Abbandono del posto di lavoro

L’abbandono del posto di lavoro senza alcuna giustificazione costituisce una responsabilità grave per il lavoratore e che potrebbe essere sanzionata con il licenziamento per giusta causa.

L’obbligo di non allontanarsi dal luogo di lavoro è direttamente connesso al rapporto di lavoro: lavoratore viene retribuito per essere presente nel luogo di lavoro per tutto l’arco dell’orario di lavoro e non può dunque allontanarsi in modo arbitrario.

Sono i contratti collettivi a stabilire come dev’essere valutato a livello disciplinare l’abbandono del posto di lavoro, oltre all’apposito codice disciplinare aziendale che, si ricorda, dev’essere obbligatoriamente affisso in azienda.

In via generale, l’abbandono del posto di lavoro può dar luogo all’applicazione della sanzione disciplinare più grave, ossia quella del licenziamento disciplinare.

In particolare, il licenziamento è legittimo se l’abbandono del posto di lavoro ha determinato un problema nello svolgimento dell’attività lavorativa dell’azienda o dell’ente, oppure se il dipendente si è allontanato ingiustificatamente più volte, o per motivi falsi o, ancora, se all’allontanamento segue una lunga assenza ingiustificata.

Vediamo ora alcuni casi in cui il licenziamento per abbandono del posto di lavoro si considera legittimo:

  • il lavoratore abbandona frequentemente il posto di lavoro, anche per brevi periodi, per andare a fare la spesa o commissioni personali, oppure per fare una semplice passeggiata o bere qualcosa al bar;
  • il lavoratore straniero abbandona il posto di lavoro per recarsi nel paese di origine senza avvisare il datore e senza fornire giustificazioni valide;
  • il lavoratore, guardia giurata, si allontana dal luogo che deve sorvegliare per fare commissioni personali;
  • il lavoratore abbandona il posto di lavoro affermando di essere malato e invia all’azienda un certificato medico falso o contraffatto.

Abbandono del posto di lavoro per malore

Se, ad esempio, il dipendente ha un malore improvviso, può lasciare la propria attività senza avvertire il datore di lavoro, purché abbia comunicato l’allontanamento ad un collega.

La tutela della salute del dipendente, infatti, prevale sugli interessi dell’azienda.

Il dipendente, dunque, non può essere licenziato se ha abbandonato il posto di lavoro per un malore.

L’illegittimità del licenziamento è stata confermata da alcune sentenze della Corte di Cassazione, ovviamente è sempre consigliabile avvertire il proprio superiore gerarchico.

Abbandono del posto di lavoro da parte del dipendente pubblico

Per quanto riguarda i dipendenti pubblici, l’allontanamento dal posto di lavoro si considera legittimo in caso di pericolo grave ed immediato, in quanto si applica il principio generale di prevalenza della salute e dell’integrità del lavoratore sugli interessi dell’azienda, ed in quanto le disposizioni del Testo Unico sulla Sicurezza si applicano anche nei confronti di tutti i lavoratori, compresi quelli delle pubbliche amministrazioni.

Risulta legittimo anche l’allontanamento dal posto di lavoro per malore. Nello specifico, secondo la contrattazione collettiva:

  • se il lavoratore ha prestato servizio per parte della giornata, e si è allontanato a seguito di un malore, la giornata non si considera assenza per malattia se il certificato medico decorre dal giorno successivo a quello in cui si è presentato il malore; il dipendente, in questo caso, deve recuperare le ore non lavorate in tempi e modalità accordate con il diretto superiore;
  • se il certificato medico coincide, invece, con la giornata in cui il lavoratore si è sentito male, la giornata è considerata assenza per malattia ed il dipendente può utilizzare le ore lavorate come riposo compensativo di pari entità; in parole semplici, se il dipendente che ha accusato il malore ha lavorato, nella giornata, per due ore e poi si è assentato, quelle due ore possono essere recuperate successivamente. dato che il certificato medico copre l’intera giornata.

Abbandono del posto di lavoro: quando è legittimo.

L’abbandono del posto di lavoro senza avvertire il datore è possibile anche quando esiste un pericolo grave ed immediato per la sicurezza del lavoratore: è il Testo Unico sulla salute e la sicurezza sul lavoro a stabilirlo (Art. 44 Dlgs. n. 81/2008).

Anche in questo caso il licenziamento del dipendente è illegittimo, in quanto prevale l’interesse alla salute ed all’integrità fisica della persona sull’interesse economico dell’azienda.

Possono esserci ulteriori casi in cui, secondo la giurisprudenza, l’abbandono del posto di lavoro non solo non comporta l’avvio dell’iter disciplinare, ma è legittimo e giustificato.

l’abbandono del posto di lavoro è la reazione ad un comportamento illegittimo del datore di lavoro. Ad esempio, il dipendente viene aggredito verbalmente oppure subisce molestie e, per reazione, abbandona il posto di lavoro; l’abbandono del servizio è determinato da un infortunio sul lavoro.

In questi casi, benché l’abbandono del posto sia legittimo, il lavoratore deve comunque comunicare tempestivamente ai colleghi ed ai superiori gerarchici che sta abbandonando il posto per un motivo legittimo.

CONSULTA ANCHE

http://www.abcdeidiritti.it/website/2019/06/27/abbandono-del-posto-di-lavoro-in-caso-di-emergenze-sul-lavoro/

http://www.abcdeidiritti.it/website/2017/04/11/abbandono-del-posto-di-lavoro-in-caso-di-pericolo/