Nascita o adozione di minore: bonus di 800 euro

il comma 353 della legge n. 232 dell’11 dicembre 2016 (legge di Bilancio 2017), ha riconosciuto, a decorrere dal 1° gennaio 2017, un beneficio dell’importo di 800 euro (che non concorre alla formazione del reddito imponibile complessivo), alla nascita o all’adozione di un minore

Il beneficio, è riconosciuto da parte dell’Istituto, alle donne gestanti o alle madri che siano:

  • residenti in Italia;
  • cittadine italiane, cittadine comunitarie o cittadine non comunitarie in possesso dello status di rifugiato politico e protezione sussidiaria, che, a seguito dell’art. 27 del D.Lgs n. 251/2007, sono equiparate alle cittadine italiane;
  • cittadine non comunitarie, in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo oppure di una delle carte di soggiorno per familiari di cittadini UE

Esclusione. Secondo l’INPS Risultano escluse dal beneficio le cittadine di Paesi terzi non in possesso del titolo da lungo soggiornante CE-SLP. Infatti, l’Istituto inserisce, a nostro parere arbitrariamente, vincoli per la percezione del premio alla nascita, non posti in origine dal legislatore.

Maturazione del diritto. Il bonus 800 euro è concesso dall’Inps in un’unica soluzione per evento, a prescindere dal numero di figli nati o adottai/affidati contestualmente.

Il beneficio è riconosciuto al verificarsi (dal 1° gennaio 2017) di uno dei seguenti eventi:

  • compimento del 7° mese di gravidanza;
  • parto, anche se antecedente all’inizio dell’8° mese di gravidanza;
  • adozione del minore, nazionale o internazionale, disposta con sentenza divenuta definitiva ai sensi
  • della legge n. 184/1983;
  • affidamento preadottivo nazionale affidamento preadottivo internazionale

Presentazione della domanda e relativa documentazione a corredo. La futura madre avente diritto, dovrà presentare domanda esclusivamente in via telematica, dopo il compimento del 7° mese di gravidanza.

La domanda va corredata dalla certificazione sanitaria, rilasciata dal medico specialista del Servizio Sanitario nazionale, attestante la data presunta del parto.

Qualora la domanda è presentata in relazione al parto, la madre dovrà autocertificare la data del parto e la generalità del bambino.

Nel caso di adozione o affidamento, se a corredo della domanda non viene allegato il provvedimento giudiziario, sia esso la sentenza definitiva di adozione o il provvedimento di affidamento preadottivo, si dovranno riportare gli elementi (sezione del tribunale, la data di deposito in cancelleria ed il relativo numero) per consentire all’Istituto di reperire il provvedimento presso l’Amministrazione che lo detiene.

Bonus di 800 euro per la nascita o l’adozione di un minore

La legge di Bilancio 2017, ha riconosciuto, a decorrere dal 1° gennaio 2017, un beneficio dell’importo di 800 euro (che non concorre alla formazione del reddito imponibile complessivo), alla nascita o all’adozione di un minore

Il beneficio, è riconosciuto da parte dell’Istituto, alle donne gestanti o alle madri che siano:

  • residenti in Italia;
  • cittadine italiane, cittadine comunitarie o cittadine non comunitarie in possesso dello status di rifugiato politico e protezione sussidiaria, che, a seguito dell’art. 27 del D.Lgs n. 251/2007, sono equiparate alle cittadine italiane;
  • cittadine non comunitarie, in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo oppure di una delle carte di soggiorno per familiari di cittadini UE

Esclusione. Secondo l’INPS Risultano escluse dal beneficio le cittadine di Paesi terzi non in possesso del titolo da lungo soggiornante CE-SLP. Infatti, l’Istituto inserisce, a nostro parere arbitrariamente, vincoli per la percezione del premio alla nascita, non posti in origine dal legislatore.

Maturazione del diritto. Il bonus 800 euro è concesso dall’Inps in un’unica soluzione per evento, a prescindere dal numero di figli nati o adottai/affidati contestualmente. Il beneficio è riconosciuto al verificarsi (dal 1° gennaio 2017) di uno dei seguenti eventi:

  • compimento del 7° mese di gravidanza;
  • parto, anche se antecedente all’inizio dell’8° mese di gravidanza;
  • adozione del minore, nazionale o internazionale, disposta con sentenza divenuta definitiva ai sensi
  • della legge n. 184/1983;
  • affidamento preadottivo nazionale affidamento preadottivo internazionale

Presentazione della domanda e relativa documentazione a corredo. La futura madre avente diritto, dovrà presentare domanda esclusivamente in via telematica, dopo il compimento del 7° mese di gravidanza.

