Nascita o adozione di minore: bonus di 800 euro

il comma 353 della legge n. 232 dell’11 dicembre 2016 (legge di Bilancio 2017), ha riconosciuto, a decorrere dal 1° gennaio 2017, un beneficio dell’importo di 800 euro (che non concorre alla formazione del reddito imponibile complessivo), alla nascita o all’adozione di un minore

Il beneficio, è riconosciuto da parte dell’Istituto, alle donne gestanti o alle madri che siano:

  • residenti in Italia;
  • cittadine italiane, cittadine comunitarie o cittadine non comunitarie in possesso dello status di rifugiato politico e protezione sussidiaria, che, a seguito dell’art. 27 del D.Lgs n. 251/2007, sono equiparate alle cittadine italiane;
  • cittadine non comunitarie, in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo oppure di una delle carte di soggiorno per familiari di cittadini UE

Esclusione. Secondo l’INPS Risultano escluse dal beneficio le cittadine di Paesi terzi non in possesso del titolo da lungo soggiornante CE-SLP. Infatti, l’Istituto inserisce, a nostro parere arbitrariamente, vincoli per la percezione del premio alla nascita, non posti in origine dal legislatore.

Maturazione del diritto. Il bonus 800 euro è concesso dall’Inps in un’unica soluzione per evento, a prescindere dal numero di figli nati o adottai/affidati contestualmente.

Il beneficio è riconosciuto al verificarsi (dal 1° gennaio 2017) di uno dei seguenti eventi:

  • compimento del 7° mese di gravidanza;
  • parto, anche se antecedente all’inizio dell’8° mese di gravidanza;
  • adozione del minore, nazionale o internazionale, disposta con sentenza divenuta definitiva ai sensi
  • della legge n. 184/1983;
  • affidamento preadottivo nazionale affidamento preadottivo internazionale

Presentazione della domanda e relativa documentazione a corredo. La futura madre avente diritto, dovrà presentare domanda esclusivamente in via telematica, dopo il compimento del 7° mese di gravidanza.

La domanda va corredata dalla certificazione sanitaria, rilasciata dal medico specialista del Servizio Sanitario nazionale, attestante la data presunta del parto.

Qualora la domanda è presentata in relazione al parto, la madre dovrà autocertificare la data del parto e la generalità del bambino.

Nel caso di adozione o affidamento, se a corredo della domanda non viene allegato il provvedimento giudiziario, sia esso la sentenza definitiva di adozione o il provvedimento di affidamento preadottivo, si dovranno riportare gli elementi (sezione del tribunale, la data di deposito in cancelleria ed il relativo numero) per consentire all’Istituto di reperire il provvedimento presso l’Amministrazione che lo detiene.

Guida alla maternità e alla paternità

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La presente guida si propone completamente rinnovata e implementata rappresenta uno strumento informativo di facile fruizione, in grado di evidenziare, in forma sintetica, le principali tutele contenute nella normativa relativa ai congedi di maternità, di paternità e parentale.
Parlare di congedi parentali significa affrontare un tema che rappresenta il futuro di tutta la società, della sua capacità di riprodursi e di evolversi.
Significa parlare di come si organizza il tempo del lavoro rispetto a quello degli affetti e dell’educazione dei figli, e soprattutto di come si intende tutelare le giovani famiglie nel momento più delicato.
Un tema che riguarda in particolare le donne lavoratrici, ma non esclusivamente loro.
La difficile armonizzazione delle esigenze di cura con quelle dell’attività lavorativa rappresenta, ancora oggi, una delle componenti che più frenano la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
Lo sdoppiamento delle funzioni, agisce ancora come fattore di allontanamento delle donne dall’attività lavorativa e contribuisce ad alimentare il fenomeno della segregazione occupazionale e professionale.
D’altra parte, i costi personali e professionali che le donne devono sostenere per la mancanza di servizi alla famiglia o per l’impossibilità di accesso laddove esistenti, la rigidità degli orari lavorativi, la difficile gestione della mobilità del lavoro, la percentuale ancora limitata (seppure crescente) di uomini che accedono ai congedi, confermano che, al di là delle profonde trasformazioni sociali, restano ancora molti problemi aperti.
Problemi sui quali la Fp CGIL continuerà ad investire in termini di impegno e di spinta al cambiamento, ma rispetto ai quali anche la dimensione informativa o di facilitazione dell’accesso alle tutele previste non è indifferente.
La presente guida si propone dunque come uno strumento informativo di facile fruizione, in grado di evidenziare, in forma sintetica, le principali tutele contenute nella normativa relativa ai congedi di maternità, di paternità e parentale.

Congedo parentale per educazione e cura dei figli

Aventi diritto: Genitori di persone con disabilità fisica, sensoriale, psichica, con cittadinanza italiana o UE ed extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.

I genitori, anche adottivi o affidatari, possono avvalersi delle forme di congedo per assistere i figli fino agli otto anni di età.

La lavoratrice madre, trascorso il periodo di astensione obbligatoria dopo il parto, può richiedere un periodo di astensione, frazionato o continuativo, non superiore ai sei mesi. Analogo periodo di astensione può essere richiesto dal lavoratore padre. Va sottolineato che entrambi i genitori possono ottenere i permessi senza però eccedere il limite complessivo di dieci mesi.

Vi sono due eccezioni:

  • qualora nel nucleo sia presente un solo genitore (separato, deceduto o padre o madre sono “single”), questi potrà ottenere di assentarsi per un periodo continuativo o frazionato non superiore a dieci mesi
  • qualora invece il genitore padre chieda un permesso per un periodo non inferiore a tre mesi, il suo limite è elevato a sette mesi e, quindi, se entrambi i genitori fruiscono di tali congedi il limite complessivo è elevato a undici mesi

Per fruire dei permessi il genitore è tenuto, salvo casi di oggettiva impossibilità, a preavvisare il datore di lavoro secondo le modalità e i criteri definiti dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, e comunque con un periodo di preavviso non inferiore a quindici giorni.

Il licenziamento attivato nel periodo del congedo è nullo alla stessa stregua di quanto previsto per il licenziamento nel corso del congedo per maternità.

Retribuzione e aspetti previdenziali

Questi congedi sono computati nell’anzianità di servizio. Incidono invece negativamente sulla costituzione delle ferie, della tredicesima mensilità o della gratifica natalizia, salvo disposizioni migliorative dei singoli Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro.

Fino al terzo anno di età del bambino spetta un’indennità pari al 30% della retribuzione per un periodo massimo, complessivo fra genitori, di sei mesi. In questo periodo vengono anche versati i relativi contributi figurativi. Dopo i tre anni di età l’indennità del 30% e i contributi figurativi sono riconosciuti solo in caso di redditi particolarmente bassi.

Non sono inclusi nel conteggio dell’anzianità contributiva per richiesta pensione anticipata.

La pensione anticipata viene concessa a chi ha un’anzianità contributiva di almeno 42 anni e 1 mese se uomo o 41 anni e 1 mese se donna. Questi requisiti contributivi sono aumentati di un ulteriore mese per il 2013 e per il 2014 e sono soggetti anch’essi all’adeguamento alla speranza di vita.

