Stalking Occupazionale

Con l’espressione stalking occupazionale si intende una forma di stalking (termine che letteralmente significa “fare la posta” e che è utilizzato per indicare quegli “atti persecutori” che, in termini psicologici, si identificano con un complesso fenomeno relazionale indicato anchecome “sindrome del molestatore assillante”) in cui l’effettiva attività persecutoria si esercita nella vita privata della vittima, ma la cui motivazione proviene invece dall’ambiente di lavoro, dove lo stalker (o il persecutore) ha realizzato, subìto o desiderato una situazione di conflitto, persecuzione o mobbing.
Lo stalking occupazionale può derivare da una situazione conflittuale sul posto di lavoro che praticamente non si è manifestata, ma è rimasta a livello di intenzione o desiderio.
In altri casi, invece, vi è già una storia di mobbing o di altro conflitto lavorativo e lo stalking occupazionale viene ad inserirsicome una sorta di completamento che si svolge o in parallelo o successivamente alla persecuzione già in atto:
– nel primo caso lo stalking occupazionale viene attuatocome una strategia aggiuntiva al mobbing, ad esempio per costringere con maggior forza la vittima alle dimissioni o a rinunciare ad un proprio diritto;
– nel secondo caso, invece, è posto in essere dopo che una strategia di mobbing si è esaurita o si è rivelata inefficace, e ciò si verifica essenzialmente in quei casi in cui un mobber, non essendo riuscito per qualche ragione a raggiungere i risultati sperati ai danni della vittima, decide di continuare la sua azione al di fuori dell’ambiente lavorativo.
In molti casi, e sono i più frequenti, lo stalking occupazionale si associa o segue a episodi di molestie sessuali.
Sono le situazioni in cui l’atteggiamento persecutorio tenuto nei confronti del lavoratore da parte del datore di lavoro, di un collega o del superiore gerarchico ha trovato origine nel rifiuto opposto alle avances o agli atteggiamenti a connotazione sessuale: la mancata condiscendenza alle richieste di carattere sessuale del superiore gerarchico può essere ripagata con una pressione psicologica e, nei casi più gravi, tale situazione di molestia può proseguire anche nella vita privata della persona; la vittima comincia ad essere subissata di telefonate anche dopo l’orario di lavoro, pedinata nel tragitto casa lavoro o seguita in ogni spostamento, subendo un pregiudizio alle sue abitudini di vita associato a sofferenza psichica o paura per la propria incolumità.
I comportamenti persecutori sono definiticome “un insieme di condotte vessatorie, sotto forma di minaccia, molestia, atti lesivi continuati che inducono nella persona che le subisce un disagio psichico e fisico e un ragionevole senso di timore”.
Quindi, non sono tanto le singole condotte ad essere considerate persecutorie, ma piuttosto è la modalità ripetuta nel tempo, contro la volontà della vittima, che riassume in sé il principale significato delle condotte persecutorie.
Lo stalking, infatti, può presentare una durata variabile, da qualche settimana o mese, fino a ricoprire un periodo lungo anche anni. In letteratura si  possono distinguere sei parametri di riconoscimento dello stalking, per poterlo riconoscere e distinguerlo meglio dal mobbing:

  • ambiente: il conflitto si svolge ovunque ma non devono mancare gli attacchi nella sfera privata;   se la persecuzione viene creata e mantenuta sul posto di lavoro, saremmo di fronte ad un caso di mobbing;
  • frequenza: lo stalker deve mettere in atto le azione moleste con frequenza almeno settimanale, quindi in presenza di attacchi sporadici non si può parlare di stalking;
  • durata: gli attacchi devono essere perpetrati per almeno tre mesi;
  • tipo di azioni: gli attacchi subiti dalla vittima possono essere classificati in alcune categorie (violenza fisica, sessuale, psicologica, economica e sociale);
  • dislivello fra gli antagonisti: lo stalker può colpire quando e come vuole, e la vittima non ha la possibilità di prepararsi adeguatamente alla difesa; esistono quindi differenze di capacità e possibilità tra aggressore e vittima;
  • andamento secondo fasi successive: lo stalking,come anche il mobbing, è una situazione conflittuale ma non fissa o stabile, ma in costante evoluzione dinamica, tendente verso uno scopo.