Assegni familiari per lavoratori stranieri

I lavoratori stranieri presenti in Italia con lo “status” di rifugiati politici sono equiparati in tutto e per tutto ai cittadini italiani in merito al trattamento da riservare in materia di assistenza pubblica, legislazione del lavoro e assicurazioni sociali.

In tale ambito vi rientra anche la materia dell’assegno per il nucleo familiare. Ciò comporta, secondo che per i familiari residenti all’estero di lavoratori stranieri rifugiati politici possa essere corrisposto l’ANF.

Extracomunitari regolarizzati. L’INPS ha precisato che l’ANF può essere concesso al lavoratore extracomunitario legalizzato solo a partire dal 9 settembre 2002, fatta eccezione per colf e badanti per i quali può essere corrisposto anche per i periodi precedenti.

Pensione: assegno sociale

E’ una prestazione di natura assistenziale erogata dall’INPS eroga agli ultrasessantacinquenni, residenti in Italia, indigenti, cioè privi di reddito o con reddito inferiore a quello dello stesso assegno sociale. Il diritto ad ottenere l’assegno sociale è subordinato all’accertamento, da parte dell’Inps, del reddito: personale per i cittadini non coniugati e cumulato con quello del coniuge per i cittadini coniugati.

I requisiti per ottenere l’assegno sociale sono i seguenti:

  • 65 anni e 3 mesi di età;
  • stato di bisogno economico;
  • cittadinanza italiana;
  • per i cittadini stranieri comunitari: iscrizione all’anagrafe del comune di residenza;
  • per i cittadini extracomunitari: titolarità del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (ex carta di soggiorno);
  • residenza effettiva, stabile e continuativa per almeno 10 anni nel territorio nazionale.

L’importo. L’importo percepito può variare in base al reddito e allo stato civile del richiedente, ovvero se è coniugato o meno. Esso aumenta di anno in anno, nella stessa misura di quanto aumenta il trattamento minimo delle pensioni Inps, in base ad un Decreto ministeriale. L’importo mensile della pensione è dato dalla misura massima spettante, divisa per 13 mensilità.

Maternità: assegno erogato dai Comuni

L’assegno che è corrisposto dai Comuni, spetta alle donne residenti cittadine italiane o comunitarie ovvero extracomunitarie in possesso  – al momento della domanda – di permesso di soggiorni di lungo periodo (richiesto anche per il figlio) per le quali non siano stati versati contributi per la tutela previdenziale obbligatoria per la maternità, è corrisposto, per ogni figlio, e per ogni minore adottato o in affidamento preadottivo, un assegno di maternità annuale, rivalutato annualmente dall’ISTAT, che per il 2017 è pari a 1.694,45, 338.89 euro per cinque mensilità.

La residenza e l’età. La residenza nel territorio italiano deve essere posseduta al momento della nascita del figlio o dell’ingresso in famiglia del minore adottivo o in affidamento preadottivo, di età non superiore a 6 anni , e non superiore a 18 anni, se straniero.

Requisiti. Per il diritto all’assegno è necessario il possesso di uno dei seguenti requisiti:

  • almeno 3 mesi di contribuzione nel periodo che va dai 18 mesi ai 9 mesi antecedenti la nascita o dall’effettivo ingresso del minore nel nucleo familiare, quando la donna lavoratrice abbia in corso di godimento una qualsiasi forma di tutela previdenziale della maternità (per attività lavorativa subordinata  -anche presso le Pubbliche Amministrazioni – autonoma o parasubordinata, oppure quando la donna abbia esercitato il recesso, anche volontario, dal rapporto di lavoro durante il periodo di gravidanza
  • il periodo intercorrente tra la perdita del diritto alla prestazione di maternità, derivante da attività lavorativa, anche autonoma, di almeno 3 mesi, e la nascita o l’ingresso del bambino non sia superiore a quello di fruizione delle prestazioni o comunque a 9 mesi. L’inps a individuato le seguenti prestazioni:
  1. prestazioni per ASU e Lpu
  2. indennità di mobilità
  3. indennità di disoccupazione, compresa quella con requisiti ridotti
  4. indennità di cassa integrazione, ordinaria e straordinaria
  5. indennità di malattia o di maternità

Come data della perdita del diritto, ad una delle suddette prestazioni va considerata in linea di massima quella corrispondente all’ultimo giorno di percezione della prestazione.

Nel caso che non sia individuabile, si deve fare  riferimento al 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui cade l’evento che ha dato diritto alla prestazione.