Per richiedere la pensione anticipata non è prevista un’età anagrafica minima, ma per chi la richiede prima dei 62 anni subisce una penalizzazione pari all’1% per ogni anno di anticipo entro un massimo di due anni e al 2% per ogni anno ulteriore rispetto ai primi 2.

Ad esempio: chi va in pensione a 59 anni, ha una penalizzazione del 4%.

La penalizzazione incide sull’ammontare della pensione e fa riferimento alle anzianità contributive maturate prima del 1 gennaio 2012.

La Legge 14/2012 ha precisato un elemento: le penalizzazioni, limitatamente alle persone che maturano l’anzianità contributiva entro il 31.12.2017, non operano se quell’anzianità contributiva “derivi esclusivamente da prestazione effettiva di lavoro, includendo i periodi di astensione obbligatoria per maternità, per l’assolvimento degli obblighi di leva, per infortunio, per malattia e di cassa integrazione guadagni ordinaria.”

Nel conteggio del 42 anni e 2 mesi (2013) per i maschi, e 41 anni e 2 mesi per le femmine, si conteggiano quindi solo i “giorni” di lavoro effettivo, oltre alla maternità (obbligatoria), la leva, le assenze per malattia o infortunio. Altre “assenze” non sono contemplate.

Il lavoratore, di età inferiore ai 62 anni, per non subire penalizzazioni, deve raggiungere – come già detto – i 42 anni e 2 mesi di contribuzione effettiva (41 e 2, se donna). Se i permessi lavorativi, i congedi o altre assenze, non consentono di raggiungere quel limite minimo, dovrà proseguire il servizio effettivo fino al raggiungimento del limite prescritto o attendere il raggiungimento dell’età utile per il pensionamento di vecchiaia.

Al momento attuale la situazione per la pensione anticipata è quella descritta. Solo un intervento legislativo (che può essere di iniziativa parlamentare o governativa) può modificare le disposizioni già vigenti e sanarne gli effetti di notevole entità per i lavoratori che si trovano in prossimità della pensione.

Affido e adozione

L’opportunità di fruizione dei congedi per cura è estesa anche ai genitori adottivi o affidatari. Il limite di età del bambino in questo caso è più elastico. Se il minore ha un’età compresa fra sei e dodici anni, il diritto di astenersi dal lavoro per cura, educazione, assistenza o malattia può essere esercitato nei primi tre anni dall’ingresso del minore nel nucleo familiare.

  Minore Minore con disabilità
Fino ai tre anni Congedo parentale (massimo 10 mesi, 11 casi particolari) anche frazionato in ore con indennità 30 % per massimo sei mesi. Congedo parentale e prolungamento fino a tre anni anche frazionato in ore con indennità 30 % per tutto il periodo di prolungamento.

OPPURE

Due ore di permesso giornaliero retribuito.

OPPURE

Tre giorni di permesso mensile retribuito

Fino ai sei anni Congedo parentale (massimo 10 mesi, 11 casi particolari) anche frazionato in ore con indennità 30 % per massimo sei mesi.

L’indennità continua ad essere erogata oltre i sei mesi e fino all’ottavo anno di età se il reddito individuale sia molto basso

Congedo parentale e prolungamento fino a tre anni anche frazionato in ore con indennità 30 % per tutto il periodo di prolungamento

OPPURE)

Tre giorni di permesso mensile retribuito

Da sei ai dodici anni Congedo parentale (massimo 10 mesi, 11 casi particolari) anche frazionato in ore. Congedo parentale e prolungamento fino a tre anni anche frazionato in ore con indennità 30 % per tutto il periodo di prolungamento

OPPURE

Tre giorni di permesso mensile retribuito.

 

 

Stranieri: permesso di soggiorno per gravidanza

La legge stabilisce il rilascio del permesso di soggiorno per cure mediche alle donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi al parto.

Prevede, inoltre, il divieto di espulsione delle donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio.

Gli aventi diritto. Hanno diritto al permesso di soggiorno per gravidanza, anche se presenti irregolarmente in Italia:

  • le donne in stato di gravidanza;
  • le donne nei sei mesi successivi al parto.
  • Il padre del nascituro

Il padre ha diritto al permesso di soggiorno anche per cure mediche anche al padre del nascituro, purchè coniugato e convivente .

Il padre dovrà quindi esibire il certificato di matrimonio debitamente tradotto e legalizzato.

Il genitore naturale (non coniugato) ha tuttavia una possibilità: potrebbe chiedere al Tribunale per i minorenni l’autorizzazione a restare in Italia per motivi attinenti alla crescita ed allo sviluppo psicofisico del bambino, a prescindere dal possesso di un permesso di soggiorno.

Quando va richiesto. Il permesso di soggiorno per maternità può essere chiesto dal momento in cui viene certificato lo stato di gravidanza e nei sei mesi successivi al parto.  Sono necessari i seguenti documenti:

  • istanza compilata e sottoscritta dall’interessa;
  • marca da bollo da euro 14,62;
  • fotografie formato tessera avente posa uguale;
  • copia del passaporto (pagine relative a dati anagrafici, foto, date di rilascio e scadenza, visto di ingresso e timbri frontiera Schengen);
  • certificazione medica rilasciata da una struttura pubblica, oppure certificato rilasciato da struttura o medico privato con vidimazione dell’ASL, attestante lo stato di gravidanza e la data presunta del parto; in caso di nascita del figlio, occorre l’estratto dell’atto di nascita;
  • autocertificazione o certificato di residenza o altrimenti copia della comunicazione, da parte del soggetto ospitante, corredata dalla copia del documento di identità di quest’ultimo.

La domanda ed i documenti allegati devono essere presentati personalmente allo Sportello unico dell’immigrazione.

Revoca

Il permesso di soggiorno per gravidanza viene revocato in caso di interruzione volontaria di gravidanza.

Rinnovo

Il permesso di soggiorno per gravidanza viene rinnovato nei seguenti casi:

  • dal momento della nascita, per i sei mesi successivi;
  • in caso di morte del nascituro al momento del parto, fino ai sei mesi successivi alla data presunta di nascita del figlio.

Conversione

Il permesso di soggiorno per gravidanza può essere convertito in permesso di soggiorno per motivi familiari.

Ciò è possibile quando lo straniero ha i requisiti per il ricongiungimento familiare (deve avere un determinato rapporto di parentela, nonchè i requisiti di reddito e alloggio).

La conversione può essere chiesta entro un anno dalla scadenza del permesso.

Permesso di soggiorno per gravidanza

La legge stabilisce il rilascio del permesso di soggiorno per cure mediche alle donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi al parto.

Prevede, inoltre, il divieto di espulsione delle donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio.

Gli aventi diritto. Hanno diritto al permesso di soggiorno per gravidanza, anche se presenti irregolarmente in Italia:

  • le donne in stato di gravidanza;
  • le donne nei sei mesi successivi al parto.
  • Il padre del nascituro

Il padre ha diritto al permesso di soggiorno anche per cure mediche anche al padre del nascituro, purchè coniugato e convivente .

Il padre dovrà quindi esibire il certificato di matrimonio debitamente tradotto e legalizzato.