La domanda va corredata dalla certificazione sanitaria, rilasciata dal medico specialista del Servizio Sanitario nazionale, attestante la data presunta del parto.

Qualora la domanda è presentata in relazione al parto, la madre dovrà  autocertificare la data del parto e la generalità del bambino.

Nel caso di adozione o affidamento, se a corredo della domanda non viene allegato il provvedimento giudiziario, sia esso la sentenza definitiva di adozione o il provvedimento di affidamento preadottivo, si dovranno riportare gli elementi (sezione del tribunale, la data di deposito in cancelleria ed il relativo numero) per consentire all’Istituto di reperire il provvedimento presso l’Amministrazione che lo detiene.

Bonus per giovani coppie

La Legge di stabilità 2016 ha previsto una detrazione per l’acquisto di mobili effettuato da giovani coppie nell’anno 2016 (dalla lettura della norma, non sembra ricompreso nella agevolazione l’acquisto di elettrodomestici).

Tale detrazione è pari al 50% della spesa sostenuta, fino ad un limite di € 16.000, e compete in presenza delle le seguenti condizioni:

  • l’acquisto di arredi è correlato all’acquisto di immobile destinato ad abitazione principale (la norma non precisa un limite temporale per l’acquisto dell’immobile);
  • la coppia deve essere sposata o convivente da almeno 3 anni;
  • l’età di almeno uno dei due componenti deve essere inferiore a 35 anni.

E’ opportuno precisare come questa detrazione non sia cumulabile con le altre, né quelle per ristrutturazione, né quelle per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici.

Bonus mobili

Per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici di classe inferiore alla A+ (A per i forni), si può godere di una detrazione del 50% sul prezzo d’acquisto.

Per avere la detrazione è indispensabile realizzare un ristrutturazione edilizia, sia su singole unità immobiliari residenziali, sia su parti comuni di edifici, sempre residenziali.

L’importo della spesa massima ammessa in detrazione è di 10.000 euro , da ripartire in 10 quote annuali di pari importo, a prescindere dall’importo effettivo delle spese di ristrutturazione

Bonus Gas

Le famiglie di qualsiasi nazionalità con ISEE non superiore a 7.500 euro, hanno diritto alla compensazione della spesa per la fornitura di gas metano.

Ne hanno diritto anche le famiglie con almeno 4 figli a carico ed un ISEE non superiore a 20.000 euro.

Tale bonus ha validità di 12 mesi e comporta una riduzione della spesa di circa il 15%.

Buoni voucher per il pagamento del servizio baby sitting

ll contributo per l’acquisto di servizi di baby-sitting (cd. voucher baby sitting), rappresenta la possibilità della madre lavoratrice di chiedere, alla fine del congedo di maternità ed entro gli 11 mesi successivi, in alternativa al congedo parentale, l’erogazione di voucher per acquistare servizi di baby-sitting (o un contributo per i servizi pubblici per l’infanzia o per quelli privati accreditati), fino a 6 mesi.

Il contributo in esame è erogato mediante la modalità del “Libretto Famiglia”.

I voucher già acquisiti telematicamente entro il 31 dicembre 2017 saranno validi fino al 31 dicembre 2018, e che quindi per essi è possibile inserire prestazioni lavorative solo con data fine, al massimo, 31 dicembre 2018.

Beneficiarie ed escluse.  Possono accedere al beneficio le lavoratrici madri:

  • dipendenti della PA
  • dipendenti da datori privati
  • iscritte alla Gestione separata; autonome o imprenditrici.

Esse possono accedere al beneficio anche per più figli, presentando una domanda per ogni figlio, purché ricorrano, per ciascuno di essi, i requisiti previsti.

Invece, non sono ammesse le lavoratrici:

  • non aventi diritto al congedo parentale;
  • gestanti; che siano ancora in congedo di maternità;
  • esentate dal pagamento della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati convenzionati; beneficiarie del Fondo per le Politiche relative ai diritti e alle pari opportunità.

Misura e durata. Il beneficio consiste, in alternativa, nel contributo per:

  1. a) gli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia (o dei servizi privati accreditati); o
  2. b) l’acquisto di servizi di baby-sitting erogato in modalità “Libretto Famiglia”.

