Aspettativa per dottorato dipendenti pubblici

L’aspettativa per dottorato di ricerca consiste nel diritto spettante al dipendente pubblico di essere collocato in aspettativa dall’amministrazione di appartenenza nel caso in cui risulti ammesso ad un corso di dottorato di ricerca presso una università.

Si tratta quindi di un’aspettativa per motivi di studio e può durare per tutta la durata del dottorato di ricerca.

Non deve essere confusa con i permessi studio, l’aspettativa viene concessa previa verifica della compatibilità con le esigenze di servizio dell’amministrazione.

Trattamento economico e previdenziale. Il trattamento economico spettante al dipendente pubblico che fruisce di questa aspettativa, bisogna distinguere due casi:

  • dottorato con borsa
  • dottorato senza borsa (o con rinuncia alla stessa).

Nel primo caso, cioè quando il corso di dottorato di ricerca prevede una borsa (un compenso/assegno mensile a carico dell’università), il pubblico dipendente viene collocato in aspettativa senza assegni, cioè un’aspettativa senza retribuzione a carico dell’amministrazione pubblica di appartenenza.

Qualora, invece, il pubblico dipendente venga ammesso ad un corso di dottorato senza borsa, o nel caso in cui il lavoratore rinunci preventivamente alla borsa in questione, l’amministrazione pubblica di appartenenza è tenuta a concedere l’aspettativa retribuita, cioè con la retribuzione mensile ordinariamente versata al dipendente.

Il periodo di aspettativa è utile ai fini della progressione di carriera e ai fini pensionistici (pensione e liquidazione).

Chi non ha diritto a questa aspettativa. L’aspettativa per dottorato di ricerca non può essere concessa ai pubblici dipendenti che abbiano già conseguito il titolo di dottore di ricerca, e neppure ai pubblici dipendenti che siano stati iscritti a corsi di dottorato per almeno un anno accademico, beneficiando di questa aspettativa.

 

Aspettativa per i dipendenti in particolari condizioni psicofisiche dipendenti pubblici

I lavoratori affetti da tossicodipendenza, alcolismo cronico o grave debilitazione psicofisica, ovvero i portatori di handicap che debbono sottoporsi o che s’impegnano in un progetto terapeutico di recupero o di riabilitazione presso una struttura specializzata pubblica o convenzionata, hanno diritto:

  • ad un’aspettativa per infermità per l’intera durata del progetto, retribuita per un massimo di 18 mesi secondo le modalità previste per le assenze per malattia ; superato tale periodo retribuito, competono ulteriori 18 mesi non retribuiti;
  • alla concessione di permessi giornalieri retribuiti di due ore per tutta la durata del progetto;
  • allo svolgimento di mansioni diverse da quelle abituali, nell’ambito della stessa categoria, quando tale attribuzione sia parte del progetto.

I lavoratori che hanno dei parenti, entro il terzo grado ovvero conviventi stabili, che hanno iniziato il progetto di riabilitazione o terapeutico, hanno diritto ad un’aspettativa non retribuita (per motivi di famiglia) per tutta la durata del progetto. Il rientro in servizio deve avvenire entro 15 giorni dalla conclusione del progetto.

Questa tipologia di aspettativa non rientra nel cumulo delle aspettative.

Aspettative per cariche elettive e sindacali

Lo statuto dei lavoratori sancisce il diritto per i dipendenti chiamati a svolgere funzioni elettive o sindacali, alla conservazione del posto di lavoro per tutta la durata dell’aspettativa.

Sono riconosciuti i periodi di:

  • consigliere circoscrizionale
  • consigliere comunale
  • consigliere provinciale
  • consigliere regionale
  • parlamentare nazionale
  • parlamentare europeo
  • altre cariche pubbliche elettive
  • incarichi sindacali

Aspettativa per avviare un’attività professionale

Si tratta di un periodo di aspettativa che può essere richiesto dal pubblico dipendente al proprio datore di lavoro nel caso in cui intenda avviare un’attività professionale o imprenditoriale.

La durata massima di questa aspettativa è di dodici mesi e può essere fruita anche in maniera frazionata.

Il diritto riconosciuto al pubblico dipendente è condizionato all’autorizzazione della pubblica amministrazione presso la quale lavora; quest’ultima, infatti, può negare la concessione dell’aspettativa qualora sussistano motivate esigenze di servizio.

Limiti. L’aspettativa è concessa dalla pubblica amministrazione di appartenenza del lavoratore, tenuto conto delle esigenze organizzative, previo esame della documentazione prodotta dal dipendente.

Quindi, non sorge un diritto in capo al lavoratore poiché l’amministrazione potrà negare la concessione di questa aspettativa qualora sia in contrasto con le esigenze di servizio.

