Permessi per educazione e assistenza dei figli

Aventi diritto: Genitori di persone con disabilità fisica, sensoriale, psichica, con cittadinanza italiana o UE ed extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.

I genitori, anche adottivi o affidatari, possono avvalersi delle forme di congedo per assistere i figli fino agli otto anni di età. La lavoratrice madre, trascorso il periodo di astensione obbligatoria dopo il parto, può richiedere un periodo di astensione, frazionato o continuativo, non superiore ai sei mesi. Analogo periodo di astensione può essere richiesto dal lavoratore padre. Va sottolineato che entrambi i genitori possono ottenere i permessi senza però eccedere il limite complessivo di dieci mesi.

Vi sono due eccezioni:

  • qualora nel nucleo sia presente un solo genitore (separato, deceduto o padre o madre sono “single”), questi potrà ottenere di assentarsi per un periodo continuativo o frazionato non superiore a dieci mesi
  • qualora invece il genitore padre chieda un permesso per un periodo non inferiore a tre mesi, il suo limite è elevato a sette mesi e, quindi, se entrambi i genitori fruiscono di tali congedi il limite complessivo è elevato a undici mesi

Per fruire dei permessi il genitore è tenuto, salvo casi di oggettiva impossibilità, a preavvisare il datore di lavoro secondo le modalità e i criteri definiti dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, e comunque con un periodo di preavviso non inferiore a quindici giorni.

Il licenziamento attivato nel periodo del congedo è nullo alla stessa stregua di quanto previsto per il licenziamento nel corso del congedo per maternità.

Retribuzione e aspetti previdenziali

Questi congedi sono computati nell’anzianità di servizio. Incidono invece negativamente sulla costituzione delle ferie, della tredicesima mensilità o della gratifica natalizia, salvo disposizioni migliorative dei singoli Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro.

Fino al terzo anno di età del bambino spetta un’indennità pari al 30% della retribuzione per un periodo massimo, complessivo fra genitori, di sei mesi. In questo periodo vengono anche versati i relativi contributi figurativi. Dopo i tre anni di età l’indennità del 30% e i contributi figurativi sono riconosciuti solo in caso di redditi particolarmente bassi.

Non sono inclusi nel conteggio dell’anzianità contributiva per richiesta pensione anticipata.

La pensione anticipata viene concessa a chi ha un’anzianità contributiva di almeno 42 anni e 1 mese se uomo o 41 anni e 1 mese se donna. Questi requisiti contributivi sono aumentati di un ulteriore mese per il 2013 e per il 2014 e sono soggetti anch’essi all’adeguamento alla speranza di vita.

Per richiedere la pensione anticipata non è prevista un’età anagrafica minima, ma per chi la richiede prima dei 62 anni subisce una penalizzazione pari all’1% per ogni anno di anticipo entro un massimo di due anni e al 2% per ogni anno ulteriore rispetto ai primi 2.

Ad esempio: chi va in pensione a 59 anni, ha una penalizzazione del 4%.

La penalizzazione incide sull’ammontare della pensione e fa riferimento alle anzianità contributive maturate prima del 1 gennaio 2012.

La Legge 14/2012 ha precisato un elemento: le penalizzazioni, limitatamente alle persone che maturano l’anzianità contributiva entro il 31.12.2017, non operano se quell’anzianità contributiva “derivi esclusivamente da prestazione effettiva di lavoro, includendo i periodi di astensione obbligatoria per maternità, per l’assolvimento degli obblighi di leva, per infortunio, per malattia e di cassa integrazione guadagni ordinaria.”

Nel conteggio del 42 anni e 2 mesi (2013) per i maschi, e 41 anni e 2 mesi per le femmine, si conteggiano quindi solo i “giorni” di lavoro effettivo, oltre alla maternità (obbligatoria), la leva, le assenze per malattia o infortunio. Altre “assenze” non sono contemplate.

Il lavoratore, di età inferiore ai 62 anni, per non subire penalizzazioni, deve raggiungere – come già detto – i 42 anni e 2 mesi di contribuzione effettiva (41 e 2, se donna). Se i permessi lavorativi, i congedi o altre assenze, non consentono di raggiungere quel limite minimo, dovrà proseguire il servizio effettivo fino al raggiungimento del limite prescritto o attendere il raggiungimento dell’età utile per il pensionamento di vecchiaia.

Al momento attuale la situazione per la pensione anticipata è quella descritta. Solo un intervento legislativo (che può essere di iniziativa parlamentare o governativa) può modificare le disposizioni già vigenti e sanarne gli effetti di notevole entità per i lavoratori che si trovano in prossimità della pensione.

Affido e adozione

L’opportunità di fruizione dei congedi per cura è estesa anche ai genitori adottivi o affidatari. Il limite di età del bambino in questo caso è più elastico. Se il minore ha un’età compresa fra sei e dodici anni, il diritto di astenersi dal lavoro per cura, educazione, assistenza o malattia può essere esercitato nei primi tre anni dall’ingresso del minore nel nucleo familiare.

  Minore Minore con disabilità
Fino ai tre anni Congedo parentale (massimo 10 mesi, 11 casi particolari) anche frazionato in ore con indennità 30 % per massimo sei mesi. Congedo parentale e prolungamento fino a tre anni anche frazionato in ore con indennità 30 % per tutto il periodo di prolungamento.

OPPURE

Due ore di permesso giornaliero retribuito.

OPPURE

Tre giorni di permesso mensile retribuito

Fino ai sei anni Congedo parentale (massimo 10 mesi, 11 casi particolari) anche frazionato in ore con indennità 30 % per massimo sei mesi.

L’indennità continua ad essere erogata oltre i sei mesi e fino all’ottavo anno di età se il reddito individuale sia molto basso

Congedo parentale e prolungamento fino a tre anni anche frazionato in ore con indennità 30 % per tutto il periodo di prolungamento

OPPURE)

Tre giorni di permesso mensile retribuito

Da sei ai dodici anni Congedo parentale (massimo 10 mesi, 11 casi particolari) anche frazionato in ore. Congedo parentale e prolungamento fino a tre anni anche frazionato in ore con indennità 30 % per tutto il periodo di prolungamento

OPPURE

Tre giorni di permesso mensile retribuito.

 

 

Congedo parentale per educazione e cura dei figli

Aventi diritto: Genitori di persone con disabilità fisica, sensoriale, psichica, con cittadinanza italiana o UE ed extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo.

I genitori, anche adottivi o affidatari, possono avvalersi delle forme di congedo per assistere i figli fino agli otto anni di età.

La lavoratrice madre, trascorso il periodo di astensione obbligatoria dopo il parto, può richiedere un periodo di astensione, frazionato o continuativo, non superiore ai sei mesi. Analogo periodo di astensione può essere richiesto dal lavoratore padre. Va sottolineato che entrambi i genitori possono ottenere i permessi senza però eccedere il limite complessivo di dieci mesi.

Vi sono due eccezioni:

  • qualora nel nucleo sia presente un solo genitore (separato, deceduto o padre o madre sono “single”), questi potrà ottenere di assentarsi per un periodo continuativo o frazionato non superiore a dieci mesi
  • qualora invece il genitore padre chieda un permesso per un periodo non inferiore a tre mesi, il suo limite è elevato a sette mesi e, quindi, se entrambi i genitori fruiscono di tali congedi il limite complessivo è elevato a undici mesi

Per fruire dei permessi il genitore è tenuto, salvo casi di oggettiva impossibilità, a preavvisare il datore di lavoro secondo le modalità e i criteri definiti dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, e comunque con un periodo di preavviso non inferiore a quindici giorni.

Il licenziamento attivato nel periodo del congedo è nullo alla stessa stregua di quanto previsto per il licenziamento nel corso del congedo per maternità.

Retribuzione e aspetti previdenziali

Questi congedi sono computati nell’anzianità di servizio. Incidono invece negativamente sulla costituzione delle ferie, della tredicesima mensilità o della gratifica natalizia, salvo disposizioni migliorative dei singoli Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro.

Fino al terzo anno di età del bambino spetta un’indennità pari al 30% della retribuzione per un periodo massimo, complessivo fra genitori, di sei mesi. In questo periodo vengono anche versati i relativi contributi figurativi. Dopo i tre anni di età l’indennità del 30% e i contributi figurativi sono riconosciuti solo in caso di redditi particolarmente bassi.

Non sono inclusi nel conteggio dell’anzianità contributiva per richiesta pensione anticipata.

La pensione anticipata viene concessa a chi ha un’anzianità contributiva di almeno 42 anni e 1 mese se uomo o 41 anni e 1 mese se donna. Questi requisiti contributivi sono aumentati di un ulteriore mese per il 2013 e per il 2014 e sono soggetti anch’essi all’adeguamento alla speranza di vita.

Per richiedere la pensione anticipata non è prevista un’età anagrafica minima, ma per chi la richiede prima dei 62 anni subisce una penalizzazione pari all’1% per ogni anno di anticipo entro un massimo di due anni e al 2% per ogni anno ulteriore rispetto ai primi 2.

Ad esempio: chi va in pensione a 59 anni, ha una penalizzazione del 4%.

La penalizzazione incide sull’ammontare della pensione e fa riferimento alle anzianità contributive maturate prima del 1 gennaio 2012.

La Legge 14/2012 ha precisato un elemento: le penalizzazioni, limitatamente alle persone che maturano l’anzianità contributiva entro il 31.12.2017, non operano se quell’anzianità contributiva “derivi esclusivamente da prestazione effettiva di lavoro, includendo i periodi di astensione obbligatoria per maternità, per l’assolvimento degli obblighi di leva, per infortunio, per malattia e di cassa integrazione guadagni ordinaria.”

Nel conteggio del 42 anni e 2 mesi (2013) per i maschi, e 41 anni e 2 mesi per le femmine, si conteggiano quindi solo i “giorni” di lavoro effettivo, oltre alla maternità (obbligatoria), la leva, le assenze per malattia o infortunio. Altre “assenze” non sono contemplate.