L’importo è di 600 euro mensili ed è erogato per un massimo di 6 mesi (3 per le lavoratrici autonome), divisibile solo per frazioni mensili intere, comportando la rinuncia dell’interessata al congedo parentale.

Per frazione mensile intera si intende 1 mese continuativo di congedo (se la lavoratrice autonoma ha usufruito di 1 mese e 1 giorno di congedo potrà accedere al beneficio per 1 solo mese; gli altri 29 giorni potranno essere usati solo come congedo parentale).

Per il calcolo del congedo parentale, le frazioni di mese si sommano fino a raggiungere i 30 giorni, equivalenti a 1 mese, mentre i mesi interi si computano come tali, qualunque sia il numero di giorni di cui sono formati.

 

Per stabilire i mesi di congedo parentale spettanti, si considerano i periodi di congedo parentale fruiti dal padre del minore (in caso di part time, cfr. la tabella allegata al messaggio).

Modalità di erogazione. Pagamento diretto alla struttura scolastica scelta dalla madre, dietro esibizione, da parte della struttura stessa, dei documenti attestanti l’effettiva fruizione del servizio e la liberatoria di pagamento, fino a 600 euro mensili, per ogni mese di congedo parentale non fruito.

Contributo per pagare i servizi di baby-sitting. Con il “Libretto Famiglia”: le madri (già registrate in procedura “Prestazioni Occasionali”) devono acquisire in via telematica il contributo entro 120 giorni dalla comunicazione di accoglimento ricevuta tramite indirizzo PEC indicato in domanda o pubblicazione del provvedimento nella procedura telematica: il superamento di tale termine vale come rinuncia.

Dopo essersi registrate, le madri beneficiarie del bonus, verificata la capienza del portafoglio elettronico, per garantire il pagamento nei termini di legge da parte dell’Inps, inseriranno le prestazioni entro il giorno 3 del mese successivo rispetto a quello del loro svolgimento.

Domanda. Può essere effettuata via internet, presso il Patronato INCA CGIL o, infine, tramite il Contact Center Inps (per la prima e l’ultima delle modalità indicate occorre essere in possesso del PIN Inps di tipo “dispositivo”).

La domanda compilata on line può essere inviata immediatamente o in seguito: in tal caso, la domanda salvata e non inviata può essere modificata.

La lavoratrice può cambiare la struttura erogante i servizi scelta all’atto della domanda: tale variazione va effettuata accedendo di nuovo alla procedura telematica con cui ha presentato la domanda, o tramite patronato.

Termini di presentazione. Le domande possono essere inviate sino al 31 dicembre 2018, o comunque fino a esaurimento delle risorse, pari a: 40 milioni di euro per dipendenti e per iscritte alla Gestione separata; 10 milioni per le lavoratrici autonome; per lavoratrici dipendenti e iscritte alla GS, la domanda va presentata entro gli 11 mesi dalla fine del congedo di maternità o del periodo teorico di fruizione dell’indennità di maternità; quindi, nei casi di:

  1. a) parto: la domanda può essere presentata al termine dei 3 mesi successivi alla nascita;
  2. b) affidamento non preadottivo (per le sole lavoratrici dipendenti): la domanda può essere presentata decorso il periodo di 3 mesi dalla data di affidamento;
  3. c) adozione/affidamento preadottivo nazionale o internazionale: la domanda può essere presentata alla fine dei 5 mesi successivi all’effettivo ingresso del minore in famiglia/in Italia.

Accoglimento o rigetto. L’accoglimento o rigetto è pubblicato sul sito Inps ed è consultabile tramite procedura; esso viene anche trasmesso all’indirizzo di PEC che è stato indicato dalla madre nella domanda; se è stato indicata anche una normale e-mail, nessuna comunicazione è inviata a tale casella, prevalendo la trasmissione alla casella di PEC; se la madre ha indicato in domanda l’indirizzo di PEC del patronato, il provvedimento è inviato solo a quest’ultimo.

In ogni caso, il provvedimento è sempre consultabile sul sito Inps.

Se non è stato indicato un indirizzo di PEC, la notizia della comunicazione con pubblicazione sul sito Inps è fornita all’indirizzo di posta elettronica ordinaria comunicato dalla lavoratrice madre al momento della compilazione della domanda: la notizia trasmessa alla normale e-mail non contiene copia del provvedimento di accoglimento o rigetto, ma solo l’avvertenza che esso è stato pubblicato sul sito Inps, con l’invito ad accedere per la consultazione.