Part-time. In caso di attività a tempo parziale, per il raggiungimento dei 3 mesi di contribuzione è necessario che l’attività lavorativa prestata abbia dato luogo all’accreditamento di 13 settimane di contributi settimanali. Tre mesi che devono coesistere con una delle condizioni sopra elencate, e cioè:

  • rapporto di lavoro in atto
  • recesso durante la gravidanza
  • perdita del diritto a prestazioni previdenziali

Lavoratrici parasubordinate. Le lavoratrici parasubordinate, quelle cioè che versano il contributo nella gestione separata dell’INPS, la tutela previdenziale per la maternità si considera in corso di godimento qualora  all’interessata risultano attribuite 3 mensilità di contribuzione dei 14 mesi precedenti l’evento.

Dimissioni volontarie. Le dimissioni volontarie, intervenute durante il periodo previsto per il divieto di licenziamento (anche nel caso di adozione e affidamento, entro un anno dall’ingresso del minore in famiglia) possono dare titolo all’indennità di disoccupazione.

Pertanto, se all’inizio dell’astensione obbligatoria o del periodo fruibile nei primi tre mesi di ingresso del bambino in famiglia, la lavoratrice è in godimento, anche teorico, dell’indennità di disoccupazione, la stessa ha diritto alla prestazione di maternità in luogo di quella di disoccupazione. Il problema, ovviamente, non si pone se l’astensione inizia entro i 60 giorni corrispondenti al periodo di protezione assicurativa.

Totalizzazione. I requisiti possono essere raggiunti anche attraverso la totalizzazione dei periodi italiani, con periodi, se non sovrapposti, effettuati nei paese UE, See e Svizzera.

Non sono, invece, totalizzabili i contributi accreditati in paese extracomunitari convenzionati.

Requisito ulteriore per il padre. Se sussistono, oltre a quelli generali, gli ulteriori periodi di seguito indicati, l’assegno può essere richiesto dal:

padre, in caso di abbandono del figlio da parte della madre o di affidamento esclusivo del figlio al padre, sempre che questi sia in possesso, al momento dell’abbandono o dell’affidamento, dei previsti requisiti contributivi (3 mesi di contributi fra i 18 e i 9 mesi precedenti o perdita del diritto, da non più di 9 mesi, a prestazioni assistenziali o previdenziali derivanti dallo svolgimento di almeno 3 mesi di attività di lavoro) e che sussistano congiuntamente le seguenti condizioni:

  • al momento della nascita anche la madre sia regolarmente soggiorante e residente in Italia
  • il figlio, al momento della domanda, sia stato riconosciuto dal padre, si trovi presso la famiglia anagrafica del padre, sia soggetto alla sua potestà e non sia in affidamento a terzi

L’assegno spetta in via esclusiva al padre e  ciò anche qualora la madre abbia a suo tempo beneficaito dell’assegno o di altra prestazione di maternità.

  • Padre affidatario preadottivo (nell’ipotesi di separazione dei coniugi intervenuta nel corso della procedura di affidamento preadottivo) o adottante (in caso di adozione senza affidamento) sempre che sussistano i previsti requisiti e congiuntamente le seguenti condizioni:
  1. Il minore si trovi, al momento della domanda, nella famiglia anagrafica dell’affidatario o adottante
  2. La moglie (ora separata) affidataria o adottante non abbia a suo tempo già usufruito dell’assegno
  • Adottante non coniugato ( in caso di adozione pronunciata solo nei sui confronti), sempre che sia in possesso, al momento dell’adozione, dei prescritti requisiti contributivi e  il minore si trovi nella famiglia anagrafica dell’adottante, sia soggetto alla sua potestà e non sia in affidamento presso terzi
  • Padre che ha riconosciuto il neonato o coniuge della donna adottante o affidataria preadottiva, in caso di decesso, rispettivamente, della madre o della donna che ha avuto il minore in adozione o in affidamento preadottivo sempreché sussistano congiuntamente le seguenti condizioni:
  1. Regolare soggiorno (compresa la carta di soggiorno per gli extracomunitari) e residenza in Italia del padre o coniuge della deceduta
  2. Il minore si trovi presso la famiglia anagrafica, sia soggetto alla sua potestà e non sia in affidamento a terzi
  3. La donna deceduta non abbia a suo tempo già fruito dell’assegno

Non sono necessari per il padre o coniuge di cui si tratta i requisiti contributivi (richiesti, invece, per la madre o la donna deceduta).

Affidatario/a non preadottivo/a. In caso di neonato non riconoscibile on non riconosciuto da entrambi i genitori, l’assegno può essere richiesto dal soggetto che, in aggiunta ai requisiti generali, risulti il possesso dei seguenti ulteriori requisiti:

  1. Abbia ottenuto l’affidamento (ovviamente non preadottivo) il bambino, con provvedimento del Giudice
  2. Il neonato si trovi nella sua famiglia anagrafica al momento della domanda di assegno

Due astensioni durante l’anno. Al verificarsi di due astensioni obbligatorie  per maternità nel corso dello stesso anno solare, spettano due indennità.

La domanda. La domanda per l’assegno va presentata all’INPS entro il termine perentorio di 6 mesi dalla  nascita o dall’effettivo ingresso del minore nel nucleo famigliare.

