Pensione: requisiti 2019

Requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici adeguati agli incrementi della speranza di vita.

Si riportano di seguito, in sintesi, i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia, alla pensione anticipata e alla pensione di anzianità con il sistema delle c.d. quote, adeguati agli incrementi della speranza di vita, valevoli dal 2019.

Pensione di vecchiaia requisito anagrafico.

Il requisito per la pensione di vecchiaia per gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima e alla Gestione separata, è il seguente:

Anno Età pensionabile
Dal 1° gennaio 2019

Al 31 dicembre 2020

67 anni
Dal 1° gennaio 2021 67 anni

Con riferimento ai soggetti il cui primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996, l’adeguamento all’incremento della speranza di vita previsto dal decreto in parola deve altresì applicarsi al requisito anagrafico che consente l’accesso alla pensione di vecchiaia con un’anzianità contributiva minima effettiva di cinque anni e che, dal 1° gennaio 2019, si perfeziona al raggiungimento dei 71 anni.

Si precisa, inoltre, che il requisito anagrafico di accesso alla pensione di vecchiaia per le lavoratrici iscritte all’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti e alle forme sostitutive della medesima, nonché alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, è pari, per l’anno 2018, a 66 anni e 7 mesi.

Pensione anticipata, requisito contributivo

Il requisito per la pensione anticipata è il seguente:

Anno Uomini Donne
Dal 1° gennaio 2019

al 31 dicembre 2020

43 anni e tre mesi

(2249 settimane)

42 anni e tre mesi

(2197 settimane)

Dal 1° gennaio 2021 43 anni e tre mesi*

(2249 settimane)

42 anni e tre mesi

(2197 settimane)

Con riferimento ai soggetti il cui primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996, l’adeguamento all’incremento della speranza di vita, previsto dal decreto in parola, deve altresì applicarsi al requisito anagrafico che consente l’accesso alla pensione anticipata con almeno venti anni di contribuzione effettiva e con il requisito del c.d. importo soglia mensile e che, dal 1° gennaio 2019, si perfeziona al raggiungimento dei 64 anni.

Pensione anticipata per i lavoratori “precoci

Il requisito per la pensione anticipata per i lavoratori “precoci” , è il seguente:

Anno Requisito contributivo
Dal 1° gennaio 2019

al 31 dicembre 2020

41 anni e cinque mesi

(2154 settimane)

Dal 1° gennaio 2021 41 anni e cinque mesi*

(2154 settimane)

Adeguamento all’incremento della speranza di vita dei requisiti per l’accesso al pensionamento del personale appartenente al comparto difesa, sicurezza e vigili del fuoco.

L’adeguamento dei requisiti relativi alla speranza di vita, di cui al decreto in esame, trova applicazione anche nei confronti del personale appartenente al comparto difesa, sicurezza e vigili del fuoco, nonché del personale delle Forze Armate, dell’Arma dei Carabinieri, del Corpo della guardia di finanza, del personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile (Polizia di Stato e Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

Pertanto, a decorrere dal 1° gennaio 2019, l’ulteriore incremento della speranza di vita, pari a 5 mesi, si applica ai requisiti anagrafici e, qualora l’accesso al pensionamento avvenga a prescindere dall’età, a quello contributivo previsto per il trattamento pensionistico.

Al riguardo, si specificano i nuovi requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2019.

Pensione di vecchiaia (art. 2 del decreto legislativo n. 165/1997)

Per effetto dell’adeguamento all’incremento della speranza di vita, a decorrere dal 1° gennaio 2019, i limiti di età previsti in relazione alla qualifica o grado di appartenenza sono incrementati di 12 mesi rispetto al limite ordinamentale.

Restano in ogni caso fermi il regime delle decorrenze introdotto dall’articolo 12, commi 1 e 2, della legge n. 122 del 2010 (c.d. finestra mobile) e le indicazioni fornite con il messaggio n. 545 del 10 gennaio 2013.

Pensione di anzianità (art. 6 del decreto legislativo n. 165/1997)

A decorrere dal 1° gennaio 2019 l’accesso al pensionamento anticipato, fermo restando il regime delle decorrenze previsto dall’articolo 12, comma 2, della legge n. 122 del 2010, avviene con i seguenti requisiti:

1) raggiungimento di un’anzianità contributiva di 41 anni, indipendentemente dall’età;

2) raggiungimento della massima anzianità contributiva corrispondente all’aliquota dell’80%, a condizione che essa sia stata raggiunta entro il 31 dicembre 2011 e in presenza di un’età anagrafica di almeno 54 anni;

3) raggiungimento di un’anzianità contributiva non inferiore a 35 anni e con un’età anagrafica di almeno 58 anni.

Nel caso di accesso alla pensione con il requisito di cui al punto 1) continuano a trovare applicazione le disposizioni di cui all’articolo 18, comma 22-ter, del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111 (ulteriore posticipo di tre mesi rispetto ai dodici mesi di finestra mobile).

Per tutte le fattispecie di accesso al pensionamento di cui al presente paragrafo 3, si precisa che a decorrere dal 1° gennaio 2021 i requisiti sopra riportati dovranno essere adeguati alla speranza di vita ai sensi dell’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

Pensione di vecchiaia

Anno Età pensionabile
Dal 1° gennaio 2019

al 31 dicembre 2020

66 anni
Dal 1° gennaio 2021 66 anni*

Pensione di anzianità

Anno Requisito contributivo
Dal 1° gennaio 2019

al 31 dicembre 2020

41 anni
Dal 1° gennaio 2021 41 anni

Accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita 2019

Requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici adeguati agli incrementi della speranza di vita.

Si riportano di seguito, in sintesi, i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia, alla pensione anticipata e alla pensione di anzianità con il sistema delle c.d. quote, adeguati agli incrementi della speranza di vita, valevoli dal 2019.

Pensione di vecchiaia requisito anagrafico.

Il requisito per la pensione di vecchiaia per gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima e alla Gestione separata, è il seguente:

Anno Età pensionabile
Dal 1° gennaio 2019

Al 31 dicembre 2020

67 anni
Dal 1° gennaio 2021 67 anni

Con riferimento ai soggetti il cui primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996, l’adeguamento all’incremento della speranza di vita previsto dal decreto in parola deve altresì applicarsi al requisito anagrafico che consente l’accesso alla pensione di vecchiaia con un’anzianità contributiva minima effettiva di cinque anni e che, dal 1° gennaio 2019, si perfeziona al raggiungimento dei 71 anni.

