Permesso di soggiorno: requisiti particolari per ottenerlo

I requisiti e le condizioni particolari, che si aggiungono a quelli generali e variano in relazione allo specifico motivo del soggiorno.

Il permesso di soggiorno viene rilasciato per il motivo previsto dal visto d’ingresso o dalle disposizioni vigenti e la sua durata, eccetto quello rilasciato per motivi di lavoro, è quella prevista dal visto d’ingresso.

I principali motivi del soggiorno sono:

  • attesa occupazione
  • asilo politico già riconosciuto (rinnovo)
  • permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (ex carta soggiorno)
  • conversione permesso di soggiorno (da famiglia a lavoro; da lavoro a famiglia; da studio, dopo il conseguimento del diploma di laurea o di laurea specialistica a lavoro;)
  • duplicato permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (ex carta di soggiorno)
  • duplicato permesso di soggiorno
  • famiglia
  • famiglia minore 14-18 anni
  • lavoro autonomo
  • lavoro subordinato
  • lavoro in casi particolari ex art.27 D.lgs n.286/98 e succ. mod. T.U.
  • lavoro subordinato stagionale
  • missione (superiore ai 90 gg)
  • motivi religiosi
  • residenza elettiva
  • ricerca scientifica • status apolide (rinnovo)
  • studio (superiore ai 90 gg)
  • tirocinio
  • attesa cittadinanza
  • formazione professionale
  • aggiornamento permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, ex carta di soggiorno (cambio domicilio o stato civile, inserimento figli, cambio passaporto, aggiornamento foto)
  • aggiornamento permesso di soggiorno (cambio domicilio o stato civile, inserimento figli, cambio passaporto).

Al cittadino straniero già presente nel territorio, ma che ha fatto ingresso senza apposito visto, in casi eccezionali tassativamente previsti, può essere rilasciato il permesso di soggiorno.

Tali casi sono:

  • Minori in stato di abbandono (minore età)
  • protezione sociale
  • assistenza minore
  • cure mediche (cittadina straniera irregolare in gravidanza o che ha partorito da meno di sei mesi / coniuge di cittadina straniera irregolare in gravidanza o che ha partorito da meno di 6 mesi
  • motivi di giustizia
  • motivi umanitari / protezione sussidiaria
  • richiesta asilo – asilo politico
  • emigrazione in un altro paese e attesa cittadinanza

Permesso di soggiorno per motivi umanitari

Lo status umanitario può essere riconosciuto allo straniero al quale venga negata la protezione internazionale, perchè non in possesso dei requisiti previsti, ma verso il quale si ritenga che possano sussistere gravi motivi di carattere umanitario.

Tale status viene, infatti, riconosciuto  a seguito di una valutazione compiuta alla luce degli obblighi derivanti dalle convenzioni internazionali (in particolare della Convenzione europea dei diritti umani), circa le conseguenze che subirebbe lo straniero nel caso di un rimpatrio.

Il permesso di soggiorno per motivi umanitari può essere chiesto e rinnovato anche in mancanza di passaporto (in caso di fondate ragioni) e senza i requisiti previsti per altre tipologie di permessi, come la disponibilità di mezzi di sostentamento o di alloggio idoneo.

Il permesso di soggiorno per motivi umanitari viene rilasciato, con durata ed è rinnovabile previa verifica della permanenza delle condizioni di rilascio.

Permesso di soggiorno per studio e attività lavorativa

Il permesso di soggiorno per studio, con il relativo visto d’ingresso per motivi di studio consente lo svolgimento di lavoro subordinato per un tempo non superiore a 20 ore settimanali, continuative per 52 settimane, oppure cumulate, per un limite massimo di 1040 ore in un anno.

Diversa è la situazione dei titolari di permesso di soggiorno per studio, ma che hanno soggiornato in Italia fino ai 18 anni per motivi familiari: in questo caso non ci sono limiti di orario per lo svolgimento dell’attività lavorativa (al momento del rinnovo, il permesso di soggiorno rilasciato sarà corrispondente all’attività effettivamente svolta). E’ inoltre consentito lo svolgimento di attività di lavoro autonomo.

In ogni caso, inoltre, i minori stranieri, che siano titolari di permesso di soggiorno per motivi di studio o per motivi di famiglia, per svolgere attività lavorativa devono aver compiuto 16 anni e dimostrare di aver assolto l’obbligo scolastico, pari a 10 anni.

Nel caso in cui l’obbligo scolastico sia stato assolto all’estero è necessario produrre la  documentazione scolastica che lo certifichi:

  • Ultima pagella, nel caso in cui il percorso di studi non sia stato portato a termine, ma siano stati comunque raggiunti i 10 anni di frequenza scolastica (es. la ripetizione di un anno);

oppure

  • Diploma conclusivo del corso di studi.

Permesso di soggiorno per studio

Entro 8 giorni dal suo ingresso in Italia il cittadino straniero deve chiedere il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di studio alla Questura territorialmente competente per domicilio.

Nelle more del rilascio del primo permesso di soggiorno il cittadino sarà considerato regolarmente soggiornante nel territorio con il visto d’ingresso nel passaporto e la ricevuta dell’assicurata rilasciata dallo sportello postale in cui si spedisce il kit.

Durata ha il permesso di soggiorno per studio

Il permesso di soggiorno per studio non può superare l’anno, ma è comunque rinnovabile annualmente nel caso di corsi di studio pluriennali, dimostrando l’iscrizione all’anno successivo (sia allo stesso corso di laurea per cui lo studente ha ottenuto l’autorizzazione all’ingresso, oppure anche ad un corso di laurea diverso. Il rinnovo del permesso per studio invece non è consentito nel caso in cui lo straniero abbia fatto ingresso in Italia per seguire un corso che non abbia durata pluriennale, oppure un corso singolo e al termine del corso intenda frequentarne uno diverso.

Se invece lo straniero, al termine del corso o dei corsi singoli per i quali è avvenuto l’ingresso in Italia, decide di iscriversi ad un corso di laurea attinente o conseguente ai corsi singoli frequentati, può rinnovare il permesso di soggiorno per studio il rinnovo del permesso di soggiorno per studio nel caso in cui lo straniero sia impegnato nella frequenza dei c.d. corsi singoli).

Per gli studenti universitari, in caso di gravi e documentati motivi di salute o per cause di forza maggiore il permesso di soggiorno può essere rinnovato anche a coloro che abbiano superato una sola verifica di profitto negli anni successivi al primo.

L’iscrizione al corso di laurea, ai fini del rinnovo del permesso per studio, può anche essere ad un corso di laurea diverso da quello per cui lo studente è stato autorizzato ad entrare in Italia.

Il permesso di soggiorno per studio è rinnovabile fino a tre anni oltre la durata prevista per il corso di laurea scelto; può essere rinnovato per conseguire il titolo di specializzazione o il dottorato di ricerca e, in questo caso, è rinnovabile annualmente fino ad un anno dopo la durata prevista del corso.

I cittadini stranieri che conseguono in Italia un titolo di studio accademico (laurea triennale, specialistica o magistrale, diploma di specializzazione, dottorato di ricerca, master di primo e secondo livello, attestato o diploma di perfezionamento, o i cittadini stranieri che sono diventati maggiorenni in Italia, possono convertire in qualsiasi momento il permesso di soggiorno per studio in corso di validità in permesso di soggiorno per lavoro subordinato o autonomo, dopo aver conseguito il titolo di studio, oppure dopo il raggiungimento della maggiore età.

