Come devono essere computate le assenze per malattia di un dipendente pubblico?

Domanda

Come devono essere computate le assenze per malattia di un dipendente pubblico?

Risposta

il dipendente assente per malattia ha diritto alla conservazione del posto di lavoro per un periodo di 18 mesi (c. d. “periodo di comporto”) con il trattamento economico previsto dal comma 7, lett. a), b), c) della citata disposizione, cioè:

  • retribuzione intera per i primi 9 mesi;
  • 90% della retribuzione per i successivi 3 mesi;
  • 50% della retribuzione per gli ulteriori successivi 6 mesi.

Pertanto, quando il dipendente si assenta per malattia, occorre, in primo luogo, verificare che il periodo di malattia rientri nei 18 mesi previsti come limite massimo per la conservazione del posto di lavoro e se sussista la decurtazione economica al superamento dei primi 9 mesi.

Occorre, in concreto, operare come segue:

  • si risale indietro di 3 anni partendo dalla data di inizio dell’evento morboso in corso;
  • si sommano tutti i giorni di assenza per malattia effettuati nel suddetto triennio (ad esclusione di quelli non rientranti nel periodo di comporto;
  • si aggiunge alla suddetta somma il periodo relativo all’evento morboso in atto.

Il risultato ottenuto è la c. d. “somma economica”, che permette di determinare sia i giorni di assenza per malattia globalmente fruiti all’interno del periodo di comporto, sia il trattamento economico che spetta al dipendente per ogni singolo periodo di assenza.

Malattia: cure termali

Ciascun assistito ha diritto ad usufruire, con oneri a carico del Servizio Sanitario Nazionale, di un solo ciclo di cure termali, nell’arco dell’anno, per le patologie che possono trovare beneficio dalle cure medesime.

Per fruire delle cure termali è sufficiente farsi rilasciare da parte del proprio “medico di famiglia” la proposta-richiesta da redigersi sul ricettario standardizzato del Servizio Sanitario Nazionale. Per medico di “famiglia” deve intendersi il medico di medicina generale, il pediatra di libera scelta o lo specialista, in una delle branche attinenti alle patologie che possono trovare beneficio dalle cure, che abbia in uso il ricettario standardizzato.

La proposta richiesta deve indicare la diagnosi ed il correlato ciclo di cure da praticare.

Nei casi in cui il medico delle Terme rilevi nella prescrizione-proposta una rilevante differenza tra la patologia e le cure prescritte, questi può concordare con il medico referente dell’azienda USL di ubicazione territoriale dello stabilimento eventuali rettifiche della prescrizione, senza modificare la diagnosi formulata dal medico di base o dallo specialista.

All’atto dell’accoglimento dell’assistito il direttore sanitario delle Terme, o altro medico incaricato, compila la relativa cartella clinica, previa visita medica volta ad accertare eventuali controindicazioni cliniche alle cure e ad individuare qualità, tempi e modalità delle somministrazioni prescritte.

22.1 I requisiti

  • almeno 5 anni di anzianità assicurativa e i requisiti di contribuzione previsti nell’ultimo quinquennio per il diritto alla pensione di invalidità dall’INPS di almeno 3 anni di contribuzione nei cinque anni precedenti la domanda.
  • non aver già goduto o da godere nello stesso anno prestazioni termali a caricodella ASL o di altro Ente;
  • non aver perfezionato il requisito di età (i limiti di età previsti per le cure termali sono quelli richiesti per la pensione di vecchiaia (65 anni uomini, 60 anni donne) e di contribuzione per il diritto alla pensione di vecchiaia previsto dalla normativa vigente nell’anno di effettuazione delle cure. Può essere concessa la prestazione termale anche a chi, pur avendo superato i suddetti limiti di età non ha maturato i requisiti minimi contributivi per la pensione di vecchiaia
  • non essere titolare di pensione di anzianità o di trattamento di pensione anticipata previsto dalle vigenti disposizioni per diversi settori di attività prima dell’effettuazione del turno di cure ( non essere titolare di assegno definitivo di invalidità o di pensione di inabilità.

22.2 Elenco delle patologie che possono trovare reale beneficio dalle cure termali

Malattie reumatiche:

  • osteoartrosi ed altre forme degenerative;
  • reumatismi extra articolari.

Malattie delle vie respiratorie:

  • sindromi rinosinusitiche-bronchiali croniche;
  • bronchiti croniche semplici o accompagnate a componente ostruttiva (con esclusione dell’asma e dell’enfisema avanzato, complicato da insufficienza respiratoria grave o da cuore polmonare cronico).

Malattie dermatologiche:

  • psoriasi (esclusa la forma pustolosa, eritrodermica);
  • eczema e dermatite atopica (escluse le forme acute vescicolari ed essudative);
  • dermatite seborroica ricorrente.

Malattie ginecologiche:

  • sclerosi dolorosa del connettivo pelvico di natura cicatriziale e involutiva;
  • leucorrea persistente da vaginiti croniche aspecifiche o distrofiche.

Malattie O.R.L.:

  • rinopatia vasomotoria;
  • faringolaringiti croniche;
  • sinusiti croniche;
  • stenosi tubariche;
  • otiti catarrali croniche;
  • otiti croniche purulente non colesteatomatose.

Malattie dell’apparato urinario:

  • calcolosi delle vie urinarie e sue recidive.

Malattie vascolari:

  • postumi di flebopatie di tipo cronico.

Malattie dell’apparato gastroenterico:

  • dispepsia di origine gastroenterica e biliare;
  • sindrome dell’intestino irritabile nella varietà con stipsi.

