Stranieri e minore età

Minori stranieri accompagnati

Per minore straniero accompagnato s’intende ogni minore soggiornante in Italia con almeno uno o entrambi i  genitori, o affidato con provvedimento formale dell’autorità giudiziaria.

Un genitore in possesso di un visto d’ingresso o di un permesso di soggiorno per lavoro subordinato, lavoro autonomo,  studio e motivi religiosi, nonché i titolari di permesso di soggiorno UE per soggiornante di lungo periodo, possono richiedere, per i propri figli minorenni (o maggiorenni a carico, il cui stato di salute comporta un’invalidità totale), un visto di ingresso per motivi familiari

Se il figlio ha meno di 14 anni viene inserito nello stesso permesso di soggiorno del genitore con cui è arrivato (nei permessi di soggiorno elettronici il minore ha una sua tessera con banda magnetica con foto, ma il numero del permesso di soggiorno è lo stesso del genitore a cui è collegato).

Se il figlio ha tra i 14 e i 18 anni può avere un suo permesso di soggiorno per motivi familiari. Tale titolo al soggiorno viene richiesto con le stesse modalità previste per chi entra in Italia con un visto d’ingresso per motivi familiari (sezione 11. ricongiungimento familiare).

Al compimento del 18° anno di età può essere rilasciato un permesso di soggiorno per motivi di studio, accesso al lavoro, lavoro subordinato o autonomo, esigenze sanitarie o di cura.

Qualora lo straniero risulti ancora a carico dei genitori, potrà richiedere il rinnovo del permesso di soggiorno sempre per motivi familiari ed il nuovo titolo al soggiorno avrà la stessa durata di quello del familiare straniero in possesso dei requisiti per il ricongiungimento

Entro 8 giorni lavorativi dall’ingresso del minore in Italia, il genitore del minore accompagnato deve:

  • se titolare di visto per lavoro subordinato, autonomo e per studio (dottorato di ricerca) recarsi allo Sportello Unico per l’Immigrazione competente per domicilio ed inoltrare le richieste di soggiorno per sé ed il figlio;
  • se titolare di visto per motivi religiosi e per studio (escluso il dottorato di ricerca) compilare il kit-postale per sé e recarsi allo Sportello Unico per dichiarare la presenza del figlio;
  • se titolare di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo recarsi allo Sportello Unico per l’Immigrazione a dichiarare la presenza del figlio e richiedere l’aggiornamento dei dati del proprio titolo al soggiorno mediante invio di kit-postale.

Non è consentita l’espulsione, nei confronti degli stranieri minori di anni diciotto, salvo il diritto a seguire il genitore o l’affidatario espulsi.

Quindi il minore non può essere espulso dal territorio,  sia nel caso in cui abbia fatto ingresso irregolare, sia nel caso in cui, dopo un ingresso regolare, si sia trattenuto oltre l’iniziale autorizzazione e in questi casi non viene avviata la procedura di rimpatrio assistito.

L’espulsione del minore è prevista solo nel caso in cui il/i genitore/i siano i destinatari del provvedimento di espulsione.

Minore straniero e lavoro

Il minore straniero titolare di un permesso di soggiorno può svolgere attività lavorativa se ha compiuto 16 anni e se dimostra di aver assolto l’obbligo scolastico che prevede 10 anni di istruzione certificata.

Nel caso in cui l’obbligo scolastico sia stato assolto in un Paese extracomunitario è necessario produrre la  documentazione scolastica che lo certifica:

  • ultima pagella, nel caso in cui il percorso di studi non sia stato portato a termine, ma siano stati comunque raggiunti i 10 anni di frequenza scolastica (es. la ripetizione di un anno)

oppure

  • diploma conclusivo del corso di studi.

Minori stranieri non accompagnati

Per minore straniero non accompagnato si intende un minorenne non in possesso di cittadinanza italiana o di altri Stati dell’Unione Europea che, non avendo presentato domanda di asilo, si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato privo di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano.

I minori stranieri non possono essere espulsi dal territorio, salvo il diritto a seguire il genitore o l’affidatario espulsi. Non essendo espellibili, gli stessi possono essere titolari di un permesso di soggiorno che li autorizzi alla permanenza nel territorio italiano.

