Orario di lavoro: pause per i videoterminalisti

Posta la particolarità delle mansioni demandate ai lavoratori addetti a videoterminali, e in assenza di una diversa contrattazione collettiva, il dipendente ha diritto a godere di una pausa di 15 minuti ogni 120 ore di lavoro continuato, in base a quanto disposto dall’art. 175 del testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro – D.Lgs. 81/2008. Inoltre le modalità e la durata delle interruzioni possono essere stabilite temporaneamente a livello individuale ove il medico competente ne evidenzi la necessità.

La normativa prevede inoltre che debbano essere escluse dal computo dei tempi di pausa i periodi di attesa della risposta da parte del sistema elettronico, che sono considerati, a tutti gli effetti, tempo di lavoro, ove il lavoratore non possa abbandonare il posto di lavoro

Orario di lavoro straordinario definizione

L’art. 1 D.Lgs. n. 66 del 2003 definisce come “lavoro straordinario” quello che viene svolto oltre il normale orario di lavoro.

Secondo quanto previsto dal 1° comma del successivo articolo 5 del Decreto il ricorso a prestazioni di lavoro straordinario “deve essere contenuto”: tale statuizione di principio pome in evidenza il carattere di eccezionalità che deve connotare il ricorso al lavoro straordinario, in vista del molteplice obiettivo di tutelare il diritto al riposo del lavoratore (che verrebbe sicuramente inficiato da un eccessivo ricorso al lavoro straordinario), di garantire al lavoratore il diritto a dedicarsi a delle attività e a coltivare degli interessi ulteriori rispetto a quelli prettamente lavorativi e di evitare che un eccessivo e sistematico ricorso al lavoro straordinario possa consentire al datore di lavoro di far fronte ad una maggiore attività produttiva, evitando di procedere a nuove assunzioni a danno dei livelli occupazionali.

Il secondo comma del medesimo articolo demanda alla contrattazione collettiva le modalità di espletamento della prestazione lavorativa straordinaria, la quale comunque, non deve eccedere il limite di 250 ore annuali, fatto salvo condizioni di miglior favore previsti dai singoli CCNL  e fermo restando quanto previsto dall’art. 4 che stabilisce tassativamente che la durata media dell’orario di lavoro non può in ogni caso superare, per ogni periodo di sette giorni, le quarantotto ore, comprese le ore di lavoro straordinario.

La normativa in oggetto prevede inoltre che, qualora manchi una contrattazione collettiva di riferimento, il ricorso al lavoro straordinario deve essere ammesso esclusivamente previo accordo tra il lavoratore subordinato e il datore di lavoro entro il predetto limite.

Tale limite non può essere superato nemmeno qualora l’utilizzo di prestazioni di lavoro in regime di orario straordinario sia consentito con riferimento a casi:

  • di esigenze tecnico-produttive aziendali eccezionali, ai quali non si può far fronte attraverso l’assunzione di nuova mano d’opera;
  • di forza maggiore;
  • in cui la mancata prestazione di lavoro straordinario possa comportare un pericolo grave e immediato o che possa comportare un danno alla produzione o alle persone; eccezionali come mostre, fiere e manifestazioni correlate alla prestazione lavorativa.

Al fine di scongiurare ulteriormente i rischi di alienazione del lavoratore e di mancanza di esercizio del suo diritto al riposo, sopra analizzati, il comma 5 dell’art. 5 del Decreto consente altresì alla contrattazione collettiva di prevedere il godimento di ulteriori riposi compensativi da parte dei dipendenti i quali abbiano lavorato in regime di orario straordinario. In materia di computo della media delle ore settimanali ai fini di straordinario l’articolo 6 del Decreto in commento stabilisce, che i periodi di assenza dovuti a ferie annue e a malattia non possono essere presi in considerazione: nel caso contrario si verificherebbe un fittizio abbassamento della media delle ore lavorate, che risulterebbe dovuto ai periodi di ferie e non a periodi di riposo giornaliero.

Il successivo comma 2 dell’art. 6 prevede che, qualora il lavoratore benefici di un periodo di riposo compensativo in alternativa o in aggiunta alla maggiorazione retributiva della quale si tratterà in seguito, non si dovrà tenere conto delle ore di lavoro straordinario prestate con tali modalità ai fini del computo del limite massimo settimanale di 48 ore, posto che in caso contrario si avrebbe un riposo aggiuntivo al quale il lavoratore non avrebbe comunque diritto.

