Lavoro in Cooperativa

La regolamentazione generale delle attività delle società di cooperative lavoro è affidata a molteplici fonti, a partire dall’art. 45 della Costituzione.

Esaminiamo la disciplina del rapporto di lavoro del socio lavoratore di cooperative, che operano nei più svariati settori produttivi e nelle attività di prestazioni di servizio.

Definizione di socio lavoratore. Il socio lavoratore è il soggetto che, nella propria adesione o successivamente all’instaurazione del rapporto associativo, stabilisce con la società un ulteriore rapporto di lavoro in forma subordina, autonoma o in qualunque altra forma, comprese le collaborazioni coordinate e continuative.

Quindi, tra il lavoratore e la cooperativa si instaurano due rapporti giuridici: quello associativo e quello ulteriore di lavoro.

Vediamone le differenze.

Il rapporto associativo. In relazione al rapporto associativo il socio lavoratore:

  • partecipa all’elaborazione dei programmi di sviluppo e delle decisioni concernenti le scelte strategiche, nonché alla realizzazione dei processi produttivi dell’azienda
  • concorre alla gestione dell’impresa partecipando alla formazione degli organi sociali e alla definizione della struttura di direzione e conduzione dell’impresa
  • contribuisce alla formazione del capitale sociale e partecipa al rischio di impresa, ai risultati economici ed alle decisioni sulla loro destinazione
  • mette a disposizione le proprie capacità professionali anche in relazione al tipo e allo stato dell’attività svolta, nonché alla quantità delle prestazioni di lavoro disponibili per la cooperativa stessa

Il rapporto di lavoro. Come sopra accennato il rapporto di lavoro che si instaura può avere natura subordinata, autonoma o in qualunque altra forma, comprese le collaborazioni coordinate e continuative.

Ciò deve avvenire nel rispetto del regolamento interno alla cooperativa che costituisce un atto imperativo per quelle cooperative in cui il rapporto mutualistico abbia ad oggetto la prestazione lavorativa dei soci, come, ad esempio, le cooperative sociali.

Regolamento interno. Il regolamento interno deve necessariamente indicare le modalità di svolgimento delle prestazioni lavorative da parte dei soci, in relazione all’organizzazione aziendale della cooperativa e ai profili professionali dei soci.

Poiché tali previsioni possono mutare nel tempo, è possibile in sede di predisposizione del regolamento, fare dei rinvii a decisioni assembleari successive o a provvedimenti del consiglio di amministrazione.

Il regolamento deve obbligatoriamente richiamare:

  • per i soci con i quali viene instaurata una diversa tipologia di rapporto di lavoro, le norme di legge vigenti

e, non può contenere

  • disposizioni economiche peggiorative rispetto al trattamento minimo spettante ai soci lavoratori, previsti dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicato

Il regolamento deve essere:

  • Istituito in tutte le cooperative che hanno lo scopo, anche se non esclusivo, di offrire opportunità di lavoro ai propri soci.
  • Approvato dall’assemblea ordinaria della cooperativa. Dall’1-1-2004 è comunque necessaria la maggioranza qualificata (assemblea ordinaria con la maggioranza prevista per l’assemblea straordinaria ai sensi dell’artico 2521, ultimo comma del codice civile)
  • Approvato prima dell’avvio al lavoro dei soci.
  • Consegnato a tutti i soci all’atto dell’avvio al lavoro.
  • Depositato alla Direzione provinciale del lavoro entro 30 giorni dall’approvazione.
  • Modificato utilizzando le regole valide per l’approvazione e il deposito.

Partecipazione. Tutti i soci hanno uguali diritti ed uguali doveri, indipendentemente dal tipo di rapporto di lavoro scelto. Ogni socio deve attenersi alle deliberazioni degli organi sociali della Cooperativa.

Nella Cooperativa sono vietate discriminazioni tra soci.

E’ fatto divieto ai soci di discutere sui luoghi di lavoro, in particolare in presenza di terzi, di problematiche organizzative e/o aziendali. Eventuali richieste di chiarimenti o interventi devono pervenire ai responsabili competenti e al C. d’A., in forma scritta.

