la totale astensione della lavoratrice dall’attività lavorativa, non precluderà il riconoscimento del diritto al riposo per allattamento.