Il lavoratore, di età inferiore ai 62 anni, per non subire penalizzazioni, deve raggiungere – come già detto – i 42 anni e 2 mesi di contribuzione effettiva (41 e 2, se donna). Se i permessi lavorativi, i congedi o altre assenze, non consentono di raggiungere quel limite minimo, dovrà proseguire il servizio effettivo fino al raggiungimento del limite prescritto o attendere il raggiungimento dell’età utile per il pensionamento di vecchiaia.

Al momento attuale la situazione per la pensione anticipata è quella descritta. Solo un intervento legislativo (che può essere di iniziativa parlamentare o governativa) può modificare le disposizioni già vigenti e sanarne gli effetti di notevole entità per i lavoratori che si trovano in prossimità della pensione.

Affido e adozione

L’opportunità di fruizione dei congedi per cura è estesa anche ai genitori adottivi o affidatari. Il limite di età del bambino in questo caso è più elastico. Se il minore ha un’età compresa fra sei e dodici anni, il diritto di astenersi dal lavoro per cura, educazione, assistenza o malattia può essere esercitato nei primi tre anni dall’ingresso del minore nel nucleo familiare.

  Minore Minore con disabilità
Fino ai tre anni Congedo parentale (massimo 10 mesi, 11 casi particolari) anche frazionato in ore con indennità 30 % per massimo sei mesi. Congedo parentale e prolungamento fino a tre anni anche frazionato in ore con indennità 30 % per tutto il periodo di prolungamento.

OPPURE

Due ore di permesso giornaliero retribuito.

OPPURE

Tre giorni di permesso mensile retribuito

Fino ai sei anni Congedo parentale (massimo 10 mesi, 11 casi particolari) anche frazionato in ore con indennità 30 % per massimo sei mesi.

L’indennità continua ad essere erogata oltre i sei mesi e fino all’ottavo anno di età se il reddito individuale sia molto basso

Congedo parentale e prolungamento fino a tre anni anche frazionato in ore con indennità 30 % per tutto il periodo di prolungamento

OPPURE)

Tre giorni di permesso mensile retribuito

Da sei ai dodici anni Congedo parentale (massimo 10 mesi, 11 casi particolari) anche frazionato in ore. Congedo parentale e prolungamento fino a tre anni anche frazionato in ore con indennità 30 % per tutto il periodo di prolungamento

OPPURE

Tre giorni di permesso mensile retribuito.

 

 

Congedo straordinario per mutilati ed invalidi civili

A chi spetta. I lavoratori mutilati ed invalidi civili ai quali sia stata riconosciuta una riduzione lavorativa superiore al 50%, possono usufruire ogni anno, anche in maniera frazionata, di un congedo straordinario non superiore a 30 giorni per le cure connesse alla loro infermità (ad esempio, cure fisioterapiche, riabilitative per cardiopatici ecc.

La domanda. La domanda deve essere presentata al proprio datore di lavoro accompagnata dalla richiesta del medico convenzionato con il SSN o appartenente ad una struttura sanitaria pubblica, dalla quale risulti la necessità della cura in relazione all’infermità invalidante riconosciuta.

Il lavoratore deve documentare l’avvenuta sottoposizione alle cure.

Retribuzione. Durante il periodo di congedo (non rientrante nel periodo di comporto per malattia) il lavoratore ha diritto di percepire la retribuzione a carico del datore di lavoro, calcolato secondo il regime economico delle assenze per malattia.

Patologie oncologiche. Il diritto al congedo spetta anche ai lavoratori affetti da patologie oncologiche che ne facciano richiesta previa autorizzazione del medico della struttura pubblica, e a condizione che sussista una connessione delle cure con l’infermità invalidante riconosciuta.

Matrimonio

Congedo matrimoniale. In occasione del proprio matrimonio è riconosciuto al lavoratore un periodo retribuito, con astensione dal lavoro.

Durata. Il congedo matrimoniale ha una durata di 15 giorni di calendario (N.B. una durata diversa può essere prevista dai vari contratti nazionali del lavoro in base alle diverse qualifiche e al diverso settore produttivo di appartenenza del lavoratore).

È importante ricordare che i giorni di congedo devono essere fruiti consecutivamente, cioè non possono essere frazionati.

Quando si può prendere. Il congedo matrimoniale deve essere preso in occasione del matrimonio. Se il matrimonio avviene di sabato o di domenica, ad esempio, il congedo deve essere preso a partire dal lunedì successivo.

Un’importante sentenza della Corte di Cassazione, però, ha stabilito che è sufficiente che il lavoratore indichi nella domanda i giorni di congedo e lo comunichi con il dovuto preavviso al datore di lavoro (quindi anche se non sono immediatamente consecutivi con il giorno delle nozze, purché, ovviamente, temporalmente vicini a questo).

Il congedo matrimoniale non può essere goduto nel periodo delle ferie o in quello di preavviso di licenziamento.

Se per motivi organizzativi o legati alla produzione aziendale non sia possibile fruirne in occasione del matrimonio, tale periodo deve essere concesso o completato entro i 30 giorni successivi al matrimonio.

Cosa fare per ottenere il congedo matrimoniale.  Per ottenere il congedo matrimoniale (vedi schema di congedo concesso dal datore di lavoro) il lavoratore invalido deve:

  • presentare domanda di congedo al proprio datore di lavoro;
  • indicare nella domanda i giorni di congedo
  • comunicare con il dovuto preavviso la domanda al datore di lavoro

Il congedo matrimoniale non può essere goduto nel periodo delle ferie o in quello di preavviso di licenziamento.

Se per motivi organizzativi o legati alla produzione aziendale non sia possibile fruirne in occasione del matrimonio, tale periodo deve essere concesso o completato entro i 30 giorni successivi al matrimonio.

Congedo matrimoniale spetta anche per le seconde nozze. In caso di secondo matrimonio è sempre possibile richiedere il congedo matrimoniale.

Il diritto al congedo infatti scatta in caso di matrimonio con validità civile (il classico matrimonio al Comune).

Quindi il matrimonio civile, e non quello religioso, è ciò che dà diritto al congedo matrimoniale ed è quindi spettante anche in caso di secondo matrimonio, ma anche in caso di terzo o quarto matrimonio.

Congedo matrimoniale per matrimonio all’estero. Chi organizza il proprio matrimonio all’estero deve possedere anche la residenza in Italia prima del matrimonio ed aver acquisito anche in Italia lo stato di coniugato.

Poligamia. Nel caso di cittadini di un paese dove è ammessa la poligamia, l’assegno per congedo matrimoniale dell’Inps spetta per un solo matrimonio, salvo i casi di divorzio o decesso del coniuge.

Lavoratori a tempo determinato. I lavoratori con un contratto di lavoro a termine hanno diritto al congedo matrimoniale al pari dei lavoratori di pari livello assunti a tempo indeterminato.

Contratto part-time e congedo matrimoniale. Il contratto di lavoro a tempo parziale è solo un contratto di lavoro con un orario ridotto o part-time.

Anche in questo caso al lavoratore spetta il congedo matrimoniale della durata di 15 giorni o la durata prevista dal CCNL.

Ovviamente, essendo un permesso retribuito, la retribuzione spettante per i giorni di assenza per congedo matrimoniale sarà proporzionata al part-time oggetto del rapporto di lavoro, quindi ad esempio con un contratto part-time al 50% si percepiranno 15 giorni retribuiti ma sempre part-time al 50%.

Nel caso contratto di lavoro part-time di tipo verticale, che ricordiamo è quel tipo di part-time che prevede non un orario ridotto giornaliero per tutta la settimana ma il lavoro svolto dal lavoratore, a tempo pieno, ma per alcuni giorni della settimana (es. il lunedì, il mercoledì e il venerdì). In questo caso l’assegno spetta solo spetta solo per i giorni che coincidono con quelli previsti dal contratto per lo svolgimento dell’attività lavorativa, sempre detratta la percentuale a carico del lavoratore.

Contratto a progetto e congedo matrimoniale. Ai lavoratori con contratto a progetto ma anche ai lavoratori con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa non va applicata la normativa prevista per i lavoratori dipendenti.

Quindi il congedo matrimoniale spetta solo se previsto esplicitamente da una apposita clausola inserita nel contratto  cococo stipulato.

Ma va detto che generalmente il datore di lavoro, in questo caso in qualità di committente, concede il diritto ad astenersi da lavoro per 15 giorni.

Per quanto riguarda il diritto al congedo retribuito, va detto che il compenso erogato non è legato generalmente ai giorni di prestazione lavorativa quindi, salvo diverso accordo tra le parti, al lavoratore subordinato, non spetta la retribuzione per i giorni di assenza per congedo matrimoniale.

Apprendistato e congedo matrimoniale. Il lavoratore apprendista ha diritto al congedo matrimoniale al pari degli altri lavoratori, operai o impiegati.

Congedo matrimoniale e cassa integrazione. Durante un periodo di CIGS o CIG, il lavoratore ha comunque diritto al congedo matrimoniale retribuito. Il trattamento economico previsto per il congedo matrimoniale, essendo più favorevole per il lavoratore, prevale sulla Cassa integrazione guadagni e pertanto durante tale periodo il lavoratore la sospende.

Una circolare dell’Inps infatti ha dichiarato l’incumulabilità della cassa integrazione erogata dall’Inps con il congedo matrimoniale.

Il datore di lavoro può successivamente chiedere una quota di rimborso all’Inps ma solo per gli operai e gli intermedi.

Secondo l’Inps nel caso della assenza per contrarre matrimonio, la causa della mancata prestazione di lavoro è da ricondursi alla sfera decisionale del lavoratore e non ad alcuna delle motivazioni, ricollegabili ad eventi attinenti la situazione aziendale che legittimano i provvedimenti di concessione dell’integrazione salariale, sia in regime ordinario che in quello straordinario.

Congedo matrimoniale e ferie. Abbiamo già detto che il lavoratore durante il congedo matrimoniale non matura le ferie.

Ma se per prolungare il viaggio di nozze richiede oltre al congedo matrimoniale di 15 giorni consecutivi anche delle giornate di ferie, ciò è normalmente consentito.

