Immigrati – ingresso per lavoro casi particolari

Stage e addestramento formativo

E’ possibile rilasciare con particolari modalità e termini per il rilascio delle autorizzazioni al lavoro, dei visti di ingresso e dei permessi di soggiorno per lavoro subordinato, per ognuna delle seguenti categorie di lavoratori stranieri:

  • persone che, autorizzate a soggiornare per motivi di formazione professionale, svolgano periodi temporanei di addestramento presso datori di lavoro italiani effettuando anche prestazioni che rientrano nell’ambito del lavoro subordinato
  • attività nell’ambito di un rapporto di tirocinio formativo funzionale al completamento di un percorso di formazione professionale

oppure

  • attività di addestramento sulla base di un provvedimento di trasferimento temporaneo o di distacco assunto dall’organizzazione dalla quale già dipendono i lavoratori stranieri.

Per le attività di tirocinio formativo non e’ richiesto un nulla-osta preventivo da parte di una Pubblica Amministrazione, ma il visto di ingresso per motivi di studio o formazione viene rilasciato nei limiti delle quote determinate ogni tre anni (entro il 30 giugno)

Alla richiesta di visto deve essere allegato:

  • il progetto formativo,
  • la convenzione tra l’azienda ospitante e l’ente promotore che deve prevedere a favore dello stagista una borsa lavoro, pari almeno all’importo dell’assegno sociale, e l’indicazione del luogo in cui alloggerà. Lo stage può avere una durata massima di 24 mesi.
  • Il permesso di soggiorno rilasciato per motivo di addestramento formativo non consente di svolgere altra attività lavorativa rispetto a quella autorizzata e non può essere convertito alla scadenza.

La domanda

Dopo aver fatto regolare ingresso nel territorio italiano, deve richiedere, entro otto giorni lavorativi, il rilascio del permesso di soggiorno elettronico attraverso la procedura del kit-postale.

Il permesso di soggiorno rilasciato per motivo di stage non consente di svolgere attività lavorativa ma può essere convertito, in permesso di soggiorno per lavoro subordinato o autonomo, dopo che lo stage si è concluso, ma nei limiti delle quote e previa stipula del contratto di soggiorno.

Infermieri professionali

Le strutture sanitarie, sia pubbliche che private, sono legittimate all’assunzione degli infermieri, dotati dello specifico titolo riconosciuto dal Ministero della Salute, anche con contratto a tempo indeterminato, seguendo la specifica procedura.

Le società di lavoro interinale possono richiedere il nulla-osta per l’assunzione di tale personale previa acquisizione della copia del contratto stipulato con la struttura sanitaria pubblica o privata.

Le cooperative sono legittimate alla presentazione della richiesta di nulla-osta, qualora gestiscano direttamente l’intera struttura sanitaria, o un reparto o un servizio.

I titoli abilitanti conseguiti nei Paesi extracomunitari sono sottoposti, a norma del decreto del Ministero della Sanità del 18 giugno 2002, ad attività istruttoria da parte delle Regioni.

Il permesso di soggiorno

Il procedimento è ad istanza di parte, la richiesta deve essere presentata entro il termine di 8 giorni lavorativi dall’ingresso, pena il rifiuto del permesso e l’espulsione, salvo” che il ritardo sia dipeso da forza maggiore” (es. ricovero ospedaliero…).

Il permesso di soggiorno rilasciato agli infermieri professionali autorizzati all’ingresso può essere prorogato per un periodo non superiore a quello del rapporto di lavoro a tempo determinato e comunque non superiore a due anni.

Una persona arrivata in Italia per lavorare in qualità di infermiere professionale e che ha ottenuto un’autorizzazione e quindi un permesso di soggiorno a tempo determinato, se ottiene il rinnovo del contratto di lavoro a tempo determinato o comunque la proroga, può ottenere anche la proroga del titolo al soggiorno.

Vi è però una limitazione. È possibile rinnovare solo quel tipo di contratto di lavoro.