Compimento della maggiore età

Al compimento della maggiore età, i minori sottoposti ad affidamento giudiziario o amministrativo, titolari di un permesso di soggiorno per motivi di famiglia, possono convertire il proprio titolo al soggiorno in un permesso per studio, accesso al lavoro, lavoro subordinato/autonomo, esigenze sanitarie o di cura, in base all’attività svolta in quel momento.

I minori che, invece, sono stati sottoposti ad un provvedimento di affidamento familiare  e che sono titolari di un permesso di soggiorno per motivi di affidamento, possono convertire il titolo al soggiorno, oppure, se titolari del permesso di soggiorno per integrazione minore, possono convertire il titolo al soggiorno, se hanno seguito un percorso di integrazione sociale e civile gestito da un ente pubblico o privato per almeno due anni Se il minore non rientra in nessuna delle ipotesi specificate sopra ed è titolare di un permesso di soggiorno per minore età, non può convertire il permesso di soggiorno, al compimento della maggiore età.

Limiti di età al lavoro e licenziamento

A seguito delle modifiche introdotte con la riforma pensionistica del 2012, si è posto il problema relativo al diritto del lavoratore alla conservazione del posto sino al 70° anno di età.

Legge 22 dicembre 2011 , n. 214 “Riforma delle pensioni Monti), prevede che le tutele previste a favore del lavoratore illegittimamente licenziato si applicano sino a che quest’ultimo non abbia compiuto 70 anni, anche quando abbia raggiunto l’età prevista per l’accesso alla pensione di vecchiaia.

Più precisamente, prima dell’introduzione della norma citata, il lavoratore che avesse raggiunto l’età pensionabile poteva essere licenziato ad nutum.

Ciò significa che, una volta raggiunta dal lavoratore l’età anagrafica fissata dalla legge per l’ottenimento della pensione di vecchiaia, il datore di lavoro poteva licenziare il dipendente anche in assenza di una giusta causa o di un giustificato motivo.

A seguito della citata riforma delle pensioni, la situazione è, invece, mutata.

La legge, infatti, in riferimento alla pensione di vecchiaia (ossia quella cui si accede per raggiunti limiti di età), è intervenuta su due punti importanti:

  • in primo luogo, ha innalzato l’età pensionabile e ha previsto un meccanismo di adeguamento alla speranza di vita finalizzato ad elevare annualmente l’età anagrafica necessaria ad accedere automaticamente alla pensione (per il 2012, l’età minima è fissata rispettivamente a 66 anni per gli uomini e a 62 anni per le donne, salva sempre una contribuzione di almeno 20 anni);
  • in secondo luogo, ha introdotto degli incentivi a favore dei lavoratori che, pur possedendo tutti i requisiti necessari per accedere alla pensione, decidano di rimanere comunque a lavorare fino a 70 anni.

Fra gli incentivi, il più rilevante è quello che riguarda il diritto potestativo del lavoratore alla conservazione del posto di lavoro fino al compimento dell’età predetta. Il dipendente che non abbia ancora compiuto 70 anni può, quindi, continuare a lavorare. Inoltre, egli conserva le tutele previste a suo favore dalla legge nel caso in cui subisca un licenziamento e questo non sia sorretto da giusta causa o giustificato motivo (rispettivamente tutela obbligatoria per le cd. piccole imprese e tutela ex art. 18 per le aziende con più di 15 dipendenti).

Licenziamento per raggiunti limiti di età

A seguito delle modifiche introdotte con la riforma pensionistica del 2012, si è posto il problema relativo al diritto del lavoratore alla conservazione del posto sino al 70° anno di età.

Legge 22 dicembre 2011 , n. 214 “Riforma delle pensioni Monti), prevede che le tutele previste a favore del lavoratore illegittimamente licenziato si applicano sino a che quest’ultimo non abbia compiuto 70 anni, anche quando abbia raggiunto l’età prevista per l’accesso alla pensione di vecchiaia.

Più precisamente, prima dell’introduzione della norma citata, il lavoratore che avesse raggiunto l’età pensionabile poteva essere licenziato ad nutum.