Rinuncia. La rinuncia può essere effettuata dal giorno dopo l’accoglimento della domanda, in via telematica con la stessa procedura di presentazione: poiché il beneficio è divisibile solo per frazioni mensili intere, la rinuncia parziale potrà essere effettuata per 1 o più mesi e non per frazioni di esso.

Per esempio: se la lavoratrice ha ottenuto un contributo baby-sitting di 2 mesi (importo 1.200 euro), ove lo abbia utilizzato per 610 euro e voglia rinunciare al residuo, non potrà chiedere di recuperare il 2° mese di congedo parentale, in quanto l’uso del contributo per un importo superiore a 600 euro si colloca nella seconda mensilità, che non può essere frazionata.

Infine, la mancata acquisizione telematica del contributo entro 120 i giorni decorrenti dalla ricezione della comunicazione di accoglimento della domanda in via telematica equivale a rinuncia tacita.

Bonus infanzia

L’assegno di natalità, meglio conosciuto come bonus bebè, era stato istituito dalla legge 23 dicembre 2014, n. 190 e si riferiva a eventi verificatisi nel triennio 2015-2017, prevedendo un assegno di durata massima triennale e, proprio per tale specifico motivo, ancora in corso di applicazione.

L’importo annuo dell’assegno è pari a:

euro 960 (euro 80 al mese per massimo 12 mesi), nel caso in cui il valore dell’Isee minorenni non sia superiore a euro 25.000 annui;

euro 1.920 (euro 160 al mese per massimo 12 mesi), nel caso in cui il valore dell’Isee minorenni non sia superiore a euro 7.000 annui.

Il bonus verrà corrisposto direttamente al richiedente in singole rate mensili, pari a euro 80 o euro 160 a seconda del valore dell’Isee, secondo le modalità (conto corrente, bonifico domiciliato ecc.) indicate dal richiedente nella domanda.

Se la domanda è stata presentata nei termini di legge (entro 90 giorni), il primo pagamento comprende l’importo delle mensilità sino a quel momento maturate.

Va ricordato che la domanda può essere presentata da uno dei genitori entro 90 giorni dalla nascita oppure dalla data di ingresso del minore nel nucleo familiare a seguito dell’adozione o dell’affidamento preadottivo.

Nel caso di minore affidato temporaneamente a una famiglia o persona singola, la domanda può essere presentata dall’affidatario entro il termine di 90 giorni dall’emanazione del provvedimento del giudice o del provvedimento dei servizi sociali reso esecutivo dal giudice tutelare (art. 4 , legge n. 184/1983).

In tale caso l’assegno spetta, in presenza di tutti i requisiti, a decorrere dal mese di emanazione del provvedimento di affido del tribunale oppure del provvedimento di affido emanato dai servizi sociali reso esecutivo dal giudice.

In ogni caso, se la domanda è presentata oltre il termine di 90 giorni l’assegno decorre dal mese di presentazione della domanda.

Per ogni figlio nato o adottato o in affido preadottivo tra il 1° gennaio 2018 e il 31 dicembre 2018 l’assegno spetta esclusivamente fino al compimento del primo anno di età ovvero del primo anno di ingresso nel nucleo familiare a seguito dell’adozione o affido preadottivo (legge n. 205/2017).

Ne deriva che la durata massima per tale misura è di 12 mensilità.

Per ogni figlio nato o adottato o in affido preadottivo tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017 l’assegno spetta, invece, per massimo 36 mensilità.

L’assegno spetta a partire dal mese di nascita o di ingresso in famiglia del figlio adottato o affidato. Se l’assegno non può più essere concesso al genitore richiedente (perché, per esempio, decaduto dalla potestà genitoriale o perché il figlio è stato affidato in via esclusiva all’altro genitore), l’altro genitore può subentrare nel diritto all’assegno presentando una nuova domanda entro 90 giorni dall’emanazione del provvedimento del giudice che dispone la decadenza dalla potestà o l’affidamento esclusivo all’altro genitore. In questo caso, l’assegno spetta al nuovo genitore richiedente dal mese successivo a quello di emanazione del provvedimento giudiziario.

Se il parto è gemellare oppure siamo nel caso di adozione plurima (ossia avvenuta contestualmente), occorre presentare un’autonoma domanda per ogni figlio nato o adottato. Le medesime accortezze devono essere utilizzate in caso di affidamenti plurimi.