Tutti i soci sono tenuti a partecipare alle riunioni e alle assemblee indette dal Consiglio d’Amministrazione o dai responsabili dei vari settori d’attività. I soci sono altresì tenuti al segreto, per cui tutte le decisioni ed i fatti della Cooperativa non devono essere comunicati all’esterno e a terzi.

Piano di crisi aziendale. Lo stato di crisi aziendale è deliberato dall’assemblea sociale su proposta del Consiglio d’Amministrazione ogni qual volta si manifestano segnali di crisi aziendale (per es. contrazione o sospensione dell’attività produttiva derivante da eventi transitori, non imputabili alla Cooperativa,  situazioni di mercato, crisi economiche settoriali e locali, carenza di liquidità finanziaria connessa al documentato, ritardato incasso di crediti maturati) o sia ritenuto necessario  un intervento di tipo finanziario e/o organizzativo per mantenere la competitività dell’azienda e/o la sua capacità a rimanere sul mercato.

Nei casi di cui al presente articolo, l’Assemblea potrà deliberare, su proposta del Consiglio d’Amministrazione, un piano di crisi aziendale con l’indicazione delle misure ritenute idonee ad affrontare la situazione, al fine di salvaguardare per quanto possibile i livelli occupazionali.

Con riferimento a tutti i settori d’attività della Cooperativa e a tutte le categorie di rapporti di lavoro in essa costituiti, il piano potrà prevedere apporti economici alla soluzione della crisi da parte dei soci lavoratori, anche tramite la riduzione temporanea dei loro trattamenti economici, con priorità per quelli definiti, a titolo di maggiorazione retributiva, a livello aziendale o territoriale, fermo restando che, per l’intera durata di tale piano, non potranno essere riconosciuti ristorni.

Sempre allo scopo di risolvere lo stato di crisi, l’Assemblea potrà deliberare altri apporti temporanei, economici e non, da parte dei soci lavoratori, sotto forma di disponibilità alla flessibilità temporale nelle prestazioni lavorative, di prestazione di lavoro non retribuito, di svolgimento di mansioni di contenuto professionale diverso od inferiore ovvero in ogni altra forma d’apporto ritenuta idonea.

Le misure sopra indicate potranno concorrere con le forme di sostegno del reddito e dell’occupazione alle quali la Cooperativa ha accesso a norma di legge, avendo cura che i predetti strumenti siano opportunamente coordinati allo scopo di ottenere dai soci apporti sostanzialmente equilibrati. L’Assemblea potrà differenziare l’applicazione di dette misure a seconda dei settori d’attività e dei rapporti coinvolti.

Salvo che l’assemblea non deliberi – anche se in seconda convocazione – con la maggioranza di almeno i due terzi degli aventi diritto al voto criteri diversi, le forme d’apporto economico dei soci dovranno rispettare i seguenti criteri di massima:

  • il contributo potrà essere determinato anche mediante riduzione delle retribuzioni e compensi dovuti dalla Cooperativa o mediante prestazioni ulteriori di lavoro non retribuite o altrimenti compensate;
  • il contributo economico dovrà essere determinato in modo percentuale sulla retribuzione o altro compenso attribuito al socio.

Disciplina del rapporti di lavoro del socio lavoratore. Ai soci lavoratori con rapporto di lavoro subordinato si applicano gli istituti tipici del lavoro subordinato ed in particolare lo Statuto dei Lavoratori, con esclusione dell’art. 18 della Legge 300/1970 (Statuto dei Lavoratori) ogni volta che venga a cessare, con il rapporto di lavoro, anche quello associativo, nonché tutte le disposizioni in materia di sicurezza e igiene del lavoro.