Si precisa, inoltre, che il requisito anagrafico di accesso alla pensione di vecchiaia per le lavoratrici iscritte all’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti e alle forme sostitutive della medesima, nonché alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, è pari, per l’anno 2018, a 66 anni e 7 mesi.

Pensione anticipata, requisito contributivo

Il requisito per la pensione anticipata è il seguente:

Anno Uomini Donne
Dal 1° gennaio 2019

al 31 dicembre 2020

43 anni e tre mesi

(2249 settimane)

42 anni e tre mesi

(2197 settimane)

Dal 1° gennaio 2021 43 anni e tre mesi*

(2249 settimane)

42 anni e tre mesi

(2197 settimane)

Con riferimento ai soggetti il cui primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996, l’adeguamento all’incremento della speranza di vita, previsto dal decreto in parola, deve altresì applicarsi al requisito anagrafico che consente l’accesso alla pensione anticipata con almeno venti anni di contribuzione effettiva e con il requisito del c.d. importo soglia mensile e che, dal 1° gennaio 2019, si perfeziona al raggiungimento dei 64 anni.

Pensione anticipata per i lavoratori “precoci

Il requisito per la pensione anticipata per i lavoratori “precoci” , è il seguente:

Anno Requisito contributivo
Dal 1° gennaio 2019

al 31 dicembre 2020

41 anni e cinque mesi

(2154 settimane)

Dal 1° gennaio 2021 41 anni e cinque mesi*

(2154 settimane)

Adeguamento all’incremento della speranza di vita dei requisiti per l’accesso al pensionamento del personale appartenente al comparto difesa, sicurezza e vigili del fuoco.

L’adeguamento dei requisiti relativi alla speranza di vita, di cui al decreto in esame, trova applicazione anche nei confronti del personale appartenente al comparto difesa, sicurezza e vigili del fuoco, nonché del personale delle Forze Armate, dell’Arma dei Carabinieri, del Corpo della guardia di finanza, del personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile (Polizia di Stato e Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

Pertanto, a decorrere dal 1° gennaio 2019, l’ulteriore incremento della speranza di vita, pari a 5 mesi, si applica ai requisiti anagrafici e, qualora l’accesso al pensionamento avvenga a prescindere dall’età, a quello contributivo previsto per il trattamento pensionistico.

Al riguardo, si specificano i nuovi requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2019.

Pensione di vecchiaia (art. 2 del decreto legislativo n. 165/1997)

Per effetto dell’adeguamento all’incremento della speranza di vita, a decorrere dal 1° gennaio 2019, i limiti di età previsti in relazione alla qualifica o grado di appartenenza sono incrementati di 12 mesi rispetto al limite ordinamentale.

Restano in ogni caso fermi il regime delle decorrenze introdotto dall’articolo 12, commi 1 e 2, della legge n. 122 del 2010 (c.d. finestra mobile) e le indicazioni fornite con il messaggio n. 545 del 10 gennaio 2013.

Pensione di anzianità (art. 6 del decreto legislativo n. 165/1997)

A decorrere dal 1° gennaio 2019 l’accesso al pensionamento anticipato, fermo restando il regime delle decorrenze previsto dall’articolo 12, comma 2, della legge n. 122 del 2010, avviene con i seguenti requisiti:

1) raggiungimento di un’anzianità contributiva di 41 anni, indipendentemente dall’età;

2) raggiungimento della massima anzianità contributiva corrispondente all’aliquota dell’80%, a condizione che essa sia stata raggiunta entro il 31 dicembre 2011 e in presenza di un’età anagrafica di almeno 54 anni;

3) raggiungimento di un’anzianità contributiva non inferiore a 35 anni e con un’età anagrafica di almeno 58 anni.

Nel caso di accesso alla pensione con il requisito di cui al punto 1) continuano a trovare applicazione le disposizioni di cui all’articolo 18, comma 22-ter, del decreto-legge n. 98 del 2011, convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111 (ulteriore posticipo di tre mesi rispetto ai dodici mesi di finestra mobile).

Per tutte le fattispecie di accesso al pensionamento di cui al presente paragrafo 3, si precisa che a decorrere dal 1° gennaio 2021 i requisiti sopra riportati dovranno essere adeguati alla speranza di vita ai sensi dell’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

Pensione di vecchiaia

Anno Età pensionabile
Dal 1° gennaio 2019

al 31 dicembre 2020

66 anni
Dal 1° gennaio 2021 66 anni*

Pensione di anzianità

Anno Requisito contributivo
Dal 1° gennaio 2019

al 31 dicembre 2020

41 anni
Dal 1° gennaio 2021 41 anni

Pensione: ape volontaria e liquidazione

L’adesione al prestito pensionistico non farà slittare i termini di pagamento del trattamento di fine rapporto o di fine servizio per i dipendenti pubblici.

A differenza di coloro che fanno domanda di Ape sociale o del pensionamento con 41 anni di contributi per i quali il legislatore ha previsto una sensibile dilatazione nella data di decorrenza dei termini per il pagamento delle indennità.

Invece il prestito pensionistico risulta assolutamente neutro dal punto di vista del pagamento delle indennità di fine rapporto.

I nuovi termini di pagamento

In sostanza ai dipendenti pubblici che aderiranno allo strumento continueranno ad applicarsi i termini di pagamento fissati dal 1° gennaio 2014 dalla legge 147/2013 (legge di bilancio per il 2014).

La disposizione da ultimo richiamata, come noto, ha operato una nuova modalità di corresponsione del TFR/TFS in più importi a seconda dell’ammontare della prestazione al lordo delle trattenute fiscali ed ha ulteriormente dilatato il termine ordinario di pagamento a seconda della causa che ha dato origine alla cessazione del rapporto di lavoro.

In particolare se il rapporto di lavoro è cessato per dimissioni volontarie la prima rata del TFR/TFS decorre dopo 24 mesi + 90 GG dalla data di cessazione del rapporto di lavoro; negli altri casi il termine di pagamento della prima rata del TFR/TFS sarà di 12 mesi + 90 GG dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Resta salvo il caso di cessazione per inabilità/decesso (il cui termine di pagamento è pari a 15 gg + 90 gg dalla cessazione dal servizio).