In altri termini, una persona che arriva in qualità di infermiere professionale può rinnovare il permesso di soggiorno solo se rinnova il contratto di lavoro per continuare a svolgere l’attività di infermiere professionale e non per svolgere attività diverse.

I relativi contratti di lavoro potranno essere stipulati solo in regime di diritto privato anche nel caso di assunzione presso strutture pubbliche.

In ogni caso, presupposto necessario perché sia autorizzato l’ingresso dall’estero e, comunque, per il lecito esercizio in Italia della professione di infermiere professionale è il riconoscimento del relativo titolo di studio da parte del Ministero della Sanità e la successiva iscrizione presso l’apposito Albo professionale.

In mancanza di ciò sia i diretti interessati che i loro datori di lavoro commetterebbero il reato di esercizio abusivo della professione.

Riconoscimento del titolo

La procedura di riconoscimento del titolo (analiticamente descritta nella circolare del Ministero della Sanità del 14 aprile 2000) deve essere attivata dallo stesso datore di lavoro interessato all’assunzione dall’estero o dal diretto interessato nel caso abbia già un regolare soggiorno in Italia e, sostanzialmente, si basa sulla valutazione del percorso di studi: non è quindi sufficiente il semplice diploma in quanto oltre ad esso dovrà essere tradotto e legalizzato presso la competente Rappresentanza consolare italiana anche l’intero programma di studi, con indicazione del monte-ore di ciascuna materia, per ogni anno di corso.

La domanda va indirizzata al Ministero della Sanità-Dipartimento Professioni Sanitarie, Risorse Umane e Tecnologiche-Ufficio II°, a Roma.

Allo scopo di semplificare la procedura per il riconoscimento dei titoli (che è identica anche per tutte le altre professioni così dette “parasanitarie”, quali logopedista, odontotecnico, ostetrico, ottico, tecnico di radiologia, fisioterapista, ecc, l’istruttoria delle pratiche direttamente agli uffici di alcune regioni che hanno sinora dato la disponibilità al riguardo, quindi le domande potranno essere presentate ai competenti uffici delle Regioni Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto e delle province autonome di Trento e Bolzano.

Immigrati – Conversione del permesso di soggiorno

La conversione del permesso di soggiorno è un procedimento amministrativo attraverso il quale il cittadino straniero, già autorizzato a soggiornare nel territorio italiano, richiede un titolo al soggiorno per un nuovo motivo diverso da quello originario, qualora ne sussistano i presupposti previsti dalla legge.

Le ipotesi di conversione del permesso di soggiorno

Si possono distinguere due gruppi di ipotesi di conversione:

  1. A) istanza di p.s. elettronico da presentare, senza bisogno di richiesta di attestazione di disponibilità di una quota, allo Sportello Unico per l’Immigrazione della Prefettura – UTG, mediante invio di un kit-postale direttamente alla Questura-Ufficio Immigrazione del luogo di residenza o di domicilio dell’interessato:
  1. conversione del permesso di soggiorno in motivi familiari da altro titolo al soggiorno, anche dopo la scadenza
  2. conversione del permesso di soggiorno in motivi di lavoro subordinato o autonomo da permesso di soggiorno per motivi familiari o per affidamento o per integrazione minore – lettere B-C;
  3. conversione del permesso di soggiorno in motivi di lavoro subordinato da permesso di soggiorno per motivi umanitari – lettera G;
  4. conversione del permesso di soggiorno in motivi di lavoro subordinato da permesso di soggiorno per protezione sociale o motivi umanitari – lettera H;
  5. conversione del permesso di soggiorno in motivi di studio da permesso di soggiorno per protezione sociale o motivi umanitari – lettera I;
  6. conversione del permesso di soggiorno in motivi di studio da permesso di soggiorno pe rmotivi familiari ,per affidamento o per integrazione minore – lettera L;
  7. conversione del permesso di soggiorno in motivi di residenza elettiva da permesso di soggiorno per lavoro subordinato o autonomo, per attesa occupazione o per motivi familiari –  lettera M;
  8. conversione permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo rilasciato da altro Stato membro dell’UE in motivi di studio o soggiorno per altro scopo lecito-  lettera N.
  1. B) istanza di p.s.elettronico da presentare, previa richiesta di attestazione di disponibilità di una quota allo Sportello Unico per l’Immigrazione della Prefettura – UTG, del luogo di residenza o domicilio dell’interessato (attraverso la procedura telematica prevista con la registrazione nel sito internet del Ministero dell’Interno mediante invio di kit-postale direttamente alla Questura-Ufficio Immigrazione del luogo di residenza domicilio dell’interessato :
  1. conversione del permesso di soggiorno in motivi di lavoro subordinato (Modello VA per attestazione quota) o autonomo (Modello Z per attestazione quota) da permesso di soggiorno per studio e  tirocinio –  lettere D-E;
  2. conversione del permesso di soggiorno in motivi di lavoro subordinato (Modello VB per attestazione quota) da permesso di soggiorno per lavoro subordinato stagionale  – lettera F.
  3. conversione permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo rilasciato da altro Stato membro dell’UE (art. 9-bis, T.U) in motivi di lavoro subordinato/domestico  (Modello LS – LS1 per attestazione quota) o autonomo (Modello LS2 per attestazione quota) –  lettera N.

 

Permessi di soggiorno: conversione

La conversione del permesso di soggiorno è un procedimento amministrativo attraverso il quale il cittadino straniero, già autorizzato a soggiornare nel territorio italiano, richiede un titolo al soggiorno per un nuovo motivo diverso da quello originario, qualora ne sussistano i presupposti previsti dalla legge.

Le ipotesi di conversione del permesso di soggiorno

Si possono distinguere due gruppi di ipotesi di conversione:

  1. A) istanza di p.s. elettronico da presentare, senza bisogno di richiesta di attestazione di disponibilità di una quota, allo Sportello Unico per l’Immigrazione della Prefettura – UTG, mediante invio di un kit-postale direttamente alla Questura-Ufficio Immigrazione del luogo di residenza o di domicilio dell’interessato:
  1. conversione del permesso di soggiorno in motivi familiari da altro titolo al soggiorno, anche dopo la scadenza
  2. conversione del permesso di soggiorno in motivi di lavoro subordinato o autonomo da permesso di soggiorno per motivi familiari o per affidamento o per integrazione minore – lettere B-C;
  3. conversione del permesso di soggiorno in motivi di lavoro subordinato da permesso di soggiorno per motivi umanitari – lettera G;
  4. conversione del permesso di soggiorno in motivi di lavoro subordinato da permesso di soggiorno per protezione sociale o motivi umanitari – lettera H;
  5. conversione del permesso di soggiorno in motivi di studio da permesso di soggiorno per protezione sociale o motivi umanitari – lettera I;
  6. conversione del permesso di soggiorno in motivi di studio da permesso di soggiorno pe rmotivi familiari ,per affidamento o per integrazione minore – lettera L;
  7. conversione del permesso di soggiorno in motivi di residenza elettiva da permesso di soggiorno per lavoro subordinato o autonomo, per attesa occupazione o per motivi familiari –  lettera M;
  8. conversione permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo rilasciato da altro Stato membro dell’UE in motivi di studio o soggiorno per altro scopo lecito-  lettera N.
  1. B) istanza di p.s.elettronico da presentare, previa richiesta di attestazione di disponibilità di una quota allo Sportello Unico per l’Immigrazione della Prefettura – UTG, del luogo di residenza o domicilio dell’interessato (attraverso la procedura telematica prevista con la registrazione nel sito internet del Ministero dell’Interno mediante invio di kit-postale direttamente alla Questura-Ufficio Immigrazione del luogo di residenza domicilio dell’interessato :
  1. conversione del permesso di soggiorno in motivi di lavoro subordinato (Modello VA per attestazione quota) o autonomo (Modello Z per attestazione quota) da permesso di soggiorno per studio e  tirocinio –  lettere D-E;
  2. conversione del permesso di soggiorno in motivi di lavoro subordinato (Modello VB per attestazione quota) da permesso di soggiorno per lavoro subordinato stagionale  – lettera F.
  3. conversione permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo rilasciato da altro Stato membro dell’UE (art. 9-bis, T.U) in motivi di lavoro subordinato/domestico  (Modello LS – LS1 per attestazione quota) o autonomo (Modello LS2 per attestazione quota) –  lettera N.