Negli altri casi la conversione è comunque possibile, ma va richiesta la disponibilità di una quota allo Sportello Unico per l’Immigrazione. Lo studente dovrà quindi presentare domanda di conversione in via telematica, nel rispetto dei tempi stabiliti dal Decreto Flussi.

E’ infine possibile la conversione del permesso di soggiorno per studio in un permesso di soggiorno per attesa occupazione per gli studenti che abbiano conseguito in Italia il dottorato, il master universitario, la laurea triennale o specialistica.

Accesso all’università

I cittadini stranieri in possesso di carta di soggiorno, permesso UE per Soggiornanti di Lungo Periodo, permesso di soggiorno per lavoro subordinato, autonomo, motivi familiari, asilo politico, asilo umanitario, motivi religiosi o agli stranieri regolarmente soggiornanti da almeno un anno, che abbiano conseguito un titolo di studio superiore in Italia o presso scuole italiane all’estero o scuole internazionali o straniere, funzionanti in Italia o all’estero, oggetto di intese bilaterali o di normative speciali per il riconoscimento dei titoli di studio che soddisfino le condizioni generali richieste per l’ingresso per studio, possono accedere ai corsi universitari e alle scuole di specializzazione delle università, a parità di condizioni con i cittadini italiani.

Domanda.

I cittadini stranieri non residenti in Italia dovranno presentare domanda di pre – iscrizione all’Ateneo scelto presso la rappresentanza italiana del paese d’origine, allegando i documenti e utilizzando i moduli reperibili nel sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca che si trova linkato qui.

Nel caso in cui la domanda venga accettata, va richiesto il visto d’ingresso, dimostrando la disponibilità dei mezzi economici di sussistenza, assistenza sanitaria e disponibilità di un alloggio.

Una volta avvenuto l’ingresso in Italia, sarà necessario sostenere il test di conoscenza della lingua italiana, mentre gli studenti che vogliano iscriversi ad un corso di laurea a numero chiuso dovranno, inoltre, sostenere le eventuali prove di ammissione al relativo corso di laurea.

Permesso di soggiorno per motivi familiari

Il permesso di soggiorno per motivi familiari è rilasciato

  • allo straniero che ha fatto ingresso in Italia con visto per motivi familiari, ottenuto grazie al rilascio del nulla-osta per ricongiungimento familiare, per familiare al seguito (ovvero per ricongiungimento al figlio minore;
  • allo straniero regolarmente soggiornante ad altro titolo da almeno un anno che abbia contratto matrimonio con un cittadino straniero regolarmente soggiornante;
  • allo straniero regolarmente soggiornante, in possesso dei requisiti per il ricongiungimento con un cittadino straniero regolarmente soggiornante. In tal caso, il permesso del familiare è convertito in permesso di soggiorno per motivi familiari. La conversione può essere richiesta entro un anno dalla data di scadenza del titolo di soggiorno originariamente posseduto dal familiare. Qualora detto cittadino sia un rifugiato si prescinde dal possesso di un valido permesso di soggiorno da parte del familiare

Al cittadino straniero, coniuge, ascendente o discendente, che si ricongiunge con il cittadino di uno Stato membro dell’Unione Europea è rilasciata la carta di soggiorno quinquennale per parente di cittadino UE.

subordinato, per lavoro autonomo, per studio o per attesa occupazione

Permesso di soggiorno per motivi familiari: cosa fare

Una volta ottenuto il visto e fatto regolare ingresso in Italia, il familiare straniero deve presentarsi, entro 8 giorni lavorativi, allo Sportello Unico per l’Immigrazione della Prefettura del luogo di dimora, per attivare la procedura relativa alla richiesta del permesso di soggiorno per motivi familiari.

La ricevuta dell’assicurata postale certifica l’avvenuta presentazione dell’istanza e  permette allo straniero di godere, nelle more del procedimento amministrativo, dei medesimi diritti riconosciuti al titolare di permesso di soggiorno in corso di validità.

Il cittadino straniero ricongiunto, di età superiore ai 16 anni,  che giunge per la prima volta in Italia sottoscrive l’Accordo di Integrazione presso lo Sportello Unico quando vi accede entro gli 8 giorni lavorativi dall’ingresso per richiedere il rilascio del permesso di soggiorno per famiglia di durata non inferiore ad un anno.

Il permesso di soggiorno per motivi familiari ha la stessa durata del permesso di soggiorno del familiare che ha chiesto il ricongiungimento ed è rinnovabile insieme a quest’ultimo.

Consente l’accesso ai servizi assistenziali, l’iscrizione a corsi di studio o di formazione professionale, l’iscrizione alle liste di disponibilità al lavoro e lo svolgimento di lavoro subordinato o autonomo.

In caso di separazione legale o scioglimento del matrimonio o, per il figlio che non possa ottenere la carta di soggiorno al compimento della maggiore età, il permesso di soggiorno può essere convertito in permesso per lavoro subordinato, per lavoro autonomo, per studio o per attesa occupazione (art.30 comma 5,T.U.).

Assunzione di un lavoratore straniero in fase di rilascio di permesso di soggiorno o con permesso scaduto

In attesa del rilascio o del rinnovo del permesso di soggiorno, il lavoratore straniero può legittimamente soggiornare nel territorio dello Stato e svolgere attività lavorativa.

L’attività di lavoro e, dunque, l’eventuale nuova assunzione di un lavoratore con permesso scaduto, può svolgersi regolarmente però a due condizioni:

  • che la richiesta del rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro sia stata effettuata dal lavoratore straniero all’atto della stipula del contratto di soggiorno, ovvero, nel caso di rinnovo, la richiesta sia stata presentata prima della scadenza del permesso, o entro sessanta giorni dalla scadenza dello stesso;
  • che sia stata rilasciata dal competente ufficio la ricevuta attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di rilascio o di rinnovo del permesso

Stranieri: glossario dei termini

A carico

Persona che non ha un reddito, un guadagno proprio e quindi riceve il sostentamento da un altro del quale è a carico. Ad esempio situazione da dimostrare nel caso di ricongiungimento di parenti adulti (come genitori e figli maggiori di 21 anni).

Affinità

E’ il vincolo che intercorre tra il coniuge e i parenti dell’altro coniuge.

Apolide

E’ la persona che non ha nessuna cittadinanza.

Apostille

Timbro ufficiale di un’autorità amministrativa che concede valore ad un documento o ad una sua traduzione.

 

Asilo

Corpus del diritto internazionale consuetudinario e degli strumenti internazionali che stabiliscono le norme per la protezione dei rifugiati. La pietra angolare del diritto dei rifugiati è la Convenzione del 1951 ed il suo Protocollo del 1967 relativo allo status dei rifugiati.

Qualsiasi cittadino di paese terzo o apolide che abbia presentato una domanda di asilo in merito alla quale non sia ancora stata presa una decisione definitiva.

Asilo costituzionale

E’ la protezione riconosciuta si sensi dell’articolo 10 comma3 della Costituzione italiana che statuisce che “lo straniero al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla costituzione italiana ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica”. L’asilo ai sensi della costituzione viene riconosciuto generalmente a seguito di sentenza del giudice civile e per prassi garantisce gli stessi diritti riconosciuti ai rifugiati ai sensi della Convenzione di Ginevra del 1951.