Maternità: assegno a sostegno della natalità anni 2015/2017

La legge finanziaria del 2014 prevede un ulteriore incentivo economico a sostegno della natalità.

L’importo. In particolare, per ogni figlio nato o adottato (o dato in affidamento preadottivo) tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017 è riconosciuto un assegno di importo pari a 960 euro annui, erogato a rate mensili, a decorrere dal mese di nascita o di adozione e fino al compimento del terzo anno di età ovvero del terzo anno di ingresso nel nucleo familiare nel caso di adozione.

I requisiti. Per avere diritto a questo incentivo il richiedente deve avere i seguenti requisiti:

  • essere cittadino italiano o di uno Stato membro dell’Unione europea o cittadino di Stati extracomunitari con permesso di soggiorno;
  • essere residente in Italia;
  • avere un ISEE relativo al nucleo familiare non superiore i 25.000 euro all’anno (nel caso l’ISEE non superi i 7.000 euro l’importo è raddoppiato);
  • convivere con il figlio (il figlio ed il genitore richiedente devono essere coabitanti ed avere dimora abituale nello stesso comune).

 La domanda. Per ottenere l’assegno è necessario presentare domanda all’INPS, esclusivamente in via telematica, entro 90 giorni dalla nascita/adozione/affidamento preadottivo.

Poiché l’incentivo è divenuto operativo il 27 aprile 2015, per tutti i figli nati o adottati tra il 1° gennaio e il 27 aprile, il termine per la presentazione della domanda scade il 27 luglio 2015.

Se la domanda è stata presentata nei termini (entro i 90 giorni), il primo pagamento com-prende l’importo delle mensilità sino a quel momento maturate. Se la domanda è tardiva l’assegno spetta a decorrere dalla data di presentazione della domanda.

Interruzione dell’assegno. L’erogazione dell’assegno viene interrotta se si verifica uno dei seguenti eventi (che va comunicato all’INPS entro 30 giorni):

  • decesso del figlio;
  • revoca dell’adozione;
  • decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale;
  • affidamento esclusivo del minore al genitore che non ha presentato la domanda;
  • affidamento del minore a terzi.

Vedi la guida completa alla maternità e paternità

Assegno di mantenimento

L’assegno di mantenimento è un provvedimento economico consistente, in caso di separazione tra coniugi e qualora ricorrano determinati presupposti, nel versamento periodico di una somma di denaro o di voci di spesa da parte di uno dei coniugi all’altro o ai figli (qualora vi siano), per adempiere all’obbligo di assistenza materiale.

Le condizioni per ottenerlo. Per il pagamento dell’assegno devono verificarsi le seguenti ipotesi:

  • deve esserne fatta esplicita richiesta nella domanda di separazione dal coniuge richiedente
  • al coniuge che richiede l’assegno non deve essere addebitata la separazione
  • il coniuge richiedente non deve avere “adeguati redditi propri”
  • il coniuge obbligato al pagamento dell’assegno deve disporre di mezzi economici idonei

La corresponsione. L’assegno viene generale mene corrisposto con cadenza  mensile e può consistere in una somma di denaro unica o in voci di spesa (per esempio il canone di affitto o le spese condominiali).

Nella stessa misura in cui continua a sussistere, in caso di separazione, l’obbligo all’assistenza materiale tra coniugi, permane l’obbligo dei genitori di contribuire al mantenimento, all’educazione e all’istruzione dei figli.

Occorre, pertanto, distinguere due situazioni:

  1. assegno di mantenimento a favore del coniuge
  2. assegno di mantenimento a favore dei figli

Assegno di mantenimento a favore del coniuge. Qualora uno dei coniugi non abbia redditi propri adeguati a consentirgli di conservare il precedente tenore di vita (spesso è la moglie a trovarsi in tale condizione, soprattutto quando abbia rinunciato, a beneficio della famiglia, a coltivare le proprie aspirazioni professionali), il giudice può imporre all’altro un obbligo di versare un assegno periodico, la cui entità deve essere determinata tenendo conto dei redditi del coniuge obbligato e dei bisogni dell’altro.

Questo assegno, tuttavia, non può essere attribuito al coniuge al quale sia stata addebitata la responsabilità della separazione, al quale, ricorrendone i presupposti, può essere riconosciuto solo il diritto agli alimenti, cioè a ricevere periodicamente una somma di denaro nei limiti di quanto necessario al suo sostentamento.

L’assegno di mantenimento ai figli. Il nostro legislatore dispone che ciascun genitore è obbligato al mantenimento dei figli, in misura proporzionale al proprio reddito.

