Stranieri: permesso di soggiorno per gravidanza

La legge stabilisce il rilascio del permesso di soggiorno per cure mediche alle donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi al parto.

Prevede, inoltre, il divieto di espulsione delle donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio.

Gli aventi diritto. Hanno diritto al permesso di soggiorno per gravidanza, anche se presenti irregolarmente in Italia:

  • le donne in stato di gravidanza;
  • le donne nei sei mesi successivi al parto.
  • Il padre del nascituro

Il padre ha diritto al permesso di soggiorno anche per cure mediche anche al padre del nascituro, purchè coniugato e convivente .

Il padre dovrà quindi esibire il certificato di matrimonio debitamente tradotto e legalizzato.

Il genitore naturale (non coniugato) ha tuttavia una possibilità: potrebbe chiedere al Tribunale per i minorenni l’autorizzazione a restare in Italia per motivi attinenti alla crescita ed allo sviluppo psicofisico del bambino, a prescindere dal possesso di un permesso di soggiorno.

Quando va richiesto. Il permesso di soggiorno per maternità può essere chiesto dal momento in cui viene certificato lo stato di gravidanza e nei sei mesi successivi al parto.  Sono necessari i seguenti documenti:

  • istanza compilata e sottoscritta dall’interessa;
  • marca da bollo da euro 14,62;
  • fotografie formato tessera avente posa uguale;
  • copia del passaporto (pagine relative a dati anagrafici, foto, date di rilascio e scadenza, visto di ingresso e timbri frontiera Schengen);
  • certificazione medica rilasciata da una struttura pubblica, oppure certificato rilasciato da struttura o medico privato con vidimazione dell’ASL, attestante lo stato di gravidanza e la data presunta del parto; in caso di nascita del figlio, occorre l’estratto dell’atto di nascita;
  • autocertificazione o certificato di residenza o altrimenti copia della comunicazione, da parte del soggetto ospitante, corredata dalla copia del documento di identità di quest’ultimo.

La domanda ed i documenti allegati devono essere presentati personalmente allo Sportello unico dell’immigrazione.

Revoca

Il permesso di soggiorno per gravidanza viene revocato in caso di interruzione volontaria di gravidanza.

Rinnovo

Il permesso di soggiorno per gravidanza viene rinnovato nei seguenti casi:

  • dal momento della nascita, per i sei mesi successivi;
  • in caso di morte del nascituro al momento del parto, fino ai sei mesi successivi alla data presunta di nascita del figlio.

Conversione

Il permesso di soggiorno per gravidanza può essere convertito in permesso di soggiorno per motivi familiari.

Ciò è possibile quando lo straniero ha i requisiti per il ricongiungimento familiare (deve avere un determinato rapporto di parentela, nonchè i requisiti di reddito e alloggio).

La conversione può essere chiesta entro un anno dalla scadenza del permesso.

Permesso di soggiorno per gravidanza

La legge stabilisce il rilascio del permesso di soggiorno per cure mediche alle donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi al parto.

Prevede, inoltre, il divieto di espulsione delle donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio.

Gli aventi diritto. Hanno diritto al permesso di soggiorno per gravidanza, anche se presenti irregolarmente in Italia:

  • le donne in stato di gravidanza;
  • le donne nei sei mesi successivi al parto.
  • Il padre del nascituro

Il padre ha diritto al permesso di soggiorno anche per cure mediche anche al padre del nascituro, purchè coniugato e convivente .

Il padre dovrà quindi esibire il certificato di matrimonio debitamente tradotto e legalizzato.

Il genitore naturale (non coniugato) ha tuttavia una possibilità: potrebbe chiedere al Tribunale per i minorenni l’autorizzazione a restare in Italia per motivi attinenti alla crescita ed allo sviluppo psicofisico del bambino, a prescindere dal possesso di un permesso di soggiorno.