Agli altri soci lavoratori (con rapporto di lavoro non subordinato) si applicano gli artt. 1, 8, 14 e 15 dello Statuto dei Lavoratori (tutela della libertà di opinione, del diritto di attività sindacale e contro gli atti discriminatori), le disposizioni previste dai D. Lgs. 81/2008 (tutela antinfortunistica) e 494/1996 (misure per la tutela della salute e per la sicurezza dei lavoratori nei cantieri temporanei e mobili), in quanto compatibili con le modalità della prestazione lavorativa.

Le società cooperative sono tenute a corrispondere al socio lavoratore un trattamento economico complessivo proporzionato alla quantità e qualità del lavoro prestato e comunque non inferiore ai minimi previsti, per prestazioni analoghe, dalla contrattazione collettiva nazionale del settore o della categoria affine, ovvero, per i rapporti di lavoro diversi da quello subordinato, in assenza di contratti o accordi collettivi specifici, ai compensi medi in uso per prestazioni analoghe rese in forma di lavoro autonomo .

Naturalmente, e con riferimento al socio lavoratore autonomo, per escludere la normativa di tutela del lavoro subordinato, è necessario che il rapporto sociale nel suo complesso sia genuino, e non costituisca invece un mezzo fraudolento per eludere le norme di legge.

Pertanto, se il socio lavoratore è escluso dalla vita sociale (perché, per esempio, non riceve il riparto degli utili, o non viene convocato alle assemblee sociali), oppure se al socio viene affidata un’attività estranea all’oggetto dell’impresa cooperativa, il rapporto sociale potrebbe essere considerato fittizio e, sempre che il lavoro sia svolto con le caratteristiche della subordinazione, il socio lavoratore potrebbe essere ritenuto un ordinario lavoratore subordinato.

Cessazione del rapporto.  Il rapporto di lavoro dei soci lavoratori delle cooperative può cessare a seguito del recesso del lavoratore o della società cooperativa.

Il recesso del socio dal rapporto di lavoro può essere determinato:

  • dalle sue dimissioni;
  • dal suo recesso dal rapporto associativo

Il recesso del datore di lavoro , invece, può essere determinato:

  • dal licenziamento del lavoratore (individuale o collettivo);
  • dall’esclusione del socio dalla cooperativa.

La cessazione del rapporto associativo (deliberato nel rispetto delle previsioni statutarie e in conformità con le disposizioni di legge) determina l’ automatica cessazione del rapporto di lavoro , mentre la cessazione del rapporto di lavoro comporta la permanenza in vita del rapporto associativo.

Recesso del socio.

Dimissioni. Le dimissioni del lavoratore possono essere rassegnate secondo le modalità previste per la generalità dei lavoratori dipendenti. La rassegnazione delle dimissioni comporta la cessazione del rapporto di lavoro ma non quello associativo.

Recesso del rapporto associativo. Il socio cooperatore può recedere dal rapporto associativo nei casi previsti:

  • dalla legge (c.d. recesso legale);
  • dall’atto costitutivo (c.d. recesso statutario).

La legge indica le cause e le modalità del recesso del socio lavoratore e la decorrenza dell’efficacia della cessazione del rapporto.

Recesso statutario. Lo Statuto delle cooperative può prevedere delle cause di recesso del rapporto associativo. Tra le cause più frequenti di recesso indichiamo a titolo esemplificativo, il caso del socio che:

  • ha perduto i requisiti per l’ammissione;
  • non è più in grado di partecipare al raggiungimento degli scopi sociali;
  • non può godere degli scambi mutualistici;
  • non partecipano alle assemblee per un certo numero di votazioni consecutive;
  • non ha ricevuto dividendi per un certo numero di anni consecutivi.

Il recesso non può essere parziale.

Comunicazione. La dichiarazione di recesso del rapporto associativo deve essere comunicata con raccomandata alla società. Gli amministratori devono esaminarla entro 60 giorni dalla ricezione.

Se non sussistono i presupposti del recesso gli amministratori devono darne immediata comunicazione al socio, che entro 60 giorni dal ricevimento della comunicazione può proporre opposizione davanti al tribunale.

Il recesso ha effetto dalla comunicazione del provvedimento di accoglimento della domanda e il lavoratore avrà diritto alla tutela.