Ciò significa che, una volta raggiunta dal lavoratore l’età anagrafica fissata dalla legge per l’ottenimento della pensione di vecchiaia, il datore di lavoro poteva licenziare il dipendente anche in assenza di una giusta causa o di un giustificato motivo.

A seguito della citata riforma delle pensioni, la situazione è, invece, mutata.

La legge, infatti, in riferimento alla pensione di vecchiaia (ossia quella cui si accede per raggiunti limiti di età), è intervenuta su due punti importanti:

  • in primo luogo, ha innalzato l’età pensionabile e ha previsto un meccanismo di adeguamento alla speranza di vita finalizzato ad elevare annualmente l’età anagrafica necessaria ad accedere automaticamente alla pensione (per il 2012, l’età minima è fissata rispettivamente a 66 anni per gli uomini e a 62 anni per le donne, salva sempre una contribuzione di almeno 20 anni);
  • in secondo luogo, ha introdotto degli incentivi a favore dei lavoratori che, pur possedendo tutti i requisiti necessari per accedere alla pensione, decidano di rimanere comunque a lavorare fino a 70 anni.

Fra gli incentivi, il più rilevante è quello che riguarda il diritto potestativo del lavoratore alla conservazione del posto di lavoro fino al compimento dell’età predetta. Il dipendente che non abbia ancora compiuto 70 anni può, quindi, continuare a lavorare. Inoltre, egli conserva le tutele previste a suo favore dalla legge nel caso in cui subisca un licenziamento e questo non sia sorretto da giusta causa o giustificato motivo (rispettivamente tutela obbligatoria per le cd. piccole imprese e tutela ex art. 18 per le aziende con più di 15 dipendenti).

Pensione: età anagrafica

Le Regole vigenti nel 2016. Nella previdenza obbligatoria pubblica (cioè quella non gestita da enti previdenziali privati, quella che qui interessa) l’età pensionabile è determinata attraverso:

1) la pensione di vecchiaia;

2) la pensione anticipata. Nella pensione di vecchiaia l’ordinamento chiede al lavoratore di raggiungere un determinato requisito anagrafico accompagnato, sempre, dal perfezionamento di almeno 20 anni di contributi. Nella pensione anticipata, invece, i contributi versati hanno un peso prevalente rispetto al requisito anagrafico e pertanto risulta possibile accedere alla prestazione indipendentemente dall’età anagrafica al perfezionamento di un determinato requisito contributivo.

In linea generale nel 2016, un lavoratore può accedere alla pensione o al compimento di 66 anni e 7 mesi di età (unitamente a 20 anni di contributi) oppure al versamento di almeno 41 anni e 10 mesi di contributi (42 anni e 10 mesi per gli uomini). L’ordinamento si discosta da questi valori, come indicato, solo per tutelare particolari specificità connesse alla tipologia di lavoro svolto o alla condizione del lavoratore. Così ad esempio ci sono alcuni canali agevolati di uscita per i lavoratori cd. usurati, per gli invalidi, per i lavoratori addetti alla sicurezza e soccorso pubblico (es. forze di polizia e vigili del fuoco.

Data l’eterogeneità delle prestazioni e la complessità della materia nella tabella seguente sono indicati tutti i requisiti anagrafici e contributivi per maturare un diritto a pensione a carico dei fondi gestiti dalla previdenza pubblica per l’anno 2016.

 

Requisiti per la pensione nel 2016

Pensione anticipata sistema misto e retributivo 42 anni e 10 mesi se uomini

41 anni e 10 mesi se donne

Sistema contributivo (es. Gestione Separata) 42 anni e 10 mesi se uomini

41 anni e 10 mesi se donne

Oppure

63 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi effettivi a condizione che l’assegno sia non inferiore a circa 1.250 euro al mese

 

Penalizzazione NO Penalizzazione NO
Pensione di vecchiaia sistema misto e retributivo 66 anni e 7 mesi

65 anni e 7 mesi se donne del settore privato

Sistema contributivo (es. Gestione Separata) 66 anni e 7 mesi

65 anni e 7 mesi se donne del settore privato

A condizione che la pensione sia non inferiore a circa 670 euro al mese

Oppure

Indipendentemente dalla soglia, con 70 anni e 7 mesi di età e 5 contributi effettivi

