Rientro anticipato al lavoro dopo la malattia

La circolare Inps 2 maggio 2017, n. 79 ha affrontato il tema del rientro anticipato dalla malattia in caso di guarigione prima del termine indicato in prognosi, con la conseguente affermazione che il lavoratore in malattia non può riprendere l’attività lavorativa anticipatamente senza aver in precedenza provveduto a richiedere la rettifica della data di fine prognosi al medico curante che avrà verificato l’effettivo recupero delle energie psicofisiche del lavoratore tali da garantire il rientro al lavoro; in tale evenienza il medico provvederà all’emissione di un nuovo certificato che rettifichi la precedente data di fine malattia.

Malattia: rientro anticipato al lavoro

La circolare Inps 2 maggio 2017, n. 79 ha affrontato il tema del rientro anticipato dalla malattia in caso di guarigione prima del termine indicato in prognosi, con la conseguente affermazione che il lavoratore in malattia non può riprendere l’attività lavorativa anticipatamente senza aver in precedenza provveduto a richiedere la rettifica della data di fine prognosi al medico curante che avrà verificato l’effettivo recupero delle energie psicofisiche del lavoratore tali da garantire il rientro al lavoro; in tale evenienza il medico provvederà all’emissione di un nuovo certificato che rettifichi la precedente data di fine malattia.

Trasmissione del certificato di malattia

In caso di malattia, il medico curante trasmette telematicamente il certificato medico all’Inps, il quale lo rende disponibile al datore di lavoro secondo le modalità stabilite nel D.I. 26 febbraio 2010 .

Il lavoratore è obbligato a comunicare l’assenza dal lavoro al datore di lavoro, anche se riguarda una sola giornata, entro i termini stabiliti dai diversi contratti collettivi e a trasmettere il numero di protocollo telematico attraverso il quale l’azienda è in grado, tramite i servizi a disposizione sul sito dell’Inps, di conoscerne la prognosi.

Nel caso in cui la trasmissione telematica non sia possibile, il lavoratore deve farsi rilasciare dal medico curante il certificato di malattia redatto in modalità cartacea ed entro due giorni dalla data del rilascio, presentare o inviare il certificato di malattia all’Inps e l’attestato contenente la prognosi al proprio datore di lavoro.

Nel caso in cui il medico curante non sia reperibile, il lavoratore può richiedere la certificazione alla Guardia Medica o ad altro medico convenzionato col Servizio Sanitario Nazionale.

Malattia: trasmissione del certificato

In caso di malattia, il medico curante trasmette telematicamente il certificato medico all’Inps, il quale lo rende disponibile al datore di lavoro secondo le modalità stabilite nel D.I. 26 febbraio 2010 .

Il lavoratore è obbligato a comunicare l’assenza dal lavoro al datore di lavoro, anche se riguarda una sola giornata, entro i termini stabiliti dai diversi contratti collettivi e a trasmettere il numero di protocollo telematico attraverso il quale l’azienda è in grado, tramite i servizi a disposizione sul sito dell’Inps, di conoscerne la prognosi.

Nel caso in cui la trasmissione telematica non sia possibile, il lavoratore deve farsi rilasciare dal medico curante il certificato di malattia redatto in modalità cartacea ed entro due giorni dalla data del rilascio, presentare o inviare il certificato di malattia all’Inps e l’attestato contenente la prognosi al proprio datore di lavoro.

Nel caso in cui il medico curante non sia reperibile, il lavoratore può richiedere la certificazione alla Guardia Medica o ad altro medico convenzionato col Servizio Sanitario Nazionale.

Ricovero ospedaliero e day hospital

Le giornate effettuate in day hospital sono equiparate a giornate di ricovero ospedaliero anche se la permanenza non si protrae per l’intera giornata; ai fini dell’indennizzabilità di ulteriori giorni successivi al ricovero in day hospital, il lavoratore dovrà produrre altro certificato medico di continuazione malattia.