In caso di separazione, il giudice dispone l’obbligo di corresponsione di un assegno di mantenimento, tenendo in considerazione i seguenti presupposti:

  • attuali esigenze del figlio;
  • tenore di vita tenuto dal minore in costanza di convivenza con entrambi i genitori
  • permanenza presso ciascun genitore
  • situazione reddituale dei genitori
  • valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti di ciascun genitore

Con l’affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori, non viene meno l’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento, tenuto conto delle loro esigenze di vita e del contesto sociale e familiare cui appartengono.

L’assegno di mantenimento ai figli maggiorenni.  Il conseguimento della maggiore età (18 anni) unitamente al fatto che il figlio sia economicamente indipendente e autosufficiente, sono i presupposti per richiedere la cessazione dell’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento da parte del genitore obbligato.

Il Codice Civile prevede che, qualora la coppia abbia figli maggiorenni non economicamente autosufficienti il giudice “valutate le circostanze” può disporre il pagamento di un assegno periodico che, salvo diversa determinazione dello stesso giudice, è versato direttamente al figlio.

Nel caso in cui i figli maggiorenni siano portatori di gravi handicap, si applica interamente la disciplina prevista per i figli minori.

La misura dell’assegno di mantenimento. Il giudice, quando è chiamato a valutare l’entità dell’assegno di mantenimento per il coniuge, deve tener conto non solo dei redditi che derivano dall’attività lavorativa del richiedente, ma anche delle proprietà immobiliari, della disponibilità della casa coniugale e di eventuali investimenti o ulteriori fonti di ricchezze.

Un altro elemento che deve essere valutato è l’attitudine a lavorare da parte del coniuge che richiede l’assegno: il giudice, infatti, dovrà considerare se quest’ultimo abbia la possibilità di svolgere attività lavorativa retribuita tenendo conto di diversi fattori quali l’età, l’esperienza lavorativa, le condizioni di salute, il tempo che è intercorso dall’ultima prestazione di lavoro e, sulla base di queste valutazioni, può disporre una diminuzione dell’assegno.

Non da ultimo deve essere accertato il tenore di vita goduto dai coniugi nel corso del matrimonio e verificare se i mezzi economici a disposizione del coniuge richiedente possano consentire di mantenere quel livello di vita indipendentemente dalla percezione dell’assegno: se ciò non si verifica, il giudice deciderà l’importo dell’assegno cercando di equilibrare la disparità.

Revisione dell’assegno. È sempre possibile chiedere la revisione dell’assegno di mantenimento nel caso in cui vi sia un provato e obiettivo mutamento della situazione di fatto accertata al momento della pronuncia del provvedimento.

I mutamenti cui si è fatto cenno sopra si verificano principalmente in due ipotesi:

  • vi sia stato un notevole incremento dei redditi di uno dei coniugi (ad es.: perché è erede di un ingente patrimonio);
  • vi sia stato un deterioramento della situazione economica di uno dei coniugi (ad es.: perdita del lavoro, fallimento della società amministrata etc…).

L’assegno di mantenimento, sia a favore dell’altro coniuge sia a favore dei figli, è rivalutato annualmente secondo gli indici Istat.

La domanda di revisione dell’assegno può essere avanzata sia dall’avente diritto sia dal coniuge obbligato a versarlo.

Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno. Per il coniuge separato che si trovi in stato di bisogno, di ottenere dallo Stato un’anticipazione delle somme dovute dall’altro coniuge a titolo di mantenimento. Per il momento il fondo opera solo in via sperimentale, presso alcuni Tribunali da individuarsi con appositi decreti ministeriali.

I presupposti per poter ricorrere al Fondo di solidarietà sono i seguenti:

  • vi deve essere – in capo al coniuge separato che usufruiva dell’assegno di mantenimento – un oggettivo stato di bisogno che gli impedisca di provvedere al mantenimento proprio e dei figli minori o dei figli maggiorenni portatori di handicap grave conviventi (secondo i primi commenti, non potrebbero quindi ricorrere al Fondo i coniugi separati senza figli, i coniugi separati con figli maggiorenni non disabili e i divorziati);
  • il coniuge tenuto all’erogazione dell’assegno non provvede in tal senso, a prescindere dalle motivazioni (scelta volontaria, carenza di mezzi, ecc.).

Assegno di mantenimento e pensione di reversibilità. La pensione di reversibilità può essere erogata in favore:

  • del coniuge (marito o moglie) superstite anche se al momento della morte è separato;
  • dei figli che al momento della morte del genitore sono minorenni, inabili, studenti universitari e a carico dei genitori;
  • dei nipoti che alla morte del nonno o della nonna erano a loro totale carico.

In caso di coniuge superstite separato o divorziato occorre però effettuare alcune precisazioni.

Quanto al coniuge separato, se all’atto della separazione il giudice aveva addebitato la separazione al coniuge poi sopravvissuto (la c.d. separazione per colpa) il diritto alla pensione di reversibilità nasce soltanto se il Giudice aveva riconosciuto in suo favore gli alimenti, ovverosia il diritto di ricevere una somma (di importo ridotto rispetto all’assegno di mantenimento) dovuta in ragione delle condizioni economiche del tutto precarie tali da non consentirgli di avere mezzi di sostentamento.