Il genitore naturale (non coniugato) ha tuttavia una possibilità: potrebbe chiedere al Tribunale per i minorenni l’autorizzazione a restare in Italia per motivi attinenti alla crescita ed allo sviluppo psicofisico del bambino, a prescindere dal possesso di un permesso di soggiorno.

Quando va richiesto. Il permesso di soggiorno per maternità può essere chiesto dal momento in cui viene certificato lo stato di gravidanza e nei sei mesi successivi al parto.  Sono necessari i seguenti documenti:

  • istanza compilata e sottoscritta dall’interessa;
  • marca da bollo da euro 14,62;
  • fotografie formato tessera avente posa uguale;
  • copia del passaporto (pagine relative a dati anagrafici, foto, date di rilascio e scadenza, visto di ingresso e timbri frontiera Schengen);
  • certificazione medica rilasciata da una struttura pubblica, oppure certificato rilasciato da struttura o medico privato con vidimazione dell’ASL, attestante lo stato di gravidanza e la data presunta del parto; in caso di nascita del figlio, occorre l’estratto dell’atto di nascita;
  • autocertificazione o certificato di residenza o altrimenti copia della comunicazione, da parte del soggetto ospitante, corredata dalla copia del documento di identità di quest’ultimo.

La domanda ed i documenti allegati devono essere presentati personalmente allo Sportello unico dell’immigrazione.

Revoca

Il permesso di soggiorno per gravidanza viene revocato in caso di interruzione volontaria di gravidanza.

Rinnovo

Il permesso di soggiorno per gravidanza viene rinnovato nei seguenti casi:

  • dal momento della nascita, per i sei mesi successivi;
  • in caso di morte del nascituro al momento del parto, fino ai sei mesi successivi alla data presunta di nascita del figlio.

Conversione

Il permesso di soggiorno per gravidanza può essere convertito in permesso di soggiorno per motivi familiari.

Ciò è possibile quando lo straniero ha i requisiti per il ricongiungimento familiare (deve avere un determinato rapporto di parentela, nonchè i requisiti di reddito e alloggio).

La conversione può essere chiesta entro un anno dalla scadenza del permesso.

Maternità: glossario

Aborto.

L’interruzione della gravidanza prima del 180esimo giorno da diritto al solo trattamento di malattia, rimanendo escluso che la lavoratrice possa usufruire del trattamento di maternità, così come della conservazione del posto. Se, invece, l’aborto si verifica dopo i 180 dall’inizio della gestazione l’evento viene considerato ugualmente come parto e la lavoratrice godrà dei diritti derivanti dallo stato di maternità.

Adozioni (nazionali e internazionali).

E’ l’istituto giuridico che tende a garantire al bambino in stato di abbandono il diritto a vivere serenamente all’interno di una famiglia.

In particolare l’adozione internazionale deve essere intesa come una delle tante forme di cooperazione e di collaborazione tra i popoli.

Affidamento.

L’affidamento  è uno strumento introdotto a tutela di quel minore che solo temporaneamente risulti privo di un ambiente familiare idoneo alla propria crescita, nonostante che la famiglia riceva interventi di sostegno e di aiuto da parte dello Stato, della Regione o degli Enti locali (ad esempio, buoni alimentari, assegni familiari, sostegno nel pagamento di bollette).

Si parla, infatti, in tali casi di affidamento temporaneo. L’affidamento del minore a soggetti terzi, individuati in base alle indicazioni della legge, dura per il periodo in cui sussiste l’impedimento nella famiglia di origine. Tale situazione di disagio deve essere circoscritta nel tempo: è previsto un termine massimo, che può essere prorogato nell’interesse del minore.

Allorché la causa che abbia impedito alla famiglia di origine di prendersi cura del minore venga meno, il minore potrà fare ritorno al suo nucleo familiare.

Affinità.

E’ il vincolo che intercorre tra il coniuge e i parenti dell’altro coniuge.

Congedo di maternità.

Astensione obbligatoria dal lavoro della lavoratrice madre prima e dopo il parto.

Congedo di paternità. Astensione obbligatoria dal lavoro del lavoratore padre, fruita in alternativa alla madre.

Congedo parentale.

Astensione facoltativa della lavoratrice madre e del lavoratore padre.

Congedo per malattia del figlio.

Astensione facoltativa di entrambi i genitori lavoratori in caso di malattia del figlio.

Contributi di riscatto.

Sono le somme richieste per il riconoscimento previdenziale di determinati servizi o periodi, calcolate in relazione all’età, al sesso e alla retribuzione alla data della domanda, atte a garantire la riserva matematica per l’erogazione futura dei benefici economici.

Contribuzione figurativa.

E’ il riconoscimento ai fini previdenziali di determinati periodi di rilevanza sociale pur in assenza di contribuzione effettiva.

Genitore solo.

Quando per circostanze varie un solo genitore, in ottemperanza ai doveri genitoriali, può di prendersi effettivamente cura del figlio.

Fattispecie ricorrenti:

  1. morte di un genitore
  2. abbandono del figlio da parte di uno dei genitori
  3. affidamento del figlio a uno solo dei genitori
  4. nel caso l’altro genitore sia colpito da grave infermità, ancorché temporalmente circoscritta.

Lavori insalubri e pericolosi.

Molte attività lavorative possono costituire per la Lavoratrice in gravidanza – puerperio – allattamento una condizione di pregiudizio o di rischio per la sua salute o per quella del bambino.  Per tale motivo il Legislatore ha emanato specifiche norme preventive a tutela delle lavoratrici madri.

http://www.abcdeidiritti.it/esperto.html#singleQpost?id=2227

Maternità: diritti in sintesi

Maternità e paternità

Disciplina legislativa D.lgs 151/2001 – D.lgs 80/2015 – Legge 194/1978 – Legge 92/2012 (art.4 comma 24) – DM 22.1.2012 – Art. 2110 e 2120  Codice Civile – DPR 1026/1976
Ambito di applicazione Lavoratrici e lavoratori dipendenti, settori privati e pubblici, compresi i soci lavoratori di cooperative
Indennità di maternità Per periodo assenza art. 16 e 17 D.lgs 151/2001
80% della retribuzione (calcolo della retribuzione media giornaliera) per i dipendenti privati e i soci lavoratori di cooperativa con eventuale integrazione al 100% del datore di lavoro se prevista dal CCNL

100% della retribuzione (calcolo della retribuzione media giornaliera) per i dipendenti pubblici.