 

Accordo di integrazione

Lo straniero extracomunitario, di età superiore ai 16 anni, che fa ingresso in Italia per la prima volta e chiede il rilascio di un permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno, deve sottoscrivere il c.d. accordo di integrazione.

Non devono, invece, sottoscrivere l’accordo:

  • i minori non accompagnati o legalmente affidati per i quali l’accordo è sostituito dal completamento del progetto di integrazione sociale e civile
  • gli stranieri che ottengono un permesso di soggiorno per motivi umanitari sulla base di un progetto di assistenza e integrazione sociale per i quali l’accordo è sostituito dal completamento del programma di assistenza ed integrazione sociale
  • gli stranieri affetti da patologie o da disabilità tali da limitare gravemente l’autosufficienza o da determinare gravi difficoltà di apprendimento linguistico e culturale (condizione da dimostrare mediante certificazione rilasciata da una struttura sanitaria, pubblica o privata, o da un medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale)

La sottoscrizione, da parte dello straniero dell’accordo di integrazione si articola in crediti, con l’impegno a sottoscrivere specifici obiettivi di integrazione, da conseguire nel periodo di validità del permesso di soggiorno.

La perdita integrale dei crediti o la risoluzione dell’accordo per inadempimento (se il numero dei crediti finali sia pari o inferiore a zero) determina la revoca del permesso di soggiorno e l’espulsione dello straniero dal territorio dello Stato.

Fanno eccezione gli stranieri titolari di permesso di soggiorno per asilo, protezione sussidiaria, motivi umanitari, motivi familiari, permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, carta di soggiorno per familiare straniero di cittadino dell’UE, nonchè lo straniero, titolare di altro permesso di soggiorno, che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare.

Entro tre mesi dalla firma lo straniero deve seguire un breve corso gratuito di “formazione civica e informazione sulla vita civile”, realizzato a cura degli Sportelli Unici per l’Immigrazione.

Un mese prima della scadenza del biennio di durata dell’accordo, lo Sportello Unico per l’Immigrazione esamina la documentazione presentata dallo straniero (attestati di frequenza a corsi, titolo di studio ecc.) o, se questa manca, lo sottopone a un test sulla conoscenza della lingua italiana.

 

Immigrati requisiti generali richiesti per l’ingresso regolare

I  requisiti e le condizioni generali per l’ingresso regolare dei cittadini stranieri nel territorio dello Stato sono:

  • possesso di un visto di ingresso o di  transito
  • passaggio ai valichi di frontiera autorizzati
  • disponibilità di mezzi finanziari sufficienti in relazione alla natura e alla durata del soggiorno previsto e alle spese di ritorno nel Paese di provenienza o di transito verso uno Stato terzo. Tale disponibilità può essere dimostrata non solo mediante esibizione di denaro contante ma anche di fideiussioni bancarie, di polizze fideiussorie assicurative o di documenti comprovanti fonti di reddito in Italia. Lo straniero inoltre deve indicare l’esistenza di un idoneo alloggio nel territorio nazionale
  • assenza di un giudizio di pericolosità per l’ordine pubblico, la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi dell’Unione Europea e assenza di una segnalazione ai fini della non ammissione.