L’Inps, con messaggio 9 marzo 2018, n. 1074 ha affermato che la permanenza di pazienti presso le unità operative di pronto soccorso, per trattamenti sanitari a seguito dei quali le diverse situazioni possono evolversi in modalità diverse (dimissioni del paziente, ricovero urgente, trasferimento in ospedali altamente specializzati ecc.), presenta le medesime caratteristiche del ricovero ospedaliero e tale, quindi, deve essere considerata ai fini della tutela previdenziale e della correlata certificazione medica da produrre.

Alla luce di quanto sopra e nel ricordare che le strutture di pronto soccorso sono tenute alla trasmissione telematica dei certificati di malattia/ricovero, l’Istituto rappresenta due diverse fattispecie:

1) situazioni che richiedono ospitalità notturna del malato equiparabili, ai fini previdenziali, ad un ricovero: in tal caso, il lavoratore dovrà farsi rilasciare, ove nulla osti da parte della struttura ospedaliera, apposito certificato di ricovero;

2) situazioni che si esauriscono con dimissione del malato senza permanenza notturna presso la struttura da gestire per gli aspetti dell’indennità Inps come evento di malattia: in tal caso il certificato da produrre sarà, quindi, quello di malattia.

Diversamente, ovvero qualora anche a fronte di ospitalità notturna non venga rilasciato il certificato di ricovero bensì di malattia, per consentire la corretta gestione dell’evento, il lavoratore è tenuto a fornire ulteriori elementi utili per l’istruttoria inviando alla struttura territoriale Inps e al proprio datore di lavoro – nei casi di prevista erogazione in via di anticipazione della prestazione – apposita documentazione dalla quale sia rilevabile la citata permanenza prolungata presso la struttura di pronto soccorso.

Nelle ipotesi in cui le citate strutture siano impossibilitate a procedere con la trasmissione telematica dei certificati di ricovero o di malattia, questi potranno essere rilasciati in modalità cartacea, avendo cura di riportare tutti gli elementi obbligatori previsti dalla legge con particolare riguardo alla diagnosi e alla prognosi.

Day hospital e ricovero ospedaliero

Le giornate effettuate in day hospital sono equiparate a giornate di ricovero ospedaliero anche se la permanenza non si protrae per l’intera giornata; ai fini dell’indennizzabilità di ulteriori giorni successivi al ricovero in day hospital, il lavoratore dovrà produrre altro certificato medico di continuazione malattia.

L’Inps, con messaggio 9 marzo 2018, n. 1074 ha affermato che la permanenza di pazienti presso le unità operative di pronto soccorso, per trattamenti sanitari a seguito dei quali le diverse situazioni possono evolversi in modalità diverse (dimissioni del paziente, ricovero urgente, trasferimento in ospedali altamente specializzati ecc.), presenta le medesime caratteristiche del ricovero ospedaliero e tale, quindi, deve essere considerata ai fini della tutela previdenziale e della correlata certificazione medica da produrre.

Alla luce di quanto sopra e nel ricordare che le strutture di pronto soccorso sono tenute alla trasmissione telematica dei certificati di malattia/ricovero, l’Istituto rappresenta due diverse fattispecie:

1) situazioni che richiedono ospitalità notturna del malato equiparabili, ai fini previdenziali, ad un ricovero: in tal caso, il lavoratore dovrà farsi rilasciare, ove nulla osti da parte della struttura ospedaliera, apposito certificato di ricovero;

2) situazioni che si esauriscono con dimissione del malato senza permanenza notturna presso la struttura da gestire per gli aspetti dell’indennità Inps come evento di malattia: in tal caso il certificato da produrre sarà, quindi, quello di malattia.

Diversamente, ovvero qualora anche a fronte di ospitalità notturna non venga rilasciato il certificato di ricovero bensì di malattia, per consentire la corretta gestione dell’evento, il lavoratore è tenuto a fornire ulteriori elementi utili per l’istruttoria inviando alla struttura territoriale Inps e al proprio datore di lavoro – nei casi di prevista erogazione in via di anticipazione della prestazione – apposita documentazione dalla quale sia rilevabile la citata permanenza prolungata presso la struttura di pronto soccorso.