Resta necessaria l’approvazione del datore di lavoro, che può negare le ferie per esigenze aziendali.

Malattia durante il congedo matrimoniale. Può capitare che il lavoratore in congedo matrimoniale durante il viaggio di nozze si ammali.

Dal punto di vista retributivo, il congedo matrimoniale è incumulabile con le prestazioni di malattia. Pertanto l’Inps corrisponde durante il periodo di congedo matrimoniale l’assegno per congedo matrimoniale in quanto più favorevole ma non l’indennità di malattia.

Se il congedo matrimoniale coincide con un assenza per malattia, bisogna però controllare il proprio CCNL, ma generalmente il dipendente non ha diritto ad un prolungamento del congedo matrimoniale, che quindi non si “sospende” per malattia.

Di conseguenza non ha diritto neanche alla retribuzione relativa ai giorni di congedo matrimoniale non goduti per malattia.

Congedo matrimoniale e maternità. Può capitare e spesso capita che il matrimonio avvenga durante la gravidanza della sposa.

E che il matrimonio capiti durante i 5 mesi di astensione obbligatoria (che ricordiamo è 2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo il parto, salvo casi particolari).

Così come per l’indennità di malattia, anche l’indennità di maternità, che deve essere corrisposta con gli stessi criteri, non va corrisposta per i periodi di erogazione dell’assegno per congedo matrimoniale a carico dell’INPS o di erogazione di analoghi trattamenti retributivi eventualmente a carico del datore di lavoro.

Pertanto se la lavoratrice richiede il congedo matrimoniale per quel periodo non avrà diritto all’indennità di maternità per astensione o maternità obbligatoria.

Anche in caso di astensione facoltativa o maternità gravidanza anticipata, ossia quando si richiede il congedo parentale, la lavoratrice in congedo matrimoniale ha diritto a quest’ultimo che prevale sul congedo parentale stesso (e tra l’altro alla lavoratrice conviene richiedere il congedo matrimoniale).

Infortunio durante il congedo matrimoniale. La normativa prevede che l’indennità Inail per infortunio sul lavoro sia cumulabile con l’importo che sarebbe spettato a titolo di retribuzione al lavoratore in congedo matrimoniale. Pertanto sarà corrisposta al lavoratore la differenza tra retribuzione spettante e l’importo corrisposto dall’Inail a titolo di inabilità temporanea.

Congedo matrimoniale e assegni per il nucleo familiare. Il lavoratore durante il congedo matrimoniale di 15 giorni di permessi retribuiti ha diritto agli assegni familiari, pertanto riceverà gli ANF come se avesse lavorato quei 15 giorni.

Durante il congedo matrimoniale infatti conserva il diritto all’assegno per il nucleo familiare che quindi va retribuito in busta paga.

L’assegno per congedo matrimoniale spetta anche ai lavoratori disoccupati che siano in grado di dimostrare che nei novanta giorni precedenti il matrimonio hanno prestato, per almeno 15 giorni, la propria opera alle dipendenze delle aziende industriali, cooperative e artigiane.

Il caso del matrimonio all’estero e degli extracomunitari. Chi contrae matrimonio all’estero deve possedere, oltre alla qualifica ed i requisiti necessari, anche la residenza in Italia prima del matrimonio ed aver acquisito anche in Italia lo stato di coniugato.

Nel caso di cittadini di un paese dove è ammessa la poligamia, l’assegno per congedo matrimoniale dell’Inps spetta per un solo matrimonio, salvo i casi di divorzio o decesso del coniuge.

I lavoratori extracomunitari, nel caso di matrimonio celebrato all’estero, devono allegare alla domanda un certificato del Comune di residenza attestante che lo stesso è coniugato con la persona indicata sul certificato di matrimonio rilasciato dall’Autorità estera.

Disoccupati e richiamati alle armi. I lavoratori disoccupati o richiamati alla armi devono presentare domanda direttamente alla sede Inps competente entro un anno dalla data del matrimonio, allegando il certificato di matrimonio e la copia dell’ultima busta paga.

Se non è possibile produrre la certificazione nei termini citati, si può presentare un certificato rilasciato dall’Autorità religiosa ovvero una dichiarazione sostitutiva autenticata, purché successivamente si provveda a consegnare la documentazione prescritta

Matrimonio religioso e civile.  in caso di sdoppiamento temporale tra celebrazione religiosa e civile, non vi è duplicazione del congedo, che invece, può essere goduto una sola volta.

Il diritto al congedo non sorge quando sia celebrato solo quello religioso, senza trascrizione.

Documentazione. I lavoratori occupati devono presentare la domanda al datore di lavoro alla fine del congedo e non oltre 60 giorni dal matrimonio, allegando il certificato di matrimonio o stato di famiglia con i dati del matrimonio rilasciato dall’Autorità comunale.

Se non è possibile produrre la certificazione nei termini citati, si può presentare un certificato rilasciato dall’Autorità religiosa ovvero una dichiarazione sostitutiva autenticata, purché successivamente si provveda a consegnare la documentazione prescritta.

Rinuncia al congedo matrimoniale.  Il lavoratore può certamente rinunciare al congedo matrimoniale, che è però un diritto acquisito proprio in occasione del matrimonio.

Tra l’altro fruibile entro 30 giorni dalla data del matrimonio stesso. Non è possibile però la rinuncia al congedo matrimoniale, che ricordiamo sono 15 giorni di permesso retribuiti, per percepire un eventuale indennità sostitutiva dal datore di lavoro.

C’è stata solo qualche pronuncia della giurisprudenza nella quale è stato condannato il datore di lavoro per non aver concesso tutti e 15 i giorni di congedo.

In questo caso infatti scatta il diritto, del lavoratore, alla corresponsione della retribuzione per i giorni residui di congedo matrimoniale non fruiti.

Congedo matrimoniale alle coppie di fatto e unioni civili. Sebbene la recente legge non ne faccia esplicito riferimento, il previsto diritto al congedo familiare è da ritenersi assimilabile a quello matrimoniale.

In particolare si ritiene che dovranno essere i CCNL a darne piena attuazione.

MATRIMONIO

Il matrimonio del cittadino italiano all’estero. Allorché un cittadino italiano si trovi all’estero può ivi sposarsi, ossia contrarre matrimonio, con un altro cittadino italiano o con uno straniero.

La capacità matrimoniale e le altre condizioni per contrarre matrimonio sono regolate dalla legge nazionale di ciascun futuro sposo, quindi quella italiana, prevista dal codice civile, per il cittadino italiano e quella richiesta dalla legge nazionale per il cittadino straniero.

Il matrimonio all’estero potrà essere celebrato dinanzi:

  • ad un’autorità straniera locale
  • all’autorità diplomatica o consolare
  • ad un ministro di un culto religioso

Il matrimonio del cittadino italiano dinanzi all’autorità straniera.  Il matrimonio celebrato dal cittadino italiano all’estero dinanzi all’autorità straniera locale, se vengono rispettate le forme previste nello stato straniero e se sussistono le condizioni e la capacità necessarie per contrarre matrimonio secondo le norme del codice civile, è valido e produce effetti immediati anche nell’ordinamento italiano.

Non sussiste in questo caso l’obbligo delle pubblicazioni, a meno che non sia richiesto dalla legislazione straniera.

In alcuni casi l’autorità straniera richiede una certificazione attestante la capacità matrimoniale del connazionale oppure un nulla-osta.

E’ importante ricordare che l’Italia ha aderito insieme ad altri paesi (Austria, Belgio,  Lussemburgo, Paesi Bassi, Germani, Grecia, Portogallo, Spagna, Svizzera e Turchia), alla Convenzione di Monaco del 1980 (un accordo) che ha fissato norme comuni per il rilascio di un certificato di capacità matrimoniale che potrà essere utilizzato dai cittadini di questi paesi per la celebrazione del matrimonio all’estero.

Il certificato viene rilasciato dall’autorità competente solo se il cittadino possiede i requisiti e se vi sono le condizioni per contrarre matrimonio che sono necessari secondo la legge dello Stato di appartenenza. Il Italia l’autorità competente a rilasciare questo certificato è l’ufficiale di stato civile.

Questo certificato ha una validità di 6 mesi.

L’Italia ha poi stabilito ulteriori accordi con Svizzera e Austria nell’ottica di una maggiore collaborazione e semplificazione per la celebrazione del matrimonio tra cittadini provenienti dai rispettivi Paesi.

Per gli altri Stati si parla di nulla-osta.

Copia dell’atto di matrimonio redatto dall’autorità straniera, debitamente legalizzato e tradotto, è rimessa a cura degli interessati (gli sposi) all’autorità diplomatica o consolare italiana che la trasmetterà all’ufficiale di stato civile competente perché sia trascritto in Italia.

Dal momento che l’atto è immediatamente valido, la trascrizione dello stesso nei registri dello stato civile non avrà efficacia costitutiva (ovvero non è necessaria perché il matrimonio sia considerato valido), ma ha solo natura meramente certificativa e di pubblicità.

Per procedere alla legalizzazione dell’atto di matrimonio il richiedente deve presentarsi, previo appuntamento, presso l’Ufficio consolare munito dell’atto (in originale) da legalizzare.

Al fine di ottenere il certificato di conformità della traduzione, il richiedente deve presentarsi, sempre previo appuntamento, presso l’Ufficio consolare munito del documento originale in lingua straniera e della traduzione.

Gli atti di cui sopra sono soggetti al pagamento dei diritti (tasse) in base alla tariffa consolare attualmente in vigore.

Gli atti di matrimonio rilasciati dai Paesi che hanno aderito alla Convenzione di Vienna dell’8 settembre 1976, che prevede il rilascio di un modulo plurilingue,  sono esenti da legalizzazione e da traduzione. Tali Paesi sono: Austria, Belgio, Bosnia e Erzegovina, Croazia, Estonia, Francia, Germania, Italia, Lituania, Lussemburgo, Macedonia, Moldova, Montenegro, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Serbia, Slovenia, Spagna, Svizzera e Turchia.