Per quanto riguarda invece il coniuge superstite divorziato, il diritto alla reversibilità nasce soltanto se in sede di divorzio il Giudice aveva riconosciuto in suo favore un assegno divorzile, ovverosia il diritto di ricevere una somma di denaro periodica (normalmente mensile) con una funzione analoga a quella dell’assegno di mantenimento che viene stabilito in sede di separazione.

Se mancano il coniuge, i figli o i nipoti la pensione può essere assegnata anche ai genitori che hanno un’età inferiore a 65 anni e che non siano già, a loro volta, titolari di una pensione, sempre che alla data della morte del parente risultino a carico di quest’ultimo.

Convivenza di fatto. La convivenza di fatto tra due persone, sia eterosessuali che omosessuali, che non sono sposate possono stipulare i contratti di convivenza, in forma scritta, davanti a un notaio.

È un rapporto che lega due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile.

Se manca anche il genitore la pensione può essere assegnata ai fratelli (non sposati) inabili che non siano a loro volta titolari di una pensione sempre che alla data della morte del parente risultino a carico di quest’ultimo.

In caso di cessazione della convivenza di fatto, il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro convivente gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento.

Gli alimenti sono assegnati per un periodo proporzionale alla durata della convivenza. Ai fini della determinazione dell’ordine degli obbligati, l’obbligo alimentare del convivente è adempiuto con precedenza sui fratelli e sorelle

Famiglie con tre figli minori: assegno

E’ un assegno, concesso dal Comune ma pagato dall’INPS, per le famiglie con almeno tre figli minori e che hanno patrimoni e redditi limitati.

A chi spetta. L’assegno spetta ai cittadini italiani o comunitari residenti in Italia.  ’ necessario che nel nucleo familiare ci sia almeno un genitore e tre figli minori di anni 18 (compresi i figli minori del coniuge e i minori ricevuti in affidamento preadottivo). Il genitore e i tre minori devono far parte della stessa famiglia anagrafica. I minori non devono essere in affidamento presso i terzi.

Extracomunitari. I cittadini extracomunitari titolari di un permesso Ce per lungo soggiornanti, ovvero in possesso della cosiddetta “carta di soggiorno”, hanno diritto all’assegno Inps per nuclei familiari numerosi rilasciato dai Comuni, ciò è quanto hanno stabilito numerose sentenze.

Decorrenza dell’assegno. L’assegno spetta dal 1° gennaio dell’anno in cui si verificano i requisiti richiesti oppure dal 1° giorno del mese in cui si verifica il requisito della presenza dei tre figli minori.

Il diritto all’assegno cessa dal 1° gennaio dell’anno nel quale viene a mancare il requisito del valore dell’ISE o dal primo giorno del mese successivo a quello in cui viene meno la presenza dei tre figli minori.

Madre naturale o affidataria preadottiva. La madre naturale o affidataria preadottiva o adottante senza affidamento, e che sia cittadina italiana, comunitaria, o extracomunitaria in possesso dello status di rifugiato politico o di protezione sussidiaria, della Carta di soggiorno, della Carta di soggiorno per i familiari del cittadino comunitario o del Permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo o in attesa del rilascio del Permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo e delle Carte di soggiorno suddette.  La richiedente deve essere residente nel territorio dello Stato al momento della nascita del figlio o al momento dell’ingresso nella propria famiglia anagrafica di un minore ricevuto in affidamento preadottivo o in adozione senza affidamento.

Anche il bambino deve essere in possesso di carta di soggiorno se non è nato in Italia o non è cittadino di uno stato dell’Unione Europea.

Il minore deve convivere con la madre ed essere presente sulla sua scheda anagrafica (stato di famiglia).

Al momento dell’adozione o dell’affidamento preadottivo, il minore non deve aver superato i 6 anni, o i 18 anni in caso di adozione o affidamento internazionale.

L’assegno è concesso se la madre non percepisce né percepirà alcuna indennità di maternità da parte dell’INPS o di altro Ente Previdenziale, o ha usufruito di un’indennità di maternità inferiore all’importo totale dell’assegno.

Il padre. Il padre naturale cittadino italiano, comunitario o extracomunitario in possesso della carta di soggiorno, in caso di abbandono del bambino da parte della madre o di affidamento esclusivo a lui.

Il bambino dev’essere nella stessa scheda anagrafica del padre e convivere effettivamente con lui.

Il padre affidatario preadottivo o adottante senza affidamento cittadino italiano, comunitario o extracomunitario, in caso di separazione legale dei coniugi. L’assegno non deve essere già stato concesso alla moglie.

Il minore dev’essere nella stessa scheda anagrafica del padre, convivere effettivamente con lui e non avere superato i 6 anni al momento dell’adozione o dell’affidamento o i 18 anni per gli affidamenti e le adozioni internazionali.