Prolungamento del diritto all’indennità in caso di disoccupazione e sospensione

Paternità Possibilità per il lavoratore di fruire dell’indennità in caso di morte, infermità, abbandono della madre professionista o affidamento esclusivo del bambino al padre

Diritto all’indennità economica

Nuovo congedo di paternità Obbligatorio: 1 giorno entro i 5 mesi dalla nascita o ingresso in famiglia se adozione

Facoltativo: 2 giorni entro i 5 mesi dalla nascita o ingresso in famiglia se adozione, in alternativa alla madre (decurtazione dell’indennità a quest’ultima)

NON ANCORA APPLICABILE PER I DIPENDENTI PUBBLICI (dovrà essere recepito dai CCNL)

Periodo sperimentale 2013/2015

Indennità giornaliera INPS 100%

Interruzione della gravidanza Spetta l’indennità di malattia per interruzione precedente al 180° giorno dall’inizio della gestazione

Riconosciuta indennità di maternità per interruzioni successive al 180° giorno

Possibilità di rientro al lavoro per la lavoratrice con un preavviso di 10 giorni

Astensione dal lavoro Divieto di effettuare prestazione lavorativa art. 16 e 17 D.lgs 151/2001

Ammesso flessibilità fruizione del periodo art. 20 D.lgs 151/2001

Adozione e affidamento L’indennità spetta per i 5 mesi dalla data di ingresso in famiglia
Contribuzione Riconoscimento contribuzione figurativa
Presentazione della domanda INPS modalità telematica

Prima del periodo di astensione

 

Congedo parentale

Disciplina legislativa D.lgs 151/2001 – D.lgs 80/2015
Ambito di applicazione Lavoratrici e lavoratori dipendenti, settori privati e pubblici, compresi i soci lavoratori di cooperative
Durata Massimo 10 mesi – 11 se il padre fruisce periodo > 3 mesi

Da fruire nei primi 12 anni di vita del bambino dal 25/6/20015

Diritto all’astensione Nell’ambito del limite di 10 mesi (o 11 mesi) e limite di età di cui sopra:

madre lavoratrice massimo 6 mesi

padre lavoratore massimo 6 mesi elevati a7 se astensione non inferiore a 3 mesi

genitore solo massimo 10 mesi

possibilità di fruizione frazionata del congedo su base oraria

Preavviso 5 giorni al datore di lavoro se congedo su base giornaliera

2 giorni al datore di lavoro se congedo su base oraria

Indennità Fino al compimento di 6 anni del bambino:

30% della retribuzione

Massimo 6 mesi complessivi per entrambi i genitori senza condizione di reddito

Dal 6° a 8° anno di vita del bambino

Massimo 10 mesi (o 11) complessivi e comprensivi di quelli già fruiti

 

30% della retribuzione solamente a condizione a reddito genitore interessato sia inferiore a 2,5 volte importo trattamento minimo INPS

Da 6° anno a 12° anno di vita del bambino

Massimo 10 mesi (o 11) complessivi e comprensivi di quelli già fruiti

Nessuna indennità

 

Astensione dal lavoro Divieto di effettuare prestazione lavorativa
Adozione e affidamento L’indennità spetta entro 6 anni dalla data di ingresso in famiglia
Contribuzione Riconoscimento contribuzione figurativa
Presentazione della domanda INPS modalità telematica

Prima del periodo di astensione

 

 

Figlio con handicap grave non ricoverato

Fino a 3 anni Prolungamento congedo parentale In alternativa

3 giorni di permessi mensili

Riposi orari giornalieri 2 ore o 1 ora a seconda dell’orario

Dai 3 ai 12 anni Prolungamento congedo parentale 3 giorni di permesso mensile
Oltre i 12 anni 3 giorni di permesso mensili


Riposi per allattamento

Disciplina legislativa D.lgs 151/2001 art. 39 – DPR 1026/1976 ART. 10
Ambito di applicazione Lavoro subordinato
Indennità Primo anno di vita del bambino

2 ore al giorno da sei ore in su

1 ora al giorno meno di sei ore

Riduzione a metà in presenza di asili nido aziendali

Spettanza al padre Qualora i figli sono affidati solamente a lui

In alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga

Qualora la madre sia lavoratrice autonoma o casalinga

 

Interruzione della gravidanza Spetta l’indennità di malattia per interruzione precedente al 180° giorno

Spetta l’indennità di maternità per interruzioni successive il 180° giorno

Parto plurimo Ore raddoppiate (una volta sola)

Ore aggiuntive possono essere utilizzate dal padre

Adozione e affidamento L’indennità spetta per il primo anno dalla data di ingresso in famiglia
Contribuzione Riconoscimento contribuzione figurativa
Presentazione della domanda INPS modalità telematica

Prima del periodo di astensione

 

 

Collaborazioni coordinate e continuative e a progetto: maternità e paternità

Disciplina legislativa D.lgs 151/2001 art. 64/64bis e 64 ter – Legge 449/1997 art, 59 – Legge 296/2006 art. 1, co. 788 e 791 – DM 4.4.2007 – Dm 12.7.2007
Ambito di applicazione Lavoratrici e lavoratori iscritti alla gestione separata INPS
Indennità di maternità Periodo massimo di 5 mesi e un giorno

80% della retribuzione di 1/365 del reddito, nei 12 mesi precedenti al parto

Accredito di almeno 3 mensilità di contribuzione nei 12 mesi precedenti i 2 mesi anteriori al parto

Paternità Possibilità per il lavoratore di fruire dell’indennità in caso di morte, infermità, abbandono della madre o affidamento esclusivo del bambino al padre
Interruzione della gravidanza Spetta l’indennità di malattia per interruzione precedente al 180° giorno

Spetta l’indennità di maternità per interruzioni successive il 180° giorno

Astensione dal lavoro Divieto di effettuare prestazione lavorativa

Ammessa fruibilità del periodo

Adozione e affidamento L’indennità spetta per i 5 mesi dalla data di ingresso in famiglia
Contribuzione Riconoscimento contribuzione figurativa
Presentazione della domanda INPS modalità telematica

Prima del periodo di astensione

Vedi la guida completa alla maternità e paternità

Maternità: adozioni e affidamenti

Nazionali

La disciplina sull’astensione dal lavoro per maternità non è più collegata solo alla maternità naturale. Anche alle persone affidatarie si estendono tutti i benefici in tema di astensione obbligatoria e facoltativa dal lavoro, permessi per malattia, riposi giornalieri, previsti per i genitori biologici. La legge pone una serie di condizioni per l’adozione dei minori, dichiarati in stato di adottabilità, consentita ai coniugi uniti in matrimonio da almeno 3 anni. Tra i coniugi non deve sussistere e non deve avere avuto luogo da almeno 3 anni separazione personale neppure di fatto. Il requisito della stabilità del rapporto può ritenersi realizzato quando i coniugi abbiano convissuto in modo stabile continuativo prima del matrimonio per un periodo di 3 anni, L’età degli adottanti deve superare di almeno 18 anni e non più di 45 anni l’età dell’adottando. Tali limiti, tuttavia, possono essere derogati.
Ci sono, poi, una serie di casi particolari per l’adozione

  • Ida persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore è orfano di padre e di madre
  • dal coniuge nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell’altro coniuge
  • quando il minore sia un soggetto disabile e sia orfano di padre e madre
  • quando vi sia la constata impossibilità di affidamento preadottivo

Congedo per maternità e paternità. Alle lavoratrici che abbiano adottato un minore spetta un periodo massimo di astensione dal lavoro di 5 mesi, successivi all’ingresso in famiglia del minore. Nel caso di affidamento il congedo può essere fruito entro i 5 mesi dall’affidamento, per un periodo di 3 mesi.
I periodi fruite dalla madre non possono essere fruiti dal padre. Il padre lavoratore ha comunque diritto di astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo per maternità o per la parte residua del congedo che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre.
Il diritto di fruire di 5 mesi di astensione dal lavoro prescinde dall’età del bambino all’atto dell’adozione.
Il diritto, pertanto, è riconosciuto anche se all’atto dell’adozione abbia superato i 6 anni di età e spetta l’intero  periodo, anche nell’ipotesi che  in cui durante il congedo lo stesso raggiunga la maggiore età.
La lavoratrice che prenda in affidamento un minore (affidamento non preadottivo) ha diritto all’astensione dal lavoro per un periodo complessivo pari a 3 mesi nell’arco temporale di 5 mesi decorrenti dalla data di affidamento del minore.
Entro i 5 mesi, il congedo è fruito in modo continuativo o frazionato. Il congedo spetta indipendentemente dall’età del minore all’atto dell’affidamento ed è riconosciuto anche per i minori di età superiore a 6 anni.