22.3 Normativa sui ticket. Per quanto riguarda i ticket, esistono tre diverse categorie:

1) coloro che non usufruiscono dell’esenzione e pagano una quota fissa di 50 euro per tutto il ciclo di cure con un’età compresa tra 6 e 65 anni;

2) coloro che risultano parzialmente esentati dal ticket (pagano una quota fissa di euro 3,10) e sono sostanzialmente:

  1. a) cittadini con meno di sei anni o più di 65 che appartengono ad un nucleo familiare il cui reddito non supera 36.151,98 euro;
  2. b) coloro che sono titolari di pensione sociale e anche i loro familiari, con un reddito non superiore a 8.263,31 che può “arrivare” fino a 11.362,05 con un coniuge e altri 516,46 euro per ogni figlio a carico.

Tale situazione è valida anche per i titolari di pensione “al minimo” che hanno più di 60 anni, per i disoccupati, gli invalidi per servizio appartenenti alle categorie II, III, IV e V. Per quelli invece che appartengono alla VI, VII, VIII la parziale esenzione del ticket è applicabile limitatamente alle prestazioni correlate alla patologia invalidante.

Inoltre, usufruiscono dell’esenzione parziale anche gli invalidi civili dal 67% al 99%, quelli con assegno di accompagnamento, gli invalidi del lavoro con validità inferiore a 2/3 ma solo per quelle prestazioni relative alla patologia invalidante (questo presupposto vale anche per tutte le altre categorie), i ciechi, i sordomuti, gli invalidi di guerra che appartengono alla categoria VI, VII e VIII che non risultano titolari di pensione diretta vitalizia, gli invalidi di guerra non titolari di pensione diretta dalla prima alla quinta categoria per tutte le patologie, mentre per le ultime tre categorie questo presupposto è valido solo per le prestazioni correlate alla patologia invalidante e i portatori di patologie neoplastiche maligne.

3) la categoria dei pazienti totalmente esenti dal ticket (quelli cioè che non pagano nulla, solo per le prestazioni correlate alla patologia invalidante).

Appartengono a questo gruppo: gli invalidi di guerra dalla prima alla quinta categoria titolari di pensione diretta (per tutte le patologie), gli invalidi di guerra dalla sesta all’ottava categoria, solo per le prestazioni correlate alla patologia invalidante, gli invalidi per servizio che appartengono alla I categoria, gli invalidi civili al 100%, gli invalidi con assegno di accompagnamento, i grandi invalidi del lavoro con invalidità superiore all’80% e i ciechi assoluti.

22.4 Categorie Protette. Tutti coloro che appartengono alle Categorie Protette (invalidi di guerra, di servizio, ciechi, sordomuti, invalidi civili con una percentuale che supera i due terzi), hanno diritto ad usufruire nel corso dell’anno, di un ulteriore ciclo di cure specifico, previa dichiarazione, nella parte posteriore della prescrizione e sotto la propria responsabilità, di non aver usufruito nel corso dell’anno di un altro ciclo di cure specifico a carico del Servizio Sanitario Nazionale oppure di essere in possesso dei requisiti per ottenere il diritto d’accesso ai trattamenti previsti per la categoria.

22.5 Le prestazioni INAIL. I lavoratori infortunati possono usufruire di cure idrofangotermali, a carico dell’Ente, previa sottoposizione a verifica da parte del medico dell’INAIL.

Le prestazioni garantite sono di natura sanitaria ed economica. Queste ultime consistono nel rimborso delle spese di viaggio di andata e ritorno all’invalido e all’eventuale accompagnatore per l’effettuazione delle cure, soggiorno in albergo convenzionato, anche per l’eventuale accompagnatore, indennità per inabilità temporanea assoluta o integrazione della rendita diretta.

La prestazione è a carico del Servizio Sanitario Nazionale e il lavoratore dovrà essere, quindi, tenuto al pagamento del “ticket” nella misura prevista dalla legge.

Hanno diritto alla prestazione: lavoratori infortunati o affetti da malattia professionale durante il periodo di inabilità temporanea assoluta; titolari di rendita per i quali non sia scaduto l’ultimo termine di revisione; malati di silicosi o di asbestosi senza limiti di tempo.

Per ottenere la prestazione bisogna presentare la richiesta alla Sede INAIL di appartenenza. Il medico dell’INAIL stabilisce, per le cure, l’opportunità, la tipologia e la durata tenendo conto dell’elenco tassativo del Ministero della Salute circa le patologie che possono trovare reale beneficio dalle cure termali.

22.6 Le prestazioni INPS. Hanno diritto alle prestazioni tutti i lavoratori dipendenti e autonomi iscritti all’INPS che abbiano maturato i requisiti contributivi richiesti.

Le prestazioni, che l’Ente ha la facoltà di concedere hanno la finalità di evitare, ritardare o rimuovere uno stato di invalidità, e sono limitate alle sole cure per le patologie bronco-asmatiche e reumo-artropatiche.

Il costo delle cure è a carico del Servizio Sanitario Nazionale; quello del soggiorno è a carico dell’INPS. L’assicurato è tenuto al pagamento del “ticket” nella misura prevista dalla legge. Le spese per il viaggio di andata e ritorno sono a carico dell’assistito.

L’avvio alle cure avviene dopo che l’INPS ha accertato l’esistenza dei requisiti contributivi e sanitari.

Malattie oncologiche

Esenzione dal pagamento del ticket per patologia. Le persone con malattia oncologica hanno diritto all’esenzione totale dal pagamento del ticket per farmaci, visite ed esami appropriati per la cura del tumore e delle eventuali complicanze, per la riabilitazione e per la prevenzione da ulteriori aggravamenti.

Cosa fare per ottenerla. Il medico specialista deve compilare il modulo per la richiesta di esenzione dal ticket. Lei dovrà presentare questo modulo compilato dal medico al distretto sanitario della Azienda Unità Sanitaria Locale insieme a:

  • tessera sanitaria;
  • codice fiscale.

Riconoscimento dell’invalidità civile e dello stato di handicap (Legge 104/1992). Il riconoscimento dell’invalidità civile e dello “stato di handicap” (Legge 104/1992) sono il presupposto indispensabile per poter accedere ai benefici economici, assistenziali e previdenziali riservati ai malati oncologici.

