Diritto al lavoro dei disabili

Per assolvere l’obbligo di assumere un lavoratore disabile, la ricerca del datore di lavoro deve essere mirata su soggetti specificatamente indicati dalla legge n. 68/1999 al fine di facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro delle persone che più difficilmente trovano una collocazione lavorativa, rendere più appetibili le agevolazioni per i datori di lavoro, ma anche a inasprire le sanzioni nei confronti dei datori di lavoro reticenti.

Lavoratore disabile ai fini dell’obbligo di assunzione (Art. 1 )

Sono iscrivibili al “collocamento mirato” delle persone con disabilità le seguenti categorie di lavoratori:

– soggetti affetti da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali e portatori di handicap intellettivo, che comportino una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45% accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile;

– invalidi del lavoro con grado di invalidità superiore al 33%;

– non vedenti colpiti da cecità assoluta con residuo visivo non superiore a un decimo a entrambi gli occhi;

– sordomuti dalla nascita o prima dell’apprendimento della lingua parlata;

– invalidi di guerra, invalidi civili di guerra e invalidi per servizio le cui condizioni di disabilità sono accertate ai sensi delle disposizioni del testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra (D.P.R. n. 915/1978 e smi);

– vedove, orfani, profughi ed equiparati ad orfani,

– lavoratori che percepiscono l’assegno di invalidità per accertamento da parte dell’Inps di una riduzione a meno di un terzo della capacità di lavoro, a causa di infermità fisica o mentale di cui all’art. 1, co. 1, legge n. 222/1984 , senza necessità di nuova verifica delle condizioni sanitarie.

Inoltre i datori di lavoro, pubblici e privati, sono tenuti a garantire la conservazione del posto di lavoro a quei soggetti che, non essendo disabili al momento dell’assunzione, abbiano acquisito per infortunio sul lavoro o malattia professionale eventuali disabilità.

Obbligo all’assunzione di personale disabile (Art. 3)

L’art. 3 , co. 1, legge sul collocamento obbligatorio, fatte salve le esclusioni e le esenzioni di cui all’articolo 5, definisce i limiti dimensionali e le relative coperture nella seguente modalità:

  1. a) 7% dei lavoratori occupati, se il datore di lavoro occupa più di 50 dipendenti;
  2. b) due lavoratori, se il numero dei lavoratori occupati è ricompreso tra 36 e 50 dipendenti;
  3. c) un lavoratore se il personale occupato è ricompreso tra 15 e 35 dipendenti (a decorrere dall’1.1.2018).

Ai sensi dell’art. 18 è inoltre previsto l’obbligo di assumere soggetti rientranti tra le cd. categorie protette quali, orfani e coniugi superstiti di coloro che siano deceduti per causa di lavoro, di guerra o di servizio, nonché coniugi e figli di soggetti riconosciuti grandi invalidi per causa di guerra, di servizio e di lavoro, profughi italiani rimpatriati, e i soggetti individuati dalla legge 407/1988 (vittime del terrorismo e della criminalità organizzata), nella seguente misura:

  • 1 unità nel caso il datore di lavoro abbia una forza lavoro da 51 a 150 dipendenti;
  • 1% per coloro che occupano più di 150 dipendenti.

Con la soppressione del co. 2 dell’art. 3, legge n. 68/1999 a opera dell’art. 3, D.Lgs. n. 151/2015 , è stato stabilito che, a decorrere dall’1.1.2017, per i datori di lavoro pubblici e privati che occupano da 15 a 35 dipendenti, l’obbligo di assunzione di personale disabile non scatta al momento di una “nuova assunzione” ma è dovuto già alla presenza del limite minimo della fascia dimensionale 15-35 dipendenti. Il D.L. n. 244/2016 convertito in legge n. 19/2017 , cd. “mille proroghe”, ha differito l’originaria scadenza fissata all’1.1.2017, all’1.1.2018.

Tuttavia, essendo stabilito che i datori di lavoro devono presentare agli uffici competenti la richiesta di assunzione nominativa entro sessanta giorni dal momento in cui sono obbligati all’assunzione dei lavoratori disabili, le aziende nella fascia 15-35 dovranno aver rispettato l’obbligo entro l’1.3.2018. La mancata ottemperanza di tale obbligo costringerà il datore di lavoro a non poter più avvalersi della richiesta nominativa ma ad utilizzare il prospetto informativo per richiedere un’assunzione ad assolvimento degli obblighi imposti.

Fino al 31.12.2017, dunque, per i datori di lavoro con forza lavoro tra i 15 e i 35 dipendenti, l’obbligo di occupare il disabile sorge solo in caso di nuova assunzione; la stessa cosa vale anche per i partiti politici, le organizzazioni sindacali e le organizzazioni che, senza scopo di lucro, operano nel campo della solidarietà sociale, dell’assistenza e della riabilitazione.

Si rammenta che, come stabilito dall’art. 9, D.Lgs. n. 81/2015 , ai fini della applicazione di qualsiasi disciplina di fonte legale o contrattuale per la quale sia rilevante il computo dei dipendenti del datore di lavoro, i lavoratori a tempo parziale sono computati in proporzione all’orario svolto, rapportato al tempo pieno; a tal fine, l’arrotondamento opera per le frazioni di orario che eccedono la somma degli orari a tempo parziale corrispondente a unità intere di orario a tempo pieno.

Il nuovo art. 7 della legge sul collocamento obbligatorio, ai cc. 1, 1-bis e 1-ter (novellati dall’art. 7, D.Lgs. 151/2015 ), stabilisce che le assunzioni possono avvenire con richiesta nominativa o mediante la stipula delle convenzioni previste all’art. 11, con possibilità di far precedere l’assunzione da una richiesta di preselezione da effettuarsi dalla lista degli iscritti sulla base delle qualifiche disponibili; in mancanza di assunzione da parte del datore di lavoro entro sessanta giorni dal momento in cui sorge l’obbligo, saranno gli uffici del collocamento mirato a proporre il lavoratore da assumere secondo l’ordine in graduatoria e la qualifica richiesta.

Nel caso di datori di lavoro che occupano da 15 a 35 dipendenti, i lavoratori disabili con invalidità superiore al 50% o ascrivibili alla quinta categoria, in base alla tabella allegata al D.P.R. 18 giugno 1997, n. 246, assunti con contratto a tempo parziale, a prescindere dall’orario di lavoro svolto, possono essere considerati a tempo pieno e conteggiati come una unità intera (art. 3, co. 5, D.P.R. 10 ottobre 2000, n. 333 ).

Computo della quota di riserva e calcolo della forza lavoro (Art. 4 )

Con riferimento al personale occupato sul territorio a livello nazionale, rimangono esclusi dalla base di calcolo ma computabili ai fini della copertura della quota di riserva (soggetti appartenenti alle cd. categorie protette) i seguenti lavoratori:

  1. a) i lavoratori che divengono inabili nello svolgimento delle proprie mansioni in conseguenza di infortunio o malattia professionale; questi sono computati nella quota di riserva di cui all’articolo 3 solo se hanno subito una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 60% e se sono divenuti inabili per cause non dipendenti da inadempimento del datore di lavoro, accertato in sede giurisdizionale, delle norme in materia di sicurezza ed igiene del lavoro;
  2. b) i lavoratori già disabili prima della costituzione del rapporto di lavoro, anche se non assunti tramite il collocamento obbligatorio quando abbiano un’invalidità pari o superiore al 60% (modifica introdotta dall’art. 5, D.Lgs. n. 185/2016 ) o minorazioni ascritte dalla prima alla sesta categoria di cui alle tabelle annesse al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra (D.P.R. n. 915/1978 ), ovvero con disabilità intellettiva e psichica con riduzione della capacità lavorativa superiore al 45% certificata dalle autorità competenti;
  3. c) i lavoratori disabili occupati a domicilio o con modalità di telelavoro, ai quali l’imprenditore affida una quantità di lavoro atta a procurare loro una prestazione continuativa corrispondente all’orario normale di lavoro;
  4. d) i soggetti appartenenti alle categorie protette di cui all’art. 18, co. 2 quali orfani, vedove, profughi già in servizio presso il datore di lavoro, nel limite dell’1%;

Agli effetti della determinazione del numero dei soggetti disabili da assumere, sono computati di norma tra i dipendenti tutti i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato salvo specifiche esclusioni.

Agli effetti della determinazione del numero di soggetti disabili da assumere non sono computabili:

1) i lavoratori occupati ai sensi della legge sul collocamento obbligatorio;

2) i soci di cooperative di produzione e lavoro;

3) i dirigenti (a tal proposito il Ministero del Lavoro con nota 12.12.2012, n. 17699 ha precisato che l’individuazione della figura del dirigente deve avvenire sulla base del contratto collettivo di lavoro applicato dal datore di lavoro);

4) i lavoratori occupati con contratto di somministrazione presso l’utilizzatore;

5) i lavoratori assunti per attività lavorativa da svolgersi esclusivamente all’estero per la durata di tale attività;

6) i soggetti appartenenti alle categorie protette di cui all’art. 18, co. 2, quali orfani, vedove, profughi;

7) i lavoratori impegnati in lavori socialmente utili;

8) i lavoratori a domicilio;

9) i lavoratori che aderiscono al programma di emersione ai sensi dell’art. 1, co. 4-bis, legge n. 383/2001 ;

10) i lavoratori con contratto a termine non superiore a sei mesi.

