Indennità di disponibilità lavoratori intermittenti

Il contratto di lavoro a chiamata può assumere due forme diverse:

1) con obbligo di risposta alla chiamata del datore di lavoro;

2) ovvero senza obbligo di risposta.

Nel primo caso, il lavoratore si obbliga contrattualmente  a rispondere alla “chiamata” al lavoro effettuata da parte del datore, e come controprestazione ha diritto a un’indennità di disponibilità  mensile, in aggiunta alla retribuzione maturata per le ore di lavoro effettivamente prestato.

In caso di malattia o altro evento che renda temporaneamente impossibile rispondere alla chiamata, il lavoratore è tenuto ad informare tempestivamente il datore di lavoro, specificando la durata dell’impedimento; in questo periodo egli non matura il diritto all’indennità  di disponibilità.

Qualora il lavoratore non adempia a tale obbligo, perde il diritto all’indennità  di disponibilità  per un periodo di 15 giorni.

L’indennità è divisibile in quote orarie, nella misura stabilita dai  contratti collettivi, e comunque in misura non inferiore al 20%  della retribuzione prevista dal CCNL applicato.

Sull’indennità di disponibilità devono essere versati i contributi previdenziali per il loro effettivo ammontare, anche in deroga alla vigente normativa in materia di minimale contributivo.

Nel caso in cui, invece, non sia pattuito l’obbligo di risposta, al lavoratore non spetta l’indennità  di disponibilità e, correlativamente, egli non è obbligato a rispondere alla chiamata.

Rifiuto ingiustificato di risposta.  Se il lavoratore che percepisce l’indennità di disponibilità rifiuta senza motivo di rispondere alla chiamata, il datore può risolvere il contratto, richiedendo la restituzione della quota di indennità  riferita al periodo successivo al rifiuto, nonché un congruo risarcimento nella misura fissata dal contratto collettivo o individuale.

Contratto collettivo e individuale.  La legge rimette alla contrattazione collettiva o, in mancanza, al contratto individuale la definizione dei seguenti principali aspetti:

1) indicazione della durata e delle ipotesi, oggettive o soggettive, che consentono la stipulazione del contratto;

2) luogo e modalità  della disponibilità  eventualmente garantita dal lavoratore, e del relativo preavviso di chiamata;

3) trattamento economico e normativo spettante per la prestazione eseguita e l’eventuale relativa indennità di disponibilità ;

4) indicazione delle forme, tempi e modalità , con cui il datore di lavoro è legittimato a richiedere l’esecuzione della prestazione di lavoro (art. 36 D.Lgs. 276/2003).

La consegna del contratto individuale al lavoratore ovvero della comunicazione di assunzione va effettuata prima dell’inizio della prima chiamata. Con cadenza annuale – fatte salve le eventuale diverse tempistiche previste dai CCNL – il datore di lavoro è tenuto ad informare le RSA qualora presenti in merito all’andamento di questa tipologia contrattuale

Indennità di cassa o di maneggio di denaro

Definizione. E’ un’indennità erogata a lavoratori le cui mansioni comportino in via continuativa maneggio di denaro per riscossioni o pagamenti accompagnato da responsabilità per errori.

Tale indennità viene normalmente stabilita dalla contrattazione collettiva in misura mensile ragguagliata percentualmente al minimo di retribuzione ed eventualmente all’indennità di contingenza spettante al lavoratore in relazione al livello di inquadramento, ma può essere anche stabilita in misura fissa mensile.

Presupposti. La corresponsione dell’indennità di cassa è subordinata in genere alla presenza dei seguenti elementi:

  • maneggio di denaro come mansione normale o prevalente del lavoratore;
  • rischio del dipendente per la responsabilità finanziaria degli errori eventualmente commessi.

Cambio di mansione. Poiché l’indennità è funzionalmente collegata alla mansione svolta, il lavoratore perde il diritto a riceverla nel caso in cui venga spostato a mansioni che non comportano maneggio di valori.

TFR. L’importo erogato a tale titolo concorre a determinare la retribuzione utile al calcolo del trattamento di fine rapporto.

Indennità di trasferta

Costituisce trasferta – con il conseguente diritto per il prestatore di lavoro alla relativa indennità – lo spostamento temporaneo del lavoratore dal luogo in cui esegue abitualmente la prestazione, senza che rilevi né la sede aziendale, né la residenza del lavoratore, né l’esistenza di una dipendenza aziendale nel luogo di esecuzione della prestazione.

Consenso del lavoratore. La decisione di mandare un dipendente in trasferta scaturisce da una mera discrezionalità aziendale e quindi è irrilevante il consenso manifestato dal lavoratore.