A chi spetta. Spetta a tutti i cittadini con malattia oncologica, italiani e stranieri, che siano regolarmente residenti in Italia.

La domanda.  È possibile presentare la domanda anche subito dopo la diagnosi, ma è consigliabile attendere la definizione del programma di cura. In questa fase, infatti, si può quantificare meglio l’impatto della malattia sulla vita di tutti i giorni e stabilire più correttamente l’entità di eventuali misure assistenziali.

Entro 30 giorni dall’invio per via telematica della certificazione medica all’INPS, si potrà presentare la domanda di invalidità vera e propria.

La domanda di invalidità può essere presentata sempre e solo per via telematica: attraverso il Patronato INCA CGIL.

Assegno di invalidità. L’assegno di invalidità è un sostegno economico la cui entità varia ogni anno per effetto della legge finanziaria ed è corrisposto per 13 mensilità all’anno. L’assegno di invalidità spetta in misura intera solo se la persona che ne fa richiesta non supera determinati limiti di reddito personali.

Spetta a tutti i:

  • cittadini italiani residenti in Italia,
  • i cittadini stranieri comunitari iscritti all’anagrafe del Comune di residenza,
  • i cittadini stranieri extra-comunitari legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato

che:

  • hanno tra i 18 e i 65 anni di età
  • hanno un grado percentuale di invalidità civile compreso tra il
  • 74% e il 99%:
  • non svolgono attività lavorativa, salvo casi particolari.

Pensione di inabilità. E’ un sostegno economico la cui entità varia ogni anno per effetto della legge finanziaria ed è corrisposta per 13 mensilità all’anno. La pensione di inabilità spetta in misura intera se l’invalido non supera determinati limiti di reddito personali. La pensione di inabilità spetta in misura intera anche se l’invalido è ricoverato in un istituto pubblico che provvede al suo sostentamento

Spetta a tutti i:

  • cittadini italiani residenti in Italia,
  • i cittadini stranieri comunitari iscritti all’anagrafe del Comune di residenza,
  • i cittadini stranieri extra-comunitari legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato

che:

  • hanno tra i 18 e i 65 anni di età
  • hanno un grado percentuale di invalidità civile permanente pari al 100%

Diritti nel Lavoro. Per il malato oncologico, alcuni benefici in ambito lavorativo si possono ottenere in seguito all’accertamento di una certa percentuale di invalidità civile, altri in seguito all’accertamento dello stato di handicap grave (Legge 104/1992) e altri ancora all’accertamento della disabilità (Legge 68/1999). Per questo motivo, e per non doversi presentare a più visite medico legali, è consigliabile presentare all’INPS un’unica domanda per richiedere:

  • il riconoscimento dello stato di invalidità civile
  • il riconoscimento dello stato di handicap grave
  • l’accertamento della disabilità.

Scelta della sede di lavoro e trasferimento. Il riconoscimento dello stato di handicap grave per il malato comporta il diritto per il malato stesso e per la persona che lo assiste a:

  • non essere trasferiti in altra sede di lavoro senza il loro consenso
  • scegliere, quando possibile, una sede di lavoro più vicina al proprio domicilio

A chi spetta.

  • Ai malati oncologici in stato di handicap grave.
  • Ai malati oncologici in stato di handicap grave e con invalidità civile superiore al 67% assunti presso enti pubblici in seguito a concorso o ad altro titolo.

Spettano, inoltre, i seguenti diritti:

  • scelta prioritaria tra le sedi disponibili
  • precedenza per la scelta della sede di trasferimento, nel caso ne abbiano fatto domanda.

Permessi lavorativi retribuiti. La malattia oncologica e il riconoscimento dello stato di handicap grave

danno il diritto a permessi lavorativi retribuiti per curarsi.

Spettano al malato oncologico lavoratore in stato di handicap grave oppure al familiare che lo assiste, secondo queste modalità

  • per il lavoratore: a scelta 2 ore al giorno o 3 giorni al mese.
  • per il familiare: 3 giorni al mese, a condizione che il disabile da assistere non sia ricoverato a tempo pieno.

Sia per il lavoratore, sia per il familiare, el caso di lavoro part-time, i permessi sono ridotti in proporzione all’orario di lavoro.

I permessi non utilizzati nel mese non possono essere usati nei mesi successivi.

Congedi lavorativi. Presentando richiesta al datore di lavoro, il malato oncologico o, in alcuni casi, il familiare che lo assiste possono avere diritto ad usufruire di diversi tipi di congedo:

  1. congedo retribuito di 30 giorni all’anno per cure;
  2. congedo straordinario biennale retribuito;
  3. congedo biennale non retribuito per gravi motivi familiari.

Congedo retribuito di 30 giorni all’anno per cure. Si tratta di un congedo che consente di assentarsi legittimamente dal posto di lavoro in caso di patologie che comportino frequenti assenze dal lavoro per sottoporsi a cicli di cure. È un periodo di congedo retribuito per cure mediche della durata massima di 30 giorni per anno da fruire anche in maniera frazionata.

Questi giorni di congedo si aggiungono al periodo di comporto (il periodo di malattia durante il quale il lavoratore non può essere licenziato).

A chi spetta. Al malato oncologico cui sia stata riconosciuta una invalidità civile superiore al 50% e che abbia necessità di effettuare delle cure mediche connesse alla propria invalidità. Il lavoratore deve documentare di essersi sottoposto alle cure.

Congedo straordinario biennale retribuito.  È un periodo di congedo straordinario retribuito, continuativo o

frazionato, fino a un massimo di 2 anni.

A chi spetta.

  • Al coniuge convivente del malato oncologico portatore di handicap grave
  • Solo a certe condizioni: ad altre persone di diverso grado di parentela col malato oncologico (genitori, figli conviventi, fratello o sorella).