Nelle ipotesi in cui le citate strutture siano impossibilitate a procedere con la trasmissione telematica dei certificati di ricovero o di malattia, questi potranno essere rilasciati in modalità cartacea, avendo cura di riportare tutti gli elementi obbligatori previsti dalla legge con particolare riguardo alla diagnosi e alla prognosi.

Malattia: Day Hospital e ricovero ospedaliero

Le giornate effettuate in day hospital sono equiparate a giornate di ricovero ospedaliero anche se la permanenza non si protrae per l’intera giornata; ai fini dell’indennizzabilità di ulteriori giorni successivi al ricovero in day hospital, il lavoratore dovrà produrre altro certificato medico di continuazione malattia.

L’Inps, con messaggio 9 marzo 2018, n. 1074 ha affermato che la permanenza di pazienti presso le unità operative di pronto soccorso, per trattamenti sanitari a seguito dei quali le diverse situazioni possono evolversi in modalità diverse (dimissioni del paziente, ricovero urgente, trasferimento in ospedali altamente specializzati ecc.), presenta le medesime caratteristiche del ricovero ospedaliero e tale, quindi, deve essere considerata ai fini della tutela previdenziale e della correlata certificazione medica da produrre.

Alla luce di quanto sopra e nel ricordare che le strutture di pronto soccorso sono tenute alla trasmissione telematica dei certificati di malattia/ricovero, l’Istituto rappresenta due diverse fattispecie:

1) situazioni che richiedono ospitalità notturna del malato equiparabili, ai fini previdenziali, ad un ricovero: in tal caso, il lavoratore dovrà farsi rilasciare, ove nulla osti da parte della struttura ospedaliera, apposito certificato di ricovero;

2) situazioni che si esauriscono con dimissione del malato senza permanenza notturna presso la struttura da gestire per gli aspetti dell’indennità Inps come evento di malattia: in tal caso il certificato da produrre sarà, quindi, quello di malattia.

Diversamente, ovvero qualora anche a fronte di ospitalità notturna non venga rilasciato il certificato di ricovero bensì di malattia, per consentire la corretta gestione dell’evento, il lavoratore è tenuto a fornire ulteriori elementi utili per l’istruttoria inviando alla struttura territoriale Inps e al proprio datore di lavoro – nei casi di prevista erogazione in via di anticipazione della prestazione – apposita documentazione dalla quale sia rilevabile la citata permanenza prolungata presso la struttura di pronto soccorso.

Nelle ipotesi in cui le citate strutture siano impossibilitate a procedere con la trasmissione telematica dei certificati di ricovero o di malattia, questi potranno essere rilasciati in modalità cartacea, avendo cura di riportare tutti gli elementi obbligatori previsti dalla legge con particolare riguardo alla diagnosi e alla prognosi.

Come devono essere computate le assenze per malattia di un dipendente pubblico?

Domanda

Come devono essere computate le assenze per malattia di un dipendente pubblico?

Risposta

il dipendente assente per malattia ha diritto alla conservazione del posto di lavoro per un periodo di 18 mesi (c. d. “periodo di comporto”) con il trattamento economico previsto dal comma 7, lett. a), b), c) della citata disposizione, cioè:

  • retribuzione intera per i primi 9 mesi;
  • 90% della retribuzione per i successivi 3 mesi;
  • 50% della retribuzione per gli ulteriori successivi 6 mesi.

Pertanto, quando il dipendente si assenta per malattia, occorre, in primo luogo, verificare che il periodo di malattia rientri nei 18 mesi previsti come limite massimo per la conservazione del posto di lavoro e se sussista la decurtazione economica al superamento dei primi 9 mesi.

