Diritti generali dei Lavoratori

Il diritto al lavoro è riconosciuto a tutti i cittadini dall’art 4 della Costituzione in base al quale la Repubblica promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto.

Ciò vuol dire che lo Stato, deve creare le condizioni per la piena occupazione dei cittadini e deve tutelare anche il diritto del lavoratore a conservare il posto di lavoro non consentendo licenziamenti immotivati.

Lo stesso art. 4 della Costituzione stabilisce che il lavoro è anche un dovere per il cittadino, che deve concorrere al progresso materiale e spirituale della società.

Il diritto al lavoro si ricollega a varie disposizioni costituzionali: all’art. 1, secondo il quale l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro; all’art 2, che richiede a tutti l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale; all’art. 3, che affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese.

In tal modo, il diritto al lavoro previsto dall’art. 4 diviene parte delle disposizioni contenute nei Principi fondamentali della Costituzione e contribuisce a qualificare la nostra forma di Stato che viene definita democratica e sociale.

L’art 35 della Costituzione stabilisce un criterio generale e cioè che la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme.

Promuovendo la formazione professionale dei lavoratori, la Repubblica offre ai giovani maggiori possibilità di entrare nel mercato del lavoro, e aiuta i lavoratori già occupati a difendere e a migliorare la propria posizione lavorativa.

Le norme dell’ordinamento internazionale, contribuiscono a proteggere meglio i diritti dei lavoratori, come avviene per tutti i diritti fondamentali.

L’Italia aderisce alle organizzazioni internazionali – come l’Organizzazione internazionale del lavoro – che prevedono diritti di carattere generale, o che rivolgono raccomandazioni, su particolari aspetti della tutela del lavoro.

Il lavoratore dipendente è colui che si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro (intellettuale o manuale) alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore.

La sua posizione è chiaramente definita nell’articolo 2094 del Codice Civile. Chiaramente, quella del lavoratore subordinato, è una posizione che facilmente diventa vittima di soprusi e prevaricazioni.

Non sempre i datori di lavoro rispettano le normative vigenti che garantiscono i diritti del lavoratore, ed abusano della loro autorità per approfittare dei loro dipendenti sfruttandoli al massimo per aumentare la produttività dell’impresa.

Non tutte le persone hanno sufficienti competenze giuridiche per sapere a pieno cosa pretendere a buon titolo e cosa invece non gli spetta di diritto.

Talvolta capita invece che si sia consapevoli degli abusi subiti, ma che si taccia per non perdere il lavoro. Ciò fa si che molto spesso i lavoratori dipendenti risultino condannati a patire ingiustizie senza in alcun modo difendere.

Si tratta di una condizione ingiusta che non va in alcun modo tollerata. Rimanere in silenzio ed ubbidire alle assurde richieste del datore di lavoro fa si che aumentino le ingiustizie e che il tutto rimanga abitualmente impuntito.

Lo Stato italiano prevede giuste sanzioni per i datori di lavoro disonesti, le cui scorrettezze non possono nel 2008 rimanere sommerse.
Il lavoratore dipendente o subordinato è titolare di una serie di diritti che possono essere così suddivisi:

Diritti patrimoniali. Sono quelli che riguardano gli aspetti economici della retribuzione e del trattamento di fine rapporto (TFR, noto come liquidazione).

La retribuzione è un diritto inscindibile dall’attività lavorativa prestata. Essa deve avvenire secondo predeterminate scadenze ed inderogabilmente.

Il salario dev’essere proporzionale al lavoro svolto, sufficiente da garantire la sussistenza al lavoratore ed alla sua famiglia, ed uguale tra uomini e donne.

Il TFR sarà proporzionalmente calcolato in base agli anni d’attività lavorativa presso uno stesso ente

Diritti personali. Riguardano l’integrità fisica e la salute.

Il datore di lavoro deve infatti garantire un ambiente sicuro e periodicamente controllato.

Spettano al lavoratore periodi di riposo, quotidiano, settimanale e festivo.

È essenziale che il lavoratore sia adibito a mansioni per le quali ha sufficienti competenze, in modo tale che non corra rischi per inesperienza.

Il lavoratore ha inoltre il diritto di conservare il proprio posto di lavoro in caso di malattia, infortunio, servizio militare, gravidanza e puerperio.

È garantita al lavoratore l’assoluta liberà d’opinione, la possibilità di adempiere a funzione pubbliche, attività ricreative ed assistenziali

Diritti sindacali. Ogni lavoratore può, se lo ritiene opportuno, esercitare l’attività sindacale e parteciparvi sul luogo di lavoro.

Può scioperare ed affiggere in locali aziendali qualsivoglia manifesto per lo svolgimento dell’attività sindacale.

FONTI DI RIFERIMENTO

 Costituzione della Repubblica


 Art. 1
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.  La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.  Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.