Tempo di viaggio e trasferta. ll Ministero del lavoro ha confermato l’esclusione dall’orario di lavoro del tempo impiegato per recarsi al lavoro, stabilendo che tale periodo non è retribuito e non può essere computato nell’orario di lavoro – il tempo impiegato dal lavoratore per raggiungere la sede di lavoro durante la trasferta non costituisce esplicazione dell’attività lavorativa ed il disagio che deriva al lavoratore è assorbito dall’indennità di trasferta.

I CCNL. I CCNL, sia pubblici che privati determinano l’ammontare dell’indennità di trasferta, tuttavia, i datori di lavoro privati possono erogare ai propri dipendenti un’indennità di trasferta superiore a quella stabilita in sede di contrattazione collettiva, nazionale o di secondo livello, in quanto trattasi di una deroga in melius.

Formazione del reddito. Non concorrono a formare il reddito i rimborsi di spese documentate relative al vitto, all’alloggio, al viaggio e al trasporto, nonché i rimborsi di altre spese, anche non documentabili, eventualmente sostenute dal dipendente, sempre in occasione di trasferte o missioni, fino all’importo massimo giornaliero di euro 15,49.

Non concorrono a formare il reddito i rimborsi di spese documentate relative al vitto, all’alloggio, al viaggio e al trasporto, nonché i rimborsi di altre spese, anche non documentabili, eventualmente sostenute dal dipendente, sempre in occasione di trasferte o missioni, fino all’importo massimo giornaliero di euro 25,82 per le trasferte all’estero.

Indennità forfettaria

È esente fino ad euro 46,48 al netto delle spese di viaggio e di trasporto

È esente fino ad euro 77,47 al netto delle spese di viaggio e di trasporto

L’indennità concorre a formare il reddito per la parte eccedente euro 30,99 al giorno, in caso di rimborso delle spese di alloggio, ovvero di quelle di vitto, o di alloggio o vitto fornito gratuitamente.

L’indennità concorre a formare il reddito per la parte eccedente euro 15,49 al giorno, in caso di

rimborso sia delle spese di alloggio che di quelle di vitto.

L’indennità concorre a formare il reddito per la parte eccedente euro 51,65 al giorno, in caso di rimborso delle spese di alloggio, ovvero di quelle di vitto, o di alloggio o vitto fornito gratuitamente.

L’indennità concorre a formare il reddito per la parte eccedente euro 25,82 al giorno, in caso di

rimborso sia delle spese di alloggio che di quelle di vitto.

Indennità chilometrica

L’indennità chilometrica identifica il rimborso, da parte del datore di lavoro al lavoratore, dei chilometri dallo stesso percorsi per uso lavoro utilizzando l’autovettura personale

I rimborsi chilometrici, entro i limiti stabiliti dalle tariffe ACI, sono considerati alla stregua dei rimborsi spese a piè di lista e pertanto esenti da imposizione previdenziale e fiscale.

L’ammontare dell’indennità chilometrica può essere fissata dai CCNL.

TFR. L’importo erogato a tale titolo non concorre alla determinazione della retribuzione utile al calcolo del TFR (art. 2120 c.c.).

Riduzione dell’indennità di malattia in caso di ricovero

Per i  lavoratori in malattia e ricoverati in luogo di cura, l’indennità di malattia a carico dell’INPS è pari ai 2/5, quindi ridotta, della misura normale.

Mentre il giorno delle dimissioni viene indennizzato interamente (sempre per la quota spettante all’INPS).

La riduzione, tuttavia, non può essere operata verso quei lavoratori che hanno un familiare a carico.

Integrazione a carico del datore di lavoro. Solitamente la differenza derivante dalla riduzione di cui sopra è carico dei datori di lavoro.

E’, pertanto, importare riferirsi alle disposizioni sulla malattia prevista dai vari CCNL.

In nessuna norma di legge esistono, infatti, indicazioni in merito.

