Agenti biologici, chimici e fisici

 l D.lgs. 81/08, Testo Unico sulla Sicurezza, regolamenta, in maniera dettagliata, le condizioni in cui il lavoro può essere considerato sicuro, nel momento in cui, i lavoratori sono esposti, per la natura dell’impresa e delle loro mansioni, a rischi di tipo fisico, chimico o biologico.
L’art.180 del decreto definisce gli agenti fisici come:

  • rumori, ultrasuoni e infrasuoni,
  • campi elettromagnetici e radiazioni ottiche,
  • le vibrazioni meccaniche,
  • microclima e atmosfere iperbariche.

La valutazione dei rischi legati agli agenti fisici è regolata dall’art. 181, il quale riconosce la responsabilità, della stima dei rischi e della messa in sicurezza dei luoghi di lavoro, al datore di lavoro, il quale è tenuto a periodiche verifiche al fine di intraprendere le azioni necessarie ad eliminare i rischi riscontrati.
Per agenti chimici, così come riportato nell’art. 223, si devono intendere:

qualsiasi composto chimico o elemento chimico,
agenti chimici considerati pericolosi 
tutte le sostanze chimiche che, anche se non ricadono nella classificazione degli agenti pericolosi, possono danneggiare la salute dei lavoratori.

L’art. 223 stabilisce le regole per una corretta valutazione dei rischi, che comporta un’attenta conoscenza di tutte le sostanze pericolose, presenti negli ambienti di lavoro, e il loro impatto possibile sulla salute dei lavoratori. Sempre il datore di lavoro è obbligato a predisporre tutte i sistemi di protezione personale idonei a evitare che, l’esposizione a questa tipologia di rischi, danneggi la salute dei suoi collaboratori.
Per agenti biologici, così come riportato nell’art. 267, si intendono i microorganismi, naturali o modifica artificialmente, in grado di riprodursi, che possono provocare malattie o danni alla salute delle persone. Il decreto li divide in quattro gruppi:

  • agenti con basso livello di pericolosità,
  • agenti con basso livello di pericolosità per la comunità ma che possono infettare i lavoratori,
  • agenti pericolosi per i lavoratori e che possono propagarsi nella comunità, di cui però sono disponibili cure,
  • agenti molto pericolosi sia per i lavoratori sia per la comunità data l’assenza o la scarsità delle misure sanitarie per combatterli.

La valutazione dei rischi, legati a questi agenti pericolosi per la salute, prevedono che, nel caso in cui ci sia incertezza su dove collocare l’agente biologico in uno dei quattro gruppi, è doveroso inserirlo, sempre, in quello di livello più alto. Fra gli obblighi del datore di lavoro, oltre, come abbiamo visto, alla responsabilità della valutazione della pericolosità all’interno dell’impresa, c’è anche quello di avvertire, con adeguata documentazione, gli organi istituzionali della sua intenzione di usare questi agenti nel corso del proprio lavoro. In particolare, per il gruppo 4, è richiesta speciale autorizzazione del Ministero della Salute.