Occorre, in concreto, operare come segue:

  • si risale indietro di 3 anni partendo dalla data di inizio dell’evento morboso in corso;
  • si sommano tutti i giorni di assenza per malattia effettuati nel suddetto triennio (ad esclusione di quelli non rientranti nel periodo di comporto;
  • si aggiunge alla suddetta somma il periodo relativo all’evento morboso in atto.

Il risultato ottenuto è la c. d. “somma economica”, che permette di determinare sia i giorni di assenza per malattia globalmente fruiti all’interno del periodo di comporto, sia il trattamento economico che spetta al dipendente per ogni singolo periodo di assenza.

Malattia: cure termali

Ciascun assistito ha diritto ad usufruire, con oneri a carico del Servizio Sanitario Nazionale, di un solo ciclo di cure termali, nell’arco dell’anno, per le patologie che possono trovare beneficio dalle cure medesime.

Per fruire delle cure termali è sufficiente farsi rilasciare da parte del proprio “medico di famiglia” la proposta-richiesta da redigersi sul ricettario standardizzato del Servizio Sanitario Nazionale. Per medico di “famiglia” deve intendersi il medico di medicina generale, il pediatra di libera scelta o lo specialista, in una delle branche attinenti alle patologie che possono trovare beneficio dalle cure, che abbia in uso il ricettario standardizzato.

La proposta richiesta deve indicare la diagnosi ed il correlato ciclo di cure da praticare.

Nei casi in cui il medico delle Terme rilevi nella prescrizione-proposta una rilevante differenza tra la patologia e le cure prescritte, questi può concordare con il medico referente dell’azienda USL di ubicazione territoriale dello stabilimento eventuali rettifiche della prescrizione, senza modificare la diagnosi formulata dal medico di base o dallo specialista.

All’atto dell’accoglimento dell’assistito il direttore sanitario delle Terme, o altro medico incaricato, compila la relativa cartella clinica, previa visita medica volta ad accertare eventuali controindicazioni cliniche alle cure e ad individuare qualità, tempi e modalità delle somministrazioni prescritte.

22.1 I requisiti

  • almeno 5 anni di anzianità assicurativa e i requisiti di contribuzione previsti nell’ultimo quinquennio per il diritto alla pensione di invalidità dall’INPS di almeno 3 anni di contribuzione nei cinque anni precedenti la domanda.
  • non aver già goduto o da godere nello stesso anno prestazioni termali a caricodella ASL o di altro Ente;
  • non aver perfezionato il requisito di età (i limiti di età previsti per le cure termali sono quelli richiesti per la pensione di vecchiaia (65 anni uomini, 60 anni donne) e di contribuzione per il diritto alla pensione di vecchiaia previsto dalla normativa vigente nell’anno di effettuazione delle cure. Può essere concessa la prestazione termale anche a chi, pur avendo superato i suddetti limiti di età non ha maturato i requisiti minimi contributivi per la pensione di vecchiaia
  • non essere titolare di pensione di anzianità o di trattamento di pensione anticipata previsto dalle vigenti disposizioni per diversi settori di attività prima dell’effettuazione del turno di cure ( non essere titolare di assegno definitivo di invalidità o di pensione di inabilità.

22.2 Elenco delle patologie che possono trovare reale beneficio dalle cure termali

Malattie reumatiche:

  • osteoartrosi ed altre forme degenerative;
  • reumatismi extra articolari.

Malattie delle vie respiratorie:

  • sindromi rinosinusitiche-bronchiali croniche;
  • bronchiti croniche semplici o accompagnate a componente ostruttiva (con esclusione dell’asma e dell’enfisema avanzato, complicato da insufficienza respiratoria grave o da cuore polmonare cronico).

Malattie dermatologiche:

  • psoriasi (esclusa la forma pustolosa, eritrodermica);
  • eczema e dermatite atopica (escluse le forme acute vescicolari ed essudative);
  • dermatite seborroica ricorrente.