11) i lavoratori assunti in sostituzione di personale assente con diritto alla conservazione del posto;

12) lavoratori ammessi al telelavoro per l’intera durata dell’orario di lavoro (confermato dall’art. 23, D.Lgs. n. 80/2015 ).

Sono inoltre da ritenersi non computabili, per effetto di quanto disposto dal co. 1, art. 4, legge n. 68/1999, i soggetti specificatamente esclusi dalle discipline di settore quali i contratti di apprendistato e i soggetti impiegati con contratto di reinserimento.

Lavoro dei disabili

Per assolvere l’obbligo di assumere un lavoratore disabile, la ricerca del datore di lavoro deve essere mirata su soggetti specificatamente indicati dalla legge n. 68/1999 al fine di facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro delle persone che più difficilmente trovano una collocazione lavorativa, rendere più appetibili le agevolazioni per i datori di lavoro, ma anche a inasprire le sanzioni nei confronti dei datori di lavoro reticenti.

Lavoratore disabile ai fini dell’obbligo di assunzione (Art. 1 )

Sono iscrivibili al “collocamento mirato” delle persone con disabilità le seguenti categorie di lavoratori:

– soggetti affetti da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali e portatori di handicap intellettivo, che comportino una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45% accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile;

– invalidi del lavoro con grado di invalidità superiore al 33%;

– non vedenti colpiti da cecità assoluta con residuo visivo non superiore a un decimo a entrambi gli occhi;

– sordomuti dalla nascita o prima dell’apprendimento della lingua parlata;

– invalidi di guerra, invalidi civili di guerra e invalidi per servizio le cui condizioni di disabilità sono accertate ai sensi delle disposizioni del testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra (D.P.R. n. 915/1978 e smi);

– vedove, orfani, profughi ed equiparati ad orfani,

– lavoratori che percepiscono l’assegno di invalidità per accertamento da parte dell’Inps di una riduzione a meno di un terzo della capacità di lavoro, a causa di infermità fisica o mentale di cui all’art. 1, co. 1, legge n. 222/1984 , senza necessità di nuova verifica delle condizioni sanitarie.

Inoltre i datori di lavoro, pubblici e privati, sono tenuti a garantire la conservazione del posto di lavoro a quei soggetti che, non essendo disabili al momento dell’assunzione, abbiano acquisito per infortunio sul lavoro o malattia professionale eventuali disabilità.

Obbligo all’assunzione di personale disabile (Art. 3)

L’art. 3 , co. 1, legge sul collocamento obbligatorio, fatte salve le esclusioni e le esenzioni di cui all’articolo 5, definisce i limiti dimensionali e le relative coperture nella seguente modalità:

  1. a) 7% dei lavoratori occupati, se il datore di lavoro occupa più di 50 dipendenti;
  2. b) due lavoratori, se il numero dei lavoratori occupati è ricompreso tra 36 e 50 dipendenti;
  3. c) un lavoratore se il personale occupato è ricompreso tra 15 e 35 dipendenti (a decorrere dall’1.1.2018).

Ai sensi dell’art. 18 è inoltre previsto l’obbligo di assumere soggetti rientranti tra le cd. categorie protette quali, orfani e coniugi superstiti di coloro che siano deceduti per causa di lavoro, di guerra o di servizio, nonché coniugi e figli di soggetti riconosciuti grandi invalidi per causa di guerra, di servizio e di lavoro, profughi italiani rimpatriati, e i soggetti individuati dalla legge 407/1988 (vittime del terrorismo e della criminalità organizzata), nella seguente misura:

  • 1 unità nel caso il datore di lavoro abbia una forza lavoro da 51 a 150 dipendenti;
  • 1% per coloro che occupano più di 150 dipendenti.

Con la soppressione del co. 2 dell’art. 3, legge n. 68/1999 a opera dell’art. 3, D.Lgs. n. 151/2015 , è stato stabilito che, a decorrere dall’1.1.2017, per i datori di lavoro pubblici e privati che occupano da 15 a 35 dipendenti, l’obbligo di assunzione di personale disabile non scatta al momento di una “nuova assunzione” ma è dovuto già alla presenza del limite minimo della fascia dimensionale 15-35 dipendenti. Il D.L. n. 244/2016 convertito in legge n. 19/2017 , cd. “mille proroghe”, ha differito l’originaria scadenza fissata all’1.1.2017, all’1.1.2018.

Tuttavia, essendo stabilito che i datori di lavoro devono presentare agli uffici competenti la richiesta di assunzione nominativa entro sessanta giorni dal momento in cui sono obbligati all’assunzione dei lavoratori disabili, le aziende nella fascia 15-35 dovranno aver rispettato l’obbligo entro l’1.3.2018. La mancata ottemperanza di tale obbligo costringerà il datore di lavoro a non poter più avvalersi della richiesta nominativa ma ad utilizzare il prospetto informativo per richiedere un’assunzione ad assolvimento degli obblighi imposti.

Fino al 31.12.2017, dunque, per i datori di lavoro con forza lavoro tra i 15 e i 35 dipendenti, l’obbligo di occupare il disabile sorge solo in caso di nuova assunzione; la stessa cosa vale anche per i partiti politici, le organizzazioni sindacali e le organizzazioni che, senza scopo di lucro, operano nel campo della solidarietà sociale, dell’assistenza e della riabilitazione.

Si rammenta che, come stabilito dall’art. 9, D.Lgs. n. 81/2015 , ai fini della applicazione di qualsiasi disciplina di fonte legale o contrattuale per la quale sia rilevante il computo dei dipendenti del datore di lavoro, i lavoratori a tempo parziale sono computati in proporzione all’orario svolto, rapportato al tempo pieno; a tal fine, l’arrotondamento opera per le frazioni di orario che eccedono la somma degli orari a tempo parziale corrispondente a unità intere di orario a tempo pieno.

Il nuovo art. 7 della legge sul collocamento obbligatorio, ai cc. 1, 1-bis e 1-ter (novellati dall’art. 7, D.Lgs. 151/2015 ), stabilisce che le assunzioni possono avvenire con richiesta nominativa o mediante la stipula delle convenzioni previste all’art. 11, con possibilità di far precedere l’assunzione da una richiesta di preselezione da effettuarsi dalla lista degli iscritti sulla base delle qualifiche disponibili; in mancanza di assunzione da parte del datore di lavoro entro sessanta giorni dal momento in cui sorge l’obbligo, saranno gli uffici del collocamento mirato a proporre il lavoratore da assumere secondo l’ordine in graduatoria e la qualifica richiesta.

Nel caso di datori di lavoro che occupano da 15 a 35 dipendenti, i lavoratori disabili con invalidità superiore al 50% o ascrivibili alla quinta categoria, in base alla tabella allegata al D.P.R. 18 giugno 1997, n. 246, assunti con contratto a tempo parziale, a prescindere dall’orario di lavoro svolto, possono essere considerati a tempo pieno e conteggiati come una unità intera (art. 3, co. 5, D.P.R. 10 ottobre 2000, n. 333 ).

Computo della quota di riserva e calcolo della forza lavoro (Art. 4 )

Con riferimento al personale occupato sul territorio a livello nazionale, rimangono esclusi dalla base di calcolo ma computabili ai fini della copertura della quota di riserva (soggetti appartenenti alle cd. categorie protette) i seguenti lavoratori:

  1. a) i lavoratori che divengono inabili nello svolgimento delle proprie mansioni in conseguenza di infortunio o malattia professionale; questi sono computati nella quota di riserva di cui all’articolo 3 solo se hanno subito una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 60% e se sono divenuti inabili per cause non dipendenti da inadempimento del datore di lavoro, accertato in sede giurisdizionale, delle norme in materia di sicurezza ed igiene del lavoro;
  2. b) i lavoratori già disabili prima della costituzione del rapporto di lavoro, anche se non assunti tramite il collocamento obbligatorio quando abbiano un’invalidità pari o superiore al 60% (modifica introdotta dall’art. 5, D.Lgs. n. 185/2016 ) o minorazioni ascritte dalla prima alla sesta categoria di cui alle tabelle annesse al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra (D.P.R. n. 915/1978 ), ovvero con disabilità intellettiva e psichica con riduzione della capacità lavorativa superiore al 45% certificata dalle autorità competenti;
  3. c) i lavoratori disabili occupati a domicilio o con modalità di telelavoro, ai quali l’imprenditore affida una quantità di lavoro atta a procurare loro una prestazione continuativa corrispondente all’orario normale di lavoro;
  4. d) i soggetti appartenenti alle categorie protette di cui all’art. 18, co. 2 quali orfani, vedove, profughi già in servizio presso il datore di lavoro, nel limite dell’1%;

Agli effetti della determinazione del numero dei soggetti disabili da assumere, sono computati di norma tra i dipendenti tutti i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato salvo specifiche esclusioni.