Pensione di vecchiaia Invalidi non inferiori 80%

SOLO settori privati

60 anni e 7 mesi

55 anni e 7 mesi se donne (1)

Pubbliche Amministrazioni. Limiti permanenza in servizio, personale contrattualizzato 65 anni. (2) I Dirigenti medici e del ruolo sanitario, responsabili di struttura complessa possono, su istanza, rimanere in servizio sino al maturare del 40esimo anno di servizio e comunque non oltre il 70esimo anno di età
Non Vedenti Pensione di  Vecchiaia 55 anni 7 mesi

50 anni e 7 mesi le donne (3 )

   
Donne Optanti pensione di Anzianità 57 anni e 3 mesi e 35 di contributi se raggiunti entro il 31.12.2015 (4)    
Lavori Usuranti. Notturno per almeno 78 giorni l’anno Quorum 97,6 con almeno 61 anni e 7 mesi e 35 anni di contributi (5) Pensione di vecchiaia   65 anni e 7 mesi di età; 61 anni e 1 mese le lavoratrici del settore privato
Notturno per giorni da 64 a 71 l’anno                                    Quorum 99,6 con almeno 63 anni e 7 mesi e 35 di contributi  (5) Pensione di anzianità Quorum 97,6 con almeno 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi; oppure 40 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica
Notturno per giorni da 72 a 78 l’anno    Quorum 98,6 con almeno 62 anni e 7 mesi e 35 di contributi Totalizzazione di anzianità

 

Di Vecchiaia

40 anni e 7 mesi di contributi (6)

 

65 anni e 7 mesi di età (6)

Comparto difesa e sicurezza                                                                                                          

 

40 anni e 7 mesi di contributi (indipendentemente dall’età anagrafica); oppure

57 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi di anzianità

   
       

 

  • Beneficio applicabile solo ai lavoratori e lavoratrici dipendenti del settore privato in possesso di contribuzione al 31.12.1995
  • Il rapporto di lavoro prosegue oltre i 65 anni fino a che il lavoratore non abbia raggiunto un diritto a pensione (es. pensione anticipata o di vecchiaia)
  • E’ richiesto un minimo di 10 anni di contributi. Per gli iscritti all’Ex-inpdap non statali sono necessari 65 anni ed almeno 14 anni, 11 mesi e 16 giorni di anzianità; per gli statali l’età per la vecchiaia dipende dai limiti ordinamentali delle singole amministrazioni di appartenenza
  • l regime sperimentale termina il 31.12.2015
  • Finestra mobile di 12 mesi
  • Nella totalizzazione di anzianità la finestra mobile è di 21 mesi; in quella di vecchiaia è di 18 mesi; * Indica che la prestazione è soggetta al meccanismo dello slittamento della decorrenza (le cd. finestre mobili). Il periodo di finestra è pari a 12 mesi per i dipendenti e 18 mesi per gli autonomi; in caso di accesso alla prestazione con 40 anni di contributi lo slittamento per i dipendenti è pari a 15 mesi

Lavoratori. Come si evince dalla tabella i lavoratori iscritti all’AGO e ai fondi sostitutivi ed esclusivi della stessa hanno la possibilità di andare in pensione nel 2016 o con 42 anni e 10 mesi di contributi indipendentemente dall’età anagrafica oppure con 66 anni e 7 mesi di età e 20 di contributi (pensione di vecchiaia).

 

Lavoratrici. Le lavoratrici possono accedere alla pensione anticipata con 41 anni e 10 mesi di contributi oppure alla pensione di vecchiaia con 66 anni e 7 mesi se dipendenti pubbliche, 65 anni e 7 mesi se dipendenti del settore privato e 66 anni e 1 mesi se autonome o parasubordinate.

Di particolare importanza la recente legge di stabilità (legge 208/2015) ha ripristinato, come previsto in origine dalla legge 243/04, la possibilità per le lavoratrici in possesso di 57 anni e 3 mesi di età e 35 di contributi entro il 31 dicembre 2015 di esercitare l’opzione donna.