Nuovo Congedo per paternità. Il congedo sperimentale per gli anni 2013-2015 per il padre lavoratore dipendente è esteso anche in questo caso, Per cui il padre lavoratore, entro i 5 mesi dalla nascita del figlio ha l’obbligo di astenersi dal lavoro per un giorno. Entro i medesimo periodo il padre può astenersi per un ulteriore periodo di due giorni, anche continuativi, in sostituzione dell’astensione obbligatoria spettante a quest’ultima. Tale congedo non è applicabile ai dipendenti pubblici.

Il trattamento economico. Nel caso di adozione al padre lavoratore spetta, per il periodo del congedo di paternità obbligatorio e facoltativo, l’indennità giornaliera pari al 100%. Viene, dunque, riconosciuta un’indennità più elevata rispetto a quella percepita dalla madre (80% se dipendente private 100% se pubbliche).
Nel caso del congedo facoltativo l’indennità riconosciuta al padre e non alla madre (alla quale viene decurtato il relativo periodo fruito dal padre).

Modalità di fruizione. Come nel caso della maternità biologica anche per le adozioni il padre è obbligato a comunicare al proprio datore di lavoro in forma scritta i giorni in cui intende fruire del nuovo congedo obbligatorio/facoltativo con un anticipo non inferiore a 15 giorni dalla data di ingresso in famiglia/Italia.
Qualora il padre lavoratore fruisca del congedo di paternità facoltativo alla domanda dovrà allegare una dichiarazione della madre di non fruizione del congedo di maternità a lei spettante per un numero di giorni equivalente a quello fruito dal padre. Il congedo obbligatorio/facoltativo è fruibile anche nei periodi indennizzati dalla nuova NASPI dal 1° maggio 2015.

Collaborazioni coordinate e continuative e a progetto. Le tutele e diritti previsti per le lavoratrici e i lavoratori dipendenti sono estese anche per i rapporti di lavoro in collaborazione coordinata e continuativa e nelle collaborazioni a progetto.

Congedo parentale lavoratori dipendenti. La legge riconosce il diritto al congedo parentale per i lavoratori dipendenti anche nel caso di adozione, nazionale e internazionale e di affidamento. Il congedo può essere fruito dai genitori adottivi e affidatari, qualunque sia l’età del minore, entro 12 anni dall’ingresso in famiglia del minore in famiglia e comunque non oltre il raggiungimento della maggiore età.
La relativa indennità è dovuta per il periodo massimo complessivo, entro sei mesi dall’ingresso in famiglia del minore e non più di tre anni. Il congedo parentale è fruibile anche ad ore, anche in assenza di disciplina contrattuale, cosi come specificato nell’apposito capitolo.
Riposi giornalieri. Il diritto a fruire delle disposizioni in materia di riposi (a favore della madre  e del padre e in caso di parto plurimo) è esteso anche in caso di adozione e di affidamento entro il primo anno dall’ingresso in famiglia del minore.
Quindi, anche nei casi di adozione e affidamento  del minore spettano alla lavoratrice madre oppure al padre, nei casi consentiti, i permessi giornalieri (2 ore retribuite e 1 ora quando l’orario giornaliero di lavoro è inferiore alle 6 ore.
I riposi giornalieri spettano al lavoratore padre anche nell’ipotesi che la madre sia casalinga. Inoltre, i permessi giornalieri sono raddoppiati in caso di adozione o affidamento contemporaneo di due o più minori.

Lavoro notturno. Il datore di lavoro non può obbligare a prestare lavoro notturno la lavoratrice madre adottiva o affidataria di un minore o, in alternativa e alle stesse condizioni, il padre lavoratore con la stessa convivente, nei primi 3 anni dall’ingresso del minore in famiglia, e comunque non oltre il 12° anno di età del bambino.

INTERNAZIONALI

L’adozione internazionale è lo strumento che permette di dare una famiglia ad un minore straniero o italiano, all’interno della quale è considerato figlio legittimo  (ora figlio nato nel matrimonio) a tutti gli effetti. Quando si parla, infatti, di adozione internazionale si intende sia l’adozione di minori stranieri residenti all’estero da parte di persone sia italiane che straniere residenti in Italia, sia anche l’adozione di minori italiani residenti in Italia da parte di persone straniere o italiane residenti all’estero. L’adozione potrà avvenire se gli aspiranti genitori adottivi sono in possesso di determinati requisiti e se vi sono i presupposti previsti dalla legge.
Chi può adottare un minore straniero. Possono adottare un minore straniero:

  • le persone italiane o straniere residenti in Italia;
  • i cittadini italiani residenti in uno stato estero.

I presupposti dell’adozione legittimante internazionale. I presupposti dell’adozione legittimante internazionale sono:

  • che vi sia un minore in stato di abbandono, ovvero che il minore sia privo di assistenza morale e materiale da parte dei genitori e non siano possibili misure di tutela nel suo Stato di origine;
  • che gli aspiranti genitori adottivi siano in possesso dei requisiti richiesti dalla legge per un’adozione legittimante di un minore italiano

I requisiti. Gli aspiranti genitori adottivi devono essere in possesso dei seguenti requisiti:

  • devono avere la residenza in Italia o essere cittadini italiani residenti all’estero;
  • i coniugi devono essere uniti in matrimonio da almeno tre anni e tra loro non deve sussistere e non deve aver avuto luogo negli ultimi tre anni separazione personale neppure di fatto (tale requisito di stabilità è riconosciuto tale dalla legge anche quando i coniugi siano sposati da meno di tre anni, ma abbiano convissuto in modo stabile e continuativo prima del matrimonio per un periodo di tre anni);
  • l’età degli adottanti deve superare di almeno 18 e di non più di 45 anni l’età dell’adottando (in taluni casi è consentita una deroga);
  • i coniugi devono risultare affettivamente idonei e capaci di educare, istruire e mantenere i minori che intendano adottare;
  • i coniugi devono essere stati dichiarati idonei all’adozione e cioè deve essere stato emanato, in loro favore, da parte del Tribunale per i minorenni competente, il decreto di idoneità all’adozione.