Il pagamento dell’indennità resta sempre soggetto ai nuovi termini di rateazione introdotti dalla disposizione citata.

In particolare la prima rata è pari all’importo del trattamento maturato entro un massimo di 50mila euro lordi; la seconda è pari all’eccedenza compresa tra i 50 e i 100 mila euro del trattamento lordo complessivamente maturato e la terza rata è pari alla parte eccedente la somma di 100mila euro lordi.

La seconda e la terza rata vengono poste in pagamento a distanza rispettivamente di dodici e ventiquattro mesi dalla corresponsione della prima rata.

Le scelte dei lavoratori

Fatta questa premessa i dipendenti pubblici che aderiranno all’Ape volontario potranno concretamente percorrere due strade a seconda se decidono di cessare il servizio oppure se proseguire l’attività lavorativa, magari in regime di part-time (ove possibile), sino al naturale pensionamento di vecchiaia e, quindi, alla cessazione d’ufficio.

L’ape volontario è, infatti, compatibile con la prosecuzione dell’attività lavorativa a differenza dell’ape sociale, per cui un lavoratore potrebbe teoricamente decidere di prendere il prestito, in misura chiaramente ridotta, e continuare a lavorare.

Nella prima ipotesi il pagamento della buonuscita avverrà dopo due anni dalle dimissioni; nella seconda ipotesi il pagamento dell’indennità avverrà dopo da 12 mesi dalla cessazione.

La prima ipotesi è più probabile e consente pure di destinare il TFR/TFS per estinguere anticipatamente l’intera o parte del prestito prima ancora dell’andata in pensione.

A seconda di come si calibra l’uscita il dipendente pubblico potrebbe chiedere un anticipo di 36 mesi dalla pensione di vecchiaia destinando le prime due rate di TFR/TFS che verranno poste in pagamento proprio nei successivi 36 mesi per estinguere il prestito prima dell’andata in pensione. Evitando così una decurtazione ventennale della pensione.

Si tratta sicuramente di un effetto da tenere in considerazione che può aiutare i lavoratori ad effettuare una valutazione di convenienza o meno dell’operazione “APE”.

Ape Volontario e pagamento della buonuscita dipendenti pubblici

L’adesione al prestito pensionistico non farà slittare i termini di pagamento del trattamento di fine rapporto o di fine servizio per i dipendenti pubblici.

A differenza di coloro che fanno domanda di Ape sociale o del pensionamento con 41 anni di contributi per i quali il legislatore ha previsto una sensibile dilatazione nella data di decorrenza dei termini per il pagamento delle indennità.

Invece il prestito pensionistico risulta assolutamente neutro dal punto di vista del pagamento delle indennità di fine rapporto.

I nuovi termini di pagamento

In sostanza ai dipendenti pubblici che aderiranno allo strumento continueranno ad applicarsi i termini di pagamento fissati dal 1° gennaio 2014 dalla legge 147/2013 (legge di bilancio per il 2014).

La disposizione da ultimo richiamata, come noto, ha operato una nuova modalità di corresponsione del TFR/TFS in più importi a seconda dell’ammontare della prestazione al lordo delle trattenute fiscali ed ha ulteriormente dilatato il termine ordinario di pagamento a seconda della causa che ha dato origine alla cessazione del rapporto di lavoro.

In particolare se il rapporto di lavoro è cessato per dimissioni volontarie la prima rata del TFR/TFS decorre dopo 24 mesi + 90 GG dalla data di cessazione del rapporto di lavoro; negli altri casi il termine di pagamento della prima rata del TFR/TFS sarà di 12 mesi + 90 GG dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Resta salvo il caso di cessazione per inabilità/decesso (il cui termine di pagamento è pari a 15 gg + 90 gg dalla cessazione dal servizio).

Il pagamento dell’indennità resta sempre soggetto ai nuovi termini di rateazione introdotti dalla disposizione citata.

In particolare la prima rata è pari all’importo del trattamento maturato entro un massimo di 50mila euro lordi; la seconda è pari all’eccedenza compresa tra i 50 e i 100 mila euro del trattamento lordo complessivamente maturato e la terza rata è pari alla parte eccedente la somma di 100mila euro lordi.

La seconda e la terza rata vengono poste in pagamento a distanza rispettivamente di dodici e ventiquattro mesi dalla corresponsione della prima rata.

Le scelte dei lavoratori

Fatta questa premessa i dipendenti pubblici che aderiranno all’Ape volontario potranno concretamente percorrere due strade a seconda se decidono di cessare il servizio oppure se proseguire l’attività lavorativa, magari in regime di part-time (ove possibile), sino al naturale pensionamento di vecchiaia e, quindi, alla cessazione d’ufficio.

L’ape volontario è, infatti, compatibile con la prosecuzione dell’attività lavorativa a differenza dell’ape sociale, per cui un lavoratore potrebbe teoricamente decidere di prendere il prestito, in misura chiaramente ridotta, e continuare a lavorare.

Nella prima ipotesi il pagamento della buonuscita avverrà dopo due anni dalle dimissioni; nella seconda ipotesi il pagamento dell’indennità avverrà dopo da 12 mesi dalla cessazione.

La prima ipotesi è più probabile e consente pure di destinare il TFR/TFS per estinguere anticipatamente l’intera o parte del prestito prima ancora dell’andata in pensione.

A seconda di come si calibra l’uscita il dipendente pubblico potrebbe chiedere un anticipo di 36 mesi dalla pensione di vecchiaia destinando le prime due rate di TFR/TFS che verranno poste in pagamento proprio nei successivi 36 mesi per estinguere il prestito prima dell’andata in pensione. Evitando così una decurtazione ventennale della pensione.

Si tratta sicuramente di un effetto da tenere in considerazione che può aiutare i lavoratori ad effettuare una valutazione di convenienza o meno dell’operazione “APE”.

Lavoratori non vedenti: età pensionabile

Per i lavoratori dipendenti non vedenti l’età per la pensione di vecchiaia è fissata in:

  • 50 anni per le donne
  • 55 anni per gli uomini

Contribuzione. Il requisito per la contribuzione è stabilito in 10 anni.

Questi requisiti ridotti trovano applicazione per i lavoratori ciechi dalla nascita o divenuti tali prima dell’inizio del rapporto assicurativo obbligatorio e per quelli che, pur divenuti ciechi dopo l’assicurazione, possano tuttavia fa valere almeno 10 anni di contribuzione per lavoro svolto dopo l’insorgere della cecità.