Attestazione di soggiorno permanente per cittadini comunitari

Residenza anagrafica che sostituisce la carta di soggiorno per i cittadini comunitari (appartenenti all’Unione Europea).

Atto di notorietà

E’ una dichiarazione sottoscritta dal cittadino per comprovare stati – es: celibe/nubile – fatti e qualità personali dei quali ha diretta conoscenza.

Cara

Centro di accoglienza per richiedenti asilo. Introdotti dal d.lgs. 25 /2008 in sostituzione dei centri di identificazione, Cid, i cara sono Centri di accoglienza per richiedenti la protezione internazionale che vi possono essere ospitati per: verificare identità o nazionalità (20 giorni), quando il cittadino straniero è stato fermato per aver eluso o tentato di eludere i controlli di frontiera (35 giorni); quando ha presentato la domanda di protezione dopo essere stato fermato in posizione di soggiorno irregolare (35 giorni).

Capacità di agire

Capacità – che si acquista con la maggiore età – di porre in essere validamente atti idonei ad incidere sulle situazioni giuridiche di cui si è titolari, ad es. acquisto o donazione di una casa.

CIE

Centro di identificazione e espulsione. Sono i Centri di permanenza temporanea e assistenza. Nei Cie vengono trattenuti gli stranieri destinatari di un provvedimento di espulsione quando: non è possibile eseguire con immediatezza l’espulsione perchè occorre procedere al soccorso dello straniero; occorre procedere ad accertamenti in merito alla sua identità o nazionalità; quando occorre acquisire documenti di viaggio; non c’è un vettore disponibile. Il trattenimento deve essere convalidato dal giudice di pace entro 48 ore. Lo straniero può essere trattenuto per 30 giorni prorogabili dietro convalida del giudice di pace fino ad un massimo di 90 giorni. Nei Cie sono trattenuti anche i richiedenti protezione internazionale che hanno presentato la domanda di asilo a seguito di provvedimento di espulsione.

Cittadinanza

Ottenimento della cittadinanza di uno Stato; per esempio per nascita o in un determinato periodo temporale dopo la nascita, in maniera automatica o non automatica. L’acquisizione della cittadinanza può essere per attribuzione, dichiarazione, scelta o richiesta.

Codice Stp

Stranieri temporaneamente presenti. E’ il codice che viene assegnato ai cittadini extracomunitari irregolari per usufruire delle prestazioni sanitarie. Consta di un codice alfanumerico, ha validità di 6 mesi rinnovabile su tutto il territorio nazionale. Può essere rilasciato dalle ASL o dalla struttura sanitaria che prende in cura il cittadino straniero irregolare, come le Aziende Ospedaliere, Istituti di ricerca e Cura a Carattere Scientifico e Policlinici Universitari e riconosce: la tutela della gravidanza e della maternità, la tutela della salute dei minori, le vaccinazioni nell’ambito di interventi di prevenzione collettiva gli interventi di profilassi internazionali, la profilassi e la cura delle malattie infettive.

Cultura

Insieme dei tratti distintivi di natura spirituale, materiale, intellettuale ed emotiva di una società o di un gruppo sociale. Questo insieme comprende, in aggiunta alle arti e alla letteratura, gli stili di vita, i modi di stare insieme, il sistema valoriale, le tradizioni e le credenze.

Convenzione di Ginevra e New York

La Convenzione relativa allo status dei rifugiati, firmata a Ginevra il 28 luglio 1951, ratificata in Italia con legge 24 luglio 1954, n. 722, e modificata dal Protocollo di New York del 31 gennaio 1967, ratificato con legge 14 febbraio 1970, n. 95. In essa si trova la definizione di “chi è” un rifugiato e quali sono i suoi diritti

Dimora

E’ il luogo dove la persona svolge un’attività privata, anche se solo temporaneamente, come lo studio, un’attività culturale o di svago, un’attività professionale, artigianale o commerciale.

Domicilio

E’ il luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari ed interessi (il luogo dove lavora).

Dichiarazione sostitutiva

Dichiarazione del cittadino che sostituisce un certificato (per esempio: il certificato di nascita, di residenza, il titolo di studio). (Es. cud per badanti)

Equipollenza

Provvedimento con cui la pubblica amministrazione dichiara che un atto di uno Stato estero ha lo stesso valore del corrispondente atto italiano (per esempio: un diploma, una laurea, l’iscrizione a un albo professionale rilasciati da uno Stato estero).

Espulsione

Disciplinata dall’articolo 13 del d.lgs. 286/98 (Tui) è un provvedimento prefettizio che dispone l’allontanamento dello straniero dal territorio italiano quando è entrato nel territorio dello stato sottraendosi ai controlli di frontiera, si è trattenuto senza aver richiesto il permesso di soggiorno o non lo ha rinnovato. L’espulsione è sempre eseguita dal Questore con accompagnamento alla frontiera e se non possibile lo straniero può essere trattenuto in un CIE – Centro di identificazione e espulsione. Se non è possibile nemmeno procedere al trattenimento l’espulsione conterrà l’ordine di lasciare il territorio nazionale in 5 giorni. Il ricorso avverso l’espulsione può essere presentata in 60 giorni al giudice di pace territorialmente competente. L’espulsione nei confronti dei titolari di un precedente permesso di soggiorno non più rinnovabile conterrà invece l’invito a lasciare il territorio in 15 giorni e il ricorso deve essere presentato in 60 giorni al Tar territorialmente competente.

Etnocentrismo

Tendenza a giudicare le altre culture e a interpretarle in base ai criteri della propria e a proiettare su di esse in modo più o meno consapevole il nostro concetto di evoluzione, di progresso, di sviluppo, di benessere. L’etnocentrismo comporta una prospettiva secondo cui tutte le società vengono collocate lungo una scala evolutiva in cui le società occidentali, civilizzate, sviluppate e modernizzate occupano il gradino più alto, mentre le società “primitive”, tradizionali e sottosviluppate occupano il gradino più basso e non hanno ancora subito le necessarie trasformazioni che, attraverso uguali processi evolutivi, le innalzino sino a noi. Questa attitudine all’auto-preferenza di gruppo è universalmente osservabile in tutte le società e può esemplificarsi in atteggiamenti diversi:

  • nella tendenza a valutare ogni cosa secondo i valori e le norme proprie al gruppo d’appartenenza del soggetto, come se questo fosse l’unico;
  • nella tendenza propria ai membri di ogni gruppo umano a credersi migliori dei membri degli altri gruppi;
  • nella tendenza a manifestare atteggiamenti favorevoli nei confronti del gruppo di appartenenza, combinati ad atteggiamenti sfavorevoli nei confronti di quanti non vi appartengano, spesso accompagnati da pregiudizi e stereotipi negativi.

Extracomunitario

Persona non cittadina di uno dei 27 paesi che attualmente compongono l’Unione Europea, ad esempio uno svizzero.

Familiare al seguito

Procedura per fare avere un visto a un parente di cittadino italiano o cittadino UE, ossia comunitario (dell’unione europea) oppure per portare i parenti mentre si ottiene un visto per lavoro subordinato grazie ad un decreto flussi ed al conseguente nulla-osta.