Nella circostanza in cui il figlio venga affidato temporaneamente a terzi la domanda di assegno può essere presentata dall’affidatario (domanda presentata dopo quella del genitore naturale o adottivo ovvero in luogo del genitore naturale o adottivo).

Si precisa che l’assegno è concesso in relazione ad affidamenti temporanei disposti presso una famiglia oppure una persona singola.

In tale ipotesi, data la natura provvisoria di questo istituto giuridico, sarà necessario fare riferimento all’evento principale che dà diritto alla prestazione. Pertanto, nel caso in esame, resta fermo che occorre risalire alla data di nascita, adozione o affido preadottivo del minore che deve cadere nell’anno 2018.

In caso di decesso del genitore richiedente, l’erogazione dell’assegno prosegue a favore dell’altro genitore convivente col figlio.

Quest’ultimo deve fornire all’Inps gli elementi informativi necessari per la prosecuzione dell’assegno entro 90 giorni dalla data del decesso. In ogni caso, se la domanda è presentata oltre i 90 giorni, l’assegno decorre dal mese di presentazione della domanda.

L’assegno è corrisposto mensilmente per un massimo di 12 mensilità a partire dal mese di nascita o di ingresso in famiglia.

La domanda di assegno può essere presentata dal genitore, anche affidatario, che sia in possesso dei seguenti requisiti indicati nella circolare n. 93/2015:

valore Isee,

residenza in Italia,

convivenza con il minore,

cittadinanza italiana o comunitaria

Tutti i requisiti devono essere posseduti al momento di presentazione della domanda.

se il genitore avente diritto è minorenne o incapace di agire per altri motivi, la domanda può essere presentata dal legale rappresentante in nome e per conto del genitore incapace.

L’erogazione dell’assegno a favore del richiedente termina quando:

1) il figlio compie un anno o si raggiunge un anno dall’ingresso in famiglia. L’anno si calcola a partire dal mese di nascita o di ingresso in famiglia (questo mese incluso);

2) il figlio raggiunge i 18 anni di età;

3) il richiedente perde uno dei requisiti previsti dalla legge (per esempio, in caso di trasferimento della residenza all’estero, perdita del requisito della cittadinanza o del titolo di soggiorno, perdita della convivenza con il figlio, Isee superiore a euro 25.000 annui, revoca dell’affidamento).

Altre cause di decadenza sono:

il decesso del figlio;

la revoca dell’adozione;

la decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale;

l’affidamento esclusivo del minore al genitore che non ha presentato la domanda;

l’affidamento del minore a terzi;

provvedimento negativo del giudice che determina il venir meno dell’affidamento preadottivo.

Rammentare

Il richiedente deve comunicare all’Inps la perdita di uno dei requisiti entro 30 giorni. Se il richiedente perde uno dei requisiti previsti dalla legge o se si verifica una causa di decadenza, la domanda di assegno può essere presentata per lo stesso figlio dall’altro genitore o, in caso di affidamento temporaneo, dall’affidatario.

Bonus sull’energia elettrica

E’ uno sconto sulla spesa per la fornitura di energia elettrica sostenuta dai clienti domestici disagiati. Lo sconto sulla bolletta della luce è prevista per due categorie di utenti:

  1. clienti domestici in condizioni di disagio economico aventi utenze residenti con potenza impegnata superiore a 3 KW
  2. clienti domestici nel cui nucleo familiare siano presenti persone in gravi condizioni di salute che necessitano dell’utilizzo di apparecchiature medico-terapeutiche elettriche per il mante mento in vita

Le due agevolazioni sono cumulabili.

Disagio economico. Tutti i cittadini con un ISEE inferiore o uguale a 7.500 euro e con un’utenza pari o superiore a 3 KW, possono beneficiare di uno sconto pari al 20% del costo.

Esempio. Se un nucleo familiare è composto dal padre, madre e due figli, vive in affitto e senza altre disponibilità patrimoniali, con un reddito lordo fino  a 23.400 euro, tale nucleo rientra nella soglia ISEE necessaria di 7.500 euro.

Misura della compensazione. L’ammontare della compensazione è differenziato a seconda del numero dei componenti il nucleo familiare:

componenti nucleo familiare Compensazione
1-2 60 euro
3 – 4 78 euro
Oltre 4 135 euro

La compensazione ne caso di uso di apparecchiature medico-terapeutiche è riconosciuta nella misura di 150 euro annui.

La domanda. La domanda per ottenere il bonus deve essere presentata al Comune di residenza con l’attestazione ISEE, le indicazioni sulla fornitura elettrica di cui si è intestatari e sulla numerosità della famiglia anagrafica, con la certificazione della ASL in caso di disagio fisico.