 

Per i lavoratori non vedenti (affetti da cecità assoluta o con residuo visivo non superiore ad un decimo in entrambi gli occhi, con eventuale correzione) che non si trovino nelle anzidette condizioni, restano fermi i requisiti di età di 55 e 60 anni e di 15 anni di contribuzione previsti al 31 dicembre 1992.

Età pensionabile lavoratori non vedenti

Per i lavoratori dipendenti non vedenti l’età per la pensione di vecchiaia è fissata in:

  • 50 anni per le donne
  • 55 anni per gli uomini

Contribuzione. Il requisito per la contribuzione è stabilito in 10 anni.

Questi requisiti ridotti trovano applicazione per i lavoratori ciechi dalla nascita o divenuti tali prima dell’inizio del rapporto assicurativo obbligatorio e per quelli che, pur divenuti ciechi dopo l’assicurazione, possano tuttavia fa valere almeno 10 anni di contribuzione per lavoro svolto dopo l’insorgere della cecità.

Per i lavoratori non vedenti (affetti da cecità assoluta o con residuo visivo non superiore ad un decimo in entrambi gli occhi, con eventuale correzione) che non si trovino nelle anzidette condizioni, restano fermi i requisiti di età di 55 e 60 anni e di 15 anni di contribuzione previsti al 31 dicembre 1992.

Mansioni pesanti: domanda entro il primo marzo

Domada

Devo fare domanda di riconoscimento dei lavori usuranti entro il 1° marzo 2017 se maturo i requisiti per la quota 41 nel 2017, ma al patronato dicono che fino al 1° marzo 2017 non si può perchè non sono usciti i decreti attuativi. Come posso fare con questa sovrapposizione di date?
Risposta

Si lavoratori precoci, ai quali è consentito l’accesso alla pensione con 41 anni di contribuzione, al ricorrere di specifiche condizioni di legge, con coloro che svolgono mansioni particolarmente faticose e pesanti. Questi ultimi devono presentare la domanda entro il 1° marzo 2017 qualora i requisiti agevolati risulteranno maturati nel corso del 2017. Si ricorda che costoro accedono – di norma – alla pensione con quota 97,6 con almeno 61 anni 7 mesi e 35 anni di contribuzione oltre ai resti utili a perfezionare la quota.

Relativamente a quest’ultima fattispecie non è prevista l’emanazione di alcun decreto attuativo, poiché il comma 206 dell’articolo 1 della legge 232/2016 modifica la normativa già esistente e consolidata da diversi anni.

Se rientra in una delle fattispecie previste dal comma 199 della citata legge, che consente il pensionamento con 41 anni di contribuzione (tra i quali rientrano anche talune categorie di lavoratori che svolgono mansioni usuranti), dovrà attendere l’emanazione del decreto attuativo, ma in questo caso non è prevista la scadenza del 1° marzo 2017 quale data ultima di presentazione delle istanze.

 

Cumulo pensione/stipendio nelle Pubbliche Amministrazioni

In assenza di provvedimenti legislativi ad hoc, l’INPS riconosce integralmente gli emolumenti in questione (tredicesima mensilità e indennità integrativa speciale) a decorrere dalla pubblicazione della circolare 10 novembre 2016, n. 195.

Il quadro di riferimento

Il D.P.R. 29.12.1973, n. 1092, aveva dettato delle disposizioni in materia di cumulabilità tra pensione e trattamento stipendiale. Nello specifico, all’art. 97, c. 1, si era previsto che al titolare di pensione prestante opera retribuita alle dipendenze dello Stato, di amministrazioni pubbliche o di enti pubblici, non competesse la tredicesima mensilità per il periodo di prestazione. Qualora, però, l’importo della tredicesima mensilità relativa alla pensione fosse superiore a quello della tredicesima mensilità dovuta in relazione alla nuova prestazione retribuita, spettava la tredicesima mensilità della pensione in misura pari alla differenza tra i due importi. Inoltre, ai sensi dell’art. 99, co. 5, la corresponsione dell’indennità integrativa speciale a favore del titolare di pensione, prevista dal comma 1, doveva essere sospesa nei confronti del pensionato prestante opera retribuita presso lo Stato, amministrazioni pubbliche/enti pubblici.

Tali disposizioni sono state successivamente dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale (sentenze, rispettivamente, del 18-27 maggio 1992, n. 232 e del 13-22 dicembre 1989, n. 566) in considerazione del fatto che il legislatore:

  • per quanto riguarda l’art. 97, c. 1, non aveva determinato la misura della retribuzione, oltre la quale non competeva la tredicesima;
  • relativamente all’art. 99, c. 5, non aveva stabilito il limite dell’emolumento per le attività di riferimento, dovendosi ritenere ammissibile, al di sotto di tale limite, il cumulo integrale fra il trattamento pensionistico e la retribuzione, senza sospensione della corresponsione dell’indennità integrativa speciale. Nel rispetto del principio di ragionevolezza la fissazione di detto limite competerebbe al legislatore, che dovrebbe provvedere a riformulare la norma.

Non essendo stata approvata, dopo tali sentenze, una norma legislativa per adeguare le disposizioni in materia di cumulabilità a quanto disposto dalla Corte Costituzionale e non risultando legittimo operare in via amministrativa una sorta di interpretazione “adeguatrice” e tenendo anche conto dell’evoluzione della normativa successiva che ha gradualmente portato all’eliminazione del divieto di cumulo tra pensione e redditi di lavoro autonomo e dipendente, l’adesione a quanto stabilito dalla Corte, a parere dell’Istituto, non può che basarsi sul riconoscimento in toto del diritto alla corresponsione degli emolumenti in questione.