Gratuito patrocinio

Lo straniero che non abbia a disposizione risorse economiche sufficienti è ammesso al patrocinio legale a spese dello Stato. Può quindi accedere all’assistenza legale di un avvocato e/o di un consulente tecnico senza dover sostenere le spese per l’accusa o la difesa nè le altre spese processuali.

Il patrocinio è previsto in riferimento a procedimenti penali, civili, amministrativi, contabili, tributari e di volontaria giurisdizione e l’istanza può essere presentata in ogni grado e fase del processo e per tutte le procedure derivate ed accidentali ad esse collegate, ma gli effetti decorrono dal momento della presentazione della domanda. La domanda di ammissione in ambito civile deve essere depositata presso la Segreteria del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e redatta in carta semplice o su apposita modulistica. Se si viene ammessi si potrà scegliere un avvocato iscritto negli appositi elenchi del gratuito patrocinio. In ambito penale la domanda deve essere presentata presso l’Ufficio del magistrato davanti al quale pende il processo, personalmente dall’interessato con allegata fotocopia di un documento di identità valido ovvero dal suo difensore.

Idoneità dell’alloggio

Richiesta all’ufficio tecnico de Comune di residenza o all’ASL di competenza, è la valutazione dell’abitazione per poter avere: il contratto di soggiorno, il ricongiungimento o chiedere la carta di soggiorno anche per i familiari.

Legislazione:

Circolare ministeriale: ha un valore “orientativo”, di risoluzione e di riduzione di determinati problemi inerenti il Dicastero emanante

Decreto legge: è l’Ordinanza, emessa in caso di necessità ed urgenza, dal potere esecutivo (il Governo), avente valore di “legge formale”, capace, cioè, di modificare o abrogare le leggi ordinarie. L’art.77 della Costituzione precisa che il Governo può, ricorrendo necessità ed urgenza, emanare il D.L. che, se non convertito in legge dalle due Camere entro 60 giorni, decade. Pertanto, anche se sciolte per crisi di Governo, le Camere devono essere convocate per la conversione in legge dei D.L.

Decreto legislativo: è l’atto avente, sin dal suo origine, forza di legge; emanato dal potere esecutivo su delega (legge delegata) del Parlamento. Essendo questi l’unico detentore del potere legislativo, la legge emanata direttamente da esso non ha pertanto obbligo di conversione, essendo legge dal suo nascere.

Decreto ministeriale: ciascun Ministro, nell’ambito del proprio Dicastero, può emanare Decreti che sono di pura regolamentazione. Condizione essenziale è il rispetto della legge (che viene espressamente richiamata all’inizio: vista la legge n….)

Decreto Del Presidente Del Consiglio Dei Ministri: è l’atto del Presidente del Consiglio dei Ministri (sentiti tutti o solo alcuni di essi) che ha per oggetto la regolamentazione eccezionale di problemi già regolamentati da leggi. Ha una prevalente funzione di orientamento.

Decreto Del Presidente Della Repubblica: serve a dare vigore ad un atto dovuto ed a validare situazioni di carattere amministrativo (ad esempio, il recepimento nell’ordinamento italiano delle direttive comunitarie; il riconoscimento di convenzioni internazionali; il cambio di denominazione di una città o di un individuo).

Ordinanza: provvedimento o norma di carattere amministrativo o legislativo

Ordinanza Del Presidente Del Consiglio Dei Ministri: ha, come il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, funzioni di orientamento per risolvere problemi relativi al Dicastero emanante.

Delibera: è l’atto con il quale un’Assemblea (comunale, regionale, provinciale) decide di prendere determinati provvedimenti in merito alla risoluzione di determinati problemi

Direttiva Comunitaria: norma comunitaria con la quale i suoi vari Organi (Parlamento, Commissione, Consiglio) indicano come regolarsi su alcuni problemi. Le direttive sono indicative di una normativa da recepire, hanno valore di una raccomandazione nei confronti degli Stati aderenti alla Comunità, senza avere l’immediata forza cogente della legge nazionale. Le inadempienze che i singoli Stati possono commettere, non attuandole, sono giudicate dalla Corte di Giustizia della Comunità

Libera circolazione

Si riferisce a quelle persone (cittadini comunitari o cittadini di paesi terzi) che esercitano il loro diritto alla libertà di movimento, spostandosi da uno Stato membro a un altro, spesso per motivi di lavoro

Migrante

Termine generico che indica chi sceglie di lasciare il proprio paese (da cui emigra, da cui il termine “emigrante”) per stabilirsi, temporaneamente o definitivamente, in un altro paese (in cui immigra, da cui il termine “immigrato”). Tale decisione, che ha carattere volontario anche se spesso è indotta da misere condizioni di vita, dipende generalmente da ragioni economiche, avviene cioè quando una persona cerca in un altro paese un lavoro e migliori condizioni di vita. Contrariamente al rifugiato può far ritorno a casa in condizioni di sicurezza.

Migrante irregolare

Un migrante irregolare, comunemente definito come ‘clandestino’, è colui che ha fatto ingresso eludendo i controlli di frontiera, o è entrato regolarmente nel paese di destinazione, ad esempio con un visto turistico, e vi è rimasto dopo la scadenza del visto d’ingresso (diventando un cosiddetto ‘overstayer’), o non ha lasciato il territorio del paese di destinazione a seguito di un provvedimento di allontanamento. Molte persone in fuga

da guerre e persecuzioni, giungono in modo irregolare in un altro paese, nel quale poi inoltrano domanda d’asilo.

Non Refoulement

Principio fondamentale del diritto internazionale dei rifugiati, che vieta agli Stati di far tornare in qualsiasi modo i rifugiati nei paesi o nei territori in cui la loro vita o la loro libertà possano essere messe in pericolo. Il principio di non-refoulement è una norma di diritto internazionale consuetudinario ed è quindi vincolante per tutti gli Stati, indipendentemente dal fatto che essi siano o meno parti contraenti della Convenzione di Ginevra del 1951.

Nulla osta

Esempio: autorizzazione rilasciata dalla Prefettura per chiamare uno straniero dal paese di origine per i flussi o per il ricongiungimento familiare. Ostativo: Ciò che è d’ostacolo, d’impedimento.

Parentela

Legame che c’è tra genitori e figli (che si chiama linea diretta) o tra fratelli, zio e nipote (che si chiama linea collaterale). La legge distingue questo legame a seconda del grado di parentela: così, padre e figlio sono parenti di primo grado; due fratelli, o il nonno e il nipote sono parenti di secondo grado; bisnonno e nipote, o zia e nipote sono parenti di terzo grado; due cugini sono parenti di quarto grado. Ascendenti: es. genitori; Discendenti: es. figli.

Persona ammissibile alla protezione sussidiaria

Cittadino straniero che non possiede i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel Paese di origine, o, nel caso di un apolide, se ritornasse nel Paese quale aveva precedentemente la dimora abituale, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno (condanna a morte, tortura, trattamento inumano o degradante, pericolo per la vita di un civile in un conflitto armato) e il quale non può o, a causa di tale rischio, non vuole avvalersi della protezione di detto Paese.

Persona a carico

Persona che ha esplicitamente presentato una domanda per motivi di ricongiungimento familiare, cui viene concesso l’ingresso e il soggiorno da uno Stato membro, per rimanere con i propri familiari.