Non è ammesso in Italia lo straniero che sia stato condannato, anche con sentenza non definitiva (compresa quella adottata con patteggiamento) per i gravi reati previsti dall’art.380 c.p.p, commi 1 e 2, oppure quelli inerenti lo spaccio di stupefacenti, la libertà sessuale, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, lo sfruttamento della prostituzione e di minori da impiegare in attività illecite o per i reati inerenti la contraffazione e la tutela dei marchi e dei diritti d’autore.

Non possono fare ingresso nel territorio dello Stato gli stranieri espulsi, salvo speciale autorizzazione del Ministero dell’Interno o decorso dei termini (che può essere da 3 a 5 anni ), gli stranieri che debbono essere espulsi dal territorio dello Stato e quelli segnalati ai fini del respingimento o della non ammissione per gravi motivi di ordine pubblico, di sicurezza nazionale e di tutela delle relazioni internazionali.

  • possesso di passaporto, o di altro documento di viaggio equivalente, in corso di validità, riconosciuto dal Governo italiano per l’attraversamento delle frontiere

I controlli e le conseguenze

L’accertamento dei requisiti precedentemente elencati deve essere effettuato:

  • prima dell’ingresso, in occasione del rilascio del visto
  • all’ingresso, in occasione dei controlli alla frontiera e può essere ripetuto anche in seguito ai fini della permanenza nel territorio.

La presenza di un requisito negativo o l’assenza di un requisito positivo richiesto comporta il respingimento dello straniero alla frontiera, anche qualora in possesso di regolare visto d’ingresso.

Alla frontiera

Alla frontiera italiana lo straniero viene sottoposto ai controlli doganali relativi alle merci e al denaro trasportati. Superati positivamente i controlli, l’autorità di frontiera timbra il passaporto con la data ed il luogo di transito. Si considera il timbro un atto dovuto che qualora sia omesso dall’autorità di frontiera deve essere richiesto perché prova la data di ingresso dello straniero nel territorio dello Stato.

Nei casi in cui lo straniero sia respinto e sia entrato con mezzi altrui, il vettore del mezzo di trasporto utilizzato per attraversare la frontiera è obbligato a ricondurre lo straniero nello Stato di provenienza o in quello dove è stato rilasciato il biglietto di viaggio.

Ai fini del rilascio del visto d’ingresso lo straniero oltre ad essere in possesso dei requisiti generali previsti ai fini dell’ingresso nel territorio, deve dimostrare quelle ulteriori condizioni che sono richieste che sono qui indicate.

 

Centri di accoglienza

Centri di accoglienza e dove si trovano

I Centri di accoglienza sono strutture destinate a garantire un primo soccorso allo straniero irregolare rintracciato sul territorio nazionale. L’accoglienza nel centro è limitata al tempo strettamente necessario per stabilire l’identità e la legittimità della sua permanenza sul territorio o per disporne l’allontanamento.

I centri attualmente operativi sono:

  • Agrigento, Lampedusa;
  • Cagliari, Elmas;
  • Caltanissetta, Contrada Pian del Lago;
  • Lecce – Otranto;
  • Ragusa Pozzallo.

Cosa sono i Centri di accoglienza richiedenti asilo e dove si trovano

I Centri di accoglienza richiedenti asilo (CARA) sono strutture nelle quali viene inviato e ospitato per un periodo variabile di 20 o 35 giorni lo straniero richiedente asilo privo di documenti di riconoscimento o che si è sottratto al controllo di frontiera, per consentire l’identificazione o la definizione della procedura di riconoscimento dello status di rifugiato.

I centri attualmente operativi sono:

  • Bari Palese, Area aeroportuale;
  • Brindisi, Restino;
  • Caltanissetta, Contrada Pian del Lago;
  • Crotone, località Sant’Anna;
  • Foggia, Borgo Mezzanone;
  • Gorizia, Gradisca d’Isonzo;
  • Roma, Castelnuovo di Porto;
  • Trapani, Salina Grande.