La soluzione adottata dall’Inps

Sulla base di queste considerazioni, l’INPS ha adottato, in via amministrativa, una soluzione volta al riconoscimento delle voci in esame, anche in assenza e a prescindere dalla proposizione di ricorsi da parte degli interessati; soluzione condivisa dal vigilante Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Pertanto, per le pensioni decorrenti dalla data di pubblicazione della circolare n. 195/2016 (10 novembre 2016), indennità integrativa speciale e tredicesima vengono ad essere corrisposte integralmente e gli interessati potranno richiedere alla sede Inps che gestisce la relativa pensione la corresponsione della tredicesima mensilità e/o dell’indennità integrativa speciale su pensione in godimento in costanza di attività lavorativa dipendente. Acquisita la domanda la Sede provvederà al ripristino degli importi di indennità integrativa speciale e/o di tredicesima mensilità prevedendo la corresponsione del valore capitale, interessi legali e/o rivalutazione monetaria secondo la normativa vigente, nei limiti della prescrizione quinquennale. In ipotesi di pendenza di causa le sedi provvederanno a riconoscere l’indennità integrativa speciale e la tredicesima con gli accessori di legge nei limiti della prescrizione. La documentazione attestante l’avvenuto adempimento sarà depositata in giudizio al fine di conseguire la pronuncia di cessazione della materia del contendere.

Pensione: REQUISITI 2017

Nel 2017 i requisiti per l’accesso alla pensione, per i lavoratori iscritti alla previdenza pubblica obbligatoria, subiscono alcuni cambiamenti rispetto al 2016.

Anche se l’impianto generale della Riforma Fornero non viene messo in discussione la novità principale del 2017, come abbiamo visto sarà l’APE che nelle sue varie forme (volontario, sociale) erogherà un reddito di accompagnamento alla pensione di vecchiaia in favore di coloro che abbiano almeno 63 anni di età e che soddisfano particolari condizioni.

L’APE, lo ricordiamo ancora, non sarà una pensione, pertanto, non avrà le caratteristiche proprie dei trattamenti previdenziali.

In particolare sull’importo della prestazione non sarà attribuita la perequazione automatica, nè i trattamenti di famiglia (ANF), nè si potranno effettuare trattenute per il pagamento di oneri (ad esempio: per riscatti e ricongiunzioni; per cessione del quinto dello stipendio; per mutui ecc.).

La prestazione, inoltre, non sarà reversibile ai superstiti: in caso di decesso del beneficiario dell’APE, ai superstiti verrà liquidata la pensione indiretta, con le norme ordinarie previste in materia di pensioni ai superstiti.

Diverso sarà anche il regime della tassazione che non seguirà le normali regole sui trattamenti previdenziali e le mensilità annue corrisposte risulteranno 12 invece che 13, come accade di regola sulle pensioni.

A parte l’APE, come indicato in premessa la Riforma Fornero non viene stravolta.

Per fruire dell’uscita sarà necessario perfezionare almeno 66 anni e 7 mesi di età (65 anni e 7 mesi le lavoratrici dipendenti del settore privato, 66 anni e 1 mese le autonome) unitamente a 20 anni di contributi (pensione di vecchiaia) oppure, indipendentemente dall’età anagrafica, 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi le donne) (pensione anticipata).

Requisiti che potranno essere raggiunti anche attraverso il nuovo cumulo dei periodi assicurativi.

FOCUS

Da segnalare altre due novità

Dal 1° maggio 2017 i lavoratori precoci, cioè coloro che hanno svolto almeno 12 mesi di lavoro effettivo prima del 19° anno di età, e che si riconoscono in alcuni profili di tutela potranno godere del pensionamento anticipato a 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica.

Inoltre per effetto di una modifica contenuta nella legge di stabilità 2017 viene consentita l’uscita anche delle lavoratrici che hanno raggiunto i 57 anni età unitamente a 35 anni di contributi entro il 31.12.2015 che optino per la liquidazione della pensione con il sistema contributivo (cd. opzione donna).

Anche nel 2017 l’ordinamento continuerà a riconoscere uscite agevolate per il comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico, per alcune categorie di lavoratori dello spettacolo e gli sportivi professionisti, per il personale viaggiante iscritto al soppresso fondo trasporti, per alcuni marittimi e per gli iscritti al fondo volo.

Anche gli addetti alle mansioni usuranti potranno uscire con requisiti ridotti.

Nello specifico dal 2017 l’uscita può essere agguantata con 61 anni e 7 mesi di età, 35 anni di contributi ed il contestuale perfezionamento del quorum 97,6  senza più necessità, una novità del 2017, di attendere ulteriori 12 o 18 mesi per l’apertura della finestra mobile.

Lavoratori in possesso di contribuzione al 31 dicembre 1995 sistema misto

Pensione anticipata 42 anni 10 mesi di contributi se uomini; 41 anni e 10 mesi se donne. A prescindere dell’età anagrafica
Pensione anticipata per i lavoratori che hanno svolto almeno 12 mesi di lavoro prima del 19° anno di età (lavoratori precoci) Dal 1° gennaio 2017 per alcune categorie di lavoratori precoci il requisito contributivo è ridotto a 41 anni.

Vedi sopra Lavoratori precoci

Pensione di vecchiaia 66 anni e 7 mesi (65 anni e 7 mesi le donne dipendenti del settore privato) A condizione che sussistano 20 anni di contributi

Lavoratori non in possesso di contribuzione al 31 dicembre 1995 sistema contributivo e gestione separata

Pensione anticipata 42 anni 10 mesi di contributi se uomini; 41 anni e 10 mesi se donne. A prescindere dell’età anagrafica. Oppure a 63 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi effettivi a condizione che l’assegno non sia inferiore a circa 1.250 euro al mese
Pensione di vecchiaia 66 anni e 7 mesi (65 anni e 7 mesi le donne dipendenti del settore privato) A condizione che sussistano 20 anni di contributi. A condizione che l’importo della pensione risulti essere non inferiore a circa 670 euro al mese.

Oppure indipendentemente dall’importo soglia, con 70 anni e 7 mesi di età e 5 anni di contributi effettivi

 Comparti e/ prestazioni per i quali sono previste deroghe ai requisiti generali sopra indicati (*) Nelle prestazioni di vecchiaia, ove non diversamente specificato, è necessario perfezionare il requisito di almeno 20 anni di contribuzione. Per chi è nel sistema retributivo misto il requisito può scendere a 15 anni) 

Lavoratori in possesso di contribuzione al 31.12.1995 Lavoratori Non in possesso di contribuzione al 31.12.1995
Disposizione eccezionale  art. 24. Co 2 Dl 201/2011 Pensione anticipata a 64 anni e 7 mesi per i lavoratori dei settori privati che hanno raggiunto quota 96 entro il 2012 o le donne dei settori privati che hanno raggiunto 60 anni e 20 anni di contributi
Pensione di vecchiaia invalidi non inferiori all’80% 60 anni e 7 mesi uomini

55 anni e 7 mesi donne

(*)