Maggiorazioni per il lavoro straordinario

L’art. 5, 5° comma del Decreto in commento, prevede che le ore di lavoro straordinario siano computate a parte e che vengano compensate con una paga oraria maggiorata rispetto a quella prevista per l’orario normale.

La Legge non stabilisce alcuna aliquota percentuale minima di maggiorazione, né alcuna soglia o criterio per la quantificazione di quest’ultima, demandando alla contrattazione collettiva la fissazione di tali parametri.

Orario di lavoro definizione

Definire il concetto di “orario di lavoro” è fondamentale al fine di delimitare temporalmente l’ambito temporale nell’ambito del quale il datore di lavoro può esercitare i propri poteri nei confronti lavoratore subordinato e quest’ultimo, specularmente, è obbligato a mettere a disposizione del datore di lavoro la propria attività ed è assoggettato al potere direttivo, gerarchico e disciplinare del datore di lavoro stesso.

In tal senso l’art. 1, 2° comma, lettera a) del Decreto Legislativo dell’8 aprile 2003, n. 66 in recepimento di quanto stabilito dalla Direttiva Europea n. 88 del 04 novembre 2003, n. 88, definisce l’orario di lavoro come “qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni”.

Già dalla nozione fornita dalla norma di legge si evince che al fine di determinare l’ambito temporale in cui si concretizzano le rispettive posizioni giuridiche del datore di lavoro e del lavoratore subordinato sopra descritte, devono ricorrere tre requisiti:

  • la presenza fisica del lavoratore nei luoghi in cui si devono espletare le prestazioni lavorative contrattualmente previste;
  • la messa a disposizione, da parte del lavoratore nei confronti del datore di lavoro, delle proprie energie lavorative;
  • la precisa finalità di tale disponibilità ad esercitare l’attività oggetto del contratto di lavoro

Dall’esame di tali requisiti risulta evidente come l’assoggettamento di un lavoratore ad un orario di lavoro vincolante sia elemento ed indice sostanziale del carattere della subordinazione.

Sulla base della definizione di “orario di lavoro” sopra riportata l’art. 1, comma 2 lettera b) del Decreto sopra menzionato individua il periodo di riposo definendolo, a contrario, come “qualsiasi periodo che non rientra nell’orario di lavoro”.

Media dell’orario di lavoro

L’art. 6 della direttiva 2003/88/Ce, stabilisce che gli Stati membri prendano le misure necessarie affinché sempre in funzione degli imperativi di protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori la durata media dell’orario di lavoro per ogni periodo di 7 giorni non superi le 48 ore, comprese le ore di lavoro straordinario.

Quindi la sicurezza e la salute dei lavoratori deve sempre essere in primo piano, sia per il legislatore che legifera, che per il datore di lavoro che deve applicare la normativa.

In ottemperanza alla direttiva comunitaria, i commi 2 e 3, art. 4, Dlgs n. 66/2003, stabiliscono che l’orario settimanale di lavoro non può in ogni caso superare le 48 ore, comprese le ore di lavoro straordinario, per ogni periodo di sette giorni, calcolate come media in un periodo non superiore a quattro mesi.

In proposito, il Ministero del lavoro con la già citata circolare n. 8/2005, ha chiarito che il limite delle 48 ore medie, nel periodo di riferimento, va rispettato sia nel caso in cui il datore stabilisca un orario rigido e uniforme sia nel caso in cui l’orario di lavoro venga disciplinato in senso multi periodale mediante il rispetto del limite come media, per ogni periodo di sette giorni, in un determinato periodo.

In effetti, come la stessa circolare sottolinea, la norma non vieta prestazioni che superino, nell’arco di sette giorni, le 48 ore, perché il periodo di riferimento su cui va calcolata la media delle ore lavorate è più ampio della settimana.

Sarà quindi possibile che in una settimana lavorativa si superi il limite delle 48 ore settimanali e tale superamento sarà legittimo a patto che vi siano settimane lavorative in cui i lavoratori effettuino la loro prestazione per meno di 48 ore in modo da effettuare una compensazione: in definitiva occorre non superare il limite delle 48 ore come media nel periodo di riferimento.

La durata media dell’orario settimanale è fissata in 48 ore, compre le ore di lavoro straordinarie, per ogni periodo di 7 giorni, calcolate come media in un periodo di riferimento pari a 4 mesi.

Il periodo di riferimento su cui va calcolata la media può essere elevato  da quattro a sei mesi dai contratti collettivi di lavoro.

Tuttavia, la contrattazione collettiva può portare il periodo di riferimento fino a dodici mesi purché a fronte di ragioni obiettive, tecniche o inerenti all’organizzazione del lavoro che devono essere specificate negli stessi contratti collettivi.

Criteri di computo.  Ai fini del computo della media della durata media settimanale sia essa calcolata su quattro, sei o dodici  mesi non vanno presi in considerazione:

  • ferie annuali
  • malattia
  • infortunio
  • gravidanza

Tutti gli altri periodi di assenza con diritto alla conservazione del posto restano, invece, ricompresi nell’arco temporale di riferimento, con indicazione delle ore pari a zero.

In questo contesto è da tener presente che, come stabilito dal comma 2 del citato articolo 6, nel caso in cui il lavoratore usufruisca del riposo compensativo, le ore di lavoro straordinario effettuate non vanno computate ai fini della media.

Per verificare il superamento dell’orario medio nell’arco di un quadrimestre, al fine di identificare il periodo di riferimento su cui fare la media matematica occorrerà partire dal giorno in cui si effettua il calcolo ed andare indietro di quattro mesi più i giorni usufruiti a titolo di ferie, malattia, infortunio e gravidanza.

Per cui, ad esempio, se in quattro mesi un lavoratore ha fruito di 3 giorni di ferie, 5 di malattia e 2 di infortunio, il periodo di riferimento effettivo sarà di quattro mesi e 10 giorni (3 + 5 + 2).

A questo punto occorrerà sommare le ore lavorate nel periodo di riferimento (nell’esempio 4 mesi + 10 gg.) e dividerle per il numero delle settimane comprese nello stesso periodo.

Si avrà così la media matematica delle ore lavorate; se tale media supererà le 48 ore si avrà una violazione della norma di legge.

1° Esempio metodologia  per il calcolo della media

Si ponga l’ipotesi di controllare un eventuale superamento delle 48 ore su periodo di 4 mesi.

Poniamo che non vi siano state né giornate di ferie né assenze per malattie, le ore straordinarie effettuate senza diritto a riposi compensativi (oppure non fruiti), e che i 4 mesi contengono 4 settimane ciascuna.

Il periodo da considerare sarà formato da 16 settimane (4 settimane per 4 mesi).

Nelle 16 settimane considerate l’orario è il seguente:

  • 6 settimane a 52 ore settimanali
  • 10 settimane a 41 ore settimanali

Il calcolo sarà il seguente:

  • ore lavorate = (6 *52) * (10 *41) =  312 + 410 = 722
  • Periodo considerato = 6 settimane + 10 settimane = 16 settimane
  • 722/16 = 45.13 ore

La media delle 48 ore settimanali NON è stata superata

 2° Esempio metodologia  per il calcolo della media Il periodo da considerare sarà formato da 16 settimane (4 settimane per 4 mesi)

Il periodo da considerare sarà formato da 16 settimane (4 settimane per 4 mesi). Nelle 16 settimane considerate l’orario è il seguente:

  • 10 settimane a 52 ore settimanali
  • 6 settimane a 41 ore settimanali

Il calcolo sarà il seguente:

  • ore lavorate = (10 * 53) * (6 *41) =  530 + 246 = 776
  • Periodo considerato = 6 settimane + 10 settimane = 16 settimane
  • 76616 = 48.5

La media delle 48 ore settimanali è stata superata.

Definizione orari di lavoro

Agli effetti delle disposizioni di cui alla presente regolamentazione ed in conformità alle vigenti normative si intende per:

Orario di servizio: Per orario di servizio si intende il tempo giornaliero necessario per assicurare la fruizione dei servizi da parte degli utenti ed il funzionamento delle strutture e degli uffici.

Orario di lavoro: Si intende il periodo di tempo giornaliero, durante il quale ciascun dipendente assicura la presenza lavorativa, funzionale all’orario di Servizio e di apertura al pubblico .

Orario individuale di lavoro: In applicazione all’art.5 CCNL 2006/2009 e del Dlgs n. 66/2003, l’orario normale di lavoro è fissato in 36 ore settimanali. In assenza di disciplina contrattuale l’orario di lavoro è fissato in 40 ore settimanali.

La durata media dell’orario di lavoro settimanale non deve superare le 48 ore, compreso il lavoro straordinario.

L’orario di lavoro giornaliero non può superare le 12 ore consecutive di lavoro ogni 24 ore, a qualunque titolo effettuate, compreso lo straordinario. In assenza di disciplina contrattuale l’orario di lavoro nelle 24 ore non può comunque superare le 13 ore.

Pause. Se l’orario di lavoro supera le 6 ore consecutive deve essere consentito un intervallo per pausa, le cui modalità e durata sono stabilite dai CCNL; e comunque non inferiore a 10 minuti. La regolamentazione delle pause è demandata alla contrattazione decentrata.

