Assunzione dei disabili tramite concorso pubblico

La pubblica amministrazione è tenuta ad assumere persone con disabilità nella quota d’obbligo prevista dalla normativa e ad osservare precisi vincoli per effettuare le assunzioni in conformità a quanto previsto dall’art. 35 del Decreto Legislativo n. 165/2001 in tema di procedure per le assunzioni presso le pubbliche amministrazioni.

L’art. 3 della legge 68/99 prevede che i datori di lavoro, pubblici, come quelli privati, sono tenuti ad avere alle loro dipendenze lavoratori invalidi nella seguente misura:

  1. a) 7% dei lavoratori occupati, se occupano più di 50 dipendenti;
  2. b) 2 lavoratori, se occupano da 36 a 50 dipendenti;
  3. c) 1 lavoratore, se occupano da 15 a 35 dipendenti.

Le persone con disabilità in età lavorativa (cioè che abbiano compiuto i 18 anni e che non abbiano raggiunto l’età pensionabile) e disoccupate possono essere assunte presso i datori di lavoro pubblici (non economici) purché appartenenti ad una delle seguenti categorie:

  • invalidi civili (con una riconoscimento di invalidità superiore al 45%);
  • invalidi del lavoro (con un riconoscimento di invalidità INAIL superiore al 33%);
  • non vedenti (persone colpite da cecità assoluta o che hanno un residuo visivo non superiore ad un decimo ad entrambi gli occhi);
  • sordi (persone colpite da sordità alla nascita o prima dell’apprendimento della lingua parlata);
  • invalidi di guerra, invalidi civili di guerra, invalidi per servizio (con minorazioni ascritte dalla I all’VIII categoria di cui alle tabelle annesse al T.U. in materia di pensioni di guerra).

Tra le modalità per effettuare le assunzioni vi sono i concorsi pubblici (Attenzione al fatto che l’art. 3 della legge n. 127/97 ha abolito il limite di età per la partecipazione ai concorsi, salvo deroghe dettate da regolamenti delle singole amministrazioni. Rimane il limite minimo fissato nel 18° anno di età dal DPR n. 3/1957).

I concorsi sono espletati direttamente dall’ente o amministrazione che deve assumere, per i profili professionali per i quali è previsto il possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado e/o laurea.

L’art 16 – comma 1 della legge 68/99 prevede che le persone con disabilità possono partecipare a tutti i concorsi per il pubblico impiego, da qualsiasi amministrazione pubblica siano banditi e che, a tal fine “i bandi di concorso prevedono speciali modalità di svolgimento delle prove di esame per consentire ai soggetti suddetti di concorrere in effettive condizioni di parità con gli altri”.

L’art. 20 della legge 104/1992 ( legge quadro sull’handicap) prevede che la persona con disabilità sostiene le prove d’esame nei concorsi pubblici e per l’abilitazione alle professioni con l’uso degli ausili necessari e nei tempi aggiuntivi eventualmente necessari in relazione allo specifico handicap.

Nella domanda di partecipazione al concorso e all’esame per l’abilitazione alle professioni il candidato specifica l’ausilio necessario in relazione al proprio handicap, nonché l’eventuale necessità di tempi aggiuntivi.

Alcune amministrazioni, in sostituzione degli ausili richiesti, prevedono l’affiancamento del candidato da parte di un tutor.

L’art. 25 – comma 9 del Decreto legge n. 90/2014 convertito con modificazioni dalla legge n. 114/2014 ha modificato l’art. 20 della legge 104/92 aggiungendo il comma 2-bis in cui si prevede che una persona con invalidità uguale o superiore all’80% non è tenuta a sostenere la prova preselettiva eventualmente prevista nel concorso pubblico.

Per l’accesso all’impiego pubblico della persona disabile è richiesta l’idoneità specifica per singole funzioni.

L’art. 16 – comma 3 della legge 68/99 prevede che “salvi i requisiti di idoneità specifica per singole funzioni, sono abrogate le norme che richiedono il requisito della sana e robusta costituzione fisica nei bandi di concorso per il pubblico impiego (art. 16 legge 68/99)”.

In alcuni concorsi pubblici riservati a persone con disabilità viene richiesto il certificato di idoneità fisica all’impiego.

Ciò non può più accadere in quanto l’art. 42 – comma 1 del Decreto Legge n. 69/2013 (cosiddetto “decreto del fare”) convertito con modificazioni dalla Legge 9 agosto 2013, n. 98 dispone che, fermi restando gli obblighi di certificazione previsti dal Testo Unico sulla Sicurezza (decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81), per i lavoratori soggetti a sorveglianza sanitaria, sono soppresse alcune certificazioni sanitarie e tra queste proprio il certificato di “idoneità fisica all’impiego” previsto dall’art. 2 del D.P.R. n. 3/57.

Pertanto l’unica certificazione medica che può essere richiesta per l’accesso all’impiego pubblico della persona con disabilità è la certificazione attestante l’idoneità fisica allo svolgimento delle mansioni proprie del posto da ricoprire oppure di compatibilità delle residue capacità lavorative con le specifiche mansioni da svolgere.

L’art. 7 – comma 2 della legge n. 68/99, relativamente all’assunzione di persone disabili attraverso il concorso pubblico, specifica che i disabili “iscritti nell’elenco di cui all’articolo 8 hanno diritto alla riserva dei posti nei limiti della complessiva quota d’obbligo e fino al cinquanta per cento dei posti messi a concorso”.

Da ciò si desume chiaramente ed inequivocabilmente che, l’iscrizione nelle liste speciali è un presupposto indispensabile per la partecipazione al concorso.

Si rileva, però, che il Ministero del Lavoro nell’interpello n. 50 del 2011, mentre conferma che l’iscrizione nell’elenco di cui all’art. 8 della legge 68/99 costituisce presupposto per accedere alla riserva dei posti nelle procedure selettive e condizione per la chiamata numerica e nominativa, specifica che, in caso di concorso, l’iscrizione alle liste del collocamento non è indispensabile per la partecipazione alla procedura selettiva, ma solo al momento della sottoscrizione del contratto di lavoro.

Su questo ultimo aspetto, sono poi intervenute le innovazioni introdotte dalla legge n. 114/2014. Mentre l’art. 16 – comma 2 della legge 68/99 prevedeva che i disabili risultati idonei nei concorsi pubblici potessero essere assunti, ai fini dell’adempimento dell’obbligo, anche se non “in stato di disoccupazione” e oltre il limite dei posti ad essi riservati nel concorso, l’art. 25 – comma 9 bis della legge n. 114/2014, inserito in fase di conversione, modifica il secondo comma dell’articolo 16 della legge 68/1999 abolendo l’inciso relativo alla disoccupazione.

Si prevede così che la persona con disabilità dovrà essere disoccupata sia al momento della partecipazione al concorso come prevede l’art. 8 della legge n. 68/99 che non è stato mai modificato, sia al momento dell’assunzione.

Le quote di riserva non si applicano ai concorsi per passaggio di categoria e/o avanzamento di carriera come ha stabilito la Corte Costituzionale con sentenza n. 190/2006 specificando che le norme contenute nella legge 68/99, in tema di riserva di posti, si riferiscono alle assunzioni di persone disabili ai fini dell’adempimento dell’obbligo da parte dei datori di lavoro pubblici e non sono estensibili ai concorsi per passaggio di categoria e/o avanzamento di carriera.