Adottante. L’adottante non coniugato cittadino italiano, comunitario o extracomunitario in possesso della carta di soggiorno, in caso di adozione pronunciata solo nei suoi confronti e a condizione che il minore sia nella sua scheda anagrafica, conviva effettivamente con lui e non sia affidato ad altri;

Il padre che ha riconosciuto il neonato o il coniuge di donne affidatarie preadottive o adottanti senza affidamento in caso di decesso della madre del neonato o della donna che lo ha ricevuto in affidamento preadottivo o in adozione senza affidamento.

Esistono, in tal caso, due possibilità:

  • subentrare nel beneficio richiesto dalla donna ma non ancora erogato, se il padre o il coniuge ed il minore è nella scheda anagrafica del richiedente, convive effettivamente con lui e non è affidato ad altri;
  • presentare una nuova domanda, che sostituisce quella della donna deceduta, se il padre o il coniuge della donna è cittadino italiano, comunitario o extracomunitario in possesso della carta di soggiorno

Altra persona, diversa dal padre e dalla madre, in caso di neonato non riconosciuto o non riconoscibile da entrambi i genitori. Il richiedente dev’essere cittadino italiano, comunitario o extracomunitario in possesso della carta di soggiorno. Il minore dev’essere stato affidato a quest’altra persona con provvedimento del giudice, essere nella sua scheda anagrafica e convivere con lei.

Assegno per famiglie con tre figli minori

E’ un assegno, concesso dal Comune ma pagato dall’INPS, per le famiglie con almeno tre figli minori e che hanno patrimoni e redditi limitati.

A chi spetta. L’assegno spetta ai cittadini italiani o comunitari residenti in Italia.  ’ necessario che nel nucleo familiare ci sia almeno un genitore e tre figli minori di anni 18 (compresi i figli minori del coniuge e i minori ricevuti in affidamento preadottivo). Il genitore e i tre minori devono far parte della stessa famiglia anagrafica. I minori non devono essere in affidamento presso i terzi.

Extracomunitari. I cittadini extracomunitari titolari di un permesso Ce per lungo soggiornanti, ovvero in possesso della cosiddetta “carta di soggiorno”, hanno diritto all’assegno Inps per nuclei familiari numerosi rilasciato dai Comuni, ciò è quanto hanno stabilito numerose sentenze.

Decorrenza dell’assegno. L’assegno spetta dal 1° gennaio dell’anno in cui si verificano i requisiti richiesti oppure dal 1° giorno del mese in cui si verifica il requisito della presenza dei tre figli minori.

Il diritto all’assegno cessa dal 1° gennaio dell’anno nel quale viene a mancare il requisito del valore dell’ISE o dal primo giorno del mese successivo a quello in cui viene meno la presenza dei tre figli minori.

Madre naturale o affidataria preadottiva. La madre naturale o affidataria preadottiva o adottante senza affidamento, e che sia cittadina italiana, comunitaria, o extracomunitaria in possesso dello status di rifugiato politico o di protezione sussidiaria, della Carta di soggiorno, della Carta di soggiorno per i familiari del cittadino comunitario o del Permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo o in attesa del rilascio del Permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo e delle Carte di soggiorno suddette.  La richiedente deve essere residente nel territorio dello Stato al momento della nascita del figlio o al momento dell’ingresso nella propria famiglia anagrafica di un minore ricevuto in affidamento preadottivo o in adozione senza affidamento.

Anche il bambino deve essere in possesso di carta di soggiorno se non è nato in Italia o non è cittadino di uno stato dell’Unione Europea.

Il minore deve convivere con la madre ed essere presente sulla sua scheda anagrafica (stato di famiglia).

Al momento dell’adozione o dell’affidamento preadottivo, il minore non deve aver superato i 6 anni, o i 18 anni in caso di adozione o affidamento internazionale.

L’assegno è concesso se la madre non percepisce né percepirà alcuna indennità di maternità da parte dell’INPS o di altro Ente Previdenziale, o ha usufruito di un’indennità di maternità inferiore all’importo totale dell’assegno.

Il padre. Il padre naturale cittadino italiano, comunitario o extracomunitario in possesso della carta di soggiorno, in caso di abbandono del bambino da parte della madre o di affidamento esclusivo a lui.

Il bambino dev’essere nella stessa scheda anagrafica del padre e convivere effettivamente con lui.

Il padre affidatario preadottivo o adottante senza affidamento cittadino italiano, comunitario o extracomunitario, in caso di separazione legale dei coniugi. L’assegno non deve essere già stato concesso alla moglie.

Il minore dev’essere nella stessa scheda anagrafica del padre, convivere effettivamente con lui e non avere superato i 6 anni al momento dell’adozione o dell’affidamento o i 18 anni per gli affidamenti e le adozioni internazionali.