Sono invece superati i limiti previsti dalla legge (art. 53 D. Lgs. n. 165/2001) per svolgere una seconda attività.

La legge infatti stabilisce che il pubblico dipendente può svolgere una seconda attività, in modo continuativo, soltanto se svolge la sua prestazione lavorativa presso una pubblica amministrazione con un contratto part-time con una riduzione dell’orario pari o superiore al 50%.

Il trattamento economico e previdenziale. Il trattamento economico spettante al dipendente pubblico che fruisce di questa aspettativa, bisogna ribadire innanzitutto che si tratta di un’aspettativa non retribuita, quindi l’amministrazione interrompe l’erogazione dello stipendio per tutta la durata dell’aspettativa.

Inoltre, il periodo di aspettativa interrompe l’anzianità di servizio.

Quindi, il periodo trascorso in aspettativa non rileva ai fini pensionistici.

Aspettativa facoltativa per maternità

Oltre a tale astensione obbligatoria e all’astensione facoltativa, retribuiti i vario modo (Vedi Maternità va aggiunto l’istituti dell’aspettativa facoltativa per maternità.

Va anzitutto precisato che come tutte le aspettative anche quella di maternità non viene retribuita ed il lavoratore ha diritto solo alla conservazione del posto per tutto il periodo dell’aspettativa.

L’aspettativa non retribuita può essere richiesta fino al compimento del primo anno di vita del bambino.

Il genitore che ne voglia usufruire deve farne domanda al proprio datore di lavoro che può decidere di concederla o meno.

La domanda deve essere motivata e, se possibile, corredata da idonea documentazione. L’accoglienza della domanda da parte del datore di lavoro è totalmente discrezionale. Il suo unico obbligo, una volta concessa l’aspettativa, è mantenere intatto il posto di lavoro del dipendente in aspettativa.

Chi può chiederla

  • le madri lavoratrici dipendenti con contratto di lavoro in essere;
  • i padri lavoratori dipendenti con contratto di lavoro in essere.

Il lavoratore in aspettativa non ha diritto ad alcuna retribuzione, né al versamento dei contributi previdenziali.

Ha però diritto, in sede pensionistica, a riscattare tale periodo ai fini contributivi, oppure, in alternativa, può decidere di coprire il periodo di assenza da lavoro con il versamento dei contributi previdenziali volontari (di tasca propria).

Inoltre, il periodo di “non attività” non concorre alla maturazione dell’anzianità di servizio. In altre parole, l’aspettativa di maternità è come un periodo di totale sospensione, volto solo al mantenimento del posto di lavoro.

Durante il periodo di aspettativa, infine, il lavoratore non può svolgere nessun altro tipo di attività lavorativa, pena il licenziamento.

Affidamento in prova al servizio sociale di un tossicodipendente

Se la pena detentiva (o la pena residua) non supera 4 anni e riguarda un tossicodipendente o alcoldipendente che abbia in corso un programma di recupero o che intenda ad esso sottoporsi, egli può chiedere in ogni momento di essere affidato al servizio sociale per continuare o iniziare la terapia di recupero concordata con una unità sanitaria.
Alla domanda deve essere allegata la certificazione che attesti lo stato di tossicodipendenza (alcoldipendenza).
L’affidamento in prova non può essere disposto, più di 2 volte.
Praticamente per far scattare l’affidamento il detenuto-tossico deve aver una pena (o una pena residua) inferiore a 4 anni; essere definitivo; aver avuto al massimo una revoca. Egli deve rivolgersi al Ser.T. dal quale dipende, far venire in carcere qualcuno del Ser.T. per incontrarlo e riscontrare la sua volontà di entrare in comunità e poi inoltrare la domanda al Magistrato di Sorveglianza. 

Tossicodipendenti

Ai lavoratori e ai suoi familiari (coniuge, figli fratelli, genitori) affetti da tubercolosi, spettano le indennità antitubercolari:

  • giornaliera per coloro che non hanno diritto all’intera retribuzione durante il periodo di cure ospedaliere o ambulatoriali
  • post-sanatoriale: per due anni dopo la guarigione clinica o la stabilizzazione: dopo la fine del ricovero durato non meno di 60 giorni

oppure:

  • dopo la fine della cura ambulatoriale se la cura è durata non meno di 60 giorni se l’interessato non ha lavorato almeno 60 giorni, anche non continuativi

oppure

  • dopo la fine dell’assistenza sanitaria che si sia svolta in parte mediante ricovero e in parte mediante cura ambulatoriale, per un totale di 60 giorni
  • assegno di sostentamento mensile per due anni rinnovabile
  • assegno natalizio, pari al 30 giorni dell’indennità più favorevole corrisposta all’interessato nel mese di dicembre.