Pensione di vecchiaia non vedenti 55 anni e 7 mesi se uomini

50 anni e 7 mesi se donne

(*)

Opzione donna 57 anni e 35 di contributi se raggiunti entro il 31.12.2015 a condizione che optino per il sistema di calcolo contributivo
Lavoratori derogati dalla Legge Fornero

Pensione di vecchiaia

65 anni e 7 mesi di età; 61 anni e 5 mesi le lavoratrici dei settori privati a condizione che abbiano almeno 20 anni di contributi 65 anni e 7 mesi di età; 61 anni e 5 mesi le lavoratrici dei settori privati unitamente a 5 anni di contribuzione effettiva e a condizione che l’importo non sia inferiore a 1,2 volte il minimo INPS. Il predetto limite non è richiesto se il soggetto ha compito i 65 anni di età
Lavoratori derogati dalla Legge Fornero

Pensione anticipata

Quorum 97,6 con almeno 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi; oppure 40 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica * Quorum 97,6 con almeno 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi; oppure 40 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica. E’ richiesto l’importo soglia di 1,2 volte il valore dell’assegno sociale salvo il soggetto abbia raggiunto i 65 anni di età*
Comparto difesa e sicurezza

Pensione di anzianità

40 anni e 7 mesi di contributi (indipendentemente dall’età anagrafica); oppure 57 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi * 40 anni e 7 mesi di contributi (indipendentemente dall’età anagrafica); oppure a 57 anni e 7 mesi di età e 5 anni di contribuzione effettiva a condizione che l’assegno non risulti inferiore a 1,2 volte il valore dell’assegno sociale se la pensione si ottiene prima del 65° anno di età
Comparto sicurezza

Pensione di Vecchiaia con almeno 35 anni di servizio

Dirigente Generale: 65 anni; Dirigente Superiore: 63 anni; Qualifiche Inferiori 60 anni * 40 anni e 7 mesi di contributi (indipendentemente dall’età anagrafica); oppure a 57 anni e 7 mesi di età e 5 anni di contribuzione effettiva a condizione che l’assegno non risulti inferiore a 1,2 volte il valore dell’assegno sociale se la pensione si ottiene prima del 65° anno di età
Comparto sicurezza

Pensione di vecchiaia con meno di 35 anni di servizio

Dirigente Generale: 65 anni e 7 mesi; Dirigente Superiore: 63 anni e 7 mesi; Qualifiche Inferiori: 60 anni e 7 mesi. A condizione che sussistano 20 anni di servizio 40 anni e 7 mesi di contributi (indipendentemente dall’età anagrafica); oppure a 57 anni e 7 mesi di età e 5 anni di contribuzione effettiva a condizione che l’assegno non risulti inferiore a 1,2 volte il valore dell’assegno sociale se la pensione si ottiene prima del 65° anno di età
Lavori usuranti

Faticoso e Pesante e Notturno per almeno 78 giorni l’anno

Quorum 97,6 con almeno 61 anni e 7 mesi e 35 anni di contributi
Lavori usuranti

Notturno per giorni da 64 a 71 l’anno

Quorum 99,6 con almeno 63 anni e 7 mesi e 35 di contributi
Lavori usuranti

Notturno per giorni da 72 a 78 l’anno

Quorum 98,6 con almeno 62 anni e 7 mesi e 35 di contributi
Totalizzazione Nazionale (Dlgs 42/2006) 40 anni e 7 mesi di contributi (a prescindere dall’età anagrafica) con finestra mobile di 21 mesi                  

di anzianità

40 anni e 7 mesi di contributi (a prescindere dall’età anagrafica) con finestra mobile di 21 mesi
Totalizzazione Nazionale (Dlgs 42/2006) 40 anni e 7 mesi di contributi (a prescindere dall’età anagrafica) con finestra mobile di 21 mesi                  

di vecchiaia

65 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi con finestra mobile di 18 mesi

APE AZIENDALE

In base alla legge n. 232/2016 i datori di lavoro del settore privato, gli enti bilaterali o i fondi di solidarietà negoziale o bilaterale possono, previo accordo individuale con il lavoratore, incrementare il montante contributivo individuale maturato da quest’ultimo, versando all’Inps in un’unica soluzione, un contributo non inferiore all’importo dei contributi volontari calcolati per coprire il medesimo periodo.

Destinatari

I destinatari coincidono esattamente con quelli dell’Ape volontario, anche se limitatamente al settore privato o degli enti pubblici economici.

Riepiloghiamo, pertanto, i requisiti soggettivi del lavoratore:

a) età minima di 63 anni, alla prima data utile di presentazione della domanda di Ape;

b) età che consenta la maturazione del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi dalla prima data utile di presentazione della domanda di Ape;

c) età che consenta la maturazione del requisito anagrafico di cui alla precedente lett. b) non prima di sei mesi precedenti alla prima data utile di presentazione della domanda di Ape;

d) anzianità contributiva non inferiore a 20 anni, utile per conseguire la pensione di vecchiaia;

e) per i soggetti con riferimento ai quali il primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996, importo di pensione non inferiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale (euro 679,50);

f) importo della pensione maturata alla data della domanda di certificazione del diritto all’Ape volontario, al netto della rata di ammortamento corrispondente all’Ape richiesta, pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo previsto nell’assicurazione generale obbligatoria (euro 710,30 mensili).

I datori i lavoro interessati devono appartenere al settore privato e possono essere sia imprenditori che non imprenditori come gli studi professionali, nonché i seguenti organismi:

1) gli enti pubblici economici;

2) gli Istituti autonomi case popolari trasformati in base alle diverse leggi regionali in enti pubblici economici;

3) gli enti che – per effetto dei processi di privatizzazione – si sono trasformati in società di persone o società di capitali ancorché a capitale interamente pubblico;

4) le ex Ipab trasformate in associazioni o fondazioni di diritto privato, in quanto prive dei requisiti per trasformarsi in Asp, e iscritte nel registro delle persone giuridiche

Fondi di solidarietà ed enti bilaterali

Anche i Fondi di solidarietà negoziali di cui al D.Lgs. 148/2015 e gli enti bilaterali potranno erogare l’Ape aziendale purché a monte il lavoratore e il datore di lavoro abbiano stipulato l’accordo previsto.