Adottante. L’adottante non coniugato cittadino italiano, comunitario o extracomunitario in possesso della carta di soggiorno, in caso di adozione pronunciata solo nei suoi confronti e a condizione che il minore sia nella sua scheda anagrafica, conviva effettivamente con lui e non sia affidato ad altri;

Il padre che ha riconosciuto il neonato o il coniuge di donne affidatarie preadottive o adottanti senza affidamento in caso di decesso della madre del neonato o della donna che lo ha ricevuto in affidamento preadottivo o in adozione senza affidamento.

Esistono, in tal caso, due possibilità:

  • subentrare nel beneficio richiesto dalla donna ma non ancora erogato, se il padre o il coniuge ed il minore è nella scheda anagrafica del richiedente, convive effettivamente con lui e non è affidato ad altri;
  • presentare una nuova domanda, che sostituisce quella della donna deceduta, se il padre o il coniuge della donna è cittadino italiano, comunitario o extracomunitario in possesso della carta di soggiorno

Altra persona, diversa dal padre e dalla madre, in caso di neonato non riconosciuto o non riconoscibile da entrambi i genitori. Il richiedente dev’essere cittadino italiano, comunitario o extracomunitario in possesso della carta di soggiorno. Il minore dev’essere stato affidato a quest’altra persona con provvedimento del giudice, essere nella sua scheda anagrafica e convivere con lei.

Assegni di base dei Comuni per maternità

Si tratta di un assegno mensile in favore delle madri cittadine italiane residenti che non beneficiano di trattamenti previdenziali (ad esempio: casalinghe, studentesse, disoccupate di lungo periodo).

Donne straniere. Il diritto è esteso alle donne straniere residenti, comunitarie o extracomunitarie con permesso di soggiorno di lunga durata, ma è sufficiente la ricevuta comprovante la richiesta del titolo soggiorno.
Se sono in possesso dello status di rifugiate politiche sono equiparate alle donne italiane, quindi hanno diritto all’assegno anche in assenza di permesso di lunga durata.

Adozioni e affidamenti. L’assegno viene riconosciuto anche il caso di adozione di minori e di affidamento preadottivo.

Cosa spetta. L’assegno è erogato dai Comuni per un massimo di 5 mesi a decorrere dalla data del parto, o all’ingresso in famiglia del minore.

La misura dell’assegno è legata al reddito ISEE, per il 2016 spettano mensilmente 338.99 euro, a condizione che l’ISEE non sia superiore a euro 16.954.95.

L’assegno può essere erogato in misura parziale ad integrazione di indennità di maternità di importo eventualmente inferiore.

Nucleo famigliare. Oltre alla richiedente il nucleo famigliare è composto dai componenti la famiglia anagrafica, vale a dire l’insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozioni, tutela dei vincoli affettivi, cooabitanti ed aventi dimora nello stesso comune, e dai soggetti fiscalmente a carico del richiedente.

La domanda. La domanda va presentata al Comune di residenza (anche se l’assegno viene erogato dall’INPS) entro il termine perentorio di 6 mesi dalla nascita del figlio o dall’ingresso in famiglia del minore.

Cumulabilità. L’assegno non forma il reddito ai fini fiscali e previdenziali, ma non può essere cumulato con altri trattamenti economici di maternità.

E’, invece, cumulabile con il sussidio alle famiglie indigenti con almeno 3 figli minori, e con altre provvidenze erogate dall’INPS e dagli Enti Locali.

La domanda.  I moduli per la presentazione della domanda sono presenti nei propri Comuni di residenza negli uffici preposti dall’amministrazione, luoghi nei quali dovranno essere anche riconsegnati entro 90 giorni dalla nascita, adozione o affidamento del bambino. Sarà l’amministrazione comunale a verificare i requisiti e a trasmettere la documentazione all’Inps che effettuerà il pagamento del contributo.

Come richiederlo. La domanda va presentata e perfezionata al comune di residenza entro 6 mesi dalla data del parto o dell’ingresso in famiglia del minore. In caso di madre minorenne alla domanda e alla riscossione è abilitato il padre maggiorenne, a condizione che la madre sia regolarmente soggiornante in Italia al momento del parto e che il figlio: sia riconosciuto dal padre, si trovi nella sua famiglia anagrafica, sia soggetto alla potestà del padre.

Nel caso anche il padre sia minorenne o non siano verificate le dette condizioni, la domanda viene presentata per conto della madre dal genitore della stessa o dal legale rappresentante.

Termine per presentare le domande. Entro 6 mesi dalla data del parto o dall’entrata in famiglia del minore adottato/affidato.

Assegno per i lavoratori dei settori privati in esubero

A chi spetta. La legge prevede per i lavoratori dei settori privati in esubero, non aventi i requisiti per l’accesso alle prestazioni straordinarie pagate dal fondo di solidarietà, l’erogazione di un assegno per il sostegno al reddito.