Soggetti/enti/organismi che intervengono nella procedura della adozione internazionale. Sono coinvolti nella procedura dell’adozione internazionale i seguenti soggetti:

  • il Tribunale per i minorenni: è l’organo giuridico competente preposto ad emettere il decreto di idoneità all’adozione a favore di quei genitori che hanno presentato la dichiarazione di disponibilità all’adozione;
  • i servizi sociali presso gli enti locali: sono i servizi presenti a livello territoriale, pubblici, che, tramite i loro assistenti sociali, sostengono e svolgono i controlli sugli aspiranti adottanti;
  • gli enti autorizzati: sono le organizzazioni/associazioni senza scopo di lucro, e cioè che non prevedono la realizzazione di profitti economici, dirette da persone formate nel campo dell’adozione internazionale con idonee qualità morali, che curano le pratiche della adozione, informano e sostengono gli aspiranti genitori, li fanno incontrare con il minore, si occupano del suo ingresso in Italia, aiutano e vigilano l’andamento della adozione nel periodo immediatamente successivo alla stessa e sono aiutate nello svolgimento del loro lavoro da professionisti nel campo sociale, giuridico e psicologico;
  • la Commissione per le adozioni internazionali: è un organo istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e presieduta da un magistrato che ha esperienza nel settore minorile o da un dirigente dello Stato con analoga specifica esperienza. Ha funzioni di controllo sul provvedimento di adozione emesso dall’autorità straniera ed autorizza l’ingresso del minore in Italia per l’adozione.

Gli effetti produce l’adozione pronunciata all’estero.  L’adozione pronunciata all’estero produce gli stessi effetti dell’adozione di minorenni pronunciata in Italia e cioè:

  • l’adottato acquista lo stato di figlio nato nel matrimonio degli adottanti;
  • assume e trasmette il cognome del padre adottivo;
  • assume il cognome della famiglia della madre adottiva se l’adozione viene disposta a favore della moglie separata;
  • cessano i rapporti dell’adottato con la famiglia d’origine, salvi i divieti matrimoniali.

Se l’autorità straniera ha emesso un provvedimento di adozione prima che il minore arrivi in Italia, tale provvedimento produce nell’ordinamento italiano gli stessi effetti dell’adozione di minorenni se il Tribunale accerta:

  • che siano stati acquisiti i consensi, liberamente prestati, dalle persone tenute a manifestarli;
  • che non sia stato pagato alcun corrispettivo per ottenere tali consensi;
  • che l’adozione non sia contraria ai principi fondamentali che regolano nello Stato il diritto di famiglia e dei minori (ad es. le regole relative alla differenza di età tra adottanti e adottato).

Periodo di permanenza all’estero per tutta la durata della pratica dell’adozione.  Per i lavoratori dipendenti è previsto un apposito congedo dal lavoro a questo scopo. Il congedo spetta ad entrambi i genitori adottivi ed è di durata corrispondente al periodo di permanenza nello Stato straniero. Durante tale congedo non spetta alcuna indennità o retribuzione, fatto salvo condizioni di miglior favore previsti dai CCNL.  L’ente autorizzato che ha ricevuto l’incarico di curare la procedura di adozione certifica la durata del periodo di permanenza all’estero.
Congedo di maternità. La lavoratrice dipendente che abbia adottato un minore straniero ha diritto all’astensione dal lavoro per un periodo pari a cinque mesi e un giorno (che corrisponde al giorno di ingresso del minore in Italia), quale che sia l’età del minore all’atto dell’adozione. Il congedo è strettamente legato all’effettivo ingresso del minore in Italia e può essere fruito entro i cinque mesi successivi alla data dell’ingresso.

A riguardo fa fede la data dell’autorizzazione all’ingresso ed alla residenza permanente in Italia rilasciata dalla Commissione per le adozioni internazionali. Per tutta la durata del congedo di maternità la lavoratrice ha diritto ad un’indennità pari all’80% della retribuzione media globale giornaliera percepita nell’ultimo mese precedente all’inizio dell’astensione, il 100% per i dipendenti pubblici. I periodi di congedo di maternità sono computati nell’anzianità di servizio a tutti gli effetti e nel calcolo della tredicesima mensilità e delle ferie.

La madre lavoratrice dipendente congedo di maternità anche prima dell’ingresso del minore in Italia.

Ferma restando la durata massima complessiva del congedo (5 mesi ed un giorno), la madre adottiva può usufruire di parte del congedo di maternità anche prima dell’ingresso del minore in Italia, e cioè durante il periodo di permanenza all’estero, richiesto per l’incontro con il minore e gli adempimenti relativi alla procedura adottiva.

La parte residua del congedo di maternità, che non sia stata fruita antecedentemente all’ingresso del minore in Italia, può essere utilizzata, anche in maniera frazionata, entro i cinque mesi dal giorno successivo all’ingresso medesimo.

Il trattamento economico e normativo è quello che si applica al congedo di maternità della lavoratrice dipendente.

La lavoratrice può tuttavia scegliere di utilizzare il congedo (senza retribuzione né indennità) per il periodo di permanenza all’estero, e riservare tutto il periodo di congedo di maternità per i mesi successivi all’ingresso del bambino in Italia.

L’ente autorizzato che ha ricevuto l’incarico di curare la procedura di adozione certifica la durata del periodo di permanenza all’estero.

Padre  lavoratore dipendente e  congedo di paternità. Il congedo di maternità per adozione, che non sia stato chiesto dalla lavoratrice, spetta, e alle medesime condizioni, al padre lavoratore dipendente.

E’ necessario, in ogni caso, che la madre adottiva sia lavoratrice dipendente e rinunci al congedo di maternità.

Il padre lavoratore può usufruire del congedo di paternità anche in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre. 42.18 Adozione di  due o più minori e diritto ad un estensione della durata del congedo di maternità/paternità. Il congedo di maternità è collegato alla procedura adottiva, che è sempre unica, anche in caso di adozione di due o più fratelli. Ne consegue che non si ha diritto ad un’estensione del congedo.

Genitori lavoratori dipendente usufruire del congedo parentale. Il congedo parentale è un’astensione facoltativa dal lavoro riconosciuta dalla legge ad entrambi i genitori, anche contemporaneamente, anche in caso di adozione.

Il congedo parentale può essere usufruito solo dopo l’ingresso in Italia del minore adottato, indipendentemente dall’età del bambino all’atto dell’adozione o affidamento e comunque non oltre il compimento della maggiore età dello stesso.

Entro i primi otto anni dall’ingresso del minore nel nucleo familiare ciascun genitore può astenersi dal lavoro per un periodo, continuativo o frazionato, non superiore a 6 mesi, elevabile a sette per il padre che ne usufruisca per almeno sei mesi.

Complessivamente, il periodo di congedo parentale goduti dai due genitori non può superare i dieci mesi, (undici nel caso in cui il padre ne usufruisca per almeno tre mesi) (in realtà da quando è stato aggiunto consecutivi o frazionati, di fatto il il vincolo dei 3 mesi è stato tolto).

Durante il congedo parentale usufruito entro i primi 3 anni dall’ingresso del minore nel nucleo familiare, il lavoratore/la lavoratrice dipendente hanno diritto ad un’indennità pari al 30% della retribuzione, per un periodo massimo complessivo (sommando la durata dei congedi parentali goduti da entrambi i genitori) di sei mesi.

Nel caso in cui il reddito individuale dell’interessato sia inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione, l’indennità pari al 30% della retribuzione spetta altresì anche per il rimanente periodo di congedo parentale.