Cosa sono i Centri di identificazione ed espulsione e dove si trovano

I Centri di identificazione ed espulsione (CIE) sono strutture destinate al trattenimento, convalidato dal giudice, degli stranieri extracomunitari irregolari e destinati all’espulsione. Sono previsti dalla legge italiana e si propongono di evitare la dispersione degli immigrati irregolari sul territorio e di consentire la materiale esecuzione, da parte delle Forze dell’ordine, dei provvedimenti di espulsione emessi nei confronti degli irregolari.

Una legge del 2011 ha prorogato il termine massimo di permanenza degli stranieri in tali centri dai 180 giorni a 18 mesi complessivi.

Attualmente i centri operativi sono 13:

  • Bari-Palese, area aeroportuale;
  • Bologna, Caserma Chiarini;
  • Brindisi, Loc. Restino;
  • Caltanissetta, Contrada Pian del Lago;
  • Catanzaro, Lamezia Terme;
  • Crotone, S. Anna;
  • Gorizia, Gradisca d’Isonzo;
  • Milano, Via Corelli;
  • Modena, Località Sant’Anna;
  • Roma, Ponte Galeria;
  • Torino, Corso Brunelleschi;
  • Trapani, Serraino Vulpitta;
  • Trapani, loc. Milo.

Permanenza. In attuazione di direttive comunitarie, ha fissato nuovi limiti temporali per la permanenza dell’immigrato nei CIE.

In particolare, qualora questo sia in attesa di espulsione già convalidata, la permanenza nel centro non può superare i 30 giorni.

Questo termine può essere ampliato, per motivate ragioni, dal giudice su richiesta del questore, ma entro un massimo di 90 giorni.

Che assistenza forniscono i Centri per l’immigrazione

I Centri per l’immigrazione sono gestiti dalle Prefetture tramite convenzioni con enti, associazioni o cooperative che si sono aggiudicate, attraverso gare di appalto, il servizio.

Le prestazioni e i servizi assicurati dalle convenzioni riguardano l’assistenza alla persona (vitto, alloggio, fornitura effetti personali, assistenza sanitaria, assistenza psico-sociale e mediazione linguistico culturale), la ristorazione, il servizio di pulizia ed igiene ambientale e la manutenzione della struttura e degli impianti.

 

Immigrati: espulsione

Espulsione amministrativa

Può essere disposta dal Ministero dell’Interno per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato e disposta dal Prefetto per ingresso clandestino, per irregolarità del soggiorno o per sospetta irregolarità sociale.

Lo straniero può presentare ricorso contro l’espulsione, nel primo caso al TAR del Lazio, nel secondo caso al Tribunale ordinario.

L’espulsione è sempre eseguita dal questore con accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica ed è immediatamente esecutiva, anche se viene impugnata dall’interessato.

Il questore è tenuto a richiedere il parere all’autorità giudiziaria se lo straniero che deve essere espulso è sottoposto a procedimento penale e non si trova in stato di custodia cautelare in carcere.

L’espulsione contiene l’intimazione a lasciare il territorio dello Stato entro il termine di quindici giorni nei confronti dello straniero che si è trattenuto nel territorio dello Stato quando il permesso di soggiorno è scaduto da più di sessanta giorni e non ne è stato chiesto il rinnovo.

Qualora il prefetto rilevi il concreto pericolo che lo straniero si sottragga all’esecuzione del provvedimento, il questore dispone l’accompagnamento immediato alla frontiera.

Lo straniero espulso non può rientrare nel territorio dello Stato per un periodo non inferiore a tre anni e non superiore a cinque anni senza una speciale autorizzazione del Ministro dell’Interno. In caso di trasgressione lo straniero è punito con l’arresto da uno a quattro anni ed è nuovamente espulso con accompagnamento immediato alla frontiera.

Un caso ulteriore di espulsione amministrativa è quando lo straniero ha commesso reati con finalità di terrorismo anche internazionale o quando ha compiuto atti finalizzati a prendere parte ad un conflitto in territorio estero a sostegno di un’organizzazione terroristica.