Agli effetti della determinazione del numero di soggetti disabili da assumere non sono computabili:

1) i lavoratori occupati ai sensi della legge sul collocamento obbligatorio;

2) i soci di cooperative di produzione e lavoro;

3) i dirigenti (a tal proposito il Ministero del Lavoro con nota 12.12.2012, n. 17699 ha precisato che l’individuazione della figura del dirigente deve avvenire sulla base del contratto collettivo di lavoro applicato dal datore di lavoro);

4) i lavoratori occupati con contratto di somministrazione presso l’utilizzatore;

5) i lavoratori assunti per attività lavorativa da svolgersi esclusivamente all’estero per la durata di tale attività;

6) i soggetti appartenenti alle categorie protette di cui all’art. 18, co. 2, quali orfani, vedove, profughi;

7) i lavoratori impegnati in lavori socialmente utili;

8) i lavoratori a domicilio;

9) i lavoratori che aderiscono al programma di emersione ai sensi dell’art. 1, co. 4-bis, legge n. 383/2001 ;

10) i lavoratori con contratto a termine non superiore a sei mesi.

11) i lavoratori assunti in sostituzione di personale assente con diritto alla conservazione del posto;

12) lavoratori ammessi al telelavoro per l’intera durata dell’orario di lavoro (confermato dall’art. 23, D.Lgs. n. 80/2015 ).

Sono inoltre da ritenersi non computabili, per effetto di quanto disposto dal co. 1, art. 4, legge n. 68/1999, i soggetti specificatamente esclusi dalle discipline di settore quali i contratti di apprendistato e i soggetti impiegati con contratto di reinserimento.

Assunzione dei disabili tramite concorso pubblico

La pubblica amministrazione è tenuta ad assumere persone con disabilità nella quota d’obbligo prevista dalla normativa e ad osservare precisi vincoli per effettuare le assunzioni in conformità a quanto previsto dall’art. 35 del Decreto Legislativo n. 165/2001 in tema di procedure per le assunzioni presso le pubbliche amministrazioni.

L’art. 3 della legge 68/99 prevede che i datori di lavoro, pubblici, come quelli privati, sono tenuti ad avere alle loro dipendenze lavoratori invalidi nella seguente misura:

  1. a) 7% dei lavoratori occupati, se occupano più di 50 dipendenti;
  2. b) 2 lavoratori, se occupano da 36 a 50 dipendenti;
  3. c) 1 lavoratore, se occupano da 15 a 35 dipendenti.

Le persone con disabilità in età lavorativa (cioè che abbiano compiuto i 18 anni e che non abbiano raggiunto l’età pensionabile) e disoccupate possono essere assunte presso i datori di lavoro pubblici (non economici) purché appartenenti ad una delle seguenti categorie:

  • invalidi civili (con una riconoscimento di invalidità superiore al 45%);
  • invalidi del lavoro (con un riconoscimento di invalidità INAIL superiore al 33%);
  • non vedenti (persone colpite da cecità assoluta o che hanno un residuo visivo non superiore ad un decimo ad entrambi gli occhi);
  • sordi (persone colpite da sordità alla nascita o prima dell’apprendimento della lingua parlata);
  • invalidi di guerra, invalidi civili di guerra, invalidi per servizio (con minorazioni ascritte dalla I all’VIII categoria di cui alle tabelle annesse al T.U. in materia di pensioni di guerra).

Tra le modalità per effettuare le assunzioni vi sono i concorsi pubblici (Attenzione al fatto che l’art. 3 della legge n. 127/97 ha abolito il limite di età per la partecipazione ai concorsi, salvo deroghe dettate da regolamenti delle singole amministrazioni. Rimane il limite minimo fissato nel 18° anno di età dal DPR n. 3/1957).

I concorsi sono espletati direttamente dall’ente o amministrazione che deve assumere, per i profili professionali per i quali è previsto il possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado e/o laurea.

L’art 16 – comma 1 della legge 68/99 prevede che le persone con disabilità possono partecipare a tutti i concorsi per il pubblico impiego, da qualsiasi amministrazione pubblica siano banditi e che, a tal fine “i bandi di concorso prevedono speciali modalità di svolgimento delle prove di esame per consentire ai soggetti suddetti di concorrere in effettive condizioni di parità con gli altri”.

L’art. 20 della legge 104/1992 ( legge quadro sull’handicap) prevede che la persona con disabilità sostiene le prove d’esame nei concorsi pubblici e per l’abilitazione alle professioni con l’uso degli ausili necessari e nei tempi aggiuntivi eventualmente necessari in relazione allo specifico handicap.

Nella domanda di partecipazione al concorso e all’esame per l’abilitazione alle professioni il candidato specifica l’ausilio necessario in relazione al proprio handicap, nonché l’eventuale necessità di tempi aggiuntivi.

Alcune amministrazioni, in sostituzione degli ausili richiesti, prevedono l’affiancamento del candidato da parte di un tutor.

L’art. 25 – comma 9 del Decreto legge n. 90/2014 convertito con modificazioni dalla legge n. 114/2014 ha modificato l’art. 20 della legge 104/92 aggiungendo il comma 2-bis in cui si prevede che una persona con invalidità uguale o superiore all’80% non è tenuta a sostenere la prova preselettiva eventualmente prevista nel concorso pubblico.

Per l’accesso all’impiego pubblico della persona disabile è richiesta l’idoneità specifica per singole funzioni.

L’art. 16 – comma 3 della legge 68/99 prevede che “salvi i requisiti di idoneità specifica per singole funzioni, sono abrogate le norme che richiedono il requisito della sana e robusta costituzione fisica nei bandi di concorso per il pubblico impiego (art. 16 legge 68/99)”.

In alcuni concorsi pubblici riservati a persone con disabilità viene richiesto il certificato di idoneità fisica all’impiego.

Ciò non può più accadere in quanto l’art. 42 – comma 1 del Decreto Legge n. 69/2013 (cosiddetto “decreto del fare”) convertito con modificazioni dalla Legge 9 agosto 2013, n. 98 dispone che, fermi restando gli obblighi di certificazione previsti dal Testo Unico sulla Sicurezza (decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81), per i lavoratori soggetti a sorveglianza sanitaria, sono soppresse alcune certificazioni sanitarie e tra queste proprio il certificato di “idoneità fisica all’impiego” previsto dall’art. 2 del D.P.R. n. 3/57.

Pertanto l’unica certificazione medica che può essere richiesta per l’accesso all’impiego pubblico della persona con disabilità è la certificazione attestante l’idoneità fisica allo svolgimento delle mansioni proprie del posto da ricoprire oppure di compatibilità delle residue capacità lavorative con le specifiche mansioni da svolgere.

L’art. 7 – comma 2 della legge n. 68/99, relativamente all’assunzione di persone disabili attraverso il concorso pubblico, specifica che i disabili “iscritti nell’elenco di cui all’articolo 8 hanno diritto alla riserva dei posti nei limiti della complessiva quota d’obbligo e fino al cinquanta per cento dei posti messi a concorso”.

Da ciò si desume chiaramente ed inequivocabilmente che, l’iscrizione nelle liste speciali è un presupposto indispensabile per la partecipazione al concorso.

Si rileva, però, che il Ministero del Lavoro nell’interpello n. 50 del 2011, mentre conferma che l’iscrizione nell’elenco di cui all’art. 8 della legge 68/99 costituisce presupposto per accedere alla riserva dei posti nelle procedure selettive e condizione per la chiamata numerica e nominativa, specifica che, in caso di concorso, l’iscrizione alle liste del collocamento non è indispensabile per la partecipazione alla procedura selettiva, ma solo al momento della sottoscrizione del contratto di lavoro.

Su questo ultimo aspetto, sono poi intervenute le innovazioni introdotte dalla legge n. 114/2014. Mentre l’art. 16 – comma 2 della legge 68/99 prevedeva che i disabili risultati idonei nei concorsi pubblici potessero essere assunti, ai fini dell’adempimento dell’obbligo, anche se non “in stato di disoccupazione” e oltre il limite dei posti ad essi riservati nel concorso, l’art. 25 – comma 9 bis della legge n. 114/2014, inserito in fase di conversione, modifica il secondo comma dell’articolo 16 della legge 68/1999 abolendo l’inciso relativo alla disoccupazione.

Si prevede così che la persona con disabilità dovrà essere disoccupata sia al momento della partecipazione al concorso come prevede l’art. 8 della legge n. 68/99 che non è stato mai modificato, sia al momento dell’assunzione.

Le quote di riserva non si applicano ai concorsi per passaggio di categoria e/o avanzamento di carriera come ha stabilito la Corte Costituzionale con sentenza n. 190/2006 specificando che le norme contenute nella legge 68/99, in tema di riserva di posti, si riferiscono alle assunzioni di persone disabili ai fini dell’adempimento dell’obbligo da parte dei datori di lavoro pubblici e non sono estensibili ai concorsi per passaggio di categoria e/o avanzamento di carriera.

Disabili: prestazioni economiche

Vanno sotto il nome di “civile” le categorie di soggetti colpiti da patologie e menomazioni invalidanti che non dipendono da cause di guerra, lavoro o servizio: ci sono, così, i mutilati e invalidi civili, i ciechi civili, i sordomuti.

Per queste categorie, anche quando sprovviste della tutela previdenziale che nasce dall’esistenza di una posizione assicurativa, il Ministero dell’interno, prima, e le Regioni, ora, assicurano trattamenti economici di natura assistenziale, di importo e a condizioni diverse a seconda del tipo di trattamento, dell’età, della categoria di disabili cui appartiene il soggetto e della gravità della sua menomazione. 