Cessazione dal rapporto

Mentre l’accesso all’Ape volontario non obbliga a cessare il rapporto di lavoro e può essere ottenuto anche senza che sia in corso il rapporto stesso, per l’Ape aziendale la condizione essenziale per ottenere il beneficio è l’attualità del rapporto di lavoro che deve essere in corso.

Non è obbligatorio, però, cessare il rapporto di lavoro per ottenere la prestazione del datore di lavoro.

Il rapporto potrebbe proseguire, anche se si ritiene che l’interesse principale che potrà muovere il datore di lavoro a sostenere il costo dell’Ape aziendale stà proprio nella possibilità di cessare il rapporto di lavoro nei confronti di lavoratori anziani, per poter principalmente fare turn over.

L’Ape volontario è già uno strumento di accompagnamento alla pensione che il datore di lavoro potrebbe proprio suggerire al lavoratore che ne abbia i requisiti, per risolvere il rapporto.

Per vincere le resistenze di quest’ultimo, soprattutto a causa della trattenuta della rata di ammortamento dalla futura pensione, potrebbe suggerire l’erogazione dell’Ape aziendale come una sorta di incentivo all’esodo.

Se la cessazione del rapporto è in pratica una via quasi obbligata per erogare l’Ape aziendale, le modalità possono essere differenti: licenziamento, dimissioni o risoluzione consensuale.

Nel primo caso al lavoratore, se ci sono le condizioni, spetta la NASpI per un massimo di due anni, cosa che ridurrebbe il costo dell’Ape aziendale, perché la NASpI copre già fino ad una massimo di 24 mesi, la posizione previdenziale del lavoratore e dunque i mesi da coprire con l’Ape aziendale fino alla pensione si ridurrebbero e in modo corrispondente si ridurrebbero i costi.

Pertanto, il lavoratore chiede l’Ape volontario, viene licenziato, riceve l’accredito dell’Ape aziendale e percepisce la NASpI per due anni.

Da questo momento fino al perfezionamento della pensione di vecchiaia riceve le rate di Ape volontario.

Determinazione dell’importo da versare

La legge individua una soglia minima pari all’importo dei contributi volontari da versare per coprire il periodo che va dall’accesso all’Ape a quello di maturazione della pensione. Occorre tenere in conto che il calcolo del contributo volontario si basa sulle retribuzioni delle ultime 52 settimane e qualora nell’anno contemplato siano presenti periodi non lavorati, ovvero accrediti figurativi, sarà necessario procedere a ritroso fino a ricostruire 52 settimane di lavoro retribuito considerando tali i periodi coperti da indennità sostitutiva del preavviso.

Ecco un semplice esempio di calcolo che porta a un costo minimo che il datore di lavoro deve sostenere di euro 17.141,00.

Esempio

Retribuzione delle ultime 52 settimane: euro 36.500

Decorrenza Ape: 1° giugno 2018

Decorrenza pensione: 1° gennaio 2020 (la differenza tra la decorrenza dell’Ape volontario e il pensionamento è di 74 settimane).

Calcolo dovuto annuo teorico (52 sett.): 36.500,00 X 33/100= 12.045,00/52 sett. = 231,63 X 74 sett.= euro17.141,00

che rappresenta il contributo minimo che il datore di lavoro si impegna a versare a titolo di incremento del montante contributivo.

Pagamento dell’Ape aziendale

In base alla legge, il pagamento dovrà avvenire in unica soluzione alla scadenza prevista per il pagamento dei contributi relativi al periodo di paga del mese di erogazione della prima mensilità dell’Ape. Per esempio, se la prima mensilità Ape viene erogata a maggio 2018, l’adempimento del datore di lavoro o di altro soggetto obbligato dovrà avvenire entro il 16 giugno 2018.

L’Inps darà comunicazione al soggetto versante dell’esito dell’istruttoria con evidenza, nel caso di accoglimento dell’istanza, del mese di erogazione della prima mensilità di Ape.

Versamento e istruzioni di compilazione

Il versamento dovrà essere effettuato con F24 ELIDE utilizzando la causale dedicata APEV introdotta dall’Agenzia delle Entrate con Risoluzione n. 155/E del 20.12.2017.

Nella sezione “CONTRIBUENTE” indicare il codice fiscale e i dati anagrafici del soggetto che effettua il versamento.

Nella sezione “ERARIO ED ALTRO” indicare nel campo “tipo” la lettera “I” (INPS), nel campo “elementi identificativi” il codice fiscale del lavoratore a cui il versamento è riferito; nel campo “codice” la causale APEV.

Nel campo “anno di riferimento” indicare l’anno dell’adempimento nel formato “AAAA”.

L’adempimento dovrà avvenire, indipendentemente dalla natura dell’obbligato, entro la scadenza prevista per il pagamento dei contributi del mese di erogazione della prima mensilità dell’Ape.

Natura di contributo obbligatorio

L’accordo assurge a presupposto di obbligazione che l’Inps̀è chiamato a verificare e poi a esigere secondo il regime della contribuzione obbligatoria, qualora non sia rispettata la scadenza di pagamento ovvero l’entità minima del dovuto.

La determinazione dell’onere, con le modalità di quantificazione proprie della contribuzione volontaria (art. 7, D.Lgs. n. 184/1997 ), non imprime il medesimo titolo alla contribuzione dovuta, costituendo unicamente il richiamo alle regole di calcolo adottato dal legislatore per l’individuazione dell’importo.

Il legislatore, per escludere che l’adempimento sia ricondotto alla discrezionalità del soggetto obbligato, ha espressamente previsto il recupero coattivo e la disciplina sanzionatoria propria della contribuzione obbligatoria (art. 116 , co. 8, lett. a), legge n. 388/2000) in caso di inadempimento totale, parziale ovvero adempimento oltre la scadenza.

La previsione, posta a tutela dei diritti previdenziali del lavoratore che scaturiscono dalla stipula dell’accordo individuale, garantisce il lavoratore dalle conseguenze derivanti dall’omesso adempimento contributivo da parte del datore di lavoro, con applicazione del principio di automaticità delle prestazioni di cui all’art. 2116 cod. civ. , in base al quale l’Inps procede all’accredito della posizione assicurativa del lavoratore a prescindere dal versamento dell’incremento del montante contributivo.