Quando va richiesto. Il permesso di soggiorno per maternità può essere chiesto dal momento in cui viene certificato lo stato di gravidanza e nei sei mesi successivi al parto.  Sono necessari i seguenti documenti:

  • istanza compilata e sottoscritta dall’interessa;
  • marca da bollo da euro 14,62;
  • fotografie formato tessera avente posa uguale;
  • copia del passaporto (pagine relative a dati anagrafici, foto, date di rilascio e scadenza, visto di ingresso e timbri frontiera Schengen);
  • certificazione medica rilasciata da una struttura pubblica, oppure certificato rilasciato da struttura o medico privato con vidimazione dell’ASL, attestante lo stato di gravidanza e la data presunta del parto; in caso di nascita del figlio, occorre l’estratto dell’atto di nascita;
  • autocertificazione o certificato di residenza o altrimenti copia della comunicazione, da parte del soggetto ospitante, corredata dalla copia del documento di identità di quest’ultimo.

La domanda ed i documenti allegati devono essere presentati personalmente allo Sportello unico dell’immigrazione.

Revoca

Il permesso di soggiorno per gravidanza viene revocato in caso di interruzione volontaria di gravidanza.

Rinnovo

Il permesso di soggiorno per gravidanza viene rinnovato nei seguenti casi:

  • dal momento della nascita, per i sei mesi successivi;
  • in caso di morte del nascituro al momento del parto, fino ai sei mesi successivi alla data presunta di nascita del figlio.

Conversione

Il permesso di soggiorno per gravidanza può essere convertito in permesso di soggiorno per motivi familiari.

Ciò è possibile quando lo straniero ha i requisiti per il ricongiungimento familiare (deve avere un determinato rapporto di parentela, nonchè i requisiti di reddito e alloggio).

La conversione può essere chiesta entro un anno dalla scadenza del permesso.

Maternità: interruzione della gravidanza

Aborto dopo il 180° giorno. Vige il divieto di svolgere lavori faticosi, pericolosi e insalubri, dall’inizio dello stato di gravidanza fino a 7 mesi dopo l’interruzione.

Il divieto di licenziamento opera dall’inizio dello stato di gravidanza fino a 3 mesi dopo l’interruzione della gravidanza.

La retribuzione spettate decorre nei due mesi precedenti alla data presunta del parto, fino a 3 mesi dopo l’aborto.

Aborto prima del 180° giorno. In questo caso è caso si considera come malattia, anche agli affetti della retribuzione spettante e per il periodo di comporto.

Vige il divieto di svolgere lavori faticosi, pericolosi e insalubri, dall’inizio dello stato di gravidanza fino alla data dell’aborto.

Il divieto di licenziamento opera dall’inizio dello stato di gravidanza fino alla scadenza del periodo di comporto.

Previdenza. I periodi di astensione dal lavoro sono interamente coperti da contribuzione figurativa e sono considerati utili ai fini della pensione.

I periodi di astensione obbligatoria, intervenuti al di fuori del rapporto di lavoro, sono considerati utili ai fini pensionistici, a condizione che si possano far valere, all’atto della domanda, almeno 5 anni di contribuzione versata in costanza di rapporto di lavoro.

I periodi di astensione facoltativa, possono essere riscattati dalla lavoratrice (con onere a proprio carico) nella misura massima di 5 anni e a condizione che possa far valere almeno 5 anni di contribuzione versata in costanza di rapporto di lavoro.

La retribuzione. Nei periodi di astensione obbligatoria (e anticipata) compete: 100% della retribuzione per i dipendenti dei comparti pubblici e all’80% per i dipendenti privati.

Vedi la guida completa alla maternità e paternità

Tutela delle lavoratrici in gravidanza e fino al 7° mese di età del figlio

La procedura deve essere applicata dal Responsabile di Struttura, Servizio, Ufficio, o, in caso di assenza del titolare, dal suo sostituto.

Il Responsabile, non appena abbia avuto notizia, sotto qualsiasi forma, dello stato di gravidanza, deve immediatamente mettere la lavoratrice in condizioni di tutela (allontanandola dai compiti lavorativi incompatibili) e contestualmente attivare quanto previsto dalla procedura .

Nella tabella sono elencati i principali compiti lavorativi incompatibili, che devono essere integrati con quelli riportati nel documento di valutazione dei rischi. Nessuno dei compiti/attività indicati può essere svolto dalle lavoratrici in questione.