I trattamenti previsti, che vengono erogati dall’INPS, sono di due tipi:

  1. la pensione di inabilità, l’assegno mensile di assistenza e simili; trattamenti che, come le prestazioni di tipo previdenziale, sono erogati per 13 mensilità. La concessione di questi trattamenti dipende da determinate condizioni economiche: il reddito che si prende in considerazione, in genere, è quello assoggettabile all’IRPEF conseguito dalla persona che richiede l’intervento economico. Tuttavia, recentemente, tali trattamenti sono stati aumentati di somme che spettano solo dietro verifica del reddito di qualsiasi genere (ivi compreso il reddito esente da IRPEF, come la prestazione stessa) conseguito, oltre che dal soggetto interessato, anche dal coniuge;
  1. per le persone che presentano caratteristiche di invalidità totale, che siano o non siano titolari delle pensioni o degli assegni mensili di cui sopra, sono previste anche provvidenze economiche chiamate indennità. Queste indennità sono state istituite come partecipazione della collettività alle spese di persone che per compiere gli atti quotidiani della vita hanno bisogno di assistenza continua o di particolari supporti; quindi, sono corrisposte per 12 mesi all’anno e, spettando a titolo esclusivo della minorazione, non sono condizionate dal reddito del disabile.

A loro volta, queste indennità non costituiscono reddito influente sul diritto e sulla misura di altre prestazioni previdenziali o assistenziali.

Sia le pensioni o assegni che le indennità sono attribuiti, oltre che ai cittadini italiani, anche ai cittadini esteri. Per i cittadini di Stati extracomunitari è determinante la carta di soggiorno. Condizione per il diritto è la residenza in Italia.

La domanda. La domanda per il riconoscimento dell’invalidità civile, cecità civile, sordità civile e dei relativi benefici economici e non devono essere inoltrate all’INPS esclusivamente per via telematica, complete di documentazione sanitaria. Il certificato medico deve essere compilato ed inviato telematicamente dal  medico certificatore su apposita modulistica predisposta dall’INPS.

Pensione di inabilità per i disabili. La pensione di inabilità e’ una prestazione economica, erogata a domanda, in favore dei soggetti ai quali sia riconosciuta una inabilità lavorativa totale (100%) e permanente (invalidi totali).

Poiché si tratta di una prestazione assistenziale concessa a chi si trova in uno stato di bisogno economico, per avere diritto alla pensione e’ necessario avere un reddito non superiore alle soglie previste annualmente dalla legge.

Hanno diritto alla pensione di inabilità gli invalidi totali di età compresa tra 18 e 65 anni e 3 mesi che soddisfano i requisiti sanitari e amministrativi previsti dalla legge.

Requisiti. Per ottenere la pensione di inabilità sono necessari i seguenti requisiti:

  • riconoscimento di una inabilità totale e permanente del 100%;
  • stato di bisogno economico;
  • età compresa dal 18° al 65° anno (65 anni e tre mesi a decorrere dal 1° gennaio 2013);
  • cittadinanza italiana;
  • per i cittadini stranieri comunitari: iscrizione all’anagrafe del Comune di residenza;
  • per i cittadini stranieri extracomunitari legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato: permesso di soggiorno di almeno un anno di cui all’art. 41 TU immigrazione, anche se privi di permesso di soggiorno CE di lungo periodo;
  • residenza stabile ed abituale sul territorio nazionale.

La pensione di inabilità e’ compatibile con le prestazioni dirette concesse a titolo di invalidità contratta per causa di guerra, di lavoro o di servizio, nonché con gli altri trattamenti pensionistici diretti concessi per invalidità (assegni ordinari d’invalidità, pensioni di inabilità, ecc.). La pensione e’ inoltre compatibile con l’eventuale attività lavorativa.

La domanda. Per poter presentare la domanda, e’ necessario prima recarsi dal proprio medico di base e chiedere il rilascio del certificato medico introduttivo.

Una volta ottenuto il certificato, il cui codice identificativo va obbligatoriamente allegato, può essere presentata la domanda esclusivamente per via telematica attraverso uno dei seguenti canali:

  • Web – avvalendosi dei servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto
  • al Patronato INCA della CGIL

L’assegno mensile per i disabili. L’assegno mensile e’ una prestazione economica, erogata a domanda, in favore dei soggetti ai quali sia riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa parziale, cioè compresa tra il 74% e il 99%.

Poiché si tratta di una prestazione assistenziale concessa a chi si trova in uno stato di bisogno economico, per avere diritto all’assegno e’ necessario avere un reddito non superiore alle soglie previste annualmente dalla legge.

Hanno diritto all’assegno mensile gli invalidi parziali di età  compresa tra i 18 e i 65 anni e 3 mesi che soddisfano i requisiti sanitari e amministrativi previsti dalla legge.

Requisiti. Per ottenere l’assegno mensile sono necessari i seguenti requisiti:

  • riconoscimento di una percentuale di invalidità compresa tra il 74% ed il 99%;
  • stato di bisogno economico;
  • età compresa dal 18° al 65° anno (65 anni e tre mesi a decorrere dal 1° gennaio 2013);
  • cittadinanza italiana;
  • iscrizione all’anagrafe del Comune di residenza per i cittadini stranieri comunitari;
  • titolarità del permesso di soggiorno di almeno un anno di cui all’art. 41 TU immigrazione per i cittadini stranieri extracomunitari legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato, anche se privi di permesso di soggiorno CE di lungo periodo;
  • non svolgimento di attività lavorativa (salvo casi particolari);
  • residenza stabile ed abituale sul territorio nazionale.

L’assegno mensile e’ incompatibile con qualsiasi pensione diretta di invalidità.

Opzione. L’interessato può optare per il trattamento economico più favorevole. La rinuncia all’uno o all’altro trattamento, in ogni caso, e’ irrevocabile per l’Inps (esclusivamente per i titolari di rendita Inail, invece, la facoltà di opzione non comporta una rinuncia al diritto ma la sospensione dell’erogazione della prestazione).

Se la situazione di incompatibilità si manifesta dopo la concessione dell’assegno mensile, l’invalido ha l’obbligo di comunicarlo all’Inps entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento con il quale gli viene riconosciuto da parte di un altro ente il trattamento pensionistico di invalidità incompatibile.

La domanda. Per poter presentare la domanda, e’ necessario prima recarsi dal proprio medico di base e chiedere il rilascio del certificato medico introduttivo.

Una volta ottenuto il certificato, il cui codice identificativo va obbligatoriamente allegato, può essere presentata la domanda esclusivamente per via telematica attraverso uno dei seguenti canali:

Web – avvalendosi dei servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto

  • al Patronato INCA della CGIL

Indennità di accompagnamento per i disabili. La cosiddetta indennità di accompagnamento e’ una prestazione economica, erogata a domanda, in favore dei soggetti mutilati o invalidi totali per i quali e’ stata accertata l’impossibilita’ di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita. L’indennità di accompagnamento spetta al solo titolo della minorazione, cioè e’ indipendente dall’età e dalle condizioni reddituali.

Requisiti. Per ottenere l’indennità di accompagnamento sono necessari i seguenti requisiti:

  • riconoscimento di totale inabilità (100%) per affezioni fisiche o psichiche;
  • impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore, ovvero impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita e la conseguente necessità di un’assistenza continua;
  • cittadinanza italiana;
  • per i cittadini stranieri comunitari: iscrizione all’anagrafe del Comune di residenza;
  • per i cittadini stranieri extracomunitari: permesso di soggiorno di almeno un anno
  • residenza stabile ed abituale sul territorio nazionale.

Per gli ultrasessantacinquenni (non più valutabili sul piano dell’attività lavorativa) il diritto all’indennità e’ subordinato alla condizione che essi abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni dell’età.

Ai minori titolari di indennità di accompagnamento, al compimento della maggiore età, viene automaticamente riconosciuta la pensione di inabilità riservata ai maggiorenni totalmente inabili. La prestazione, che si aggiunge all’indennità di accompagnamento già in godimento, spetta senza necessità di presentare domanda amministrativa e senza necessità di ulteriori accertamenti sanitari.

L’indennità  e’ compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa ed e’ concessa anche ai minorati che abbiano fatto domanda dopo il compimento del sessantacinquesimo anno di età’.

Esclusioni. Sono esclusi dal diritto all’indennità di accompagnamento gli invalidi che:

  • siano ricoverati gratuitamente in istituto per un periodo superiore a 30 giorni;
  • percepiscano un’analoga indennità per invalidità contratta per causa di guerra, di lavoro o di servizio, salvo il diritto di opzione per il trattamento più favorevole.

L’indennità di accompagnamento e’ compatibile e cumulabile con la pensione di inabilità e con le pensioni e le indennità di accompagnamento per i ciechi totali o parziali (soggetti pluriminorati).

Per poter presentare la domanda, e’ necessario prima recarsi dal proprio medico di base e chiedere il rilascio del certificato medico introduttivo.

Una volta ottenuto il certificato, il cui codice identificativo va obbligatoriamente allegato, può essere presentata la domanda esclusivamente per via telematica attraverso uno dei seguenti canali:

  • Web – avvalendosi dei servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto
  • al Patronato INCA della CGIL

Indennità di frequenza per ragazzi/e disabili. L’indennità di frequenza e’ una prestazione economica, erogata a domanda, a sostegno dell’inserimento scolastico e sociale dei ragazzi con disabilità fino al compimento del 18° anno di età.