RECESSO DELLA COOPERATIVA

Licenziamenti collettivi. In presenza dei requisiti di legge, le società cooperative che procedono a più di cinque licenziamenti devono rispettare la procedura prevista per i licenziamenti collettivi.

Ai fini dell’individuazione dei requisiti di legge per l’applicabilità della normativa, non rileva la distinzione tra lavoratori soci e non soci.

Licenziamenti individuali. La disciplina del licenziamento individuale del socio lavoratore di cooperativa è, in generale quella prevista per la generalità dei lavoratori dipendenti con le particolarità indicate di seguito.

Per individuare la disciplina applicabile occorre distinguere due ipotesi:

  1. si risolve il rapporto di lavoro ma non quello associativo. In tal caso si applica il regime di tutela dei licenziamenti individuali previsto per la generalità dei lavoratori dipendenti.
  2. si risolve il rapporto associativo con apposita delibera assunta nel rispetto dello statuto e delle norme di legge. In tal caso automaticamente si scioglie quello lavorativo e non sono applicabili le disposizioni sulla reintegrazione nel posto di lavoro (art. 18 L. 300/70). L’illegittima estromissione del socio lavoratore può tuttavia dar luogo al risarcimento danni.

Precisazioni: 1) la violazione di norme inderogabili stabilite dalla legge a tutela del lavoro subordinato determinano l’illegittimità del licenziamento.

2) un licenziamento intimato in ragione esclusiva della mancata adesione alla proposta della società di proseguire il rapporto di lavoro solo come socio lavoratore non rientra nella tutela del licenziamento discriminatorio, dovendosi escludere la contrarietà del motivo, di carattere dominante, a norme imperative, all’ordine pubblico o al buon costume ovvero ad altri scopi espressamente proibiti dalla legge.

3) sussiste giustificato motivo oggettivo di licenziamento di un dipendente di società cooperativa la soppressione del reparto o del posto cui era addetto lo stesso anche qualora non sia stata accolta la domanda del lavoratore di essere ammesso come socio o nel contempo siano stati ammessi altri nuovi soci. Non possono essere, infatti, poste sullo stesso piano due posizioni diverse, quella del dipendente e quella del socio.

4) Qualora il giudice accerti che il dipendente licenziato abbia intrattenuto solo un rapporto di subordinazione con la società cooperativa senza ricoprire anche la qualità di socio, è senza dubbio pienamente applicabile la disciplina del licenziamento individuale.

Esclusione del socio. L’esclusione del socio può aver luogo in caso di:

  • mancato pagamento , da parte del socio, della quota associativa, malgrado la diffida
  • mancanza o perdita dei requisiti previsti per la partecipazione alla società:
  • gravi inadempienze delle obbligazioni che derivano dalla legge o dal contratto sociale
  • interdizione o inabilitazione o condanna del socio ad una pena che importa l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici
  • inidoneità sopravvenuta del socio a svolgere il lavoro

Inoltre l’esclusione può avvenire quando il socio:

  • si è obbligato con il conferimento a trasferire la proprietà di una cosa, se questa è perita prima che la proprietà sia acquistata dalla società;
  • è stato dichiarato fallito
  • ha un creditore particolare che ha ottenuto la liquidazione della quota.

In caso di esclusione del socio compete al giudice di merito la valutazione in concreto della riconducibilità dei comportamenti dello stesso alla previsione statutaria che giustifica il provvedimento di esclusione, tenendo conto della rilevanza dell’eventuale lesione inferta dal socio all’interesse della società, dal momento che la regola negoziale contenuta nello statuto sottintende un criteri di proporzionalità tra gli effetti del comportamento addebitato al socio e la risoluzione del rapporto sociale

L’esclusione deve essere deliberata dagli amministratori o, se l’atto costitutivo lo prevede, dall’assemblea.

Contro la deliberazione di esclusione il socio può proporre opposizione al tribunale, nel termine di 60 giorni dalla comunicazione.

Qualora l’atto costitutivo non preveda diversamente, lo scioglimento del rapporto sociale determina anche la risoluzione dei rapporti mutualistici pendenti .

