Molestie sul luogo di lavoro

Molestie. Le molestie, ossia quei comportamenti indesiderati, posti in essere per ragioni connesse al sesso, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile,  degradante, umiliante o offensivo, sono considerate come discriminazione (art. 26, D.Lgs. n. 198/2006).
Molestie sessuali. Le molestie sessuali, ossia quei comportamenti indesiderati a connotazione sessuale, espressi in forma fisica, verbale o non verbale, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo costituiscono discriminazione (art. 26, D.Lgs. n. 198/2006).
Conseguenze delle molestie. Gli atti, i patti o i provvedimenti concernenti il rapporto di lavoro dei lavoratori o delle lavoratrici vittime di molestie, sono nulli.
Le molestie sessuali del datore di lavoro nei confronti di lavoratrici dipendenti determinano le seguenti conseguenze:

  • violazione dell’obbligo di tutela dell’integrità fisica e della personalità morale del lavoratore (art. 2087 c.c.) che, se commesse con dolo o colpa ed attuate durante l’orario di lavoro, determinano responsabilità contrattuale e violazione del dovere di buona fede e correttezza;
  • legittimità del licenziamento del lavoratore molestatore anche in assenza di previsione da parte del codice disciplinare;
  • presupposto delle dimissioni per giusta causa, oltre al danno morale e biologico,  indennità sostitutiva del preavviso;
  • legittimità del trasferimento (art. 2103 c.c.) del dipendente molestatore
  • violazione dell’art. 609-bis  (in base alla gravità delle molestie) del codice penale: chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe
    taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.

Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali:

  • abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto;
  • traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole costituito ad altra persona.
    Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi.