Riscatto della laurea

Avrò 57 anni il prossimo novembre; sono in servizio come medico dipendente Asl a partire dall’agosto 1990. Nel 2010 ho presentato domanda per il riscatto degli anni di laurea ed ora l’Inps mi ha risposto. Dovrei versare 60.000 euro in un’unica soluzione, oppure in 120 rate. I miei quesiti sono due:
a) con le attuali regole, effettuando il riscatto potrei anticipare almeno un po’ l’epoca del mio pensionamento?
b) Anche senza un anticipo dell’epoca del pensionamento, la proposta potrebbe essere economicamente interessante se portasse ad una pensione più elevata e se il versamento per il riscatto fosse fiscalmente deducibile?


La pensione di vecchiaia maturerà all’incirca nel mese di luglio 2026, con le attuali regole e con le attuali stime della speranza di vita. La pensione anticipata, se il rapporto di lavoro è iniziato nel 1990 ed è proseguito regolarmente, maturerà non prima del 2034/2035. In base a questi dati ricavati dalle scarne informazioni, emerge quindi che i 4 anni riscattati non permettono di andare prima in pensione, perché dal punto di vista del diritto saranno utili per l’anzianità contributiva, e consentiranno un accesso alla pensione anticipata tra il 2030 e il 2031. La pensione di vecchiaia maturerà sempre alla stessa data in quanto i 20 anni di anzianità contributiva sono già maturati e occorre aspettare solo il raggiungimento dell’età pensionabile. Ai fini del calcolo, invece, il riscatto potrebbe avere un’incidenza positiva. Dal momento che l’interessato avrà una pensione mista, con quota retributiva fino al 31 dicembre 1995 e contributiva poi, l’incidenza sulla quota contributiva ci sarebbe solo se il periodo da riscattare si colloca dal 1996 in poi, altrimenti non ha effetti. Se il periodo è precedente al 1996 incide solo sul conteggio delle settimane di anzianità contributiva che compongono la quota retributiva della pensione e quindi l’importo, dopo il riscatto, sarà certamente più elevato perché la retribuzione settimanale pensionabile sarà moltiplicata non per le settimane oggi accreditate dal 1990 al 1996, ma su un periodo maggiorato di 208 settimane (4 anni).Dal punto di vista fiscale, i contributi da riscatto sono deducibili dal reddito. Per capire i pro e i contro occorre comunque lavorare sui dati effettivi e fare delle simulazioni.

Part-time e riduzione dell’assegno

Ho 52 anni di età e 37 di contributi versati. Attualmente lavoro nel commercio. Vorrei cambiare il mio contratto di lavoro dalle attuali 40 alle 30 ore settimanali. Vorrei sapere se questo è possibile, e quanto ciò influirebbe ai fini contributivi. Dovrei aspettare di più per la pensione?


I periodi trascorsi in part time sono utili per intero (al 100 per cento) ai fini del diritto a pensione, mentre sono rapportati alla percentuale “lavorata” ai fini della determinazione dell’assegno pensionistico. Pertanto, ciò risulterebbe ininfluente ai fini della determinazione della data di uscita dal mondo del lavoro, che rimarrà sempre la stessa sia nel caso di prestazione a tempo pieno sia nel caso di prestazione part time. Invece l’importo calcolato tenendo conto dei periodi di part time sarà inferiore rispetto a quello teoricamente calcolato sulla prestazione a tempo pieno.

Donazione sangue e ferie

Un dipendente durante il periodo di ferie (senza chiusura aziendale) ha deciso di effettuare una donazione di sangue. In questo caso gli spetta il permesso apposito oppure resta regolarmente in ferie?


Né la legge né l’Inps (a quanto risulta) hanno affrontato la questione della scelta tra ferie o donazione sangue, qualora, durante il periodo di riposo feriale, il lavoratore decida di donare il sangue. L’assenza retribuita dal lavoro per donare il sangue si fonda sul valore sociale del comportamento, che va quindi tutelato, e sull’esigenza di garantire una giornata di riposo per il recupero fisico. Se il lavoratore è già a riposo, perché in ferie, ed è già retribuito, entrambe le esigenze sono comunque garantite. Si può obiettare che il riposo per donazione di sangue altera la funzione del riposo feriale, che ha altre finalità, e che quindi si potrebbe assimilare la questione al caso della sospensione delle ferie per intervenuta malattia. Pensiamo che l’obiezione possa avere un fondamento; però la differenza è che la malattia sopraggiunge in modo inevitabile, mentre la donazione di sangue è un atto volontario del lavoratore. Pertanto, il giorno dedicato alla donazione di sangue resta un giorno di ferie e a tale titolo va imputata l’assenza dal lavoro.

Part-time: ferie e permessi

l part time orizzontale non riduce la durata di ferie e permessi personali.

Dipendenti in part time orizzontale. Occorre in premessa ricordare che il part time è definito come orizzontale nel caso in cui non vi sia riduzione del numero di giornate ma della durata delle stesse; è verticale in caso di riduzione del numero di giornate e non della loro durata; è misto nel caso di riduzione del numero di giornate e della durata. La durata delle ferie e dei permessi personali non è ridotta per i dipendenti in part time orizzontale, in quanto essi svolgono la loro prestazione lavorativa nello stesso numero di giornate dei dipendenti a tempo pieno.
Ai dipendenti in part time verticale spetta un numero di giorni di ferie (e festività soppresse) proporzionato alle giornate di lavoro prestate nell’anno, confrontate con le ordinarie giornate d’obbligo previste nel rapporto a tempo pieno.
Lo stesso principio si applica per i permessi concessi per documentati motivi personali. Di conseguenza, occorre calcolare il rapporto che vi è tra il numero di giornate di impegno lavorativo di questo personale e di quello a tempo pieno e applicare questo stesso rapporto alle giornate di ferie e ai permessi per documentate ragioni personali. Lo stesso metodo si applica anche ai dipendenti in part time misto; che per ciò che attiene al trattamento economico, invece, troverà applicazione il riproporzionamento previsto per il tempo parziale orizzontale, nel senso che esso sarà commisurato alla durata della prestazione giornaliera.
Dipendenti assunti a tempo determinato.  Ai dipendenti assunti a tempo determinato spettano le ferie nella stessa misura del personale a tempo indeterminato, ma esse competono solo i giorni di ferie maturati in relazione alla durata del servizio prestato. Quindi le ferie maturano solamente a valle della prestazione lavorativa, anche se non è obbligatorio che esse siano godute tutte solamente alla fine della durata della assunzione.

Durante l’infortunio maturano ferie e TFR

Vi chiedo se durante il periodo di infortunio il lavoratore matura ferie, Tfr, Rol e festività? Se sì, il pagamento di ferie, Tfr, Rol e festività è a carico dell’azienda o dell’Inail?


L’assenza per malattia professionale o infortunio è utile ai fini del trattamento di fine rapporto e non interrompe la maturazione dell’anzianità di servizio a tutti gli effetti (ferie, gratifica natalizia, eccetera).L’Inail paga tutte le giornate, anche festive, comprese nel periodo di assenza, mentre il datore di lavoro deve comunque integrare al 100% della retribuzione le festività cadenti nel periodo stesso. IL Tfr relativo ai predetti periodi è comunque a carico del datore di lavoro. Per quanto concerne le ferie, nella quota di indennizzo a carico Inail, è compresa anche la quota delle ferie pari al numero di giorni di ferie spettanti, moltiplicato 100 e diviso 300.

Naspi e lavoro a termine

Sono stato  assunto come dipendente a tempo determinato per 6 mesi in una casa di cura, potrò, al termine del rapporto, chiedere la Naspi?

La Naspi è riconosciuta ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e che presentino congiuntamente i seguenti requisiti (Dlgs 22/2015 – Inps, circolare 94/2015):
a) siano in stato di disoccupazione;
b) possano far valere, nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, almeno tredici settimane di contribuzione contro la disoccupazione;
c) possano far valere 30 giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione. Anche se l’Inps non si è pronunciata in merito, riteniamo che anche la cessazione del rapporto per scadenza del termine integri l’ipotesi di disoccupazione involontaria e dia quindi diritto alla Naspi.

Tempo determinato e fine apprendistato

Vorremmo sapere se è possibile assumere a tempo determinato, e se per 36 mesi, un apprendista non confermato al termine del periodo formativo. Si specifica che il contratto di apprendistato ha avuto una durata di 30 mesi.  Vorrei sapere se il contratto a termine dovrà tener conto del periodo di apprendistato oppure posso fare un contratto per una durata massima di 36 mesi. Nel caso in cui si potesse riassumere con il contratto a termine sono obbligato a rispettare degli intervalli di tempo? 

In caso di recesso al termine del periodo formativo è certamente possibile procedere alla riassunzione con contratto di lavoro a tempo determinato del medesimo lavoratore. Data la sostanziale diversità delle due discipline, ora peraltro contenute entrambe nel decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, il conteggio del periodo di occupazione riparte da zero e, quindi, salvo diversa previsione da parte del contratto collettivo, la sommatoria di tutti i (nuovi) periodi di contratto a termine non dovrà superare i 36 mesi. La norma, infatti, prevede che al termine del periodo di apprendistato le parti possono recedere dal contratto, ai sensi dell’articolo 2118 del codice civile, con preavviso decorrente dal medesimo termine. Durante il periodo di preavviso continua a trovare applicazione la disciplina del contratto di apprendistato. Se nessuna delle parti recede il rapporto prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. E’ necessaria dunque la risoluzione del rapporto di apprendistato e l’instaurazione di un nuovo rapporto per evitare contestazioni. Anche se gli intervalli di tempo valgono solamente tra 2 successivi contratti a termine, nel caso in esame, si ritiene necessario (o quantomeno opportuno) il rispetto di un congruo intervallo temporale.

Disoccupazione requisiti ridotti per la NASPI

Sono  stato assunto con contratto di lavoro a tempo determinato per tre mesi (eventualmente rinnovabili). A scadenza del periodo di lavoro ha diritto alla cosiddetta disoccupazione da parte dell’Inps? Occorre inserire direttamente online la richiesta? Questo periodo di disoccupazione, se riconosciuto, è anche coperto dai contributi?


Quando cesserà il rapporto di lavoro, il regime di disoccupazione sarà regolato dalla nuova indennità Naspi. In pratica, al momento della disoccupazione, per fruire dell’indennità sarà necessario possedere i seguenti requisiti: 1) far valere, nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione;
2) far valere 30 giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione. Nel caso, la domanda potrà essere fatta o tramire il sito Inps oppure rivolgendosi a un patronato o a un contact center.Il periodo di percezione della Naspi è coperto dall’accredito dei contributi figurativi ai fini del diritto alla pensione.
Ai fini della misura della pensione, è riconosciuto l’accredito entro il limite di 1.820 euro mensili. Inoltre, sempre ai fini del calcolo delle quote retributive di pensione, le retribuzioni relative ai periodi di contribuzione figurativa per i quali viene applicato il tetto citato vengono neutralizzate, qualora, una volta rivalutate, siano di importo inferiore alla retribuzione media pensionabile ottenuta senza di esse.