Il matrimonio del cittadino italiano dinanzi all’autorità diplomatica o consolare.  La legge italiana attribuisce alle autorità diplomatiche e consolari italiane all’estero funzioni di ufficiale di stato civile. Il Console è, dunque, autorizzato a celebrare i matrimoni.

Davanti a queste autorità all’estero possono celebrare matrimonio due futuri sposi entrambi cittadini italiani o un cittadino italiano e uno straniero, cui devono presentare l’istanza di celebrazione del matrimonio consolare, che può essere presentata di persona all’ufficio consolare ovvero inviata per posta, fax o email e corredata dalla copia dei documenti di identità dei richiedenti.

Una volta accolta l’istanza, i futuri sposi devono richiedere le pubblicazioni.

In base alla nazionalità ed alla residenza dei futuri sposi si individua anche il luogo in cui richiedere, ovvero:

  • se entrambi sono residenti in Italia le pubblicazioni vanno richieste all’ufficiale di stato civile del Comune di residenza;
  • se il cittadino italiano ha la residenza all’estero e l’altro (italiano o straniero) in Italia, le pubblicazioni possono essere richieste indistintamente all’ufficiale di stato civile del Comune di residenza in Italia o all’autorità consolare italiana all’estero nella cui circoscrizione risiede il futuro sposo;
  • se il cittadino italiano ha la residenza in Italia e l’altro (italiano o straniero) all’estero, le pubblicazioni vanno richieste al Comune italiano di residenza;
  • se entrambi sono residenti all’estero, competente per ricevere la richiesta di pubblicazioni è esclusivamente l’autorità consolare.

L’autorità consolare deve inviare l’atto di matrimonio all’ufficiale dello stato civile del Comune italiano competente.

Il Console può rifiutare di celebrare un matrimonio che risulterebbe non valido secondo l’ordinamento vigente nel Paese straniero; in questo caso il Console può decidere di celebrare comunque il matrimonio, ma dovrà informare gli sposi circa la non efficacia dell’atto nello Stato in questione.

Il matrimonio religioso del cittadino italiano celebrato all’estero. Se un cittadino italiano celebra un matrimonio religioso all’estero questo sarà valido ed efficace in Italia solo se produce effetti civili per l’ordinamento dello Stato straniero in cui si è celebrato e dovrà essere trascritto, con valore dichiarativo e non costitutivo (ovvero non è necessaria la trascrizione perché il matrimonio sia considerato valido), nei registri dello stato civile italiani.

2.5 Matrimonio civile.  Il matrimonio è l’atto con il quale due persone di sesso opposto manifestano la volontà di realizzare una comunione spirituale e materiale di vita con l’osservanza dei doveri e l’esercizio dei diritti previsti per i coniugi dal codice civile.

Con il termine matrimonio si intende sia l’atto che costituisce il vincolo sia il rapporto che lega tra loro i coniugi.

Il matrimonio civile è il matrimonio volto a produrre effetti unicamente per il diritto dello Stato ed è disciplinato dalla legge statale quanto alle condizioni richieste agli sposi per contrarlo, alle formalità preliminari che devono essere svolte, alla celebrazione, alle cause e ai termini di impugnazione.

Il matrimonio civile è, dunque, un atto pubblico complesso, perché unisce la volontà degli sposi con le attestazioni e le dichiarazioni di un pubblico ufficiale (ad. es.: il sindaco o un assessore) che non si limita a raccogliere la volontà degli sposi ma li dichiara uniti in matrimonio.

Quali sono le condizioni necessarie per contrarre matrimonio civile.  Il codice civile prevede alcune condizioni perché i futuri coniugi possano contrarre matrimonio, e cioè:

  • non devono essere minorenni (solo con autorizzazione del tribunale può sposarsi anche chi ha compiuto 16 anni);
  • non devono essere interdetti per infermità di mente ;
  • non devono essere vincolati da un precedente matrimonio;
  • la donna non può contrarre nuovo matrimonio se non dopo trecento giorni dallo scioglimento, dall’annullamento o dalla cessazione degli effetti civili (divorzio) del precedente matrimonio;
  • non possono contrarre matrimonio tra loro:

1) gli ascendenti (i nonni) e i discendenti in linea retta (figli nati nel matrimonio o nati fuori del matrimonio);

2) i fratelli e le sorelle;

3) lo zio e la nipote, la zia e il nipote;

4) gli affini (i parenti del coniuge) in linea retta;

5) gli affini in linea collaterale in secondo grado;

6) l’adottante, l’adottato e i suoi discendenti;

7) i figli adottivi della stessa persona;

8) l’adottato e i figli dell’adottante;

9) l’adottato e il coniuge dell’adottante, l’adottante e il coniuge dell’adottato;

10) persone delle quali l’una è stata condannata per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell’altro;

  • devono essere state effettuate le pubblicazioni a cura dell’ufficiale dello stato civile e devono essere decorsi almeno quattro giorni dal loro compimento

Che cosa sono le pubblicazioni. Le pubblicazioni di matrimonio consistono nell’inserimento sul sito internet del comune di un atto contenente le generalità dei futuri sposi.

Vengono fatte a cura dell’ufficiale dello stato civile dopo che ha accertato l’insussistenza di impedimenti alla celebrazione del matrimonio ed hanno la funzione di rendere noto il proposito dei futuri coniugi di contrarre nozze per mettere in grado gli interessati di fare le eventuali opposizioni.

La richiesta di pubblicazioni deve essere fatta da entrambi gli sposi (o da un terzo che ha ricevuto da questi autorizzazione a mezzo di procura rilasciata con scrittura privata, o da chi esercita la responsabilità genitoriale o da chi esercita la tutela per i minori di età compresa fra i 16 e i 18 anni) all’ufficiale dello stato civile del comune di residenza di uno degli sposi e deve contenere le seguenti informazioni: il nome, il cognome, la data e il luogo di nascita, la cittadinanza, la residenza, la libertà di stato di ciascuno degli sposi, se esiste qualche impedimento di parentela, di affinità, di adozione o di affiliazione tra di essi, se hanno già contratto matrimonio, se sono stati dichiarati interdetti per infermità di mente, se sono stati condanni per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell’altro.

L’atto di pubblicazione resta inserito sul sito web del comune per almeno 8 giorni consecutivi. Il tribunale, su richiesta dei futuri sposi, può autorizzare, con decreto, per gravi motivi, la riduzione del termine di 8 giorni della pubblicazione e, per cause gravissime (ad esempio uno dei futuri sposi è in fin di vita), l’omissione delle pubblicazioni stesse, quando gli sposi dichiarino davanti al cancellerie del tribunale che non sussistono motivi di impedimento.

Quanto costano le pubblicazioni.  Per la pubblicazione del matrimonio occorre presentarsi con una marca da bollo dell’importo di 16,00 euro, nel caso in cui i futuri sposi siano residenti nello stesso comune, oppure di un importo pari al doppio, nel caso in cui uno di essi sia residente in un altro comune.

Chi e come può presentare opposizione. In presenza di cause che impediscano la celebrazione del matrimonio, la legge legittima determinate persone ad opporsi ad esso, e cioè:

  • i genitori degli sposi;
  • in caso di mancanza dei genitori gli ascendenti e i collaterali fino al terzo grado;
  • il tutore o il curatore.

Questi soggetti possono presentare ricorso al tribunale del luogo dove sono state eseguite le pubblicazioni. Il Presidente del tribunale fissa con decreto la comparizione delle parti davanti al collegio per una data compresa tra i 3 e i 10 giorni dalla presentazione del ricorso.

Il ricorso può essere presentato anche dopo il termine di inserimento della pubblicazione on-line, ma comunque prima della celebrazione del matrimonio.

Il Presidente del tribunale può decidere di sospendere la celebrazione del matrimonio sino a che sia stata rimossa l’opposizione.

L’atto di matrimonio. L’atto di matrimonio viene compilato immediatamente dopo la celebrazione nella Parte I dei registri dello Stato civile, letto e sottoscritto dagli sposi, dai testimoni e dall’ufficiale di stato civile.

L’atto contiene le generalità degli sposi e dei testimoni, la data dell’eseguita pubblicazione o l’eventuale indicazione dei decreti di autorizzazione all’omissione della pubblicazione o se ricorrono degli impedimenti, il luogo della celebrazione nei casi di imminente pericolo di vita o celebrati fuori dalla Casa Comunale ed, infine, la dichiarazione dell’ufficiale di stato civile che li unisce in matrimonio.

Se le persone non sono in grado di comprendere, come il caso dello straniero, l’ufficiale di stato civile provvede a nominare un interprete che dovrà sottoscrivere l’atto. Qualora gli sposi non possano apporre la propria firma, l’ufficiale dello stato civile deve indicare tale circostanza nell’atto e le ragioni di tale impedimento.

Il regime patrimoniale. I regimi patrimoniali tra cui i coniugi possono scegliere sono due: la comunione dei beni e la separazione dei beni.

La comunione dei beni è il regime patrimoniale che automaticamente viene adottato laddove non ci sia una diversa manifestazione di volontà da parte dei coniugi.

Pertanto, tale scelta non viene annotata sull’atto di matrimonio, né riportata negli estratti. Il regime della comunione dei beni prevede conseguentemente che tutti gli acquisti fatti dalla famiglia dopo il matrimonio, costituiscono patrimonio comune a prescindere dall’apporto economico di ciascun componente. Sono esclusi dalla comunione dei beni:

  1. i beni che ciascun coniuge aveva prima del matrimonio;
  2. i beni avuti dopo il matrimonio per eredità o donazione;
  3. i beni di uso strettamente personale ed i loro accessori;
  4. i beni che servono all’esercizio della professione;
  5. i beni ottenuti come risarcimento di un danno patito.

Lo scioglimento della comunione dei beni avviene in uno dei seguenti casi:

  • morte di uno dei coniugi;
  • separazione giudiziale dei beni;
  • provvedimento del Tribunale di omologazione della separazione personale dei coniugi;
  • sentenza di divorzio;
  • annullamento del matrimonio;
  • scelta del regime di separazione dei beni (da effettuarsi per atto pubblico dinanzi ad un notaio).