Potestà dei genitori responsabilità genitoriale

E’  il complesso di diritti e doveri esercitati dai genitori nell’interesse del figlio.

Pregiudizio

Tendenza a giudicare in modo ingiustificatamente sfavorevole gli individui appartenenti a un dato gruppo sociale. Etimologicamente il termine pregiudizio si riferisce a un giudizio precedente all’esperienza, emesso cioè in assenza di dati sufficienti e quindi potenzialmente errato. Nell’ambito delle scienze sociali il concetto di pregiudizio si arricchisce di due ulteriori specificazioni: da una parte esso viene sempre più spesso utilizzato in riferimento a gruppi sociali generalmente minoritari, dall’altro viene identificato con un giudizio sfavorevole nei confronti del gruppo – o individuo – oggetto del pregiudizio stesso. Secondo questa definizione il pregiudizio sarebbe allora una predisposizione a percepire, giudicare e agire in maniera sfavorevole nei confronti di gruppi diversi dal proprio. Caratteristica saliente del pregiudizio – sia nell’accezione più ampia di giudizio precedente all’esperienza sia in quella sociologica di atteggiamento sfavorevole nei confronti di altri gruppi – è il suo essere d’orientamento per l’agire concreto.

Profugo

Termine generico che indica chi lascia il proprio paese a causa di guerre, persecuzioni o catastrofi

naturali. Generalmente con questo termine si indica il richiedente asilo.

Protezione sussidiaria

In Italia si intende la protezione accordata dalla Commissione territoriale a chi, pur non avendo i requisiti per essere riconosciuto rifugiato ai sensi della Convenzione di Ginevra, è considerato meritevole di protezione poiché sussistono fondati motivi per ritenere che se tornasse nel suo paese correrebbe il rischio di subire un danno grave e per questo non vuole o non può tornarvi.

Protezione temporanea

Viene rilasciata nelle situazione di emergenza umanitaria. Viene concessa non sulla base della valutazione di singole situazioni individuali ma ad un gruppo omogeneo di persone provenienti da uno stesso paese o area geografica a causa degli sconvolgimenti – generalmente bellici – in atto.  Il permesso ha una validità limitata nel tempo decisa.

Protezione umanitaria

Un beneficiario di protezione umanitaria è colui che – pur non rientrando nella definizione di ‘rifugiato’ ai sensi della Convenzione del 1951 poiché non sussiste una persecuzione individuale – necessita comunque di una forma di protezione in quanto, in caso di rimpatrio nel paese di origine, sarebbe in serio pericolo a causa di conflitti armati, violenze generalizzate e/o massicce violazioni dei diritti umani. In base alle direttive europee questo tipo di protezione viene definita ‘sussidiaria’. Il titolo viene rilasciato sulla base del principio di non-refoulement (non respingimento) sancito dall’art. 33 della Convenzione di Ginevra, ripreso dal Testo Unico sull’immigrazione  e dall’art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Il soggiorno per motivi umanitari può essere rilasciato anche direttamente dalle Questure.

Pluralismo  culturale

Si intende, nelle società sempre più diversificate, l’assicurare un’interazione armoniosa tra persone e gruppi dalle identità culturali molteplici, varie e dinamiche così come la volontà di vivere insieme. Politiche che favoriscono l’inclusione e la partecipazione di tutti i cittadini sono garanzia di coesione sociale, di vitalità della società civile e di pace. Così definito, il pluralismo culturale costituisce la risposta politica alla realtà della diversità culturale.

KIT

(busta delle poste), insieme di documenti utili per una procedura specifica.

Razzismo

Significa attribuire, senza alcun fondamento, caratteristiche ereditarie di personalità o comportamento a individui con un particolare aspetto fisico. Chiamiamo razzista chi crede che l’attribuzione di caratteristiche di superiorità o inferiorità a individui con un determinato aspetto somatico abbia una sua spiegazione biologica. Il razzismo come teoria organica e come movimento organizzato è un fenomeno recente e affonda le sue radici nel nascente nazionalismo europeo della seconda metà del XIX sec.

Il razzismo oggi è la posizione di chi ritiene necessario difendere e/o preservare le differenze culturali dai processi di massificazione ed omogeneizzazione tipici delle società occidentali e per questo, anche “per il bene” delle culture altre, pensa che le società non debbano in nessun modo essere multiculturali o interculturali e che quindi le differenze e le alterità vanno difese ma, proprio per questo… ognuno a casa propria. In sede educativa e sociale il rischio di questo velato razzismo è che tende a concretizzarsi in una specie di apartheid dove le culture altre sono sì riconosciute ma “recintate” e conservate in appositi contenitori sociali senza possibilità significative di interagire sia tra loro che con le culture autoctone in vista della costruzione di una società intesa come “casa comune” ove ad ognuno competono uguali diritti ed uguali doveri.

Residenza

Luogo in cui una persona trascorre normalmente il periodo quotidiano di riposo a prescindere dalle assenze temporanee a fini ricreativi, di vacanza, visita a parenti e amici, affari e motivi professionali, cure mediche o pellegrinaggi religiosi, oppure, in assenza di dati disponibili, il luogo di residenza legale o registrato.

Richiedente Asilo

Colui che, avendo lasciato il proprio paese d’origine, a seguito di una persecuzione, non può o non intende avvalersi della protezione di quello stato e, trovandosi in un altro paese, inoltra richiesta di protezione al governo del paese che lo ospita, in base alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 (convenzione che l’Italia ha firmato insieme ad altri 143 Paesi). La sua domanda viene esaminata in Italia dalle Commissioni territoriali esaminatrici (collegate e coordinate dalla Commissione Nazionale). Fino al momento della decisione in merito alla domanda egli è un richiedente asilo e ha diritto di soggiorno regolare nel paese di destinazione. Il richiedente asilo non è quindi assimilabile al migrante irregolare, anche se può giungere nel paese d’asilo senza documenti d’identità o in maniera irregolare, attraverso i cosiddetti ‘flussi migratori misti’, composti, cioè, sia da migranti irregolari sia da potenziali rifugiati.

Rifugiato

Il rifugiato è il richiedente asilo a cui viene accordata la protezione dello Stato che lo ospita quando si accerta che è stato costretto a lasciare il proprio paese a causa di persecuzioni per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche. Questa definizione, introdotta dall’articolo 1 della Convenzione di Ginevra, è stata ripresa dalla legge di attuazione n. 772 del 1954 nel sistema giuridico italiano. A differenza del migrante, egli non ha scelta:  non può tornare nel proprio paese perché teme di subire persecuzioni o per la sua stessa vita. Lo status di rifugiato viene riconosciuto a chi può dimostrare una persecuzione individuale.

Ultraquattordicenni

Termine entro il quale i figli minorenni devono avere il permesso di soggiorno individuale, fino a 13 anni sono inseriti sul permesso dei genitori e sul passaporto dei genitori, dai 14 avranno il loro permesso. Dai 18 anni sono adulti pertanto potranno continuare con il permesso per famiglia, o convertire in studio, lavoro, attesa occupazione…. Viene utilizzato anche i termine infraquattordicenni per indicare i minori da 0 a tredici anni.

