Amministratori di sostegno

L’amministratore di sostegno è’ la persona nominata con decreto dal Giudice Tutelare al fine di assistere, sostenere, rappresentare chi, per effetto di una menomazione fisica o psichica, si trovi nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere in tutto o in parte al compimento delle funzioni della vita quotidiana.

Possono chiedere la nomina dell’amministratore di sostegno:

  1. il beneficiario, anche se minore, interdetto o inabilitato;
  2. i familiari entro il 4° grado: genitori, figli, fratelli o sorelle, nonni, zii, prozii, nipoti e cugini;
  3. gli affini entro il 2°grado: cognati, suoceri, generi, nuore;
  4. il Pm;
  5. il tutore o curatore.

Chi non può essere amministratore. Non tutti i soggetti possono, difatti, ricoprire le funzioni di amministratore di sostegno. Non possono ricoprire le funzioni di amministratore di sostegno gli operatori dei servizi pubblici o privati che hanno in cura o in carico il soggetto beneficiario.

Nomina. Per poter procedere alla nomina di un amministratore di sostegno non è sufficiente che la persona sia incapace, ma occorre che vi sia pure un interesse attuale e concreto al compimento di atti per i quali è fondamentale l’amministratore di sostegno e che il soggetto interessato non sarebbe in grado di compiere da solo.

La scelta dell’amministratore di sostegno avviene con esclusivo riguardo alla cura ed agli interessi della persona del beneficiario.

L’amministratore di sostegno può essere designato dallo stesso interessato, in previsione della propria eventuale futura incapacità, mediante atto pubblico o scrittura privata autenticata.

In mancanza, ovvero in presenza di gravi motivi, il giudice tutelare può designare con decreto motivato un amministratore di sostegno diverso.

Nella scelta, il giudice tutelare preferisce, ove possibile, il coniuge che non sia separato legalmente, la persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, il parente entro il quarto grado ovvero il soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata.

Genitore superstite. Il genitore superstite è soggetto legittimato a designare al figlio l’amministratore di sostegno. Affidando la disposizione ad un testamento (olografo, pubblico, segreto) o ad un atto pubblico o ad una scrittura privata autenticata.

Poteri e doveri dell’Amministratore di sostegno.  Gli atti che l’amministratore di sostegno può compiere in rappresentanza, ovvero in nome e per conto del beneficiario saranno preclusi al beneficiario dell’amministrazione di sostegno.

In questa ipotesi distinguiamo tra:

  1. atti di ordinaria amministrazione: (si pensi ad esempio acquisto di beni mobili) per il compimento dei quali l’amministratore non può agire senza la preventiva autorizzazione del giudice tutelare (a meno che il giudice nel decreto non abbia disposto diversamente);
  2. atti di straordinaria amministrazione: (si pensi ad esempio alla compravendita di un bene immobile; agire in giudizio) per il compimento dei quali è necessaria l’autorizzazione, con decreto, dal giudice tutelare.

Gli atti che l’amministratore di sostegno può compiere in assistenza del beneficiario sono atti che si concludono solo con l’intervento sia del beneficiario, sia dell’amministratore di sostegno.

Gli atti che, invece, non sono riservati alla competenza esclusiva o parziale dell’amministratore di sostegno rimangono nella piena titolarità del beneficiario.

Il beneficiario, infatti, indipendentemente dalle prescrizioni contenute nel decreto di nomina, può in ogni caso compiere gli atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana.

I doveri. L’amministratore di sostegno deve rispettare una serie di doveri e precisamente:

tener conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario;

  1. deve tempestivamente informare il beneficiario circa gli atti da compiere;
  2. deve informare il giudice tutelare in caso di dissenso con il beneficiario stesso;
  3. è tenuto, altresì, a continuare nello svolgimento dei suoi compiti per almeno dieci anni ad eccezione dei casi in cui tale incarico è rivestito dal coniuge, dal convivente, dagli ascendenti o dai discendenti.

Il nostro legislatore ha, altresì, previsto che l’amministratore di sostegno è tenuto periodicamente – annualmente, semestralmente – in base alla cadenza temporale prescritta dal giudice tutelare alla presentazione al medesimo di una relazione che attesti l’attività svolta e descriva, dettagliatamente, le condizioni di vita personale e sociale del beneficiario e rendere il conto della propria gestione economica.

L’amministratore di sostegno, una volta nominato, presta giuramento di svolgere il proprio incarico con fedeltà e diligenza.

Nello svolgimento delle sue funzioni deve tenere conto delle aspirazioni e dei bisogni del beneficiario e informarlo delle decisioni che intende prendere e, in caso di disaccordo, informarne il giudice tutelare.

Sostituzione dell’amministratore. Se sussistono determinati requisiti, è possibile chiedere la cessazione o la sostituzione dell’amministratore di sostegno.

L’istanza deve essere comunicata al beneficiario ed all’amministratore di sostegno. Il giudice una volta acquisite tutte le necessarie informazioni e disposti i mezzi istruttori decide con decreto motivato.

Durata dell’incarico. La durata dell’incarico può essere a tempo determinato (in questi casi il giudice può concedere una proroga) o indeterminato.

In ogni caso, e  a meno che non si tratti di familiari (comprese le persone stabilmente conviventi), l’amministratore non è tenuto a proseguire la propria attività oltre i dieci anni.

Compensi e permessi. Per gli amministratori di sostegno non è previsto nessun compenso economico; tuttavia il Giudice Tutelare di può assegnare al tutore, e quindi anche all’amministratore di sostegno, “un’equa indennità.

Per quanto attiene i permessi di cui alla legge 104/1993, i tutori e gli amministratori di sostegno non possono beneficiare dei permessi per assistere i portatori di handicap.