Effetti pensionistici

Il versamento dell’Ape aziendale incrementa, nell’anno in cui è effettuato, il montante contributivo individuale del lavoratore. La circ. n. 28/2018 fa due precisazioni:

1) l’incremento del montante contributivo individuale non rileva ai fini del calcolo dell’importo di pensione minima (1,4 volte il trattamento minimo) per verificare i requisiti per l’Ape volontario;

2) in sede di liquidazione della pensione di vecchiaia ai fini del calcolo contributivo, anche pro quota, del trattamento pensionistico occorre tener conto dell’incremento del montante contributivo individuale.

Tuttavia, la verifica dell’importo di pensione più basso da porre in pagamento per i lavoratori vecchi iscritti con almeno 18 anni di contribuzione ante 1996, è effettuata senza tener conto del predetto incremento.

In quest’ultimo caso (lavoratori con almeno 18 anni di contributi prima del 1996), infatti, la Legge di stabilità 2016 ha previsto la liquidazione della pensione più bassa tra quella calcolata col sistema misto (retributivo fino al 31 dicembre 2011 e contributivo dal 2012 in poi) e la pensione calcolata interamente con il solo sistema retributivo.

Nel calcolo della pensione mista non bisogna tenere conto, nel calcolare la quota contributiva (dal 2012 fino alla pensione) del contributo Ape aziendale accreditato.

Rammentare

Occorrerà valutare caso per caso l’incidenza dell’Ape aziendale sulla futura pensione tenendo conto che l’incremento del montante contributivo, rivalutato con i tassi di capitalizzazione previsti pro tempore, viene valorizzato dal punto di vista della quota contributiva della pensione nella misura attuale di circa il 5,7% che è il coefficiente di trasformazione da applicare al montante e corrispondente all’età di 67 anni.

L’Ape aziendale, ben difficilmente, potrà annullare l’effetto della trattenuta dalla pensione.

La completa possibile neutralizzazione della trattenuta dalla futura pensione a causa del rimborso dell’Ape volontario potrà avvenire solo se, dalla cessazione del rapporto in poi, venissero accreditati contributi effettivi, volontari o figurativi per la NASpI.

Adempimenti per ottenere l’APE aziendale

Accordo individuale

Sotto il profilo procedurale il lavoratore che intenda avvalersi dell’incremento del montante contributivo è tenuto a stipulare, preliminarmente, un apposito accordo col datore di lavoro o con gli altri organismi individuati dalla norma

Concentriamoci in questa fase sull’accordo col datore di lavoro che rappresenta la base imprescindibile per l’erogazione dell’Ape aziendale.

L’accordo presuppone la volontarietà dello stesso: pertanto le parti possono chiederne l’annullamento in presenza dei vizi (errore, dolo, violenza, incapacità) che hanno al potenzialità di minare alla base la validità di questo atto bilaterale.

in mancanza dell’accordo tra le parti mancherebbe il fondamento dell’erogazione e lo stesso potrebbe essere invalidato successivamente se non si dimostrasse che alla base c’è l’accordo col lavoratore o quanto meno il suo consenso.

Contenuto dell’accordo individuale

Una volta perfezionato, va accluso alla domanda di accesso all’APE volontario e, qualora l’obbligato sia il datore di lavoro ovvero l’ente bilaterale, deve contenere i seguenti dati e previsioni:

a) dati identificativi completi del lavoratore e del datore di lavoro (ovvero dell’ente bilaterale), comprensivi dei rispettivi codici fiscali;

b) importo dell’incremento del montante contributivo, non inferiore rispetto a quello determinato ai sensi dell’articolo 7 del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184 ossia calcolato applicando l’aliquota di finanziamento prevista per la contribuzione obbligatoria alla gestione pensionistica di riferimento, comprensiva dell’aliquota aggiuntiva di complessiva riferita a ciascun anno o frazione di anno di anticipo rispetto alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia;

c) periodo assicurativo assunto a riferimento per il calcolo del predetto montante (data inizio e data fine);

d) periodo previsto di fruizione dell’APE;

e) assunzione, da parte del datore di lavoro (ovvero dell’ente bilaterale), dell’obbligazione irrevocabile di versamento del predetto incremento del montante contributivo entro la scadenza di pagamento dei contributi relativi al periodo di paga del mese di erogazione della prima mensilità dell’APE.

Efficacia dell’accordo

La trasmissione all’INPS del predetto accordo individuale (o del provvedimento di concessione del fondo di solidarietà), da parte del lavoratore, comporta una obbligazione irrevocabile in capo ad un soggetto diverso dal lavoratore, fondata su un titolo estraneo al rapporto di lavoro. Così si è espresso l’INPS con la circolare 28/2018.

Se ne deduce che il semplice accordo tra le parti non seguito dalla richiesta di accesso all’Ape volontario da parte del lavoratore non vincola il datore di lavoro, anche se nell’accordo non dovesse essere sottolineato questo aspetto.

Aggiungiamo però che il vincolo al pagamento nasce non da quando si presenta la domanda di Ape volontario ma da quando si perfeziona il diritto a quest’ultimo cioè da quando la banca finanziatrice e l’assicurazione hanno accettato la domanda del lavoratore.

A questo punto l’Ape volontario verrà erogato il primo giorno del secondo mese successivo al suo perfezionamento e il datore di lavoro entro il giorno 16 del mese successivo all’erogazione della prima rata di Ape, sarà tenuto a versare l’Ape aziendale.

Rammentare

Occorre tenere in considerazione la precisa tempistica che assiste la fase di erogazione dell’Ape aziendale. Intanto è necessario che il rapporto di lavoro sia in atto al momento in cui si attiva la procedura per versare il contributo concordato tra le parti. La sequenza temporale deve seguire questo andamento:

presentazione da parte del lavoratore della domanda di certificazione del diritto all’Ape volontario all’INPS se in possesso di tutti i requisiti;

certificazione del diritto da parte dell’INPS che ha 60 giorni, per farlo in presenza dei presupposti;

accordo individuale tra le parti per erogare l’Ape aziendale oppure emissione del provvedimento dell’ente bilaterale previo accordo tra le parti;

domanda di accesso all’Ape volontario allegando l’accordo predetto;

una volta perfezionato il diritto all’Ape la prima rata dovrebbe essere erogata entro il 1° giorno del secondo mese successivo al perfezionamento;

entro il giorno 16 del mese successivo alla predetta erogazione va versato il contributo aziendale;

cessazione del rapporto di lavoro con risoluzione consensuale o licenziamento e preavviso oppure erogazione dell’indennità sostitutiva.