Ricorso avverso un concorso pubblico

Il concorso pubblico è la strada preferenziale utilizzata dagli enti e dalle amministrazioni pubbliche per poter effettuare assunzioni di nuovo personale, con regole che saranno differenti a seconda di quanto contenuto nel bando relativo.

Per poter effettuare un ricorso al concorso pubblico innanzitutto è bene sapere che il ricorso contro presunte irregolarità in un concorso pubblico deve essere effettuato dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR).

Il termine per proporre ricorso al Tribunale è piuttosto breve: i soggetti che ritengono di aver subito una lesione di un proprio interesse legittimo devono infatti notificare il ricorso all’autorità che ha emanato il provvedimento entro un limite di 60 giorni dalla data in cui il provvedimento è stato comunicato o ne ha avuto conoscenza.

L’iniziativa in questione non sospende gli effetti del provvedimento (pertanto l’amministrazione pubblica potrà portare a compimento il suo concorso anche con ricorso pendente).

L’unica eccezione è rappresentata dall’ipotesi in cui l’esecuzione del concorso sia idonea a causare danni gravi e irrecuperabili (cioè non risarcibili in caso di accoglimento del ricorso): in questa fattispecie – comunque difficilmente verificabile in un concorso pubblico – il Tar può disporre la sospensione del procedimento.

Il provvedimento di ricorso va notificato anche ad almeno un soggetto contro interessato. Considerata la delicatezza della materia è la necessità di ricorrere in Tribunale, è necessario farsi assistere dagli Uffici Vertenze della CGIL presenti in tutte le Camere del Lavoro

Concorsi pubblici: come affrontarli

Il concorso pubblico rappresenta la forma di reclutamento che offre un lavoro stabile e sicuro e da ai vincitori una possibilità di crescita nel campo in cui essi hanno concorso.

Per superare i concorsi pubblici, però, sono necessarie alcune linee guida senza le quali, con pochissima probabilità, si riesce a superare il concorso.

Intanto per essere informati sull’organizzazione dei concorsi e sui bandi attivi è fondamentale osservare almeno due volte a settimana la gazzetta ufficiale, indispensabile per non rimanere all’oscuro.

Le cose da sapere per superare un concorso pubblico.

  1. La prima cosa, di sicuro, è quella di partecipare a molti bandi, per cui possono esistere concorsi con incarichi molto affini a quello per cui si è studiato.
  2. Partecipare a quei concorsi per i quali sono assegnati pochi posti o solo uno, perché molto spesso capita che si apra una graduatoria dalla quale portare a termine altre assunzioni senza il bisogno di bandire altri concorsi.
  3. Prepararsi bene ai test di verifica, ai quesiti attitudinali, ai test di cultura generale.
  4. Nel caso dei concorsi amministrativi, è bene studiare le procedure della pubblica amministrazione e le norme di diritto.
  5. Possedere adeguate conoscenze di una lingua straniera, come l’inglese, che possono rivelarsi utile ai fini del superamento della prova di concorsi. La lingua inglese permette di avere chance in più rispetto a chi non conosce tale lingua.
  6. Per i concorsi concernenti l’assunzione di poliziotti municipali, è necessario conoscere le norme del codice della strada e le norme di diritto penale. Per di più un aspirante poliziotto municipale deve sapere redigere il verbale di contestazione d’infrazioni alle norme del codice stradale.
  7. Per partecipare ai concorsi per arruolarsi è necessario eseguire tutte le visite mediche per verificare che si rientri nei parametri richiesti (peso, altezza), fare dei quiz e infine il colloquio psicologico.
  8. E’ consigliabile mantenere la calma durante le prove di verifica che si svolgono, perché una dose maggiore di stress e di ansia può impedire la concentrazione necessaria per affrontare le prove.
  9. Un’altra cosa importante è costituita da esperienze precedenti nel settore lavorativo per cui si concorre, specie il settore pubblico amministrativo. Esse rappresentano un titolo di favore, ma non bisogna nemmeno scoraggiarsi se esse non sono possedute al momento della prova, perché facoltative rispetto ai requisiti fondamentali come, assoluzione obbligo scolastico, essere diplomati oppure laureati in particolari materie (giurisprudenza, economia, ecc.).

Prove selettive nei concorsi

Le prove preselettive sono esplicitamente previste nel bando di gara. Sono di solito organizzate sotto forma di quiz a risposta multipla su argomenti di cultura generale, sulle capacità psico-attitudinali del candidato o sulle materie indicate nel bando.

Superata la preselezione il candidato è ammesso alla prima prova scritta.

Durante le prove al candidato vengono consegnate due buste: una busta grande con linguetta staccabile, che custodirà i fogli con le risposte del candidato; una busta piccola contenente un cartoncino bianco per scrivere i propri dati anagrafici.

Il candidato, dopo aver svolto il tema, senza apporvi sottoscrizione, né altro contrassegno, metterà il foglio o i fogli nella busta grande.

Contemporaneamente dovrà scrivere il proprio nome e cognome, la data ed il luogo di nascita sul cartoncino bianco, chiuderlo nella busta piccola e inserirla nella grande, avendo l’accortezza di chiuderla e consegnarla al presidente della commissione o del comitato di vigilanza od a chi ne fa le veci.

Il presidente della commissione o del comitato di vigilanza, o chi ne fa le veci, appone trasversalmente sulla busta la propria firma e l’indicazione della data della consegna.

Nel caso in cui l’esame si protragga per più giorni verrà assegnato al candidato un numero da apporre sulla linguetta della busta grande.

In questo modo le buste appartenenti allo stesso candidato seguiranno un’unica numerazione.

Alle prove scritte sono ammessi i candidati che hanno superato, secondo quanto stabilito dal bando, la prova di preselezione ovvero, qualora tale prova non sia prevista o non sia stata espletata, i concorrenti che abbiano presentato domanda di partecipazione ed ai quali non sia stata comunicata l’esclusione dal concorso.

Preminente interesse della commissione di esame è quello di esporre compiutamente, anche attraverso un testo scritto da consegnare a ciascun candidato ed opportunamente pubblicato sul sito istituzionale, le disposizioni che presiedono al corretto comportamento dei candidati medesimi durante e al termine delle prove scritte secondo quanto previsto dagli articoli. 13 e 14 del D.P.R. n. 487/1994.

Il diario delle prove scritte deve essere comunicato ai candidati almeno quindici giorni prima dell’inizio delle prove medesime.

Tale comunicazione può essere sostituita dalla pubblicazione del diario sul sito istituzionale della Direzione Generale con effetto di notifica nei confronti di tutti i candidati partecipanti (art. 6, comma 1, d.P.R. 487/1994).

Concorso pubblico: requisiti per l’ammissione

In base all’art. 2 del D.P.R. 487/1994 per accedere agli impieghi civili nelle pubbliche amministrazioni bisogna possedere i seguenti requisiti generali:

Cittadinanza italiana. Tale requisito non è richiesto per i soggetti appartenenti alla Unione europea, fatte salve le eccezioni di cui al D.P.C.M. 7 febbraio 1994, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 15 febbraio 1994, serie generale n. 61.

Maggiore età. Il precedente limite di 40 anni è stato abolito secondo quanto disposto dall’art. 3, comma 6, L. 127/1997: “la partecipazione ai concorsi indetti da pubbliche amministrazioni non è soggetta a limiti di età, salvo deroghe dettate da regolamenti delle singole amministrazioni connesse alla natura del servizio o ad oggettive necessità dell’amministrazione”.