 

Bonus 80 euro

Chi ne ha diritto. tutti i lavoratori subordinati, pubblici e privati, i lavoratori a collaborazione coordinata e continuativa (Co.Co.Co.) e a progetto (Co.- Co.Pro.), borsisti, tirocinanti e stagisti, lavoratori in mobilità, in cassa integrazione e in disoccupazione.
Sono esclusi. I contribuenti che percepiscono esclusivamente redditi da pensione (quindi i pensionati), da: partite IVA oppure compensi per l’attività libero professionale  intramuraria del personale  i dipendente del Servizio sanitario nazionale, le indennità, i gettoni di presenza e gli altri compensi corrisposti dallo Stato, dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni per l’esercizio di pubbliche funzioni e le indennità percepite dai membri del Parlamento nazionale e del Parlamento europeo.
Il riconoscimento del Bonus avviene nel rispetto di tre condizioni:

  • tipologia reddituale
  • esistenza di un debito di imposta
  • reddito complessivo

Tipologia reddituale. I potenziali beneficiari del Bonus sono i contribuenti il cui reddito complessivo è formato da:

  • redditi da lavoro dipendente
  • compensi percepiti da lavoratori soci delle cooperative
  • somme percepite a titolo di borsa di studio, premio o sussidio per fini di studio o tirocinio
  • redditi da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa anche a progetto
  • remunerazione dei Sacerdoti
  • compensi per lavori socialmente utili
  • le prestazioni pensionistiche complementari (erogate dai Fondi Pensione)
  • altri redditi assoggettabili ad IRPEF

Il reddito complessivo. E’ assunto al netto del reddito dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e delle relative pertinenze, nonché degli importi legati all’incremento di produttività, soggetti a ritenuta a titolo di imposta sostitutiva del 10%.
Alla formazione del reddito complessivo, utile a determinare il diritto al Bonus, concorrono anche i redditi provenienti dall’affitto di immobili assoggettati a cedolare secca nonché redditi assimilabili a lavoro dipendente come gli interessi su crediti di lavoro e di rivalutazione monetaria riferiti al 2014, concessi dal giudice nelle sentenze di condanna del datore di lavoro.
Debito di imposta a favore dell’Erario (trattenuta IRPEF): l’IRPEF a debito del lavoratore deve comunque essere positiva dopo aver applicato la sola detrazione fiscale prevista per il reddito di lavoro dipendente (produzione reddito).
Ne consegue che tutti coloro che possiedono redditi sino a 8.000 euro (per essere precisi fino a 8.145,32 euro) non riceveranno alcunché, essendo considerati incapienti.
Ciò in quanto l’imposta prodotta dal reddito è tutta assorbita dalla detrazione per lavoro dipendente spettante.

ESEMPIO INCAPIENTE:

reddito da lavoro svolto tutto l’anno, 7.500 euro; imposta lorda 1.725 euro (aliquota del 23%); detrazione per lavoro dipendente spettante 1.880 euro; imposta dovuta: 0.

Il credito spetta comunque a coloro che, dopo aver scontato la detrazione da lavoro dipendente, hanno comunque un’IRPEF da pagare anche se poi dovesse essere azzerata da altre detrazioni (famigliari a carico, figli e/ coniuge, spese sanitarie, ecc.), a condizione tuttavia che non abbiano un reddito pari o superiore a 26.000 euro.

  • se il reddito è superiore ai 24.000 euro ma inferiore ai 26.000 spetta un bonus ridotto che si ottiene applicando la seguente formula:
640 X (26.000 – reddito) : 2.000 dove 640 è il Bonus pieno; 26.000 è il limite massimo di reddito; il reddito da sottrarre è quello posseduto dal lavoratore; il divisore 2.000 è la differenza tra i due limiti massimi di 24.000 e 26.000 euro.