Libera professione. Gli orari aggiuntivi per la libera professione di supporto ai medici, è ammesso nel rispetto del riposo settimanale e computate nel limite massimo di 48 ore settimanali.

Lavoratori a turni: rischio tossicologico

Il lavoro a turni può influenzare il livello di rischio tossicologico in relazione, da un lato, a tempi e velocità differenti di metabolizzazione e di effetto biologico in funzione delle diverse ore del giorno o della notte in cui avviene l’esposizione e, dall’altro, a tempi e modalità diverse di accumulo e di escrezione a seconda della durata del turno, delle ore di intervallo tra i successivi periodi di lavoro, della diversa interposizione e durata dei giorni di riposo.

Tutti questi fattori possono quindi concorrere nel favorire o meno un eccessivo accumulo di diverse sostanze tossiche, con conseguente superamento del limite biologico di accettabilità e diversa intensità dell’effetto.

Si pone dunque la questione se i TLVs, definiti sulla base di 8 ore di lavoro giornaliero per 5 giorni la settimana e sul presupposto che le modalità di risposta dell’individuo siano costanti nel tempo, possano considerarsi sufficientemente garanti dell’integrità psico-fisica della persona anche nel caso in cui il lavoro venga svolto ad orari diversi (di sera o di notte ad es.).

Molti esperimenti su animali infatti documentano una fluttuazione ritmica su base giornaliera della suscettibilità/resistenza alle sostanze tossiche, nonché variazioni di tale fluttuazione a seguito di cambiamenti del regime luce-buio.

Occorre considerare quindi che la persona esposta può presentare dei “tempora minoris resistentiae” nell’arco delle 24 ore, in relazione alla fase di desincronizzazione circadiana in cui essa si viene a trovare a seguito del ciclo di turnazione. Una suggestiva evidenza in questo senso è stata fornita dal tragico incidente di Bophal, avvenuto all’una di notte, e causato da una nube tossica di metilisocianato.

Si riscontrò infatti che i morti erano presenti essenzialmente tra la popolazione che dormiva (cioè in periodo di deattivazione metabolica) e non tra i turnisti in lavoro di notte, e venne inoltre rilevata una più elevata mortalità tra gli animali diurni, anche di grossa taglia (bestiame), mentre risultarono molto meno colpiti quelli notturni, anche se di piccola taglia (ratti).

I vari fattori sopracitati possono quindi assumere una certa rilevanza anche per quanto riguarda il monitoraggio biologico dei turnisti.

 

Rischio tossicologico per i lavoratori a turni

Il lavoro a turni può influenzare il livello di rischio tossicologico in relazione, da un lato, a tempi e velocità differenti di metabolizzazione e di effetto biologico in funzione delle diverse ore del giorno o della notte in cui avviene l’esposizione e, dall’altro, a tempi e modalità diverse di accumulo e di escrezione a seconda della durata del turno, delle ore di intervallo tra i successivi periodi di lavoro, della diversa interposizione e durata dei giorni di riposo.

Tutti questi fattori possono quindi concorrere nel favorire o meno un eccessivo accumulo di diverse sostanze tossiche, con conseguente superamento del limite biologico di accettabilità e diversa intensità dell’effetto.

Si pone dunque la questione se i TLVs, definiti sulla base di 8 ore di lavoro giornaliero per 5 giorni la settimana e sul presupposto che le modalità di risposta dell’individuo siano costanti nel tempo, possano considerarsi sufficientemente garanti dell’integrità psico-fisica della persona anche nel caso in cui il lavoro venga svolto ad orari diversi (di sera o di notte ad es.).

Molti esperimenti su animali infatti documentano una fluttuazione ritmica su base giornaliera della suscettibilità/resistenza alle sostanze tossiche, nonché variazioni di tale fluttuazione a seguito di cambiamenti del regime luce-buio.

Occorre considerare quindi che la persona esposta può presentare dei “tempora minoris resistentiae” nell’arco delle 24 ore, in relazione alla fase di desincronizzazione circadiana in cui essa si viene a trovare a seguito del ciclo di turnazione. Una suggestiva evidenza in questo senso è stata fornita dal tragico incidente di Bophal, avvenuto all’una di notte, e causato da una nube tossica di metilisocianato.