Tutela dei diritti. Le controversie tra soci e cooperative inerenti la prestazione mutualistica sono di competenza del tribunale ordinario.

Le controversie relative al rapporto di lavoro e non afferenti al rapporto associativo appartengono alla competenza del giudice del lavoro.

Ammortizzatori sociali. ll Dlgs n. 22 del 4-3-2015 n(Job Act) comprende una molteplicità di istituti:

  • La nuova ASPI (NASPI)
  • La DIS-COLL per i collaboratori coordinati e continuativi
  • L’ASDI (assegno di disoccupazione)
  • Il contratto di ricollocazione

Il provvedimento di maggior rilievo è comunque la Naspi che contiene anche norme specifiche per i soci delle cooperative.

La Nuova ASPI. L’istituto sostituisce l’Aspi e la miniAspi.

Il nuovo ammortizzatore sociale è entrato in vigore lo scorso 1-5-2015 e coprirà gli eventi verificatisi da tale data.

I destinatari sono i lavoratori dipendenti ad esclusione di:

  • lavoratori dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni
  • operai agricoli a tempo determinato o indeterminato

Destinatari della prestazione sono tutti i lavoratori che:

hanno perduto involontariamente la propria occupazione (è stato chiarito che vi rientrano anche i lavoratori licenziati per giusta causa o per motivi disciplinari)

rassegnato le dimissioni per giusta causa

risolto consensualmente il rapporto di lavoro in conciliazione (art. 7 Legge 604/1966)

Rispetto all’Aspi i requisiti sono in parte diversi. I lavoratori devono:

  • essere in stato di disoccupazione
  • avere 13 settimane di contributi nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione
  • avere 30 giornate di lavoro effettivo o equivalenti (si prescinde da minimale contributivo) nei 12 mesi precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione

 

Anche il calcolo dell’importo della Naspi è modificato, prevedendo, almeno nel primo periodo di fruizione, la percezione di un importo maggiore rispetto all’Aspi.

All’importo previsto si applica una riduzione del 3% ogni mese dal primo giorno del 4° mese di fruizione.

Non si applica invece il prelievo contributivo del 5,84%.

La durata.  La prestazione spetta per la metà  del numero di settimane di contribuzione dei 4 anni precedenti (escluse quelle già indennizzate) con un massimo 104 settimane che per gli eventi dall’1-1-2017 scende a 78 settimane.

Rispetto all’Aspi (tabella riportata sotto), si passa infatti da una protezione progressiva legata all’età ad una relativa alla contribuzione svolta.

Ad esempio un trentenne con 4 anni di anzianità avrà una protezione maggiore di un sessantenne con 2.

ASPI -50 anni Almeno 50 anni Almeno 55 anni
2015 10 mesi 12 mesi 16 mesi
2016 (a regime) 12 mesi 18 mesi

 

Liquidazione NASPI anticipata. Come già in passato, i lavoratori hanno la possibilità di richiedere la liquidazione dell’importo della Naspi non ancora erogato in unica soluzione per:

  • l’avvio di un’attività di lavoro autonomo
  • l’avvio di un’impresa individuale
  • la sottoscrizione di una quota di capitale sociale di una cooperativa di lavoro

 

 

 

Se il lavoratore instaura un rapporto di lavoro subordinato prima della scadenza del periodo di copertura originario della NASPI, dovrà restituire l’importo anticipato.

La legge specifica che la restituzione non riguarda il lavoratore che ha instaurato un rapporto di lavoro subordinato in qualità di socio-lavoratore di cooperativa.

Contribuzione figurativa.  La copertura infatti, rapportata a retribuzione media mensile degli ultimi 4 anni, è riconosciuta nel limite di retribuzione di 1,4 volte l’importo massimo mensile della NASPI (per il 2015 è di € 1.820).

Rimane comunque salvo il computo dell’anzianità contributiva relativa ai periodi eventualmente non considerati nella determinazione della retribuzione pensionabile.