ESEMPIO DI CALCOLO DI BONUS RIDOTTO (reddito pari a 25.100 euro)

Il bonus che riceverà il lavoratore sarà pari a:

640 x(26.000 -25.100 = 640 x (900/2000) = 640 x 0.45 = 288 euro, pari a 36 euro al mese da maggio a dicembre

Erogazione del Bonus. Per ottenere il Bonus non occorre inoltrare una domanda, sarà erogato “in via automatica” a partire dalla busta paga di maggio, dal sostituto d’imposta (datore di lavoro), sulla base dei dati reddituali in suo possesso.
Il diritto al Bonus è da considerarsi “automatico” perché le somme percepite sono sostitutive dei redditi da lavoro dipendente. Ai fini dell’erogazione automatica del Bonus l’ente erogatore (INPS) è considerato sostituto d’imposta.
Quindi, l’INPS sulla base dei dati reddituali in suo possesso erogherà il Bonus calcolato in riferimento alle prestazioni del 2014, tenendo conto dei giorni che danno diritto alle indennità.
Il lavoratore dovrà comunicare al datore di lavoro tutte le circostanze che possono influenzare il diritto al Bonus (esempio redditi derivanti da altri rapporti di lavoro e altri eventuali redditi), per permettere all’azienda o di non erogare affatto il Bonus o di recuperare le somme corrisposte e non dovute.
A quanto ammonta il Bonus. Il Bonus, che non concorre alla formazione di reddito (quindi è al netto), è determinato dalla quantità di reddito annuo lordo che il datore di lavoro presume percepirà nel 2014 il suo dipendente (in caso di più redditi, il lavoratore deve comunicarne i dettagli al datore di lavoro): spetta per intero se il reddito non supera i 24.000 euro, spetta in misura ridotta se invece il reddito supera i 24.000 ma non i 26.000. Non spetta nulla se si ha un reddito pari o superiore a 26.000 euro.
Il riferimento reddituale è su base annua, ma l’erogazione del bonus avverrà mensilmente da maggio a dicembre:

  • se il reddito non supera i 24.000 euro spettano 640 euro da maggio a dicembre 2014, dunque, 80 euro al mese

Così come, possedendo altri redditi, l’interessato, per evitare di pagare un conguaglio negativo in fase di dichiarazione dei redditi, può comunicare all’azienda di non applicare alcuna detrazione, allo stesso modo, avendo ad esempio due o più rapporti di lavoro (part-time; co.co.- co…), l’interessato potrebbe comunicare la situazione reddituale complessiva ad una o a più aziende affinché il Bonus non venga erogato (si veda comunque il capitolo sui casi particolari).
Il bonus dovrà essere rapportato al periodo di lavoro nell’anno. Nel caso di lavoratori assunti e cessati in corso d’anno il Bonus verrà rapportato alla minore durata del rapporto di lavoro sulla base del numero di giorni lavorati nell’anno come prevede il punto 3 della circolare A.E. n.8/
E (concetto non chiarissimo, si rinvia al paragrafo dei casi particolari). La quantità di Bonus erogata verrà indicata sul CUD 2015 relativo ai redditi 2014.

CASI PARTICOLARI

Colf e badanti non riceveranno il Bonus in busta paga, perché i datori di lavoro domestici non sono sostituti di imposta e non possono anticipare il credito. Infatti, Colf e Badanti non ricevono il CUD. Pertanto i collaboratori familiari che ne hanno diritto potranno ottenerlo nel 2015 in sede di dichiarazione  dei redditi (modello 730 o Unico) che i collaboratori sono comunque obbligati ad effettuare proprio perché non sono soggetti ad alcuna ritenuta in busta paga.
Lavoratori senza sostituto d’imposta perché ad esempio il rapporto di lavoro è cessato prima del maggio 2014, se ne hanno diritto, potranno recuperare quanto spettante con la dichiarazione dei redditi relativa al 2014 che si effettuerà nel 2015.
(Si ricorda che i sostituti d’imposta, tenuti quindi ad applicare la norma in questione, sono oltre che i datori di lavoro -pubblici e privati- anche, tra gli altri, i curatori fallimentari e i commissari liquidatori).
Lavoratori con un solo rapporto di lavoro part-time con lavoro svolto tutti i mesi dell’anno, se ne ha diritto, riceverà bonus, come un lavoratore full-time.
Lavoratori con più rapporti di lavoro, oppure collaboratori coordinati continuativi (Co.Co.Co) anche a progetto, con più committenti, oppure lavoratori a chiamata.
In questi casi più datori di lavoro potrebbero riconoscere il Bonus in contemporanea, visto l’obbligo di legge ribadito anche dalla circolare dell’Agenzie delle Entrate.
In questa evenienza il lavoratore sarà tenuto alla restituzione del Bonus eccedente sulla busta paga dei mesi successivi o in sede di conguaglio fiscale di fine anno o di fi ne rapporto di lavoro o in sede di dichiarazione dei redditi.
Per evitare ciò i lavoratori interessati potrebbero comunicare preventivamente a un determinato datore di lavoro, di non erogare il Bonus, in modo che solo un datore di lavoro emetta il credito d’imposta.