Vittima della tratta

E’ una persona che, a differenza dei migranti irregolari che si affidano di propria volontà ai trafficanti, non ha mai acconsentito ad essere condotta in un altro paese o, se lo ha fatto, l’aver dato il proprio consenso è stato reso nullo dalle azioni coercitive e/o ingannevoli dei trafficanti o dai maltrattamenti praticati o minacciati ai danni della vittima. Scopo della tratta è ottenere il controllo su di un’altra persona ai fini dello sfruttamento. Per ‘sfruttamento’ s’intendono lo sfruttamento della prostituzione o altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro forzato, la schiavitù o pratiche analoghe, l’asservimento o il prelievo degli organi.

 

Stranieri e pubblica amministrazione

Gratuito patrocinio

L’ammissione al gratuito patrocinio dà diritto al cittadino ad essere assistito senza oneri nel procedimento giurisdizionale per il quale è stata avanzata la richiesta. Nessuna somma deve, quindi, essere corrisposta all’avvocato che rappresenta in giudizio il cittadino, poiché il legale viene retribuito dallo Stato. La violazione, da parte dell’avvocato, del divieto di percepire compensi o rimborsi dal proprio assistito, costituisce illecito disciplinare professionale.

E’ assicurato il patrocinio nel processo penale per la difesa del cittadino non abbiente, indagato, imputato, condannato, persona offesa dal reato, danneggiato che intenda costituirsi parte civile, responsabile civile ovvero civilmente obbligato per la pena pecuniaria. E’ inoltre assicurato il patrocinio nel processo civile, amministrativo, contabile, tributario e negli affari di volontaria giurisdizione.

I soggetti che hanno diritto alla presentazione dell’istanza di gratuito patrocinio sono:

  • cittadini italiani;
  • cittadini stranieri regolarmente soggiornanti sul territorio al momento del sorgere del rapporto o del fatto oggetto di causa;
  • apolidi;
  • enti o associazioni onlus.

Può essere ammesso al gratuito patrocinio chi è titolare di un reddito imponibile, ai fini dell’imposta personale sul reddito, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore ad € 11.369,24.

Se l’interessato convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso il richiedente. Ai fini della determinazione dei limiti di reddito si tiene conto anche dei redditi che per legge sono esenti dall’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, ovvero ad imposta sostitutiva.

Si tiene conto del solo reddito personale quando sono oggetto della causa diritti della personalità, e nei procedimenti in cui gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri componenti del nucleo familiare.

Chi è ammesso al patrocinio a spese dello Stato ha l’obbligo di comunicare le variazioni rilevanti dei limiti di reddito verificatesi nell’anno precedente, entro trenta giorni dalla scadenza del termine di un anno dalla data di presentazione e fino a che il procedimento non sia definito.

Il cittadino straniero non appartenente ai Paesi dell’Unione Europea deve presentare istanza di ammissione allegando una certificazione dell’Autorità consolare competente che attesti la veridicità di quanto in essa indicato.

Tuttavia, nel caso in cui risulti impossibile produrre questa certificazione, può essere presentata una dichiarazione sostitutiva di certificazione rilasciata dall’interessato.

Difensore civico

Il Difensore civico è un organismo di tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini nei confronti della Pubblica Amministrazione. Attualmente la sua istituzione è prevista a livello regionale e provinciale.

L’intervento del Difensore civico regionale è gratuito.

Il Difensore civico regionale è un organo indipendente della Regione a cui qualunque cittadino, anche straniero, si può rivolgere per la tutela dei propri diritti ed interessi collegati all’esercizio di funzioni proprie della Regione o di Enti ed Aziende da essa dipendenti ovvero per la tutela dei diritti e degli interessi inerenti l’esercizio di funzioni proprie delle Amministrazioni periferiche dello Stato.

provinciale, segnalando, anche di propria iniziativa, gli abusi, le disfunzioni, le carenze ed i ritardi dell’Amministrazione nei confronti dei cittadini”.

Il Difensore civico può:

  • svolgere attività di impulso e proposta nei confronti della Pubblica Amministrazione;
  • svolgere compiti di sollecitazione nei confronti dei responsabili dei procedimenti amministrativi;
  • chiedere l’esibizione di atti o documenti, anche se segreti;
  • indirizzare il cittadino verso le più idonee strutture e consigliarlo sulle iniziative o rimedi da adottare;
  • promuovere la costituzione di tavoli di confronto e di accordo (conferenze di servizi);
  • promuovere procedimenti per commissariamenti ad acta (esercizio di poteri sostitutivi).

Al Difensore civico può essere rivolta richiesta di intervento per inefficienze, disservizi, abusi, ritardi da parte della Pubblica Amministrazione, richiesta di chiarimenti, richiesta di accesso agli atti e documenti amministrativi nel caso in cui questa venga negata dalla P.A., richiesta di esercizio di poteri sostitutivi nei casi previsti dalla legge.

Patente e codice della strada

A1) conversione patente estera

I conducenti muniti di patenti di guida o di permesso internazionale, rilasciati da uno Stato estero, possono guidare in Italia autoveicoli e motoveicoli delle stesse categorie per le quali è valida la patente o il permesso, a condizione che tali documenti siano validi nello Stato di origine e che quando non siano conformi ai modelli stabiliti dalle convenzioni internazionali siano accompagnati da una traduzione ufficiale in italiano o da documento equipollente.

La disposizione consente di guidare in Italia con patente rilasciata da Stato estero, ma è condizionata dal fatto che il soggetto non sia residente in Italia da oltre un anno: chi essendo residente in Italia da oltre un anno circola  con patente rilasciata da Stato estero e non convertita in patente italiana, sottostà alle norme italiane relative alla guida senza patente.

Va precisato che i conducenti muniti di patente di guida o di permesso internazionale rilasciati da Stati esteri sono tenuti all’osservanza di tutte le prescrizioni e le norme di comportamento stabilite dal nostro Codice della Strada.

I requisiti

La conversione della patente estera nella patente italiana consiste nel rilascio di una nuova patente italiana corrispondente a quella estera.

La conversione è possibile solo per le patenti rilasciate da quegli Stati esteri con i quali l’Italia ha stabilito rapporti di reciprocità in materia di conversione di patenti di guida.

Se il conducente possiede una patente rilasciata da uno Stato dell’Unione Europea la patente conserva la propria validità e non deve essere convertita, non soggiacendo, quindi, ad alcuna sanzione in caso di mancata conversione o riconoscimento della propria patente di guida.

Gli stranieri con patente rilasciata da Stato extracomunitario, invece, possono circolare in Italia per il tempo massimo di un anno, trascorso il quale devono chiedere la residenza e far convertire la patente.

Tuttavia non tutte le patenti rilasciate da Stati extracomunitari possono essere convertite, perché la convertibilità dipende dall’esistenza di accordi di reciprocità vigenti tra l’Italia e il Paese interessato. I titolari di patente non convertibile, se vogliono guidare l’automobile dopo che risiedono in Italia da più di un anno, devono sostenere gli esami per l’abilitazione alla guida secondo, le nostre disposizioni.