Si riscontrò infatti che i morti erano presenti essenzialmente tra la popolazione che dormiva (cioè in periodo di deattivazione metabolica) e non tra i turnisti in lavoro di notte, e venne inoltre rilevata una più elevata mortalità tra gli animali diurni, anche di grossa taglia (bestiame), mentre risultarono molto meno colpiti quelli notturni, anche se di piccola taglia (ratti).

I vari fattori sopracitati possono quindi assumere una certa rilevanza anche per quanto riguarda il monitoraggio biologico dei turnisti.

 

Lavoratori turnisti

Il lavoro a turni è disciplinato dal D.Lgs. 8 aprile 2003, n. 66 e dalla contrattazione collettiva cui la legge fa rinvio.
Il decreto definisce come lavoro a turni “qualsiasi metodo di organizzazione del lavoro anche a squadre in base al quale dei lavoratori siano successivamente occupati negli stessi posti di lavoro, secondo un determinato ritmo, compreso il ritmo rotativo, che può essere di tipo continuo o discontinuo, e il quale comporti la necessità per i lavoratori di compiere un lavoro a ore differenti su un periodo determinato di giorni o di settimane” e come lavoratore a turni “qualsiasi lavoratore il cui orario di lavoro sia inserito nel quadro del lavoro a turni”.

La legge non contiene una ricostruzione sistematica del lavoro a turni, limitandosi semplicemente ad elaborarne (con il Decreto 66/2003) la definizione.

Frammenti di disciplina vengono introdotti solo indirettamente come eccezioni all’applicazione di altri istituti quali:

  1. riposo settimanale (art. 9 co. 2 lett. a);
  2. riposo giornaliero (art. 17 co. 3 lett. a);

Con riferimento alle ipotesi di riposo settimanale, infatti, il Decreto 66 introduce una deroga al principio secondo il quale “il lavoratore ha diritto ogni sette giorni a un periodo di riposo di almeno ventiquattro ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica, da cumulare con le ore di riposo giornaliero di cui all’articolo 7”, proprio con riferimento ai turnisti in tutti i casi in cui “il lavoratore cambi squadra e non possa usufruire, tra la fine del servizio di una squadra e l’inizio di quello della squadra successiva, di periodi di riposo settimanale”.

Analogamente si introduce (articolo 17 del Decreto 66/2003) la possibilità di prevedere nei contratti collettivi, ovvero in mancanza di disciplina collettiva attraverso un decreto del Ministero del Lavoro o di quello della Funzione Pubblica, la deroga al diritto al riposo giornaliero minimo di 11 ore consecutive per i turnisti in tutti i casi in cui “il lavoratore cambi squadra e non possa usufruire, tra la fine del servizio di una squadra e l’inizio di quello della squadra successiva, di periodi di riposo giornaliero”.

La direttiva UE 93/104/UE
Proprio con riferimento al lavoro a turni, si è registrata una certa incongruenza tra il Decreto 66/2003 e la Direttiva 93/104/CE, di cui il Decreto 66 costituisce il provvedimento interno di attuazione.

La norma comunitaria, infatti, prescriveva all’articolo 12 l’obbligo per gli Stati Membri, in sede di applicazione della Direttiva, di prendere le misure necessarie “affinché:

  1. i lavoratori notturni e i lavoratori a turni beneficino di un livello di protezione in materia di sicurezza e di salute adatto alla natura del loro lavoro;
  2. i servizi o mezzi appropriati di protezione e prevenzione in materia di sicurezza e di salute dei lavoratori notturni e dei lavoratori a turni siano equivalenti a quelli applicabili agli altri lavoratori e siano disponibili in qualsiasi momento”.

La norma interna non è intervenuta in sede di attuazione a disciplinare il profilo specifico legato alle misure per garantire la sicurezza dei lavoratori turnisti.

Il diritto del turnista alla programmazione del tempo libero

E’ noto che la legge prevede un limite alla variazione unilaterale della collocazione del tempo di lavoro per il dipendente assunto con contratto a a part-time  giustificato in ragione della necessità per il lavoratore di poter programmare il proprio tempo al fine di poter integrare la retribuzione in maniera tale da renderla adeguata ai sensi dell’articolo 36 della Costituzione.

Tale limite si è per lungo tempo ritenuto insussistente con riferimento al rapporto di lavoro full time.

La giurisprudenza ha elaborato un limite analogo a carico del datore di lavoro anche con riferimento ai lavoratori full time turnisti.

In particolare, la Corte ha ritenuto che, in applicazione delle clausole generali di buona fede e correttezza nell’ambito del contratto di lavoro, sussista un impedimento alla libera modificabilità ovvero alla unilaterale determinazione dei turni da parte del datore di lavoro.