Idoneità fisica all’impiego. L’amministrazione ha facoltà di sottoporre a visita medica di controllo i vincitori di concorso, in base alla normativa vigente.

Godimento dei diritti politici. Non possono accedere agli impieghi coloro che siano stati esclusi dall’elettorato politico attivo.

L’assenza di cause ostative all’accesso. Non possono accedere agli impieghi coloro che siano stati destituiti o dispensati dall’impiego presso una Pubblica amministrazione per persistente insufficiente rendimento, ovvero siano stati dichiarati decaduti da un impiego statale, ai sensi dell’articolo 127, primo comma, lettera d), del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, approvato con D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3.

Titolo di studio. Il titolo richiesto è espressamente indicato dal bando (diploma, laurea, specializzazione, dottorato).

Si ricorda che secondo quanto stabilito dall’art. 37 del D. Lgs. 165/2001 a decorrere dal 1° gennaio 2000 i bandi di concorso per l’accesso alle pubbliche amministrazioni prevedono “l’accertamento della conoscenza dell’uso delle apparecchiature e delle applicazioni informatiche più diffuse e di almeno una lingua straniera”.

Il requisito della cittadinanza italiana. L’art. 51 della Costituzione stabilisce che tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere ai pubblici uffici e alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza.

Qui non si parla esplicitamente di cittadinanza, ma solo di status di cittadino.

Tuttavia il Testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, all’articolo 2, indica fra i requisiti generali per l’ammissione agli impieghi quello del possesso della cittadinanza italiana.

I cittadini comunitari e il requisito della cittadinanza

Con l’ingresso dell’Italia nell’Unione Europea, e in virtù del principio della libera circolazione dei lavoratori nella Comunità, è sorto il problema se i “cittadini comunitari” potessero o meno accedere a posti pubblici anche in paesi diversi da quello d’origine.

Sulla faccenda si è espressa la Corte di Giustizia Europea con sentenza del 17/12/80. Chiamata in causa per una disputa contro il Regno del Belgio proprio in merito ad una norma che richiedeva la cittadinanza belga per l’accesso a dei posti presso collettività o enti pubblici belgi, ha ritenuto che “una prassi del genere fosse incompatibile con le norme del diritto comunitario che garantiscono la libera circolazione dei lavoratori nell’ambito della Comunità”.

Secondo la Commissione, la sola eccezione ammessa a tale principio è quella di cui all’art. 48, n. 4, del Trattato CEE, per gli «impieghi nella pubblica amministrazione», eccezione che va tuttavia “interpretata” nel senso che essa riguarda unicamente i posti che implicano la partecipazione effettiva dei loro titolari all’esercizio dei pubblici poteri.

In conclusione i cittadini comunitari possono partecipare a concorsi pubblici in uno dei paesi dell’Ue, ad eccezione di quei posti che in maniera diretta o indiretta implicano la partecipazione all’esercizio dei pubblici poteri ed alle mansioni che hanno ad oggetto la tutela degli interessi generali dello Stato o delle altre collettività pubbliche.

La spiegazione è nel fatto che questi posti presuppongono da parte dei loro titolari l’esistenza di un rapporto particolare di solidarietà nei confronti dello Stato, “nonché la reciprocità di diritti e doveri che costituiscono il fondamento del vincolo di cittadinanza”.

I posti pubblici dove è richiesta la cittadinanza e quelli dove non è necessaria

Quali siano ce lo dice il Decreto del 7 febbraio 1994, n. 174- Regolamento recante norme sull’accesso dei cittadini degli Stati membri dell’Unione europea ai posti di lavoro presso le amministrazioni pubbliche -, che all’art 1 elenca i posti delle amministrazioni pubbliche dov’è richiesta la cittadinanza italiana:

  • i posti dei livelli dirigenziali delle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo;
  • i posti con funzioni di vertice amministrativo delle strutture periferiche delle amministrazioni pubbliche dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, degli enti pubblici non economici, delle province e dei comuni nonché delle regioni e della Banca d’Italia;
  • i posti dei magistrati ordinari, amministrativi, militari e contabili, nonché i posti degli avvocati e procuratori dello Stato;
  • i posti dei ruoli civili e militari della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero degli affari esteri, del Ministero dell’interno, del Ministero di grazia e giustizia, del Ministero della difesa e del Ministero delle finanze, fatte salve le dovute eccezioni indicate dall’art. 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56.

Vedi anche: GUIDA AI CONCORSI PUBBLICI

Concorsi pubblici: normative di riferimento

Oltre ai riferimenti costituzionali di cui all’art. 51 e 97 della Costituzione, le fonti in tema di procedure di reclutamento sono rinvenibili nella legge e nei regolamenti attuativi, che vengono di seguito sommariamente illustrati.

In primo luogo, il decreto legislativo n. 165/2001, che all’art. 35 sancisce i principi cui si devono conformare le Pubbliche Amministrazioni nelle procedure di reclutamento, principi di diretta derivazione di quelli contenuti nella Costituzione.

L’art. 35, comma 3, d.lgs. 165/2001 prevede, infatti, la pubblicità delle selezioni, l’adozione di meccanismi di selezione oggettivi e trasparenti, il rispetto delle pari opportunità ed il decentramento quali principi essenziali delle procedure.

Gli articoli 28 e 28 bis d. lgs. 165/2001(quest’ultimo inserito dall’art. 47 del del d. lgs. n. 150 del 2009) riguardano, invece, la nuova disciplina per l’accesso rispettivamente alla qualifica di dirigente di seconda e di prima fascia nelle Amministrazioni pubbliche; l’art. 37 del d. lgs. 165/2001 prevede la necessità dell’accertamento delle conoscenze informatiche e delle lingue straniere nei concorsi; l’art. 35, comma 5 bis d. lgs. 165/2001 stabilisce l’obbligo per i vincitori di concorso di permanere nella sede di prima destinazione per un periodo non inferiore a cinque anni; l’art. 35, comma 5 ter, d. lgs. 165/2001 fissa in tre anni la vigenza delle graduatorie dei concorsi per il reclutamento del personale presso le amministrazioni pubbliche.

Nell’ambito della sommaria e preliminare rassegna sulle fonti in materia di concorsi pubblici assume rilievo primario il D.P.R. 9 maggio 1994, n. 487 e successive modificazioni ed integrazioni (“Regolamento recante norme sull’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi”).

A tale riguardo è l’art. 70 (Norme finali), comma 13, del citata d.lgs. 165/2001 che stabilisce, in materia di reclutamento, che le pubbliche amministrazioni applichino la disciplina prevista dal D.P.R. 487/1994 per le parti non incompatibili con quanto previsto dagli art. 35 e 36 del d. lgs. 165/2001.

Il suddetto regolamento costituisce indubbiamente il principale riferimento normativo per quanto attiene alla disciplina concernente l’accesso al pubblico impiego e le modalità di svolgimento delle relative procedure concorsuali.

Appare utile ricordare, in tale contesto, anche il D.P.R. 28/12/2000, n. 445 (“Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa,”); la Legge 12 marzo 1999, n. 68 (“Norme per il diritto al lavoro dei disabili”), nonché il D.P.C.M. 23 marzo 1995 (“Determinazione dei compensi da corrispondere ai componenti delle commissioni esaminatrici e al personale addetto alla sorveglianza di tutti i tipi di concorso indetti dalle amministrazioni pubbliche”).