Gli Stati che hanno sottoscritto accordi bilaterali, in base ai quali è possibile ottenere la conversione delle patenti , sono:

Albania (Accordo valido fino al 25/12/2019), Algeria, Argentina, Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Ecuador (Accordo valido fino al 12/03/2017), El Salvador (Accordo valido fino al 19/09/2014), Estonia, Filippine, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Islanda, Lettonia, Libano, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Macedonia, Malta, Marocco (recentemente aggiornato con Circolare Prot. div. 5_29431 del 18/10/2011 del Ministero delle infrastrutture e dei Trasporti), Moldavia, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Principato di Monaco, Repubblica Ceca, Repubblica di Corea, Slovacchia, Romania, San Marino, Serbia (Accordo in vigore fino al 08/04/2018), Slovenia, Spagna, Sri Lanka (valido fino al 14/11/2016), Svezia, Svizzera, Taiwan, Tunisia, Turchia, Ungheria, Uruguay

Per alcuni Stati le patenti di guida rilasciate possono essere convertite in Italia solo per alcune categorie di cittadini:

Canada: personale diplomatico e consolare

Cile: diplomatici e loro familiari

StatiUniti: personale diplomatico e consolare e loro familiari

Zambia: cittadini in missione governativa e loro familiari.

Alle patenti di guida rilasciate in Islanda, Liechtenstein e Norvegia deve essere applicata la Direttiva 91/439/CEE e pertanto possono essere convertite, riconosciute e duplicate, in Italia secondo le procedure previste per le patenti comunitarie.

Iscrizione anagrafica/residenza

Gli stranieri devono iscriversi all’anagrafe del Comune nel quale stabiliscono la propria residenza. Per iscriversi, devono esibire il passaporto e il titolo di soggiorno, la cui scadenza deve essere annotata dall’ufficio nell’apposita scheda anagrafica personale.

Lo straniero deve rivolgersi all’Ufficio Anagrafe del Comune di domicilio e compilare il modulo predisposto per l’iscrizione anagrafica, indicando le proprie generalità, il luogo di provenienza (Comune italiano o estero), l’indirizzo di dimora abituale nel Comune.

Si deve inoltre dichiarare il tipo di patente di guida italiana eventualmente posseduta. La registrazione di residenza viene effettuata previo accertamento della dimora abituale tramite il Comando di Polizia Municipale.

Una volta iscritti, gli stranieri hanno l’obbligo di rinnovare all’ufficiale di anagrafe la dichiarazione di dimora abituale nel comune, entro 60 giorni dal rinnovo del permesso di soggiorno, esibendo il titolo al soggiorno in corso di validità.

La dimora dello straniero si considera abituale anche in caso di documentata ospitalità da più di tre mesi presso un centro di accoglienza.

Quando lo straniero chiede l’iscrizione o la variazione della residenza anagrafica, i competenti uffici comunali possono verificare le condizioni igienico-sanitarie dell’immobile in cui abita. verificare le condizioni igienico-sanitarie dell’immobile in cui abita.

Gli uffici anagrafici devono comunicare alla Questura territorialmente competente le iscrizioni, le variazioni e le cancellazioni anagrafiche entro 15 giorni.

In caso di variazione, la nuova residenza deve essere registrata sulla patente e sulla carta di circolazione italiana.

La cancellazione anagrafica avviene, oltre che per gli stessi motivi previsti per i cittadini italiani:

  • per irreperibilità accertata in seguito al censimento generale della popolazione o a ripetuti accertamenti;
  • per mancato rinnovo della dichiarazione di dimora abituale trascorsi sei mesi dalla scadenza del permesso di soggiorno o della carta di soggiorno, previo avviso con invito a provvedere entro 30 giorni da parte dell’ufficio.

La cancellazione dalle liste anagrafiche viene comunicata d’ufficio alla Questura competente entro 15 giorni. Lo straniero può presentare ricorso al T.A.R., competente per territorio, contro i provvedimenti in materia anagrafica.

Carta d’identità

La Carta d’Identità può essere rilasciata a cittadini stranieri o apolidi residenti in un Comune italiano.

È un documento decennale non valido per l’espatrio e non sostitutivo del permesso di soggiorno.

Si deve richiedere all’Ufficio Anagrafe del Comune di residenza presentando:

  • 3 foto formato tessera;
  • passaporto valido (o documento equipollente) e titolo al soggiorno;
  • modulo di richiesta, disponibile presso l’ufficio anagrafico.

La Carta d’Identità deve essere riconsegnata se il permesso di soggiorno non viene più rinnovato.

Autocertificazione e dichiarazione sostitutiva di notorietà

Autocertificazione

L’autocertificazione è una dichiarazione sottoscritta di proprio pugno riguardante fatti e qualità personali utilizzabile nei rapporti con la Pubblica Amministrazione e con i concessionari e gestori di servizi pubblici, di cui può avvalersi anche il cittadino straniero.

La persona, attraverso l’autocertificazione, attesta sotto la propria responsabilità civile e penale la veridicità di quanto dichiarato.

L’autocertificazione sostituisce i tradizionali certificati. I privati hanno la facoltà e non l’obbligo di accettarla. Sono autocertificabili:

  • la residenza;
  • lo stato di coniugato o vedovo, sempre che il matrimonio sia avvenuto in Italia;
  • lo stato famiglia se verificabile dalle autorità italiane;
  • l’esistenza in vita;
  • la nascita del figlio, il fatto che una persona sia ascendente o discendente, se verificabile dalle autorità italiane;
  • l’iscrizione in albi, registri o elenchi tenuti dalla Pubblica Amministrazione italiana; titoli di studio acquisiti in Italia;
  • le qualifiche professionali, gli esami di abilitazione, di formazione, di aggiornamento conseguiti in Italia;
  • l’appartenenza ad ordini professionali italiani;
  • il reddito, salvo l’ipotesi di richiesta di carta di soggiorno o di ricongiungimento familiare;
  • l’assolvimento di obblighi contributivi con l’indicazione dell’ammontare;
  • il codice fiscale e la partita I.V.A.;
  • qualsiasi dato presente nell’archivio dell’anagrafe tributaria italiana;
  • lo stato di disoccupazione, lo stato di pensionato e la categoria della pensione;
  • la qualità di studente presso un istituto italiano;
  • la qualità di rappresentante di persone fisiche o giuridiche, di tutore o di curatore;
  • l’iscrizione ad associazioni o formazioni sociali;
  • non aver riportato, in Italia, condanne penali e non essere destina- tario di provvedimenti che riguardano l’applicazione di misure di prevenzione, di decisioni civili e provvedimenti amministrativi iscritti nel casellario giudiziale ai sensi della normativa vigente;
  • non essere a conoscenza di procedimenti penali a proprio carico in Italia;
  • la qualità di vivenza a carico;
  • tutti i dati contenuti nel registro di stato civile italiano;
  • non trovarsi in stato di liquidazione o fallimento e non aver presentato domanda di concordato;
  • i documenti da presentare alla motorizzazione civile.

Dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà

Tutti gli stati, le qualità e i fatti personali di cui l’interessato ha diretta conoscenza, che non sono assoggettabili ad autocertificazione, possono essere comprovati attraverso la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, salvo eccezioni previste dalla legge.

Lo smarrimento dei documenti di riconoscimento o comunque di documenti attestanti stati e qualità personali dell’interessato è comprovato dalla richiesta del duplicato mediante dichiarazione sostitutiva, salvi i casi in cui la legge prevede la denuncia all’Autorità di Polizia Giudiziaria per l’avvio del procedimento amministrativo di rilascio di duplicati.