Lavoratori che hanno lavorato una parte dell’anno. Il Bonus, per previsione legislativa, è rapportato al periodo lavorato durante il 2014. Il Bonus verrà rapportato alla minore durata del rapporto di lavoro sulla base del numero di giorni lavorati nell’anno.
Se il periodo di lavoro nell’anno è inferiore a 365 giorni, l’importo del Bonus spettante deve essere parametrato al numero dei giorni di lavoro nell’anno.
Il Bonus passa agli eredi. Il Bonus spetta anche ai lavoratori deceduti nel 2014 in relazione al loro periodo di lavoro, sarà calcolato nella dichiarazione dei redditi del lavoratore deceduto presentata da uno degli eredi.
E dal 2015… Il Decreto Legge, per gli anni successivi, prevede un intervento normativo e strutturale, con la Legge di Stabilità per il 2015, per una complessiva revisione del prelievo fiscale al fine di ridurre la pressione fiscale e contributiva sul lavoro.
L’impegno del Governo è dunque di rendere strutturale il credito d’imposta (Bonus) per gli anni futuri.

ALCUNI ESEMPI DI EROGAZIONE DEL BONUS

Il Bonus viene percepito dalle competenze stipendiali di maggio ma è riferito all’intero 2014 e si comporta come la detrazione da lavoro dipendente quindi riferita ai giorni lavorati durante l’anno.
È quindi un Bonus annuo, pagato mensilmente (da maggio) e proporzionato ai giorni lavorati nel corso dell’intero anno 2014.
Alcuni esempi forse possono chiarire meglio.

ESEMPIO N. 1 AVORATORE CHE HA LAVORATO FINO AD APRILE 2014

Reddito complessivo anno 2014: 15.000 euro Cessazione lavoro: 30 aprile 2014 (120 giorni di lavoro) Il Bonus sarà pari a: (640 : 365) x 120 = 210,41 euro annui

Se il lavoratore non avrà altri datori di lavoro (sostituiti d’imposta) nel corso del 2014 percepirà il Bonus in sede di dichiarazione del 2015 relativa ai redditi 2014

ESEMPIO N. 2 LAVORATORE CON PERIODI DI ASPETTATIVA NON RETRIBUITA E SENZA ASSEGNI

Reddito complessivo anno 2014: 22.000 euro Periodi di aspettativa: 1 aprile – 31 maggio pari a 61 giorni.

Quindi giorni lavorati 365 – 61 = 304 giorni Il Bonus sarà pari a: (640 : 365) x 304 = 533,04 euro annui

In questo caso il lavoratore percepirà mensilmente 533,04 : 7= 76,15 euro (dalla retribuzione di giugno fino a quella di dicembre)

ESEMPIO N. 3 LAVORATORE CON PIÙ PERIODI DI LAVORO NEL CORSO DELL’ANNO

Reddito complessivo anno 2014: 25.000 euro Periodo di lavoro: 1 gennaio – 31marzo, 1 luglio – 31 dicembre.

Giorni lavorati nel 2014: 274 giorni Valore del Bonus annuo: 640 x (26.000 – 25.000) : 2.000 = 320 euro Bonus annuo in ragione dei giorni lavorati: (320 : 365) x 274 = 240,22 euro

In questo caso il lavoratore percepirà mensilmente 240,22 : 6 = 40,04 euro (dalla retribuzione di luglio fino a quella di dicembre)

ESEMPIO N. 4 LAVORATORE A TEMPO PARZIALE VERTICALE (SU BASE ANNUA)

Lavoratore a tempo parziale al 75% con articolazione lavorativa annua (periodo di non prestazione lavorativa mesi di giugno, luglio e agosto)

Reddito complessivo anno 2014: 22.000 euro Il Bonus spetta per intero in quanto per i part-time la

detrazione da lavoro dipendente non subisce nessuna decurtazione. Bonus annuo: 640 euro

Se il lavoratore riceve la busta paga anche nei mesi di assenza lavorativa il Bonus sarà erogato normalmente per il valore di 80 euro (da maggio a dicembre). Nel caso il lavoratore ricevesse la busta paga solo nei mesi di effettiva prestazione lavorativa il Bouns sarebbe riparametrato: 640 : 5 = 128 euro (nelle buste paga tra maggio e dicembre)