 

Il compito lavorativo comporta Azioni da intraprendere Periodo di tutela
Esposizione a radiazioni ionizzanti Eliminare i compiti in “zone classificate” (zona controllata e zona sorvegliata)

 

Eliminare i compiti lavorativi che potrebbero esporre il nascituro ad una dose superiore a un millisivert durante la gravidanza

Gravidanza e fino a sette mesi di età del figlio

 

 

Per attività comportanti un potenziale rischio di contaminazione: periodo di allattamento al seno

 

Esposizione a radiazioni non ionizzanti:

–       laser di classe 3b o 4

–       risonanza magnetica

 

Eliminare il compito lavorativo che richiede la presenza nei locali durante l’uso del laser

 

Eliminare il compito lavorativo che comporta esposizione

Gravidanza e fino a sette mesi di età del figlio

Gravidanza, periodo di allattamento al seno e comunque fino a sette mesi di età del figlio

Rischio biologico/infettivo

(per contatto con liquidi biologici o per via aerea, comprese le malattie esantematiche infantili)

Eliminare il compito lavorativo che comporta potenziale esposizione

Vedi nota 1

Per toxolasma e virus della rosalia: lavoratrici in gravidanza (a meno che sussista la prova che la lavoratrice è sufficientemente protetta contro questi agenti dal suo stato di immunazione
Utilizzo di sostanze o preparati etichettati come pericolosi e in particolare:

-tossici o molto tossici

-corrosivi

-esplosivi

-estremamente infiammabili

-nocivi

-irritanti

Eliminare il compito lavorativo che comporta rischio di esposizione, manipolazione di tali prodotti e dei loro contenitori Gravidanza, periodo di allattamento al seno e comunque fino a sette mesi di età del figlio
Esposizione a gas anestetici Eliminare il compito che comporta esposizione Gravidanza, periodo di allattamento al seno e comunque fino a sette mesi di età del figlio
     
Preparazione di farmaci Eliminare il compito che comporta esposizione Gravidanza e fino a sette mesi di età del figlio
Preparazione e/o somministrazione di farmaci antitumorali, medicamenti antimiotici o a base di mercurio o dei sui derivati Eliminare il compito operativo Gravidanza, periodo di allattamento al seno e comunque fino a sette mesi di età del figlio
Rischio traumi (pazienti psichiatrici, ippoterapia) Eliminare il compito operativo

 

Degenze psichiatriche, CPS, Centri diurni, CRT, comunità protette o semi protette, comunità alloggio

Gravidanza e fino a sette mesi di età del figlio
Prolungata esposizione a vibrazioni (guida automezzi, interventi con trasporto in elicottero) Eliminare il compito operativo

 

Gravidanza e fino a sette mesi di età del figlio
Stazione eretta per oltre 4 ore giornaliere Modificare le condizioni di lavoro o l’orario di lavoro in modo da limitare il compito da svolgere in ortostatismo a non più di 4 ore Gravidanza e fino a sette mesi di età del figlio
Movimentazione manuale dei carichi o di pazienti Escludere compiti lavorativi che rechiedono:

-movimentazione manuale di pazienti

-movimentazione manuale di carichi

-operazioni di traino/spinta

 

(In caso di dubbi consultare il medico competente o il SPP)

Gravidanza e fino a sette mesi di età del figlio
Lavoro in ambienti in sovrapressione (Camere imperbariche) Eliminare il compito operativo Gravidanza

Vedi nota 2

Lavoro in videoterminale per oltre 20 ore settimanali Modificare le condizioni di lavoro o l’orario di lavoro, in modo da consentire cambiamenti frequenti delle posture Gravidanza
Lavoro stressante, con pause fisse e predeterminate (centralino, prenotazioni, accettazioni, cassa) Organizzare il lavoro in modo da consentire di assentarsi a seconda delle necessità; se questo è impossibile assegnare ad altro compito lavorativo Gravidanza e fino a sette mesi di età del figlio
Turno notturno Escludere dal turno notturno Gravidanza e fino ad un anno di età del bambino
Altri potenziali rischi

Specificare

 

 

   

Nota 1. Relativamente al rischio biologico/infettivo, devono essere evitati:

  1. a) Lo svolgimento dell’attività lavorativa nelle aree sanitarie delle seguenti Strutture:
  • Malattie infettive
  • Pediatria (sezione infettivi)
  • UOT-TBC/CRR
  • Pronto Soccorso
  • laboratori di batteriologia/microbiologia
  • ambulatori in cui si eseguono broncoscopia, broncolavaggio, induzione dell’espettorato
  • blocchi operatori
  • altre attività con livello di rischio analogo a quello delle situazioni sopra evidenziate.
  1. b) I compiti lavorativi che possono comportare un rischio infortunistico (prelievi e/o attività con uso di aghi e taglienti; attività con rischio di schizzi di sangue o liquidi biologici; ecc.).
  2. c) Le attività che espongano ad un rischio per via aerea (TBC, malattie esantematiche dell’infanzia o altro agente infettante per via aerea) ragionevolmente superiore a quello della popolazione generale. Per quanto riguarda questo aspetto, a parte le situazioni di rischio conclamato (reparti infettivi o a maggior rischio infettivologico per situazioni particolari in corso; stanze con degenti sicuramente infetti o con sospetto di patologia trasmissibile per via aerea), possono essere trovate delle soluzioni che permettano la permanenza della lavoratrice nella sua normale attività, come ad esempio, l’uso di un facciale filtrante di protezione di tipo FFP2 (per cui, ad esempio, sarà possibile compiere attività di supporto al medico durante la visita, distribuire il vitto e/o terapie orali, ecc.)
  • domande che possono essere utilizzate come “filtro” per escludere il rischio biologico trasmissibile per via aerea nei pazienti che accedono alla Struttura (degenza, ambulatorio, day hospital)

1) Presenta, o ha presentato negli ultimi mesi, sintomi persistenti (per più di 2-3 settimane), quali: febbre, tosse, espettorato, sudorazione profusa, dimagrimento immotivato ?

2) Ha avuto contatti con malati di TBC o di altre malattie polmonari trasmissibili ?

3) Ha avuto recenti contatti con bambini (o adulti) malati di malattie esantematiche, quali: rosolia, morbillo, varicella, ecc.?

Nota 2. In caso di allattamento al seno, dovrà essere verificata col Medico competente l’eventuale incompatibilità dei compiti lavorativi.

Assunzione al lavoro donne in gravidanza

La donna in nessun caso può essere messa nelle condizioni di dovere scegliere tra la maternità e posto di lavoro.

Pertanto la gravidanza non può costituire una discriminate nell’assunzione.

Inoltre, l’instaurazione del rapporto di lavoro che avviene durante il periodo di gravidanza la lavoratrice, se ricorrano le condizioni, potrà fruire dell’astensione obbligatoria, differendo le prestazioni di lavoro alla fine del periodo di astensione.

Comunicazione al datore di lavoro. La lavoratrice non è in alcun modo tenuta a comunicar al datore di lavoro il proprio stato di gravidanza all’atto dell’assunzione.

La mancata comunicazione non può in nessun caso concretizzare una giusta causa di licenziamento e, più specificatamente, per colpa grave.

Test preassuntivi. Costituisce reato sottoporre a test di gravidanza e di ricerca di, prima dell’assunzione al lavoro.

Assunzione di una lavoratrice in astensione obbligatoria. La problematica in esame è stata oggetto di diverse pronunce giurisprudenziali, dalle quali si può evincere il seguente orientamento:

  • l’astensione obbligatoria è assolutamente inderogabile, conseguentemente l’instaurazione del rapporto deve intendersi realizzata con l’accettazione della nomina e non con l’inizio della effettiva prestazione del servizio (CdS Sez. V n. 1306 del 17.11.1994);
  • non è legittimo escludere dall’assunzione una lavoratrice madre utilmente collocata in graduatoria (TAR Puglia n. 150 del 7.6.1986) neppure nel caso in cui, trattandosi di rapporto a termine, questo si esaurisce all’interno del periodo di astensione obbligatoria;
  • il trattamento giuridico ed economico per maternità spetta anche qualora la lavoratrice madre, per motivi oggettivi connessi alla gravidanza, non possa prendere servizio essendo sufficiente a tal fine fare riferimento al provvedimento di nomina (CdS n. 5095 del 4.9.2006).

Tali principi sono direttamente applicabili anche nel Pubblico Impiego, per cui le amministrazioni non hanno la possibilità di posticipare l’assunzione e devono, invece, stipulare immediatamente il contratto individuale di lavoro con la lavoratrice madre, applicandole il trattamento giuridico ed economico previsto in caso di astensione obbligatoria dal lavoro per maternità.