Poiché si tratta di una prestazione assistenziale concessa a chi si trova in uno stato di bisogno economico, per avere diritto all’indennità e’ necessario avere un reddito non superiore alle soglie previste annualmente dalla legge.

Aventi diritto. Hanno diritto all’indennità di frequenza i cittadini minori di 18 anni ipoacusici o con difficoltà  persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età, che soddisfano i requisiti sanitari e amministrativi previsti dalla legge.

Requisiti. Per ottenere l’indennità di frequenza sono necessari i seguenti requisiti:

  • età inferiore ai 18 anni;
  • riconoscimento di difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni propri della minore eta’, oppure
  • perdita uditiva superiore a 60 decibel nell’orecchio migliore nelle frequenze 500, 1000, 2000 hertz;
  • frequenzacontinua o periodica di centri ambulatoriali, di centri diurni anche di tipo semi-residenziale, pubblici o privati, purché operanti in regime convenzionale, specializzati nel trattamento terapeutico e nella riabilitazione e recupero di persone portatrici di handicap;
  • di scuole pubbliche o private di ogni ordine e grado a partire dagli asili nido;
  • di centri di formazione o addestramento professionale pubblici o privati, purché convenzionati, finalizzati al reinserimento sociale dei soggetti;
  • stato di bisogno economico;
  • cittadinanza italiana;
  • per i cittadini stranieri comunitari: iscrizione all’anagrafe del Comune di residenza;
  • per i cittadini stranieri extracomunitari: permesso di soggiorno di almeno un anno di cui all’art. 41 TU immigrazione;
  • residenza stabile ed abituale sul territorio dello Stato

L’indennità di frequenza e’ incompatibile con:

  • qualsiasi forma di ricovero;
  • l’indennità di accompagnamento di cui i minori siano eventualmente in godimento o alla quale abbiano titolo in qualità di invalidi civili non deambulanti o non autosufficienti;
  • l’indennità di accompagnamento in qualità di ciechi civili assoluti;
  • la speciale indennità prevista per i ciechi parziali;
  • l’indennià di comunicazione prevista per i sordi prelinguali.

È ammessa in ogni caso la facoltà di opzione per il trattamento più favorevole. L’indennità viene corrisposta per tutta la durata della frequenza, fino a un massimo di 12 mensilità.

Per poter presentare la domanda, e’ necessario prima recarsi dal proprio medico di base e chiedere il rilascio del certificato medico introduttivo.

  • Web – avvalendosi dei servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell’Istituto
  • al Patronato INCA della CGIL

Ciechi. Nel nostro ordinamento giuridico sono considerati ciechi civili, ai fini del diritto alle provvidenze economiche, i soggetti riconosciuti affetti da cecità totale o che abbiano un residuo visivo non superiore ad un ventesimo in entrambi gli occhi per causa congenita o contratta non dipendente dalla guerra, da infortunio sul lavoro o dal servizio.

I ciechi civili si distinguono nelle seguenti categorie:

  • ciechi assoluti, con residuo visivo pari a zero in entrambi gli occhi anche con eventuale correzione;
  • ciechi parziali, con residuo visivo non superiore a un ventesimo in entrambi gli occhi con eventuale correzione (ciechi ventesimisti);

Queste tutte le indennità previste per i ciechi civili:

  • pensione non reversibile per ciechi assoluti
  • pensione non reversibile per ciechi parziali
  • indennità speciale per ciechi parziali

Sordi. Sono considerati sordi i minorati sensoriali dell’udito affetti da sordià congenita o acquisita durante l’età evolutiva (fino a 12 anni) che abbia impedito il normale apprendimento del linguaggio parlato, purché la sordità non sia di natura esclusivamente psichica o dipendente da cause di guerra, di lavoro o di servizio.

Si considera causa impeditiva del normale apprendimento del linguaggio parlato l’ipoacusia (pari o superiore a 75 decibel di HTL di media tra le frequenze 500, 1000, 2000 Hz nell’orecchio migliore) che renda o abbia reso difficoltoso tale normale apprendimento.

Ai fini della concessione della pensione e’ stabilito il requisito di soglia uditiva corrispondente ad una ipoacusia pari o superiore a 75 decibel.

Qualora i livelli di perdita uditiva siano inferiori a tali limiti o non sia possibile dimostrate l’epoca in cui e’ sorta l’ipoacusia, la valutazione sanitaria viene effettuata secondo i criteri dell’invalidità civile.

Per i sordi civili sono previste le seguenti indennità:

  • pensione non reversibile per sordi civili
  • indennità di comunicazione per sordi civili

Deduzioni e detrazioni fiscali per disabili e invalidi civili. Oltre alle indennità previste per legge e sopra elencate, sussistono, per gli invalidi e i disabili civili, deduzioni, detrazioni fiscali ed altri vantaggi, che illustreremo in questo paragrafo.

Deduzione fiscale per spese mediche e di assistenza di disabili. Sono interamente deducibili dal reddito complessivo le spese mediche (spese relative a prestazioni di medici generici e acquisto medicinali) nonché le spese per l’assistenza specifica personale (assistenza infermieristica, riabilitativa, assistenza di base, etc.) sostenute dai disabili con grave e permanente invalidità o menomazione (vedi in premessa, la legge104/92 art.3) o dai familiari per loro conto.

In caso di ricovero in una struttura di assistenza sono deducibili esclusivamente le spese mediche e paramediche di assistenza specifica. Non può essere quindi dedotta l’intera retta pagata ma solo una parte, che deve ovviamente essere indicata distintamente nella documentazione rilasciata dalla struttura.

Da notare che le spese invece sostenute per gli addetti all’assistenza personale nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti di vita quotidiana godono della detrazione fiscale del 19% calcolata su un importo non superiore a 2.100 euro, se il reddito complessivo non supera 40.000 euro. La detrazione, a differenza della deduzione, va scalata dall’imposta dovuta e non dal reddito.

Inoltre, anche le spese sanitarie specialistiche (analisi, visite specialistiche, operazioni chirurgiche) godono della detrazione fiscale del 19% sulla parte eccedente i 129,11 euro, sempre effettuata non sul reddito ma sull’imposta lorda dovuta.

Detrazione fiscale per figli disabili. Sono detraibili dall’imposta lorda dovuta in sede di dichiarazione dei redditi:

  • euro 1.350 per ogni figlio portatore di handicap, compresi quelli naturali riconosciuti, adottivi, affidati o affiliati, che sia fiscalmente a carico;
  • euro 1.620 nei casi suddetti quando il figlio abbia meno di tre anni.

Il calcolo di queste detrazioni non e’ semplice, in realtà. Quelle suddette sono infatti “teoriche”, e la reale cifra detraibile diminuisce al crescere del reddito fino ad annullarsi se lo stesso arriva a 95.000 euro. Per

determinare la detrazione si deve moltiplicare la detrazione teorica per un coefficiente che vien fuori dividendo la cifra residua tra 95.000 e il proprio reddito (95.000 meno il proprio reddito) e 95.000.

Detrazione fiscale acquisto veicoli. Sono detraibili dall’imposta lorda dovuta in sede di dichiarazione dei redditi:

  • 19% delle spese per l’acquisto di veicoli, usati o nuovi, anche se prodotti in serie ed adattati in funzione delle suddette limitazioni.

Questa detrazione e’ usufruibile dai disabili con ridotte o impedite capacità motorie, da quelli con gravi limitazioni della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni, nonché dai disabili con handicap psichico o mentale titolari dell’indennità di accompagnamento. Per le ultime tre categorie non e’ necessario che il veicolo sia adattato (al contrario, lo deve essere se il veicolo e’ acquistato da un disabile motorio).

Alla stessa detrazione sono anche soggetti gli acquisti di soli autoveicoli da parte di soggetti non vedenti o sordomuti.

Il limite della spesa su cui calcolare la detrazione e’ di 18.075,99 euro, da cui va tolto il rimborso assicurativo nei casi in cui risultasse che il veicolo e’ stato rubato e non ritrovato. Il documento comprovante la spesa deve essere intestato al disabile (se questi ha reddito superiore a 2.840,51 euro) o alla persona di famiglia della quale egli risulti a carico.  La detrazione può  essere goduta una sola volta in quattro anni per un solo veicolo, salvi i casi in cui lo stesso risulti nel frattempo cancellato al PRA. In alternativa, essa puo’ essere ripartita in quattro quote annuali costanti e dello stesso importo.

Detrazione fiscale acquisto mezzi per accompagnamento locomozione e sollevamento.

Sono detraibili dall’imposta lorda in sede di dichiarazione dei redditi:

  • il 19% delle spese riguardanti i mezzi necessari all’accompagnamento, alla deambulazione, alla locomozione e al sollevamento destinati ai soggetti con ridotte o impedite capacità motorie permanenti;

Sono incluse carrozzelle, stampelle, impianti di sollevamento, servoscala, etc. Tra i “mezzi” necessari per la locomozione dei non vedenti sono compresi i cani guida.

Detrazione fiscale acquisto ausili tecnici ed informatici.  Sono detraibili dall’imposta lorda dovuta in sede di dichiarazione dei redditi:

  • 19% delle spese sostenute per acquistare sussidi tecnici ed informatici atti a facilitare l’autosufficienza e l’integrazione dei soggetti con ridotte o impedite capacità motorie permanenti

Sono qui compresi le poltrone per i non deambulanti, gli apparecchi per il contenimento di fratture ed ernie o per la correzione dei difetti della colonna vertebrale, gli arti artificiali.