In sostanza, a parere della Corte, in capo al datore di lavoro ricadrebbe l’onere di rendere conoscibili con congruo anticipo tali turni, al fine di consentire al dipendente la libera organizzazione del proprio tempo di non lavoro.

Il fondamento di tale limite è stato rinvenuto dalla Cassazione nell’esigenza ineludibile di tutelare la dignità del lavoratore, il quale deve essere posto nelle condizioni di poter gestire il proprio tempo libero al quale è stata riconosciuta una “specifica importanza stante il rilievo sociale che assume lo svolgimento, anche per il lavoratore a tempo pieno, di attività sportive, ricreative o culturali, sociali,politiche, scolastiche ecc., o anche di un secondo lavoro, nel caso in cui non sia prevista una clausola di esclusiva”.

Tipologie di turno

I sistemi di turnazione possono essere estremamente diversificati in relazione a diversi fattori, quali:

– la durata del singolo periodo di turno: in prevalenza da 6 a 8-9 ore, ma può arrivare fino a 12 o ridursi a 4 (in caso di part-time);

– l’interruzione o meno nel fine settimana (turno continuo o discontinuo);

– la presenza e la frequenza del lavoro nel “periodo notturno” ;

– il numero di turni/lavoratori che si succedono nell’arco della giornata: in prevalenza sono impiegati 2 turni (Mattino e Pomeriggio) o 3 turni (aggiungendo la Notte) di 7-9 ore, o 4 turni di 6 ore (Mattino, Pomeriggio, Sera, Notte, nel cosiddetto “6×6”).

– la direzione della rotazione, in senso orario (M-P-N) o antiorario (P-M-N);

– la frequenza della rotazione: rapida (ogni 1-3 giorni), intermedia (ogni 4-7 giorni), lenta (quindicinale o oltre);

– la regolarità e la durata (breve, lunga) dell’intero ciclo di turnazione;

– l’ora di inizio e fine dei vari turni: in prevalenza 06-14-22.

I turni maggiormente impiegati si basano sul sistema “3×8”, a rotazione rapida (ogni 2-3 giorni) se a ciclo continuo, o a rotazione settimanale (su 5 giorni) se di tipo discontinuo. In alcuni settori vengono molto impiegati i turni di 6 ore (“6×6”) prevalentemente con interruzione domenicale.

Nei turni a rotazione rapida i giorni di riposo possono essere intervallati ai diversi turni (es. “2/1”: MMRPPRNNR) o alla fine del ciclo (es. “2/2/2/3” o continentale: MMPPNNRRR). Seppur meno frequentemente, vengono utilizzati anche turni di 12 ore con alternanza “giorno”, “notte” e riposo ogni 2 giorni (GGNNRR)

 Esempi
DENOMINAZIONE DEI TURNI

Turni 4
P
M/N
S
R
M
P
N
R
Turni 5
M
P
N
S
R
M
P
M
P
R
Turni 6
P
M
P
N
S
R
P
M
P
M
P
R
Turni 9
M
M
P
P
N
N
S
R
R
Turni 8
M
M
P
N
N
N
S
R
Turni 10
M
M
P
P
R
M
N
S
R
Turno
Si sviluppa in
Op. necessari
Si ripete dopo
4
4
4
4 sett. 7 turni
5
5
5
5 sett. 7 turni
6
6
6
6 sett. 7 turni
8
8
8
8 sett. 7 turni
9
9
9
9 sett. 7 turni
10
10
10
10 sett. 7 turni

Turni di lavoro e salute

Lavorare fuori dagli orari standard può condurre a disturbi del sonno,a disordini gastro-intestinali e ad un aumento del rischio di malattie cardiache.

Problemi digestivi

Ulcera peptica e altri disturbi gastrici sono cinque  volte superiori tra i lavoratori a turni con turni di notte,rispetto ai lavoratori diurni o ai turnisti senza turni di notte. La causa è una alimentazione sbagliata sia per quantità di cibo assunto sia per i tempi di assunzione:

  • il lavoro a turni interferisce con la pausa pranzo e durante la notte spesso le mense non sono disponibili:

– le persone mangiano a casa ma in anticipo o in ritardo sull’orario normale;

– mangiano al lavoro dove spesso i cibi sono freddi e non sempre di buona qualità;

  • il cibo è spesso consumato velocemente e in stanze non confortevoli durante una pausa troppo breve;
  • i lavoratori a turni e notturni bevono più caffè e altre bevande contenenti caffeina e fumano anche più tabacco; dosi elevate di caffeina e tabacco possono causare problemi digestivi;
  • il sistema digestivo è più suscettibile ad ammalarsi quando l’organismo è privato del sonno;
  • le abitudini alimentari non sono facili da cambiare ma disporre di un buon pasto e di una pausa appropriata,goduta in un locale accogliente, è importante.