Malattie ginecologiche:

  • sclerosi dolorosa del connettivo pelvico di natura cicatriziale e involutiva;
  • leucorrea persistente da vaginiti croniche aspecifiche o distrofiche.

Malattie O.R.L.:

  • rinopatia vasomotoria;
  • faringolaringiti croniche;
  • sinusiti croniche;
  • stenosi tubariche;
  • otiti catarrali croniche;
  • otiti croniche purulente non colesteatomatose.

Malattie dell’apparato urinario:

  • calcolosi delle vie urinarie e sue recidive.

Malattie vascolari:

  • postumi di flebopatie di tipo cronico.

Malattie dell’apparato gastroenterico:

  • dispepsia di origine gastroenterica e biliare;
  • sindrome dell’intestino irritabile nella varietà con stipsi.

22.3 Normativa sui ticket. Per quanto riguarda i ticket, esistono tre diverse categorie:

1) coloro che non usufruiscono dell’esenzione e pagano una quota fissa di 50 euro per tutto il ciclo di cure con un’età compresa tra 6 e 65 anni;

2) coloro che risultano parzialmente esentati dal ticket (pagano una quota fissa di euro 3,10) e sono sostanzialmente:

  1. a) cittadini con meno di sei anni o più di 65 che appartengono ad un nucleo familiare il cui reddito non supera 36.151,98 euro;
  2. b) coloro che sono titolari di pensione sociale e anche i loro familiari, con un reddito non superiore a 8.263,31 che può “arrivare” fino a 11.362,05 con un coniuge e altri 516,46 euro per ogni figlio a carico.

Tale situazione è valida anche per i titolari di pensione “al minimo” che hanno più di 60 anni, per i disoccupati, gli invalidi per servizio appartenenti alle categorie II, III, IV e V. Per quelli invece che appartengono alla VI, VII, VIII la parziale esenzione del ticket è applicabile limitatamente alle prestazioni correlate alla patologia invalidante.

Inoltre, usufruiscono dell’esenzione parziale anche gli invalidi civili dal 67% al 99%, quelli con assegno di accompagnamento, gli invalidi del lavoro con validità inferiore a 2/3 ma solo per quelle prestazioni relative alla patologia invalidante (questo presupposto vale anche per tutte le altre categorie), i ciechi, i sordomuti, gli invalidi di guerra che appartengono alla categoria VI, VII e VIII che non risultano titolari di pensione diretta vitalizia, gli invalidi di guerra non titolari di pensione diretta dalla prima alla quinta categoria per tutte le patologie, mentre per le ultime tre categorie questo presupposto è valido solo per le prestazioni correlate alla patologia invalidante e i portatori di patologie neoplastiche maligne.

3) la categoria dei pazienti totalmente esenti dal ticket (quelli cioè che non pagano nulla, solo per le prestazioni correlate alla patologia invalidante).

Appartengono a questo gruppo: gli invalidi di guerra dalla prima alla quinta categoria titolari di pensione diretta (per tutte le patologie), gli invalidi di guerra dalla sesta all’ottava categoria, solo per le prestazioni correlate alla patologia invalidante, gli invalidi per servizio che appartengono alla I categoria, gli invalidi civili al 100%, gli invalidi con assegno di accompagnamento, i grandi invalidi del lavoro con invalidità superiore all’80% e i ciechi assoluti.

22.4 Categorie Protette. Tutti coloro che appartengono alle Categorie Protette (invalidi di guerra, di servizio, ciechi, sordomuti, invalidi civili con una percentuale che supera i due terzi), hanno diritto ad usufruire nel corso dell’anno, di un ulteriore ciclo di cure specifico, previa dichiarazione, nella parte posteriore della prescrizione e sotto la propria responsabilità, di non aver usufruito nel corso dell’anno di un altro ciclo di cure specifico a carico del Servizio Sanitario Nazionale oppure di essere in possesso dei requisiti per ottenere il diritto d’accesso ai trattamenti previsti per la categoria.