Congedo biennale non retribuito per gravi motivi familiari.  È un periodo di congedo non retribuito della durata massima di 2 anni per gravi e documentati motivi familiari. Il periodo può essere frazionato o continuativo. In tale periodo il lavoratore conserva il posto di lavoro, ma non ha diritto alla retribuzione e non può lavorare. Spetta  al lavoratore dipendente, sia pubblico che privato.

Assenze per terapie salvavita. Sono giorni di assenza dal lavoro garantiti a chi si deve curare con terapie considerate “salvavita”, come la chemioterapia o la radioterapia.

I giorni di ricovero ospedaliero o di day hospital e i giorni di assenza per fare le cure sono interamente retribuiti e sono esclusi dal conteggio dei giorni di assenza per malattia, normalmente previsti. Questo non  solo prolunga indirettamente il periodo di comporto (periodo di conservazione del posto per il lavoratore malato), ma garantisce al lavoratore malato il mantenimento dello stipendio che, dopo un certo periodo di assenza per malattia, sarebbe ridotto o azzerato.

Per il diritto si deve fare riferimento ai singoli CCNL (se previsti)

Mansioni lavorative compatibili con lo stato di salute. Il lavoratore disabile può chiedere al proprio datore di lavoro di essere assegnato a mansioni compatibili con il proprio stato di salute.

È necessario fare una richiesta al proprio datore di lavoro. Nel caso in cui si accerti che il lavoratore non può essere assegnato a mansioni idonee al suo stato di salute, il datore di lavoro può risolvere il rapporto di impiego, in ogni caso si rinvia alle disposizioni previste dai singoli CCNL.

Esonero dal lavoro notturno. Il lavoratore che ha a proprio carico una persona disabile in stato di

handicap grave ha diritto all’esonero dal lavoro notturno. È necessario fare una richiesta al proprio datore di lavoro.

Trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale. È il diritto alla riduzione dell’orario di lavoro senza rinunciare all’impiego riservata ai malati oncologici.

La trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale implica una riduzione proporzionale dello stipendio.

Inoltre, il lavoratore mantiene il diritto a ritornare all’orario lavorativo pieno (e al relativo stipendio) al miglioramento delle condizioni di salute.

Spetta  ai malati oncologici con invalidità civile e stato di handicap grave.

Pensionamento anticipato. È la possibilità di anticipare il momento in cui si va in pensione richiedendo, per il calcolo degli anni di servizio ai fini pensionistici, il beneficio di 2 mesi di contribuzione “fittizia” (contributi figurativi) per ogni anno di servizio effettivamente prestato come invalido e fino al limite massimo di 5 anni di contribuzione figurativa.

Questo diritto matura a partire dal giorno in cui al lavoratore viene riconosciuta un’invalidità superiore al 74%.

Malattia: periodo di comporto Comparti Pubblici

Il diritto alla conservazione del posto di lavoro, il cosiddetto “comporto” è fissato il 18 mesi retribuiti, superati i quali se il lavoratore non è nelle condizioni di riprendere l’attività lavorativa, può richiedere un ulteriore periodo di 18 mesi non retribuito.

Superamento del periodo di comporto, Superati i periodi di assenza per malattia (18 mesi variamente retribuiti più 18 mesi non retribuiti), se il lavoratore è stato riconosciuto idoneo ad un lavoro ma non alle mansioni del proprio profilo professionale, può essere utilizzato:

  1. in mansioni di diverso profilo professionale ma della stessa categoria
  2. in categoria diversa – con il consenso dell’interessato – compatibilmente con la disponibilità del posto in pianta organica

Concorrono alla determinazione del conteggio dei giorni di malattia nel periodo di comporto tutte le assenze di malattia il ricovero ospedaliero, in day hospital, i periodi di convalescenza, le visite specialistiche se imputate a malattia.

Giorni festivi o non lavorativi. Nel calcolo delle assenze vanno considerati anche tutti i giorni festivi o non lavorativi compresi nel periodo di malattia.

Nell’ipotesi che l’ultimo giorni di malattia cada di venerdì ed il lavoratore riprenda servizio il lunedì successivo le giornate di sabato (qualora non lavorativo) e di domenica non vanno conteggiate.

Malattia tra il venerdì e il lunedì. Qualora, invece, la malattia termini il venerdì e venga presentato un nuovo certificato medico con decorrenza dal lunedì successivo, anche il sabato non lavorativo e la domenica vanno conteggiati come malattia e quindi nel periodo di comporto.

Sospensione del periodo di comporto. In base a numerose sentenze della Corte di Cassazione, il lavoratore al fine di sospendere il decorso del periodo di comporto, può chiedere che un periodo di assenza venga imputato ad altro titolo, ad esempio come ferie, con l’avvertenza, però, che il periodo di conversione dell’assenza per malattia in assenza per ferie deve necessariamente precedere la scadenza del periodo di comporto.

L’accoglimento della richiesta del lavoratore può essere rifiutata dall’amministrazione di appartenenza, la quale le può rimandare ad altra data. In tal caso, il lavoratore, sempre su richiesta, al termine del periodo di comporto ha diritto di fruire delle ferie maturate e non godute, purchè la richiesta sia formulata durante il periodo di comporto.

Esclusione di periodi di assenza dal comporto. Alcuni periodi di malattia sono esclusi dal computo del comporto

Per legge non vanno computate:

  • le assenze per malattie determinate come causa diretta da gravidanza o puerperio
  • l’interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria
  • l’aborto  spontaneo o terapeutico, purché intervenuto prima del 180° giorni dall’inizio della gestazione; dopo il 180° giorno si considera parto con il conseguente diritto al congedo per maternità
  • le assenze per malattie imputabili al datore di lavoro per violazione degli obblighi di sicurezza; l’onere della prova è in capo al lavoratore
  • il periodo di convalescenza in caso di TBC per un massimo di 6 mesi dalla data di dimissione
  • le giornate di degenza ospedaliera per il prelievo del sangue midollare e quelle successive al ricovero nei casi di donazione di midollo osseo

Per contratto sono escluse dal computo del comporto:

  • le assenze per infortunio e malattie professionali
  • le assenze dal servizio per l’effettuazione di terapie salvavita come ad esempio l’emodialisi, la chemioterapia, il trattamento riabilitativo per i soggetti affetti da AIDS ecc. Inoltre, ai lavoratori che si trovano in tali situazioni i datori di lavoro favoriscono l’effettuazione delle terapie e delle visite specialistiche mediante un’idonea articolazione dell’orario di lavoro.