Problemi cardiovascolari

I fattori di rischio più importanti per l’apparato cardio-vascolare dei lavoratori turnisti sono: disordini alimentari e del sonno,fumo di tabacco,stress e ansia. Le malattie di cuore individuate precocemente possono essere tenute sotto controllo,perciò la salute dei lavoratori a turni deve essere controllata regolarmente.

Disturbi del sonno

  • Il sonno,dopo aver lavorato di notte,è normalmente più corto e meno riposante
  • Le funzioni del cervello e del corpo sono più lente e con un rendimento inferiore al normale durante la notte e nelle prime ore del mattino.
  • La combinazione di perdita di sonno e lavoro effettuato quando il corpo ha un basso livello di energia può causare eccessivo affaticamento e sonnolenza.
  • Il debito di sonno che si accumula può avere grande influenza sul rendimento e aumentare il rischio di infarto.
  • Per disordini specifici del sonno (ad esempio apnee notturne) bisogna rivolgersi ad medico.

Per migliorare il lavoro a turni e ridurre la fatica si possono mettere in atto molte strategie: riguardano sia gli stili di vita sia l’organizzazione dei turni e le caratteristiche del lavoro.

Non è consigliabile assumere farmaci per dormire come soluzione a lungo termine, perché non producono sonno di buona qualità e ci si può sentire intontiti per qualche tempo dopo il risveglio, il che può interferire nella vita personale come nel lavoro.

Salute della donna

Sempre più donne sono state gradualmente impiegate in lavoro a turni e notturno man mano che le leggi che vietavano loro di lavorare di notte venivano abolite.

Le ricerche sui collegamenti tra salute delle donne e turni di lavoro non sono ancora definitive.

È stato prodotto un gran numero di studi,alcuni dei quali indicano una più alta incidenza di irregolarità nei cicli mestruali fra le lavoratrici turniste e un aumento del rischio di aborto spontaneo,prematurità e nascite sottopeso, come conseguenza degli orari irregolari.

Inoltre la vita delle donne è densa di complesse esigenze familiari,che possono anch’esse avere un peso significativo sulla salute. Tumore al seno: è un ipotesi ancora allo studio. Finché le ricerche sui possibili collegamenti con l’orario di lavoro a turni non saranno conclusive, il consiglio corrente è eseguire i controlli

periodici con la sistematicità prevista dai programmi di prevenzione nazionali.

Ansia e depressione sono più frequenti tra i lavoratori a turni:

  • una vita domestica e sociale felice è un’importante base per una buona salute mentale e i turni di lavoro possono metterla a dura prova;
  • frequenti cambiamenti di orario di lavoro sono psicologicamente ed emotivamente stressanti;
  • cercare di mantenere rapporti sociali e familiari sufficientemente soddisfacenti può portare il turnista ad organizzare la propria vita quotidiana con modalità stressanti e non sane quali il non dormire abbastanza o interrompere il sonno per mangiare con la famiglia;
  • i turni di lavoro possono interferire con i ruoli in famiglia;
  • il tempo trascorso con i figli può essere più limitato;
  • ci possono essere rapporti problematici con il partner;
  • quando la disponibilità di tempo varia continuamente,alcune persone trovano difficoltà nel mantenere le loro relazioni sociali;
  • la depressione è connessa alla fatica cronica;
  • quando una persona sente di non avere altre alternative che accettare i turni o il lavoro notturno il suo organismo può reagire negativamente producendo malattie psicosomatiche.

Alcune strategie per migliorare il sonno e le abitudini alimentari possono migliorare la sensazione generale di benessere,in particolare per chi lavora di notte. A chi ha problemi di ansia e depressione può essere utile rendere disponibile assistenza medica e psicologica nell’ambito dei programmi di sorveglianza sanitaria aziendale.

Salute e turni di lavoro

Lavorare fuori dagli orari standard può condurre a disturbi del sonno,a disordini gastro-intestinali e ad un aumento del rischio di malattie cardiache.