In sintesi, si riporta qui di seguito, la normativa fondamentale in materia:

  • decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165 “norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche”, aggiornato con le disposizioni contenute nel decreto legislativo 27/10/2009, n. 150;
  • legge 7 agosto 1990, n. 241 “norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi” e successive modificazioni ed integrazioni;
  • legge 28 marzo 1991, n. 120 concernente “norme in favore dei privi di vista per l’ammissione ai concorsi pubblici”;
  • legge 5 febbraio 1992, n. 104  “legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate” e successive modificazioni ed integrazioni
  • d.P.C.M. 7 febbraio 1994, n. 174  “regolamento recante norme sull’accesso dei cittadini degli Stati membri dell’Unione europea ai posti di lavoro presso le amministrazioni pubbliche”
  • d.P.R. 9 maggio 1994, n. 487 e successive modificazioni ed integrazioni   “regolamento recante norme sull’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi”;
  • d.P.C.M. 23 marzo 1995  “determinazione dei compensi da corrispondere ai componenti delle commissioni esaminatrici e al personale addetto alla sorveglianza di tutti i tipi di concorso indetti dalle amministrazioni pubbliche”.
  • legge 12 marzo 1999, n. 68  “norme per il diritto al lavoro dei disabili”;
  • d.P.R. 10 ottobre 2000, n. 333  “regolamento di esecuzione della legge 12 marzo 1999, n. 68”;
  • decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “codice in materia di protezione dei dati personali”;
  • d.P.R. 28/12/2000, n. 445  “testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa”;
  • d.lgs. 11 aprile 2006, n. 198 “codice delle pari opportunità tra uomo e donna”.

Requisiti per accesso ai concorsi

In base all’art. 2 del D.P.R. 487/1994 per accedere agli impieghi civili nelle pubbliche amministrazioni bisogna possedere i seguenti requisiti generali:

Cittadinanza italiana. Tale requisito non è richiesto per i soggetti appartenenti alla Unione europea, fatte salve le eccezioni di cui al D.P.C.M. 7 febbraio 1994, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 15 febbraio 1994, serie generale n. 61.

Maggiore età. Il precedente limite di 40 anni è stato abolito secondo quanto disposto dall’art. 3, comma 6, L. 127/1997: “la partecipazione ai concorsi indetti da pubbliche amministrazioni non è soggetta a limiti di età, salvo deroghe dettate da regolamenti delle singole amministrazioni connesse alla natura del servizio o ad oggettive necessità dell’amministrazione”.

Idoneità fisica all’impiego. L’amministrazione ha facoltà di sottoporre a visita medica di controllo i vincitori di concorso, in base alla normativa vigente.

Godimento dei diritti politici. Non possono accedere agli impieghi coloro che siano stati esclusi dall’elettorato politico attivo.

L’assenza di cause ostative all’accesso. Non possono accedere agli impieghi coloro che siano stati destituiti o dispensati dall’impiego presso una Pubblica amministrazione per persistente insufficiente rendimento, ovvero siano stati dichiarati decaduti da un impiego statale, ai sensi dell’articolo 127, primo comma, lettera d), del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, approvato con D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3.

Titolo di studio. Il titolo richiesto è espressamente indicato dal bando (diploma, laurea, specializzazione, dottorato).

Si ricorda che secondo quanto stabilito dall’art. 37 del D. Lgs. 165/2001 a decorrere dal 1° gennaio 2000 i bandi di concorso per l’accesso alle pubbliche amministrazioni prevedono “l’accertamento della conoscenza dell’uso delle apparecchiature e delle applicazioni informatiche più diffuse e di almeno una lingua straniera”.

Il requisito della cittadinanza italiana. L’art. 51 della Costituzione stabilisce che tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere ai pubblici uffici e alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza.

Qui non si parla esplicitamente di cittadinanza, ma solo di status di cittadino.

Tuttavia il Testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, all’articolo 2, indica fra i requisiti generali per l’ammissione agli impieghi quello del possesso della cittadinanza italiana.

I cittadini comunitari e il requisito della cittadinanza

Con l’ingresso dell’Italia nell’Unione Europea, e in virtù del principio della libera circolazione dei lavoratori nella Comunità, è sorto il problema se i “cittadini comunitari” potessero o meno accedere a posti pubblici anche in paesi diversi da quello d’origine.

Sulla faccenda si è espressa la Corte di Giustizia Europea con sentenza del 17/12/80. Chiamata in causa per una disputa contro il Regno del Belgio proprio in merito ad una norma che richiedeva la cittadinanza belga per l’accesso a dei posti presso collettività o enti pubblici belgi, ha ritenuto che “una prassi del genere fosse incompatibile con le norme del diritto comunitario che garantiscono la libera circolazione dei lavoratori nell’ambito della Comunità”.

Secondo la Commissione, la sola eccezione ammessa a tale principio è quella di cui all’art. 48, n. 4, del Trattato CEE, per gli «impieghi nella pubblica amministrazione», eccezione che va tuttavia “interpretata” nel senso che essa riguarda unicamente i posti che implicano la partecipazione effettiva dei loro titolari all’esercizio dei pubblici poteri.

In conclusione i cittadini comunitari possono partecipare a concorsi pubblici in uno dei paesi dell’Ue, ad eccezione di quei posti che in maniera diretta o indiretta implicano la partecipazione all’esercizio dei pubblici poteri ed alle mansioni che hanno ad oggetto la tutela degli interessi generali dello Stato o delle altre collettività pubbliche.

La spiegazione è nel fatto che questi posti presuppongono da parte dei loro titolari l’esistenza di un rapporto particolare di solidarietà nei confronti dello Stato, “nonché la reciprocità di diritti e doveri che costituiscono il fondamento del vincolo di cittadinanza”.

I posti pubblici dove è richiesta la cittadinanza e quelli dove non è necessaria

Quali siano ce lo dice il Decreto del 7 febbraio 1994, n. 174- Regolamento recante norme sull’accesso dei cittadini degli Stati membri dell’Unione europea ai posti di lavoro presso le amministrazioni pubbliche -, che all’art 1 elenca i posti delle amministrazioni pubbliche dov’è richiesta la cittadinanza italiana:

  • i posti dei livelli dirigenziali delle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo;
  • i posti con funzioni di vertice amministrativo delle strutture periferiche delle amministrazioni pubbliche dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, degli enti pubblici non economici, delle province e dei comuni nonché delle regioni e della Banca d’Italia;
  • i posti dei magistrati ordinari, amministrativi, militari e contabili, nonché i posti degli avvocati e procuratori dello Stato;
  • i posti dei ruoli civili e militari della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero degli affari esteri, del Ministero dell’interno, del Ministero di grazia e giustizia, del Ministero della difesa e del Ministero delle finanze, fatte salve le dovute eccezioni indicate dall’art. 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56.

Bando di gara nei concorsi

Il bando è la fonte ufficiale di un concorso. Contiene tutte le informazioni utili per predisporre la domanda di partecipazione, i requisiti necessari per l’ammissione, i termini di presentazione, i documenti da allegare e tanto altro.

Ed è sempre il bando ad informare su luogo, data e materie d’esame.

Il bando di concorso viene pubblico sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica, IV serie speciale – Concorsi ed Esami (GU), stampata dall’Istituto Poligrafico dello Stato, o sui Bollettini Ufficiali della Regione (BUR). Può essere reperito sul sito della Gazzetta Ufficiale, presso la sede dell’ente banditore o più facilmente sul nostro sito www.concorsipubblici.com.