La separazione dei beni deve essere invece espressamente richiesta dai coniugi e prevede, invece, che ciascun coniuge conservi la titolarità esclusiva dei beni acquistati durante il matrimonio. Tale scelta deve essere dichiarata da entrambi i coniugi:

  • prima del matrimonio:
  • all’ufficiale di stato civile (matrimonio civile);
  • al parroco (matrimonio concordatario);
  • al ministro di culto (matrimonio culti ammessi);
  • dopo il matrimonio:
  • davanti ad un notaio.

La separazione dei beni viene annotata sull’atto di matrimonio e riportata negli estratti di matrimonio.

Matrimonio concordatario. Il matrimonio concordatario è il matrimonio religioso che si svolge dinanzi al ministro di culto cattolico, ovvero il parroco di uno dei due sposi o un suo delegato, al quale la legge dello Stato, a partire dal 1929, in forza del Concordato lateranense stipulato tra lo Stato italiano e la Santa Sede, e poi con l’Accordo di revisione del Concordato lateranense del 1984, riconosce gli stessi effetti del matrimonio civile, a condizione che il matrimonio celebrato dinanzi al ministro del culto cattolico e disciplinato dal diritto canonico (cioè dal diritto della Chiesa cattolica) sia trascritto nei registri dello stato civile.

Gli adempimenti e i documenti necessari.  I futuri sposi devono rivolgersi al proprio parroco o al parroco della Chiesa dove hanno scelto di effettuare la celebrazione per fissare la Chiesa e la data delle nozze ed avviare le pratiche per il matrimonio.

Devono essere consegnati i seguenti documenti:

civili:

  • certificati di nascita;
  • certificati di residenza;
  • certificati di cittadinanza;

religiosi:

  • il certificato di Battesimo (che verrà rilasciato dalla parrocchia presso la quale si è stati battezzati);
  • il certificato di Cresima (se non si fosse stati cresimanti è necessario provvedervi prima del matrimonio);
  • il certificato di “Stato libero ecclesiastico”, tale certificato ha la funzione di attestare che il richiedente non abbia già in precedenza contratto matrimonio secondo il rito religioso. Tale documento può essere sostituito con un giuramento dell’interessato dinanzi al parroco;
  • l’attestato di partecipazione al corso prematrimoniale;
  • il nulla osta ecclesiastico: è un documento che va richiesto alla Curia nel caso in cui i coniugi vogliano contrarre matrimonio presso una parrocchia differente dalla propria o fuori dal Comune di residenza.

La trascrizione nei registri di stato civile.  Ricevuto l’atto di matrimonio, l’ufficiale di stato civile dovrà trascriverlo negli appositi registri nelle 24 ore successive al ricevimento e ne comunicherà l’avvenuto adempimento al parroco.

Se il matrimonio religioso non venisse trascritto nei registri civili resterebbe un atto religioso privo di effetti per l’ordinamento italiano.

La trascrizione dell’atto non ha solo, dunque, una semplice funzione di pubblicità cd. dichiarativa, ma ha anche carattere costitutivo e cioè è fondamentale per la produzione degli effetti civili del matrimonio cattolico che vengono costituiti con effetto retroattivo, ovvero dal giorno della celebrazione.

ll matrimonio del cittadino straniero in Italia. Un cittadino straniero, anche se non ha la residenza o il domicilio in Italia, può sposarsi, ossia contrarre matrimonio nel nostro Paese o secondo la sua legge nazionale dinanzi all’autorità diplomatica o consolare del suo Paese, oppure secondo la legge italiana dinanzi all’ufficiale di stato civile (vedi la scheda sul matrimonio civile), al ministro di culti acattolici ammessi in Italia, ai ministri di culto cattolico (vedi la scheda sul matrimonio religioso) se sono rispettate le regole previste dal rito concordatario.

Se sceglie la celebrazione secondo la legge italiana, è soggetto alle condizioni previste dall’ordinamento italiano per contrarre matrimonio e, pertanto, non devono sussistere gli impedimenti previsti dal codice civile (vedi la scheda sul matrimonio civile): interdizione, difetto di libertà di stato, parentela ed affinità non dispensabili, delitto, divieto temporaneo di nuove nozze. Deve essere rispettato anche il limite dell’età minima (18 anni, o 16 con autorizzazione).

Pubblicazioni e documenti necessari.  Gli stranieri che risiedono o hanno domicilio in Italia dovranno richiedere le pubblicazioni all’ufficiale di stato civile del comune di residenza o di domicilio.

Devono, inoltre, produrre una dichiarazione, rilasciata dall’autorità competente del proprio Paese (sono autorità competenti sia quelle situate all’estero ed individuate dalla legge dello stato in questione, sia il consolato straniero in Italia), dalla quale risulti che nulla osta al matrimonio secondo le leggi cui sono sottoposti (nulla-osta).

Il nulla-osta deve essere tradotto e legalizzato, salvo i casi di esenzione eventualmente previsti in accordi internazionali siglati dall’Italia.

Dovranno produrre, infine, un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano (permesso di soggiorno o carta di identità).

Fanno eccezione ai precedenti adempimenti due Stati: U.S.A. e Australia.

Per questi due Paesi, vista l’assenza di autorità competenti a rilasciare il nulla osta di cui sopra, l’Italia ha scambiato con questi Paesi delle note, approvate con legge successiva, secondo le quali il cittadino statunitense o l’australiano che non riesce a produrre la documentazione prevista dal nostro Codice Civile, presenti all’ufficiale di stato civile competente i seguenti documenti:

  • una dichiarazione giurata resa davanti alla competente autorità consolare da cui risulti che nulla osta al matrimonio;
  • i documenti rilasciati dalle autorità statunitensi o australiane dai quali risulti indirettamente la prova che, in base alle leggi cui il richiedente è soggetto, nulla osta al matrimonio.

L’ufficiale di stato civile, una volta ricevuto il nulla-osta, procede con le pubblicazioni secondo le formalità previste per i cittadini italiani.

Se i cittadini stranieri non hanno la residenza o i domicilio in Italia, l’ufficiale di stato civile redige un processo verbale e potrà procedere alla celebrazione in assenza di pubblicazioni.

Possono sposarsi in Italia anche  i rifugiati politici o gli apolidi (ossia le persone prive di qualunque cittadinanza). In tal caso, non sono tenuti a produrre il nulla-osta per le pubblicazioni ma è sufficiente che presentino la certificazione attestante la condizione di rifugiato politico rilasciata dell’Alto Commissariato per i rifugiati o la certificazione attestante l’apolidia.

Validità del matrimonio degli stranieri in Italia.  Secondo la Convenzione dell’Aja del 12 giugno 1902, il matrimonio del cittadino straniero in Italia può ritenersi valido se la disciplina dello Stato ove viene svolto nulla contesti in proposito.

Per quanto concerne il matrimonio celebrato dinanzi all’autorità consolare, questo viene ritenuto valido, quanto alla forma, purché almeno uno degli sposi sia cittadino dello Stato cui l’autorità consolare appartiene e purché gli sposi non appartengano allo Stato nel cui territorio si celebra il matrimonio. Laddove esistano specifiche convenzioni in materia, il matrimonio celebrato davanti ad un’autorità consolare può essere trascritto nei registri di stato civile.

Gli stranieri possono contrarre matrimonio dinanzi ai ministri di culto acattolici ammessi in Italia con effetti civili.

 

 

 

Congedo, ferie e malattia in maternita’

Nell’ipotesi in cui, a seguito di un periodo di congedo parentale si fruisca immediatamente dopo di giorni di ferie o di malattia, riprendendo quindi l’attività lavorativa, le giornate festive e sabati (in caso di settimana corta) cadenti tra il periodo di congedo parentale e le ferie o la malattia, non vanno computati in conto al congedo parentale. Esempio: orario di lavoro articolato su 5 giorni la settimana 1° settimana     dal lunedì al venerdì = congedo parentale 2° settimana     dal lunedì al venerdì = ferie o malattia 3° settimana     lunedì e venerdì = ripresa attività lavorativa In questo caso le giornate di sabato e domenica comprese tra la prima e la seconda settimana e tra seconda e la terza non devono essere conteggiati nel congedo parentale.
Viceversa, allorquando si susseguano, senza interruzione, un periodo di congedo parentale, un periodo di ferie o di malattia ed un ulteriore periodo di congedo parentale, i giorni festivi ed i sabati (in caso di settimana corta), che si collocano immediatamente dopo il primo periodo di congedo ed immediatamente dopo il prima del successivo, devono essere conteggiati nel congedo parentale.
Esempio: orario di lavoro articolato su 5 giorni la settimana 1° settimana     dal lunedì al venerdì = congedo parentale 2° settimana     dal lunedì al venerdì = ferie o malattia 3° settimana     lunedì e venerdì = congedo parentale In questo caso, le giornate di sabato e domenica comprese tra la prima e la seconda settimana e tra la seconda e la terza devono essere conteggiate come congedo parentale.  


Congedo parentale (astensione facoltativa)

Il congedo parentale (ex astensione facoltativa) è il diritto che ciascun genitore ha, per ogni figlio, di assentarsi dal lavoro secondo regole che sono determinate dalle legge e dai CCNL. La possibilità di fruire dell’astensione facoltativa è riconosciuta ad entrambi i genitori anche l’altro non ne ha diritto come nel caso, ad esempio, della madre non lavoratrice.
Tre diverse tipologie di congedo. I genitori lavoratori dipendenti possono avvalersi del Congedo Parentale, a prescindere dalle condizioni reddituali. Il lavoratore può scegliere tra tre diverse tipologie di congedo:

  • su base oraria;
  • su base giornaliera;
  • su base mensile.
  • Ogni genitore può usufruire del congedo a ore anche in assenza di un’intesa con il proprio datore di lavoro

È esclusa la cumulabilità del congedo con permessi o riposi disciplinati dal Testo Unico maternità/paternità. Il congedo a ore non può essere utilizzato, quindi, nei giorni di riposo per allattamento e assistenza ai figli disabili.
Durata. A partire dal 25 giugno 2015 il congedo, per ogni figlio, è riconosciuto nei primi 12 anni di vita (cioè fino al giorno compreso dell’12° compleanno) (prima era fino all’8°anno) del bambino. Il congedo si applica anche a coloro che non hanno fruito di tutto il congedo entro il 24 giugno 2015, nel vecchio limite di otto anni per ogni figlio.
Adozioni e affidamenti. Il congedo può essere fruito dai genitori adottivi, nazionali e internazionali, e di affidamento, qualunque sia l’età del minore entro i 12 anni dall’ingresso in famiglia (comunque non oltre il raggiungimento della maggiore età del minore).