Problemi digestivi

Ulcera peptica e altri disturbi gastrici sono cinque  volte superiori tra i lavoratori a turni con turni di notte,rispetto ai lavoratori diurni o ai turnisti senza turni di notte. La causa è una alimentazione sbagliata sia per quantità di cibo assunto sia per i tempi di assunzione:

  • il lavoro a turni interferisce con la pausa pranzo e durante la notte spesso le mense non sono disponibili:

– le persone mangiano a casa ma in anticipo o in ritardo sull’orario normale;

– mangiano al lavoro dove spesso i cibi sono freddi e non sempre di buona qualità;

  • il cibo è spesso consumato velocemente e in stanze non confortevoli durante una pausa troppo breve;
  • i lavoratori a turni e notturni bevono più caffè e altre bevande contenenti caffeina e fumano anche più tabacco; dosi elevate di caffeina e tabacco possono causare problemi digestivi;
  • il sistema digestivo è più suscettibile ad ammalarsi quando l’organismo è privato del sonno;
  • le abitudini alimentari non sono facili da cambiare ma disporre di un buon pasto e di una pausa appropriata,goduta in un locale accogliente, è importante.

Problemi cardiovascolari

I fattori di rischio più importanti per l’apparato cardio-vascolare dei lavoratori turnisti sono: disordini alimentari e del sonno,fumo di tabacco,stress e ansia. Le malattie di cuore individuate precocemente possono essere tenute sotto controllo,perciò la salute dei lavoratori a turni deve essere controllata regolarmente.

Disturbi del sonno

  • Il sonno,dopo aver lavorato di notte,è normalmente più corto e meno riposante
  • Le funzioni del cervello e del corpo sono più lente e con un rendimento inferiore al normale durante la notte e nelle prime ore del mattino.
  • La combinazione di perdita di sonno e lavoro effettuato quando il corpo ha un basso livello di energia può causare eccessivo affaticamento e sonnolenza.
  • Il debito di sonno che si accumula può avere grande influenza sul rendimento e aumentare il rischio di infarto.
  • Per disordini specifici del sonno (ad esempio apnee notturne) bisogna rivolgersi ad medico.

Per migliorare il lavoro a turni e ridurre la fatica si possono mettere in atto molte strategie: riguardano sia gli stili di vita sia l’organizzazione dei turni e le caratteristiche del lavoro.

Non è consigliabile assumere farmaci per dormire come soluzione a lungo termine, perché non producono sonno di buona qualità e ci si può sentire intontiti per qualche tempo dopo il risveglio, il che può interferire nella vita personale come nel lavoro.

Salute della donna

Sempre più donne sono state gradualmente impiegate in lavoro a turni e notturno man mano che le leggi che vietavano loro di lavorare di notte venivano abolite.

Le ricerche sui collegamenti tra salute delle donne e turni di lavoro non sono ancora definitive.

È stato prodotto un gran numero di studi,alcuni dei quali indicano una più alta incidenza di irregolarità nei cicli mestruali fra le lavoratrici turniste e un aumento del rischio di aborto spontaneo,prematurità e nascite sottopeso, come conseguenza degli orari irregolari.

Inoltre la vita delle donne è densa di complesse esigenze familiari,che possono anch’esse avere un peso significativo sulla salute. Tumore al seno: è un ipotesi ancora allo studio. Finché le ricerche sui possibili collegamenti con l’orario di lavoro a turni non saranno conclusive, il consiglio corrente è eseguire i controlli

periodici con la sistematicità prevista dai programmi di prevenzione nazionali.

Ansia e depressione sono più frequenti tra i lavoratori a turni:

  • una vita domestica e sociale felice è un’importante base per una buona salute mentale e i turni di lavoro possono metterla a dura prova
  • frequenti cambiamenti di orario di lavoro sono psicologicamente ed emotivamente stressanti
  • cercare di mantenere rapporti sociali e familiari sufficientemente soddisfacenti può portare il turnista ad organizzare la propria vita quotidiana con modalità stressanti e non sane quali il non dormire abbastanza o interrompere il sonno per mangiare con la famiglia
  • i turni di lavoro possono interferire con i ruoli in famiglia
  • il tempo trascorso con i figli può essere più limitato
  • ci possono essere rapporti problematici con il partner
  • quando la disponibilità di tempo varia continuamente,alcune persone trovano difficoltà nel mantenere le loro relazioni sociali
  • la depressione è connessa alla fatica cronica
  • quando una persona sente di non avere altre alternative che accettare i turni o il lavoro notturno il suo organismo può reagire negativamente producendo malattie psicosomatiche.

Alcune strategie per migliorare il sonno e le abitudini alimentari possono migliorare la sensazione generale di benessere,in particolare per chi lavora di notte. A chi ha problemi di ansia e depressione può essere utile rendere disponibile assistenza medica e psicologica nell’ambito dei programmi di sorveglianza sanitaria aziendale.