Tra i sussidi informatici vi sono fax, modem, computer, telefoni viva voce, schermi e tastiere particolari, etc.

Detrazione fiscale del 36% su opere di eliminazione barriere architettoniche. Tra le spese di ristrutturazione edilizia che possono godere della detrazione del 50%(ex 36%) vi sono anche le spese inerenti ascensori, montacarichi, eliminazione di barriere architettoniche (sostituzione gradini con rampe, elevatori esterni all’abitazione, etc.).

Questa agevolazione ovviamente non può essere cumulata con quelle suddette (del 19%), quindi nel caso di acquisti di mezzi necessari al sollevamento la detrazione del 19% si potrà applicare solo sulla parte di spesa eccedente rispetto a quella che rientra nel 50%.

Assistenza in aeroporto.  I portatori di handicap, come tutti coloro che hanno difficoltà nell’uso del mezzo di trasporto aereo per qualsiasi disabilità  fisica (sensoriale o locomotoria, permanente o temporanea, per motivi di età, etc.) godono di assistenza particolare nel caso debbano prendere un aereo.

Proroghe e blocchi ai provvedimenti di sfratto.  A fronte di un provvedimento di sfratto immobiliare per finita locazione (non per morosità o inadempienza) l’inquilino portatore di handicap può chiedere al giudice una proroga che può arrivare fino a 18 mesi.

E’ inoltre in atto un provvedimento di blocco degli sfratti (sempre quelli dati per finita locazione) per gli immobili che si trovano nei comuni capoluoghi di Provincia, nei Comuni con essi confinanti con popolazione superiore a 10.000 abitanti e nei Comuni ad alta tensione abitativa adibiti ad uso abitativo e occupati da soggetti che siano o abbiano nel proprio nucleo familiare persone portatrici di handicap con invalidità superiore al 66 per cento. Tale provvedimento prevede il blocco fino al 31/12/09.

Soglia più alta per il calcolo dell’imposta di successioni e donazioni.   La soglia/franchigia oltre la quale si calcolano le imposte di successione e donazione, nel caso di trasferimenti immobiliari a persone portatrici di handicap grave (ai sensi della legge 104/92), e’ di 1 milione 500 mila euro.

Ricordiamo brevemente che le imposte applicabili sono del 4% nel caso di trasferimenti a coniugi e parenti in linea retta, 6% in caso di trasferimenti a fratelli e sorelle o ad altri parenti fino al quarto grado e agli affini in linea retta e collaterale fino al terzo grado, e dell’8% per i trasferimenti ad altri soggetti.

riduzione ici/imu sulla propria casa per chi è in casa di cura

Iva ridotta.  Acquisto poltrone, carrozzine, servo scala. E’ applicabile l’iva al 4% anziché al 22% sugli acquisti di poltrone, veicoli simili anche con motore o altro meccanismo di propulsione, compresi i servoscala e altri mezzi simili atti al superamento di barriere architettoniche, effettuati per soggetti con ridotte o impedite capacità motorie.

Acquisto ausili tecnici ed informatici. Gli ausili e le protesi relativi a menomazioni funzionali permanenti (visive, uditive, del linguaggio, etc.), nonché i sussidi tecnici ed informatici volti a facilitare l’autosufficienza e l’integrazione dei soggetti portatori handicap (vedi legge 104/92 art.3) sono assoggettati ad iva 4%. Vi rientrano tutte le protesi e le apparecchiature meccaniche od elettriche atte ad aiutare il soggetto, anche nella sua comunicazione scritta (come fax, modem, computer, telefoni viva voce, schermi e tastiere particolari, etc.), e nel movimento.

Acquisto veicoli. E’ applicabile l’iva al 4% anziché al 22% sull’acquisto di motoveicoli e autoveicoli (di cilindrata fino a 2000 centimetri cubici se a benzina, e fino a 2800 cc se diesel), nuovi od usati compresi optional. Questa detrazione e’ usufruibile dai disabili con ridotte o impedite capacità motorie, da quelli con gravi limitazioni della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni, nonché dai disabili con handicap psichico o mentale titolari dell’indennità di accompagnamento. Per le ultime tre categorie non e’ necessario che il veicolo sia adattato.  Alla stessa agevolazione sono soggetti gli acquisti di soli autoveicoli (di cilindrata fino a 2000 centimetri cubici se a benzina, e fino a 2800 cc se diesel) da parte di soggetti non vedenti o sordomuti. L’acquisto dev’essere fatto a nome del disabile o del famigliare di cui questi risulta a carico. Non godono della riduzione gli acquisti fatti da società, cooperative, enti pubblici e privati, pur se inerenti veicoli destinati al trasporto dei disabili. La legge finanziaria 2007 ha specificato infatti che le agevolazioni relative ai veicoli sono riconosciute a condizione che gli stessi siano utilizzati in via esclusiva o prevalente a beneficio dei soggetti portatori di handicap.

In caso di vendita o di donazione delle vetture per le quali si e’ beneficiato dell’agevolazione prima che siano decorsi due anni dall’acquisto, e’ dovuta la differenza fra l’imposta dovuta in assenza di agevolazioni e quella risultante dall’applicazione delle agevolazioni stesse. Questa limitazione non riguarda i disabili che, in seguito a mutate necessità dovute al proprio handicap, cedano il proprio veicolo per acquistarne un altro su cui realizzare nuovi e diversi adattamenti.

L’iva ridotta al 4% e’ applicabile anche a prestazioni di officine volte ad adattare i veicoli, anche non nuovi, già posseduti dal disabile, compreso l’acquisto di accessori e strumenti necessari per l’adattamento.

Esenzione bollo auto ed imposta di trascrizione. La legge prevede l’esenzione dal pagamento del bollo (tassa automobilistica) per i veicoli destinati ai soggetti portatori di handicap o invalidi.

L’esenzione riguarda veicoli di cilindrata fino a 2000 cc se a benzina e 2800 cc se diesel ed e’ usufruibile dai disabili con ridotte o impedite capacità motorie, da quelli con gravi limitazioni della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni, nonché dai disabili con handicap psichico o mentale titolari dell’indennità di accompagnamento (vedi definizioni in premessa).

Tale beneficio riguarda un solo veicolo ed e’ goduta dall’intestatario dello stesso, sia esso il soggetto portatore di handicap/invalido o persona cui questi e’ fiscalmente a carico.

Per godere dell’esenzione va inviata una domanda agli appositi uffici tributi regionali o agli uffici ACI (uffici provinciali o delegazioni), entro 90 gg dalla scadenza del pagamento non effettuato.

Esenzione dall’obbligo di partecipazione alla spesa sanitaria. Sono esentati dall’obbligo di partecipazione alla spesa sanitaria per tutte le prestazioni erogate dal Servizio Sanitario nazionale:

  • gli invalidi civili con una riduzione della capacità lavorativa superiore a due terzi;
  • gli invalidi civili titolari di indennità di accompagnamento;
  • gli invalidi civili ultrasessantacinquenni con una percentuale di menomazione (attribuita, ai soli fini dell’assistenza sanitaria, dalla commissione medica) superiore a due terzi (66,6%).
  • I soggetti con percentuale di menomazione compresa tra un terzo e due terzi (tra il 33,3% e il 66,6%) viene riconosciuta l’assistenza protesica gratuita. Per percentuali inferiori l’esenzione e’ limitata alle prestazioni collegate alla patologia invalidante;
  • i ciechi civili totali o con residuo visivo non superiore ad un decimo in entrambi gli occhi con eventuale correzione;
  • i sordi, dalla nascita o divenuti tali prima dell’apprendimento della lingua parlata.

Permessi biennali retribuiti

Aventi diritto.  Hanno diritto al congedo biennale retribuito di due anni:

  • il coniuge
  • i genitori
  • i figli
  • I lavoratori conviventi con il fratello o sorella con handicap grave a condizione che entrambi i genitori fossero “scomparsi”.

L’ordine di priorità è: coniuge, genitori, figli, fratelli e sorelle. Rimane ferma la condizione dell’assenza di ricovero con le eccezioni che vedremo in seguito.

Il primo beneficiario è, quindi, il coniuge convivente con la persona gravemente disabile.

In caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti  del coniuge convivente, ha diritto a fruire del congedo il padre o la madre anche adottivi (anche se non conviventi con il figlio).

Da far rilevare che non viene previsto alcun limite di età di chi dovrebbe assistere il disabile.

In caso di decesso, mancanza o in presenza di patologie invalidanti del padre e della madre, anche adottivi, ha diritto a fruire del congedo uno dei figli conviventi.

Se anche i figli conviventi sono deceduti, mancanti o invalidi, il beneficio passa ad uno dei fratelli o delle sorelle conviventi.

Nella sostanza i congedi non possono essere concessi ai figli nel caso in cui il genitore con handicap grave sia sposato e la moglie dello stesso sia presente non invalida.

Cumulabilità. È opportuno ricordare che, per ogni minore con handicap grave, la lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre, hanno anche diritto, entro il compimento dell’ottavo anno di vita del bambino, al prolungamento del congedo parentale, fruibile in misura continuativa o frazionata, per un periodo massimo di tre anni.