Il bando di concorso deve contenere il termine e le modalità di presentazione delle domande, l’avviso per la determinazione del diario, la sede delle prove scritte ed orali ed eventualmente pratiche.

Deve indicare le materie oggetto delle prove scritte e orali, il contenuto di quelle pratiche, la votazione minima richiesta per l’ammissione alle prove orali, i requisiti soggettivi generali e particolari richiesti per l’ammissione all’impiego, i titoli che danno luogo a precedenza o a preferenza a parità di punteggio, i termini e le modalità della loro presentazione, le percentuali dei posti riservati al personale interno, in conformità alle normative vigenti nei singoli comparti e le percentuali dei posti riservati da leggi a favore di determinate categorie.

Il bando di concorso deve, altresì, contenere la citazione della legge 10 aprile 1991, n. 125, che garantisce pari opportunità tra uomini e donne per l’accesso al lavoro come previsto dall’art. 61 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, così come modificato dall’art. 29 del D. Lgs. 23 dicembre 1993, n. 546.

Guida ai concorsi pubblici

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La presente guida è uno strumento per capire qualcosa in più sul mondo dei concorsi pubblici e del pubblico impiego.

Il processo normativo che riguarda il rapporto di pubblico impiego è tuttora in atto e non si esclude che in un futuro le norme che lo disciplinano possano essere modificate o sostituite.

Nella stesura di questo testo ci siamo attenuti principalmente a quanto disposto dal D.P.R. 9-5-1994, n. 487 che regolamenta l’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi.

Nonché dal D. Lgs. 165/2001 contenente norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, così come modificato dalle leggi successive.

La normativa fondamentale vigente in tema di concorsi pubblici risulta pertanto attualmente rappresentata:

  • dall’art. art. 97 della Costituzione che sancisce l’obbligo di accedere agli impieghi nelle Pubbliche Amministrazioni mediante concorso, salvo casi stabiliti dalla legge;
  • dall’art. 35 del D. Lgs 165/2001 e sue successive modifiche, che prevede, tra l’altro, la pubblicità, la trasparenza, l’oggettività dei meccanismi di selezione, il decentramento quali principi essenziali delle procedure di reclutamento nelle Amministrazioni Pubbliche, compresi gli Enti Locali;
  • dagli artt. 28, 28 bis (quest’ultimo inserito dall’art.47 del d.lgs. n. 150 del 2009) del Testo Unico sul Pubblico Impiego, riguardanti la nuova disciplina per l’accesso alla qualifica di Dirigente di seconda e di prima fascia nelle Amministrazioni Pubbliche;
  • dall’art. 37 del D. Lgs. 165/2001 che prevede la necessità dell’accertamento delle conoscenze informatiche e delle lingue straniere nei concorsi.

 

Concorso pubblico

In materia di concorsi pubblici la normativa principale di riferimento è il D.P.R. 9-5-1994, n. 487. Il regolamento, recante norme sull’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi, introduce due importanti novità: i corsi-concorsi e il concorso unico.
La norma in questione divide i concorsi pubblici nelle seguenti tipologie:

  • Concorso pubblico per esami. I concorsi per esami prevedono diverse prove scritte, una delle quali può essere a contenuto teorico-pratico ed una prova orale comprendente l’accertamento della conoscenza di una lingua straniera, tra quelle indicate nel bando. Il punteggio finale, espresso in centesimi, sarà dato dalla somma della media dei voti conseguiti nelle prove scritte o pratiche o teorico-pratiche e della votazione conseguita nel colloquio.
  • Concorso pubblico per titoli. Le graduatorie nel caso di concorso pubblico per soli titoli verranno formate sulla base dei titoli posseduti al data di presentazione della domanda di partecipazione. Sarà il bando di gara a indicare i titoli di studio utili all’accesso al concorso.
  • Concorso pubblico per titoli ed esami. In questo tipo di concorso per formare la graduatoria si terrà conto non solo delle votazioni ottenute durante le prove d’esame, ma anche dei titoli posseduti: laurea, master, dottorati, pubblicazione della tesi, corsi etc.

Su richiesta di alcuni enti territoriali con carenza di organico, il reclutamento del personale nella Pubblica amministrazione può avvenire anche con la procedura del corso-concorso. La prima prevede di superare il concorso pubblico e di partecipare a un periodo di formazione. Al termine del quale è prevista la seconda fase di selezione per individuare i soggetti che potranno effettivamente ricoprire i ruoli del bando.
I concorsi unici sono indetti con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e tutti gli altri con provvedimento del competente organo amministrativo dell’amministrazione o ente interessato, che ne informa la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica.
l bando di gara
Il bando è la fonte ufficiale di un concorso. Contiene tutte le informazioni utili per predisporre la domanda di partecipazione, i requisiti necessari per l’ammissione, i termini di presentazione, i documenti da allegare e tanto altro.

Ed è sempre il bando ad informare su luogo, data e materie d’esame.
Il bando di concorso viene pubblico sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica, IV serie speciale – Concorsi ed Esami (GU), stampata dall’Istituto Poligrafico dello Stato, o sui Bollettini Ufficiali della Regione (BUR).
Il bando di concorso deve contenere il termine e le modalità di presentazione delle domande, l’avviso per la determinazione del diario, la sede delle prove scritte ed orali ed eventualmente pratiche.

Deve indicare le materie oggetto delle prove scritte e orali, il contenuto di quelle pratiche, la votazione minima richiesta per l’ammissione alle prove orali, i requisiti soggettivi generali e particolari richiesti per l’ammissione all’impiego, i titoli che danno luogo a precedenza o a preferenza a parità di punteggio, i termini e le modalità della loro presentazione, le percentuali dei posti riservati al personale interno, in conformità alle normative vigenti nei singoli comparti e le percentuali dei posti riservati da leggi a favore di determinate categorie.
Il bando di concorso deve, altresì, contenere la citazione della legge 10 aprile 1991, n. 125, che garantisce pari opportunità tra uomini e donne per l’accesso al lavoro come previsto dall’art. 61 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, così come modificato dall’art. 29 del D. Lgs. 23 dicembre 1993, n. 546.

Requisiti per l’ammissione
In base all’art. 2 del D.P.R. 487/1994 per accedere agli impieghi civili nelle pubbliche amministrazioni bisogna possedere i seguenti requisiti generali:
Cittadinanza italiana. Tale requisito non è richiesto per i soggetti appartenenti alla Unione europea, fatte salve le eccezioni di cui al D.P.C.M. 7 febbraio 1994, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 15 febbraio 1994, serie generale n. 61.
Maggiore età.

Il precedente limite di 40 anni è stato abolito secondo quanto disposto dall’art. 3, comma 6, L. 127/1997: “la partecipazione ai concorsi indetti da pubbliche amministrazioni non è soggetta a limiti di età, salvo deroghe dettate da regolamenti delle singole amministrazioni connesse alla natura del servizio o ad oggettive necessità dell’amministrazione”.
Idoneità fisica all’impiego. L’amministrazione ha facoltà di sottoporre a visita medica di controllo i vincitori di concorso, in base alla normativa vigente.
Godimento dei diritti politici.