È utile una precisazione: è il particolare tipo di terapia salvavita, o assimilabile e/o temporaneamente o parzialmente invalidante a qualificare la gravità della patologia.

Non esiste dunque, allo stato, una elencazione e/o specificazione delle c.d. “gravi patologie”, mentre la gravità della patologia non può, in ogni caso, ritenersi rimessa alla valutazione discrezionale del Dirigente competente ad autorizzare l’assenza per malattia, ma deve essere accertata e certificata dal personale sanitario competente.

La gravità della patologia deve necessariamente essere collegata all’effettuazione di terapie che, per la loro natura e/o per le modalità di svolgimento possano risultare temporaneamente e/o parzialmente invalidanti per il dipendente.

Il dipendente dovrà quindi produrre una certificazione medica attestante sì la grave patologia, ma anche la prescrizione di terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti. I due elementi devono dunque coesistere.

Ne consegue che l’assenza per malattia retribuita in caso di grave patologia è inerente esclusivamente a giorni di ricovero ospedaliero o di day hospital e giorni assenza dovuti alle conseguenze certificate delle terapie.

Pertanto ogni altro periodo di malattia non riconducibile a tali ipotesi, rientra nel calcolo del periodo di comporto.

Calcolo del periodo di comporto. Al fine di calcolare il periodo di comporto, per i lavoratori dei comparti pubblici, dall’ultimo giorno di assenza per malattia si risale ai tre anni precedenti per verificare il rispetto del limite massimo consentito per le assenze retribuite che è pari a 18 mesi.

Superati i 18 mesi retribuiti, su domanda del dipendente, possono essere concessi ulteriori  18 mesi non retribuiti (anche in modo frazionato).

Prima di concedere l’ulteriore periodo di assenza non retribuita, l’Amministrazione procede all’accertamento  delle reali condizioni di salute del dipendente tramite la ASL, con lo scopo di verificare la sussistenza di eventuali cause di assoluta e permanente inidoneità a svolgere qualsiasi proficuo lavoro.

Se il lavoratore è stato riconosciuto idoneo ad un lavoro ma non alle mansioni del proprio profilo professionale può essere utilizzato in:

  • mansioni di diverso profilo, ma stessa categoria;
  • in categoria diversa (con consenso dell’interessato) compatibilmente con disponibilità organica.

Il punto di partenza

Per fare il conteggio è necessario porre la massima attenzione alla data di inizio dell’ultimo evento morboso.

Come fare a decifrare il punto di partenza, dal quale fare un passo indietro lungo tre anni, nel caso in cui l’ultimo certificato medico sia la continuazione di un altro periodo di malattia precedente?

E come comportarsi nel caso in cui tra l’ultimo certificato medico e quello precedente non vi sia alcuna interruzione e l’ultimo dei due riporti la specifica di inizio e non di continuazione?

Proviamo a chiarire con qualche esempio:

Esempio 1

Penultimo certificato medico che riporta inizio malattia dal 13 aprile 2015 al 4 maggio 2015.

Ultimo certificato medico che riporta inizio malattia dal 5 maggio 2015 all’8 maggio 2015.

Il punto di partenza dal quale andare a ritroso di tre anni, ed iniziare il conteggio dei 18 mesi, potrebbe ragionevolmente ritenersi il 5 maggio 2015 e non il 13 aprile 2015, essendo l’ultimo evento morboso nuovo e diverso rispetto al precedente.

Non potendosi conoscere la patologia legata all’assenza, un nuovo inizio deve far pensare ad una assenza legata ad una patologia differente e, quindi, rinvenibile in un nuovo evento morboso.

 Esempio 2

Penultimo certificato medico che riporta inizio malattia dal 13 aprile 2015 al 4 maggio 2015.

Ultimo certificato medico che riporta continuazione malattia dal 5 maggio 2015 all’8 maggio 2015.

Il punto di partenza, in questo caso, è la data del 13 aprile 2015; tuttavia, va aggiunto che la compilazione fatta in questo modo può essere foriera di cattiva interpretazione atteso che, trattandosi di continuazione di malattia, la data di inizio dell’ultimo evento avrebbe dovuto essere conservata al 13 aprile e non già al 5 maggio.

GUIDA ALLA TUTELA DELLA MALATTIA: DIRITTI E DOVERI

Malattia: periodo di comporto Settori Privati

Il periodo di comporto è determinato dai singoli CCNL, con previsioni variamente congegnate, ma riconducibili al:

  • comporto secco: riferito alla durata dell’assenza per ogni singolo evento, eventualmente con la previsione di una particolare durata del comporto in caso di ricaduta della stessa malattia
  • comporto per sommatoria (o frazionato): riferito a tutti i periodi di assenza per malattia che si sono verificati un arco temporale predeterminato di tempo
  • comporto misto: caratterizzato dalla possibilità di licenziare dopo una certa durata di ogni malattia e comunque dopo che in certo periodo di tempo si sono sommate assenze per malattia oltre un determinato numero di giorni

Esclusione di periodi di assenza dal comporto. Alcuni periodi di malattia sono esclusi dal computo del comporto, per legge non vanno computate:

  • le assenze per malattie determinate come causa diretta da gravidanza o puerperio
  • l’interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria
  • l’aborto spontaneo o terapeutico, purché intervenuto prima del 180° giorni dall’inizio della gestazione; dopo il 180° giorno si considera parto con il conseguente diritto al congedo per maternità
  • le assenze per malattie imputabili al datore di lavoro per violazione degli obblighi di sicurezza; l’onere della prova è in capo al lavoratore
  • il periodo di convalescenza in caso di TBC per un massimo di 6 mesi dalla data di dimissione
  • le giornate di degenza ospedaliera per il prelievo del sangue midollare e quelle successive al ricovero nei casi di donazione di midollo osseo

Fasce orarie di reperibilità dipendenti settori privati. Il lavoratore ammalato deve rispettare le fasce orarie di reperibilità al proprio domicilio, che sono fissate: dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 17 alle ore 19 di tutti i giorni, compresi i festivi.