Il congedo parentale (che spetta ai soli genitori) può essere cumulato – in giorni diversi – con il congedo biennale retribuito.

La condizione di handicap. Anche nel caso della concessione dei congedi retribuiti di due anni, come nel caso dei permessi lavorativi (la condizione essenziale è che il disabile sia stato accertato persona con handicap in situazione di gravità.

Non sono ammesse, a parte i soggetti con sindrome di Down, certificazioni di altro genere quali ad esempio il certificato di invalidità totale con diritto all’indennità di accompagnamento o frequenza.

Va anche ricordato che, nel caso il certificato di handicap grave venga revocato nel corso del congedo retribuito, il beneficio decade immediatamente. Così pure, il congedo non può essere concesso per un periodo che superi l’eventuale termine di validità dello stesso certificato di handicap. In entrambi i casi, infatti, manca il requisito principale per la fruizione del congedo.

Altre condizioni. La condizione prioritaria ed essenziale per accedere ai congedi biennali retribuiti è che il disabile non sia ricoverato a tempo pieno.

Eccezione. Tuttavia è prevista l’eccezione a questo requisito nel caso in cui la presenza del familiare sia richiesta dalla struttura sanitaria.

Pur non espressamente prevista dalla Legge, l’ulteriore  condizione per la concessione dei congedi è l’assenza di attività lavorativa da parte della persona disabile da assistere.

La convivenza. Come detto il requisito della convivenza è richiesto nel caso il congedo retribuito sia richiesto dal coniuge, dai fratelli, dalle sorelle o dai figli della persona con handicap grave.

Il concetto di “convivenza” tuttavia non è stato esplicitato dal Legislatore,  ed è stato interpretato nel senso che disabile che il soggetto che lo assistite abbiano la residenza nello stesso Comune, riferita allo stesso indirizzo: stesso numero civico anche se in interni diversi.

Questo significa che i lavoratori che non siano in grado di dimostrare – evidentemente con il certificato di residenza – di abitare presso lo stesso numero civico del familiare da assistere non possono accedere al congedo.

Durata. Il congedo non può superare la durata complessiva di due anni per ciascuna persona portatrice di handicap e nell’arco della vita lavorativa.

Occorre, tuttavia, precisare che rientrano nel limite massimo dei due anni di congedo anche quelli non retribuiti concessi per “per gravi e documentati motivi familiari (vedi).

In sintesi: il lavoratore che ha già fruito del congedo non retribuito, non può avvalersi del congedo biennale retribuito; allo stesso modo, il lavoratore che debba assistere due familiari con handicap grave non può godere del raddoppio e cioè di quattro anni di astensione retribuita.

Frazionabilità. Sotto il profilo operativo gli enti previdenziali ammettono il frazionamento fino alla giornata intera; non è ammesso il frazionamento ad ore.

In linea generale va precisato che nel caso di frazionamento in settimane o in giornate, si computano anche i giorni festivi nel caso in cui non vi sia effettiva ripresa del lavoro, nella prima giornata lavorativa successiva.

Ad esempio: una frazione del congedo viene fruito dal lunedì al venerdì; il sabato e la domenica non si lavora: se il lunedì, lavorativo, non si rientra in servizio effettivo (ferie, altri permessi …), vengono computati nel “monte” dei due anni anche il sabato e la domenica o gli altri giorni festivi.

Cumulabilità fra permessi e congedi. Il congedo, non può essere riconosciuti a più di un lavoratore per l’assistenza alla stessa persona.

È il principio del “referente unico” per l’assistenza che di fatto impedisce che i permessi o il congedo frazionato possano essere fruiti, ad esempio, un mese da un fratello e il mese successivo da una sorella.

Eccezione. Un’eccezione nel caso di genitori: per l’assistenza allo stesso figlio con handicap, il diritto al congedo è riconosciuto ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente. Negli stessi giorni, tuttavia, l’altro genitore non può fruire dei (tre) giorni di permesso né del congedo parentale frazionato 33 (tre anni fino al compimento dell’ottavo anno di età).

Le ferie, tredicesima mensilità e TFR. Durante la fruizione del congedo retribuito non si maturano ferie, tredicesima mensilità e trattamento di fine rapporto.

Disabili: prepensionamento

La pensione anticipata di vecchiaia

Il Decreto Legislativo 30 dicembre 1992, n. 503 (articolo 1, comma 8) prevede la possibilità per i lavoratori, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, con invalidità non inferiore all’80%, di anticipare l’età pensionabile (pensione di vecchiaia) a 55 anni per le donne e a 60 per gli uomini.

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 13495/2003, ha ribadito che tale opportunità spetta con una invalidità pari o superiore all’80%, comprese le persone con sordità prelinguale, statuendo inoltre che l’invalidità da considerare è quella civile come definita dal Decreto del Ministero della Sanità 5 febbraio 1992.

Lavoratori non vedenti. Diverso il trattamento per i lavoratori non vedenti. Nel loro caso è ancora vigente il limite di età è di 50 anni per le donne e di 55 per gli uomini (art. 9, Legge 218/1952, confermato dall’art. 1, comma 6, Decreto Legislativo n. 503/1992).

Contributi figurativi per il prepensionamento

La legge consente ai lavoratori sordomuti e agli invalidi per qualsiasi causa (ai quali sia stata riconosciuta un’invalidità superiore al 74 per cento o assimilabile) di richiedere, per ogni anno di lavoro effettivamente svolto, il beneficio di due mesi di contribuzione figurativa. Il beneficio è riconosciuto fino al limite massimo di cinque anni di contribuzione figurativa utile ai fini del diritto alla pensione e dell’anzianità contributiva.

Pertanto, usufruendo di questa opportunità, il lavoratore invalido o sordomuto può raggiungere il diritto ad andare in pensione con cinque anni di anticipo.

È il caso di precisare che la disposizione non riguarda i lavoratori parenti di persone con handicap grave.

Le indicazioni INPS. L’INPS nella propria Circolare ha evidenziato alcune rilevanti precisazioni.
Si conferma che vengono concessi due mesi di contributi figurativi per ogni anno effettivamente lavorato, fino ad un massimo di 5 anni di contributi figurativi.

Se un dipendente ha lavorato per 30 anni, si vedrà riconoscere 60 mesi (5 anni) di contributi figurativi.

I contributi figurativi si applicano solo agli anni lavorati in quanto invalidi civili con percentuale superiore al 74% (o assimilabile per le altre invalidità) o in quanto sordomuti.

Per gli anni, pur lavorati, in cui il lavoratore non era stato riconosciuto invalido o lo era in misura inferiore al 74%, la  concessione dei contributi figurativi non è ammissibile.

Il beneficio di due mesi di maggiorazione per ogni anno di servizio è utile ai fini della determinazione dell’anzianità contributiva e dell’anzianità assicurativa, quindi incide positivamente anche sull’ammontare della pensione che il lavoratore riceverà.

La maggiorazione non è riconoscibile ai fini del raggiungimento dei requisiti contributivi connessi con l’acquisizione di un diritto diverso da quello della pensione, quale il diritto alla prosecuzione volontaria.

Le indicazioni INPDAP. L’INPDAP, l’Istituto che assicura buona parte dei dipendenti pubblici, dà indicazioni analoghe a quelle fornite dall’INPS in merito al trattamento economico e alle condizioni generali.

Dalla lettura della norma originaria permaneva inoltre il dubbio legato alla decorrenza del calcolo dei contributi figurativi.

Ci si chiedeva cioè se si dovesse iniziare a calcolare i due mesi di contributi dall’inizio della carriera lavorativa oppure dal momento in cui il lavoratore si era visto riconoscere l’invalidità.
L’INPDAP adotta esplicitamente questa seconda lettura.

Quindi, per fare un esempio, se un lavoratore si è visto riconoscere l’invalidità civile superiore al 74% solo nel 1991, pur avendo iniziato a lavorare nel 1978, l’inizio del computo dei due mesi decorrerà dal 1991 e non dal 1978.

Fanno fede le certificazioni rilasciate dalle Commissioni preposte all’accertamento delle invalidità (civile, di guerra, di servizio), le dichiarazioni degli Uffici del Lavoro relative ad iscrizioni di invalidi o sordomuti negli elenchi provinciali degli aspiranti al collocamento obbligatorio, i documenti di invalidità sul lavoro rilasciati dall’INAIL o dall’IPSEMA, i provvedimenti amministrativi di concessione dell’invalidità di guerra, l’invalidità civile di guerra e per causa di servizio.

Un’indicazione particolare riguarda poi quegli invalidi civili che, hanno ottenuto l’elevazione della riduzione della capacità lavorativa da due terzi al 74%.

L’INPDAP precisa che hanno diritto ai benefici in questione solo quegli invalidi che siano in possesso di una

certificazione di invalidità effettiva e dichiarata superiore al 74%.

Spese mediche per i disabili

Le spese mediche generiche (es. prestazioni rese da un medico generico, acquisto di medicinali) e d’assistenza specifica sostenute dai disabili sono interamente deducibili dal reddito complessivo.

Tali spese, inoltre, sono deducibili dal reddito complessivo, anche se sono sostenute dai familiari dei disabili che non risultano fiscalmente a carico.

