Due anni di congedo non retribuito

I lavoratori dipendenti, per gravi e documentati motivi personali, hanno diritto a due anni, di congedo continuativi o frazionati, non retribuiti, fermo restando la conservazione del posto di lavoro. I due anni sono calcolati secondo il calendario e include i giorni festivi e quelli non lavorativi compresi nel periodo.
Domanda. Le modalità di richiesta e di concessione del congedo sono fissati dai CCNL, ivi comprese le ragioni di carattere organizzativo e produttivo che non consentono l’eventuale sostituzione del richiedente con un lavoratore a tempo determinato.
Qualora i contratti di lavoro non abbiamo regolamentato il congedo, il datore di lavoro è tenuto, entro dieci giorni dalla richiesta del congedo, a esprimersi sulla stessa e a comunicarne l’esito al dipendente. L’eventuale diniego, la proposta di rinvio ad un periodo successivo e determinato, la concessione parziale del congedo devono essere motivati in relazione alle condizioni previste dal presente regolamento e alle ragioni organizzative e produttive che non consentono la sostituzione del dipendente. Su richiesta del dipendente, la domanda deve essere riesaminata nei successivi venti giorni. Il datore di lavoro assicura l’uniformità delle decisioni avuto riguardo alla prassi adottata e alla situazione organizzativa e produttiva dell’impresa o della pubblica amministrazione.
Il datore di lavoro può altresì negare il congedo per incompatibilità con la durata del rapporto in relazione al periodo di congedo richiesto, ovvero quando i congedi già concessi hanno superato i tre giorni nel corso del rapporto; può, inoltre, negare il congedo quando il rapporto è stato instaurato in ragione della sostituzione di altro dipendente in congedo
Rientro in servizio. Salvo diversa regolamentazione prevista dai CCNL, che possono anche regolare una durata minima di congedo, il rientro in servizio prevede un preavviso di sette giorni.
Il congedo non è computato ai fini previdenziali, può essere però riscattato.
Per gravi motivi si intendono:
a) le necessità familiari derivanti dal decesso di una delle persone di cui al presente comma;
b) le situazioni che comportano un impegno particolare del dipendente o della propria famiglia nella cura o nell’assistenza delle persone di cui al presente comma;
c) le situazioni di grave disagio personale, ad esclusione della malattia, nelle quali incorra il dipendente medesimo;
d) le situazioni, riferite ai soggetti di cui al presente comma ad esclusione del richiedente, derivanti dalle seguenti patologie:
1) patologie acute o croniche che determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale, ivi incluse le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche;
2) patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali;
3) patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario;
4) patologie dell’infanzia e dell’età evolutiva aventi le caratteristiche di cui ai precedenti numeri 1, 2, e 3 o per le quali il programma terapeutico e riabilitativo richiede il coinvolgimento dei genitori o del soggetto che esercita la potestà.
Cumulabilità con il congedo per assistenza ad un figlio disabile. Il congedo complessivo di due anni, ove non riguardi lo stesso figlio ma sia già stato utilizzato per altri motivi espressamente previsti dalla disposizione o nei confronti di altri figli o famigliari, non  impedisce la possibilità che la madre, o in alternativa il padre lavoratore, anche adottivi, o dopo la scomparsa (o per incapacità fisica), ad un dei fratelli, sorelle, conviventi con soggetto portatore di handicap, di usufruire di un ulteriore congedo di due anni, in questo caso retribuito.
Avvertenza. Il congedo di cui alla presente voce non va confuso con quello retribuito per un massimo di due anni per l’assistenza di un handicap grave.