Usuranti. Naturalmente requisiti diversi sono riconosciuti per i lavori usuranti ai quali il Dlgs 67/2011 consente l’uscita con il vecchio sistema delle quote, piu’ agevole rispetto al regime Fornero. Nel 2016 sono richiesti 61 anni e 7 mesi ed il quorum 97,6 con almeno 35 anni di contributi. In questo regime tuttavia è in vigore la finestra mobile e dunque bisogna mettere in conto uno slittamento di almeno un anno nella percezione dell’assegno.

Il Comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico resta, invece, del tutto escluso dalla Riforma Fornero e continua, nel 2016, a poter fruire delle regole previgenti: qui la pensione di vecchiaia si raggiunge all’età massima stabilita dall’ordinamento per ciascun ordine e grado e la pensione di anzianità si raggiunge a 57 anni e 7 mesi e 35 di contributi, oppure con 40 anni e 7 mesi di contributi. Anche qui, però, si deve scontare una finestra mobile da 12 a 15 mesi.

 

 

 

Età per la pensione

Le Regole vigenti nel 2016. Nella previdenza obbligatoria pubblica (cioè quella non gestita da enti previdenziali privati, quella che qui interessa) l’età pensionabile è determinata attraverso:

1) la pensione di vecchiaia;

2) la pensione anticipata. Nella pensione di vecchiaia l’ordinamento chiede al lavoratore di raggiungere un determinato requisito anagrafico accompagnato, sempre, dal perfezionamento di almeno 20 anni di contributi. Nella pensione anticipata, invece, i contributi versati hanno un peso prevalente rispetto al requisito anagrafico e pertanto risulta possibile accedere alla prestazione indipendentemente dall’età anagrafica al perfezionamento di un determinato requisito contributivo.

In linea generale nel 2016, un lavoratore può accedere alla pensione o al compimento di 66 anni e 7 mesi di età (unitamente a 20 anni di contributi) oppure al versamento di almeno 41 anni e 10 mesi di contributi (42 anni e 10 mesi per gli uomini). L’ordinamento si discosta da questi valori, come indicato, solo per tutelare particolari specificità connesse alla tipologia di lavoro svolto o alla condizione del lavoratore. Così ad esempio ci sono alcuni canali agevolati di uscita per i lavoratori cd. usurati, per gli invalidi, per i lavoratori addetti alla sicurezza e soccorso pubblico (es. forze di polizia e vigili del fuoco.

Data l’eterogeneità delle prestazioni e la complessità della materia nella tabella seguente sono indicati tutti i requisiti anagrafici e contributivi per maturare un diritto a pensione a carico dei fondi gestiti dalla previdenza pubblica per l’anno 2016.

 

Requisiti per la pensione nel 2016

Pensione anticipata sistema misto e retributivo 42 anni e 10 mesi se uomini

41 anni e 10 mesi se donne

Sistema contributivo (es. Gestione Separata) 42 anni e 10 mesi se uomini

41 anni e 10 mesi se donne

Oppure

63 anni e 7 mesi di età e 20 anni di contributi effettivi a condizione che l’assegno sia non inferiore a circa 1.250 euro al mese

 

Penalizzazione NO Penalizzazione NO
Pensione di vecchiaia sistema misto e retributivo 66 anni e 7 mesi

65 anni e 7 mesi se donne del settore privato

Sistema contributivo (es. Gestione Separata) 66 anni e 7 mesi

65 anni e 7 mesi se donne del settore privato

A condizione che la pensione sia non inferiore a circa 670 euro al mese

Oppure

Indipendentemente dalla soglia, con 70 anni e 7 mesi di età e 5 contributi effettivi

Pensione di vecchiaia Invalidi non inferiori 80%

SOLO settori privati

60 anni e 7 mesi

55 anni e 7 mesi se donne (1)

Pubbliche Amministrazioni. Limiti permanenza in servizio, personale contrattualizzato 65 anni. (2) I Dirigenti medici e del ruolo sanitario, responsabili di struttura complessa possono, su istanza, rimanere in servizio sino al maturare del 40esimo anno di servizio e comunque non oltre il 70esimo anno di età
Non Vedenti Pensione di  Vecchiaia 55 anni 7 mesi

50 anni e 7 mesi le donne (3 )