Aborto

L’ interruzione della gravidanza , spontanea o volontaria, è considerata (a tutti gli effetti) malattia. La lavoratrice ha diritto al trattamento economico di malattia in base alla durata contenuta nella certificazione medica prodotta. Il periodo di malattia connesso a gravidanza è escluso dal computo del limite massimo indennizzabile (180 giorni) per malattia nell’arco dell’anno solare, fatto salvo condizioni di migliore favore previste dai CCNL.
Per tale malattia non è necessaria la certificazione rilasciata da un medico specialista del SSN, ma è sufficiente la certificazione redatta anche dal proprio medico curante di medicina generale convenzionato.
Periodo di comporto. In caso di interruzione della gravidanza entro il 180° giorno dall’inizio della gestazione si applica la speciale tutela ex art. 20 D.P.R. 1026/1976 e i periodi di assistenza sanitaria per malattia determinata da gravidanza non fanno decorrere il periodo di comporto ai fini della conservazione del posto.

Aborto a decorrere dal 180° giorno (parto) E considerata come parto, a tutti gli effetti, l’interruzione spontanea, o terapeutica, della gravidanza verificatasi a decorrere dal 180° giorno dall’inizio della gestazione. La data di inizio della gestazione, da cui far decorrere i 180 giorni, viene individuata conteggiando a ritroso 300 giorni a partire dalla data presunta del parto, senza includere nel computo stesso tale ultima data. Conseguentemente, si applicano le disposizioni riguardanti: il divieto di lavori faticosi e pericolosi, il divieto di licenziamento e sospensione, il congedo di maternità e la relativa indennità, fatta eccezione, per la lavoratrice, di optare, in qualunque momento, per la ripresa dell’attività lavorativa, con preavviso di 10 giorni al datore di lavoro, a condizione che il medico specialista del servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente attestino che tale scelta non arrechi pregiudizio alla sua salute.
Certificazione In caso di aborto spontaneo o terapeutico, la lavoratrice deve produrre, entro 15 giorni , il certificato medico attestante il mese di gravidanza al momento dell’aborto e quella che sarebbe stata la data presunta del parto. Non è necessario che il certificato sia rilasciato da un medico specialista del SSN ma è sufficiente che provenga da un medico di base convenzionato con il SSN.
Divieti E’ vietato adibire al lavoro la donna che abbia subito un’interruzione di gravidanza dal 180° giorno di gravidanza durante:
1) i 2 mesi precedenti la data presunta del parto,
2) i 3 mesi dopo l’interruzione della gravidanza; in ogni caso per un periodo totale di 5 mesi
Il divieto riguarda i 3 mesi precedenti la data presunta del parto (in luogo dei 2 normali) e i 3 successivi alla data dell’interruzione di gravidanza, per un totale di 6 mesi, qualora la lavoratrice sia adibita a lavori gravosi o pregiudizievoli. Il divieto di ripresa del servizio dopo l’interruzione della gravidanza può essere rimosso solo su esplicita scelta della lavoratrice (da comunicarsi al datore di lavoro con preavviso di almeno 10 giorni), avvallata dalla certificazione medica, rilasciata dal medico specialista del SSN o con esso convenzionato e dal medico competente, attestante che detta scelta non arrechi pregiudizio alla sua salute. Per i 7 mesi successivi alla data di interruzione della gravidanza, è vietato adibire la donna a lavori faticosi, pericolosi e insalubri
Licenziamento La lavoratrice non può essere licenziata dall’inizio del periodo di gravidanza e fino al termine dei periodi di interdizione dal lavoro. Poiché il divieto è oggettivamente connesso allo stato di gravidanza, la lavoratrice (ove non abbia prodotto il certificato di gravidanza) potrà esibire il certificato attestante l’avvenuta interruzione della medesima.
E, invece, possibile il licenziamento per:

a) colpa grave, costituente giusta causa;
b) cessazione dell’attività aziendale;
c) ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice è stata assunta;
d) risoluzione del rapporto per scadenza del termine;
e) esito negativo della prova

Vedi  SPECIALE GUIDA COMPLETA ALLA MATERNITA’ E PATERNITA’