Contratto di lavoro intermittente

Una forma davvero estrema di flessibilità è rappresentata dal rapporto di lavoro di carattere intermittente chiamato anche “job on call” ovvero “lavoro a chiamata” ,  è una forma di contratto, a tempo determinato o indeterminato,  mediante il quale un lavoratore si pone a disposizione del datore di lavoro per svolgere  prestazioni di carattere discontinuo o intermittente.
E’ consentito:

  • per lo svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente secondo quanto previsto dai CCNL ovvero per periodi predeterminati nell’arco della settimana, del mese o dell’anno
  • con soggetti con più di 55 anni di età e con soggetti con meno di 24 anni di età, fermo restando in tale caso che le prestazioni contrattuali devono essere svolte entro il venticinquesimo anno di età;
  • per le attività elencate nella tabella approvata con R.D. n. 2657 del 1923, ai sensi dell’art. 40 del D. Lgs. n. 276 del 2003 e del D. M. 23 ottobre 2004. (La tabella elenca tutte le attività, tra le quali citiamo ad esempio le attività svolte da camerieri, custodi, fattorini, personale degli ospedali, benzinai, guardiani, portinai, ecc.. Il decreto però non specifica le esigenze che legittimano il ricorso al lavoro intermittente ma si limita al rinvio all’elenco della R.D. n. 2657 del 1923)

Il rapporto di lavoro può essere sia a tempo determinato che indeterminato (quando sussiste l’obbligo di rispondere alla chiamata di cui si dirà più oltre), è evidente, però, che i periodi per essere “discontinui e intermittenti” , dovranno essere intervallati da una o più interruzione, in modo tale che non vi sia un’esatta coincidenza tra la durata del contratto e la durata della prestazione.
E’ vietato:

  • effettuato per sostituire lavoratori in sciopero
  • salvo diversa previsioni contenuta in accordi sindacali, presso unità produttive interessate a procedimenti collettivi per riduzione di personale effettuate nei sei mesi precedenti, che abbiano riguardato lavoratori adibiti alle stesse mansioni, o presso unità produttive ove sia operante una sospensione dei rapporti o una riduzione di orario, con diritto al trattamento di CIGS, che interessino lavoratori adibiti alle stesse mansioni degli “intermittenti”
  • se l’impresa non ha effettuato la valutazione dei rischi

Forma del contratto. l contratto di lavoro intermittente va stipulato in forma scritta per i fini di prova di esistenza e di natura del contratto, e deve contenere recependo quanto stabilito dai CCNL i seguenti elementi:

  • durata e ragioni del ricorso al lavoro intermittente;
  • luogo e modalità` della eventuale disponibilità garantita dal lavoratore e preavviso di chiamata;
  • modalità di chiamata e di rilevazione della prestazione eseguita ;
  • eventuali misure di sicurezza specifiche.
  • il trattamento economico e normativo spettante al lavoratore per la prestazione eseguita e la relativa indennità di disponibilità ove prevista 
  • i tempi e le modalità di pagamento della retribuzione ovvero della indennità
  • Il contratto deve necessariamente individuare le ragioni e le esigenze che hanno determinato il ricorso a tale istituto.

Disponibilità alla chiamata. Dal contratto non scaturisce un obbligo del lavoratore di rispondere positivamente alla chiamata salvo non sia stato previsto con apposita ed espressa disposizione nel contratto individuale.
Sulla base dell`obbligo di rispondere alla chiamata, si possono individuare due diverse tipologie di lavoro intermittente:

  • lavoro intermittente con garanzia di disponibilità  ovvero con espressa pattuizione dell`obbligo di disponibilità (ovvero di risposta)
  • lavoro intermittente senza garanzia di disponibilità e senza alcuna indennità per il periodo di reperibilità. Il lavoratore e` libero di accettare o meno la chiamata. Dunque senza obbligo di risposta.

La chiamata può essere effettuata:

  • nel rispetto di un termine di preavviso non inferiore ad un giorno lavorativo
  • a più riprese nell`arco di tutto il rapporto

Ove il lavoratore si obblighi contrattualmente a rispondere alla chiamata gli compete per il tempo della disponibilità la cosiddetta indennità mensile di disponibilità cui nell`esperienza avuta sin qui i datori di lavoro non hanno mai fatto ricorso in una logica di contenimento dei costi, non legando a se per tal via il lavoratore. Sotto il profilo retributivo per il periodo di attività il lavoratore intermittente ha diritto al normale trattamento economico e normativo previsto dai contratti collettivi di settore per il lavoratore comparabile, riproporzionato in ragione della prestazione lavorativa effettivamente conseguita.
Importo dell’indennità di disponibilità. Durante i periodi in cui il lavoratore non viene chiamata gli deve essere corrisposta un’indennità di disponibilità, la cui misura minima, divisibile in quote orarie, è pari al 20% del minimo tabellare del contratto di riferimento; tale indennità non da diritto al trattamento di fine rapporto lavoro. Il suddetto minimo può essere elevato dai CCNL.
Obbligo di comunicazione preventiva. Per questa tipologia contrattuale è previsto  l`obbligo per i datori di lavoro della comunicazione amministrativa preventiva con modalità semplificate della chiamata(mediante sms, fax o posta elettronica od ulteriori modalità da individuarsi entro trenta giorni dall`entrata in vigore della legge con apposito decreto.) e della sua durata alla Direzione territoriale del lavoro competente per territorio. La comunicazione dovrà avvenire prima dell`inizio:

  • della prestazione lavorativa per ogni singola chiamata
  • ovvero di un ciclo integrato di prestazioni di durata non superiore a trenta giorni.

Lavoratori extracomunitari. Il lavoro intermittente può essere stipulato da cittadini extracomunitari, con regolare permesso di soggiorno per motivi di lavoro, presenti in Italia. In base all’attuale normativa  un primo ingresso di lavoratore extracomunitario nel nostro Paese non può avvenire con un contratto di lavoro intermittente.
Diritto di informazione al Sindacato. Il datore di lavoro l’onere di informare con cadenza annuale le rappresentanze sindacali aziendali, ove esistenti, sull’andamento del ricorso al contratto di lavoro intermittente.
Diritti. Nei confronti dei lavoratori intermittenti trovano applicazione in misura “proporzionale” gli istituti normativi tipici del rapporto di lavoro subordinato, con la precisazione che se la malattia o l’infortunio si verificano durante i periodi di inattività o disponibilità la predetta normativa non trova applicazione. Inoltre spettano gli assegni familiari e l’indennità di disoccupazione (qualora ne ricorrano i requisiti (ordinari o ridotti).
Nulla spetta nel caso di non chiamata al lavoro, salvo che l’indennità di disponibilità per quanti si obbligano alla reperibilità e alla risposta.