   
Donne Optanti pensione di Anzianità 57 anni e 3 mesi e 35 di contributi se raggiunti entro il 31.12.2015 (4)    
Lavori Usuranti. Notturno per almeno 78 giorni l’anno Quorum 97,6 con almeno 61 anni e 7 mesi e 35 anni di contributi (5) Pensione di vecchiaia   65 anni e 7 mesi di età; 61 anni e 1 mese le lavoratrici del settore privato
Notturno per giorni da 64 a 71 l’anno                                    Quorum 99,6 con almeno 63 anni e 7 mesi e 35 di contributi  (5) Pensione di anzianità Quorum 97,6 con almeno 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi; oppure 40 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica
Notturno per giorni da 72 a 78 l’anno    Quorum 98,6 con almeno 62 anni e 7 mesi e 35 di contributi Totalizzazione di anzianità

 

Di Vecchiaia

40 anni e 7 mesi di contributi (6)

 

65 anni e 7 mesi di età (6)

Comparto difesa e sicurezza                                                                                                          

 

40 anni e 7 mesi di contributi (indipendentemente dall’età anagrafica); oppure

57 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi di anzianità

   
       

 

  • Beneficio applicabile solo ai lavoratori e lavoratrici dipendenti del settore privato in possesso di contribuzione al 31.12.1995
  • Il rapporto di lavoro prosegue oltre i 65 anni fino a che il lavoratore non abbia raggiunto un diritto a pensione (es. pensione anticipata o di vecchiaia)
  • E’ richiesto un minimo di 10 anni di contributi. Per gli iscritti all’Ex-inpdap non statali sono necessari 65 anni ed almeno 14 anni, 11 mesi e 16 giorni di anzianità; per gli statali l’età per la vecchiaia dipende dai limiti ordinamentali delle singole amministrazioni di appartenenza
  • l regime sperimentale termina il 31.12.2015
  • Finestra mobile di 12 mesi
  • Nella totalizzazione di anzianità la finestra mobile è di 21 mesi; in quella di vecchiaia è di 18 mesi; * Indica che la prestazione è soggetta al meccanismo dello slittamento della decorrenza (le cd. finestre mobili). Il periodo di finestra è pari a 12 mesi per i dipendenti e 18 mesi per gli autonomi; in caso di accesso alla prestazione con 40 anni di contributi lo slittamento per i dipendenti è pari a 15 mesi

Lavoratori. Come si evince dalla tabella i lavoratori iscritti all’AGO e ai fondi sostitutivi ed esclusivi della stessa hanno la possibilità di andare in pensione nel 2016 o con 42 anni e 10 mesi di contributi indipendentemente dall’età anagrafica oppure con 66 anni e 7 mesi di età e 20 di contributi (pensione di vecchiaia).

 

Lavoratrici. Le lavoratrici possono accedere alla pensione anticipata con 41 anni e 10 mesi di contributi oppure alla pensione di vecchiaia con 66 anni e 7 mesi se dipendenti pubbliche, 65 anni e 7 mesi se dipendenti del settore privato e 66 anni e 1 mesi se autonome o parasubordinate.

Di particolare importanza la recente legge di stabilità (legge 208/2015) ha ripristinato, come previsto in origine dalla legge 243/04, la possibilità per le lavoratrici in possesso di 57 anni e 3 mesi di età e 35 di contributi entro il 31 dicembre 2015 di esercitare l’opzione donna.

Usuranti. Naturalmente requisiti diversi sono riconosciuti per i lavori usuranti ai quali il Dlgs 67/2011 consente l’uscita con il vecchio sistema delle quote, piu’ agevole rispetto al regime Fornero. Nel 2016 sono richiesti 61 anni e 7 mesi ed il quorum 97,6 con almeno 35 anni di contributi. In questo regime tuttavia è in vigore la finestra mobile e dunque bisogna mettere in conto uno slittamento di almeno un anno nella percezione dell’assegno.

Il Comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico resta, invece, del tutto escluso dalla Riforma Fornero e continua, nel 2016, a poter fruire delle regole previgenti: qui la pensione di vecchiaia si raggiunge all’età massima stabilita dall’ordinamento per ciascun ordine e grado e la pensione di anzianità si raggiunge a 57 anni e 7 mesi e 35 di contributi, oppure con 40 anni e 7 mesi di contributi. Anche qui, però, si deve scontare una finestra mobile da 12 a 15 mesi.