La condizione e la durata. Per ottenere l’assegno è necessario che le persone interessate si trovino in condizione di disoccupazione involontaria, ed è subordinato al riconoscimento dell’indennità di disoccupazione ordinaria.

Ulteriori condizioni sono che:

  • le aziende abbiano espletato le procedure contrattuali previste per i processi che determinano la riduzione dei livelli occupazionali
  • le procedure medesime siano concluse con un accordo sindacale

La durata dell’erogazione dell’assegno è di 24 mesi.

La misura dell’assegno. L’assegno va riconosciuto fino al raggiungimento delle seguenti misure:

  1. 80% dell’ultima retribuzione tabellare lorda mensile spettante al lavoratore, con un massimale pari ad un importo di 2.220 euro lordi mensili, per retribuzioni tabellari annue fino a 38.000 euro
  2. 70% dell’ultima retribuzione tabellare lorda mensile spettante al lavoratore, con un massimale pari ad un importo 2.500 euro lordi mensili, per retribuzioni tabellari fino a 50.000 euro
  3. 60% dell’ultima retribuzione tabellare lorda mensile spettante al lavoratore, con un massimale pari ad un importo 3.500 euro lordi mensili, per retribuzioni tabellari oltre 50.000 euro.

Pertanto al raggiungimento di tali misure concorreranno fino a 8 mesi o 12 mesi, a seconda dell’età del lavoratore, l’indennità di disoccupazione ordinaria erogata a carico dell’INPS e l’assegno a carico del fondo e dell’azienda; dal 9° o dal 13° mese e fino al 24° mese al lavoratore verrà erogato il solo assegno fermo restando la stato di disoccupazione.

L’accredito della contribuzione figurativa, secondo le regole generali. Per tale periodo, non è dovuta contribuzione correlata. Per il periodo successivo (dal 9° o dal 13° mese e fino al 24° mese) viene corrisposto agli interessati il solo assegno emergenziale, sul quale è dovuta la contribuzione correlata in misura pari al 33% dell’ultima retribuzione tabellare lorda mensile percepita dal lavoratore in costanza di rapporto di lavoro.

Tale periodo è utile al conseguimento del diritto a pensione, ivi compresa quella di anzianità, per coloro che maturano i requisiti entro il 31/12/2011 nonché per il diritto alla pensione anticipata che ha sostituito a decorrere dal 1° gennaio 2012 la pensione di anzianità.

Per coloro che maturano i requisiti per il diritto alla pensione anticipata, si precisa che ai fini del raggiungimento di tale requisito è valutabile la contribuzione a qualsiasi titolo versata o accreditata in favore dell’assicurato, fermo restando il contestuale perfezionamento del requisito di 35 anni di contribuzione utile per il diritto alla pensione di anzianità disciplinata dalla previgente normativa.

La contribuzione correlata, tenuto conto che è corrisposta a soggetto “in condizione di disoccupazione involontaria”, non è utile ai fini della non riduzione della pensione anticipata per coloro che maturano i requisiti per il diritto a tale trattamento entro il 31 dicembre 2017 con un’età inferiore a 62 anni.

Assegno per l’assistenza personale e continuativa erogato dall’INAIL

L’assegno viene erogato ad integrazione della rendita nei casi di invalidità permanente assoluta conseguente alle menomazioni tassativamente indicate in apposita tabella, per le stesse ragioni per le quali viene erogato da parte dell’INPS (si ricorda che i due assegni sono alternativi fra di loro).

L’assegno compete anche quando l’assistenza sia prestata da un familiare, purché non in luogo ricovero con spese a totale carico dell’INAIL o di altro ente pubblico.

Aspetto negativo. L’erogazione dell’assegno per le causali rigorosamente indicate (vedi sotto) è molto negativo in quanto, di fatto, esclude praticamente dal diritto tutti gli invalidi che, pur avendo un’effettiva necessità di assistenza personale, risultino affetti da menomazioni diverse da quelle indicate.

Assegno INPS. In tali casi è opportuno ricorrere all’assegno INPS.

Per l’anno 2016 l’importo è pari a 512.34 euro al mese (stesso importo INPS).

Menomazioni. Le menomazioni che danno diritto all’assegno sono le seguenti:

  • riduzione dell’acutezza visiva, tale da permettere soltanto il conteggio delle dita alla distanza della visione ordinaria da vicino (3° cm) o più grave
  • perdita di 5 dita delle mani compresi i due pollici
  • lesioni del sistema nervoso centrale con paralisi totale flaccida dei due arti inferiore
  • amputazione di una mano e di ambedue i piedi, anche se sia possibile l’applicazione di protesi
  • perdita di un arto inferiore e di uno superiore
  • gravi alterazioni delle facoltà mentali
  • malattie che rendono necessaria la continua o quasi continua degenza a letto