Non possono accedere agli impieghi coloro che siano stati esclusi dall’elettorato politico attivo.
L’assenza di cause ostative all’accesso. Non possono accedere agli impieghi coloro che siano stati destituiti o dispensati dall’impiego presso una Pubblica amministrazione per persistente insufficiente rendimento, ovvero siano stati dichiarati decaduti da un impiego statale, ai sensi dell’articolo 127, primo comma, lettera d), del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, approvato con D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3.

Titolo di studio. Il titolo richiesto è espressamente indicato dal bando (diploma, laurea, specializzazione, dottorato).
Si ricorda che secondo quanto stabilito dall’art. 37 del D. Lgs. 165/2001 a decorrere dal 1° gennaio 2000 i bandi di concorso per l’accesso alle pubbliche amministrazioni prevedono “l’accertamento della conoscenza dell’uso delle apparecchiature e delle applicazioni informatiche più diffuse e di almeno una lingua straniera”.
Il requisito della cittadinanza italiana
La normativa sul requisito della cittadinanza italiana nel pubblico impiego
La legge in merito è alquanto frammentaria e complessa. Partiamo per punti. L’art. 51 della Costituzione stabilisce che tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere ai pubblici uffici e alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza. Qui non si parla esplicitamente di cittadinanza, ma solo di status di cittadino.

Tuttavia il Testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, all’articolo 2, indica fra i requisiti generali per l’ammissione agli impieghi quello del possesso della cittadinanza italiana.
I cittadini comunitari e il requisito della cittadinanza
Con l’ingresso dell’Italia nell’Unione Europea, e in virtù del principio della libera circolazione dei lavoratori nella Comunità, è sorto il problema se i “cittadini comunitari” potessero o meno accedere a posti pubblici anche in paesi diversi da quello d’origine.

Sulla faccenda si è espressa la Corte di Giustizia Europea con sentenza del 17/12/80. Chiamata in causa per una disputa contro il Regno del Belgio proprio in merito ad una norma che richiedeva la cittadinanza belga per l’accesso a dei posti presso collettività o enti pubblici belgi, ha ritenuto che “una prassi del genere fosse incompatibile con le norme del diritto comunitario che garantiscono la libera circolazione dei lavoratori nell’ambito della Comunità”. Secondo la Commissione, la sola eccezione ammessa a tale principio è quella di cui all’art. 48, n. 4, del Trattato CEE, per gli «impieghi nella pubblica amministrazione», eccezione che va tuttavia “interpretata” nel senso che essa riguarda unicamente i posti che implicano la partecipazione effettiva dei loro titolari all’esercizio dei pubblici poteri.
In conclusione i cittadini comunitari possono partecipare a concorsi pubblici in uno dei paesi dell’Ue, ad eccezione di quei posti che in maniera diretta o indiretta implicano la partecipazione all’esercizio dei pubblici poteri ed alle mansioni che hanno ad oggetto la tutela degli interessi generali dello Stato o delle altre collettività pubbliche. La spiegazione è nel fatto che questi posti presuppongono da parte dei loro titolari l’esistenza di un rapporto particolare di solidarietà nei confronti dello Stato, “nonché la reciprocità di diritti e doveri che costituiscono il fondamento del vincolo di cittadinanza”.
I posti pubblici dove è richiesta la cittadinanza e quelli dove non è necessaria
Quali siano ce lo dice il Decreto del 7 febbraio 1994, n. 174- Regolamento recante norme sull’accesso dei cittadini degli Stati membri dell’Unione europea ai posti di lavoro presso le amministrazioni pubbliche -, che all’art 1 elenca i posti delle amministrazioni pubbliche dov’è richiesta la cittadinanza italiana:

  • i posti dei livelli dirigenziali delle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo;
  • i posti con funzioni di vertice amministrativo delle strutture periferiche delle amministrazioni pubbliche dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, degli enti pubblici non economici, delle province e dei comuni nonché delle regioni e della Banca d’Italia;
  • i posti dei magistrati ordinari, amministrativi, militari e contabili, nonché i posti degli avvocati e procuratori dello Stato;
  • i posti dei ruoli civili e militari della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero degli affari esteri, del Ministero dell’interno, del Ministero di grazia e giustizia, del Ministero della difesa e del Ministero delle finanze, fatte salve le dovute eccezioni indicate dall’art. 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56.

I cittadini extracomunitari e il requisito della cittadinanza
La questione del requisito della cittadinanza per l’accesso al pubblico impiego nei confronti di cittadini extracomunitari residenti legalmente in Italia è tuttora aperta e, per il momento, non sembra esserci una soluzione normativa certa.

Con la L. 39/1990, recante norme urgenti in materia di asilo politico, di ingresso e soggiorno dei cittadini extracomunitari e di regolarizzazione dei cittadini extracomunitari ed apolidi già presenti nel territorio dello Stato, al comma 3 dell’art. 9 viene descritta la possibilità, nel caso in cui il soggiorno fosse richiesto per motivi di lavoro, “di stipulare qualsiasi contratto di lavoro, ivi compreso quello di formazione e lavoro, secondo le norme in vigore per i lavoratori nazionali, escluso soltanto il pubblico impiego, salvo i casi di cui all’articolo 16 della l. 28 febbraio 1987, n. 56”.

In seguito sono state emanate altre norme, come il decreto legislativo n. 286 del 1998, che all’articolo 2 (Diritti e doveri dello straniero) comma 3 “garantisce a tutti i lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti nel suo territorio e alle loro famiglie parità di trattamento e piena uguaglianza di diritti rispetto ai lavoratori italiani”.
È su questo punto che sono sorti molte questioni.
Per alcuni queste norme hanno abrogato le precedenti che richiedevano obbligatoriamente la cittadinanza italiana, per altri invece il requisito è imprescindibile.

La questione rimane aperta, e in attesa di una norma certa occorre richiamare la sentenza del TAR Veneto, n. 782 del 2004 che annulla il provvedimento di esclusione dalla graduatoria di una cittadina statunitense per mancanza della cittadinanza italiana o in uno dei Paesi della Comunità europea. Per il Tar “Pare irragionevole, ora, non estendere ai cittadini di altre nazioni l’accesso al pubblico impiego nella parte non preclusa ai cittadini comunitari, giustificandosi la restrizione dell’area dell’impiego pubblico accessibile ai soli cittadini nazionali in base ai medesimi principi”.
La domanda di partecipazione
La domanda di partecipazione ad un concorso pubblico deve essere redatta secondo lo schema che viene allegato al bando di concorso, riportando tutte le indicazioni che, secondo le norme vigenti, i candidati sono tenuti a fornire. In assenza di una specifica disposizione la domanda può essere redatta su carta semplice indirizzata all’ente banditore.