22.5 Le prestazioni INAIL. I lavoratori infortunati possono usufruire di cure idrofangotermali, a carico dell’Ente, previa sottoposizione a verifica da parte del medico dell’INAIL.

Le prestazioni garantite sono di natura sanitaria ed economica. Queste ultime consistono nel rimborso delle spese di viaggio di andata e ritorno all’invalido e all’eventuale accompagnatore per l’effettuazione delle cure, soggiorno in albergo convenzionato, anche per l’eventuale accompagnatore, indennità per inabilità temporanea assoluta o integrazione della rendita diretta.

La prestazione è a carico del Servizio Sanitario Nazionale e il lavoratore dovrà essere, quindi, tenuto al pagamento del “ticket” nella misura prevista dalla legge.

Hanno diritto alla prestazione: lavoratori infortunati o affetti da malattia professionale durante il periodo di inabilità temporanea assoluta; titolari di rendita per i quali non sia scaduto l’ultimo termine di revisione; malati di silicosi o di asbestosi senza limiti di tempo.

Per ottenere la prestazione bisogna presentare la richiesta alla Sede INAIL di appartenenza. Il medico dell’INAIL stabilisce, per le cure, l’opportunità, la tipologia e la durata tenendo conto dell’elenco tassativo del Ministero della Salute circa le patologie che possono trovare reale beneficio dalle cure termali.

22.6 Le prestazioni INPS. Hanno diritto alle prestazioni tutti i lavoratori dipendenti e autonomi iscritti all’INPS che abbiano maturato i requisiti contributivi richiesti.

Le prestazioni, che l’Ente ha la facoltà di concedere hanno la finalità di evitare, ritardare o rimuovere uno stato di invalidità, e sono limitate alle sole cure per le patologie bronco-asmatiche e reumo-artropatiche.

Il costo delle cure è a carico del Servizio Sanitario Nazionale; quello del soggiorno è a carico dell’INPS. L’assicurato è tenuto al pagamento del “ticket” nella misura prevista dalla legge. Le spese per il viaggio di andata e ritorno sono a carico dell’assistito.

L’avvio alle cure avviene dopo che l’INPS ha accertato l’esistenza dei requisiti contributivi e sanitari.

Malattie oncologiche

Esenzione dal pagamento del ticket per patologia. Le persone con malattia oncologica hanno diritto all’esenzione totale dal pagamento del ticket per farmaci, visite ed esami appropriati per la cura del tumore e delle eventuali complicanze, per la riabilitazione e per la prevenzione da ulteriori aggravamenti.

Cosa fare per ottenerla. Il medico specialista deve compilare il modulo per la richiesta di esenzione dal ticket. Lei dovrà presentare questo modulo compilato dal medico al distretto sanitario della Azienda Unità Sanitaria Locale insieme a:

  • tessera sanitaria;
  • codice fiscale.

Riconoscimento dell’invalidità civile e dello stato di handicap (Legge 104/1992). Il riconoscimento dell’invalidità civile e dello “stato di handicap” (Legge 104/1992) sono il presupposto indispensabile per poter accedere ai benefici economici, assistenziali e previdenziali riservati ai malati oncologici.

A chi spetta. Spetta a tutti i cittadini con malattia oncologica, italiani e stranieri, che siano regolarmente residenti in Italia.

La domanda.  È possibile presentare la domanda anche subito dopo la diagnosi, ma è consigliabile attendere la definizione del programma di cura. In questa fase, infatti, si può quantificare meglio l’impatto della malattia sulla vita di tutti i giorni e stabilire più correttamente l’entità di eventuali misure assistenziali.

Entro 30 giorni dall’invio per via telematica della certificazione medica all’INPS, si potrà presentare la domanda di invalidità vera e propria.

La domanda di invalidità può essere presentata sempre e solo per via telematica: attraverso il Patronato INCA CGIL.