Esempio: domanda presentata il 15 dicembre 2015, per la fruizione di congedo parentale dal 20 dicembre 2015 al 10 gennaio 2016:
Caso 1 – il figlio compie gli 8 anni dopo il 10 gennaio 2016 – il periodo, in presenza dei requisiti di legge, è fruibile interamente (su tale domanda infatti è ininfluente l’estensione del limite fino a 12 anni) Caso 2 – il figlio, alla data del 20 dicembre 2015 ha già compiuto 8 anni –  il periodo,  in presenza dei requisiti di legge, è fruibile in parte, per il periodo dal 20 al 31 dicembre 2015 (la riforma infatti trova applicazione, al momento, per i periodi di congedo fruiti entro il 31 dicembre 2015).
Madre e padre. Il congedo può essere fruito, complessivamente tra i due genitori, per un massimo di:

  • 10 mesi
  • 11 mesi se il padre si astiene dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore e 3 mesi

La madre e il padre possono contemporaneamente fruire  del congedo parentale e il padre la può utilizzare anche durante l’astensione obbligatoria della madre post partum e durante i periodi nei quali la madre beneficia dei riposi orari per allattamento. Non può invece essere fruito dalla madre per gli stessi periodi del padre beneficiario dei permessi di allattamento. Il genitore ne ha diritto anche se il figlio non è convivente.
Nell’ambito del limite complessivo l’astensione spetta:         

  • sei mesi continuativi o frazionati per la madre lavoratrice dipendente; tre mesi (da fruirsi entro il primo anno di vita del bambino) 
  • sei mesi continuativi a frazionati per padre lavoratore anche se la madre è lavoratrice autonoma o non lavoratrice
  • dieci mesi continuativi o frazionati quando vi è un solo genitore. La situazione di genitore solo può verificarsi in caso di morte di un genitore, o di abbandono del figlio da parte di uno dei genitori, risultante da provvedimento formale e nel caso di affidamento del figlio ad un solo genitore sempre mediante provvedimento formale

Esclusioni. Le attuali disposizioni applicative, prevedono, a nostro avviso in modo ingiustificato, alcune ipotesi per le quali si esclude il beneficio dei 10 mesi.
In particolare si segnala:

  • la grave infermità di un genitore ivi comprese le patologie che non danno luogo a cumulo di assenze per malattia prevista dai CCNL dei Comparti pubblici.
  • i casi di inabilità grave e permanente riconosciuta
  • il caso in cui uno dei due genitori sia detenuto
  • il caso in cui un genitore lavori permanentemente all’estero ovvero si trovi in aspettativa per la cooperazione di paesi in via sviluppo
  • in caso in cui un genitore non sia convivente e di fatto non si occupi del figlio;
  • il caso in cui il figlio non sia riconosciuto dal padre.

Genitore solo. Qualora vi sia un solo genitore, il periodo massimo è di 10 mesi; per l’elevazione del periodi fino a 10 mesi, va presa in considerazione la situazione di genitore solo che si sia verificata successivamente alla fruizione del proprio periodo massimo (sei mesi la madre sette mesi il padre), ma nel calcolo dei dieci mesi vanno computati tutti i periodi in precedenza fruiti da entrambi i genitori.
Pertanto se la madre aveva già usufruito di sei mesi, al padre ne spettano ancora quattro, mentre se il padre ne aveva usufruito per sette mesi, alla madre ne spettano ancora tre. La situazione di genitore solo si realizza, oltre che nei casi di morte dell’altro genitore, di abbandono del figlio o di affidamento esclusivo del figlio ad un solo genitore, anche nel caso di non riconoscimento del figlio da parte dell’altro genitore.
Nel caso di un genitore separato la condizione di genitore solo si realizza se nella sentenza di separazione risulti che il figlio è affidato ad uno solo dei genitori.  
Congedo totale tra i genitori

Congedo fruito dalla madre
Congedo fruibile dal padre
Totale
1 mese
7 mesi
8 mesi
2 mesi
7 mesi
9 mesi
3 mesi
7 mesi
10 mesi
4 mesi
7 mesi
11 mesi
5 mesi
6 mesi
11 mesi
6 mesi
5 mesi
11 mesi
Congedo fruito dal padre
Congedo fruibile dalla madre
Totale
1 mese
6 mesi
7 mesi
2 mesi
6 mesi
8 mesi
3 mesi
6 mesi
9 mesi
4 mesi
6 mesi
10 mesi
5 mesi
6 mesi
11 mesi
6 mesi
5 mesi
11 mesi
7 mesi
4 mesi
11 mesi

La domanda. La richiesta per la fruizione del congedo parentale deve essere presentata al datore di lavoro. Il preavviso, se non diversamente stabilito dai singoli CCNL, deve essere di almeno 5 giorni (a nostro avviso lavorativi), ed occorre indicare l’inizio e la fine del periodo di congedo che si intende usufruire.


Congedo parentale per figli con disabilità

Figli con handicap grave. L’handicap è considerato grave quando la persona necessita di intervento assistenziale permanente, continuativo e globale, nella sfera individuale o in quella di relazione. Nel caso di figlio affetto di handicap affetto di handicap grave, la lavoratrice madre o, in alternativa il padre, hanno diritto di fruire del congedo parentale,in misura continuativa o frazionata:

  • fino a 12 anni d’età del bambino al prolungamento del congedo parentale
  • per un periodo massimo non superiore a tre anni

Condizione. Il bambino non deve essere ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati , oppure anche in caso di ricovero, a condizione che sia richiesta dai sanitari la presenza del genitore. Non può essere fruito oltre il raggiungimento della maggiore età.
Calcolo del periodo. Nel calcolo del limite massimo di congedo prolungato (tre anni) si tiene conto anche dei periodi di congedo ordinario fruito dai genitori (10/11 mesi). 21.4 Decorrenza. Il periodo di prolungamento del congedo parentale decorre dal periodo corrispondente alla durata massima del congedo parentale ordinario spettante al genitore richiedente.
Esempio. Potrà essere dal 7° mese per la madre (se il padre ne fruisca per 5 mesi), oppure dall’8° mese per il padre (se la madre ne fruisca per 3 mesi.
Retribuzione. Tutto il periodo del prolungamento del congedo parentale è retribuito dall’INPS con l’indennità del 30% della retribuzione.
La domanda. Per tutti gli altri genitori lavoratori dipendenti aventi diritto al prolungamento del congedo parentale per figli di età inferiore agli 8 anni, la domanda continua ad essere presentata in via telematica.
Adozione nazionale, internazionale e affidamento. L’ampliamento dell’arco temporale entro cui fruire del congedo trova applicazione anche in questi casi. Ciò significa che dal 25 giugno 2015 può essere fruito dai genitori adottivi o affidatari, qualunque sia l’età del minore, entro i 12 anni dall’ingresso in famiglia del minore con disabilità grave.
Retribuzione. I giorni fruiti fino al 12 anno di vita del bambino, o fino al 12° anno dall’ingresso in famiglia del minore, a titolo di prolungamento del congedo parentale danno diritto alla retribuzione nella misura del 30%. 2
Prestazione alternativa al congedo parentale. In alternativo al prolungamento del congedo parentale fino a 3 anni, i genitori (lavoratori dipendenti) possono fruire di altre prestazioni alternative al prolungamento del congedo, vale a dire che non possono essere fruite assieme al congedo parentale, esse sono:

  • tre giorni di permesso mensile, oppure le ore di riposo giornaliero (cosiddetto allattamento), per bambini anche adottivi e in affidamento
  • tre giorni di permesso mensile per bambini tra i 3 e i 12 anni di vita, oppure tra i 3 anni di vita e fino a 12 dall’ingresso in famiglia in caso di adozione e affidamento

In entrambi i casi, a partire dal compimento dodicesimo anno d’età del figlio biologico e dal 12° anno di anno di ingresso in famiglia o in affidamento, i genitori possono fruire esclusivamente di tre giorni di permesso mensile.


Congedo di maternita’ (astensione obbligatoria)

La lavoratrice ha diritto di assentarsi dal lavoro:

  • 2 mesi prima della data presunta del parto

OPPURE

1 mese prima a condizione che questo non comporti rischi per il nascituro o per la madre.

Le condizioni. Il ricorso all’opzione di assentarsi dal lavoro un mese prima anziché due, è esercitabile in presenza dei seguenti presupposti:

  • assenza di un provvedimento di interdizione anticipata dal lavoro da parte della competente Direzione provinciale del lavoro 
  • venire meno delle cause che abbiano in precedenza portato ad un provvedimento di interdizione anticipata nelle prime fasi di gravidanza;
  • assenza di pregiudizio alla salute della lavoratrice e del nascituro derivante dalle mansioni svolte, dall’ambiente di lavoro e/o dall’articolazione dell’orario di lavoro previsto; nel caso venga rilevata una situazione pregiudizievole, alla lavoratrice non potrà comunque essere consentito, ai fini dell’esercizio dell’opzione, lo spostamento ad altre mansioni ovvero la modifica delle condizioni e dell’orario di lavoro;
  • assenza di controindicazioni allo stato di gestazione riguardo alle modalità per il raggiungimento del posto di lavoro.