In ogni caso va sottoscritta, firmata (non è necessaria più l’autenticazione ai sensi dell’art. 3, L. 15 maggio 1997, n. 127) e spedita entro e non oltre il 30° giorno dalla pubblicazione del bando sulla Gazzetta Ufficiale.
Alcuni dati della domanda sono obbligatori:
– Nome e Cognome
– Data, luogo e provincia di nascita
– Codice fiscale
– Sesso
– La residenza
– Il possesso della cittadinanza italiana
– Il comune nelle cui liste elettorali si è iscritti
– Il titolo di studio
– L’idoneità fisica all’impiego
– Di non avere riportato condanne penali o sentenze di patteggiamento (in caso positivo specificare quali)
– Di non avere in corso procedimenti penali (in caso positivo specificare quali)
– Di non essere stati interdetti dai pubblici uffici né destituiti ovvero licenziati o dispensati dall’impiego presso una Pubblica amministrazione per persistente insufficiente rendimento, ovvero di non essere stati dichiarati decaduti da un impiego statale a seguito dell’accertamento che l’impiego stesso è stato conseguito mediante la produzione di documenti falsi o viziati da invalidità non sanabile.
La domanda può essere spedita a mezzo lettera raccomandata con ricevuta di ritorno o a mano presso la sede dell’ente banditore. La data di spedizione delle domande è stabilita e comprovata dal timbro a data dell’ufficio postale accettante, almeno che il bando non preveda diversamente, ma in questo caso dovrà essere espressamente indicato.
Le prove d’esame
Il diario delle prove scritte deve essere comunicato ai singoli candidati almeno quindici giorni prima dell’inizio delle prove stesse. Tale comunicazione può essere sostituita dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica – IV serie speciale – Concorsi ed Esami. Per garantire trasparenza ed imparzialità di un concorso gli elaborati saranno corretti da specifici strumenti informatici e l’esito della prova è pubblico e consultabile liberamente sul sito dell’ente banditore o presso la sede di riferimento indicata nel bando.
Il bando specifica sempre le materie oggetto delle prove scritte e orali, il contenuto di quelle pratiche, la votazione minima richiesta per l’ammissione alle prove orali.

Da premettere che le prove del concorso, sia scritte che orali, non possono capitare nei giorni festivi, nei giorni di festività religiose ebraiche rese note con decreto del Ministro dell’Interno mediante pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica e neppure nei giorni di festività religiose valdesi.
A seconda della tipologia di concorso a cui si partecipa il numero delle prove sarà diverso. Nel caso del Concorso per esame:

  • Per i profili professionali della settima qualifica o categoria superiore: in almeno due prove scritte, una delle quali può essere a contenuto teorico-pratico ed in una prova orale, comprendente l’accertamento della conoscenza di una lingua straniera, tra quelle indicate nel bando. I voti sono espressi, di norma, in trentesimi. Conseguono l’ammissione al colloquio i candidati che abbiano riportato in ciascuna prova scritta una votazione di almeno 21/30 o equivalente. Il colloquio verte sulle materie oggetto delle prove scritte e sulle altre indicate nel bando di concorso e si intende superato con una votazione di almeno 21/30 o equivalente.
  • Per i profili professionali della quinta e sesta qualifica o categoria: in due prove scritte, di cui una pratica o a contenuto teorico-pratico, e in una prova orale. Conseguono l’ammissione al colloquio i candidati che abbiano riportato in ciascuna prova scritta una votazione di almeno 21/30 o equivalente. Il colloquio verte sulle materie oggetto delle prove scritte e sulle altre indicate nel bando e si intende superato con una votazione di almeno 21/30 o equivalente.

Nei casi in cui l’assunzione a determinati profili avvenga mediante Concorso per titoli e per esami, la valutazione dei titoli, previa individuazione dei criteri, è effettuata dopo le prove scritte e prima che si proceda alla correzione dei relativi elaborati.

Per i titoli non può essere attribuito un punteggio complessivo superiore a 10/30 o equivalente; il bando indica i titoli valutabili ed il punteggio massimo agli stessi attribuibile singolarmente e per categorie di titoli.

La votazione complessiva è determinata sommando il voto conseguito nella valutazione dei titoli al voto complessivo riportato nelle prove d’esame.
Ai candidati che conseguono l’ammissione alla prova orale deve essere data comunicazione, con l’indicazione del voto riportato in ciascuna delle prove scritte, almeno venti giorni prima della prova orale.

Questa si svolgerà in un’aula aperta al pubblico. Al termine di ogni seduta dedicata alla prova orale, la commissione giudicatrice forma l’elenco dei candidati esaminati, con l’indicazione dei voti da ciascuno riportati che sarà affisso nella sede degli esami.
Le prove preselettive sono esplicitamente previste nel bando di gara. Sono di solito organizzate sotto forma di quiz a risposta multipla su argomenti di cultura generale, sulle capacità psico-attitudinali del candidato o sulle materie indicate nel bando. Superata la preselezione il candidato è ammesso alla prima prova scritta.
Durante le prove al candidato vengono consegnate due buste: una busta grande con linguetta staccabile, che custodirà i fogli con le risposte del candidato; una busta piccola contenente un cartoncino bianco per scrivere i propri dati anagrafici. Il candidato, dopo aver svolto il tema, senza apporvi sottoscrizione, né altro contrassegno, metterà il foglio o i fogli nella busta grande.

Contemporaneamente dovrà scrivere il proprio nome e cognome, la data ed il luogo di nascita sul cartoncino bianco, chiuderlo nella busta piccola e inserirla nella grande, avendo l’accortezza di chiuderla e consegnarla al presidente della commissione o del comitato di vigilanza od a chi ne fa le veci. Il presidente della commissione o del comitato di vigilanza, o chi ne fa le veci, appone trasversalmente sulla busta la propria firma e l’indicazione della data della consegna. Nel caso in cui l’esame si protragga per più giorni verrà assegnato al candidato un numero da apporre sulla linguetta della busta grande. In questo modo le buste appartenenti allo stesso candidato seguiranno un’unica numerazione.

La commissione esaminatrice
Le commissioni esaminatrici dei concorsi sono nominate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri nei casi di concorsi unici e con provvedimento del competente organo amministrativo negli altri casi.

Questi ne dà comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica.
Sono composte da tecnici esperti nelle materie oggetto del concorso, scelti tra funzionari delle amministrazioni, docenti ed estranei alle medesime e non possono farne parte, ai sensi dell’art. 6 del D.Lgs. 23 dicembre 1993, n. 546, i componenti dell’organo di direzione politica dell’amministrazione interessata, coloro che ricoprano cariche politiche o che siano rappresentanti sindacali o designati dalle confederazioni ed organizzazioni sindacali o dalle associazioni professionali. Almeno un terzo dei posti di componente delle commissioni di concorso, salva motivata impossibilità, è riservato alle donne, in conformità all’art. 29 del sopra citato decreto legislativo.

Sono composte:
Per i concorsi ai profili professionali di categoria o qualifica settima e superiori: da un consigliere di Stato, o da un magistrato o avvocato dello Stato di corrispondente qualifica, o da un dirigente generale od equiparato, con funzioni di presidente, e da due esperti nelle materie oggetto del concorso; le funzioni di segretario sono svolte da un funzionario appartenente alla ottava qualifica funzionale o, in carenza, da un impiegato di settima qualifica.

Per gli enti locali territoriali la presidenza delle commissioni di concorsi può essere assunta anche da un dirigente della stessa amministrazione o di altro ente territoriale.
Per i concorsi per la quinta e la sesta qualifica o categoria: da un dirigente o equiparato, con funzioni di presidente, e da due esperti nelle materie oggetto del concorso; le funzioni di segretario sono svolte da un impiegato appartenente alla settima qualifica o categoria.
Per assunzioni mediante gli uffici circoscrizionali per l’impiego ai sensi dell’articolo 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56: da un dirigente con funzioni di presidente e da due esperti nelle materie oggetto della selezione; le funzioni di segretario sono svolte da un impiegato appartenente alla sesta qualifica o categoria.
Le commissioni esaminatrici dei concorsi per esami o per titoli ed esami possono essere suddivise in sottocommissioni, qualora i candidati che abbiano sostenuto le prove scritte superino le 1.000 unità, con l’integrazione di un numero di componenti, unico restando il presidente, pari a quello delle commissioni originarie e di un segretario aggiunto. A ciascuna delle sottocommissioni non può essere assegnato un numero inferiore a 500.
Il presidente ed i membri delle commissioni esaminatrici possono essere scelti anche tra il personale in quiescenza che abbia posseduto, durante il servizio attivo, la qualifica richiesta per i concorsi sopra indicati.