L’autorizzazione del medico curante di assentarsi durante le fasce orarie non è valida, sia per i lavoratori pubblici che privati.

In caso quindi di visite mediche, prestazioni specialistiche o assenze per giustificati motivi da effettuate

durante le fasce orarie predette, occorre darne preventiva informazione al datore di lavoro.

Esclusioni

Sono esclusi dall’obbligo di rispetto delle fasce di reperibilità durante un evento malattia, i lavoratori subordinati del solo settore privato la cui assenza dal lavoro sia dovuta

– a patologie gravi che richiedano l’uso di terapie salvavita,

ovvero

– a stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta.

Conservazione del posto di lavoro. Il datore di lavoro deve conservare il posto di lavoro nei limiti del periodo stabilito dai CCNL, durante questo arco temporale il lavoratore può essere licenziato solo per giusta causa o un giustificato motivo oggettivo.

Sempre i CCNL regolamentano l’assegnazione a mansioni lavorative confacenti allo stato di salute dei lavoratori, anche con demansionamento con l’assenso dell’interessato, essendo in capo al datore di lavoro di ricercare, nell’ambito dell’organizzazione dl lavoro, un’attività adeguata.

Nel caso in cui ciò non fosse possibile, previa dimostrazione, il rapporto di lavoro può essere risolto

Malattia: controlli delle assenze dal lavoro Lavoratori Pubblici

E’ stato emanato il 29 dicembre, ed entrerà in vigore il 13 gennaio, il nuovo regolamento che disciplina le visite fiscali per il dipendenti pubblici.

Visite fiscali sistematiche e ripetute

Le visite fiscali possono essere effettuate con cadenza sistematica e ripetitiva, sia nelle giornate di riposo settimanale, sia nelle giornate festive anche infrasettimanali.

Chi si assenta per malattia a ridosso di un weekend può ricevere più visite fiscali, anche nella stessa giornata.

Essere già stato sottoposto a una visita fiscale, quindi, non mette il lavoratore al riparo da un nuovo controllo del medico dell’Inps.

Visita fiscale dal primo giorno di malattia

Nel caso in cui l’assenza per malattia avvenga in una giornata antecedente o successiva a un giorno festivo o non lavorativo, resta ferma la regola che prevede che la visita fiscale scatti sin dal primo giorno.

Questa regola è operativa da tempo per i dipendenti pubblici e sarà prevista a breve anche per i dipendenti del settore privato.

Fasce orarie di reperibilità

Il lavoratore pubblico assente per malattia deve farsi trovare al proprio domicilio per la visita del medico fiscale nei seguenti orari, 7 giorni su 7:

  • dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 se dipendente del settore privato;

  • dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 se dipendente pubblico

Dipendenti pubblici esclusi dal decreto

Sono esclusi dalle nuove disposizioni:

  • Corpi di polizia ad ordinamento civile: Polizia dello Stato e Polizia Penitenziaria;

  • Corpo nazionale dei vigile del fuoco, escluso il personale volontario.

Restano inoltre esclusi dalla applicazione della normativa gli enti pubblici economici, gli enti morali, le aziende speciali.

Chi manda la visita fiscale

La visita fiscale può sia essere richiesta dall’amministrazione da cui dipende il lavoratore, sia essere disposta d’ufficio: a questo fine, l’Inps programma preventivamente un determinato numero di visite d’ufficio e razionalizza gli incarichi da assegnare ai medici fiscali.

Quindi la visita medico fiscale può avvenire anche due volte per la stessa patologia di malattia che porta all’assenza dal lavoro.

Assenza del lavoratore alla visita fiscale

Nel caso in cui il dipendente pubblico debba assentarsi dal proprio domicilio (ad esempio per sottoporsi a una visita specialistica), è tenuto (come avviene attualmente) ad avvisare unicamente la propria amministrazione, la quale successivamente provvede ad avvisare l’Inps.

In ogni caso, se il dipendente risulta assente al controllo all’indirizzo di reperibilità fornito, il medico fiscale deve rilasciare un apposito invito alla visita ambulatoriale per il primo giorno utile presso l’Ufficio medico legale dell’Inps competente.

La visita ambulatoriale è disposta anche nell’ipotesi in cui il lavoratore non accetti l’esito della visita o non firmi il verbale.

Esclusione dall’obbligo di reperibilità nelle fasce orario per i dipendenti pubblici

L’assenza alla visita fiscale, per i dipendenti pubblici, è giustificata se l’interessato ha:

una patologia grave che richiede terapie salvavita;

  • un’invalidità per causa di servizio riconosciuta, che abbia dato luogo all’ascrivibilità della menomazione unica o plurima alle prime tre categorie della Tabella A allegata del Testo unico in materia di pensioni di guerra, o a patologie rientranti nella Tabella E;

  • una patologia collegata alla situazione di invalidità riconosciuta, pari o superiore al 67%.

Visita fiscale per infortunio o malattia professionale

Per quanto riguarda le visite per l’accertamento dello stato di malattia professionale e delle conseguenze di un infortunio sul lavoro, queste restano di competenza dell’Inail.