Vedi anche: GUIDA ALLA TUTELA DELLA MALATTIA: I DIRITTI E I DOVERI

Indennità di frequenza

L’indennità di frequenza e’ una prestazione economica, erogata a domanda, a sostegno dell’inserimento scolastico e sociale dei ragazzi con disabilità fino al compimento del 18° anno di età.
Poiché si tratta di una prestazione assistenziale concessa a chi si trova in uno stato di bisogno economico, per avere diritto all’indennità e’ necessario avere un reddito non superiore alle soglie previste annualmente dalla legge.
Aventi diritto. Hanno diritto all’indennità di frequenza i cittadini minori di 18 anni ipoacusici o con difficoltà  persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età, che soddisfano i requisiti sanitari e amministrativi previsti dalla legge.
Requisiti. Per ottenere l’indennità di frequenza sono necessari i seguenti requisiti:
età inferiore ai 18 anni;riconoscimento di difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni propri della minore eta’, oppureperdita uditiva superiore a 60 decibel nell’orecchio migliore nelle frequenze 500, 1000, 2000 hertz;frequenza:-       continua o periodica di centri ambulatoriali, di centri diurni anche di tipo semi-residenziale, pubblici o privati, purché operanti in regime convenzionale, specializzati nel trattamento terapeutico e nella riabilitazione e recupero di persone portatrici di handicap;
–       di scuole pubbliche o private di ogni ordine e grado a partire dagli asili nido;
–       di centri di formazione o addestramento professionale pubblici o privati, purché convenzionati, finalizzati al reinserimento sociale dei soggetti;
·         stato di bisogno economico;
·         cittadinanza italiana;
·         per i cittadini stranieri comunitari: iscrizione all’anagrafe del Comune di residenza;
·         per i cittadini stranieri extracomunitari: permesso di soggiorno di almeno un anno di cui all’art. 41 TU immigrazione;
·         residenza stabile ed abituale sul territorio dello Stato.
L’indennità di frequenza e’ incompatibile con:
·         qualsiasi forma di ricovero;
·         l’indennità di accompagnamento di cui i minori siano eventualmente in godimento o alla quale abbiano titolo in qualità di invalidi civili non deambulanti o non autosufficienti;
·         l’indennità di accompagnamento in qualità di ciechi civili assoluti;
·         la speciale indennità prevista per i ciechi parziali;
·         l’indennià di comunicazione prevista per i sordi prelinguali.
È ammessa in ogni caso la facoltà di opzione per il trattamento più favorevole. L’indennità viene corrisposta per tutta la durata della frequenza, fino a un massimo di 12 mensilità.
Per poter presentare la domanda, e’ necessario prima recarsi dal proprio medico di base e chiedere il rilascio del certificato medico introduttivo.
·         Web – avvalendosi dei servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto
·         al Patronato INCA della CGIL

Indennità di malattia

L’indennità di malattia spetta dal 4° giorno; il primo periodo di 3 giorni non è indennizzabile e viene definito periodo di carenza e fino al 180° giorni di malattia.
Occorre precisare che i primi di 3 giorni di assenza per malattia sono, nella quasi totalità dei casi, retribuiti dai datori di lavoro, sia pubblici che privati sulla base di quanto disposto dai singoli CCNL, così come il periodo indennizzabile di 180 giorni (da parte dell’INPS) può essere più lungo sempre in base a quanto previsto dai CCNL.
Il 4° giorno di malattia viene computato dalla data di inizio dell’evento morboso che, normalmente, coincide con la data di rilascio della certificazione. E’ ammessa la possibilità di riconoscere, ai fini erogativi, la sussistenza dello stato morboso anche per il giorno immediatamente precedente a quello del rilascio della certificazione, purché risulti compilata la voce “dichiara di esse ammalato dal”. Nel caso in cui la data di inizio della malattia retroagisca di oltre 1 giorno rispetto alla data di rilascio del certificato medico, l’indennità di malattia decorrerà comunque al massimo dal giorno precedente quello del rilascio e pertanto i giorni antecedenti non saranno indennizzati.

Esempio 1
Dichiara di essere ammalato dal 12 febbraio
Data rilascio certificato 12 febbraio
Prognosi clinica a tutto il 17 febbraio
Decorrenza indennità (12-13-14- febbraio carenza coperta dal datore di lavoro) – 17 febbraio

Esempio 2
Dichiara di essere ammalato dal 12 febbraio
Data rilascio certificato 13 febbraio
Prognosi clinica a tutto il 17 febbraio
Decorrenza indennità (12-13-14- febbraio carenza coperta dal datore di lavoro) 15 – 17 febbraio

Esempio 3
Dichiara di essere ammalato dal 12 febbraio
Data rilascio certificato 15 febbraio
Prognosi clinica a tutto il 17 febbraio
Decorrenza indennità (14-15-16- febbraio carenza coperta dal datore di lavoro) 15 – 17 febbraio

Inoltre, se nella certificazione medica non risulta la data di inizio malattia, la decorrenza dell’indennità sarà quella coincidente con la data del rilascio del certificato medico.