In caso di ricovero di un portatore di handicap in un istituto d’assistenza non è possibile portare in deduzione l’intera retta pagata, ma solo la parte che riguarda le spese mediche e quelle paramediche d’assistenza specifica.

A tal fine è necessario che le spese risultino indicate distintamente nella documentazione rilasciata dall’istituto d’assistenza.

Le spese sanitarie specialistiche (es: analisi, prestazioni chirurgiche e specialistiche), invece, danno diritto ad una detrazione IRPEF del 19% sulla parte che eccede € 129,11; la detrazione è fruibile anche dai familiari quando il disabile è fiscalmente a carico.

Oltre alle spese viste in precedenza sono ammesse alla detrazione del 19%, per l’intero ammontare (senza togliere la franchigia di 129,11 euro) le spese sostenute per:

  • Trasporto in ambulanza del soggetto portatore di handicap (le prestazioni specialistiche effettuate durante il trasporto invece costituiscono spese sanitarie, e danno diritto a detrazione solo sulla parte eccedente i 129,11 euro);
  • Acquisto di poltrone per inabili e minorati non deambulanti e apparecchi per il contenimento di fratture, ernie e per la correzione dei difetti della colonna vertebrale;
  • Acquisto di arti artificiali per la deambulazione;
  • Costruzione di rampe per l’eliminazione di barriere architettoniche esterne ed interne alle abitazioni (ma non si può fruire contemporaneamente di questa detrazione e di quella del 36% di cui all’art. 1 della L. 449/97 e successive modifiche, per cui la detrazione del 19%  per spese sanitarie spetta solo sulla somma eccedente la quota di spesa già assoggettata alla detrazione del 36% per ristrutturazioni);
  • Trasformazione dell’ascensore per adattarlo al contenimento della carrozzella;
  • Sussidi tecnici e informatici rivolti a facilitare l’autosufficienza e le possibilità di integrazione dei portatori di handicap riconosciuti tali ai sensi dell’articolo 3 della legge n. 104. Sono tali ad esempio le spese sostenute per l’acquisto di fax, modem, computer, telefono a viva voce, schermo a tocco, tastiera espansa.

Sono inoltre ammesse integralmente alla detrazione del 19% (quindi senza applicazione di franchigia) le altre spese riguardanti i mezzi necessari:

  • all’accompagnamento;
  • alla deambulazione;
  • al sollevamento dei disabili accertati ai sensi dell’articolo 3 della legge n. 104 , indipendentemente dal fatto che fruiscano o meno dell’assegno di accompagnamento.

È prevista la detrazione del 19% anche per le spese sostenute dai sordi (riconosciuti ai sensi della legge 26 maggio 1970, n. 381) per i servizi di interpretariato.

Per poter fruire della detrazione, i soggetti interessati devono essere in possesso delle certificazioni fiscali rilasciate dai fornitori dei servizi di interpretariato.

Tali certificazioni devono essere conservate dal contribuente ed essere esibite agli uffici delle entrate in caso di apposita richiesta.

La detrazione del 19% sull’intero importo per tutte le spese sopraesposte spettano anche al familiare del disabile se questo risulta fiscalmente a carico.

SPESE D’ASSISTENZA PERSONALE

Le spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale, nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti di vita quotidiana, sono detraibili nella percentuale del 19%, calcolabile su un ammontare di spesa non superiore a 2.100 euro, perché il reddito del contribuente non sia superiore a € 40.000 annui.

Sono considerati tali coloro che non sono in grado, ad esempio, di assumere alimenti, di espletare le funzioni fisiologiche e provvedere all’igiene personale, di deambulare, di indossare gli indumenti.

Inoltre, deve essere considerata non autosufficiente anche la persona che necessita di sorveglianza continuativa.

Sia la deduzione dal reddito imponibile che la detrazione d’imposta per gli addetti all’assistenza non pregiudica la possibilità di dedurre i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori versati per gli addetti ai servizi domestici e all’assistenza personale o familiare che, si ricorda, sono deducibili nel limite di € 1.549,37.

Disabili: spese mediche

Le spese mediche generiche (es. prestazioni rese da un medico generico, acquisto di medicinali) e d’assistenza specifica sostenute dai disabili sono interamente deducibili dal reddito complessivo.

Tali spese, inoltre, sono deducibili dal reddito complessivo, anche se sono sostenute dai familiari dei disabili che non risultano fiscalmente a carico.

In caso di ricovero di un portatore di handicap in un istituto d’assistenza non è possibile portare in deduzione l’intera retta pagata, ma solo la parte che riguarda le spese mediche e quelle paramediche d’assistenza specifica.

A tal fine è necessario che le spese risultino indicate distintamente nella documentazione rilasciata dall’istituto d’assistenza.

Le spese sanitarie specialistiche (es: analisi, prestazioni chirurgiche e specialistiche), invece, danno diritto ad una detrazione IRPEF del 19% sulla parte che eccede € 129,11; la detrazione è fruibile anche dai familiari quando il disabile è fiscalmente a carico.

Oltre alle spese viste in precedenza sono ammesse alla detrazione del 19%, per l’intero ammontare (senza togliere la franchigia di 129,11 euro) le spese sostenute per:

  • Trasporto in ambulanza del soggetto portatore di handicap (le prestazioni specialistiche effettuate durante il trasporto invece costituiscono spese sanitarie, e danno diritto a detrazione solo sulla parte eccedente i 129,11 euro);
  • Acquisto di poltrone per inabili e minorati non deambulanti e apparecchi per il contenimento di fratture, ernie e per la correzione dei difetti della colonna vertebrale;
  • Acquisto di arti artificiali per la deambulazione;
  • Costruzione di rampe per l’eliminazione di barriere architettoniche esterne ed interne alle abitazioni (ma non si può fruire contemporaneamente di questa detrazione e di quella del 36% di cui all’art. 1 della L. 449/97 e successive modifiche, per cui la detrazione del 19%  per spese sanitarie spetta solo sulla somma eccedente la quota di spesa già assoggettata alla detrazione del 36% per ristrutturazioni);
  • Trasformazione dell’ascensore per adattarlo al contenimento della carrozzella;
  • Sussidi tecnici e informatici rivolti a facilitare l’autosufficienza e le possibilità di integrazione dei portatori di handicap riconosciuti tali ai sensi dell’articolo 3 della legge n. 104. Sono tali ad esempio le spese sostenute per l’acquisto di fax, modem, computer, telefono a viva voce, schermo a tocco, tastiera espansa.

Sono inoltre ammesse integralmente alla detrazione del 19% (quindi senza applicazione di franchigia) le altre spese riguardanti i mezzi necessari:

  • all’accompagnamento;
  • alla deambulazione;
  • al sollevamento dei disabili accertati ai sensi dell’articolo 3 della legge n. 104 , indipendentemente dal fatto che fruiscano o meno dell’assegno di accompagnamento.

È prevista la detrazione del 19% anche per le spese sostenute dai sordi (riconosciuti ai sensi della legge 26 maggio 1970, n. 381) per i servizi di interpretariato.

Per poter fruire della detrazione, i soggetti interessati devono essere in possesso delle certificazioni fiscali rilasciate dai fornitori dei servizi di interpretariato.

Tali certificazioni devono essere conservate dal contribuente ed essere esibite agli uffici delle entrate in caso di apposita richiesta.

La detrazione del 19% sull’intero importo per tutte le spese sopraesposte spettano anche al familiare del disabile se questo risulta fiscalmente a carico.

SPESE D’ASSISTENZA PERSONALE

Le spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale, nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti di vita quotidiana, sono detraibili nella percentuale del 19%, calcolabile su un ammontare di spesa non superiore a 2.100 euro, perché il reddito del contribuente non sia superiore a € 40.000 annui.

Sono considerati tali coloro che non sono in grado, ad esempio, di assumere alimenti, di espletare le funzioni fisiologiche e provvedere all’igiene personale, di deambulare, di indossare gli indumenti.

Inoltre, deve essere considerata non autosufficiente anche la persona che necessita di sorveglianza continuativa.

Sia la deduzione dal reddito imponibile che la detrazione d’imposta per gli addetti all’assistenza non pregiudica la possibilità di dedurre i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori versati per gli addetti ai servizi domestici e all’assistenza personale o familiare che, si ricorda, sono deducibili nel limite di € 1.549,37.

Disabili: esenzione al pagamento del bollo auto

L’esenzione dal pagamento del bollo auto riguarda i veicoli, con i limiti di cilindrata previsti per l’applicazione dell’aliquota Iva agevolata (2000 centimetri cubici per le auto con motore a benzina e 2800 centimetri cubici per quelle diesel) e spetta sia quando l’auto è intestata allo stesso disabile, sia quando risulta intestata a un familiare di cui egli sia fiscalmente a carico.

Le Regioni hanno la potestà di ammettere a fruire dell’esenzione anche ulteriori categorie di persone disabili

Disabili: contrassegno di circolazione

Il disabile può fare richiesta alle autorità di Polizia Comunale, ove risiede, di beneficiare di apposito contrassegno per la circolazione auto sia in zone a traffico limitato nonché per la sosta negli appositi spazi dedicati dal comune e/o in alternativa a titolo gratuito e senza limitazioni temporali su tutti gli altri.

Il Codice della strada vigente riconosce la validità di tali contrassegni su tutto il territorio nazionale ferme restando eventuali restrizioni di carattere locale.