Assegno di invalidità. L’assegno di invalidità è un sostegno economico la cui entità varia ogni anno per effetto della legge finanziaria ed è corrisposto per 13 mensilità all’anno. L’assegno di invalidità spetta in misura intera solo se la persona che ne fa richiesta non supera determinati limiti di reddito personali.

Spetta a tutti i:

  • cittadini italiani residenti in Italia,
  • i cittadini stranieri comunitari iscritti all’anagrafe del Comune di residenza,
  • i cittadini stranieri extra-comunitari legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato

che:

  • hanno tra i 18 e i 65 anni di età
  • hanno un grado percentuale di invalidità civile compreso tra il
  • 74% e il 99%:
  • non svolgono attività lavorativa, salvo casi particolari.

Pensione di inabilità. E’ un sostegno economico la cui entità varia ogni anno per effetto della legge finanziaria ed è corrisposta per 13 mensilità all’anno. La pensione di inabilità spetta in misura intera se l’invalido non supera determinati limiti di reddito personali. La pensione di inabilità spetta in misura intera anche se l’invalido è ricoverato in un istituto pubblico che provvede al suo sostentamento

Spetta a tutti i:

  • cittadini italiani residenti in Italia,
  • i cittadini stranieri comunitari iscritti all’anagrafe del Comune di residenza,
  • i cittadini stranieri extra-comunitari legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato

che:

  • hanno tra i 18 e i 65 anni di età
  • hanno un grado percentuale di invalidità civile permanente pari al 100%

Diritti nel Lavoro. Per il malato oncologico, alcuni benefici in ambito lavorativo si possono ottenere in seguito all’accertamento di una certa percentuale di invalidità civile, altri in seguito all’accertamento dello stato di handicap grave (Legge 104/1992) e altri ancora all’accertamento della disabilità (Legge 68/1999). Per questo motivo, e per non doversi presentare a più visite medico legali, è consigliabile presentare all’INPS un’unica domanda per richiedere:

  • il riconoscimento dello stato di invalidità civile
  • il riconoscimento dello stato di handicap grave
  • l’accertamento della disabilità.

Scelta della sede di lavoro e trasferimento. Il riconoscimento dello stato di handicap grave per il malato comporta il diritto per il malato stesso e per la persona che lo assiste a:

  • non essere trasferiti in altra sede di lavoro senza il loro consenso
  • scegliere, quando possibile, una sede di lavoro più vicina al proprio domicilio

A chi spetta.

  • Ai malati oncologici in stato di handicap grave.
  • Ai malati oncologici in stato di handicap grave e con invalidità civile superiore al 67% assunti presso enti pubblici in seguito a concorso o ad altro titolo.

Spettano, inoltre, i seguenti diritti:

  • scelta prioritaria tra le sedi disponibili
  • precedenza per la scelta della sede di trasferimento, nel caso ne abbiano fatto domanda.

Permessi lavorativi retribuiti. La malattia oncologica e il riconoscimento dello stato di handicap grave

danno il diritto a permessi lavorativi retribuiti per curarsi.

Spettano al malato oncologico lavoratore in stato di handicap grave oppure al familiare che lo assiste, secondo queste modalità

  • per il lavoratore: a scelta 2 ore al giorno o 3 giorni al mese.
  • per il familiare: 3 giorni al mese, a condizione che il disabile da assistere non sia ricoverato a tempo pieno.

Sia per il lavoratore, sia per il familiare, el caso di lavoro part-time, i permessi sono ridotti in proporzione all’orario di lavoro.

I permessi non utilizzati nel mese non possono essere usati nei mesi successivi.

Congedi lavorativi. Presentando richiesta al datore di lavoro, il malato oncologico o, in alcuni casi, il familiare che lo assiste possono avere diritto ad usufruire di diversi tipi di congedo:

  1. congedo retribuito di 30 giorni all’anno per cure;
  2. congedo straordinario biennale retribuito;
  3. congedo biennale non retribuito per gravi motivi familiari.