La facoltà di astenersi a partire dal mese precedente la data presunta del parto, deve intendersi come periodo minimo obbligatorio, nel senso che l’astensione può andare da un minimo di un giorno ad un massimo di un mese.
La procedura. Le lavoratrici interessate, ai fini del rilascio della prevista certificazione sanitaria, dovranno fornire ogni utile informazione circa le sopra descritte condizioni, esibendo copia dell’eventuale provvedimento di interdizione anticipata dal lavoro adottato dal Servizio ispezione del lavoro.
La lavoratrice interessata all’opzione è tenuta a richiedere, comunque, la certificazione del medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato, nonché la certificazione del medico competente dell’azienda, qualora obbligatoriamente presente in azienda ai sensi del Decreto Legislativo 81/2008.
La lavoratrice che intende avvalersi dell’opzione deve presentare apposita domanda al datore di lavoro e all’ente erogatore dell’indennità di maternità (nel caso che questi sia l’INPS), corredata della o delle certificazioni sanitarie di cui sopra, acquisite nel corso del settimo mese di gravidanza. 

  • 3 mesi dopo il parto (e cioè fino al giorno del compimento del 3° mese di età del bambino), oppure quattro se ha esercitato l’opzione per astenersi un mese prima della nascita. Ne ha diritto anche il padre adottivo o affidatario nel caso in cui la madre non ne faccia richiesta. 

Esempio: data presunta del parto 15 agosto – data effettiva del parto 15 agosto

Ante partum
Parto
Post partum
15 giugno – 14 agosto
15 agosto
16 agosto – 15 novembre
2 mesi
1 giorno
3 mesi

Esempio: data presunta del parto 15 agosto – data effettiva del parto 10 agosto

Ante partum
Parto
Post partum
15 giugno – 9 agosto
10 agosto
11 agosto – 15 novembre
1 mese 26 giorni
1 giorno
3 mesi e 4 giorni

Esempio: data presunta del parto 15 agosto – data effettiva del parto 20 agosto

Ante partum
Parto
Post partum
15 giugno – 19 agosto
20 agosto
21 agosto – 20 novembre
2 mesi e 5 giorni
1 giorno
3 mesi

Sospensione del congedo in caso di ricovero ospedaliero. Nel caso di ricovero del neonato la madre ha diritto di chiedere la sospensione del congedo di maternità (obbligatoria) e di godere del congedo, in tutto o in parte, dalla data di dimissione del bambino.
Per rientrare al lavoro durante il periodo di ricovero del bambino la lavoratrice madre deve comunque produrre attestazione medica che dichiari la compatibilità del suo stato di salute con la ripresa dell’attività lavorativa. Queste disposizione valgono anche nei casi di adozione o affidamenti.

Effetti sul lavoro. Sono vietati accertamenti sanitari sull’eventuale stato di gravidanza prima dell’assunzione al lavoro. La lavoratrice ha diritto a svolgere mansioni che siano compatibili con lo stato di gravidanza e a mantenere l’inquadramento retributivo anche nel caso di assegnazione a mansioni inferiore.
Le donne in stato di gravidanza e fino al compimento di un anno di età del bambino, non possono essere adibite a lavoro notturno (dalle ore 24 alle ore 6).
La lavoratrice ha diritto, sempreché non vi rinunci espressamente, a rientrare nella stessa unità produttiva cui era addetta prima dell’astensione dal lavoro ovvero in un’altra che sia ubicata nel medesimo comune e permanervi fino al compimento di un anno di vita del bambino, con diritto ad essere adibita alle mansioni svolte prima dell’astensione o a mansioni equivalenti.
L’astensione obbligatoria è utile ai fini dell’anzianità di servizio e per la maturazione delle ferie e della tredicesima mensilità. La lavoratrice non può essere licenziata dalla data di inizio della gravidanza sino al compimento di un anno di età del bambino.
Tale divieto non opera in caso di colpa grave da costituire giusta causa, per cessazione dell’attività dell’azienda, per scadenza del contratto a termine o a conclusione dei lavoro per cui è stata assunta, durante il periodo di prova a condizione che la madre posa dimostrare che il datore di lavoro era a conoscenza dello stato di gravidanza.
In caso di licenziamento per ottenere il reintegro nel posto di lavoro, deve far pervenire al proprio datore di lavoro, entro 90 giorni dal licenziamento, il certificato attestante lo stato di gravidanza. Il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione dell’astensione dal lavoro è nullo.
Il Padre. L’astensione obbligatoria si estende al padre lavoratore, in alternativa alla madre, nelle seguenti ipotesi:

  • in caso di morte della madre o di grave infermità
  • nel caso in cui il padre risulti l’unico affidatario del provvedimento giudiziale
  • nel caso in cui bambino sia riconosciuto dal solo padre
  • in caso di grave malattia della madre
  • in caso di abbandono

Effetti sul lavoro.  Il padre ha diritto, sempreché non vi rinunci espressamente, a rientrare nella stessa unità produttiva cui era addetto prima dell’astensione dal lavoro ovvero in un’altra che sia ubicata nel medesimo comune e permanervi fino al compimento di un anno di vita del bambino, con diritto ad essere adibito alle mansioni svolte prima dell’astensione o a mansioni equivalenti.
L’astensione obbligatoria è utile ai fini dell’anzianità di servizio e per la maturazione delle ferie e della tredicesima mensilità. Il padre non può essere licenziato per il periodo di astensione obbligatoria post partum sino al compimento di un anno di età del bambino.
Tale divieto non opera in caso di colpa grave da costituire giusta causa, per cessazione dell’attività dell’azienda, per scadenza del contratto a termine o a conclusione dei lavoro per cui è stata assunto. Il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione dell’astensione dal lavoro è nullo.

CONGEDO OBBLIGATORIO IN FAVORE DEL PADRE

In via sperimentale per gli anni 2013-2015, il padre lavoratore dipendente, entro i cinque mesi dalla nascita del figlio, ha l’obbligo di astenersi dal lavoro per un periodo di un giorno. Inoltre, entro il medesimo periodo (di cinque mesi), il padre lavoratore dipendente può astenersi per un ulteriore periodo di due giorni, anche continuativi, previo accordo con la madre e in sua sostituzione in relazione al periodo di astensione obbligatoria spettante a quest’ultima.
Sia il congedo di paternità obbligatorio che il periodo di due giorni goduto in sostituzione della madre è riconosciuta un’indennità giornaliera a carico dell’INPS pari al 100 per cento della retribuzione e per il restante giorno in aggiunta all’obbligo di astensione della madre è riconosciuta un’indennità pari al 100 per cento della retribuzione. Anche se la legge non lo specifica, per analogia, i tre giorni di congedo di paternità fruibili dal padre dovrebbero essere coperti da contributi figurativi.
Il datore di lavoro deve avere un preavviso di almeno 15 giorni.
Lavoratori pubblici. Le disposizioni di cui sopra non si applicano, al momento, per padri lavoratori pubblici.

LA RETRIBUZIONE

Dipendenti Pubblici durante l’astensione obbligatoria:

  • 100% dello stipendio
  • Mantenimento del posto di lavoro
  • Maturazione delle ferie
  • Tredicesima
  • Anzianità

Per quel che riguarda le ferie corrispondenti all’anno in questione, non possono essere usufruite durante l’astensione obbligatoria. Normalmente vengono attaccate subito dopo i permessi.

Dipendenti privati  durante l’astensione obbligatoria:

  • l’80% della retribuzione (fatto salvo condizioni di miglior favore previste dai CCNL)
  • Mantenimento del posto di lavoro
  • Maturazione delle ferie
  • Tredicesima
  • Anzianità

Per quel che riguarda le ferie corrispondenti all’anno in questione, non possono essere usufruite durante l’astensione obbligatoria. Normalmente vengono attaccate subito dopo i permessi.

Congedo parentale per le donne vittime della violenza

Il congedo per le donne vittime di violenza di genere è stato introdotto  può essere richiesto dalla lavoratrice dipendente (sia nel settore pubblico sia in quello privato).
Ha una durata massima di tre mesi e può essere fruito anche in maniera frazionata, sia a giorni sia ad ore.
Retribuzione. Si tratta di un congedo retribuito e può essere richiesto esclusivamente dalla lavoratrice inserita nei percorsi di protezione relativi alla violenza di genere.
A chi spetta. Si tratta di un congedo che può essere chiesto dalla lavoratrice dipendente di datore di lavoro sia pubblico sia privato, inserita nei percorsi di protezione relativi alla violenza di genere, debitamente certificati dai servizi sociali del comune di residenza o dai centri antiviolenza o dalle case rifugio istituite a norma di legge (L. n. 119/2013). In questi casi la lavoratrice ha il diritto di astenersi dal lavoro per motivi connessi al suddetto percorso di protezione per un periodo massimo di tre mesi.
Lo stesso vale per le lavoratrici titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, le quali hanno diritto alla sospensione del rapporto contrattuale per motivi connessi allo svolgimento del percorso di protezione, per il periodo corrispondente all’astensione, la cui durata non può essere superiore a tre mesi. Sono invece escluse dal diritto le lavoratrici domestiche.
Modalità di fruizione del congedo. Innanzitutto la norma attribuisce un vero e proprio diritto alla lavoratrice, l’esercizio del quale non è subordinato ad autorizzazione del datore di lavoro. L’unico onere posto in capo alla lavoratrice è quello di comunicare al proprio datore di lavoro l’inizio del congedo con almeno sette giorni di preavviso, salvo casi di oggettiva impossibilità.
Nella comunicazione la lavoratrice dovrà indicare la data di inizio e di fine del periodo di congedo e dovrà allegare la documentazione rilasciata dai servizi sociali del comune di residenza o dai centri antiviolenza o dalle case rifugio comprovante l’inserimento della stessa negli appositi percorsi di protezione relativi alla violenza di genere. Il congedo può essere usufruito su base oraria o giornaliera nell’arco temporale di tre anni. 
La norma pone un limite alla fruizione oraria: la lavoratrice non può assentarsi per un numero di ore giornaliero superiore alla metà del suo orario di servizio. La legge demanda alla contrattazione collettiva nazionale la disciplina di dettagli ulteriori sulle modalità di fruizione del congedo. 
Durata del congedo. Il congedo retribuito per le donne vittime di violenza di genere può essere usufruito su base oraria o giornaliera per una durata massima di tre mesi nell’arco temporale di tre anni.
La trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale. La lavoratrice inserita nei percorsi di protezione relativi alla violenza di genere, oltre al congedo di cui trattasi, ha diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale (part-time), verticale od orizzontale, ove disponibili in organico. Ottenuto il part-time la lavoratrice ha diritto di rientrare a tempo pieno e non sono previsti periodi di tempo minimi di permanenza in part-time. Il trattamento economico e previdenziale.  Durante il periodo di congedo, la lavoratrice ha diritto a percepire un’indennità corrispondente all’ultima retribuzione, con riferimento alle voci fisse e continuative del trattamento. L’indennità è corrisposta dal datore di lavoro secondo le modalità previste per la corresponsione dei trattamenti economici di maternità.
I datori di lavoro privati, nella denuncia contributiva, detraggono l’importo dell’indennità dall’ammontare dei contributi previdenziali dovuti all’ente previdenziale competente. Il periodo di congedo è coperto da contribuzione figurativa ed è computato ai fini dell’anzianità di servizio a tutti gli effetti, nonché ai fini della maturazione delle ferie, della tredicesima mensilità e del trattamento di fine rapporto.