Nessuna visita fiscale può dunque essere disposta dall’Inps in questi casi, nonostante l’istituzione del polo unico per le visite fiscali.

Malattia: gravi patologie

I CCNL pubblici e alcuni CCNL dei settori privati, prevedono che “in caso di patologie gravi che richiedano terapie salvavita ed altre assimilabili, come ad esempio l’emodialisi, la chemioterapia, il trattamento riabilitativo per soggetti affetti da AIDS, sono esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia i relativi giorni di ricovero ospedaliero o di day-hospital ed i giorni di assenza dovuti alle citate terapie, debitamente certificati dalla competente Azienda sanitaria locale o struttura convenzionata”.

La disciplina più favorevole, ovvero quella della esclusione dal computo del periodo di comporto di particolari assenze come quelle sopra descritte, trova applicazione solo nell’ipotesi in cui si realizzano entrambi i requisiti richiesti dal disposto contrattuale: la grave patologia ed il contestuale ricorso alle terapie salvavita.

L’esclusione dal computo del periodo di comporto determina il conseguente diritto a percepire l’intera retribuzione, anche nel caso in cui il soggetto si trovi già nel periodo di malattia con retribuzione al 50% come nel caso dei lavoratori pubblici.

Per chiarire ogni dubbio: o si tratta di assenze riconducibili ad effettiva sottoposizione alle terapie salvavita oppure tali giorni di assenza non possono uscire dal computo del periodo di comporto.

I giorni di convalescenza post ospedaliera, conseguenti alle terapie salvavita, così come i giorni ritenuti consequenziali alle stesse terapie (come, ad esempio, le assenze per visite di controllo) non possono vedersi applicata l’esclusione dal computo.

Va ricordato che è il lavoratore a dover esibire la specifica documentazione idonea a giustificare il tipo di assenza ossia per dimostrare che la stessa possa essere riconducibile a terapia salvavita.

È, quindi, nel suo interesse accertarsi che la certificazione medica fornisca le informazioni di dettaglio dei giorni effettivi di svolgimento della terapia, assolutamente necessarie per la corretta applicazione della speciale disciplina contrattuale.

Da parte sua, l’amministrazione non può ricondurre le assenze a terapie salvavita se non esplicitato nel certificato stesso.

Riduzione dello stipendio nei primi 10 giorni Lavoratori Pubblici

Il periodo di ricovero ed i giorni di convalescenza non sono soggetti alle trattenute economiche di legge, sono invece computati ai fini del superamento del periodo di comporto in i CCNL prevedono che esclusivamente le assenze per gravi patologie e per infortunio sul lavoro non vengono computate ai fini del limite massimo del diritto alla conservazione del posto.

Nel caso quindi un referto medico rilasciato dal Pronto soccorso indichi dei giorni di malattia, questi saranno soggetti alle ritenute economiche di cui all’art. 71 del decreto n. 112/2008 convertito in legge n. 133/2008.

Diverso potrebbe essere il caso di un intervento chirurgico sottoposto in regime di day hospital (quindi non un esame o visita specialistica ma un ricovero a fini operatori).

In questo caso il day hospital e la successiva convalescenza ricondotta nel certificato medico all’intervento subito non saranno soggetti alle ritenute economiche di cui all’art. 71 del decreto n. 112/2008 (i giorni saranno comunque computati ai fini del superamento del periodo di comporto).

Per ciò che riguarda invece l’accertamento della malattia attraverso la visita fiscale, l’obbligo da parte dell’Amministrazione di disporla fin dal primo giorno è riferito al solo caso di assenze che si verifichino nelle giornate immediatamente precedenti o successive a quelle non lavorative (se il giorno di malattia o uno dei giorni di malattia cada subito prima o subito dopo la domenica o altra festività).

In sintesi, non si procede alla decurtazione economica fino a 10 giorni nei seguenti casi:

  • Assenze dovute ad infortuni sul lavoro riconosciuti dall’INAIL;
  • Assenze per malattia dovute a causa di servizio riconosciuta dal Comitato di Verifica per le cause di servizio;
  • Ricovero ospedaliero, in strutture pubbliche o private. Per “ricovero ospedaliero” si intende la degenza in ospedale per un periodo non inferiore alle 24 ore (comprensivo della notte);
  • Ricovero domiciliare certificato dall’ASL o struttura sanitaria competente, purché sostitutivo del ricovero ospedaliero;
  • I day-hospital;
  • Assenze dovute a gravi patologie che richiedono l’effettuazione delle terapie salvavita, inclusa la chemioterapia (sono esclusi dalla decurtazione anche i giorni di assenza dovuti alle conseguenze certificate delle terapie salvavita temporaneamente e/o parzialmente invalidanti).
  • I periodi di assenza per convalescenza che seguono senza soluzione di continuità un ricovero o un intervento effettuato in regime di day-hospital indipendentemente dalla loro durata per i quali è sufficiente una certificazione rilasciata anche dal medico curante pubblico o privato (la certificazione medica dovrà far discendere espressamente la prognosi dall´intervento subito in ospedale).

Nota bene

La Corte Costituzionale con sentenza n. 120/2012 ha confermato la legittimità costituzionale della decurtazione in caso di assenze per malattia.

Pertanto, la decurtazione retributiva:

  • È relativa ai primi dieci giorni di ogni periodo di assenza per malattia e non ai primi 10 giorni di assenza per malattia nel corso dell’anno;
  • Opera per ogni episodio di assenza (anche di un solo giorno) e per tutti i dieci giorni anche se l’assenza si protrae per più di dieci giorni;
  • Per un periodo superiore a 10 giorni di assenza, a partire dall’undicesimo giorno sarà ripristinata l’erogazione di tutti gli emolumenti e le indennità aventi carattere fisso e continuativo, con esclusione del solo trattamento accessorio variabile;
  • Se l’evento morboso supera i 15 giorni lavorativi, a partire dall’undicesimo giorno di assenza sarà altresì erogato il trattamento accessorio variabile;

In merito alla trattenuta da non applicare per i giorni di assenza dovuti a convalescenza post-ricovero ospedaliero a seguito di ricovero o intervento chirurgico o altro fatto traumatico prescritta dalla struttura pubblica o dal medico curante, il Dipartimento della Funzione Pubblica, con parere n. 53 del 5/11/2008, ha affermato che in caso di ricovero ospedaliero, non riguarda in senso stretto soltanto i giorni di ricovero ma concerne il regime più favorevole previsto per le assenze per malattia dovute appunto a ricovero ospedaliero, con ciò comprendendo anche l’eventuale regolamentazione più vantaggiosa inerente il post-ricovero.