Congedo retribuito di 30 giorni all’anno per cure. Si tratta di un congedo che consente di assentarsi legittimamente dal posto di lavoro in caso di patologie che comportino frequenti assenze dal lavoro per sottoporsi a cicli di cure. È un periodo di congedo retribuito per cure mediche della durata massima di 30 giorni per anno da fruire anche in maniera frazionata.

Questi giorni di congedo si aggiungono al periodo di comporto (il periodo di malattia durante il quale il lavoratore non può essere licenziato).

A chi spetta. Al malato oncologico cui sia stata riconosciuta una invalidità civile superiore al 50% e che abbia necessità di effettuare delle cure mediche connesse alla propria invalidità. Il lavoratore deve documentare di essersi sottoposto alle cure.

Congedo straordinario biennale retribuito.  È un periodo di congedo straordinario retribuito, continuativo o

frazionato, fino a un massimo di 2 anni.

A chi spetta.

  • Al coniuge convivente del malato oncologico portatore di handicap grave
  • Solo a certe condizioni: ad altre persone di diverso grado di parentela col malato oncologico (genitori, figli conviventi, fratello o sorella).

Congedo biennale non retribuito per gravi motivi familiari.  È un periodo di congedo non retribuito della durata massima di 2 anni per gravi e documentati motivi familiari. Il periodo può essere frazionato o continuativo. In tale periodo il lavoratore conserva il posto di lavoro, ma non ha diritto alla retribuzione e non può lavorare. Spetta  al lavoratore dipendente, sia pubblico che privato.

Assenze per terapie salvavita. Sono giorni di assenza dal lavoro garantiti a chi si deve curare con terapie considerate “salvavita”, come la chemioterapia o la radioterapia.

I giorni di ricovero ospedaliero o di day hospital e i giorni di assenza per fare le cure sono interamente retribuiti e sono esclusi dal conteggio dei giorni di assenza per malattia, normalmente previsti. Questo non  solo prolunga indirettamente il periodo di comporto (periodo di conservazione del posto per il lavoratore malato), ma garantisce al lavoratore malato il mantenimento dello stipendio che, dopo un certo periodo di assenza per malattia, sarebbe ridotto o azzerato.

Per il diritto si deve fare riferimento ai singoli CCNL (se previsti)

Mansioni lavorative compatibili con lo stato di salute. Il lavoratore disabile può chiedere al proprio datore di lavoro di essere assegnato a mansioni compatibili con il proprio stato di salute.

È necessario fare una richiesta al proprio datore di lavoro. Nel caso in cui si accerti che il lavoratore non può essere assegnato a mansioni idonee al suo stato di salute, il datore di lavoro può risolvere il rapporto di impiego, in ogni caso si rinvia alle disposizioni previste dai singoli CCNL.

Esonero dal lavoro notturno. Il lavoratore che ha a proprio carico una persona disabile in stato di

handicap grave ha diritto all’esonero dal lavoro notturno. È necessario fare una richiesta al proprio datore di lavoro.

Trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale. È il diritto alla riduzione dell’orario di lavoro senza rinunciare all’impiego riservata ai malati oncologici.

La trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale implica una riduzione proporzionale dello stipendio.

Inoltre, il lavoratore mantiene il diritto a ritornare all’orario lavorativo pieno (e al relativo stipendio) al miglioramento delle condizioni di salute.

Spetta  ai malati oncologici con invalidità civile e stato di handicap grave.

Pensionamento anticipato. È la possibilità di anticipare il momento in cui si va in pensione richiedendo, per il calcolo degli anni di servizio ai fini pensionistici, il beneficio di 2 mesi di contribuzione “fittizia” (contributi figurativi) per ogni anno di servizio effettivamente prestato come invalido e fino al limite massimo di 5 anni di contribuzione figurativa.

Questo diritto matura a partire dal giorno in cui al lavoratore viene riconosciuta un’invalidità superiore al 74%.