Espulsione disposta dal giudice

Nei casi previsti dalla legge, l’espulsione dello straniero irregolare o clandestino può essere disposta dal giudice.

Si tratta della cosiddetta espulsione a titolo di misura di sicurezza, che viene disposta dal giudice in seguito a condanna penale (se emanata per un delitto per il quale è previsto l’arresto in flagranza), sempre che il condannato straniero risulti socialmente pericoloso.

Quindi, oltre alla condanna alla pena vera e propria, il giudice può ordinare che, dopo l’espiazione della pena, il cittadino straniero venga espulso.

L’altro caso è quello della espulsione a titolo di sanzione sostitutiva alla detenzione, cioè disposta dal giudice in sostituzione della pena detentiva.

Per fare questo, però, si devono verificare tre condizioni:

  1. lo straniero condannato deve essere espellibile immediatamente secondo le regole che governano l’espulsione amministrativa: ingresso clandestino, per irregolarità del soggiorno o per sospetta irregolarità sociale;
  2. la condanna a pena detentiva deve essere conseguente a reato (in materia di immigrazione) con pena massima non superiore a due anni e non deve riguardare delitti di particolare gravità (ad esempio, il delitto di strage, terrorismo, fabbricazione vendita e detenzione di armi, associazioni di tipo mafioso);
  3. il giudice deve ritenere di non poter concedere la sospensione condizionale della pena.

La condanna è immediatamente eseguibile, anche se non definitiva, e l’espulsione non può avere durata inferiore ai cinque anni.

La recente riforma del sistema carcerario (D.L. n. 146/2013) ha inoltre previsto che all’atto dell’ingresso in carcere di un cittadino straniero, la direzione dell’istituto penitenziario richiede al questore del luogo le informazioni sulla identità e nazionalità dello stesso ed il questore deve avviare la procedura di identificazione interessando le competenti autorità diplomatiche e procedere all’eventuale espulsione dei cittadini stranieri identificati.

Sull’espulsione decide il magistrato di sorveglianza competente con decreto che deve essere comunicato al pubblico ministero, allo straniero e al suo difensore, i quali, entro il termine di dieci giorni, possono proporre opposizione dinanzi al tribunale di sorveglianza.

Divieto di espulsione

È previsto il divieto di espulsione per lo straniero che rischia di essere vittima di persecuzioni per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali, oppure possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione.

Inoltre, salvo i casi di espulsione disposta dal Ministero dell’Interno per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato, non possono essere espulsi:

gli stranieri minori di 18 anni (a meno che non gli sia consentito di seguire il genitore o l’affidatario espulsi);

  • gli stranieri in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, salvo casi di particolare gravità;
  • gli stranieri che convivono con parenti italiani entro il secondo grado o con il coniuge italiano;
  • le donne straniere in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio.

Respingimento alla frontiera

Il respingimento alla frontiera può essere disposto nei confronti dello straniero che si presenta alla frontiera privo dei requisiti che consentono l’ingresso nel territorio italiano oppure che, sottraendosi ai controlli, viene fermato subito dopo l’ingresso

Permesso di soggiorno: requisiti particolari per ottenerlo

I requisiti e le condizioni particolari, che si aggiungono a quelli generali e variano in relazione allo specifico motivo del soggiorno.

Il permesso di soggiorno viene rilasciato per il motivo previsto dal visto d’ingresso o dalle disposizioni vigenti e la sua durata, eccetto quello rilasciato per motivi di lavoro, è quella prevista dal visto d’ingresso.