Fermo restando le condizioni di miglior favore previste dai CCNL, L’indennità di malattia è dovuta per le giornate indennizzabili comprese in un periodo massimo di 180 giorni di malattia in un anno solare. Il periodo massimo si computa sommando tutte le giornate di malattia dell’anno solare ivi comprese quelle per le quali l’indennità non è stata corrisposta (giorni di carenza, giorni festivi ecc.).
Devono essere esclusi dal computo del periodo massimo di malattia indennizzabile:

  • l’astensione dal lavoro per maternità sia obbligatoria che facoltativa;
  • la malattia causata da infortunio sul lavoro;
  • la malattia professionale;
  • la malattia tubercolare;
  • la malattia causata da fatto di terzi per i quali l’INPS abbia esperito, con esito positivo, anche se parziale, l’azione di surrogazione.

Nel caso di malattia insorta nel corso di un anno solare e protrattasi, senza interruzione, nell’anno solare successivo trova applicazione il principio per il quale le giornate della malattia devono essere attribuite, ai fini del computo del periodo massimo indennizzabile, ai rispettivi anni solari. Per stabilire se e quali giornate della malattia a cavaliere debbano essere indennizzate è opportuno tenere distinte le giornate della malattia cadenti nell’anno di insorgenza da quelle cadenti nell’anno successivo. In particolare, quando nell’anno di insorgenza dell’evento non è stato raggiunto il massimo assistibile annuo, la malattia in corso al 31 dicembre è autonomamente indennizzabile a partire dal 1° gennaio successivo, per un massimo di ulteriori 180 giorni. Quando nell’anno di insorgenza dell’evento il massimo assistibile annuo è stato raggiunto prima del 31
dicembre, il ripristino dell’indennità, al 1° gennaio successivo, per un massimo di ulteriori 180 giorni, non è automatico, ma subordinato alla permanenza del rapporto, con oneri retributivi, sia pure limitati, a carico del datore di lavoro.
Continuazione e ricaduta
Nel caso in cui il lavoratore risulti ancora ammalato al termine del periodo di prognosi previsto nel primo certificato, egli dovrà produrre una nuova e ulteriore certificazione per la continuazione della malattia.
Come nel caso del primo certificato, anche quello della continuazione deve essere rilasciato il primo giorno della continuazione oppure al massimo il giorno successivo. Le giornate anteriori alla citata data del rilascio tardivo sono da considerarsi come non documentate e quindi non indennizzabili. In caso di ricaduta nella stessa malattia o altra conseguenziale intervenuta entro 30 giorni dalla data di guarigione della malattia precedente, l’indennità spetta dal 1° giorno. In tale caso non trova applicazione la carenza e i giorni della nuova malattia si sommano a quelli già sofferti in precedenza, sia ai fini del raggiungimento dei 180 giorni indennizzabili, sia ai fini della misura dell’indennità.
Misura dell’indennità a carico dell’INPS

  1. dal 4° al 20° giorno di malattia 50%
  2. dal 21° giorno fino al 180° giorno 66.66%

Ricovero ospedaliero.  In caso di ricovero ospedaliero, per i lavoratori non aventi familiari a carico, l’indennità giornaliera è ridotta ai 2/5 delle misure sopra riportate. Il giorno di dimissione dal luogo di cura deve essere indennizzato in misura normale.
Retribuzione media globale giornaliera
L’indennità giornaliera di malattia è dovuta in misura percentuale della retribuzione media globale giornaliera percepita dal lavoratore. Pertanto per poter applicare le percentuali di cui sopra sarà necessario individuare la retribuzione su cui applicarle.
Per la determinazione della retribuzione media globale giornaliera dei lavoratori con qualifica di con retribuzione fissa mensile è necessario:

1. determinare la retribuzione lorda imponibile percepita per il mese immediatamente precedenti l’inizio della malattia;

2. determinare il rateo mensile lordo degli emolumenti a carattere ricorrente non facenti parte della retribuzione mensile o settimanale (13°mensilità, 14° mensilità, premi ecc.);

3. dividere l’importo di cui al numero 1. per il coefficiente 26;

4. dividere l’importo di cui al numero 2. per 25;

5. sommare gli importi risultanti dalle divisioni di cui ai numeri 3. e 4.

Il dato ottenuto costituisce la retribuzione media globale giornaliera da prendere a base per il calcolo dell’indennità giornaliera di malattia.

