Congedi per la formazione continua

Sono congedi di formazione per tutto l’arco della vita lavorativa, per accrescere conoscenze e competenze professionali.

Ne hanno diritto le lavoratrici e i lavoratori, occupati e non occupati.

La formazione può corrispondere a un’autonoma scelta del lavoratore o essere predisposta dall’azienda, attraverso i piani formativi aziendali o territoriali concordati tra le parti sociali.

CCNL. I contratti collettivi definiscono criteri, modalità e monte ore I contratti, inoltre, potranno anche prevedere quote di riduzione dell’orario di lavoro per progetti di formazione delle lavoratrici e dei lavoratori, finanziati dalle Regioni, utilizzando una quota annua del Fondo per l’occupazione.

Questi progetti di formazione possono anche essere presentati direttamente dai lavoratori.

Gli stage o tirocini  formativi sono utilizzati per realizzare, per mezzo di processi formativi, momenti di alternanza fra studio e lavoro. Gli stage formativi non comportano l’instaurazione di un  rapporto di lavoro subordinato.

I datori di lavoro stipulano accordi con i soggetti promotori per l’avviamento dei tirocini entro determinati limiti numerici, fino ad un massimo del 10% del numero complessivo dei dipendenti per le aziende con più di 20 dipendenti assunti a tempo determinato.
La durata degli stage varia a seconda dei destinatari, cioè se sono il grado di studio e se sono lavoratori inoccupati. Si va da un minimo di 4 mesi per studenti che frequentano la scuola secondaria ad un massimo di 24 mesi per i portatori di handicap.

FONTI DI RIFERIMENTO

 Legge 8 marzo 2000 n. 53


 Art. 6.  Congedi per la formazione continua.
1. I lavoratori, occupati e non occupati, hanno diritto di proseguire i percorsi di formazione per tutto l’arco della vita, per accrescere conoscenze e competenze professionali. Lo Stato, le regioni e gli enti locali assicurano un’offerta formativa articolata sul territorio e, ove necessario, integrata, accreditata secondo le disposizioni dell’articolo 17 della legge 24 giugno 1997, n. 196, e successive modificazioni, e del relativo regolamento di attuazione. L’offerta formativa deve consentire percorsi personalizzati, certificati e riconosciuti come crediti formativi in àmbito nazionale ed europeo. La formazione può corrispondere ad autonoma scelta del lavoratore ovvero essere predisposta dall’azienda, attraverso i piani formativi aziendali o territoriali concordati tra le parti sociali in coerenza con quanto previsto dal citato articolo 17 della legge n. 196 del 1997, e successive modificazioni.
2. La contrattazione collettiva di categoria, nazionale e decentrata, definisce il monte ore da destinare ai congedi di cui al presente articolo, i criteri per l’individuazione dei lavoratori e le modalità di orario e retribuzione connesse alla partecipazione ai percorsi di formazione.
3. Gli interventi formativi che rientrano nei piani aziendali o territoriali di cui al comma 1 possono essere finanziati attraverso il fondo interprofessionale per la formazione continua, di cui al regolamento di attuazione del citato articolo 17 della legge n. 196 del 1997.
4. Le regioni possono finanziare progetti di formazione dei lavoratori che, sulla base di accordi contrattuali, prevedano quote di riduzione dell’orario di lavoro, nonché progetti di formazione presentati direttamente dai lavoratori. Per le finalità del presente comma è riservata una quota, pari a lire 30 miliardi annue, del Fondo per l’occupazione di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, provvede annualmente, con proprio decreto, a ripartire fra le regioni la predetta quota, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.