Congedo parentale ad ore

Criteri per la fruizione. La modalità di fruizione oraria del congedo parentale maternità/paternità si aggiunge alla modalità di fruizione su base giornaliera e mensile. Rispetto alle modalità giornaliera o mensile, la modalità oraria non modifica la durata del congedo parentale e pertanto rimangono invariati i limiti complessivi ed individuali entro i quali i genitori lavoratori dipendenti possono assentarsi dal lavoro a tale titolo.
I genitori lavoratori dipendenti possono fruire del congedo parentale nelle diverse modalità loro consentite (giornaliera o mensile o oraria). Pertanto giornate o mesi di congedo parentale possono alternarsi con giornate lavorative in cui il congedo parentale è fruito in modalità oraria, nei limiti eventualmente stabiliti dalla contrattazione collettiva.
Se la fruizione di un periodo di congedo parentale avviene su base oraria – con copresenza quindi nella stessa giornata di assenza oraria a titolo di congedo e di svolgimento di attività lavorativa – le domeniche (ed eventualmente i sabati, in caso di settimana corta), non sono considerate né ai fini del computo né ai fini dell’indennizzo.
Infatti, in caso di congedo parentale fruito in modalità oraria è sempre rinvenibile lo svolgimento di attività lavorativa.
Esempio 1:

genitore dipendente che prende congedo parentale ad ore in ogni giornata lavorativa compresa tra il 1° luglio ed il 22 luglio 2015 – le domeniche ed i sabati, in caso di settimana corta, ricadenti nell’arco temporale indicato non si computano né si indennizzano a titolo di congedo parentale.

Esempio 2

lavoratrice che prende congedo parentale dal 3 luglio al 13 luglio 2015 con la seguente  articolazione: parentale ad ore nella giornata di venerdì’ 3 luglio – congedo parentale a giornata per la settimana successiva, cioè dal lunedì 6 a venerdì 10 – parentale ad ore nella giornata di venerdì’ 13 luglio – le domeniche ed i sabati compresi nel periodo considerato, ossia i giorni del 4 e 5 e dell’11 e 12 luglio 2015 non si computano né si indennizzano a titolo di congedo parentale.

Cumulabità con altri permessi. Nella fruizione del congedo parentale ad ore è esclusa la cumulabilità del congedo stesso con permessi o riposi disciplinati dal T.U. maternità/paternità. Il congedo ad ore quindi non può essere fruito nei medesimi giorni in cui il genitore fruisce di riposi giornalieri per allattamento maternità/paternità oppure nei giorni in cui il genitore fruisce dei riposi orari per assistenza ai figli disabili.
E’ invece compatibile la fruizione del congedo parentale su base oraria con permessi o riposi disciplinati da disposizioni normative diverse dal T.U., quali ad esempio i permessi di 3 giorni mensili per la tutela dei disabili di cui all’art.33, commi 2 e 3, della legge 5 febbraio 1992, n.104.
I CCNL. Rimane fermo che la contrattazione collettiva, anche di livello aziendale, nel definire le modalità di fruizione del congedo parentale può prevedere diversi criteri di compatibilità.
Criteri di computo ed indennizzo del congedo parentale fruito su base oraria. La complessità della disciplina del congedo parentale – determinata dalle differenti modalità di fruizione, dalla diversità di fonti, normativa o contrattuale (anche aziendale) che oggi possono disciplinare questo istituto, comporta la necessità di attuare le novità normative mediante più fasi operative. In una prima fase iniziale il computo e l’indennizzo del congedo parentale avvengono su base giornaliera anche se la fruizione è effettuata in modalità oraria.
Ai fini del congedo parentale su base oraria, la contrattazione deve prevedere anche l’equiparazione di un monte ore alla singola giornata lavorativa. In assenza di contrattazione, la giornata di congedo parentale si determina prendendo a riferimento l’orario medio giornaliero del periodo di paga quadrisettimanale o mensile immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha inizio il congedo parentale (ossia lo stesso periodo preso a riferimento per il calcolo dell’indennità).
In assenza di ulteriori specificazioni di legge, per orario medio giornaliero si intende l’orario medio giornaliero contrattualmente previsto. In tale caso, il congedo orario è fruibile in misura pari alla metà di tale orario medio giornaliero.
La retribuzione. L’introduzione del congedo parentale su base oraria non ha modificato le regole di indennizzo del congedo stesso; pertanto il congedo parentale è indennizzato su base giornaliera anche nel caso in cui la fruizione avvenga in modalità oraria. Per l’indennizzo del congedo parentale viene presa a riferimento la retribuzione media giornaliera del periodo di paga quadrisettimanale  o  mensile  scaduto  ed immediatamente  precedente  a  quello  nel  corso  del quale ha avuto inizio il congedo parentale; nella base retributiva di riferimento non si computano il rateo giornaliero relativo alla  gratifica  natalizia o alla tredicesima mensilità e agli altri premi o mensilità o trattamenti accessori eventualmente erogati al genitore richiedente. Presentazione della domanda di congedo parentale ad ore Il genitore lavoratore dipendente avente diritto al congedo parentale richiede il congedo al datore di lavoro e all’INPS (se dipendente privato), ai fini del trattamento economico e previdenziale.
Nella domanda di congedo parentale ad ore il genitore deve essere dichiarato:

– se il congedo è richiesto in base alla contrattazione di riferimento oppure in base al criterio generale previsto dall’art. 32 del T.U. (si rammenta che in questo caso la fruizione nella singola giornata di lavoro è necessariamente pari alla metà dell’orario medio giornaliero);

– il numero di giornate di congedo parentale da fruire in modalità oraria. La procedura infatti prevede che il totale delle ore di congedo richieste sia calcolato in giornate lavorative intere; il periodo all’interno del quale queste giornate intere di congedo parentale saranno fruite.

Si rammenta che, salvi i casi di oggettiva impossibilità, il genitore è tenuto a preavvisare il datore di lavoro secondo le modalità e criteri definiti dai CCNL e comunque, con un termine di preavviso non inferiore a 5 giorni, in caso di richiesta di congedo parentale mensile o giornaliero, e non inferiore a 2 giorni in caso di congedo orario.

Esempio 1 In base alla contrattazione collettiva, una giornata di congedo parentale è equivalente a 6 ore – il genitore che intende fruire di congedo parentale per 2 giornate (pari a 12 ore di assenza dal lavoro) dal 14.09.2015 al 22.09.2015 dovrà indicare 2 giornate nel predetto arco temporale. La fruizione del congedo avverrà secondo le modalità indicate dalla contrattazione.

Esempio 2 Assenza di contrattazione collettiva – la giornata media lavorativa è pari ad 8 ore – il genitore intende fruire di 5 giorni di congedo parentale in modalità oraria, 2 nel mese di gennaio e 3 nel mese di febbraio – il genitore presenta la domanda per il mese di gennaio specificando n. 2 giornate e il periodo all’interno del mese solare in cui intende fruire del congedo a ore. Per il mese di febbraio, il genitore, a partire dalla domanda già presentata, attiva la funzione “Nuovo periodo” indicando per questo mese n. 3 giornate e il periodo all’interno del mese solare in cui intende fruire del congedo a ore.

Modalità di presentazione della domanda telematica. L’acquisizione delle domande in oggetto è possibile tramite i seguenti tre canali: WEB: il servizio è disponibile tra i servizi OnLine dedicati al Cittadino presenti sul sito dell’INPS); in particolare, una volta effettuato l’accesso tramite PIN, il cittadino dovrà selezionare le voci “Invio Domande di prestazioni a Sostegno del reddito”, “Maternità”, “Acquisizione domanda”;
CONTACT CENTER INTEGRATO: contattando il numero verde 803164, gratuito da rete fissa, o il numero 06164164 da telefono cellulare. In questo caso, il servizio è a pagamento in base al piano tariffario applicato dai diversi gestori telefonici;
PATRONATO INCA CGIL: attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.
I documenti utili per l’istruttoria della domanda di congedo parentale vanno allegati telematicamente seguendo le istruzioni indicate nella procedura. Tali documenti, differenti a seconda dell’evento trattato, sono quelli previsti per le domande di congedo parentale a mesi e/o giornate, indicati anche nell’ambito della procedura on line (a titolo esemplificativo, in caso di domanda di congedo parentale presentata per figlio adottato, al fine di accelerare i tempi dell’istruttoria, il genitore ha la possibilità di allegare la sentenza di adozione). Anche l’acquisizione della domanda di congedo parentale su base oraria prevede la possibilità che il richiedente possa acquisire la specifica domanda in modo parziale, in tempi diversi, e di ufficializzarne la trasmissione in modo esplicito solo alla fine del processo, momento in cui viene assegnato un numero di protocollo e una ricevuta di presentazione per la domanda.