Se il lavoratore non può far valere un mese di lavoro (per esempio per recente assunzione, malattia, maternità, infortunio, aspettativa non retribuita ecc) la retribuzione media giornaliera verrà determinata nel seguente modo:

a. determinare la retribuzione lorda imponibile spettante per il periodo di lavoro prestato, escludendo l’eventuale importo a titolo di integrazione;

b. determinare il numero delle giornate cadenti nel periodo lavorato escludendo, dal coefficiente numerico 26, le giornate di malattia, maternità, infortunio o assenze non retribuite;

c. determinare il rateo mensile (anche se il periodo di paga è settimanale) lordo degli emolumenti a carattere ricorrente non facenti parte della retribuzione mensile o settimanale (13ªmensilità, premi ecc.);

d. dividere l’importo di cui alla lettera a. per i giorni di cui alla lettera b.;

e. dividere l’importo di cui alla lettera c. per 25;

f. sommare gli importi risultanti dalle divisioni di cui alle lettere d. ed e.

La contrattazione collettiva, di norma, stabilisce che ai dipendenti in malattia debba essere assicurata la retribuzione totale o parziale che il dipendente avrebbe percepito se non si fosse verificato l’evento morboso. Nel caso dei soggetti non beneficiari dell’indennità a carico dell’INPS la suddetta retribuzione è a totale carico del datore e dovrà essere erogata nelle misure previste dalla contrattazione collettiva stessa. Per i soggetti beneficiari dell’indennità economica a carico dell’INPS, la suddetta retribuzione viene garantita attraverso l’integrazione dell’indennità economica di malattia a carico dell’Istituto.
Generalmente i CCNL stabiliscono che l’integrazione della malattia a carico del datore di lavoro non è dovuta per i giorni in cui l’INPS non corrisponda l’indennità di malattia; pertanto, ad esempio, se l’INPS non indennizza delle giornate perché vi è stato un ritardo nell’invio del certificato, si ritiene che anche il datore di lavoro per quelle stesse giornate non sia tenuto a erogare l’integrazione anche se a lui la certificazione è pervenuta nella corretta tempistica.
Altri periodi a totale carico del datore di lavoro sono i primi 3 giorni di malattia (carenza). Per le festività cadenti durante il periodo di malattia, il datore di lavoro deve garantire l’intera retribuzione
Lordizzazione
La retribuzione che la contrattazione collettiva intende assicurare durante i periodi di malattia generalmente è quella netta; a tal fine il datore deve procedere con la cosiddetta lordizzazione. La lordizzazione è una procedura che permette di rendere omogeneo e confrontabile l’importo a carico INPS con il trattamento economico complessivo che il datore deve garantire durante il periodo di malattia e in particolare di rimuovere la differenza di trattamento economico tra i lavoratori in attività con i lavoratori in malattia.
Difatti l’indennità a carico INPS è un importo netto, nel senso che il datore non deve operare su tale somma alcuna trattenuta contributiva; quindi se il calcolo dell’integrazione a carico del datore fosse determinato attraverso la semplice differenza tra la quota garantita dal contratto e l’importo
corrisposto dall’INPS, il dipendente in malattia riceverebbe un importo netto superiore alla retribuzione garantita. Per evitare questa anomalia occorre determinare l’integrazione sottraendo, dall’importo lordo che il datore deve garantire, l’indennità di malattia a carico dell’INPS integrata dei contributi, ossia lordizzata dei contributi.

La lordizzazione dell’indennità di malattia a carico INPS è determinata secondo la seguente formula:

Indennità INPS : (100 – aliquota contributiva carico dipendente) = X : 100
X = Indennità INPS x 100
————————————-
(100 – aliquota contributiva carico dipendente)
Integrazione datore = Retribuzione lorda di diritto – Indennità di malattia lordizzata (X)

Integrazione a carico del datore di lavoro

Con lordizzazione

 
Indennità malattia carico INPS: 800,00
Retribuzione lorda di diritto: 950,00
Aliquota contributiva carico dipendente: 9,19
Indennità di malattia INPS lordizzata: 800 x 100    = 880,96
                                                   (100 – 9,19)
Integrazione carico datore di lavoro = 950,00 – 880,96 = 69,04

Senza lordizzazione

 
Indennità malattia carico INPS: 800,00
Retribuzione lorda di diritto: 950,00
Integrazione carico datore di lavoro = 950,00 – 800,00 =150,00

Nei casi in cui l’indennità di malattia INPS è superiore alla retribuzione che il datore deve corrispondere al lavoratore ai sensi del CCNL, non ci sarà alcuna integrazione da parte dello stesso datore e pertanto il dipendente riceverà solo il trattamento a carico INPS.

Indennità di malattia INPS superiore alla retribuzione

Con lordizzazione

Indennità malattia carico INPS: 800,00
Retribuzione lorda di diritto: 850,00
Aliquota contributiva carico dipendente: 9,19
Indennità di malattia INPS lordizzata: 800 x 100    = 880,96
                                                         (100 – 9,19)
Integrazione carico datore di lavoro = 850,00 – 880,96 = – 30,96 (negativa)