Il lavoratore dipendente che voglia godere del congedo parentale deve presentare la domanda al datore di lavoro ed all’INPS (se si tratta di lavoratori dipendenti privati) con 15 giorni di preavviso, fatta salva l’impossibilità a dare preavviso.

Adozione di due o più minori. Il congedo parentale, al contrario del congedo di maternità, è legato alla persona fisica del figlio.

Pertanto, se l’adozione riguarda due o più minori (sia per la madre che il padre), il periodo di congedo spetta nella sua interezza per ciascun figlio (es. un figlio = 11 mesi; due figli = 22 mesi; tre figli = 33 mesi; ecc)

Madre lavoratrice a progetto e categorie assimilate iscritte alla gestione separata e congedo di maternità. Alle lavoratrici a progetto e categorie assimilate iscritte alla Gestione separata è stato esteso il diritto ad astenersi dal lavoro per congedo di maternità.

Tale congedo, è pari a cinque mesi. Per avere diritto all’indennità la madre lavoratrice a progetto deve avere maturato almeno tre mesi di contribuzione.

L’indennità di maternità è calcolata, per ciascuna giornata del periodo indennizzabile, comprese le festività, in misura pari all’80% di 1/365 del reddito utile ai fini contributivi, percepito nei 12 mesi precedenti l’inizio del periodo indennizzabile.

I periodi di astensione dall’attività lavorativa per i quali è corrisposta l’indennità di maternità sono coperti da contribuzione figurativa ai fini del diritto alla pensione e della determinazione della misura stessa.
Padre lavoratore a progetto e categorie assimilate iscritto alla gestione separata e congedo di paternità. Il padre lavoratore a progetto e categorie assimilate può fruire del congedo di paternità durante i 5 mesi successivi alla data effettiva dell’ingresso del minore in Italia in caso di espressa rinuncia della madre che abbia diritto al congedo, ovvero per il periodo residuo che sarebbe spettato alla madre, in caso di decesso o grave infermità della stessa, abbandono ovvero affidamento esclusivo.

Per avere diritto all’indennità il padre lavoratore a progetto deve avere maturato almeno tre mesi di contribuzione. Il trattamento economico e normativo è quello che si applica al congedo di maternità delle lavoratrici a progetto ed assimilate.
Genitori lavoratori a progetto e categorie assimilate iscritti alla gestione separata e di congedi parentali. In caso di adozione internazionale, il congedo parentale è riconoscibile per un periodo complessivo di tre mesi entro il primo anno dall’ingresso in famiglia del minore adottato, a condizione il bambino non abbia superato, all’atto dell’adozione o dell’affidamento, i dodici anni di età.

Durante il periodo di congedo parentale spetta al genitore un’indennità pari al 30% di 1/365 del reddito utile per il calcolo dell’indennità di maternità.

Madre lavoratrice dipendente riposi giornalieri per allattamento. Anche la lavoratrice madre adottiva ha diritto ai riposi giornalieri per allattamento entro il primo anno dall’ingresso del minore in famiglia, anche se il minore ha più di un anno di vita. I riposi, della durata di un’ora ciascuno, sono due per un orario di lavoro di sei ore o superiore ed uno solo quando l’orario giornaliero di lavoro è inferiore a sei ore.
Padre lavoratore dipendente riposi per allattamento. I periodi di riposo per allattamento sono riconosciuti al padre lavoratore solo se si verifica una delle seguenti condizioni: a) nel caso in cui i figli siano affidati al solo padre;

b) in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga;
c) nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente;
d) in caso di morte o di grave infermità della madre. Il diritto non può essere riconosciuto al padre se la madre è in congedo di maternità o in congedo parentale.

L’adozione due o più minori  riposi per allattamento raddoppiati. I periodi di riposo per allattamento spettanti entro il primo anno dall’ingresso del minore in Italia sono raddoppiati in caso di adozione di due o più minori in famiglia.

Madre e il padre lavoratori dipendenti diritto ad astenersi dal lavoro se il bambino si ammala.  La madre lavoratrice dipendente o, in alternativa, il padre lavoratore dipendente possono astenersi dal lavoro in caso di malattia del figlio adottivo, secondo una serie di ipotesi previste dall’art. 50 del D.Lgs n. 151/2001. Più precisamente, la legge prevede quanto segue, distinguendo i casi in base all’età del minore al momento dell’ingresso in Italia:

  • minori che all’atto dell’adozione o dell’affidamento non hanno ancora compiuto i sei anni:
    1) fino al compimento del sesto anno di età entrambi i genitori, alternativamente tra loro, hanno diritto di astenersi dal lavoro per i periodi corrispondenti alle malattie del figlio  sulla base della certificazione del pediatra;

2) fino agli otto anni di età, entrambi i genitori, alternativamente tra loro, hanno inoltre diritto di astenersi dal lavoro per le malattie del figlio, nel limite di cinque giorni lavorativi all’anno (anno di vita e non anno solare);

  • minori che, al momento dell’adozione o dell’affidamento preadottivo, hanno un’età compresa fra i sei e i dodici anni: entro i primi tre anni dall’ingresso, entrambi i genitori, alternativamente tra loro, hanno diritto di astenersi dal lavoro per le malattie del figlio, nel limite di cinque giorni lavorativi all’anno.

Per fruire dei congedi per la malattia del figlio, il genitore deve presentare il certificato di malattia rilasciato dal pediatra del servizio sanitario nazionale. I periodi di congedo per la malattia del figlio non comportano retribuzione né indennità alcuna (salve disposizioni di miglior favore previste dalla contrattazione collettiva), ma la sola conservazione del posto di lavoro.

Essi sono peraltro computati nell’anzianità di servizio, esclusi gli effetti relativi alle ferie e alla tredicesima mensilità o alla gratifica natalizia.
Madre e il padre lavoratori a progetto diritto ad astenersi dal lavoro se il bambino si ammala. La norma non prevede astensioni dal lavoro per questa motivazione.

Tutela al licenziamento anche in caso di maternità/paternità adottiva. Il D.Lgs n. 5/10 ha esteso il divieto di licenziamento previsto dall’art. 54 del D.Lgs n. 151/01 fino ad un anno dall’ingresso del minore nel nucleo familiare. In caso di adozione internazionale, il divieto opera dal momento della comunicazione della proposta di incontro con il minore adottando, ai sensi dell’art. 31, terzo comma, lettera d), della legge n. 184/83, ovvero della comunicazione dell’invito a recarsi all’estero per ricevere la proposta di abbinamento. al lavoro per le malattie del figlio, nel limite di cinque giorni lavorativi all’anno.

http://www.abcdeidiritti.it/esperto.html#singleQpost?id=2227

Maternità: assegno erogato dai Comuni

L’assegno che è corrisposto dai Comuni, spetta alle donne residenti cittadine italiane o comunitarie ovvero extracomunitarie in possesso  – al momento della domanda – di permesso di soggiorni di lungo periodo (richiesto anche per il figlio) per le quali non siano stati versati contributi per la tutela previdenziale obbligatoria per la maternità, è corrisposto, per ogni figlio, e per ogni minore adottato o in affidamento preadottivo, un assegno di maternità annuale, rivalutato annualmente dall’ISTAT, che per il 2017 è pari a 1.694,45, 338.89 euro per cinque mensilità.