Stranieri: diritto di asilo e protezione internazionale

Definizioni:

  • beneficiario di protezione internazionale: cittadino straniero a cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato/asilante o lo status di protezione sussidiaria, come definito più sotto
  • status di rifugiato/asilante: il riconoscimento da parte dello Stato di un cittadino straniero quale rifugiato/asilante; per rifugiato si intende il cittadino straniero il quale, per il timore fondato di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica, si trova fuori dal territorio del Paese di cui ha la cittadinanza e, a causa di tale timore, non può o non vuole avvalersi della protezione di tale Paese. Si può trattare anche di apolide che si trova fuori dal territorio nel quale aveva precedentemente la dimora abituale per le stesse ragioni sopra citate e a causa del medesimo timore, non può o non vuole farvi ritorno, ferme le cause di esclusione di cui all’articolo 10 (d.lgs. n.251/2007 e succ. mod., art.2, comma 1, lett. e);
  • status di protezione sussidiaria: il riconoscimento da parte dello Stato di uno straniero quale persona ammissibile alla protezione sussidiaria ammissibile alla protezione sussidiaria il cittadino straniero che non possiede i requisiti per essere riconosciuto come rifugiato, ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel suo Paese di origine, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno (così come definito dal presente decreto) e, a causa di tale rischio, non può o non vuole avvalersi della protezione del suddetto Paese. Stesso dicasi per l’apolide il quale, se ritornasse nel Paese in cui aveva precedentemente la dimora abituale, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno e per tale motivo non può o vuole avvalersi della protezione di tale
  • danno grave: rileva ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria. Sono considerati danni gravi:
  1. la condanna a morte o all’esecuzione della pena di morte;
  2. la tortura o altra forma di pena o trattamento inumano o degradante ai danni del richiedente, nel suo Paese d’origine;
  3. la minaccia grave ed individuale alla vita o alla persona di un civile derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitti armato interno o internazionale
  • domanda di protezione internazionale diretta ad ottenere lo status di rifugiato o lo status di protezione sussidiaria
  • richiedente: lo straniero che ha presentato una domanda di protezione internazionale sulla quale non è ancora stata adottata una decisione definitiva
  • atti di persecuzione: atti che, ai sensi dell’art.1, lett. A, della Convenzione di Ginevra, devono alternativamente:
  1. essere sufficientemente gravi, per loro natura e frequenza, da rappresentare una violazione grave dei diritti umani fondamentali;
  2. costituire la somma di diverse misure, tra cui la violazione dei diritti umani, il cui impatto sia sufficientemente grave da esercitare sulla persona un effetto analogo a quello di cui alla lettera a).

Gli atti di persecuzione possono assumere, tra gli altri, la forma di: atti di violenza fisica o psichica, compresa la violenza sessuale; provvedimenti legislativi, amministrativi, di polizia o giudiziaria, discriminatori per la loro stessa natura o attuati in modo discriminatorio; azioni giudiziarie o sanzioni penali sproporzionate o discriminatorie; rifiuto di accesso ai mezzi di tutela giuridici e conseguente sanzione sproporzionata o discriminatoria; atti specificamente diretti contro un genere sessuale o contro l’infanzia; azioni giudiziarie o sanzioni penali in conseguenza del rifiuto di prestare servizio militare in un conflitto, quando questo potrebbe comportare la commissione di crimini o reati; azioni penali sproporzionate o discriminatorie che comportano gravi violazioni di diritti umani fondamentali in conseguenza del rifiuto di prestare servizio militare per motivi di natura morale, religiosa, politica o di appartenenza etnica o

  • richiedente accolto: si parla di richiedente protezione internazionale “accolto” qualora lo stesso sia ospitato in un centro di accoglienza.
  • richiedente trattenuto: chi è trattenuto presso un centro di permanenza temporaneo

Non possono presentare richiesta di protezione internazionale:

  • i soggetti già riconosciuti rifugiati in un altro Stato
  • i soggetti provenienti da uno Stato che ha aderito alla Convenzione di Ginevra e nel quale, pur avendovi soggiornato per un significativo periodo di tempo, non hanno richiesto lo status di rifugiato;
  • i soggetti che hanno commesso crimini di guerra, ovvero contro la pace o l’umanità (art.1, paragrafo F, Convenzione di Ginevra);
  • i soggetti che hanno subito in Italia condanne penali per delitti contro la personalità o la sicurezza dello Stato, contro l’incolumità pubblica, ovvero reati di riduzione in schiavitù, furto, rapina, devastazione e saccheggio o connessi a vendita e traffico illegale di armi e sostanze stupefacenti o associazione mafiosa o appartenenza ad organizzazioni terroristiche

Anche le persone costrette a lasciare il loro Paese a causa di disastri naturali, calamità, rivolgimenti politici o crisi belliche, sono escluse dall’applicazione della Convenzione di Ginevra alle quali, tuttavia, si possono applicare misure di protezione temporanea.

La domanda

La domanda per il riconoscimento della protezione internazionale va presentata personalmente, non appena lo straniero giunge in Italia, entro 8 giorni dall’ingresso presso la Questura competente in base al luogo di dimora del richiedente. Nel caso in cui la manifestazione della volontà di chiedere la protezione internazionale avvenga presso l’ufficio di frontiera, è disposto l’invio del richiedente alla Questura competente per territorio.

Nei casi  in  cui  il richiedente sia una donna, alle operazioni partecipa personale femminile.

La domanda, formalizzata per iscritto anche tramite l’aiuto di un interprete, dovrà specificare i motivi per cui si richiede la protezione internazionale, producendo, se e quando disponibile, la documentazione a sostegno della stessa.

Ricorso in caso di rifiuto

Avverso  la decisione della Commissione territoriale di diniego dello status di rifugiato o nel caso in cui lo straniero, pur avendo presentato domanda di protezione internazionale, sia stato ammesso esclusivamente alla protezione sussidiaria, è ammesso ricorso  dinanzi  al tribunale in composizione monocratica, che ha sede nel capoluogo di distretto di Corte d’Appello in cui ha sede la Commissione territoriale che ha pronunciato il provvedimento.

Il ricorso e’ proposto, a pena di inammissibilità, nei  trenta  giorni  successivi  alla comunicazione  del  provvedimento.

La proposizione del ricorso contro il provvedimento che rigetta la domanda di riconoscimento dello status di rifugiato o di persona a cui  è  accordata la protezione sussidiaria sospende l’efficacia del provvedimento impugnato.

Permesso di soggiorno per motivi umanitari

Lo status umanitario può essere riconosciuto allo straniero al quale venga negata la protezione internazionale, perchè non in possesso dei requisiti previsti, ma verso il quale si ritenga che possano sussistere gravi motivi di carattere umanitario. Tale status viene, infatti, riconosciuto  a seguito di una valutazione compiuta alla luce degli obblighi derivanti dalle convenzioni internazionali (in particolare della Convenzione europea dei diritti umani), circa le conseguenze che subirebbe lo straniero nel caso di un rimpatrio.

Il permesso di soggiorno per motivi umanitari può essere chiesto e rinnovato anche in mancanza di passaporto (in caso di fondate ragioni) e senza i requisiti previsti per altre tipologie di permessi, come la disponibilità di mezzi di sostentamento o di alloggio idoneo.

Il permesso di soggiorno per motivi umanitari viene rilasciato, con durata ed è rinnovabile previa verifica della permanenza delle condizioni di rilascio.