FONTI DI RIFERIMENTO

D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81

 Art. 180 Definizioni e campo di applicazione
1. Ai fini del presente decreto legislativo per agenti fisici si intendono il rumore, gli ultrasuoni, gli infrasuoni, le vibrazioni meccaniche, i campi elettromagnetici, le radiazioni ottiche, di origine artificiale, il microclima e le atmosfere iperbariche che possono comportare rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.
2.  Fermo restando quanto previsto dal presente capo, per le attività comportanti esposizione a rumore si applica il capo II, per quelle comportanti esposizione a vibrazioni si applica il capo III, per quelle comportanti esposizione a campi elettromagnetici si applica il capo IV, per quelle comportanti esposizione a radiazioni ottiche artificiali si applica il capo V.
3.  La protezione dei lavoratori dalle radiazioni ionizzanti è disciplinata unicamente dal decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, e sue successive modificazioni.
Art. 181.  Valutazione dei rischi.
1.  Nell’ambito della valutazione di cui all’articolo 28, il datore di lavoro valuta tutti i rischi derivanti da esposizione ad agenti fisici in modo da identificare e adottare le opportune misure di prevenzione e protezione con particolare riferimento alle norme di buona tecnica ed alle buone prassi.
2.  La valutazione dei rischi derivanti da esposizioni ad agenti fisici è programmata ed effettuata, con cadenza almeno quadriennale, da personale qualificato nell’ambito del servizio di prevenzione e protezione in possesso di specifiche conoscenze in materia. La valutazione dei rischi è aggiornata ogni qual volta si verifichino mutamenti che potrebbero renderla obsoleta, ovvero, quando i risultati della sorveglianza sanitaria rendano necessaria la sua revisione. I dati ottenuti dalla valutazione, misurazione e calcolo dei livelli di esposizione costituiscono parte integrante del documento di valutazione del rischio.
3.  Il datore di lavoro nella valutazione dei rischi precisa quali misure di prevenzione e protezione devono essere adottate. La valutazione dei rischi è riportata sul documento di valutazione di cui all’articolo 28, essa può includere una giustificazione del datore di lavoro secondo cui la natura e l’entità dei rischi non rendono necessaria una valutazione dei rischi più dettagliata.
Art. 223.  Valutazione dei rischi
1.  Nella valutazione di cui all’articolo 28, il datore di lavoro determina preliminarmente l’eventuale presenza di agenti chimici pericolosi sul luogo di lavoro e valuta anche i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori derivanti dalla presenza di tali agenti, prendendo in considerazione in particolare:
a)  le loro proprietà pericolose;
b)  le informazioni sulla salute e sicurezza comunicate dal responsabile dell’immissione sul mercato tramite la relativa scheda di sicurezza predisposta ai sensi dei decreti legislativi 3 febbraio 1997, n. 52, e 14 marzo 2003, n. 65, e successive modifiche;
c)  il livello, il modo e la durata della esposizione;
d)  le circostanze in cui viene svolto il lavoro in presenza di tali agenti tenuto conto della quantità delle sostanze e dei preparati che li contengono o li possono generare;
e)  i valori limite di esposizione professionale o i valori limite biologici; di cui un primo elenco è riportato negli allegati XXXVIII e XXXIX;
f)  gli effetti delle misure preventive e protettive adottate o da adottare;
g)  se disponibili, le conclusioni tratte da eventuali azioni di sorveglianza sanitaria già intraprese.
2.  Nella valutazione dei rischi il datore di lavoro indica quali misure sono state adottate ai sensi dell’articolo 224 e, ove applicabile, dell’articolo 225. Nella valutazione medesima devono essere incluse le attività, ivi compresa la manutenzione e la pulizia, per le quali è prevedibile la possibilità di notevole esposizione o che, per altri motivi, possono provocare effetti nocivi per la salute e la sicurezza, anche dopo l’adozione di tutte le misure tecniche.
3.  Nel caso di attività lavorative che comportano l’esposizione a più agenti chimici pericolosi, i rischi sono valutati in base al rischio che comporta la combinazione di tutti i suddetti agenti chimici.
4.  Fermo restando quanto previsto dai decreti legislativi 3 febbraio 1997, n. 52, e 14 marzo 2003, n. 65, e successive modificazioni, il responsabile dell’immissione sul mercato di agenti chimici pericolosi è tenuto a fornire al datore di lavoro acquirente tutte le ulteriori informazioni necessarie per la completa valutazione del rischio.
5.  La valutazione del rischio può includere la giustificazione che la natura e l’entità dei rischi connessi con gli agenti chimici pericolosi rendono non necessaria un’ulteriore valutazione maggiormente dettagliata dei rischi.
6.  Nel caso di un’attività nuova che comporti la presenza di agenti chimici pericolosi, la valutazione dei rischi che essa presenta e l’attuazione delle misure di prevenzione sono predisposte preventivamente. Tale attività comincia solo dopo che si sia proceduto alla valutazione dei rischi che essa presenta e all’attuazione delle misure di prevenzione.
7.  Il datore di lavoro aggiorna periodicamente la valutazione e, comunque, in occasione di notevoli mutamenti che potrebbero averla resa superata ovvero quando i risultati della sorveglianza medica ne mostrino la necessità.
Art. 267.  Definizioni
1.  Ai sensi del presente titolo s’intende per:
a)  agente biologico: qualsiasi microrganismo anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni;
b)  microrganismo: qualsiasi entità microbiologica, cellulare o meno, in grado di riprodursi o trasferire materiale genetico;
c)  coltura cellulare: il risultato della crescita in vitro di cellule derivate da organismi pluricellulari.