La residenza e l’età. La residenza nel territorio italiano deve essere posseduta al momento della nascita del figlio o dell’ingresso in famiglia del minore adottivo o in affidamento preadottivo, di età non superiore a 6 anni , e non superiore a 18 anni, se straniero.

Requisiti. Per il diritto all’assegno è necessario il possesso di uno dei seguenti requisiti:

  • almeno 3 mesi di contribuzione nel periodo che va dai 18 mesi ai 9 mesi antecedenti la nascita o dall’effettivo ingresso del minore nel nucleo familiare, quando la donna lavoratrice abbia in corso di godimento una qualsiasi forma di tutela previdenziale della maternità (per attività lavorativa subordinata  -anche presso le Pubbliche Amministrazioni – autonoma o parasubordinata, oppure quando la donna abbia esercitato il recesso, anche volontario, dal rapporto di lavoro durante il periodo di gravidanza
  • il periodo intercorrente tra la perdita del diritto alla prestazione di maternità, derivante da attività lavorativa, anche autonoma, di almeno 3 mesi, e la nascita o l’ingresso del bambino non sia superiore a quello di fruizione delle prestazioni o comunque a 9 mesi. L’inps a individuato le seguenti prestazioni:
  1. prestazioni per ASU e Lpu
  2. indennità di mobilità
  3. indennità di disoccupazione, compresa quella con requisiti ridotti
  4. indennità di cassa integrazione, ordinaria e straordinaria
  5. indennità di malattia o di maternità

Come data della perdita del diritto, ad una delle suddette prestazioni va considerata in linea di massima quella corrispondente all’ultimo giorno di percezione della prestazione.

Nel caso che non sia individuabile, si deve fare  riferimento al 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui cade l’evento che ha dato diritto alla prestazione.

Part-time. In caso di attività a tempo parziale, per il raggiungimento dei 3 mesi di contribuzione è necessario che l’attività lavorativa prestata abbia dato luogo all’accreditamento di 13 settimane di contributi settimanali. Tre mesi che devono coesistere con una delle condizioni sopra elencate, e cioè:

  • rapporto di lavoro in atto
  • recesso durante la gravidanza
  • perdita del diritto a prestazioni previdenziali

Lavoratrici parasubordinate. Le lavoratrici parasubordinate, quelle cioè che versano il contributo nella gestione separata dell’INPS, la tutela previdenziale per la maternità si considera in corso di godimento qualora  all’interessata risultano attribuite 3 mensilità di contribuzione dei 14 mesi precedenti l’evento.

Dimissioni volontarie. Le dimissioni volontarie, intervenute durante il periodo previsto per il divieto di licenziamento (anche nel caso di adozione e affidamento, entro un anno dall’ingresso del minore in famiglia) possono dare titolo all’indennità di disoccupazione.

Pertanto, se all’inizio dell’astensione obbligatoria o del periodo fruibile nei primi tre mesi di ingresso del bambino in famiglia, la lavoratrice è in godimento, anche teorico, dell’indennità di disoccupazione, la stessa ha diritto alla prestazione di maternità in luogo di quella di disoccupazione. Il problema, ovviamente, non si pone se l’astensione inizia entro i 60 giorni corrispondenti al periodo di protezione assicurativa.

Totalizzazione. I requisiti possono essere raggiunti anche attraverso la totalizzazione dei periodi italiani, con periodi, se non sovrapposti, effettuati nei paese UE, See e Svizzera.

Non sono, invece, totalizzabili i contributi accreditati in paese extracomunitari convenzionati.

Requisito ulteriore per il padre. Se sussistono, oltre a quelli generali, gli ulteriori periodi di seguito indicati, l’assegno può essere richiesto dal:

padre, in caso di abbandono del figlio da parte della madre o di affidamento esclusivo del figlio al padre, sempre che questi sia in possesso, al momento dell’abbandono o dell’affidamento, dei previsti requisiti contributivi (3 mesi di contributi fra i 18 e i 9 mesi precedenti o perdita del diritto, da non più di 9 mesi, a prestazioni assistenziali o previdenziali derivanti dallo svolgimento di almeno 3 mesi di attività di lavoro) e che sussistano congiuntamente le seguenti condizioni:

  • al momento della nascita anche la madre sia regolarmente soggiorante e residente in Italia
  • il figlio, al momento della domanda, sia stato riconosciuto dal padre, si trovi presso la famiglia anagrafica del padre, sia soggetto alla sua potestà e non sia in affidamento a terzi

L’assegno spetta in via esclusiva al padre e  ciò anche qualora la madre abbia a suo tempo beneficaito dell’assegno o di altra prestazione di maternità.

  • Padre affidatario preadottivo (nell’ipotesi di separazione dei coniugi intervenuta nel corso della procedura di affidamento preadottivo) o adottante (in caso di adozione senza affidamento) sempre che sussistano i previsti requisiti e congiuntamente le seguenti condizioni:
  1. Il minore si trovi, al momento della domanda, nella famiglia anagrafica dell’affidatario o adottante
  2. La moglie (ora separata) affidataria o adottante non abbia a suo tempo già usufruito dell’assegno
  • Adottante non coniugato ( in caso di adozione pronunciata solo nei sui confronti), sempre che sia in possesso, al momento dell’adozione, dei prescritti requisiti contributivi e  il minore si trovi nella famiglia anagrafica dell’adottante, sia soggetto alla sua potestà e non sia in affidamento presso terzi
  • Padre che ha riconosciuto il neonato o coniuge della donna adottante o affidataria preadottiva, in caso di decesso, rispettivamente, della madre o della donna che ha avuto il minore in adozione o in affidamento preadottivo sempreché sussistano congiuntamente le seguenti condizioni:
  1. Regolare soggiorno (compresa la carta di soggiorno per gli extracomunitari) e residenza in Italia del padre o coniuge della deceduta
  2. Il minore si trovi presso la famiglia anagrafica, sia soggetto alla sua potestà e non sia in affidamento a terzi
  3. La donna deceduta non abbia a suo tempo già fruito dell’assegno

Non sono necessari per il padre o coniuge di cui si tratta i requisiti contributivi (richiesti, invece, per la madre o la donna deceduta).

Affidatario/a non preadottivo/a. In caso di neonato non riconoscibile on non riconosciuto da entrambi i genitori, l’assegno può essere richiesto dal soggetto che, in aggiunta ai requisiti generali, risulti il possesso dei seguenti ulteriori requisiti:

  1. Abbia ottenuto l’affidamento (ovviamente non preadottivo) il bambino, con provvedimento del Giudice
  2. Il neonato si trovi nella sua famiglia anagrafica al momento della domanda di assegno

Due astensioni durante l’anno. Al verificarsi di due astensioni obbligatorie  per maternità nel corso dello stesso anno solare, spettano due indennità.

La domanda. La domanda per l’assegno va presentata all’INPS entro il termine perentorio di 6 mesi dalla  nascita o dall’effettivo ingresso del minore nel nucleo famigliare.