I principali motivi del soggiorno sono:

  • attesa occupazione
  • asilo politico già riconosciuto (rinnovo)
  • permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (ex carta soggiorno)
  • conversione permesso di soggiorno (da famiglia a lavoro; da lavoro a famiglia; da studio, dopo il conseguimento del diploma di laurea o di laurea specialistica a lavoro;)
  • duplicato permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (ex carta di soggiorno)
  • duplicato permesso di soggiorno
  • famiglia
  • famiglia minore 14-18 anni
  • lavoro autonomo
  • lavoro subordinato
  • lavoro in casi particolari ex art.27 D.lgs n.286/98 e succ. mod. T.U.
  • lavoro subordinato stagionale
  • missione (superiore ai 90 gg)
  • motivi religiosi
  • residenza elettiva
  • ricerca scientifica • status apolide (rinnovo)
  • studio (superiore ai 90 gg)
  • tirocinio
  • attesa cittadinanza
  • formazione professionale
  • aggiornamento permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, ex carta di soggiorno (cambio domicilio o stato civile, inserimento figli, cambio passaporto, aggiornamento foto)
  • aggiornamento permesso di soggiorno (cambio domicilio o stato civile, inserimento figli, cambio passaporto).

Al cittadino straniero già presente nel territorio, ma che ha fatto ingresso senza apposito visto, in casi eccezionali tassativamente previsti, può essere rilasciato il permesso di soggiorno.

Tali casi sono:

  • Minori in stato di abbandono (minore età)
  • protezione sociale
  • assistenza minore
  • cure mediche (cittadina straniera irregolare in gravidanza o che ha partorito da meno di sei mesi / coniuge di cittadina straniera irregolare in gravidanza o che ha partorito da meno di 6 mesi
  • motivi di giustizia
  • motivi umanitari / protezione sussidiaria
  • richiesta asilo – asilo politico
  • emigrazione in un altro paese e attesa cittadinanza

Permesso di soggiorno per motivi umanitari

Lo status umanitario può essere riconosciuto allo straniero al quale venga negata la protezione internazionale, perchè non in possesso dei requisiti previsti, ma verso il quale si ritenga che possano sussistere gravi motivi di carattere umanitario.

Tale status viene, infatti, riconosciuto  a seguito di una valutazione compiuta alla luce degli obblighi derivanti dalle convenzioni internazionali (in particolare della Convenzione europea dei diritti umani), circa le conseguenze che subirebbe lo straniero nel caso di un rimpatrio.

Il permesso di soggiorno per motivi umanitari può essere chiesto e rinnovato anche in mancanza di passaporto (in caso di fondate ragioni) e senza i requisiti previsti per altre tipologie di permessi, come la disponibilità di mezzi di sostentamento o di alloggio idoneo.

Il permesso di soggiorno per motivi umanitari viene rilasciato, con durata ed è rinnovabile previa verifica della permanenza delle condizioni di rilascio.

Permesso di soggiorno per studio e attività lavorativa

Il permesso di soggiorno per studio, con il relativo visto d’ingresso per motivi di studio consente lo svolgimento di lavoro subordinato per un tempo non superiore a 20 ore settimanali, continuative per 52 settimane, oppure cumulate, per un limite massimo di 1040 ore in un anno.

Diversa è la situazione dei titolari di permesso di soggiorno per studio, ma che hanno soggiornato in Italia fino ai 18 anni per motivi familiari: in questo caso non ci sono limiti di orario per lo svolgimento dell’attività lavorativa (al momento del rinnovo, il permesso di soggiorno rilasciato sarà corrispondente all’attività effettivamente svolta). E’ inoltre consentito lo svolgimento di attività di lavoro autonomo.

In ogni caso, inoltre, i minori stranieri, che siano titolari di permesso di soggiorno per motivi di studio o per motivi di famiglia, per svolgere attività lavorativa devono aver compiuto 16 anni e dimostrare di aver assolto l’obbligo scolastico, pari a 10 anni.

Nel caso in cui l’obbligo scolastico sia stato assolto all’estero è necessario produrre la  documentazione scolastica che lo certifichi:

  • Ultima pagella, nel caso in cui il percorso di studi non sia stato portato a termine, ma siano stati comunque raggiunti i 10 anni di frequenza scolastica (es. la ripetizione di un anno);

oppure

  • Diploma conclusivo del corso di studi.