Pertanto nessuna decurtazione deve essere effettuata per i periodi collegati non solo al ricovero ospedaliero ma anche al post ricovero.

Malattia: ferie e maternità

Nell’ipotesi in cui, a seguito di un periodo di congedo parentale si fruisca immediatamente dopo di giorni di ferie o di malattia, riprendendo quindi l’attività lavorativa, le giornate festive e sabati (in caso di settimana corta) cadenti tra il periodo di congedo parentale e le ferie o la malattia, non vanno computati in conto al congedo parentale.

Esempio: orario di lavoro articolato su 5 giorni la settimana

1° settimana     dal lunedì al venerdì = congedo parentale

2° settimana     dal lunedì al venerdì = ferie o malattia

3° settimana     lunedì e venerdì = ripresa attività lavorativa

In questo caso le giornate di sabato e domenica comprese tra la prima e la seconda settimana e tra seconda e la terza non devono essere conteggiati nel congedo parentale.

Viceversa, allorquando si susseguano, senza interruzione, un periodo di congedo parentale, un periodo di ferie o di malattia ed un ulteriore periodo di congedo parentale, i giorni festivi ed i sabati (in caso di settimana corta), che si collocano immediatamente dopo il primo periodo di congedo ed immediatamente dopo il prima del successivo, devono essere conteggiati nel congedo parentale.

 Esempio: orario di lavoro articolato su 5 giorni la settimana

1° settimana     dal lunedì al venerdì = congedo parentale

2° settimana     dal lunedì al venerdì = ferie o malattia

3° settimana     lunedì e venerdì = congedo parentale

In questo caso, le giornate di sabato e domenica comprese tra la prima e la seconda settimana e tra la seconda e la terza devono essere conteggiate come congedo parentale.

Vedi la guida completa alla maternità e paternità

Malattia del figlio

Tra le cause di sospensione del rapporto di lavoro consentite dalla legge c’è il congedo per la malattia del figlio.

Si tratta di un congedo non retribuito (o parzialmente retribuito) che consente ad entrambi i genitori, anche adottivi o affidatari, di poter svolgere la propria essenziale funzione familiare nei confronti del proprio bambino, nel momento del bisogno come uno stato di malattia, senza che l’assenza possa essere ritenuta ingiustificata.

La durata del congedo varia a seconda dell’età del bambino e può essere fruito da entrambi i genitori, purché non contemporaneamente.

l congedo per la malattia del figlio, da non confondersi con il congedo parentale, è il congedo non retribuito che può essere richiesto da entrambi i genitori lavoratori dipendenti, sia pubblici sia privati, per assistere il proprio figlio malato.

La fruizione del congedo deve essere alternata, cioè i genitori non possono fruirne contemporaneamente per gli stessi giorni. I genitori possono richiedere questo congedo fino all’età di otto anni del figlio.

Se il bambino è di età compresa fra tre e otto anni l’astensione è limitata a cinque giorni l’anno per ciascun genitore.

Il genitore può richiedere questo congedo anche se l’altro genitore non ne ha diritto.

Per fruire di questa agevolazione è necessario presentare un certificato rilasciato da un medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato, oltre ad un’autocertificazione in cui si dichiari che l’altro genitore non si è assentato dal lavoro negli stessi giorni per il medesimo motivo.

Quando la malattia del bambino dà luogo ad un ricovero ospedaliero si interrompe il decorso del periodo di ferie in godimento da parte del genitore.

Durata del congedo. La durata complessiva del congedo per la malattia del figlio varia a seconda dell’età del bambino. Precisamente, entrambi i genitori hanno diritto:

  • nei primi 3 anni di vita del bambino, a congedi per malattia dello stesso, senza limiti di tempo , anche se la malattia non è in fase acuta;
  • dai 4 agli 13 anni di età del bambino, a 5 giorni lavorativi all’anno, per ciascun genitore, per un totale massimo di 10 giorni non fruibili contemporaneamente.

Fino al compimento del terzo anno di vita del bambino i periodi di astensione in questione sono possibili senza limiti.

Dai tre agli otto anni, spetta un permesso nei limiti di 5 giorni lavorativi all’anno ad ambedue i genitori non retribuiti.

Nei casi di malattia del bambino, successivi al periodo di astensione obbligatoria e comunque fino al compimento del terzo anno di vita dello stesso, alla lavoratrice madre ed al lavoratore padre, dipendenti pubblici, padre spettano 30 giorni di assenza retribuita per intero.

Anche in questo caso, se i giorni di assenza sono utilizzati alternativamente da entrambi i genitori, il numero dei giorni retribuiti al 100 % (per i lavoratori pubblici) non potrà comunque essere superiore a trenta annuali, computati sempre con riferimento agli anni di vita del bambino.

Non retribuito per i restanti periodi (interamente coperti da contribuzione figurativa).

Per i comparti privati non è prevista nessuna retribuzione.

Nasce il diritto all’indennità pari al 30% soltanto ai dipendenti (di tutti i comparti) che abbiano un reddito individuale inferiore a 2,5.

Malattia durante l’astensione facoltativa. La malattia insorta durante la fruizione della astensione facoltativa per maternità, produce automaticamente la interruzione di quest’ultimo periodo.