L’utilizzazione del personale in quiescenza non è consentita se il rapporto di servizio sia stato risolto per motivi disciplinari, per ragioni di salute o per decadenza dall’impiego comunque determinata e, in ogni caso, qualora la decorrenza del collocamento a riposo risalga ad oltre un triennio dalla data di pubblicazione del bando di concorso.
Possono essere nominati in via definitiva i supplenti tanto per il presidente quanto per i singoli componenti la commissione. I supplenti intervengono alle sedute della commissione nelle ipotesi di impedimento grave e documentato degli effettivi.

Quando le prove scritte hanno luogo in più sedi, si costituisce in ciascuna sede un comitato di vigilanza, presieduto da un membro della commissione ovvero da un impiegato dell’amministrazione di qualifica o categoria non inferiore all’ottava, e costituita da due impiegati di qualifica o categoria non inferiore alla settima e da un segretario scelto tra gli impiegati di settima o sesta qualifica o categoria.

Gli impiegati nominati presidente e membri dei comitati di vigilanza sono scelti fra quelli in servizio nella sede di esame, a meno che, per giustificate esigenze di servizio, sia necessario destinare a tale funzione impiegati residenti in altra sede.
È inoltre possibile aggregare membri aggiunti per gli esami di lingua straniera e per le materie speciali.

L’esito
Le graduatorie dei vincitori dei concorsi sono pubblicate nel Bollettino ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri o dell’amministrazione interessata.

Per gli enti locali territoriali le graduatorie sono pubblicate nell’albo pretorio del relativo ente. Di tale pubblicazione se ne dà notizia mediante avviso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.

Le graduatorie dei vincitori rimangono efficaci per un termine di diciotto mesi dalla data della pubblicazione per eventuali coperture di posti per i quali il concorso è stato bandito e che successivamente ed entro tale data dovessero rendersi disponibili.

I concorrenti che abbiano superato la prova orale dovranno far pervenire alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica, per i concorsi unici, o all’amministrazione interessata, nel caso di concorso espletato dalla medesima, entro il termine perentorio di quindici giorni decorrenti dal giorno successivo a quello in cui hanno sostenuto il colloquio, i documenti in carta semplice attestanti il possesso dei titoli di riserva, preferenza e precedenza, a parità di valutazione, il diritto ad usufruire dell’elevazione del limite massimo di età, già indicati nella domanda, dai quali risulti, altresì, il possesso del requisito alla data di scadenza del termine utile per la presentazione della domanda di ammissione al concorso.

Tale documentazione non è richiesta nei casi in cui le pubbliche amministrazioni ne siano in possesso o ne possano disporre facendo richiesta ad altre pubbliche amministrazioni.
L’assunzione
I candidati dichiarati vincitori sono invitati, a mezzo assicurata convenzionale, ad assumere servizio in via provvisoria, sotto riserva di accertamento del possesso dei requisiti prescritti per la nomina e sono assunti in prova nel profilo professionale di qualifica o categoria per il quale risultano vincitori.

La durata del periodo di prova è differenziata in ragione della complessità delle prestazioni professionali richieste e sarà definita in sede di contrattazione collettiva. I provvedimenti di nomina in prova sono immediatamente esecutivi.
Le pubbliche amministrazioni comunicano alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica, il numero dei candidati vincitori assunti ed eventuali modifiche nell’arco dei diciotto mesi di validità della graduatoria.
Il vincitore, che non assuma servizio senza giustificato motivo entro il termine stabilito, decade dalla nomina. Qualora il vincitore assuma servizio, per giustificato motivo, con ritardo sul termine prefissatogli, gli effetti economici decorrono dal giorno di presa di servizio.

La mobilità nel pubblico impiego
I vincitori dei concorsi, salva la possibilità di trasferimenti d’ufficio nei casi previsti dalla legge, devono permanere nella sede di prima destinazione per un periodo non inferiore a sette anni e, in tale periodo, non possono essere nemmeno comandati o distaccati presso sedi con dotazioni organiche complete. In ogni caso non può essere attivato alcun comando o distacco nel caso in cui la sede di prima destinazione abbia posti vacanti nella dotazione organica della qualifica posseduta, salvo che il dirigente della sede di appartenenza non lo consenta espressamente (comma 3, art. 17 del D.P.R. 9-5-1994, n. 487).
La mobilità nel pubblico impiego è stata però oggetto di diversi interventi legislativi non ultimo il D. Lgs. 165/2001 che prevede:

  • Una mobilità volontaria, disciplinata dall’art. 30 che così recita: Le amministrazioni possono ricoprire posti vacanti in organico mediante cessione del contratto di lavoro di dipendenti appartenenti alla stessa qualifica in servizio presso altre amministrazioni, che facciano domanda di trasferimento. Le amministrazioni devono in ogni caso rendere pubbliche le disponibilità dei posti in organico da ricoprire attraverso passaggio diretto di personale da altre amministrazioni, fissando preventivamente i criteri di scelta. Il trasferimento è disposto previo parere favorevole dei dirigenti responsabili dei servizi e degli uffici cui il personale è o sarà assegnato sulla base della professionalità in possesso del dipendente in relazione al posto ricoperto o da ricoprire.
  • Una mobilità collettiva, disciplinata dall’art. 33, per le pubbliche amministrazioni che rilevino eccedenze di personale. Queste sono tenute ad informare preventivamente le organizzazioni sindacali
  • Una mobilità fra pubblico e privato, disciplinata dall’art. 23bis introdotto dalla legge di riordino della dirigenza: In deroga all’articolo 60 del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, i dirigenti delle pubbliche amministrazioni, nonché gli appartenenti alla carriera diplomatica e prefettizia e, limitatamente agli incarichi pubblici, i magistrati ordinari, amministrativi e contabili e gli avvocati e procuratori dello Stato sono collocati, salvo motivato diniego dell’amministrazione di appartenenza in ordine alle proprie preminenti esigenze organizzative, in aspettativa senza assegni per lo svolgimento di attività presso soggetti e organismi, pubblici o privati, anche operanti in sede internazionale, i quali provvedono al relativo trattamento previdenziale. Resta ferma la disciplina vigente in materia di collocamento fuori ruolo nei casi consentiti. Il periodo di aspettativa comporta il mantenimento della qualifica posseduta.

L’estinzione del rapporto di lavoro
Il rapporto di lavoro alle dipendenze di un’amministrazione pubblica può estinguersi per:

  • Collocamento a riposo
  • Per destituzione
  • Dispensa dal servizio per inidoneità fisica e psichica
  • Dimissioni

Decadenza. Le ipotesi sono: perdita della cittadinanza italiana, avvenuta accettazione di una missione o altro incarico da un’autorità straniera senza autorizzazione del Ministro competente, o per mancata cessazione della situazione di incompatibilità tra obblighi di servizio e attività svolte dal dipendente.

Vedi anche: GUIDA AI CONCORSI PUBBLICI